Marzo 6th, 2016 Riccardo Fucile
“SE DIVENTO SINDACO, O LIBERANO I MARO’ O CHIUDO I RISTORANTI E I NEGOZI INDIANI”… QUALCUNO LO AVVISI CHE SE HANNO REGOLARE LICENZA HANNO GLI STESSI DIRITTI DEGLI ALTRI: MENO BALLE
Dobbiamo riconoscere che tra i vari candidati romani del centrodestra (o presunto tale), se gli altri riescono a essere solo umoristi involontari, lui è un discreto battutista “ufficiale”, pronto e reattivo.
Che poi faccia o meno ridere, dipende ovviamente dal giudizio soggettivo dell’ascoltatore.
Francesco Storace oggi ha aperto ufficialmente la sua corsa al Campidoglio puntando l’attenzione su tre slogan: «Roma invasa tornerà italiana», «Roma impaurita tornerà sicura», «Roma sporcata tornerà pulita».
Ormai tra i vari partiti pare una rincorsa a chi si impossessa prima degli autospurgo. Storace, fautore a suo tempo della doppia tessera, in questo potrebbe essere avvantaggiato, magari riesce ad impossarsene di più d’uno.
Qualora si fosse riferito anche alla decadenza etica e politica della politica romana, magari avrebbe potuto dare un’occhiata anche a certi suoi sostenitori, non proprio immuni da procedimenti giudiziari, come peraltro il suo contendente Bertolaso (che in questo caso lui stesso menziona).
Veniamo alla proposte concrete.
Che la sicurezza si ottenga attraverso “l’aumento dell’illuminazione pubblica” è quanto meno opinabile, “il coordinamento tra le forze dell’ordine” è poi competenza del prefetto e non del sindaco, che “il comandante dei vigili deve appartenere al Corpo e non venire da fuori” non crediamo sia la soluzione automatica della efficienza del Corpo stesso, ma giusto uno slogan per ingraziarsi qualcuno.
Ma Storace ha dato il massimo quando ha detto: “Prometto che, se sarò sindaco, convocherò in Campidoglio l’ambasciatore dell’India per dirgli che se i marò non tornano in Italia chiuderemo tutti i ristoranti e i negozi indiani di Roma“.
Peccato che nessuno tra il pubblico gli abbia ricordato che chi è in regola con la licenza e paga le tasse ha gli stessi diritti degli altri e non puoi certo farlo chiudere se non beccandoti una denuncia.
E’ una regola di tutte le democrazie civili.
Ma forse era una delle sue solite barzellette: frequentare da troppi anni Palazzo Grazioli determina inevitabilmente una propensione ad ascoltarle.
E a raccontarle.
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 6th, 2016 Riccardo Fucile
SABATO 12 L’ELETTORE DI AREA POTRA’ VOTARE BERTOLASO GIULIO O GIULIO BERTOLASO… MATTEO E GIORGIA REGGERANNO IL MOCCOLO
La risposta alle primarie del Pd a Roma? L’anticipo delle ‘gazebarie’. 
Silvio Berlusconi ha deciso di accelerare.
Ha dato il via libera a non perdere tempo, a consultare subito il popolo della Capitale per lanciare Bertolaso nella corsa per il Campidoglio. Era una richiesta avanzata anche da Fdi.
In realtà alcuni big azzurri ancora hanno qualche perplessità sulla convenienza nel restringere i tempi ma la consultazione popolare si dovrebbe comunque tenere, apprende l’Agi, nel prossimo week end.
“Prima si fa e meglio è”, dice Maurizio Gasparri. Avverrà sabato prossimo quindi la ratifica della discesa in campo dell’ex Capo della protezione civile.
Berlusconi, si sa, è stato sempre ostile alle primarie, anche quelle dem che si stanno tenendo a Roma e nelle altre città d’Italia le considera una farsa.
