Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
“BASTA DERIVE ESTREMISTE, NON SI GOVERNA COSI’ L’ITALIA”
Onorevole Polverini, FI prima ha confermato Bertolaso, poi ha trattato con la Meloni, poi ha
ipotizzato una convergenza su Marchini, infine Berlusconi ha deciso di andare avanti con l’ex sottosegretario. Che idea si è fatta di queste giornate convulse? Eppure non sosteneva Marchini, ma Bertolaso sin dalla prima ora.
«Alla fine Berlusconi ha deciso per il meglio. Si è arrivati fino all’ultimo, ma l’importante ora è aver sciolto ogni dubbio. Il Cav nella sua lettera a Il Giornale dice la verità : il centrodestra vincente andava da An all’Udc, ma aveva i moderati di FI come polo centrale, era un centrodestra moderato».
Perchè ha sempre sostenuto Bertolaso?
«Quando Berlusconi ha annunciato due assi nella manica tirando fuori Parisi e Bertolaso ero convinta che entrambi potessero tenere insieme una coalizione vincente. A Milano è successo e probabilmente Parisi vincerà . A Roma no».
Perchè?
«Per colpa degli alleati. La Meloni ha titubato troppo, prima ha sostenuto Bertolaso poi si è fatta convincere da Salvini e si è sfilata. Tre leader hanno chiesto tutti insieme a Guido di candidarsi, lui stava facendo altro. La credibilità in politica è tutto, soprattutto quando si coinvolge la società civile. La coerenza è fondamentale per far presa sull’elettorato e il popolo moderato a Roma premierà la nostra scelta».
Anche lei ha avuto da governatrice diversi problemi con i partiti. Vede parallelismo con Bertolaso?
«Ne vedo molti. La mia campagna elettorale fu tutta in salita, poi cominciarono problemi a non finire. Anche per questo sono sempre stata vicino a Bertolaso, so come ci si sente ad essere sempre messa in discussione, ad avere accanto persone che non ci credono. I sondaggi vanno male? Se non ci credono i politici come possono farlo gli elettori».
Lei fu protagonista, anche grazie al Cav, di una strepitosa rimonta. Bertolaso può fare altrettanto?
«Ho sentito Berlusconi e gli ho chiesto di fare per Guido la stessa campagne elettorale che fece per me. Certo il conteso è diverso, ma mettendo fine a questo dibattito su Bertolaso sì Bertolaso no, ci possiamo provare, l’impresa è possibile. Certo anche il candidato deve metterci del suo».
Magari evitando gaffe.
«Venendo dal mondo sindacale ero abituata a gestire i media, ma dovetti studiare molto. Bertolaso viene da un altro mondo, qualche gaffe gliela possiamo concedere. Ora diamogli la serenità di spiegare agli elettori il suo programma»
Dopo Mafia Capitale come deve comportarsi il partito sulle liste?
«Non deve mettere nessuno vicino o associabile alle persone coinvolte. Resto garantista ma dobbiamo dare un segnale. Non possiamo permetterci una campagna elettorale in difesa. Mettiamo giovani che rappresentano i quartieri in difficoltà . Io ho tante persone che vogliono competere nelle liste di FI».
Torniamo al contesto nazionale. A Roma si è creata una frattura. Che tipo di centrodestra nascerà dopo il 5 giugno?
«C’è una coalizione che governa Liguria e Lombardia e tante città . Vent’anni fa si poteva ipotizzare un’alleanza FI-An al Centro-Sud e una FI-Lega al Nord. L’Italicum impone la lista unica. Io credo alla prospettiva di vittoria con una coalizione di moderati che si ispiri al Ppe e richiami alle urne un popolo che oggi si rifugia nell’astensionismo. Le posizioni di Salvini non mi appartengono».
(da “il Tempo”)
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Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
NEL 2009 E’ STATA PRESIDENTE DELLA HGR DI CUI ERA AZIONISTA L’ASSISTENTE DI FIDUCIA DI PANZIRONI, BRACCIO DESTRO DI ALEMANNO… “PERCHE’ HA TACIUTO?”
Una “comune prassi professionale”, un “ruolo tecnico e di rappresentanza per una società cliente dello studio” svolto “senza percepire alcun compenso“.
