Marzo 3rd, 2016 Riccardo Fucile
SALVINI BOCCIA BERTOLASO E ORA VORREBBE CHE LA MELONI FACESSE QUELLO CHE LUI NON HA AVUTO IL CORAGGIO DI FARE: CANDIDARSI A SINDACO… BERLUSCONI TIRA DRITTO CON BERTOLASO
Il gioco dell’oca potrebbe durare ancora per giorni.
La partita per il candidato del centrodestra a sindaco di Roma torna ciclicamente alla casella del “via”.
Il punto è che – affatto casualmente – a tirare i dadi, che ogni volta rimettono tutto in discussione, è sempre e solo Matteo Salvini.
“Guido Bertolaso ad oggi non è il mio candidato” dice il leader della Lega al Corriere Tv. Nè l’ex capo della Protezione civile, dopo le sue parole sui rom, sembra capace di agevolare la sintonia con gli alleati, visto che decide di rivendicare una sua presunta vittoria ai banchetti leghisti, classificando i suoi voti come “veri” e bollando quelli altrui come “taroccati”.
Ma, soprattutto, il segretario del Carroccio rilancia la corsa per il Campidoglio del presidente di Fdi. “Se si facesse avanti Giorgia Meloni il problema non si porrebbe, il mio candidato sarebbe lei”, dice.
In apparenza una lusinga, di fatto una mela avvelenata.
Il segno di una rivalità che è probabilmente destinata a crescere e che su Roma ha semplicemente il suo primo banco di prova.
La rottura di quell’asse nero-verde nato in nome dell’offensiva dei giovani contro l’indissolubile leadership di Silvio Berlusconi.
Il segretario padano ha bisogno di avviare lo sfondamento al Sud per dare consistenza a una sua leadership nazionale. Ma, in fondo, nella Capitale ‘Noi con Salvini’ ha poco da perdere in termini di percentuale.
Per Fratelli d’Italia, invece, la storia è completamente diversa: fallire a Roma, la roccaforte, significa segare le gambe alle ambizioni del partito e della sua leader.
Per questo, appena 24 ore fa a Ballarò, Giorgia Meloni continuava a non escludere definitivamente una sua candidatura nonostante la gravidanza, seppur relegandola a “extrema ratio”.
Intanto, Salvini continua a prendere tempo e a chiedere quelle “primarie vere” che dopo la gazebata dell’ultimo fine settimana si sono trasformate nella foglia di fico per coprire il caos in cui ha cacciato la coalizione mettendo in discussione il candidato già designato insieme agli altri leader del centrodestra.
“In 20 giorni, da qui a Pasqua – spiega – il tempo c’è. Prendiamo il modello del Pd, ma le facciamo meglio”.
Di fatto, non più di un’ipotesi di scuola. Forza Italia, infatti, di consultazioni degli elettori non ne vuol sentire parlare: l’avversione di Silvio Berlusconi per uno strumento considerato “manipolabile” non è una novità .
Domani l’ex premier si sottoporrà ad un intervento all’occhio al San Raffaele e quindi venerdì non sarà presente (se non in spirito, cioè attraverso un video messaggio) alla kermesse organizzata da Antonio Tajani all’Ergife di Roma.
Un evento che si ripete ogni anno ma che, questa volta, dovrebbe trasformarsi di fatto in un’occasione per lanciare ufficialmente la candidatura di Bertolaso.
“Noi di Forza Italia – dice ad Huffpost il vice presidente del Parlamento europeo – non abbiamo nessun dubbio su questa candidatura. C’è un accordo firmato da tutti i leader del centrodestra e per noi è quello a far fede”.
Anche perchè, come ha confidato lo stesso Berlusconi a Salvini nella colazione ad Arcore di due giorni fa: “Ho pregato Bertolaso in ginocchio di candidarsi e ora non esiste che io gli chieda di farsi da parte”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 2nd, 2016 Riccardo Fucile
STILETTATA ANCHE PER STORACE E MARCHINI: “SI AGGIRAVANO BELLI E FELICI TRA I BANCHETTI, MA IO NON HO BISOGNO DI TRUPPE CAMMELLATE”
“’Salvinarie’ a Roma? Mi pare che, alla luce dei fatti, queste consultazioni ai gazebo le ho stravinte io.
