Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile
CON VERDINI E BONDI ORA IL CAVALIERE PREPARA LA CRISI DI GOVERNO: CONSIGLIO NAZIONALE SUBITO E RITIRO DEI MINISTRI
È quando dal Senato si materializza la “ghigliottina” del voto palese che Silvio Berlusconi fa saltare l’incontro a pranzo con i ministri: “Non si presentino nemmeno, non li voglio vedere. Mi avevano assicurato che c’erano i numeri sul voto segreto”.
Il Cavaliere è una furia. Alfano aveva giurato che la forzatura non ci sarebbe stata. Ne era certo. E invece non solo non si è guadagnato tempo sulla Severino, ma è arrivata pure la ghigliottina. Ai ministri già in movimento verso palazzo Grazioli arriva la telefonata che il pranzo è saltato.
Al loro posto piombano i falchi Denis Verdini e Sandro Bondi.
Per stabilire l’agenda della crisi di governo: “Non posso rimanere con i miei carnefici – urla Berlusconi – quello che è successo è una cosa indegna”.
Il Cavaliere è furioso.
Col Pd, con Giorgio Napolitano che ha consentito questa “vergogna”.
Soprattutto con le colombe del suo partito, a partire da Angelino Alfano, che lo frenano da mesi con tutte le loro teorie sulla grazia, l’amnistia, la legge Severino.
E che ancora stamane davano assicurazioni sul voto in Giunta. E questi sono i risultati: non solo il Pd ha accelerato, ma ora vuole lo scalpo, la fucilata pubblica. Ecco che da palazzo Grazioli parte l’ordine perentorio ai dichiaratori: “Ci saranno conseguenze sul governo”.
E adesso è Berlusconi a preparare la sua escalation. Che porta dritto alla crisi di governo. Passando per una drammatica conta interna: “Voglio vedere chi mi tradisce dopo quello che è successo”.
Il “piano” prevede di anticipare il Consiglio nazionale di Forza Italia. Una, massimo due settimane.
Per piegare in quella sede Alfano e la sua fronda. E arrivare col partito unito al voto in Aula sula decadenza: “Voglio vedere chi vota contro Berlusconi al consiglio nazionale mentre al Senato lo fucilano” dice un falco di rango.
A quel punto, col partito ricondotto all’ordine, anche a costo di perdere qualche unità , la battaglia si sposta in Aula.
Non è escluso che possa parlare a palazzo Madama Silvio Berlusconi in persona. È certo che quello che chiederà ai ministri è di lasciare il governo.
E’ in questo clima che è saltato l’incontro con i ministri.
Perchè a questo punto l’ora delle mediazioni è finita. E nel giorno del grande “schiaffo” della Giunta il Cavaliere considera inutile un ulteriore tira e molla con le colombe ministeriali di cui oramai non si fida.
Anche perchè adesso l’orologio della crisi si è messo a correre più in fretta. Il primo effetto della decisione sul voto palese sarà un’accelerazione dei tempi del voto in Aula.
Le antenne del Cavaliere al Senato gli comunicano che potrebbe esserci entro le prossime due settimane.
Berlusconi vorrebbe mettere al riparo la legge di stabilità per non essere additato come colui che affossa il paese, ma è certo la decadenza coincide con la fine del governo.
La Pitonessa Daniela Santanchè, così riassume il Berlusconi pensiero: “Cronaca di un assassinio annunciato. Al Senato è stata uccisa la democrazia. Come fa ancora qualcuno a sostenere nel nome della falsa stabilità che questo governo serve al Paese? Cosa c’è di più importante per un popolo se non la democrazia e lo stato di diritto? Che i nostri “governativi” ce lo spieghino”.
Già , i governativi.
Oggi non hanno nemmeno avuto udienza.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile
FINISCE 7 A 6: DECISIVO IL VOTO DELLA LANZILLOTTA DI SCELTA CIVICA
La giunta del regolamento del Senato, riunita da stamattina per decidere sulla modalità di voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, ha deciso per il voto palese con una votazione finita 7 a 6 (il presidente Grasso per prassi non vota)
Decisivo il voto della senatrice di Scelta Civica, Linda Lanzillotta che ha motivato la sua decisione: “Quello sulla decadenza di Berlusconi non sarà un voto sulla persona, ma sul suo status di parlamentare. Pertanto non sarà necessario il voto segreto”.