Così Virginia Raggi, candidata M5S a sindaco di Roma, risponde alle accuse di un presunto “passato a destra” sollevate da un articolo di Franco Bechis.
Lunedì il vicedirettore di Libero ha raccontato come l’avvocatessa sia stata per poco più di un anno, “fra l’aprile del 2008 e il settembre del 2009″, presidente del consiglio di amministrazione della Hgr di Roma.
Società di cui era “azionista di maggioranza (80%) nonchè amministratore delegato” Gloria Rojo, “per lunghi anni l’assistente di fiducia di Franco Panzironi, braccio destro di Gianni Alemanno e fund raiser della sua fondazione politica, finito poi nei guai con Mafia Capitale”, ha scritto Bechis.
Non solo: la coppia Panzironi-Rojo era già nota alle cronache per la Parentopoli dell’era di Alemanno. La Rojo infatti “era una delle 41 assunte di quell’epoca”.
“Nello svolgimento del mio lavoro con lo studio Sammarco mi è stato chiesto di svolgere un ruolo tecnico e di rappresentanza per una società cliente dello studio, quale la Hgr — risponde Raggi -, senza percepire alcun compenso proprio perchè rientrava nel mio rapporto con lo studio legale cui facevo riferimento. Trattasi dunque di una comune prassi professionale, tant’è che sono stata presidente di garanzia per Hgr fin quando la società è rimasta cliente dello studio Sammarco. Una volta cessato il rapporto io ho lasciato l’incarico. La stessa Rojo infatti la conobbi proprio come cliente dello studio”.
Il nuovo caso segue quello di febbraio, quando era emerso come Raggi avesse svolto la pratica legale presso lo studio Previti dal 2003 alla fine del 2006.
E scatena nuove reazioni da parte del Pd.
“Che Raggi avesse frequentato studi vicini a Cesare Previti lo avevamo imparato da tempo — ha commentato il senatore Raffaele Ranucci — ma quello che non sapevamo è che fosse stata presidente di un Cda di una società , la Hgr di Roma, che faceva recupero crediti. L’azionista di maggioranza della società era Gloria Rojo, assistente di fiducia di Franco Panzironi, braccio destro di Gianni Alemanno, che poi di recupero crediti si è occupata, guarda un po’, anche nella sua nota esperienza in Ama. Ci farebbe molto piacere sapere perchè la Raggi ha taciuto questa sua non secondaria esperienza nel giro legato alla destra romana del sindaco Alemanno”.
Concetti ribaditi dagli esponenti dem Stefano Esposito, Alessia Rotta e Andrea Romano.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 25th, 2016 Riccardo Fucile
“MIO NONNO MURATORE MI INSEGNO’ CHE LE MOZZATURE SI CONTANO AL CANCELLO”
Considera Silvio Berlusconi “un uomo coraggioso” a cui si sente “vicino”. Parole affettuose e anche sorprendenti: perchè arrivano il giorno dopo la conferma, da parte del Cavaliere, di puntare su Guido Bertolaso per la corsa al Campidoglio anzichè su di lui, come pure un pezzo di Forza Italia voleva.
Alfio Marchini, 52 anni, “imprenditore e politico già tre anni fa tentò di conquistare il Campidoglio senza successo. Ora ci riprova.
Fino a pochi giorni fa era convinto che nella capitale “nel campo dei moderati” sarebbero rimaste 2 candidature.
E invece siete rimasti in 4: lei, Meloni, Bertolaso e Storace.
“Sbagliato, sono rimasti in 3. Io non sono di centrodestra”.
Berlusconi ha commesso un errore scegliendo l’ex capo della Protezione civile?
“Berlusconi è stato coraggioso. Rompere l’unità della sua creatura a Roma non è stato facile e nella scelta di Bertolaso il messaggio è chiaro: solo il civismo può ossigenare la politica”.
Così il centrodestra rischia di non arrivare al ballottaggio.
“Forse poteva osare di più ma l’uomo ha prevalso sul politico e questo gli fa onore”.
Secondo i 5 Stelle il Cavaliere avrebbe fatto un favore a Giachetti e quindi a Renzi.
“Non credo, in politica non esiste la generosità “.
Berlusconi ha perso la leadership del centrodestra?