A scegliere un amministratore di una città devono essere i leader, occorre un sindaco all’altezza che venga sottoposto poi al giudizio degli elettori, la linea del presidente azzurro.
E dunque FI si sta mobilitando per organizzare le ‘urne elettorali’ a Roma e capire quali sono le esigenze dei cittadini.
Gli azzurri con la mossa su Bertolaso intendono anche rivitalizzare il partito e “rilanciare la rivoluzione realizzata da Berlusconi”, come spiega il senatore Francesco Giro, “dovremo cogliere questa occasione”.
Ma il Carroccio è molto critico sulla eventualità che il referendum su Bertolaso diventi una sorta di consultazione sullo stesso Berlusconi.
Ma l’operazione è chiara: come Salvini ha gestito le primarie tarocco della Lega, questa volta i gazebo saranno in mano a Forza Italia, le sorprese sono escluse.
Tra gli azzurri c’è la convinzione che i dati dei sondaggi su Bertolaso siano in salita, quindi ci si prepara a dire che hanno votato 30.000 romani e che il gradimento di Bertolaso raggiiungerà almeno il 70%.
A Salvini e alla Meloni non resterà che reggere il moccolo.
(da agenzie)
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 5th, 2016 Riccardo Fucile
I GIOVANI DI AZZURRA LIBERTA’ IN PRIMA FILA DA MARCHINI.. IN PLATEA ANCHE MICHELE PLACIDO E MANUELA DI CENTA
Le prime tre file sulla destra sono occupate da 50 ragazzi in gilet, giacca e cravatta. Sono i giovani di
Azzurra Libertà , il movimento di Forza Italia nato per sostenere Silvio Berlusconi.
La convention però non è quella in favore di Guido Bertolaso bensì la manifestazione per lanciare la campagna elettorale di Alfio Marchini, che per la seconda volta prova a diventare primo cittadino della Capitale.
“Sono candidato nella lista di Marchini nel quinto municipio di Roma e sono di Azzurra libertà “, dice Niccolo Maggisano, poco più di vent’anni.
Per lui nessuna contraddizione in termini. “La scissione del movimento giovanile da Forza Italia è stata ufficializzata una decina di giorni fa con una nota dei fratelli Zappacosta – spiega Maggisano senza tentennare neanche un istante – e adesso sosteniamo Marchini perchè è l’unica persona che ci ispira fiducia”.
È anche questo il “popolo di Alfio”. È un popolo trasversale.
Il più giovane ha vent’anni ed è di destra e la più anziana supera gli ottanta e giura che a destra non ha mai votato.
Spiccano i fittiani, capitanati da Luciano Ciocchetti e dalla senatrice Anna Cinzia Bonfrisco, e ci sono tanti esponenti di Ncd come Andrea Augello e Roberta Angelilli. Presente anche Gaetano Quagliariello.
Nel mezzo di questo spaccato politico-romano, in prima fila c’è Michele Placido: “Intendiamoci – dice l’attore – sono venuto qui a vedere Marchini e per capire a chi indirizzare il mio voto e credo che lo darò a lui. Io ho sempre votato a sinistra, ho anche aiutato la Giunta Veltroni, ma negli ultimi anni sono rimasto deluso. Da destra a sinistra sono tutti coinvolti in Mafia Capitale e questo Pd non mi piace affatto. Le primarie di domani? Finte come quelle del centrodestra”.
In platea c’è anche la campionessa di sci di fondo Manuela Di Centa, adesso dirigente sportiva, con un passato da deputata di Forza Italia nelle ultime due legislature. “Sono questi i campioni che ci piacciono”, dice Marchini salutando lei e il maestro Michele Placido. Sul palco sale anche Ugo Marchetti, generale della Guardia di Finanza, oggi magistrato della Corte dei Conti: “Daremo a questa città – dice – la dimensione che merita”. Ci sono anche due costruttori molto importanti a Roma, i fratelli Pierluigi e Claudio Toti.