I voti per me non erano taroccati, mentre sicuramente sono andate le truppe cammellate di altri candidati in diverse occasioni e su diversi tavoli. Quindi, mi sembra che la matematica mi dia assolutamente ragione”.
Così il candidato di centrodestra per il Campidoglio, Guido Bertolaso, commenta ai microfoni di Ecg Regione, su Radio Cusano Campus, le primarie informali volute da Matteo Salvini a Roma con l’allestimento di 41 gazebo in tutti i municipi.
“Ho visto le foto di Marchini e Storace” — continua — “che si aggiravano, belli, felici e contenti, in mezzo a quei banchetti. Evidentemente c’era proprio il desiderio di far vedere che qualcuno non era desiderato, mentre invece poi i numeri stanno lì a dire con chiarezza che anche chi si riconosce nella Lega qui a Roma sa colui che deve scegliere per far rinascere questa città ”.
E aggiunge: “Io sono uno abituato a risolvere i problemi. Mi pare che sia indiscutibile. Sto girando per tutta la città : mentre gli altri chiacchierano e criticano, io lavoro e cerco di capire come possiamo risolvere i drammatici problemi della nostra Capitale”. L’ex capo della Protezione Civile poi si sofferma sul leader della Lega: “A Salvini ho fatto sapere che sono disponibilissimo e lieto di incontrarlo, così, guardandoci nelle palle degli occhi, forse su qualche cosa potremmo chiarirci e lui si renderebbe conto della persona che gli starebbe davanti, invece di ascoltare consiglieri più o meno interessati a seminare zizzania. Come potrei escludere che gli stiano facendo il lavaggio del cervello contro di me? Non credo che queste persone siano quelli vicini a Salvini a Milano. Penso che qui a Roma” — prosegue — “lui si sia organizzato una truppa variopinta e multiforme che ha avuto esperienze anche in altre realtà politiche capitoline. E forse non sono le persone più adatte a dargli i consigli giusti”.
Infine, l’annuncio: “Sul mio sito pubblicherò un calendario sulle mie prossime visite nei quartieri di Roma. State tranquilli che io girerò per strada per strada, vicolo per vicolo, buca per buca, casa per casa”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 1st, 2016 Riccardo Fucile
NON PUO’ NEANCHE APPOGGIARE MARCHINI PERCHE’ LO SOSTIENE ANCHE L’NCD… E BERLUSCONI E MELONI NON MOLLANO BERTOLASO… NEL M5S IL RICORSO IN TRIBUNALE DEGLI ESPULSI POTREBBE INVALIDARE LA NOMINATION DELLA TEMUTA RAGGI
La Lega Nord potrebbe correre da sola appoggiando un candidato di bandiera o addirittura scegliere
di rinunciare alla lista a Roma.
La situazione è così incartata che ogni possibilità ormai è messa nel conto.
Oltretutto Silvio Berlusconi si dice molto preoccupato per l’appeal che la candidata grillina, Virginia Raggi, potrebbe avere presso gli elettori moderati.
“Se non usciamo da questa impasse – è lo sfogo del leader di Forza Italia – rischiamo l’anarchia e i nostri elettori si confondono e si arrabbiano. E in più alla Raggi hanno detto di fare una campagna moderata. In questo modo veniamo penalizzati”.
Ma il caos della Capitale coinvolge anche i 5Stelle che in queste ore vengono subissati di ricorsi da parte di chi è stato escluso dalla Comunarie, le primarie grilline.
In più la questione Previti, ovvero la vicenda del praticantato forense che a 25 anni la Raggi ha frequentato nello studio del sodale di Berlusconi, sta agitando il mondo vicino ai grillini.
Berlusconi vede comunque l’insidia pentastellata.