Il voto in aula al Senato sulla decadenza da parlamentare di Silvio Berlusconi sarà calendarizzato oggi al termine della riunione della Giunta per il regolamento. E’ quanto si apprende da fonti parlamentari, il presidente di palazzo Madama Pietro Grasso avrebbe chiesto di convocare la conferenza dei capigruppi. Il voto potrebbe essere calendarizzato tra il 4 e il 15 novembre.
Ora, dopo il voto si apre un nuovo interrogativo: la decisione presa dalla giunta non dà nessun vincolo: questo significa che una volta in Aula per votare la decadenza 20 senatori potrebbero di nuovo porre la questione del voto segreto.
“E’ chiaro — sottolinea Franco Russo, componente della Giunta per il regolamento – che questi 20 senatori dovrebbero motivare seriamente la loro decisione di presentare un ordine del giorno alternativo alla pronuncia della Giunta per le immunità . E, nel caso che la Giunta per il regolamento decidesse di votare sulla decadenza con voto palese, sinceramente ogni motivazione in altro senso risulterebbe piuttosto debole. Poi, comunque dovrebbe essere sempre il presidente del Senato a decidere il da farsi sentendo magari di nuovo la Giunta per il regolamento”.
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Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile
“MI HANNO CANCELLATO IL VOLO”…SE NON ARRIVASSE IN TEMPO RISCHIO PARITA’….ZELLER E’ ARRIVATO ALLE 16, ANCORA IN TEMPO
È molto probabile che il senatore Karl Zeller (Svp) non sarà presente ai lavori della Giunta per il Regolamento che dovrebbe riunirsi verso le 15 per decidere se sulla decadenza di Berlusconi si voterà o meno con scrutinio palese
«Guardi ora non posso rispondere perchè sto correndo alla stazione di Bologna per prendere almeno il treno delle 13 – risponde al telefono Zeller all’Ansa – se ce la faccio sarò a Roma per le 15 e 30. Altrimenti, molto dopo. Non so che dire, mi hanno cancellato il volo».
LE CONSEGUENZE
Se Karl Zeller non dovesse arrivare a Roma in tempo per il voto, lo scenario potrebbe cambiare rispetto alle previsioni. Se il presidente del Senato Piero Grasso non dovesse votare, così come aveva ribadito nei giorni scorsi, si potrebbe prospettare alla fine anche un caso di parità .
In tutto i componenti della Giunta sono 14, compreso il presidente.
Se Zeller non arriva diventano 13. Togliendo il voto di Grasso si arriva a 12.
In questo caso quelli sicuramente a favore del voto segreto potrebbero arrivare a 5 (3 Pdl, 1 della Lega e 1 di Gal).
Mentre i fautori della trasparenza sarebbero sicuramente 6 (3 Pd, 2 M5S, 1 Sel).
Linda Lanzillotta (SC) sarebbe a questo punto più che mai decisiva.
Se propendera’ per il voto palese saranno 5 a 7 e la proposta prevarrà .
Ma se si troveranno 6 a 6, tutto dipenderà da cosa Grasso metterà ai voti visto che la parità assoluta significa rifiuto (reiezione) della proposta.
Se si chiederà di votare per il voto segreto e si dovesse arrivare al 6 a 6, questo sarebbe respinto e passerebbe la tesi dello scrutinio palese.
A meno che Grasso non decida di votare. Precedenti di presidenti che votano in Giunta per il Regolamento non ce ne sono.
Ci fu solo il caso di Fausto Bertinotti alla Camera, che fu determinante nell’Ufficio di presidenza.
E l’Ufficio di presidenza è un organismo per molti versi paragonabile alla Giunta per il Regolamento.
Aggiornamento delle 16.14
La giunta per il Regolamento del Senato, al contrario di quanto affermato da Francesco Nitto Palma, sta proseguendo il suo lavoro.
