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ROMA RESUSCITA ANCHE STORACE: “LA MELONI? MA SE NON HA PRESO NEANCHE IL 4%”

Febbraio 22nd, 2016 Riccardo Fucile

CONTINUA LA GUERRA PER BANDE: “BERTOLASO E’ SOTTO PROCESSO, L’UNICO CANDIDATO DI DESTRA SONO IO”

Nella guerra per bande che attraversa il centrodestra romano, riemerge Francesco Storace che certifica: “L’unico che ha militato a destra sono io”.
Magari dimentica i   danni che ha fatto e i continui ritorni e servigi a palazzo Grazioli, ma la ritrovata alleanza con Alemanno e l’endorsement di Fini, pare gli abbiano ridato vitalità  (la credibilità  è altra cosa)
E così in una intervista a “il Tempo” dice: «Sono contento di come stanno andando le cose».
Contento del cupio dissolvi del centrodestra?
«La colpa è di chi sta sbagliando tutto, cioè il centrodestra».
Ce l’ha più con Silvio Berlusconi o Giorgia Meloni?
«Il primo responsabile è Berlusconi. La Meloni ormai pratica la cultura dell’obbedienza. Non mi vogliono e poi chiedono unità , ma come fanno?».
La Meloni dice che lei si è candidato quattro volte e ha sempre perso. Lo fa solo per ottenere una poltrona.
«Avesse detto che lo faccio per un seggio da parlamentare la capirei… Stiamo parlando del Consiglio comunale. E poi, scusi, che pretende di nominarmi lei? Siamo davanti a un modo isterico di fare politica. Quanto alle sconfitte, nel 2013 dopo Fiorito e Polverini non avrebbe vinto neppure Gesù Bambino. E la Meloni l’anno dopo, nel 2014, ha perso le europee non raggiungendo il quorum, il 4%».
Perchè la leader di Fratelli d’Italia la attacca?
«Per insicurezza, basta guardare il suo rapporto con Salvini. La Meloni ha sbagliato tutto. È uscita dal Pdl chiedendo le primarie e ora non le vuole fare. Ha posto la questione morale e si trova un candidato a processo».
Perchè Bertolaso non le piace?
«Perchè è di sinistra, non è un dettaglio. Tra tutti i candidati l’unico ad aver militato nella destra sono io. Vorrei capire perchè non vado bene».
Cosa avrebbe fatto al posto del Cav?
«Sarei saltato sulla mia candidatura. Bertolaso parla delle Olimpiadi e dimostra ancora di avere qualche problema con le gare. Cita Giuliani? Ho detto le stesse cose giorni prima. Io comunque vado avanti, stanno nascendo comitati in tutta Roma».
La Meloni dice che i pezzi di FdI che la sostengono è gente di Alemanno.
«Io ho fatto opposizione cinque anni ad Alemanno. Lei invece con chi stava? Se nel 2008 Gianni non avesse vinto, Giorgia non avrebbe fatto il ministro. E se nel 2013 fosse rimasto in Campidoglio, FdI avrebbe continuato ad avere assessori e uomini nelle municipalizzate. Come fa a fare finta di non conoscerlo? Non si può sempre rinnegare tutto».
Nel 2008 disse: «Se vinco prendo una ruspa e mi butto contro il primo campo nomadi che incontro». In tanti anni non è stato fatto nulla.
«Ma mica ho governato io. E oggi la ruspa la evoca Salvini… Se vinco in sei mesi risolvo il problema».
Pronto il programma?
«È una cosa seria, c’è tempo. Alcune cose però possiamo dirle. Sulle municipalizzate spazziamo via i Cda: gli amministratori devono avere un rapporto diretto col sindaco. Bisogna ricucire il rapporto con i dipendenti: i 300 euro di salario accessorio vanno difesi perchè servono a riempire il frigo. Il debito non può essere un alibi: ci sono migliaia di romani che hanno vinto un concorso nel 2010 e devono essere assunti. I dipendenti comunali non sono troppi: in pianta organica il buco è di ottomila unità . Stesa cosa vale per i vigili: sono sotto organico, bisogna sbloccare il concorso».
Altre proposte?
«Illuminazione in tutta la città  per garantire la sicurezza, altro che la spending review di Monti. E poi Roma deve diventare una città  Regione con poteri legislativi. Giachetti e Morassut hanno perso un’occasione: potevano porre il tema nella riforma Boschi. Roma deve andarsi a prendere tutti i poteri che può dalla Regione, anche forzando la mano».