In sala ci sono più di 2000 persone, o “grandi cuori”, come li chiama Alessandro Adornato, ex consigliere capitolino della lista Marchini che ha avuto il compito di illustrare parte del programma: cento cose concrete da fare subito divise in dieci punti. Un esempio? “Chiudere i campi rom non autorizzati e far pagare il biglietto sull’autobus facendo entrare i passeggeri solo dal lato destro del mezzo dove c’è il conducente. La città deve tornare ad essere pulita, funzionale e sostenibile. Roma diventerà di nuovo un centro economico per il Paese”, assicura prima di passare la parola a Marchini, il quale esordisce dicendo: “Non sono un one man show. Non si danno pace perchè noi siamo ancora qua. Il mio progetto di vita è amare Roma. Questi partiti da destra a sinistra hanno tradito il popolo, le periferie. È da qui che bisogna partire”. Gli attacchi vengono riservati in particolare a Guido Bertolaso: “Fa tenerezza, si fa fare la garetta da papà Silvio. Venga in mezzo alla gente a confrontarsi, al posto di fare le primarie contro se stesso e perdere comunque”.
Nemico però è anche il Movimento 5 Stelle: “Sono in una riunione di condominio permanente”.
L’obiettivo è – spiega chi è in contatto costante con Marchini per organizzare la campagna elettorale – intercettare il voto di protesta. I sondaggi che circolano nel quartier generale danno il candidato sindaco anche tra il 12-14% ma nessuno vuole sbilanciarsi più di tanto e tutti si chiudono in un “ancora è presto, tre mesi sono lunghi e non sappiamo ancora chi saranno i nostri competitor. Comunque siamo in crescita”. Di certo, fa notare più di qualcuno in sala, tra cui Ciocchetti, “le divisioni del centrodestra non aiutano”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 5th, 2016 Riccardo Fucile
OGGI MARCHINI APRE LA CAMPAGNA ELETTORALE ALL’AUDITORIUM, DOMANI TOCCA A STORACE AL QUIRINO, LA PIVETTI SCALPITA
Nel magmatico centrodestra prosegue, ai piani alti, uno stallo che alla base sfugge. Ognuno ha una ragion di partito che, secondo i propri calcoli spesso cervellotici, ha la priorità e c’è la sensazione che Roma sia un altare su cui sacrificare una battaglia per vincere la futura e più importante guerra.
Le elezioni amministrative hanno storicamente un elettorato fluido, disposto anche a «tradire» il proprio partito in nome della ragion di città .
Se si candidasse un taumaturgo, i cittadini romani lo voterebbero a prescindere dal colore politico e dall’appartenenza.
Non essendoci taumaturghi in vista nessuno ha il nome adatto a fare la tanto sospirata ed invocata sintesi.
Berlusconi e Meloni continuano a blindare Guido Bertolaso, Matteo Salvini a disarcionarlo sognando sempre l’alleanza con Marchini. Fratelli d’Italia, invece, continua a porre il veto sul suo nome con un’ostinazione che sembra più personale che politica.
L’ingegnere, si sa, non ama molto la liturgia dei partiti, figurarsi le beghe e oggi aprirà ufficialmente la sua campagna elettorale all’Auditorium di via della Conciliazione. Con lui la sua lista civica, che tre anni fa ottenne un risultato onorevole e il Nuovo Centrodestra.
È quello che potrebbe pescare preferenze in tutti gli schieramenti, strizza l’occhio a destra assumendo una posizione decisa sui campi nomadi ma proviene da sinistra e ha anche un bel profilo civico, che in questa tornata sembra essere una panacea.
In rampa di lancio anche Francesco Storace con la sua Destra. 
L’ex governatore è un animale da campagna elettorale, naviga tra polemiche, dichiarazioni al vetriolo e botta e risposta come Rambo nella giungla vietnamita. Come Totti non vuole staccarsi dal campo e questa candidatura lo sta quasi ringiovanendo dandogli nuova linfa.