“Non condivido la descrizione che si fa di lui come di un leader stanco e timoroso: è un uomo che sa quanto sia facile distruggere e difficile costruire. In questo gli sono vicino. Vale per lui quello che mi ripeteva sempre Guido Carli: in politica esiste solo la riconoscenza del giorno prima”.
Ritiene che ci siano ancora margini per un accordo con Bertolaso?
“Tra tutti i candidati, lui è quello che ha dimostrato più passione verso questa città . Avercene di professionalità così”.
Le porte restano aperte, insomma?
“Il mio bisnonno muratore mi ha insegnato che le “mozzature” si contano al cancello”.
Significa che finchè non si consegnano le liste ci sono margini per una trattativa?
“Non ci sono trattative. Andiamo avanti liberi e forti”.
“Anche il centrodestra è morto. È un’ottima notizia”, ha twittato l’altro ieri. Perchè?
“Centrodestra e centrosinistra nacquero a Roma nel 1993 da una intuizione di Berlusconi che sdoganò gli ex fascisti appoggiando Fini. Oggi quello schema tattico e orfano di ideologie è evaporato. Bisogna andare oltre se non vogliamo regalare Roma al M5S o lasciare al populismo di destra le giuste battaglie su legalità e sicurezza”.
Non voterebbe la Raggi se non dovesse raggiungere il ballottaggio, dunque.
“Questo è un problema che devono porsi gli altri. Sul M5S sfatiamo il mito del merito: in Consiglio ho conosciuto eletti più preparati ma, ahiloro, meno telegenici della Raggi”.
Veniamo a Roma: la capitale, soprattutto in questi ultimi anni, è diventata il simbolo di ciò che non funziona in Italia. È vero che “Roma fa schifo”? E di chi è la colpa?
“I partiti hanno trasformato i diritti dei cittadini in favori da ottenere in cambio del voto o peggio ancora di mazzette. Il fatto che a Roma sia tutto così complicato a partire dalla più banale delle autorizzazioni non è un caso”.
Un debito di 12 miliardi, le municipalizzate in ginocchio, le strade dissestate: come si guarisce questa città ?
“Cambiando medico. Chi ha costruito il proprio consenso su questo sistema non lo cambierà mai. Digitalizzazione, poche regole uguali per tutti. Cambiare modello di governo delegando funzioni ai cittadini partendo dai quartieri. I romani amano il proprio quartiere. È quella l’ultima fiammella etica da cui ripartirà la rinascita della capitale”.
Quando si parla di Marchini si ricorda spesso lo slogan “calce e martello” che si porta dietro suo nonno che fu partigiano e comunista: cos’è rimasto in lei di quella tradizione familiare?
“Sono fiero della passione politica con la quale i miei antenati hanno cercato di coniugare ideali e fare impresa. L’ossessione di dare lavoro. Libertà dai bisogni, amore per la Repubblica e il coraggio di metterci sempre la faccia in ciò in cui si crede sono le radici che segnano il mio dna”.
E in nome di quella tradizione, perchè un elettore di sinistra o di centrosinistra dovrebbe votare per lei?
“Perchè coloro che hanno governato questa città li hanno traditi. Oggi a Roma serve discontinuità . Una rivoluzione che lasci cambiamenti da contrapporre allo tsunami grillino che lascerebbe macerie”.
Anche lei, come i 5 Stelle, sostiene che destra e sinistra sono morte. In sostanza, qual è la sua identità politica, quella del suo movimento?
“Ci definiamo estremisti del buon senso e assertori di libertà . Le quattro libertà impresse nelle Am-lire, la valuta che gli americani introdussero durante la Liberazione: libertà di parola, di religione, dal bisogno e dalla paura”.
Mauro Favale
(da “la Repubblica”)
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Aprile 25th, 2016 Riccardo Fucile
“IL LEADER DELLA LEGA E’ UN MEGALOMANE CHE VUOLE SOLO FUCILARE ALLA SCHIENA BERLUSCONI PER PRENDERE IL SUO POSTO”…”DI ROMA NON GLIENE FREGA NULLA, NEL SUO CINISMO MANDA AL MASSACRO LA MELONI CHE E’ INADEGUATA A FARE IL SINDACO DELLA CAPITALE”
Nella vita di tutti arriva sempre il momento di mostrare di quale pasta sei fatto. 