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BERTOLASO SVELA: “FU SALVINI A DIRMI ‘PUNTO SU DI TE””

Febbraio 22nd, 2016 Riccardo Fucile

LE COMICHE DEL VOLTAGABBANA: ORA BERTOLASO NON VA PIU’ BENE CON LA SCUSA DELLA RUSPA

La candidatura a sindaco di Roma di Guido Bertolaso, appoggiata da Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, deve superare più di un’ostilità  interna al centrodestra: dalle perplessità  di Matteo Salvini alla concorrenza di Francesco Storace e Alfio Marchini, che aspirano entrambi al Campidoglio. E allora qual è il piano dell’ex capo della Protezione civile?
Guido Bertolaso, ospite del videoforum di Repubblica Tv, risponde alle doamnde della giornalista
I romani devono esprimersi nei gazebi di Salvini.
Vedremo quanti andranno e cosa diranno. Temo che andranno quelli vicini ad altri candidati. Ma è ammissibile, siamo in democrazia.
Passo indietro: come si è arrivati alla sua candidatura?
Ero stato in Sierra Leone, medici cattolici me lo avevano chiesto. C’ero già  stato per l’ebola. Quest’anno dovevo governare un reparto di pediatria con 130 bambini. Rientrato poco dopo le feste, sono stato prelevato direttamente in aeroporto e accompagnato da Berlusconi. Sequestrato. Ho visto Silvio, mi ha chiesto la disponibilità . Io ho posto come condizione che vi fosse ampio consenso nel centrodestra. Mi sembrava una buona idea.
Lei ci riflette, poi ha un problema familiare e sembra propendere per il “no”. Poi il problema si allevia e torna sulla sua decisione. Intanto arriva anche il “sì” della Meloni, non quello di Salvini. Ma con Salvini si era sentito?
Ero a Londra, contento della fase positiva della vicenda familiare. Non pensavo più alla candidatura, ma tutti e tre, Berlusconi, Meloni e Salvini, me lo hanno chiesto, insieme. E ho parlato con Meloni ma anche con Salvini. “Caro Matteo, mi lusinga che tu mi abbia indicato. Ci sono problemi da risolvere”. E lui: “Sì, punto su di te per vincere”. Allora ho chiamato Silvio e ho detto: “ok”.
Ma poi lei rilascia un’intervista a Radio Capital: e sui rom, dal punto di vista di Salvini, è troppo morbido.
Ero sempre a Londra, arriva la telefonata di Capital. Sui rom io ho detto solo che sono una società  vessata. Ma non mi riferivo all’oggi, mi riferivo alla storia. Nel passato ha subito persecuzioni. Ma non ho detto che i rom sono una priorità . E insieme alle ruspe ci sono altri sistemi. Ad esempio, inserirli nella società . Il problema è che i campi rom vengono abbandonati a se stessi. E per mangiare fanno operazioni illegali. Banbini usati per rubare.
Cosa penserebbe di fare?
Ieri ho letto che il Comune di Roma ha emesso un bando per dare la possibilità  ai campi rom di fare commercio e attività  produttive. Praticamente dei mercatini, in cui potrebbero vendere la merce rubata. C’è qualcosa da rivedere. Ma Salvini non ha protestato contro questo bando. Il problema va affrontato nel suo complesso e sto studiando le soluzioni. E credo che la mia storia mi permetta di immaginare soluzioni.
Della sua storia parleremo, ma rimaniamo su Salvini: oggi sul Corriere afferma che “il progetto di Bertolaso non è nè chiaro nè condiviso.
Roma è una città  bombardata. Non si offendano i “concittadini” de L’Aquila, ma Roma è terremotata. Chi la ricostruisce? Salvini e i suoi partner? O chi si è gettato nella mischia anche in passato, pagando anche personalmente? Io lavoro per ricostruire la città  più bella del mondo e dove la gente è disperata. Tutti a fare promesse, nessuno ha mantenuto gli impegni. Io ho una grande colpa: quando prendo un’impegno lo porto fino in fondo, anche a costo di pagarne le conseguenze.
Lei è accusato omicidio colposo, falso e truffa.
Mi ritengo totralmente estraneo a queste accuse. Entrambi i processi verranno prescritti, uno a maggio, uno a ottobre. E ho detto anche che rinuncio alla prescrizione, che voglio una sentenza. Voglio che qualcuno dica se sono innocente o colpevole.
Ps Peccato non dica cosa farebbe se fosse ritenuto colpevole…