Così, a questo punto, mentre tutti si impuntano, si impunta anche lui. “Bertolaso è intoccabile. È lui il nostro candidato”. Ma anche Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia si è irrigidita. Fa il giro dei palinsesti, dal Tg1 a Ballarò, e nei corridoi della Camera attacca l’ex “amico” Salvini con il quale, ai tempi del patto del Nazareno sembrava avesse stretto un patto di ferro: “Primarie? La Lega lo avrebbe potuto dire per tempo e le avremmo fatte. Ma ormai è tardi. Noi siamo stati i primi e i soli a metterle sul tavolo”.
Dal canto suo Salvini fissa il timing. “Entro Pasqua possiamo fare le primarie anche in tutte le città se si vuole, si fanno per scegliere i migliori candidati sindaci e le migliori squadre per fare ripartire le città “. Ma niente da fare.
Lunedì mattina tra il leader di Forza Italia e quello della Lega Nord c’è stato un primo incontro andato a vuoto e probabilmente giovedì ce ne sarà un altro a Roma.
Se le posizioni restano queste, è difficile che il nuovo colloquio sia risolutivo.
Perciò, il leader della Lega Nord potrebbe proporre un candidato romano, di bandiera, da far correre a capo di una lista marchiata Carroccio, ma rischia un flop: i sondaggi che arrivano sul tavolo del quartier generale lumbard non sono certo favorevoli.
L’ipotesi di sostenere Alfio Marchini, senza un’ampia alleanza, viene spiegato in ambienti leghisti, potrebbe essere troppo contraddittoria, soprattutto perchè significherebbe allearsi con Ncd.
E un conto è farlo se c’è anche Forza Italia, un altro è allearsi da soli.
Salvini spera ancora in un ripensamento di Berlusconi e che alla fine si convinca a celebrare le primarie: “Si è fissato con Bertolaso, ma con lui ci schiantiamo tutti “.
Sul fronte del Pd, si attende il responso delle primarie che si terranno domenica e intanto giovedì pomeriggio andrà in scena l’ultimo confronto dei sei candidati, alla Sala Umberto.
Il problema è che la sfida ai gazebo non sta appassionando per il momento la città . Roberto Giachetti ha lanciato perciò un appello a Matteo Orfini per aprire i banchetti già sabato, in modo da incentivare l’affluenza.
I 5Stelle invece sono ormai in campagna elettorale ma devono risolvere la grana ricorsi perchè mesi di lavoro, per scegliere il candidato sindaco M5S e la squadra grillina per il Campidoglio, potrebbero andare in fumo.
Gli espulsi fatti fuori dalla corsa sono infatti sul piede di guerra e promettono battaglia.
Al punto – spiega l’AdnKronos – di rivolgersi a uno staff legale composto da sette avvocati per portare la vicenda in Tribunale e chiedere di annullare la ‘comunarie’ e ripartire dal via. Se il tribunale darà ragione ai ricorrenti, potrebbe essere invalidata la selezione appena svoltasi.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 1st, 2016 Riccardo Fucile
ANCHE SE LA LEGA DOVESSE RITORNARE SU BERTOLASO NON E’ CERTO IL 2-3% DI SALVINI CHE CAMBIERA’ L’ESITO DELLE COMUNALI… MARCHINI ANDRA’ PER CONTO SUO, COSI’ COME STORACE PER LA STRATEGIA ANTI-FDI
Le ultime vicende romane meritano un breve nota di approfondimento.
Le primarie tarocco della Lega hanno solo certificato la spaccatura all’interno del centrodestra nella Capitale.
Bertolaso è e resterà il candidato di Forza Italia e Fdi per due ragioni: la prima è che Berlusconi non ne ha trovati altri con un minimo appeal, la seconda è che la Meloni ha paura di perdere e quindi non ha mai avuto intenzione reale di metterci la faccia in prima persona, come peraltro Salvini a Milano.
Quindi meglio perdere con Bertolaso.