Non solo non pensa minimamente a ritirarsi: «Questa partita la faccio per vincere. Se si alza l’affluenza e quindi sballano i sondaggi, io vinco le elezioni. Perchè è un voto partecipato».
Anche lui è pronto a partire ufficialmente domani al teatro Quirino, dove presenterà il programma elettorale e i comitati che lo sosterranno nella corsa al Campidoglio.
Galvanizzata dalla medaglia d’argento alle consultazioni salviniane, ci ha preso gusto anche Irene Pivetti.
Da tempo non ha più il broncio di quando sedeva sullo scranno più alto della Camera dei Deputati come il presidente più giovane della storia. Alcuni amori non si sopiscono mai; nonostante anni di lontananza con il Carroccio c’è ancora molto feeling e al segretario non dispiacerebbe «portarla».
Lei non è ancora arrivata al punto di organizzare un’apertura di campagna elettorale ma le idee le ha chiare: «Sarebbe bello se il prossimo sindaco fosse donna. Ruspe nei campi rom? Il problema va risolto, sono d’accordo col principio ma non col metodo».
Manuel Fondato
(da “Il Tempo”)
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 5th, 2016 Riccardo Fucile
L’EROE PADANO, TAGLIATO DAI PROGRAMMI MEDIASET, AVEVA ACCETTATO LA VERGOGNOSA RITIRATA, LA MELONI ERA D’ACCORDO… POI SILVIO DECIDE IN SERATA CHE NON SONO NECESSARIE NEANCHE COSI’… ORA SALVINI RESTA COL CERINO IN MANO: FARSI CONTARE O RITIRARE LA LISTA COME ABBIAMO SEMPRE SOSTENUTO
L’ennesimo attacco di convulsioni del centrodestra su Roma (e non solo) si manifesta quando, attorno alle 20, Silvio Berlusconi ha appena finito di parlare all’Ergife.
A modo suo: “Le primarie non si faranno. Sarà il sindaco di Roma”.
Il tutto ovviamente condito dai classici di uno stanco repertorio: dalla promessa che attuerà un programma law and order di Giuliani a New York alla solita autocelebrazione sull’Aquila: “Io e Guido a L’Aquila veniamo portati in giro come la Madonna e il Bambin Gesù”.
Peccato che ormai i giornali locali siano pieni di foto di balconi che cadono e di case fatiscenti (quelle appunto di Berlusconi-Bertolaso) a soli 7 anni dal sisma.
A un certo punto l’ex premier annuncia 100 gazebo — il 19 e 20 marzo – per aprire la campagna elettorale a Roma, dove “chiedere ai cittadini romani quali siano le cose le preoccupano di più e quali ritengono siano gli interventi più urgenti da fare nella città ”. E conclude: “Ho convinto Salvini”.
Pochi minuti dopo, le agenzie battono la risposta di Salvini: “Bertolaso non è il mio candidato a meno che non me lo impongano i cittadini ai gazebo”.
Una risposta pubblica preceduta, nel giro di telefonate coi suoi, da uno sfogo. Che suona così: Silvio ha detto l’opposto di quello su cui ci eravamo accordati; ma ci fa o ci è?
Per capire l’accordo, parolone che in questa storia è l’eccezione tra una convulsione e l’altra, occorre riavvolgere la pellicola del film alla mattina.
Quando i due si telefonano, dopo una lunga preparazione tra i pontieri. Va così. Berlusconi è intransigente su Bertolaso e sul no alle primarie, perchè rappresentano un precedente. E Salvini cede.
Però, per come si sono messe le cose, ha bisogno di un modo per tornare indietro senza che sembri una sconfessione. Rinuncia a primarie vere, ma almeno chiede consultazioni finte.
Alla fine l’accordo suona così: “Salvini dice sì a Bertolaso, ma Berlusconi accetta delle finte primarie. Dice cioè che ai gazebo i cittadini potranno dire sì o no a Bertolaso”.