Per i partiti politici, l’ora della verità scocca nelle campagne elettorali. Lì emergono tutte le rughe, i vizi, le vigliaccate, persino la stupida ferocia tenuta nascosta.
In fondo anche questo è uno dei vantaggi della democrazia. Quello di far vedere a occhio nudo il bello e il brutto dei segreti che copre.
Il 5 giugno si voterà per decidere chi dovrà governare alcune grandi città , prima fra tutte Roma.
Ma cosa accade nella Capitale che il Califfato nero si propone di conquistare? Succede che qualcuno dei partiti in gara ha deciso di cogliere l’occasione per anticipare l’arrivo delle milizie islamiste. E fargli trovare già fatto il lavoro.
Dove stanno questi partiti? Soprattutto nel territorio del centrodestra, l’area più sfasciata della politica italiana.
Un tempo aveva un sovrano assoluto, Silvio Berlusconi. È stato il Cavaliere, tra il 1993 e il 1994, nel pieno della crisi di Tangentopoli, a portare i moderati a Palazzo Chigi. E farceli restare per un ventennio, sia pure alternandosi con i due governi ulivisti di Romano Prodi.
L’arma vincente si chiamò Forza Italia. All’inizio una fortezza inespugnabile, poi via via sempre più fragile. Oggi il partito del Cav esiste ancora, ma è soltanto il fantasma di se stesso. Era riuscito a superare una quantità di prove, dimostrando una capacità di resistenza che pochi gli accreditavano.
Per comprendere davvero quel che succede attorno alla lotta elettorale per la conquista di Roma, bisogna tener presente una verità che di solito viene taciuta.
A Salvini non importa nulla di far sventolare la propria bandiera sul Campidoglio. Della Capitale non potrebbe fregargliene di meno. Anzi da perfetto leghista la vorrebbe gettata nel guardaroba dei cani, vale a dire nella spazzatura.
Il suo obiettivo è un altro: fucilare Berlusconi alla schiena e prendere il suo posto alla testa di un nuovo centrodestra italiano, nemico dell’Europa e dell’euro, indipendentista, poi separatista.
Temo che la signora Giorgia Meloni e i suoi Fratelli d’Italia non siano del tutto consapevoli della strategia di Salvini. Me ne sono reso conto venerdì sera, quando Enrico Mentana, in una puntata avvincente del suo Bersaglio mobile su La7, ha interrogato la signora, candidata a fare il sindaco della Capitale. E’ emerso chiaramente che non è assolutamente in grado di dedicarsi all’impresa di rifondare Roma.
A contare su quel versante è soltanto Salvini. Quel che pensi di Berlusconi, il capo della Lega lo ha spiegato a Salvatore Dama.
Lui ritiene il Cavaliere un vecchio rimbambito, «che ha perso la bussola». E immagina un centrodestra guidata da se stesso. Il leader dei leghisti non mette limiti alle proprie ambizioni. È un cinico pronto a tutto. Anche a mandare al massacro la signora Meloni. Una brava quarantenne urlatrice, ma destinata alla sconfitta.
Salvini sa bene che la signora Meloni non sarà mai il sindaco di Roma. Ma neppure questo gli interessa. Sembra in preda a un attacco di megalomania.
È in questo scenario da Cena delle Beffe che va inserito quanto sta accadendo a Bertolaso.
Tutti conosciamo i meriti di chi ha rifondato e guidato la Protezione civile italiana. Sappiamo pure delle inchieste giudiziarie che lo affliggono.
Tutto si può dire di Bertolaso, tranne che non abbia le qualità giuste per diventare il sindaco di Roma.E tuttavia lui non riuscirà mai a farcela. Ha troppi avversari e altrettanti alleati dei quali fa bene a non fidarsi. Ma vogliamo rendergli l’onore delle armi. E dire almeno una parola in sua difesa.
Sapendo che diventerà l’uomo nero da abbattere.
Non da Roberto Giachetti, il candidato del Partito democratico, forse destinato a vincere. E nemmeno dalla leggiadra avvocata Virginia Raggi. La candidata dei Cinque Stelle, che alle domande di Mentana ha risposto con la diligenza della brava studentessa che sa tutto dei sette re di Roma, ma poco delle buche, delle fogne, dei rifiuti e dei topi che stanno distruggendo la Capitale.