Salvini si è reso conto del fallimenti delle sue liste nel centrosud e legge i sondaggi che danno alla Lega romana un 2-3%. Agita le acque solo per garantirsi una via di fuga, rompere e non farsi contare.
Non può permettersi un distacco del 10% rispetto al competitor Meloni. Fermo restando che avrebbe preferito Marchini a Bertolaso.
Marchini non è catalogabile in un’area definita, questa è la sua forza e il suo limite. Avrebbe anche accettato l’endorsement di Berlusconi, ma la Meloni non vuole che emerga a livello nazionale una personalità in grado di offuscarla e ha posto il veto. Non certo per il passato di palazzinari della famiglia Marchini, visto che i contributi di quegli ambienti li ha presi anche la Meloni (e regolarmente registrati).
Quindi Bertolaso e Marchini non li smuove nessuno, al massimo Salvini dovrà decidere che fare.
Storace non si ritirerà : con il suo 5% ha la mission di indebolire Fdi per una strategia più ampia che parte dal congresso della fondazione An e dall’alleanza Alemanno-Fini che ha dato vita ad Azione Nazionale.
Obiettivo arrivare alle politiche e “negoziare” con Fdi un numero adeguato di parlamentari in nome di una “destra unita” a tempo debito. Diciamo con il riciclaggio di qualche notabile: se l’obiettivo fosse stato di dare vita a una “nuova destra” non ripeterebbero il mantra dei temi bolsi e reazionari della Meloni.
Quindi tutti cercano solo di far restare l’altro con il cerino in mano, non di presentarsi uniti, ciascuno seguendo i propri interessi di bottega.
E anche se Bertolaso o Marchini arrivassero al ballottaggio, state certi che gli esclusi non tiferebbero per uno dei due nella votazione finale.
Mors tua vita mea o padroni a casa loro, fate voi.
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Marzo 1st, 2016 Riccardo Fucile
LE STRATEGIE DELL’AVVOCATO IN CORSA PER IL COMUNE DI ROMA
Virginia Raggi, anni 37, avvocato civilista, neo-candidata sindaco di Roma per i Cinque Stelle, è stata
costretta ad imparare subito una delle lezioni più amare della politica italiana: occhio agli amici di cui, imprudentemente, ti fidavi.
Insieme a una sorpresa: che invece dai nemici possono venire gli appoggi, e i consensi, persino inaspettati.
E poi un altro insegnamento: che non si possono più fare le cose che, per leggerezza, si facevano prima.
Lei credeva di aver impostato in modo smagliante la sua immagine pubblica, con un video che la riprendeva mentre guidava. Ma ora tutti protestano perchè invece di guardare la strada, Virginia guardava dritta la telecamerina fissata sul cruscotto.
Roba da multa salata. Roba che un sindaco non potrebbe permettersi. Roba che se succedeva un incidente, la carriera politica della neo-candidata finiva lì, lo sguardo sulla camera e non sulla strada.
Le polemiche sul praticantato
Virginia Raggi è il volto nuovo che i romani stanno cominciando a conoscere. Dicono che Grillo ne sia entusiasta. Ma sono passate soltanto poche ore dall’ufficialità della candidatura che subito su di lei si è rovesciato il fuoco amico.
La colpa: il suo praticantato da avvocato, all’età di 25 anni, nello studio legale Sammarco, vicino allo studio Previti. Una fugace collaborazione professionale che è apparso come un crimine imprescrittibile. Lei ricorda ai suoi detrattori che l’attività dei praticanti negli studi legali è più vicina alla produzione di fotocopie che all’elaborazione di una linea politica.
Ma niente, viene da un Movimento in cui queste sfumature non sono molto apprezzate e poi ha già imparato che per i puri c’è sempre uno più puro che ti epura.
Forse la Raggi non aveva imparato che anche i pasdaran renziani che pure non sembrano fan dell’immacolatezza, vogliono fare di questa cosa sulla «galassia Previti» un cavallo di battaglia, un esercizio tardivo di character assassination.