Insomma, una scheda con “Bertolaso sì o Bertolaso no”, non primarie vere.
È un compromesso che, comunque, consente di andare avanti dando a Salvini la possibilità di dire che comunque si vota per poi sostenere (o far finta di sostenere) Bertolaso.
Un compromesso che Giorgia Meloni benedice, pure lei contattata a telefono: “Se serve una supercazzola per finirla con questo asilo, va bene. Basta che ci mettiamo a fare campagna elettorale”.
Il problema è che, alla fine, Berlusconi tira dritto. E non accenna alla possibilità di dire Bertolaso sì Bertolaso no. Il candidato non si vota.
E ripartono le convulsioni.
La verità — spiegano quelli attorno al Cavaliere — che qualcosa tra il vecchio leader e l’alleato si è rotto. Psicologicamente.
Uno che ha retto le rotture politiche con Fini, Alfano, da ultimo con Fitto, in nome della non contendibilità della leadership, considera Salvini una specie di ragazzetto rozzo, privo di educazione e logica, e per di più lo considera politicamente uno che pensa solo al suo orticello: prima Salvini chiese a Bertolaso di candidarsi, poi ha fatto le primarie, poi torna indietro.
E per Berlusconi un ragazzino così si educa con la forza: “Dite di cancellarlo da Mediaset, così vediamo” ha ordinato un paio di giorni fa.
E, in fondo, le maniere forti hanno sortito un certo effetto, perchè Salvini è passato dal “Bertolaso mai” al Bertolaso a certe condizioni.
Ora le certe condizioni sono saltate. E la convulsione continua.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 4th, 2016 Riccardo Fucile
SI PREPARA L’INCIUCIO, “IL TEMPO” LA SPONSORIZZA: “NESSUNO TOCCHI VIRGINIA , LA FAMIGLIA E’ STORICAMENTE DI DESTRA”… LA SANTANCHE’: “VOTEREI PER LEI”… CASALEGGIO LE FA DIRE QUALCOSA CONTRO I ROM E IL GIOCO E’ FATTO: IL POPOLO DISPERSO DELLA DESTRA ABBOCCA
“Niente fango su Virginia” è il titolo dell’editoriale di prima pagina di giovedì 25 febbraio. L’attacco,
come il titolo, è vibrante-indignato: “Nessuno tocchi Virginia Raggi. La brava e bella candidata di Beppe Grillo per il Campidoglio è oggetto di una violentissima aggressione politico-mediatica”.
No, non state leggendo il Fatto, notoriamente vicino al partito di Casaleggio, e neppure una qualche versione cartacea del Sacro Blog.
Lo sdegnato editoriale è apparso sul Tempo, il quotidiano storico della destra romana, ed è firmato dal direttore Gian Marco Chiocci.
Il “fango” di cui parla il Tempo è un fatto, noto negli ambienti cinquestelle romani, ma curiosamente omesso dal curriculum ufficiale della candidata: Virginia Raggi dopo la laurea in giurisprudenza ha svolto la pratica legale presso lo studio Previti, dal 2003 al 2006.
Dopodichè è passata a lavorare nello studio di Pieremilio Sammarco, fratello del difensore di Previti, Dell’Utri e Berlusconi, nonchè figlio del giudice che annullò il lodo Mondadori consegnando al Cavaliere le chiavi di Segrate.
Certo, aver lavorato per Previti è una medaglia agli occhi della redazione e dei lettori del Tempo, ma è sufficiente a suscitare tanto affetto, tanto trasporto?
Per fugare ogni dubbio, è sufficiente prendere in mano una copia del Tempo di lunedì 29 febbraio.
La prima pagina è pressochè interamente occupata da una foto della “brava e bella” Virginia, con un titolo a caratteri cubitali che lascia poco spazio alla fantasia: “Così cambierò la mia Roma”.