Posso concludere confessando che m’importa poco di chi conquisterà il Campidoglio? Al tempo della Prima Repubblica, un leader politico del calibro di Giuseppe Saragat, forse sulla scia di un motto pronunciato da un gigante come Charles De Gaulle a proposito dei francesi, disse: «Governare gli italiani non è difficile: è inutile».
Roma non cambierà mai. Insieme a tanta gente onesta, volonterosa e pronta a sacrificarsi per questa città , ospita un numero terribile di barbari nati lì.
Sono anche loro romani, ma non hanno rispetto per il territorio che li ospita.
Se fossi al posto di Bertolaso, ritornerei a fare il medico in Africa.
Se fossi al posto di Alfio Marchini, il candidato civico che vorrei vincesse, prima di affrontare una campagna elettorale all’ultimo sangue ci penserei cento volte.
E andrei a fare il giro del mondo in bicicletta.
Gianpaolo Pansa
(da “Libero”)
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Aprile 25th, 2016 Riccardo Fucile
GASPARRI: “IL CENTRODESTRA COLPITO DAL VIRUS DI FRANTUMAZIONE”
Ma come ha fatto il Pdl, che era come un orologio svizzero, a ridursi con un centrodestra che, a Roma, si ritrova con quattro candidati quattro che si sgomitano tra di loro per la poltrona di primo cittadino?
È fatalista disciplinato, ma anche desideroso di chiarimenti e cambi di rotta, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri che dell’orologio svizzero Pdl fu presidente a Palazzo Madama.
«Il centrodestra è stato colto da una sorta di malattia, di virus, come accadde nel ’98-’99 alla sinistra, quando quelli che avevano vinto le elezioni si frantumarono. Evidentemente ci sono delle ondate cicliche di questo fenomeno».
E la questione romana del centrodestra fa parte di questo genere di cose, «sono stati fatti molti errori – prosegue Gasparri – la colpa non è di una sola persona. C’è da dire che la Meloni ha cambiato cinque posizioni, ha detto no a Marchini, no a se stessa, quando le abbiamo chiesto di candidarsi. Poi ha tirato fuori la Dalla Chiesa che è stata fischiata anche dai suoi, al Pincio. Poi ha detto che andava bene Bertolaso, poi ci ha chiesto di anticipare le consultazioni e la sera che ne è uscito vincitore Bertolaso si è candidata lei. Io mi domando – prosegue Gasparri – chi comprerebbe un’auto usata da Giorgia? Io no».
Ma anche sull’altro versante del centrodestra le cose non sono state chiare: «Abbiamo pensato a Marchini, poi ci siamo decisi per Bertolaso – aggiunge Gasparri – Certo è una campagna elettorale non facile, con quattro candidati: è la sindrome della frantumazione, si dovrebbe riavvolgere il nastro ripensando a Fini, a Napolitano, a Monti. Ora, però, dobbiamo fare una campagna elettorale per Bertolaso, disciplinati, certo poi una riflessione il centrodestra, tutto, la dovrà fare, compreso Salvini. Per vincere alle politiche serve il cinquanta più uno».
(da “il Tempo”)
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Aprile 24th, 2016 Riccardo Fucile
SABATO ORE 17: 11 IMBECILLI FANNO PIPI “SFIDANDO” I TURISTI AFFACCIATI DA PONTE UMBERTO, NESSUN VIGILE IN ZONA..E C’E’ CHI APPLAUDE: POI SI LAMENTANO DEL DEGRADO
Nella saga infinita della Roma cafona – quella del piscina party dietro Campo de’ Fiori, dell’elicottero carico di petali rossi da lanciare ai funerali del boss Casamonica, dell’ubriaco di piazza Trilussa disteso su un tappeto di bottiglie di birra o dell’albero di Natale a forma di cono gelato capovolto, smantellato a furor di popolo nel 2011 – questa è un’altra esclusiva, da far vergognare qualcuno.
Sabato 23 aprile, ore 17, banchina del Tevere all’altezza di Castel Sant’Angelo: la scena, per così dire, è figlia di un’urgenza fisiologica.
Ma deve esserci stato anche il gusto di un calcolato sberleffo verso la città eterna nel «blitz» dei nostri eroi, forse reduci da una bevuta di gruppo in un pub.
Fatto è che, a quell’ora, in pieno giorno, visibili da molte centinaia di turisti affacciati da ponte Umberto e dai lungotevere, 11 giovanotti si sono messi a fare pipì.