«Hanno paura», dice Virginia Raggi. E non ha tutti i torti.
Hanno paura davvero di perdere il Campidoglio, ma lei deve anche aver paura che questa storia del praticantato, nei miasmi della lotta politica a Roma sia il tormentone che l’accompagnerà per tutta la campagna elettorale e, se vincente, anche oltre.
Il centrodestra
Poi però questa paura potrebbe essere resa più tenue dai borbottii segreti che attraversano il centrodestra romano, disperato per la sua sempre più accentuata marginalità .
Ora che affiora persino qualche simpatia per Alfio Marchini nell’ancora sparuta pattuglia di opinione salviniana nella fu «Roma ladrona», l’astro di Virginia Raggi nello schieramento a lei avverso dovrebbe far riflettere sulla sempre più labile tenuta delle linee di demarcazione tra destra e sinistra nell’elettorato che non guarda più con antipatia assoluta ai Cinque Stelle.
E certo in questo elettorato il tormentone sul praticantato dell’avvocato Virginia Raggi non dovrebbe procurare reazioni sdegnate come nel fronte giustizialista.
Anzi, potrebbe alimentare una tentazione che già serpeggia, la percezione che l’unico vero, e potenzialmente vincente, antagonista al Pd, possa incarnarsi nell’avvocato Virginia Raggi.
La quale, quando qualcuno eccepisce che forse non ha l’esperienza necessaria per guidare una città così disperatamente complicata come Roma, risponde con un disarmante: «Perchè gli altri hanno dimostrato forse di averla?».
Difficile darle torto, sul punto specifico. Ma gli spin doctor che le stanno accanto per questa campagna che si preannuncia dura e spietata le suggeriscono di non essere aggressiva, di non perdere la sua immagine di mitezza determinata ma allergica alle urla scomposte, e alle pose gladiatorie, della politica romana e romanizzata.
Di guardarsi dalla sinistra, apparentemente amichevole, e di non disdegnare gli elettori di destra, che alla retorica dell’antipolitica sono da sempre molto sensibili.
Un mestiere in cui Virginia Raggi dovrà impratichirsi.
Un nuovo praticantato, stavolta.
Pierluigi Battista
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 1st, 2016 Riccardo Fucile
SALVINI INVOCA LE PRIMARIE DOPO AVERLE FATTE, BERTOLASO RIVENDICA DI ESSERE LUI IL CANDIDATO, STORACE GLI RICORDA CHE E’ INDAGATO, LA PIVETTI SI CANDIDA PER IL VATICANO, BOSSI VUOLE L’INTERVENTO DI SILVIO CHE PERO’ TACE, LA MELONI CHIEDE CHE INTENZIONI HANNO GLI ALTRI, MARCHINI PARLA DA SOLO DI SINTESI
Il centrodestra a Roma le prova tutte per perdere ed evitare il ballottaggio.
Mentre in ogni dichiarazione si invoca l’unità , si conclude un’altra giornata di rissa: Salvini invoca le primarie, Bertolaso rivendica di essere il candidato, Storace gli ricorda i processi, la Pivetti lo declassa e si autocandida, Bossi chiede l’intervento di Berlusconi e quest’ultimo è dato per disperso, la Meloni supplica tutti di farle spaere solo chi diavolo deve sostenere.
Come se non bastasse, dopo che per mesi Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega Nord hanno rifiutato qualsiasi collaborazione con l’outsider Alfio Marchini, il risultato delle mini-primarie patacca del Carroccio dice che sarebbe proprio il costruttore il preferito su una base di molto presunte 15mila persone mentre il candidato ufficiale — Guido Bertolaso — non è nè secondo nè terzo, ma quarto (e con la metà delle preferenze rispetto a Marchini).
E Fabio Rampelli, dirigente dei Fratelli d’Italia chiosa: “Quella fatta dalla Lega è una buffonata, con persone che hanno votato decine di volte e addirittura con il voto dei cinesi”. E Marchini? “È giusto continuare a cercare la sintesi tra le diverse storie politiche”.