Ne danno notizia componenti Pd della giunta.
E’ vero che il Pdl ha chiesto di sospendere i lavori per via delle motivazioni della sentenza di Milano sulla pena accessoria dell’interdizione che definisce la decadenza una sanzione amministrativa, ma la giunta è ancora riunita per esaminare il caso e decidere il da farsi.
Nel frattempo è arrivato al Senato Karl Zeller in ritardo per colpa dello sciopero degli aerei.
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Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile
SE ZELLER NON CI RIPENSA, DECISIVO IL VOTO DELLA LANZILLOTTA… IN AZIONE I “PERSUASORI” DI ENTRAMBI GLI SCHIERAMENTI
L’ora “x” sul voto segreto o palese per la decadenza di Berlusconi scatta oggi.
Alle 15 si terrà la giunta per il Regolamento del Senato.
Mentre da palazzo Grazioli arriva la conferma che Berlusconi ha deciso di presentare comunque il ricorso in Cassazione contro l’interdizione dai pubblici uffici di due anni decisa dalla Corte di appello di Milano, sono in corso frenetiche trattative tra Pd e Pdl per strappare il sì decisivo sul tipo di voto.
Ovviamente il passo del Cavaliere significa che ha rinunciato all’idea di fare una battaglia per bloccare la decadenza e premere per mandare avanti l’interdizione, aprendo uno scontro durissimo con il Pd.
A questo punto il voto sulla legge Severino dovrebbe tenersi non oltre il 17 novembre, quando al Senato si aprirà la finestra della legge di stabilità .
Ma stiamo a oggi, alla querelle tra scrutinio palese o segreto.
Il Pd si batte per il primo con M5S e Sel, il Pdl con la Lega e Gal è per il secondo. Così voterebbe anche l’altoatesino Karl Zeller che però oggi vedrà il capogruppo Pd Luigi Zanda.
Ancora ieri sera Zeller, che fa i conti con una casella di posta intasata di messaggi pro voto palese, come quella della Svp di Bolzano («Non mi era mai capitato, sono stupefatto»), diceva: «Io non voglio certo aiutare Berlusconi, e voterò per la decadenza, ma voglio anche rispettare le regole».
Zanda, carte alla mano, potrebbe convincerlo che ci sono gli elementi tecnici per schierarsi sul palese.
Ovviamente Zanda vedrà anche Lanzillotta, contesa con Zeller tra i due schieramenti.
Sul 6 a 6, se Zeller conferma la sua scelta, resta decisivo il parere della montiana Linda Lanzillota, che sarebbe intenzionata a schierarsi con il fronte del voto palese. Ufficialmente ieri sera continuava a dichiarare che deciderà solo oggi, dopo aver ascoltato le relazioni del Pd Francesco Russo e della Pdl lealista Anna Maria Bernini. Ma il tam tam di palazzo Madama, dopo contatti incrociati all’interno del suo gruppo, la dà pronta a schierarsi col Pd, il suo ex partito in cui era confluita in arrivo alla Margherita.
Ma non è detto che oggi, alla fine, si riesca effettivamente a votare.
E su questo rischia di innestarsi l’ennesima lite Pd-Pdl.
Succede che in mattina l’aula di palazzo Madama vota su un decreto legge in materia di pubblica amministrazione.
I lavori potrebbero anche slittare al pomeriggio.
A quel punto la giunta per il Regolamento si ritroverebbe stretta in una sola ora, tra le 15 e le 16.
Tempi troppo stretti per le due relazioni, il dibattito, il voto.
Il Pd è già pronto ad andare avanti domani, il Pdl all’opposto è per i soliti tempi lunghi.
Perchè più si allunga in giunta, più slitta in avanti il voto in aula. Per certo si sa che il presidente del Senato e della giunta per il Regolamento Pietro Grasso sarebbe intenzionato a chiudere la discussione sul regolamento in tempi stretti.
A questo punto la sfida è a colpi di carte e di precedenti giuridici.