(da “La Repubblica”)

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L’ASILO DELLE LIBERTA’: PER IL CENTRODESTRA ROMANO LA RICREAZIONE NON E’ ANCORA FINITA

Febbraio 20th, 2016 Riccardo Fucile

SALVINI PIANTA GAZEBO, LA MELONI RILANCIA RAMPELLI, MARCHINI ARRUOLA GRILLINI, BRACCONIERI PASSA CON STORACE

Settimane di dibattito per tornare al punto di partenza.
L’«asilo delle libertà », invece di studiare le migliori strategie per risollevare Roma dalla crisi – economica e morale – che la attanaglia, si dedica al gioco dell’oca.
E così la candidatura di Guido Bertolaso – che sembrava l’approdo finale di una faticosissima trattativa tra i leader Berlusconi, Meloni e Salvini – torna in dubbio. Con un centrodestra che si ritrova senza certezze a poco più di tre mesi dalle elezioni.
IL DIETROFRONT DELLA LEGA
A far precipitare la situazione è stato Matteo Salvini. Dopo la «picconata» alla candidatura di Bertolaso data giovedì mattina, il leader della Lega è tornato ieri sulla questione: «Adesso ascolteremo i romani – ha detto – con tutto il rispetto per gli alleati, io mi fido di Berlusconi e di Meloni, ma è nostro dovere ascoltare tutti, aspettare una settimana, dieci giorni. E se i romani hanno un’idea diversa, nuova, originale, pulita, io ascolto».
«Salvini ha dato gli otto giorni a Bertolaso» hanno commentato i più ironici tra gli osservatori. Un’analisi che non si allontana molto dalla realtà , se è vero che dalle parti di via Bellerio la decisione di mollare l’ex capo della Protezione Civile sarebbe già  stata presa e sarebbe irrevocabile.
Ma in cosa consisterebbe questa «campagna d’ascolto» dei romani? La soluzione è arrivata nel corso della direzione nazionale di Noi con Salvini tenutasi a Milano: il prossimo week end, il 27 e il 28 febbraio, la Lega allestirà  gazebo in tutti i municipi della Capitale per porre due quesiti ai propri militanti.
Quali siano le tre emergenze su cui dovrebbe concentrarsi il prossimo sindaco e, soprattutto, quale tra i nomi ipotizzati finora sia quello su cui puntare.
Sembra tramontata, insomma, l’ipotesi di ritirare la lista caldeggiata dall’ala brianzola del movimento, vogliosa di estraniarsi dalle beghe romane. Anche se, viene sottolineato, «al momento nessuno scenario può essere escluso.
LA FAIDA A DESTRA
Le mosse di Salvini – che con un occhio guarda a Roma ma con l’altro è attento alle conseguenze nazionali del voto locale – hanno ovviamente provocato l’ira di Fratelli d’Italia, che aveva già  dovuto ingoiare la bocciatura di Rita Dalla Chiesa. Ufficialmente il partito della Meloni resta fermo sull’appoggio a Guido Bertolaso.
Lo ha ribadito il capogruppo alla Camera Fabio Rampelli: «Noi abbiamo una parola sola e una volta che è uscito il nome di Bertolaso, non abbiamo fatto come altri che hanno cominciato a sparare a zero contro il candidato scelto in modo unitario. Nomi proposti da noi per la candidatura non ne sono usciti, eventualmente si sapranno quando Berlusconi e la Lega ci diranno se hanno cambiato idea su Bertolaso». Concetto ribadito da Giorgia Meloni: «Mi fermo, perchè stiamo fecendo molta confusione, e chiedo di chiarire. Quando gli alleati, nello specifico la Lega, mi diranno quale è il loro candidato e quale è la loro proposta per Roma, io dirò se sono d’accordo oppure no».
Perchè il rischio che salti tutti ora è concreto, e Fratelli d’Italia starebbe vagliando due exit strategy.
La prima sarebbe la candidatura di Giorgia Meloni nonostante la gravidanza, ma solo in un’ottica di tenere unita tutta la coalizione.
La seconda, in caso di strappo totale anche nelle altre città  (Bologna, Milano, Napoli, Torino ecc) sarebbe il ritorno della candidatura di bandiera di Fabio Rampelli.
E allora a destra sarebbe sfida tra due ex An con Storace dall’altra parte. Una sfida che in questi giorni si sta già  consumando sui territori, con l’ex governatore che rivendica l’appoggio di quattro circoli di FdI, il partito della Meloni che annuncia l’adesione dell’ex storaciano Fabrizio Santori e – notizia di ieri – la star di Forum Fabrizio Bracconeri che da candidato di FdI alle prossime elezioni oggi si schiera col leader de La Destra. Cosa ne penserà  l’amica Rita Dalla Chiesa?
I DUBBI DI FORZA ITALIA
Tra i due litiganti il terzo riflette. Perchè è vero che Silvio Berlusconi si sta impegnando come non mai a tenere tranquilli tutti gli «scolaretti» della coalizione e ha ribadito anche a Il Tempo la fiducia convinta nella candidatura di Bertolaso.
Ma c’è un pezzo consistente del partito romano – guidato dal vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri – che ha sempre denunciato come fosse una follia «sferrare due frecce con lo stesso arco».
Ovvero dividere i voti dei moderati tra Marchini e Bertolaso, richiando di inibire a entrambi il ballottaggio. E così anche una riflessione in extremis tra gli azzurri non è esclusa. Così come si sta riflettendo sull’«affaire simbolo».
Sono in tanti a temere che, se Bertolaso schierasse a Roma una propria lista civica, Forza Italia – già  data ai minimi storici nella Capitale – rischierebbe di vedersi risucchiare via altri voti e di conseguenza di andare vicina all’estinzione. Al momento Berlusconi ha assicurato che il simbolo ci sarà , e ha messo in discussione solo il suo nome, ma i fedelissimi gli hanno chiesto di non rinunciare al brand «Silvio», da sempre vincente.
E GLI ALTRI RIDONO (PER NON PIANGERE)
E così, mentre Bertolaso facendosi vedere in tribunale per il processo sul G8 inaugura il suo tour de force tra aule giudiziarie e campagna elettorale, i suoi avversari gongolano. Alfio Marchini vanta addirittura lo «scalpo» di un grillino, con l’ex M5S Alessandra Bonaccorsi, consigliera del Municipio VIII che passa con la sua lista.
E Francesco Storace mostra su Twitter una foto del suo cellulare con una chiamata – lasciata senza risposta – proprio di Guido Bertolaso. Il tutto condito da una velenosa didascalia: «No stalking». Per il centrodestra romano, insomma, la ricreazione non è ancora finita.