A 3 mesi dalle elezioni, le destre sono nel caos, mentre i Cinquestelle hanno già deciso con le primarie online che la candidata a guidare il Campidoglio sarà Virginia Raggi e il Pd si prepara all’appuntamento del 6 marzo quando saranno aperte le urne del partito per scegliere il candidato sindaco tra 6 opzioni: Roberto Giachetti, Roberto Morassut, Stefano Pedica, Gianfranco Mascia, Domenico Rossi e Chiara Ferraro.
Il centrosinistra, che sembrava in crisi dopo la fine della giunta Marino, se la gode.
Sel definisce le primarie di Salvini una “boiata pazzesca“; per Giachetti, dall’altra parte “c’è grossa confusione”.
“L’unica vera consultazione popolare democratica — conclude Morassut — saranno ancora una volta le nostre primarie”.
Intanto proprio oggi una prima pattuglietta di consiglieri ed esponenti di partitini di centrosinistra hanno annunciato il loro sostegno a Marchini. “E’ lui l’unica vera novità ”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
UN CANDIDATO IN BALIA DI SQUINTERNATI: TUTTI SI CONTENDONO LA RUSPA
Un’idea al giorno. Anzi, una ogni ora. 
Guido Bertolaso è un fiume in piena, una fonte inesauribile di soluzioni ai problemi della Capitale. Da quando, il 12 febbraio, l’alleanza di centrodestra lo ha indicato come proprio candidato per le elezioni comunali di Roma — con Matteo Salvini che ci ha ripensato quasi subito — l’ex capo della Protezione Civile si è gettato a capofitto in campagna elettorale.
Cavalcando anche i temi più caldi della politica nazionale. Come quello delle unioni civili, sul quale l’ex braccio armato di Silvio Berlusconi in tema di appalti affidati in deroga, emergenze varie e Grandi Opere si è prodotto in una doppia giravolta nell’arco di una sola dichiarazione:
“Esiste l’obiezione di coscienza — ha premesso Bertolaso intervistato su Radio 2 durante Un giorno da pecora — da sindaco non celebrerei un’unione civile. Però sono favorevole alle unioni civili in linea di principio e non sono favorevole ai matrimoni gay, ma rispetto le vicende delle persone”.
Le idee sono chiare invece, almeno per ora, sulla stepchild adoption: “Non mi piace proprio”.
Vacci a capire.
“A Renzi darei un 5 politico per i suoi due anni di governo”, ha detto ancora Bertolaso che al governo consiglierebbe “sicuramente una bella trasfusione e una bella dose di immunoglobuline servirebbero a rinforzarlo e a dargli la capacità di avere più grinta per andare avanti”.
La stessa grinta che Bertolaso mette nella sua corsa al Campidoglio. Oggi, ad esempio, durante una visita ai mercatini gestiti dai roma alla Montagnola, in zona Eur, (giaccone blu d’ordinanza come ai bei tempi della Protezione Civile, ma senza lo stemma) è tornato a parlare dei nomadi: occorre evitare “che i figli dei rom, i bambini e spesso anche le donne vadano in giro, allo sbando in città , creando situazioni di illegalità , i piccoli borseggi, rovistare nei cassonetti, ma noi lo risolveremo togliendo i cassonetti. Andremo così a impedire una delle attività più frequenti in tutta la città ”.
Peccato che nei cassonetti rovistino ormai migliaia di persone che hanno perso il lavoro e tanti anziani in difficoltà .
E se togli i cassonetti la spazzatura dove la portano? Sotto casa tua?
Ma non è finita: “Certo se creiamo nei loro Paesi condizioni diverse, forse in Italia ne vengono di meno“: ma quali Paesi, ha mai sentito parlare di “nomadi”?
Ma Bertolaso, uomo del fare, ha una soluzione anche per il decennale problema degli autobus che non passano, delle metro che ritardano e degli scioperi selvaggi che rendono difficile airomani usare i mezzi pubblici per muoversi in città .