L’interrogativo è semplice: il voto sulla decadenza riguarda la persona o l’istituzione? Il costituzionalista Valerio Onida non ha dubbi: voto palese perchè in discussione non c’è la “persona” di Berlusconi, ma la sua causa di ineleggibilità che riguarda la regolare composizione dell’assemblea.
Onida aggiunge però che «non si devono cambiare le regole per questo caso», visto che il Senato ha precedenti sul voto segreto.
La modifica del regolamento però è già stata accantonata, in ballo c’è solo un’interpretazione autentica.
La Pdl Bernini non ha dubbi, voto segreto perchè riguarda una persona. Cambiare le regole adesso significherebbe solo una manovra contro Berlusconi.
Il pd Russo, all’opposto, vede un voto sulla composizione dell’organo, che prescinde del tutto dalla persona.
Dal ’93 a oggi, cioè dal voto palese sull’autorizzazione a procedere per Andreotti (da lui però condivisa, mentre Berlusconi sarebbe per il segreto), Russo documenta «un progressivo restringimento dell’area dello scrutinio riservato che porta la Camera a decidere che su questa materia si vota in chiaro».
Anche al Senato, sulle dimissioni, l’orientamento è identico.
Un fatto è certo: se la giunta vota, sulla decisione non si potrà più tornare indietro. Anche se il diretto interessato, Berlusconi, dovesse cambiare idea.
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile
AGO DELLA BILANCIA LA SENATRICE DI SCELTA CIVICA LINDA LANZILLOTTA
A poche ore dalla riunione della Giunta per il Regolamento del Senato, sembra sempre più probabile una conferma del voto segreto sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Alle 15 la Giunta dovrà infatti riunirsi a Palazzo Madama per valutare l’eventuale modifica del regolamento che, di norma, già prevede il voto segreto.
Secondo indiscrezioni, però, i favorevoli al voto palese sarebbero, anche se di strettissima misura, in minoranza.
L’ago della bilancia sembra essere nelle mani della senatrice di Scelta Civica Linda Lanzillotta, che sembrerebbe più propensa al no: “Sono contraria alle leggi ad personam – dichiara – ma anche a quelle contra personam”.
L’altro scenario possibile è che in Giunta si decida di non votare sulla modifica del regolamento e si lasci l’ultima parola all’Aula.
E potrebbe essere proprio il Cavaliere a chiedere il voto palese per obbligare tutti a votare per lui e sanare, almeno su questa questione, la spaccatura nel suo partito.
Intanto il Pd ha chiesto ad Angelino Alfano di votare la decadenza, così come in precedenza aveva dato il suo assenso alla legge Severino.
“Si ponga fine a manovre dilatorie di vario genere e si voti la decadenza – afferma il responsabile giustizia del Pd Danilo Leva – Per il Pd non ci sono problemi, sia che si tratti di voto segreto o palese”.
I democratici rispondono dunque picche al nuovo appello fatto dal vicepremier al Pd, affinchè non consenta la decadenza da parlamentare di Berlusconi.
“Alfano – ha scritto Leva in una nota- parla al Pd ma dovrebbe rivolgersi al Pdl. La legge Severino è stata già applicata in altri 37 casi e, soprattutto, è stata votata anche dalla forza politica di cui Alfano è stato segretario. Perchè solo oggi evidenziano alcuni elementi della legge Severino mai contestati in passato? La legge è costituzionale ma ancora una volta la giustizia viene ridotta dal Pdl a problema ad personam”.
E dal Pdl si fa sentire il capogruppo alla Camera Renato Brunetta favorevole, come noto, al mantenimento del voto segreto: “Le regole dicono voto segreto – chiarisce Brunetta intervistato da Radio 24 – Non si cambia il regolamento a partita iniziata”.
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Ottobre 23rd, 2013 Riccardo Fucile
ALFANO: “MEGLIO TEMPI LUNGHI”, IN MODO DA SALVARE LA FINANZIARIA
Ormai il braccio di ferro è sui tempi. Voto palese o segreto che sia, il Pdl è convinto di non farcela.