Carlantonio Solimene
(da “il Tempo”)

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INTERVISTA A FLAVIA PERINA: “SALVINI E MELONI SENZA CORAGGIO, NE ESCONO RIDIMENSIONATI”

Febbraio 18th, 2016 Riccardo Fucile

“SONO SEMPRE IN TV A DIRE COSA FARE, MA NEL MOMENTO DI METTERCI LA FACCIA SI SONO TIRATI INDIETRO, A MILANO COME A ROMA”… “POTRANNO DIRE CHE HA PERSO BERLUSCONI, NON NOI”

Perina, ex direttrice del Secolo e fine conoscitrice dell’universo destrorso, boccia il processo che ha portato il centrodestra alla candidatura di Guido Bertolaso a sindaco di Roma.
«Si è scelto – spiega – un profilo neutro, per niente diverso da Marchini o Giachetti». Così, sottolinea, che non c’è da stupirsi per l’endorsement di Gianfranco Fini a Storace: «Francesco è l’unico candidato realmente identitario per l’elettorato di destra».
Perina, come giudica la candidatura di Bertolaso?
«Nel momento in cui nè Salvini nè la Meloni, che si erano intestati la partita, sono riusciti a tirare fuori un nome condiviso, Berlusconi si è trovato di fronte a una scelta obbligata».
Delusa dai leader di Lega e FdI?
«Le loro ambizioni di leadership ne escono fortemente ridimensionate. Sono sempre in tv a proporre soluzioni nette per ogni tipo di problema. Ma nel momento in cui dovevano mostrare coraggio con una scelta concreta si sono tirati indietro».
Cosa avrebbero dovuto fare?
«Candidarsi, a Milano e Roma. E non regge l’alibi del “non posso, sono un leader nazionale”. Lo era anche Fini nel ’93».
I leader hanno rifiutato Marchini perchè temevano una sua scalata nazionale?
«Mi rifiuto di crederlo. Non siamo più a vent’anni fa, quando davvero c’erano solo macerie. Oggi in quell’area ci sono partiti strutturati, se non sono in grando di tenere testa a un costruttore romano col pallino della politica c’è da preoccuparsi».
Partiti strutturati, ma costretti a schierare «civici».
«È vero, hanno statuti e congressi ma non sono in grado di proporre alcuna linea che non sia la salvaguardia della propria classe dirigente. A Roma, come a Milano e Napoli, mirano a conquistare 3 o 4 consiglieri senza aspirare a rappresentare un’alternativa di governo nè una forte opposizione. Quel ruolo lo lasciano ai Cinquestelle».
Bertolaso non ha speranze?
«Lo dicono i fatti. A partire dalle ingenuità  di questi giorni. Dichiararsi ex democristiano non è utile a conquistare i voti del bacino a cui dovrebbe guardare. Per fare valutazioni, però, bisogna aspettare il candidato del M5S. Se mettono in campo un Di Battista, è inutile sognare il ballottaggio, si prenderebbe i voti di destra già  al primo turno».
A proposito di destra, l’ha sorpresa l’endorsement di Gianfranco Fini per Storace?
«No, perchè in un contesto così nebuloso quella di Storace è certamente la candidatura più identitaria. Una destra che non sa più dove sbattere la testa finirà  per votare per Francesco».
Il 1993 è lontano?
«Oggi è l’esatto contrario, la nemesi. I leader sono scappati dalla prima linea. Ha prevalsto l'”istinto Titanic”. Così dopo le elezioni potranno dire: “Ha perso Berlusconi, non noi”».
Cosa farà  l’elettorato moderato?
«A Roma l’elettorato di centrodestra non è propriamente moderato, ma è difficile capire cosa accadrà , perchè sono mancate le scelte dei leader, nessuno ha indicato un modello. Si sono preferiti candidati intercambiabili. Che differenza c’è tra Marchini e Bertolaso? O anche Giachetti? Tutti si autodefiniscono uomini del fare e scelgono le stesse priorità : strade pulite, traffico, cose che i romani sentono dire da trent’anni…».

Carlantonio Solimene
(da “il Tempo”)

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ROMA, NON BASTA LA PROTEZIONE CIVILE, PER IL CENTRODESTRA CI VUOLE UNO PSICHIATRA: SALVINI FRENA SU BERTOLASO, IRA DELLA MELONI CHE NON VA AL VERTICE

Febbraio 18th, 2016 Riccardo Fucile

SE BERTOLASO NON USA LA RUSPA SALVINI VA IN CRISI DI ASTINENZA… LA MELONI AVEVA APPENA FATTO UN SELFIE CON LUI, GLIELO HA ROVINATO