A nessun candidato del centrodestra — e sì che sono tanti, fra reali e virtuali — è finora stato offerto un palcoscenico così prestigioso e simpatizzante.
Con meritata soddisfazione, l’indomani il direttore Chiocci può così scrivere nel suo editoriale che “a destra c’è chi sta pensando di votare quella ragazza lì, la Raggi, la grillina acqua e sapone, avvocato di bella presenza, che dopo l’intervista al Tempo ogni talk politico ora vuole in studio per alzare finalmente lo share”.
Se non è un endorsement esplicito, ci manca davvero poco.
E sorge il dubbio che non si tratti soltanto di un caso o di una felice coincidenza. Guido Bertolaso è un candidato debole, per molti addirittura impopolare, imposto da Berlusconi ma sgradito a quasi tutte le anime della destra romana.
Mentre la Raggi, scelta mesi fa da Casaleggio spaccando a metà il M5s romano, appare come il possibile cavallo vincente per sbarrare al centrosinistra il ritorno in Campidoglio.
Lei, del resto, sembra perfetta per raccogliere i voti della destra.
Mentre il povero Bertolaso si è lasciato sfuggire che “i rom sono una categoria che è stata vessata e penalizzata”, la “brava e bella” Virginia ha detto senza mezzi termini che “non è accettabile che continuiamo a spendere 24 milioni l’anno per mantenere persone che possono lavorare”, e dunque “il superamento dei campi rom non è più rinviabile” — anche se poi, su questo come su ogni altro punto del programma, si è guardata bene dallo spiegare come, quando e con quali mezzi.
Se Paolo Liguori l’ha incensata per una puntata intera di Fatti e misfatti con l’aiuto dell’immancabile Chiocci — e certe cose non accadono mai per caso, soprattutto a Mediaset — sul fronte opposto, quello filogrillino del Fatto, l’imbarazzo è palpabile.
Il non-organo del non- partito finora della Raggi non si è mai occupato: nè un commento, nè un’intervista, neppure un accenno al programma, niente.
Una firma autorevole del giornale di Travaglio, Marco Lillo, ha preferito (o ha dovuto) scrivere sul suo blog online, anzichè sul quotidiano di carta, una dura requisitoria contro la candidata di Casaleggio: “Il punto è che Virginia Raggi, una 25enne che doveva farsi strada nell’Italia del berlusconismo imperante, una donna giovane ma non incapace di capire dove vive e come vanno le cose del mondo, in quel momento storico sceglie di accettare la proposta di fare pratica allo studio Previti. Erano gli anni in cui Berlusconi e i suoi attaccavano i giudici, inventavano il lodo Schifani, la legge Cirielli e altre schifezze simili. I giovani della sua età il giorno della condanna del 2003 contro Previti, come racconta l’Ansa, erano lì a suonare il clacson sotto le finestre dello studio del simbolo vivente dell’ingiustizia e dell’arroganza del potere. Lei invece in quello stesso studio andava a prendere gli ordini per fare i giri di cancelleria”.
Ieri il Fatto ha riportato una battuta sfuggita a Daniela Santanchè (“A Roma voterei la grillina Raggi”) nonchè la “convinzione comune, a detta dello stesso Previti, che ‘la famiglia Raggi sia storicamente di destra’, per non dire fascista”, ma curiosamente nè nel titolo nè nell’occhiello nè nel sommario del pezzo si cita la candidata del M5s.
La spregiudicatezza di Casaleggio è nota: offrire ad una destra lacerata e senza leadership riconosciute una ragazza “di bella presenza” cresciuta nella galassia Previti, infischiandosene degli effetti collaterali, è una mossa di indubbia abilità .
Qualcosa del genere sta accadendo a Torino (dove la candidata cinquestelle, Chiara Appendino, è una rassicurante bocconiana figlia, secondo l’Espresso, del “mondo della buona borghesia imprenditoriale torinese”).