Quindi, sulla decadenza di Berlusconi dal Senato, vuole giocare fino in fondo una partita dura: o far saltare il voto, con la pretesa di anticipare quello sull’interdizione dei giudici; o comunque imporre – pena la minaccia di dare forfait sulla legge di stabilità – che il Cavaliere resti al suo posto il più a lungo possibile.
Berlusconi continua a ripetere: «Se mi fanno decadere, salta la manovra ».
E i suoi avvocati decideranno se ricorrere in Cassazione contro i due anni di interdizione stabiliti dalla Corte di appello solo «dopo» aver letto le motivazioni, che dovrebbero esser pronte tra 15 giorni.
Se il Cavaliere non ricorre alla Suprema corte l’interdizione è definitiva, e il Pdl pretenderà che prenda il sopravvento sulla legge Severino.
In questa direzione insiste soprattutto il gruppo di Alfano che vuole salvare il governo. Ovviamente, poichè l’interdizione deve fare la stessa trafila della Severino – prima la giunta per le Immunità , poi l’aula – andremmo sicuramente all’anno nuovo, guadagnando mesi per la campagna elettorale in vista delle Europee e sfruttando pure
i tempi lunghi per la procedura di affidamento al servizio sociale.
All’opposto, anche il Pd ha un problema di tempi, che vanno in rotta di collisione con quelli lunghi del Pdl.
I Democratici li vorrebbero ristretti al massimo. I senatori continuano a ricevere mail, lettere, sms in cui li si sollecita a chiudere una volta per tutte questa partita con Berlusconi.
Il leit motiv è «mandatelo a casa».
Per certo il Pd non si può permettere un voto che vada oltre l’8 dicembre, la data del suo congresso.
Ma quella più “comoda” per il Pd – e cioè entro la metà di novembre, prima che la legge di stabilità vada in aula – rischia davvero di mettere in crisi il governo Letta e di lasciare il Paese senza la manovra economica.
La ragione è semplice: solo al Senato il Pdl è determinante per garantire la maggioranza, mentre alla Camera il Pd ha i numeri sufficienti per fare da solo, quindi lo scoglio del voto al Senato va superato a tutti i costi, anche garantendo al Pdl i tempi lunghi che chiede.
Il compromesso che si palesa è quello di fissare la seduta sulla decadenza di Berlusconi a fine novembre, dopo il voto sulla manovra.
Ma, come abbiamo visto, il trucchetto del Pdl potrebbe essere quello di incassare il rinvio e poi si rovesciare il tavolo sull’interdizione.
Tutto pur di bloccare la Severino, un «pericoloso precedente» secondo Raffaele Fitto. Soprattutto per lui visto che a Bari ha una condanna in primo grado per corruzione e finanziamento illecito e alla fine del processo potrebbe ritrovrarsi, se condannato, come Silvio. .
Se il dipanarsi dei tempi è questo, si amplia pure il margine per affrontare la questione sul tipo di voto, se segreto oppure palese.
Questione che sta assai a cuore ai Dem, tant’è che il capogruppo Luigi Zanda, quando una settimana fa si è riunita la giunta per il Regolamento di cui fa parte, uscendo dall’incontro ha detto ai giornalisti: «Il voto palese garantisce in modo migliore la trasparenza delle decisioni».
Non è un mistero che anche il presidente del Senato Pietro Grasso, al vertice della giunta per il Regolamento che dovrà dirimere la querelle, sembra propendere per il voto palese. Diceva ieri a New York, dov’è il visita ufficiale: «Se il voto sarà segreto bisognerà vedere se sarà davvero un voto di coscienza o se dipenderà piuttosto da interessi diversi. Se invece sarà palese, tutto sarà più chiaro».
La giunta si riunisce martedì 29. I due relatori Francesco Russo (Pd) e Anna Maria Bernini (Pdl) stanno lavorando alle rispettive tesi.
Voto palese il primo, segreto la seconda. Si raccolgono i precedenti.