E’ guerra tra alleati a Roma sul nome di Guido Bertolaso annunciato nei giorni scorsi. Matteo Salvini frena, la Meloni non ci sta e fa saltare l’annunciato vertice a Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi e con il leader del Carroccio.
La destra si spacca, con Storace che attacca Bertolaso.
Guido Bertolaso è un candidato “proposto dagli alleati” e con le sue dichiarazioni sui rom (“categoria vessata”, ascolta l’audio), su Francesco Rutelli e sul Pd, la “sua partenza non è stata il massimo per la Lega”, ha spiegato il segretario Matteo Salvini che, rispondendo a chi gli chiede se il Carroccio è pronto a sfilarsi, risponde: “A pacchetto chiuso non compro nulla. Quello che dirà  la gente di Roma” in questi giorni “inciderà  sulla mia decisione finale”.
La partita è aperta, quindi? “Tutte le partite sono sempre aperte”, ha sottolineato manifestando poi altre perplessità  sul nome dell’ex capo della Protezione civile: “Su Roma, una città  bella e complicata, Bertolaso può essere la persona più capace ed efficiente del mondo e lo ha dimostrato andando in campagna elettorale con i processi in corso, con una certa magistratura non mi sembra la cosa più brillante e facile”.
“Il centrodestra è coeso, con Salvini piena condivisione”, è stato il lapidario commento di Bertolaso.
L’ira di Meloni.
Giorgia Meloni si è detta “arrabbiatissima” e “allibita” di fronte alle parole con cui Matteo Salvini ha messo in discussione la candidatura di Bertolaso, colpendo l’unità  del centrodestra.
Unità  che sembrava essere stata ritrovata dopo settimane di continue tensioni. Per questo, spiegano fonti del suo partito, ha annunciato di disertare il pranzo a Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi e Salvini e poi rinviato dallo stesso ex premier, riservandosi di non prendere più parte a riunioni tra alleati finchè il Carroccio non chiarirà  la sua posizione.
Storace: “La candidatura Bertolaso non arriva a marzo”.
“Oggi è il 18 febbraio, che è il mese più corto. Forse Bertolaso arriva fino a marzo. Io comincio infatti ad avere la sensazione che prima o poi se ne libereranno, chiameranno la Protezione Civile e lo porteranno via”.
Così Francesco Storace, leader de “la Destra” e candidato a sindaco di Roma, ha commentato le dichiarazioni di Salvini. Nei giorni scorsi, inoltre, Storace aveva rivelato di aver ricevuto pressioni da Bertolaso per non candidarsi.
E ha concluso: “Vorrei che si smettesse di parlare di giustizia e che Meloni dicesse a Berlusconi che con Bertolaso ha fatto un guaio”.
Alta tensione a destra.
Oltre alla grana leghista, Giorgia Meloni deve anche affrontare una fronda interna: 21 esponenti di Fratelli d’Italia hanno annunciato il loro sostegno a Storace, rifiutandosi di appoggiare la candidatura di Bertolaso.

(da agenzie)

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BERTOLASO NON SALE SULLA RUSPA E IMBARAZZA GLI ALLEATI

Febbraio 16th, 2016 Riccardo Fucile

DAI ROM A BERLUSCONI, LE AFFERMAZIONI DEL CANDIDATO SINDACO CHE RISCHIANO DI FAR SALTARE IL CENTRODESTRA

Guido Bertolaso parte senza ruspa. Il candidato del centrodestra a sindaco di Roma, scelto dopo una serie di veti posti da Giorgia Meloni, si è autodefinito «un vecchio democristiano». Ha detto di non avere mai votato Berlusconi in vita sua e di avere organizzato le campagne elettorali a Francesco Rutelli (cioè per la sinistra).
