Aprile 29th, 2016 Riccardo Fucile
IL PRIMO SONDAGGIO DOPO LA SVOLTA: RAGGI 27,5%, MELONI 20,5%, GIACHETTI 19%… “MARCHINI E’ GIA’ AL 20% MA CON IL 4% DI STORACE STACCA DECISAMENTE, ANCHE PERCHE’ LA MELONI SI E’ BLOCCATA”
La candidata pentastellata resta in testa ai sondaggi per le elezioni comunali di Roma: Virginia
Raggi raggiunge il 27,5% delle preferenze, secondo un sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli, e pubblicato su Affaritaliani.it.
Un gradino più sotto troviamo Giorgia Meloni, candidata di Fratelli d’Italia – Lega-NoiConSalvini, che si attesta al 20,5%.
Solo terzo Alfio Marchini, ma vicinissimo a Giorgia Meloni con il 20% dei voti.
A condizionare il sondaggio sono senza ombra di dubbio gli ultimi sviluppi della politica romana che hanno visto Guido Bertolaso, altro candidato del centrodestra, fare un passo indietro, consentendo a Forza Italia di convergere sulla lista civica di Alfio Marchini.
Quarta posizione per Giachetti
E il candidato sostenuto dal premier Matteo Renzi? Solo quarto, fermo al 19%, Roberto Giachetti, candidato del Partito Democratico.
Altri candidati tutti insieme al 13%.7
Roberto Baldassari, Presidente dell’Istituto Piepoli S.p.A, commentando i dati prodotti dal suo istituto spiega che «Raggi sembra non aver risentito, almeno per il momento, del ritiro della candidatura di Bertolaso. Giorgia Meloni arresta la crescita che stavamo registrando in queste settimane: l’ex Ministro della Gioventù aveva infatti fatto registrare una crescita leggera ma costante nelle preferenze dell’elettorato di Centro Destra».
Il balzo in avanti di Marchini
A giovare del nuovo panorama politico capitolino è proprio il costruttore romano Marchini.
Alfio Marchini drena completamente i voti provenienti dal bacino elettorale che avrebbe appoggiato Guido Bertolaso aumentando complessivamente il valore assunto e raggiungendo sostanzialmente Giorgia Meloni.
«Attenzione però: nel 13% di altri candidati quasi un terzo (il 4%) è rappresentato da Francesco Storace – avverte Baldassarri – Il suo appoggio a Marchini diventerebbe decisivo per lo staccare gli avversari e arrivare secondo”
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2016 Riccardo Fucile
E PARTE LA SERIE “LE CITAZIONI PIU’ IMPROBABILI DI GIORGIA MELONI”: “ROMA E’ BELLA MA NON CI VIVREI”
“Nella carbonara ci va il guanciale”. Parola di Giorgia Meloni.
La leader di Fratelli d’Italia e candidata a sindaco di Roma è stata pressa di mira per alcuni manifesti elettorali.
In alcuni cartelloni, infatti, Meloni propone concetti frasi fatte che hanno sollevato l’ironia di qualche utente.
Come quello in cui la leader FdI afferma: “Accetto sempre consigli da tutti ma alla fine faccio di testa mia”. Oppure: “La politica seria prima studia la fattibilità delle cose e poi le propone”.
Così una ragazza, Sara Freddini si è sbizzarrita a creare fac-simile dei manifesti della Meloni con concetti ancora più immediati: “La macchina nera d’estate diventa un forno”. Oppure: “Si stava meglio quando si stava peggio”.
E ancora: “I neri hanno il ritmo nel sangue”; “Il nuoto è lo sport più completo”.
Un album fotografico che ha subito raggiunto centinaia di condivisioni diventando virale in rete, anche grazie a frasi comuni come: “Con sto tempo non si sa come vestirsi”. Oppure: “L’uomo ha da puzzà “.