Si fa il confronto con la Camera dove sui casi di decadenza da interdizione il voto è palese. Si raccolgono pareri di giuristi, come Alessandro Pace e Stefano Ceccanti. I voti sono ballerini: sul fronte voto segreto per certo 3 Pdl, 1 Lega, 1 Gal; incerti Zeller (Svp) e Lanzillotta (montiana). Dall’altra 3 Pd, 1 Sel, 2M5S.
Chiarezza, trasparenza, no alle fumisterie. L’esigenza è questa.
Liana Milella
(da “la Repubblica”)
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Ottobre 22nd, 2013 Riccardo Fucile
MURO CONTRO MURO, ADDIO LARGHE INTESE E ROSY PASSA AL BALLOTTAGGIO
Le larghe intese si spaccano sulla presidenza della commissione antimafia.
Al secondo tentativo Rosy Bindi, candidata del Pd per niente gradita al Pdl, è stata eletta presidente della bicamerale.
La deputata democratica ha ottenuto al ballottaggio 25 voti, contro gli 8 di Luigi Gaetti del M5S (tanti quanti i componenti pentastellati presenti).
Al primo turno Bindi non ce l’ha fatta. Ha ottenuto infatti 23 voti (ne occorrevano 26) contro i 6 di Luigi Gaetti dell’M5S e i 2 di Raffaele Volpi. Le schede bianche sono state 4 più una nulla.
Bindi è andata al ballottaggio con Gaetti che ha preso 6 voti, 2 in meno dei componenti M5S.
I commissari dei Cinque Stelle si sono dunque divisi, per poi ricompattarsi nella seconda votazione, ma la loro presenza alla seduta ha garantito il numero legale.
Muro contro muro Pd-Pdl.
Il Pd, in un’assemblea avvenuta ieri sera, ribadisce all’unanimità la candidatura di Bindi. Ma la scelta dei democratici scatena le ire del Pdl che, in un primo tempo, annuncia di non votarla. Poi decide di non presentarsi proprio in commissione.
I capigruppo di Camera e Senato, Renato Brunetta e Renato Schifani arrivano addirittura a minacciare di disertare non solo quella odierna, ma tutte le sedute della bicamerale fino alla fine della legislatura, in caso fosse stato eletto “il presidente imposto dal Pd e non una personalità condivisa dall’insieme delle forze politiche”.
Il partito di Berlusconi aveva deciso di fare un passo indietro la scorsa settimana in favore di Lorenzo Dellai, capogruppo alla Camera di Scelta Civica, subentrato in commissione il 17 ottobre scorso al posto di Paolo Vitelli.
Ma poi era saltato l’accordo di maggioranza e la riunione era finita nel caos.
I parlamentari del Pd avevano abbandonato San Macuto, determinando anche la mancanza di numero legale della commissione per il voto.
Nel frattempo, però, la forza politica di Monti si è frantumata e il Pdl, dopo la vittoria del Pd, è furioso.
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Ottobre 16th, 2013 Riccardo Fucile
LA ZEPPA DELLA RICHIESTA DEL VOTO PALESE PROPOSTA DAL M5S ALLA FINE FAVORISCE BERLUSCONI CHE COSI’ GUADAGNA TEMPO
La richiesta di un voto palese al Senato sull’affaire Berlusconi rischia di far slittare la seduta decisiva dell’aula
addirittura a fine novembre o inizio dicembre.
In conflitto con la legge Severino che richiede una decadenza «immediata » dopo la condanna – risalente ormai al primo agosto per il processo Mediaset (4 anni per frode fiscale) – e le cui disposizioni finora sono state rispettate dalla giunta per le Elezioni e Immunità .
Dal primo pomeriggio di ieri la relazione conclusiva del presidente Dario Stefà no, votata e rivotata dalla giunta, è sul tavolo del presidente del Senato Pietro Grasso.
Da oggi sarà disponibile per tutti i senatori che vorranno conoscere nei dettagli il caso Berlusconi e decidere come votare sul suo destino di senatore. Poi sarà necessaria una giornata per il dibattito e il voto.
Ma l’esigenza di chiudere definitivamente una querelle che si trascina ormai da agosto si scontra adesso con la richiesta dei 5stelle di utilizzare lo scrutinio palese.