Alfio Marchini? «Una persona perbene, è entusiasta ma ho delle perplessità  sulla capacità  di governare Roma. In questa città  ci vuole uno con gli attributi come me». Roberto Giachetti? «Un amico».
E fino a questo punto gli alleati sono stati zitti.
Quando però ha parlato dei rom, ai leghisti sono saltati i nervi.
Bertolaso non userebbe le ruspe, come vorrebbe Matteo Salvini. Anzi, se venisse eletto sindaco userebbe «più diplomazia, più tatto, più cautela».
«Io mi metto sempre dalla parte dei più deboli e i rom sono una categoria che è stata vessata e penalizzata». Vessati? Penalizzati? Apriti cielo!
«Se qualcuno pensa, Bertolaso compreso, di fare alleanze con noi e poi sulla sicurezza intraprendere politiche finto buoniste e tolleranti nei confronti di delinquenza, rom e immigrazione ha sbagliato proprio strada», ha tuonato Gianmarco Centinaio, capogruppo della Lega al Senato e coordinatore per Noi con Salvini per il Lazio e Roma.
«Se non sai guidare una ruspa, occupati di tagliare i nastri alle inaugurazioni: noi saremo con i romani: a lavorare per ridare dignità  alle periferie. E per i campi rom c’è e resta una sola parola: ruspa».
E i Fratelli d’Italia cosa dicono? Nulla. Silenzio assoluto. Non una parola da Meloni che su questi temi ha fatto i suoi cavalli di battaglia.
Dalla Lega le battute al veleno si sprecano. «Ma come, non voleva Marchini perchè era di sinistra e ora ci ha costretto a beccarci uno che sostiene di essere un vecchio democristiano, amico di Rutelli e Giachetti, e dice che i Rom sono vessati? Perchè non parla?».
A Roma i leghisti puntano a rubare voti ai Fratelli d’Italia in un’area di destra radicale.
Insomma, come inizio di campagna elettorale non c’è male. E meno male che Bertolaso doveva essere il candidato che aveva messo d’accordo tutto il centrodestra.
Una scelta, quella di Bertolaso, che viene intestata alla stessa Meloni e che in molti nel centrodestra non considerano forte a sufficienza per andare al ballottaggio.
I primi sondaggi, per quello che valgono, lo confermano.
Il punto è che questa candidatura non è stata preceduta da un accordo sul programma: così sui temi forti come i rom e le ruspe da usare ci sono sensibilità  diverse su questo fronte politico.
Marchini si frega le mani, illudendosi di fare il pieno dei voti di destra e andare al ballottaggio: così anche lui si veste da sceriffo pistolero, scende dal cavallo da Polo e dice che «Bertolaso non sa di cosa parla».
Chi invece può essere veramente soddisfatto delle uscite del candidato del centrodestra è Francesco Storace che non si è intruppato con l’ex capo della Protezione civile e corre da solo. «Bertolaso lo frega la somma urgenza di parlare. Non è il suo mestiere e fra poco almeno i leghisti lo rimandano a casa. Mi pare di capire che la ruspa stia rimanendo senza carburante».
E gli altri alleati cosa dicono? Silenzio.
A difendere Bertolaso ci prova il senatore Fi Francesco Giro che minimizza l’incidente, dicendo che Guido «è in prima linea da 30 anni (da quando ha praticamente fondato il Dipartimento degli affari sociali della Presidenza del Consiglio con Andreotti) contro ogni forma di degrado sociale. Chi oggi lo accusa di essere tenero con i nomadi cosa ha fatto in questi decenni da destra a sinistra per risolvere il problema?»