“Trasporti pubblici? — twitta — Attenzione agli anziani, rimettere a posto quelli esistenti e far pagare a tutti il biglietto“. E’ così facile.
Come mai nessuno ci aveva mai pensato prima?
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
CHIUSE DUE INDAGINI: UNA LEGATA ALLE SPESE SOSTENUTE CON LA CARTA DI CREDITO DA SINDACO, L’ALTRA SUI COMPENSI ALLA SUA ASSOCIAZIONE
Cene a spese del Comune e assunzioni fittizie nella ong della quale era presidente. L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino rischia due processi in altrettante inchieste aperte lo scorso anno dalla procura capitolina, che oggi ha fatto recapitare gli atti di chiusura indagini agli indagati.
Tra cui il chirurgo dem, sotto inchiesta per peculato e falso nel caso delle spese con carta di credito del Campidoglio, e truffa ai danni dell’Inps per quanto riguarda i posti di lavoro nella organizzazione non governativa.
Una doppia tegola giudiziaria proprio mentre l’ex primo cittadino sta decidendo se candidarsi o meno alle comunale della prossima primavera.
56 CENE SOSPETTE PER OLTRE 12 MILA EURO
A sentire le accuse degli inquirenti, sono 56 le cene sospette di Ignazio Marino tra luglio del 2013 e giugno del 2015, per complessivi 12.700 euro pagati con la carta di credito in dotazione al primo cittadino ma consumate, secondo gli inquirenti, “generalmente nei giorni festivi e prefestivi, con commensali di sua elezione, comunque la difformi della funzione di rappresentanza dell’ente”.
I ristoranti preferiti dall’allora sindaco erano a Roma, ma anche in altre città come Milano, Genova, Firenze e Torino. Inoltre Marino, si legge nell’atto di chiusura indagini, avrebbe impartito “disposizioni al personale addetto alla sua segreteria affinchè formasse le dichiarazioni giustificative delle spese sostenute per le cene, inserendovi indicazioni non veridiche tese ad accreditare la natura ‘istituzionale’ dell’evento, ed apponendo in calce alle stesse la sua firma”.
Stando alle accuse del pm Roberto Felici, responsabile dell’indagine, Marino avrebbe così indotto il personale della segreteria del Campidoglio a “redigere atti pubblici attestanti fatti non veri e recanti la sua sottoscrizione apocrifa”.
LE ASSUNZIONI FANTASMA DELLA ONG
Quattro, invece, gli indagati nel procedimento legato alla onlus ‘Imagine’ della quale Ignazio Marino era presidente.
La struttura, che si occupava di aiuti sanitari a Paesi in via di sviluppo, secondo i pm ha messo in atto delle assunzioni fittizie tra il 2012 e il 2014, con soggetti inesistenti truffando l’Inps.
Oltre a Marino, presidente della ong fino al luglio dl 2013, l’inchiesta vede indagati per truffa in concorso Carlo Pignatelli, Rosa Garofalo e Federico Serra.
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile
WEBER DI IXE’, GHISLERI DI EUROMEDIA, NOTO DI IPR E KLAUS DAVI: “UNA SFIDA TRA CHI STA PEGGIO”
Roberto Weber (Ixe’): “Grillini al ballottaggio e Marchini farà bene”
«Al momento dati non ci sono. Però, analizzando la situazione, ho la nettissima sensazione che il Movimento 5 Stelle possa raggiungere il ballottaggio a prescindere da chi candiderà . Il profilo del suo candidato, infatti, sarà del tutto irrilevante. La mia opinione è che in questa fase i tradizionali portatori di consenso abbiano molte meno chance nel passato. Ormai i romani preferirebbero una competizione tra figure esterne alle forme di organizzazione della politica che abbiamo finora conosciuto. Per questo, pur nella confusione degli schieramenti, Alfio Marchini potrebbe avere possibilità di fare bene. Per il resto, è tutto molto frastagliato, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, Forza Italia e il Pd non sono più quelli di una volta e secondo me non esercitano più una solida capacità di attrazione. Interessante, sarà capire quel che succederà a sinistra del Pd. Ora c’è Fassina, poi forse ci sarà Marino, ma comunque il progetto ha una cornice identitaria molto precisa che andrà ad erodere sicuramente il consenso del Pd»
Ghisleri (Euromedia): «Centrodestra marginale se non cambia metodo»
«Siamo ancora in una fase iniziale della campagna elettorale perciò non abbiamo dati nè è possibile compiere analisi approfondite. E, quando ci saranno le condizioni per le prime rilevazioni, andando a studiare il consenso dei cittadini, di sicuro emergerà la differenza di Roma rispetto alle altre città , sia per la sua dimensione, sia per tutto quello che ha sconvolto la città .