O infine: “Roma è bella ma non ci vivrei”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 29th, 2016 Riccardo Fucile
“CON SILVIO SI POSSONO SCONFIGGERE I POPULISMI”… “BERTOLASO E’ UN FUORICLASSE NEL RISOLVERE I PROBLEMI”… “DA 71 ANNI IN ITALIA SIAMO IN ATTESA DI UNA DESTRA LIBERALE E DI UNA SINISTRA PROGRESSISTA”
Lo aveva detto in tempi non sospetti: «Vedrete che alla fine in campo resteranno solo due
candidature». E su almeno una era certo: la sua.
Perchè Alfio Marchini non ha mai accennato a passi indietro ed è rimasto fermo ad aspettare quelli degli altri. Convinto che con lui si possano «sconfiggere i populismi che una volta al governo alimentano il conflitto sociale e conflitto tra le istituzioni».
Alla fine ha conquistato Berlusconi…
«La sua è stata una scelta coraggiosa e generosa verso il nostro movimento civico, migliaia di romani che in questi 3 anni hanno difeso i diritti dei cittadini. Berlusconi ha confermato di essere un innovatore e FI l’unico partito che non si è arroccato nel difendere lo status quo».
Ma il suo slogan non era: «Liberi dai partiti»?
«Noi siamo liberi perchè siamo forti di un consenso radicato tra i romani. E questa è un’alleanza tra liberi per liberare Roma da chi l’ha ridotta in questo stato, e da quei movimenti populisti che farebbero sprofondare Roma ancora più nel caos».
Accetterà il sostegno di una lista con il simbolo di FI?
«Non ne abbiamo parlato ma non ho alcuna obiezione al riguardo. Saremo invece assai rigidi sulla qualità dei candidati e sono certo che ci troveremo tutti d’accordo».
Con la mossa di Berlusconi il centrodestra non c’è più?
«Lo ha giustamente detto la Meloni che il vecchio centrodestra è morto. Aggiungo: è tempo di andare oltre, lasciando che il civismo ossigeni i partiti. E di una cosa sono certo: la scelta di Berlusconi non è stata contro alcuno, ma per aprire nuovi sentieri lungo i quali ricostruire il legame tra politica e cittadini».
Con l’appoggio di FI a lei nasce un nuovo centro: se ne sente parte?
«Il mio impegno è per Roma. Il campo sul quale si giocherà l’egemonia globale sarà tra Paesi-continenti e grandi aree metropolitane. La Capitale insieme a Londra è una delle due grandi “città mondo”. Se vince Roma vince il Paese».
Accusano Berlusconi di favorire Renzi appoggiando lei: questo non rischia di svantaggiarla?
«Dalle reazioni che ho avuto direi l’opposto. Direi piuttosto che è stata una scelta contro i populismi che una volta al governo alimentano il conflitto sociale e tra le istituzioni. Noi siamo estremisti del buon senso più che mai convinti che oggi ci siano le condizioni per andare a vincere».
Perchè elettori di centrosinistra dovrebbero votare lei e non Giachetti?
«Perchè coloro che hanno governato questa città li hanno traditi. Noi in tre anni abbiamo onorato la fiducia di quelle centinaia di migliaia di romani che si sono fidati di noi».
Bertolaso lavorerà con lei?
«L’uomo solo al comando che pretenda di far risorgere Roma è una idea folle e velleitaria. Serve una squadra di fenomeni innamorati di Roma. E Bertolaso è un fuoriclasse nel risolvere i problemi e su questo avrà carta bianca. Ha dato a tutti una lezione di abnegazione e spirito civico da vero servitore dello Stato. Chapeau!».
Nella sua squadra ci saranno politici?
«Non ho il mito della società civile. Ho conosciuto tantissimi politici seri, onesti e con grandi competenze».
Anche Storace la sosterrà ? E questa destra è più accettabile di quella di Meloni e Salvini?
«Mi lasci ringraziare il popolo leghista che a Roma mi ha votato ai gazebo. Per il resto, la discriminazione non rientra nel mio dna e lascio ad altri il gioco dei veti».