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)

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“BERTOLASO A ROMA NON VA NEANCHE AL BALLOTTAGGIO”: INTERVISTA A ROTONDI

Febbraio 15th, 2016 Riccardo Fucile

“CON DUE CANDIDATI DIFFICILE VINCERE, ERA PIU’ LOGICO   ANDARE SU MARCHINI”

«Bertolaso? Lo stimo, ma a Roma non arriva al ballottaggio». La stroncatura arriva da Gianfranco Rotondi, deputato di Forza Italia e leader di Rivoluzione Cristiana, movimento che ambisce a costituire la quarta gamba, rigorosamente democristiana, del centrodestra.
Onorevole Rotondi, alle prossime amministrative non c’è, almeno sinora, un candidato sindaco immediatamente percepibile come cattolico. È così in crisi il cattolicesimo politico?
«Non c’è per il momento. Ma lei deve portare pazienza. In questo momento è giusto portare avanti candidati che richiamino ai valori del cattolicesimo politico e alla storia della Dc. I faccio il mio, ma c’è un problema: ho forze modeste. Eppure l’elettorato non lo devo inventare: l’Italia è ancora democristiana».
Davvero?
«Certo. L’asse portante della società  ha tra i 40 e gli 80 anni e tutti oggi stanno rivalutando la Dc. Ma anche tantissimi giovani studenti si incuriosiscono. È un elettorato senza partito che si crea letture sostitutive: Prodi, Berlusconi, Renzi. L’Italia resta democristiana ma manca il coraggio di fare outing. Più la classe politica scade più si rivaluta la classe dirigente democristiana».
Farà  outing alle prossime amministrative?
«Ho chiesto a Rocco Buttiglione di candidarsi sindaco a Roma. Se non accetterà  ci inveteremo qualcos’altro».
Ma Guido Bertolaso non le piace proprio?
«Al contrario, lo stimo e col nostro governo ha fatto benissimo da capo della Protezione Civile. Ma non arriva al ballottaggio: al candidato del Pd e a quello del M5S opponiamo due sfidanti di centrodestra, Marchini e Bertolaso. Che senso ha?».
Preferiva Alfio Marchini?
«No, tra i tre in campo il migliore è Francesco Storace che viene dalla politica ed è abituato alla battaglia politica. Questa storia della società  civile, me lo lasci dire, è una gran puttanata. Non può fare il medico uno che non ha studiato medicina. Diceva Longanesi che l’80% del Parlamento è uguale a chi lo ha eletto, il 10% è migliore e il 10% è peggiore. Tornando a Marchini, in assenza di una scommessa culturale forte era giusto andare pragmaticamente sul candidato già  in campo, come accaduto a Napoli».
Sosterrà  Gianni Lettieri?
«Certo. È cattolico ed è coerente: cinque anni fa ha perso ed è rimasto in Consiglio comunale a dare battaglia a de Magistris».
Sosterrà  eventualmente Osvaldo Napoli a Torino?
«È un democristiano e non di primo pelo. Certo che lo sosterremo».
Cosa pensa della Borgonzoni a Bologna?
«E chi è?».
La candidata indicata da Salvini.
«Non la conosco».
E Stefano Parisi a Milano?
«Non conosco nemmeno lui. Ma secondo me dovevano candidarlo a Roma: è dei Parioli».
Traduciamo.
«Sosterremo Lettieri e Napoli. Altrove presenteremo nostri candidati sindaco».
Sarebbe questa la sfida culturale?
«Certo. La teoria del popolarismo a destra di Buttiglione resta ancora valida. Il paradosso è che nel centrodestra i cattolici sono spariti mentre nel Pd occupano Quirinale e Palazzo Chigi ma hanno incardinato il partito nel socialismo europeo».
Torniamo alla sfida culturale…
«Diceva Andreotti: un servizio lo si rende, non lo si impone. Ho siegato a Berlusconi che al centrodestra serve recuperare la vocazione democristiana. Sono l’ultimo amico rimasto al Cav e resto nel gruppo di Fi solo per questo. Voglio aiutare Berlusconi, abbiamo ancora tempo. Ma dobbiamo costruire la quarta gamba del centrodestra. Lega e FdI insieme non arrivano alla somma di Lega e An dei tempi d’oro. Il nostro elettorato o vota Renzi o sta a casa. Serve un partito forte che completi il centrodestra. Cerco amici per costruire un centro alla tedesca, alternativo cioè alla sinistra dove i cattolici ci sono, occupano gli spazi ma culturalmente sono spariti. Renzi è un superProdi: costruisce una forsza di sinistra con abiti democristiani. Il centrodestra è in difficoltà  perchè non riese a fare i conti con la Dc e a recuperare la sua cultura politica. Il Cav ha portato FI nel Ppe ma si è fermato lì. Oggi FI è un partito dimezzato a trazione socialista e il centrodestra è fatto da u nterzo di An, una Lega raddoppiata e, appunto, mezza FI. A Berlusconi, che poteva essere il nuovo De Gasperi, pongo una questione politica. Siamo ancora in tempo».