La giunta per il Regolamento, presieduta dallo stesso Grasso, ieri ha affrontato la questione, ha subito derubricato la possibilità di cambiare proprio adesso il regolamento, perchè suonerebbe troppo contro il Cavaliere, ma si è riservata di verificare la possibilità di un’interpretazione autentica del voto segreto in relazione alla legge Severino e in un caso di decadenza.
Due relatori –il Pd Francesco Russo e la Pdl Anna Maria Bernini – approfondiranno la questione e il 29 si deciderà . Non è possibile vedersi prima perchè Grasso parte sabato per un viaggio istituzionale negli States che si conclude il 28.
Ma che succede a questo punto?
Al Senato arriva la legge di stabilità , che resterà in commissione dalle due alla tre settimane. Potrebbe essere in aula dall’11 novembre, e da quel momento non c’è spazio per discutere di altro.
Le ipotesi, a questo punto, sono due.
La prima. Martedì 29 ottobre la giunta per il Regolamento si riunisce e decide subito l’interpretazione autentica sul voto segreto o palese.
La maggioranza per il voto palese c’è, Pd, P5S, Sel. A quel punto, la conferenza dei capigruppo si riunisce a sua volta e fissa subito la data del dibattito, che potrebbe essere nella prima settimana piena di novembre.
Seconda ipotesi, che ovviamente farebbe gola al Pdl: la giunta per il regolamento traccheggia e prende il sopravvento la legge di stabilità .
La decadenza di Berlusconi slitta all’ultima settimana di novembre o addirittura alla prima di dicembre.
Con la singolarità di una giunta per le Immunità che ha rispettato i tempi della legge Severino e di un’aula che li viola.
Berlusconi – sul quale sarà caduta anche la mannaia dell’interdizione decisa dalla Corte di appello di Milano – resterebbe senatore, pur con una giunta che con un’ampia maggioranza si è espressa per la sua decadenza, e voterebbe anche la legge di stabilità . Stefà no è convinto però che prima di portare Berlusconi in aula «bisogna decidere sul voto segreto o palese».
Vedremo che succederà .
Intanto, in giunta del Regolamento, si è riproposta la “nuova” maggioranza – Pd, M5S, Sel – a fronte di quella del governo. Questa maggioranza vuole il voto palese.
Lo propone il 5stelle Maurizio Buccarella. Lo sostiene il capogruppo Pd Luigi Zanda che esce dalla riunione e parla di un voto palese che «garantisce in modo migliore la trasparenza delle decisioni».
Il Pdl si scatena contro un’interpretazione che ritengono «contra personam », cioè contro Berlusconi. E Schifani torna a minacciare lo strappo: «Così i margini di agibilità politica della maggioranza si restringeranno sempre di piu».
Il Psi di Nencini e Buemi sta con il Pdl. Scelta civica, almeno Lanzillotta che è in giunta Regolamento, pure.
Ma i numeri giocano a favore di chi insiste per la trasparenza.
Naturalmente in aula, se e quando sarà , sarà anche assicurato lo scontro.
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 15th, 2013 Riccardo Fucile
IL CENTRODESTRA NON OTTIENE RINVII E I BERLUSCONIANI ACCUSANO. “SIETE FASCISTI”
A Sant’Ivo alla Sapienza, nella giunta per le immunità , l’affaire Berlusconi si chiude com’era cominciato, la maggioranza di centrosinistra – Pd, Sel, Sc, M5S, Psi – si conferma contro il Pdl, rimasto solo a contrastarla, perchè Lega e Gal danno forfait per malattia e per impegni.
Finisce 15 a sei. Copione scontato.
Anche l’ultima partita su Berlusconi e la decadenza da senatore termina in rissa. «Stefà no basta…questi sono metodi fascisti» grida Carlo Giovanardi, colomba Pdl ma vero falco nell’anima.
Stefà no impassibile: «Eh no, è inutile che facciamo modifiche, tanto poi votate contro lo stesso».
Elisabetta Casellati, lealista Pdl: «Non potete strozzare il dibattito così, rinviamo alla prossima settimana».