Insomma, dal punto di vista del M5s la posta in gioco è chiara: per vincere, o almeno per competere con il Pd, bisogna rastrellare i voti della destra.
E la destra sta allegramente al gioco (qualcuno avrà i suoi interessi).
Fabrizio Rondolino
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 4th, 2016 Riccardo Fucile
SIAMO AL BURLESQUE: IL 20 MARZO GAZEBO DI FORZA ITALIA E FDI… PER LA LEGA SONO PRIMARIE, MA PER SILVIO SOLO “PUNTI DI ASCOLTO SUI PROBLEMI DELLA CAPITALE DA SEGNALARE A BERTOLASO”
Il centrodestra continua a non trovare una soluzione per il candidato alla poltrona di sindaco di Roma. Ormai è guerra totale. E Silvio Berlusconi e Matteo Salvini sono i principali contendenti. L’ultima puntata oggi.
Da domenica scorsa, giorno delle “primarie” promosse dalla Lega, il leader del Carroccio chiede a gran voce che il nome del papabile venga scelto con le primarie.
Il Cavaliere ha sempre rifiutato l’ipotesi e stasera, a sospresa, ha rilanciato: “Il 19 e il 20 marzo lanceremo una campagna in sostegno della candidatura di Guido Bertolaso a sindaco di Roma. Allestiremo dei gazebo e chiederemo quali sono le cose che più preoccupano i romani e i piccoli interventi da fare nei primi cento giorni della giunta. Ad esempio, interventi immediati sui giardini, perchè io soffro nel vedere l’incuria assoluta e totale per il verde. Cominceremo così una grande campagna elettorale. Ci metteremo subito al lavoro per ridare a Roma la bellezza, l’ordine e la dignità che si merita”.
Insomma non delle “primarie”, ma una semplice campagna di ascolto dei cittadini. Cosa ne pensa Salvini? Berlusconi non ha dubbi: “Con Matteo siamo d’accordo sulla candidatura di Bertolaso. L’ho sentito stamattina, va bene così. Tutto a posto, Guido è un candidato a vincere non a perdere”.
Bene, quindi è tutto sotto controllo. Neanche per sogno.
A stretto giro di posta arriva infatti la replica di Salvini: “Matteo Salvini e Noi con Salvini non hanno alcun candidato fino a quando non si esprimeranno i romani ai gazebo del 19 e del 20 marzo. Se sceglieranno Bertolaso bene, se no seguiremo altre vie. Bertolaso non è il mio candidato, a meno che non me lo impongano i cittadini ai gazebo”.
Parole che non fanno che aumentare la confusione.
L’impressione, infatti, è che il leader del Carroccio consideri quelli del 19-20 marzo delle “primarie del centrodestra”, ma il Cavaliere ha evidentemente nella testa altri pensieri.
La farsa continua.
(da “il Tempo” e agenzie)
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 3rd, 2016 Riccardo Fucile
LO DICIAMO DA TEMPO: SALVINI HA PAURA DI FARSI CONTARE A ROMA DOVE PRENDE PIU’ UOVA CHE VOTI
Mentre ogni giorno i media vanno dietro a un caratterista da avanspettacolo che, pur di acquisire titoli sui giornali, sarebbe disposto ad aprire persino l’impermeabile ai giardinetti, qualcuno si accorge della reale strategia della Lega a Roma.
Come sosteniamo da tempo, oggi anche “Libero” titola “Salvini, mossa estrema: si ritira?”.
Non è certo una novità , noi lo scriviamo da tempo, la strategia è in atto per una serie di ragioni.
In primo luogo a Salvini di Roma non frega nulla, il che è risaputo, basta conoscere l’ambiente.
In secondo luogo, se la Lega è in fase calante a livello nazionale ed ormai sotto la soglia del 14%, a Roma la situazione è tragica: una Lega spaccata in due, tra espulsioni e vendette, con personaggi riciclati e poco credibili, è data tra il 2% e il 3%.