Non mi ha risposto sulla destra…
«Il punto è che dopo 71 anni siamo ancora in attesa di una destra liberale e di una sinistra progressista che non dovrebbero mai essere populiste. L’80% degli elettori è consapevole che ci troviamo nel mezzo di una crisi di sistema. Chi ha governato da destra e sinistra ha fallito. Dopo 20 anni la retorica ha esaurito ogni efficacia seduttiva. Servono atti concreti in grado di coniugare valori e modernità ».
Se al ballottaggio arrivasse la Meloni la appoggerebbe?
«Sono abituato a pensare e decidere su un piano di realtà e non sui se. A oggi la mia realtà è aggregare i migliori e i coraggiosi uniti dalla feroce determinazione di restituire dignità e onore alla città più bella del mondo».
Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 28th, 2016 Riccardo Fucile
CRONISTORIA E RETROSCENA DI COME SI SONO INCARTATI SALVINI E LA MELONI… VOLEVANO UNA NUOVA DESTRA? SILVIO LA FA SENZA DI LORO
Due settimane fa eravamo tra i pochi a sostenere come sarebbe andata a finire la querelle del
centrodestra a Roma, raccogliendo battute ironiche e sorrisi di compatimento.
Oggi che i fatti ci hanno dato ragione, cerchiamo di andare oltre e di fornire un ulteriore approfondimento.
Facciamo una premessa: non siamo fans di nessuno dei candidati in campo, analizziamo sole le strategie.
Prima osservazione: la candidatura di Alfio Marchini era ostacolata da una sola persona, Giorgia Meloni. Se qualcuno non lo ricordasse, può andare a leggere le dichiarazioni di Salvini che era tutt’altro che sul negativo.
Se la Meloni non si fosse opposta, da tempo Marchini sarebbe il candidato del centrodestra a Roma.
E avevamo spiegato anche i motivi dell’avversione: il timore che Marchini, vincendo a Roma, diventasse leader del centrodestra nazionale, oscurando le sue ambizioni.
Seconda osservazione: Bertolaso non era il candidato migliore, lo abbiamo scritto; quando uno ha pendenze con la giustizia, a torto o a ragione, deve saltare un giro.
Ma mentre noi lo abbiamo detto subito, qualcun altro per giorni ci ha girato insieme per Roma, osannandolo e organizzando le gazebarie, salvo la sera stessa annunciare la propria candidatura (dopo averla rifiutata quando gli era stata offerta).
Un comportamento vergognoso, da parte di chiunque provenga.
Terza osservazione: se Parisi va bene a Milano, perchè mai Marchini non dovrebbe essere votabile a Roma?
E sentire parlare come motivazione, di una sua “vicinanza ai palazzari” da parte di chi riceve finanziamenti certificati dagli stessi o da un uomo vicino alla Trilateral fa sorridere.
Altro argomento: “Proviene da una famiglia comunista”, come se non esistessero emerite teste di cazzo che provengono da famiglie fasciste. Tesi debole.
Quarta osservazione: Meloni non è molto intelligente politicamente, altrimenti non starebbe con Salvini e avrebbe cercato di tracciare una “strada nuova” per la Destra italiana. E se lo stratega è Rampelli siamo a posto.
Solo un illuso poteva pensare, per come è stata condotta l’operazione “tradimento”, che avrebbe potuta andare a buon fine.
E “non scendere a patti” con Storace è stato un altro grossolono errore, prestando il fianco alle logiche accuse di volersi tenere stretto il tesoretto della Fondazione An. Non si aggrega usando arroganza, anche perchè per farlo bisognerebbe avere un carisma che Fini ad esempio aveva, ma la Meloni no.
Quinta osservazione: mai sottovalutare Berlusconi (Fini ne sa qualcosa).
Da quindici giorni Silvio aveva in tasca l’accordo con Marchini (noi lo abbiamo scritto), ma ha atteso l’ultimo giorno per colpire.