I Pd Giuseppe Cucca, Stefania Pezzopane, Felice Casson resistono: «Siamo disposti a stare qui fino a domani mattina, ma la seduta non si chiude senza aver votato». L’argomento è dirimente, il rischio di saltare la cena è decisivo.
Si vota alle 20 e 45, dopo tre ore scarse di seduta, occupate soprattutto dalle 41 pagine della relazione conclusiva scritta e letta da Dario Stefà no, il presidente della giunta per le elezioni e immunità del Senato, nella duplice veste anche di relatore sull’affaire Berlusconi.
Cronaca di battaglia quella di ieri sera, ma prima ancora di darne conto guardiamo a oggi, alle 15, quando si riunisce la giunta per il regolamento, al vertice il presidente del Senato Pietro Grasso.
Scadenza doppiamente strategica, in vista dei tempi e della modalità del voto su Berlusconi in aula.
In ballo c’è la richiesta dell’M5S di eliminare del tutto il voto segreto. Il Pd è contrario in generale, e soprattutto in coincidenza con Berlusconi, ma è convinto che proprio sulla decadenza si debba votare in chiaro perchè si tratta di una questione che attiene alla composizione del Senato.
È uno degli argomenti di punta della relazione di Stefà no.
M5S è d’accordo col Pd, si sfila Scelta civica con Linda Lanzillotta («Il voto segreto su persone ha storicamente tutelato la libertà di giudizio dei singoli parlamentari»).
Il Pdl prende tempo – Donato Bruno: «Non è questione che si risolve così, su due piedi, serve un’istruttoria» – ma c’è un argomento che risulterà determinante.
Alla Camera, sin dal ’97 a seguito di una modifica del regolamento introdotta dall’allora presidente Luciano Violante, sulle questioni che riguardano l’insindacabilità dei parlamentari si vota a scrutinio palese, perchè il voto prevalentemente non riguarda la persona, ma la funzione dell’organo.
Esattamente lo stesso cotè della decadenza, dove il fulcro del problema non è il destino del singolo parlamentare, ma quello dell’assemblea di cui fa parte e della sua integrità e trasparenza.
Parlamento pulito, per l’appunto. Come dice Rosy Bindi «non dovrebbe esistere il voto segreto perchè la coscienza del parlamentare è pubblica e non privata».
Ma l’alfaniano Andrea Augello, regolamento alla mano, considera inutile ogni sforzo interpretativo per votare a scrutinio palese perchè resta il potere di 20 senatori di chiederne uno segreto.
Tant’è, oggi si litigherà nella giunta del regolamento.
Il Pdl vuole allontanare nel tempo la decadenza, il centrosinistra vuole chiudere al più presto la partita.
Fine ottobre, massimo inizio novembre. Con un voto palese che, dicono i Pd, «dovrebbe far comodo pure al Pdl perchè eviterebbe tra di loro i franchi tiratori».
Ieri sera il Pdl si è scatenato proprio su questo, sui tempi. «Troppo stretti, mai successo» (Malan, Casellati, Caliendo).
Contro Stefà no, che blinda la sua relazione facendone consegnare una copia a ogni senatore, con enorme stampigliatura del singolo nome su ogni pagina, in modo da renderla non divulgabile.
A fine seduta la fa ritirare, tra le proteste di tutti.
Oggi sarà distribuita ai capigruppo e consegnata a Grasso. A questo punto la capigruppo può mettere la decadenza nel calendario dell’aula
Scrive Stefà no: «La giunta è organo geneticamente politico e non è un giudice». Questo fa infuriare il Pdl.
Ancora: «La decadenza non è una sanzione penale nè amministrativa, è un effetto collaterale ». Idem.
Sempre Stefà no: «La giunta non è un giudice, non stiamo giudicando il diritto elettorale di un senatore, ma il fatto che in Senato ci stia uno che non ci può stare». Giovanardi: «Stiamo calpestando gli organi di garanzia…». Stefà no reagisce. Giovanardi: «Così faceva Mussolini…».
Inevitabile una risata quasi collettiva…
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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