Il segnale
Tutti insieme. Dopo un segnale convenuto. Pronti, via! Giù la lampo e – nella sconfortante assenza di vigili urbani pronti a intervenire, anche a posteriori, con una salutare contravvenzione – l’immagine dell’Urbe ne è uscita deturpata, umiliata, massacrata.
Non è una novità : uno scatto, una figuraccia planetaria. Come nel caso della foto scattata dal collega Maurizio Caprara allo sbronzo addormentato sulla scalinata di Trastevere che una decina d’anni fa, per l’appunto, finì sulla prima pagina del NYT.
A documentare l’ennesima caduta di stile, stavolta, non è stato un giornalista ma un comune cittadino, un civis romanus indignato per l’andazzo, Carlo Scodanibbio, lettore di giornali perennemente in allerta (per il bene di tutti) contro il degrado, le doppie soste, l’assedio degli ambulanti, le puzze delle cucine dei ristoranti e quant’altro rende spiacevole e talvolta orrenda la vita in una meravigliosa città . «Nessuno dica che non ho visto nulla! – tuona il cittadino censore, appellandosi al Campidoglio – Ormai siamo una latrina a cielo aperto»
Messaggio forte e chiaro. Pervenuto anche lassù, tra la gente affacciata ai parapetti. In tanti gridavano, sfottevano, applaudivano, mentre la «squadra» degli 11 incontinenti si liberava e, con aria di sfida, guardava verso l’alto.
Cori e schiamazzi, nella Roma della grande bruttezza.
Evviva.
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 24th, 2016 Riccardo Fucile
“LE SONO VICINA PER AMICIZIA MA NON LA PENSO COME LEI: NON SI PUO’ FARE IL SINDACO DI ROMA SENZA RAPPRESENTARE ANCHE LE MINORANZE”
«La cosa mi ha colpito molto. Ci sono rimasta male perchè mi aspettavo una platea più tollerante. Ero andata non in appoggio della candidatura di Giorgia, quanto per amicizia, per affetto nei suoi confronti. Lei stessa lo sa che io non la penso proprio come lei…».
È scossa Rita Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto, volto noto della tv con simpatie trasversali ma con un occhio di riguardo «per tanti temi della sinistra» e, per qualche ora, candidata indicata da FdI per Roma.
Invitata alla terrazza del Pincio per la kemesse di presentazione della candidatura di Giorgia Meloni, ha avuto un vivace scambio di opinioni con parte del pubblico sui diritti degli omosessuali.
La cosa, a distanza di giorni, la turba ancora. Tanto da metterla in seria difficoltà su chi sostenere nella corsa al Campidoglio.
Dalla Chiesa, completi il discorso che aveva iniziato dal palco a questo punto.
«Sono salita sul palco per salutarla e dire che la stimo pur non avendo le stesse idee sui diritti gay sui quali vorrei fosse più attenta. Lì è successo il finimondo…»
Era il caso di dirlo in quell’occasione?
«Non si può fare il sindaco di Roma senza assistere tutte le comunità e le minoranze. È questo che volevo dire, ma c’è un’intolleranza e un pregiudizio che fanno male. Sono certa però che non c’era il popolo della destra in quella piazza, ma tanti facinorosi. La mia paura è il ritorno al passato.”
Che cosa, invece, la unisce alla Meloni?
«Non parlo da politico: se avessi voluto avrei accettato di candidarmi e invece mi sono sfilata perchè non mi sento in grado. Con lei condivido una cosa molto importante: nel mio dna ho i carabinieri, le forze dell’ordine. Meloni si è sempre impegnata su questo fronte. Mi auguro che mantenga questa attenzione”
A proposito, le piacciono gli altri candidati?
«Della Raggi non ho un’opinione precisa, l’ho sentita qualche volta ma, per il momento, non la trovo strutturata per poter fare il sindaco. Di Giachetti mi è piaciuto il gesto di andare da Rosy Bindi con l’elenco dei candidati: ha dimostrato grande rispetto per l’antimafia».
Quali sono le emergenze di Roma?