E se lo ha fatto è perchè ha in mano sondaggi rassicuranti.
Quando i “filoleghisti del tengo famiglia” (leggi Toti, Gelmini, ecc) facevano trapelare che “si sta per convergere sulla Meloni” perchè “non si può rompere con la Lega”, Silvio si faceva due risate (e noi con lui).
Prima ha bloccato per qualche giorno i “filoleghisti” confermando Bertolaso e poi ha colpito piazzando il colpo Marchini.
Per non parlare di quei pirla che si sono andati a offrire alla Meloni pensando che con Forza Italia avrebbero “perso la poltrona”.
In realtà quella poltrona non esisteva più da tempo e non sarà certo la lista di Fdi (che se va bene arriverà al 13%) a confermargliela.
Anzi, hanno fatto un favore a Silvio che così ha eliminato un po’ di zavorra e può assicurare il posto a chi è rimasto fedele. Geniali.
Sesta osservazione: tutti a scrivere che rompendo il centrodestra, anche nelle altre città dove si vota, Forza Italia rischia.
In realtà è l’opposto: se Berlusconi porta al ballottaggio i “suoi candidati” (Parisi a Milano, che potrebbe anche vincere, Lettieri a Napoli e Marchini a Roma) sarà lui il vincitore.
O qualcuno pensa che l’ex zecca rossa Borgonzoni portata da Salvini a Bologna o il povero notaio leghista a Torino abbiano qualche possibilità ?
O che Taglialatela (FdI) a Napoli con il suo 2% arrivi al ballottaggio?
Queste elezioni in realtà saranno la caporetto di Salvini, uno che a Roma se va bene prende il 3% e che ha scatenato tutto questo casino come se contasse qualcosa.
E ha indottrinato una sprovveduta kamikaze che si farà saltare in aria al posto suo.
Ultima osservazione: l’ottimo De Angelis su “Huffingtonpost” riporta una frase che sintetizza il pensiero di Berlusconi: “Chissefrega dei voti, vinciamo o perdiamo. L’importante è il segnale politico. Rompiamo con quei due e torniamo alle origini”.
Dopo tanti anni di appiattimento su una destra xenofoba, per la prima volta emerge una realtà in controtendenza.
Non è certo quella che è nei nostri desiderata ideali, ma in politica bisogna saper andare per gradi: ora l’obiettivo è ridimensionare il populismo razzista.
Poi ci sarà il tempo di costruire una destra moderna, ma solo dopo aver ribaltato il banco.
Vedremo se, dopo questo giro di carte, i giocatori sapranno ripristinare le regole o se sarà stato un bluff.
Noi restiamo della nostra idea: la prima formazione di destra che prenderà a gavettoni di letame i lepenosi partirà già con un 5% di consensi dei tanti elettori che ne hanno le scatole piene di soggetti da braccio carcerario.
Per ora accontentiamoci di chi usa gli idranti, è sempre un buon inizio per non sentire l’odore del liquame.
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Aprile 28th, 2016 Riccardo Fucile
UN’ALLEANZA TRA MARCHINI, BERTOLASO E STORACE ARRIVEREBBE A SORPRESA AL BALLOTAGGIO… MARCHINI PESCHEREBBE ANCHE TRA I MODERATI DEL PD
L’ultimo sondaggio di Tecnè , la società presieduta da Carlo Buttaroni, ripreso da il Sussidiario, ha posto la potenziale candidatura di Alfio Marchini come espressione di un’allenza con Bertolaso.
Per questo è indicativa di una tendenza, essendo recentissima.
La Raggi è stabile intorno al 26%, Giachetti è al 21%, la Meloni non supera la soglia del 20%; Fassina al 7%
La somma di Marchini, Bertolaso e Storace è del 24%, con l’immagine di Marchini sempre più presa in considerazione dagli elettori.