In pratica non conta una mazza all’interno del centrodestra, dove Meloni e Marchini veleggiano oltre il 10% e persino Storace prenderebbe il doppio dei voti di Salvini.
Preso atto di questo, si capisce perchè Salvini abbia voluto “minare” la coalizione, cambiando parere ogni giorno.
Prima Bertolaso sì e poi no, prima “sentiamo i romani” con le primarie taroccate poi “facciamo altre primarie”, fino a “si presenti la Meloni” (che non ha alcun intenzione di intestarsi la sconfitta).
Scopo finale, far saltare il banco e poter fare l’offeso fino alla fatidica frase: “allora non ci presentiamo” (come se la cosa fregasse a qualcuno).
Così la lista non ci sarebbe e neanche la percentuale da prefisso telefonico.
Aggiungiamo: volete vedere che magari arriva un invito a votare Marchini, così si può rifugiare dietro la percentuale di Alfio e dire che il merito è suo?
In realtà la Lega ha due suoi candidati solo a Bologna e a Novara: non gli rimane che fare il tifo per la ex “zecca rossa” Borgonzoni, quella che ha frequentato i centri sociali per anni e che viene definita “la sindachessa della fattanza” (alla vostra deduzione capire il motivo).
Magari ve lo spiegherà “Libero” dopo la batosta elettorale del centrodestra a Bologna (dove Salvini si è ben guardato da reclamare le primarie, visto che il candidato era il suo).
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 3rd, 2016 Riccardo Fucile
E C’E’ CHI SPERA CHE LA MELONI SI FACCIA FREGARE E ACCETTI DI INTESTARSI LA SCONFITTA
“Questo Salvini è totalmente inaffidabile. Ma chi si crede di essere per comportarsi così? La verità è
che pensa solo ai voti della Lega a discapito degli alleati. Io tengo il punto su Bertolaso”.
Silvio Berlusconi è davvero una furia. Accecato dall’ira decide addirittura di rimandare l’intervento agli occhi programmato al San Raffaele, per intervenire alla kermesse romana organizzata da Tajani.
Ha appena letto le agenzie di stampa con l’ennesimo “no” di Salvini alla candidatura di Guido Bertolaso: “Adesso basta — sbotta coi suoi — io non mi faccio trattare così. Se non ragiona con le buone, proviamo con le cattive”.
La mossa successiva è far partire a Mediaset la richiesta di ridimensionarlo negli spazi televisivi.
Non proprio il “trattamento Fitto” il cui gruppo sulle reti del Biscione praticamente non esiste. Ma certo una ridimensionata sì.
Far ragionare Salvini, provando a evitare una clamorosa rottura. Questo l’obiettivo.
Al momento la candidatura di Bertolaso tiene, ma il vero punto fermo più che l’ex capo della Protezione Civile è il “no” di Berlusconi alle primarie.
Perchè dare il via libera alla consultazione nella capitale significa sancire un precedente nazionale. A supporto della tesi viene indicato il “modello Milano” dove il centrodestra ha trovato un candidato competitivo secondo i sondaggi senza le consultazioni.
Incontri, contatti. A metà pomeriggio il centrodestra pare una maionese impazzita: “Sono ore frenetiche. È ancora presto” taglia corto Gasparri.
Girano le più disparate ipotesi, compreso un ticket Bertolaso-Meloni. Nella war room del Cavaliere sussurrano: “Siamo allo stallo perfetto. Salvini sta forzando con l’obiettivo di fare le primarie per arrivare a Marchini. Per uscirne, due sono le strade. O andiamo divisi e ci massacrano oppure serve un nome che tiene assieme tutti”.
Tutto porta alla possibile candidatura della Meloni, nei panni di salvatrice della patria e come vittima sacrificale.
Vediamo se anche questa volta la Meloni cadrà nella trappola, intestandosi la sconfitta.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Roma | Commenta »