«Viabilità , traffico e dare le case a chi ne ha bisogno. Mi fa rabbia pensare che c’è chi paga 100 euro sui Fori imperiali. E poi non voglio più vedere mendicanti dormire per strada, bisogna accoglierli in strutture dignitose. Occorre più coscienza del disagio sociale e meno personalismi».
Rimane un dubbio. Meloni avrebbe votato per lei. Lei voterà invece Meloni?
«Mi dia del tempo per pensarci…».
Davvero?
«Devo capire bene, al di là dell’affetto che ho per lei. Al di là delle emergenze di cui ha parlato, che sono le stesse che denunciano Giachetti, Marchini e Bertolaso, perchè tutti hanno capito che Roma ha bisogno di essere presa per le briglie… Ma dopo quello che è successo al Pincio non so cosa risponderle. Del resto non ho mai detto che avrei votato per Giorgia Meloni. Non sono andata lì per supportarla dal punto di vista politico, ma per amicizia…».
Antonio Rapisarda
(da “il Tempo”)
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Aprile 23rd, 2016 Riccardo Fucile
SE BERLUSCONI APPOGGERA’ MARCHINI SARA’ IL VERO VINCITORE PERCHE’ PORTERA’ ANCHE PARISI E LETTIERI AL BALLOTTAGGIO
Facciamo un gioco, fingiamo di essere al 6 giugno. 
Al ballottaggio avremo Sala contro Parisi a Milano e De Magistris contro Lettieri a Napoli.
A Roma, invece, ci saranno la Raggi e Giachetti. A quel punto, il vincitore della partita nel centrodestra sarà Berlusconi, che dirà : «Vedete? I miei candidati arrivano al ballottaggio, mentre Giorgia Meloni non ce l’ha fatta».
Insistere su Bertolaso, quindi, rilancia il ruolo di Berlusconi come decisore nel centrodestra, la scelta della Meloni su se stessa è invece perdente.
La mia impressione è che lei voglia soltanto arrivare prima tra i quattro del centrodestra e Berlusconi avrebbe un solo modo per rovinarle l’obiettivo: appoggiare Marchini. Lo farà ? Il Berlusconi che conoscevo io l’avrebbe fatto. Ora non saprei, sono passati anni.
Veniamo alle singole campagne elettorali.
Mi sarei aspettato meglio da Giorgia Meloni, quei manifesti ritoccati la espongono allo scherno. È tanto brava in tv quanto poco impattante sulle cose che sta facendo. Bertolaso si sta dimostrando totalmente inadeguato. Marchini è come un ghepardo che aspetta di agguantare la preda al momento giusto.
Quanto a Virginia Raggi, a parte qualche sbavatura non sta facendo nulla di sbagliato, che la possa danneggiare.
Giachetti del Pd è l’uomo da tenere d’occhio. Partito piuttosto male, ora sta mostrando grinta e personalità .
(da “il Tempo”)
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Aprile 23rd, 2016 Riccardo Fucile
LA DESTRA DIVISA PERDE… MARCHINI AL BALLOTTAGGIO MOLTO COMPETITIVO
Giorgia Meloni è competitiva, però con quattro candidati del centrodestra, al ballottaggio passa sicuramente Giachetti.
Sul fronte Forza Italia, Bertolaso sembra non far presa sulla gente, anche se ciò non è interamente imputabile a lui. Bisogna tener conto che Forza Italia sul territorio non funziona, e questa è una costante; ogni volta che il partito di Berlusconi si presenta sul territorio, va peggio rispetto al dato nazionale.
Qualora Berlusconi scegliesse tra Marchini e Giorgia Meloni, si verificherebbe un paradosso.
Al primo turno, avrebbe più spinta la Meloni, mentre al ballottaggio sarebbe più competitivo Marchini perchè è più trasversale.
Riguardo agli altri candidati, Virginia Raggi beneficia del fatto che il Movimento Cinque Stelle ha una spinta forte, direi monolitica: la città è ferita, la gente se ne rende conto ed agirà di conseguenza. Per questo dico che la lista che M5S andrà a comporre non influenzerà più di tanto il consenso.
Roberto Giachetti, invece, paga la debolezza del Pd. La vicenda Marino, le liti interne, le frammentazioni e i pasticci. Credo che subiranno dei flussi di voti verso due direzioni: i Cinque Stelle da un lato, e dall’altro Fassina, che si dà da fare ed è una persona seria.
(da “il Tempo”)
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