Secondo il sondaggista, Marchini, rispetto agli avversari, ha un vantaggio: pescherebbe voti tra gli elettori moderati che fino a ieri si erano orientati verso il Pd renziano e non perderebbe alcun voto di Forza Italia.
Se un recente sondaggio di un altro istituto dava Marchini al 24% in caso di coalizione analoga e vincitore al ballottaggio persino con la Raggi, anche Tecnè è in linea con quella opinione.
Da qui si spiega il nervosismo non solo di Meloni e Salvini, ma degli stessi Raggi e Giachetti di fronte al colpo di scena odierno.
(da agenzia)
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Aprile 28th, 2016 Riccardo Fucile
SALVINI (CON IL SUO 3%) E LA MASCOTTE MELONI ERANO ANDATI PER SUONARE E SONO STATI SUONATI… FINI: “TANTI ELETTORI DI AN VOTERANNO MARCHINI”
Il partito di Berlusconi spiega che l’obiettivo “è vincere a Roma e per vincere occorre una proposta unitaria delle forze moderate e liberali, con un forte spirito civico: una risposta fuori dalle logiche di partito e dagli interessi dei partiti. Per questo, con il dottor Guido Bertolaso abbiamo deciso di sostenere e fare nostra la candidatura dell’ingegner Alfio Marchini. Non possiamo permettere che i romani si trovino a scegliere fra la continuità della disastrosa gestione del Pd e l’avventurismo irresponsabile dei Cinque Stelle”.
Da qui la svolta di appoggiare Marchini, con il placet di Bertolaso.
Ma non è finita qua: anche Storace starebbe valutando se fare anche lui un passo indietro in favore del candidato sindaco civico. In queste ore l’ex governatore del Lazio Storace sta effettuando una serie di riunioni con i dirigenti del suo partito e potrebbe comunicare la sua decisione già in serata.
Soddisfatta la ministra della Salute Beatrice Lorenzin: “Esprimo grande apprezzamento per la decisione di Berlusconi di convergere su Marchini nelle elezioni che daranno un nuovo sindaco a Roma”.
Plaude anche Gianfranco Fini, ex leader di An ed ex Presidente della Camera: “Berlusconi e Bertolaso vanno ringraziati per aver reso possibile a Roma una alternativa alla sinistra che non sia nè populista nè demagogica. Sono certo che saranno tanti gli elettori che si riconoscevano in Alleanza Nazionale a votare per Marchini”.
Secondo Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato, “la scelta di Berlusconi su Roma è epocale, riapre una stagione di possibile convergenza tra i moderati italiani”.
Anche il presidente dei Senatori di Area popolare Ncd-Udc, Renato Schifani parla di “scelta strategica ed intelligente”.
“E’ stato Bertolaso ad annunciare a Berlusconi la sua intenzione di rinunciare alla candidatura per far vincere il centrodestra a Roma con Alfio Marchini – ha detto Antonio Tajani, di Forza Italia, ai microfoni di Radio Cusano Campus – L’abbiamo sempre detto che volevamo un protagonista della società civile e non un uomo di partito. Abbiamo scelto Marchini perchè non è un pupazzo nelle mani dei partiti così come non lo è Bertolaso”, ha aggiunto Tajani.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2016 Riccardo Fucile
BERLUSCONI PENSA A UNA LISTA CIVICA CHE APPOGGI ALFIO… NEL PARTITO CRESCE LA DIGA ANTI-LEGA
Nonostante le dichiarazioni di facciata rilasciate da Silvio Berlusconi a supporto di Guido Bertolsaso, la partita sul candidato sindaco forzista a Roma è tutt’altro che conclusa. Anzi. È un segreto di Pulcinella l’esistenza di un accordo tra il leader di Forza Italia e il candidato civico Alfio Marchini.
Una simpatia nata da tempo, ma mai tradotta concretamente in una nomina ufficiale a causa delle fazioni belligeranti che gravitano intorno a Berlusconi, più decise a scannarsi per la sopravvivenza che a ragionare per il bene dei romani. Tuttavia è nella tempesta che si vede il capitano migliore.