Al momento, dunque, non mi sono fatta un’idea su chi potrebbe andare al ballottaggio, e il bello di questo lavoro è lo stupirsi di fronte ai risultati. Logicamente, le due situazioni—snodo saranno l’esito della consultazione online dei 5 Stelle per decidere il candidato sindaco e il risultato delle primarie Pd. Quel che si nota, fin da subito, è la forte polverizzazione di quello che era il voto di centrodestra. Il quale, se rimane così la situazione, potrebbe essere destinato alla marginalità . Quindi o, tra i tre che sono attualmente schierati, ci sarà un candidato in grado di emergere sugli altri, oppure diventerà una difficile, dura lotta.
Antonio Noto (Ipr Marketing): «I grillini sono i più forti ma non ce la faranno»
Dati non ne ho, perciò è difficile fare una previsione sulle forze in campo. Lo scenario è in aperta evoluzione, il Pd non ha ancora un candidato e nel centrodestra c’è molta fibrillazione, con la corsa di Bertolaso che viene messa in discussione da Salvini. Dunque, quantomeno occorrerà attendere l’esito delle primarie dei democratici. Gli schieramenti principali sono attraversati da profonde lacerazioni che rendono difficile prevedere qualsiasi cosa. Il centrodestra, come sappiamo, è diviso in tre. Il centrosinistra attualmente è diviso in due parti, che potrebbero diventare tre qualora Ignazio Marino, come lascia intendere, decidesse di candidarsi. Dunque, questa situazione potrebbe avvantaggiare il M5S, che ha uno status tutto suo. Innanzitutto è molto forte l’attrazione elettorale esercitata dal marchio. Sul responso finale, nessuna certezza. Considerando che M5S non fa alleanze, potrebbe anche risultare il primo partito a Roma ma non vincere le elezione. Oppure potrebbe esserci una sorpresa. Anche qui bisogna aspettare il candidato e la comunicazione elettorale che farà .
Klaus Davi (Massmediologo): “Nessuno vuole vincere, Roma è ingestibile”
«Roma? È tutto in balìa dell’irrazionalità . La situazione iniziale era che il Movimento 5 Stelle partiva avanti, ma ora mi pare che nessuno voglia vincere. Nessuno vuole prendere Roma, perchè la macchina è ingestibile, ci sono strutture in buona parte corrotte e al momento è molto difficile colmare i vuoti che si sono creati. Una volta governare Roma era l’anticamera del governo del Paese, oggi non mi pare sia così, vedo un fuggi-fuggi generale. Nel centrodestra, poi, la frammentazione è assurda. C’era Marchini che avrebbe potuto vincere, e lo dico sulla base di una considerazione oggettiva, indipendentemente da ciò che io possa pensare di lui. Non si capisce per quale motivo Giorgia Meloni non l’abbia voluto. Perchè è stato comunista? Figuriamoci! Chi, in Italia, non è stato qualcos’altro? Berlusconi è stato socialista, Bondi comunista. E allora? Assistiamo a quella che potrebbe essere definita una psicosi da harakiri, e tutto questo veleno in circolo nel centrodestra su Roma potrebbe avere le sue amare conseguenze, domani, anche nella formazione di un’alleanza per il governo nazionale.
(da “il Tempo“)
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