SCAMBIO DI CORTESIE
Tra l’altro non sono passate inosservate le parole di stima reciproca intercorse tra i due “rivali” moderati. Se Bertolaso accarezza il “Ronn Moss dell’Urbe” sostenendo che «Marchini è più simile a me. Io e lui siamo come Totti e Spalletti», il rivale rilancia melenso: «Grazie Guido, hai a cuore Roma». Insomma, le prove d’intesa, sempre più evidenti, nascondono un progetto politico più serio, e ampio, teso a superare anche il traguardo delle Amministrative 2016.
Berlusconi vuole scardinare l’asse tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Cominciando dalla Capitale.
PRONTA UNA LISTA CIVICA
Lo scenario, in una situazione fluida e incerta, potrebbe essere questo. Una lista civica legata a Bertolaso, con lui a capo, a sostegno di Marchini. Obiettivo: azzerare le polemiche, o, almeno, anestetizzarle e una partita verso il ballottaggio che potrebbe regalare sorprese. Certo, non è esclusa nemmeno la cristallizzazione dello “status quo” nel caso in cui a prevalere fossero “i tiratori per la giacchetta” professionisti, vicini a Berlusconi, e cerchi magici. Più interessati a rompere che non a costruire.
SENTINELLE SOSPETTOSE
La diaspora di donne e uomini dal partito, iniziata con la nascita del Nuovo centrodestra e proseguita nel tempo verso Raffaele Fitto, prima, e Denis Verdini, poi, ha reso più voraci e sospettose le poche sentinelle rimaste a guardia del fu Impero berlusconiano.Qualche esempio? Antonio Tajani, futuro presidente del parlamento europeo e termometro politico degli umori del movimento a Roma, non sottoscriverà mai la deriva estremista suggerita da alcuni “esponenti” azzurri (nordisti). Un concetto, peraltro, ripreso senza fraintendimento alcuno dallo stesso Berlusconi sulle pagine de il Giornale.
L’orizzonte è rappresentato dai moderati riuniti sotto la bandiera del Partito popolare europeo (Ppe), non di coloro che, vuoi per scelta politica, oppure per opportunismo, gravitano nella galassia lepenista. Il messaggio è chiaro: all’interno del Ppe Forza Italia deve tornare ad avere un ruolo centrale.
ARGINE A DESTRA
L’aggregazione dei moderati avrà questa opportunità solo se capace di marginalizzare lo sfondamento a destra della coalizione. Dovesse risultare impossibile questo intendimento potrebbero cambiare i compagni di viaggio. La stessa Lara Comi, ambiziosa parlamentare europea, sta lavorando (sottotraccia) a un progetto diga in chiave anti-leghista.
TOTI VUOLE LA GUIDA
Il governatore ligure Giovanni Toti si applica, invece, come un novello Cicerone. Pro domo sua. Dopo la nascita della fondazione il consigliere politico dell’ex premier pensa in grande. Vorrebbe essere lui la prossima guida del centrodestra. Motivo per cui anche Paolo Romani, ultimamente un po’ emarginato, ne segue i passi con attenzione. Senza dimenticare la già citata Comi e il pugliese Raffaele Fitto, uscito dal partito ma bramoso di guidarne gli elettori. Insomma, la lotta personale verso la sopravvivenza è iniziata e non sarà indolore. Per fortuna, la politica vive una congiuntura d’interessante semplificazione.
Tutto ciò impedisce di ospitare alla tavola degli accordi e delle alleanze commensali eccessivamente ingordi, ricattatori di posizioni e prebende. Le elezioni amministrative del 2016, infatti, andranno ponderate non solo sulla semplicistica (e spesso strumentale) analisi dei dati statistici, ma soprattutto rispetto alle future prospettive politiche che traguardano il 2018. Cosa sarà della coalizione di centrodestra se, come annunciato da Matteo Salvini, la Lega Nord dovesse realmente appoggiare, a Roma, Virginia Raggi del Movimento 5 stelle e non eventualmente un candidato alleato? Avrà ricadute anche a Milano?
SI SPERA IN PARISI
Al momento a Forza Italia conviene temporeggiare e contenere le perdite, puntando con decisione sulla vittoria (non impossibile) di Stefano Parisi sotto il Duomo. La politica è un cielo in tempesta. Amministrative e futuro referendum costituzionale di ottobre 2016 potrebbero travolgere tutto, oppure riportare serenità nella perenne lotta tra raggruppamenti “per” e raggruppamenti “contro”. Forza Italia, per sintetizzare, è “per” la causa europeista, ma “contro” le riforme costituzionali.
Carlo Cattaneo
(da “Lettera43″)
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Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
PAROLE DI STIMA E PROVE D’INTESA PER UN’ALLEANZA CHE SOLO I POLTRONISTI DEL NORD VOGLIONO IMPEDIRE
Ancora parole di stima e prove di intesa fra Alfio Marchini e Guido Bertolaso. 
«Io ringrazio Bertolaso perchè dire che è pronto a fare un passo indietro per un suo competitor è particolare e anomalo. Gli fa onore e dimostra che Bertolaso ha molto più a cuore rispetto agli altri Roma, che è di una pasta diversa», ha detto oggi Marchini a Coffee Break su La7.
«Bertolaso credo si possa criticare, ma non vi è dubbio che sia uno capace di risolvere alcuni problemi. Se non ci fosse andrebbe inventato come profilo, perchè Roma ha una situazione emergenziale h24», ha aggiunto Marchini.
A chi gli chiede se non è disposto lui a fare un passo verso il candidato di Silvio Berlusconi, Marchini ha risposto: «No. Il tema non è chi resiste di più. Noi abbiamo un movimento civico che sono 3 anni che sta a Roma, ha centinaia di migliaia di elettori, di volontari, che rimane a prescindere da me. C’è un impegno che va vista con una prospettiva ventennale. La mia collocazione “libero dai partiti” non vuol dire “contro per uccidere i partiti”, ma essere abbastanza forte. Marino “è morto subito” perchè non aveva una forza propria. Anche Giachetti, che è una gran brava persona, la stessa Meloni non faranno niente perchè sono vittime del meccanismo del consenso dei partiti che ha ridotto Roma così. Poi sfatiamo un altro mito sulla Raggi: io ho conosciuto altri consiglieri comunali meno belli e telegenici di lei ma molto più capaci e competenti. Anche lì c’è un brand che si vende».
(da “il Messaggero”)
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Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
“AVREBBE COMPROMESSO L’ALLEANZA CON SALVINI E LA MELONI: BERLUSCONI CI STAVA PENSANDO MA QUALCUNO HA FATTO PREVALERE I PROPRI INTERESSI LOCALI”
«Siamo rimasti 72 lunghissime ore a capire quello che si poteva fare. E io l’avevo detto chiaramente, anche a Berlusconi, che ero disposto a fare un passo indietro per trovare una convergenza con Alfio Marchini, che era e rimane il candidato più simile a me».
Che cosa ha detto di preciso a Berlusconi?
«Gli ho detto “guarda, io non sono certo uno appiccicato alla sedia a tutti i costi, voglio solo il bene dei romani”».
E lui?
«Lui mi ha ascoltato ed era pronto a valutare tutto. Poi si è messo di mezzo il suo partito…».
Forza Italia…
«…sostenendo a più voci che andare con Marchini avrebbe compromesso per sempre l’alleanza a livello nazionale con Lega e Fratelli d’Italia».
Quello che era rimasto dietro le quinte arriva ora sul palcoscenico. Guido Bertolaso si toglie molti sassolini dalle scarpe. E racconta l’ultimo fine settimana di passione in cui s’è sfiorata la clamorosa convergenza tra lui e «il candidato più simile a me», e cioè Alfio Marchini.
La sua disponibilità a un accordo con Marchini resta?
«L’ho detto e lo ripeto, voglio il bene dei romani e non sono attaccato alla poltrona. Ma bisognerebbe fare delle valutazioni nazionali che non competono a me».
La quadra tra lei, Forza Italia e Marchini si può ancora trovare?
«Io ci spero. Ma visto al punto in cui siamo, a differenza del mio solito, sono pessimista. Il tempo che ci separa dalla presentazione delle liste è poco. Dovremmo usare tutti i secondi, i minuti e i giorni per lavorare a un accordo per il bene di Roma…».
A proposito di Roma, lei sta con Totti o con Spalletti?
«Io sto col capitano, con l’ottavo re di Roma, naturalmente. Ha visto anche oggi, che giocata decisiva? Però le devo dire una cosa. Quando Spalletti se n’era andato da Roma l’ultima volta, gli avevo scritto un sms dicendo che mi dispiaceva. Segno che per me Totti e Spalletti servono entrambi, nello stesso momento, nella stessa squadra».
Marchini e lei come Spalletti e Totti?
«Eh (sorride, ndr)… come sintesi giornalistica ci potrebbe stare, certo. Però una cosa la vorrei dire. Si è sempre discusso del sostegno mio ad Alfio. Ma il passaggio inverso? Anche io ho le carte in regola e il curriculum per fare bene il sindaco di questa città ».
Meloni dice che, tenendo lei in campo, Berlusconi sta facendo un favore a Renzi.
«Scusi, se c’è qualcuno che sta facendo un favore a Renzi, quelli sono Meloni e Salvini».
Dice?
«Non lo dico io, lo dicono i fatti. Io non ho mai sostenuto la Meloni, visto che diceva di non volersi candidare. Però lei ha sostenuto me, ricorda? E all’epoca i sondaggi, per quello che valgono, mi davano al 25%. Se non mi crede, vado a prenderle il lancio dell’Ansa… Di conseguenza, se c’è qualcuno che ha scombinato la situazione, favorendo il Pd, quelli sono Fratelli d’Italia e la Lega. Non certo Silvio Berlusconi. Quanto a Renzi, di cose da dire, ne avrei tante. A cominciare dalla scelta della data del voto».
Il 5 giugno primo turno, il 19 gli eventuali ballottaggi.
«Queste date sono il segno che il governo centrale ha paura delle urne. Ma come si fa a scegliere un giorno che arriva alla fine di un lungo ponte e addirittura ironizzare, come ha fatto Alfano, sui romani che comunque non andranno a fare le gite fuori porta? Avrebbero potuto quantomeno tenere i seggi aperti la mezza giornata del lunedì, come s’è fatto l’ultima volta. Invece niente».
Qual è la cosa che la spaventa di più, della situazione di Roma?
«Tra le tante cose, ci sarà un’emergenza rifiuti su cui il governo Renzi e la Regione guidata da Zingaretti hanno evidentemente le idee poco chiare. Roma ne produce tra le 3.500 e le 4 mila tonnellate al giorno. E i romani pagano le tasse più alte d’Italia. Mi crede se le dico che, senza soluzioni chiare e definitive, tra un po’ rischiamo di avere la spazzatura a piazza Venezia o a piazza San Pietro?».
Che cosa pensa dell’emergenza migranti?
«Leggo che Obama avrebbe aperto all’invio di mezzi Nato in Libia. È la stessa cosa che dicevo io mesi fa».
Salvini e Meloni stanno con la Le Pen.
«Lo vedo. E, a quanto pare, non fanno nulla per nasconderlo».
Bertolaso è l’argine che impedisce al centrodestra di diventare destra-destra?
«Bertolaso è uno che rispetta la Costituzione, che ripudia il fascismo, che festeggia il 25 aprile e che, a queste condizioni, dialoga con tutti. Anche con Casa Pound. A queste condizioni, ovviamente».
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera“)
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