Daniele Di Mario
(da “il Tempo”)

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SONDAGGIO: A ROMA TESTA A TESTA TRA PD E CINQUESTELLE

Febbraio 14th, 2016 Riccardo Fucile

I DATI DI SCENARI POLITICI: AL BALLOTTAGGIO FAVORITI I GRILLINI

A Roma la sfida per le elezioni comunali è una partita a due tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.
I partiti di destra, presi singolarmente, sono decisamente tagliati fuori dalla competizione che deciderà  la prossima guida del Campidoglio.
Lo rivela un sondaggio di Scenari Politici condotto per l’Huffington Post.
Secondo la rilevazione, il Partito Democratico è in testa alle preferenze con il 28,6%. Ed è seguito dal movimento di Beppe Grillo, distaccato di un punto percentuale al 27,6%.
Sul terzo gradino del podio c’è il partito di Giorgia Meloni: Fratelli d’Italia raccoglie le preferenze del 12,3% dei romani, seguito da Forza Italia (7,7%), dalla Lista Marchini (7,2%), Lega Nord (4,1%), e altri partiti di centrodestra (3,1%).
Può essere utile notare che la somma delle intenzioni di voto dei partiti di centrodestra tocca il 27%.
Ma questo è un puro esercizio aritmetico: le loro chance di successo dipenderanno dalla capacità  del candidato, l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, di attrarre un consenso trasversale tra le diverse anime della destra.
Infine, secondo le intenzioni di voto raccolte da SP, Sinistra Italiana, che ha in Stefano Fassina il suo candidato a primo cittadino, raggiunge il 4,4% delle preferenze.
Non solo: analizzando la fiducia nei singoli candidati si nota come gli esponenti del Movimento 5 Stelle Marcello De Vito e Virginia Raggi raccolgano la stima anche dell’elettorato di Fratelli d’Italia . La fiducia in De Vito da parte degli elettori di FdI è al 24% mentre quella in Raggi è al 26%.
Il Partito Democratico invece può contare esclusivamente sull’appoggio del suo elettorato.
Tale circostanza suggerisce che in caso di ballottaggio tra M5S e Pd una parte dei votanti di centrodestra potrebbe indirizzare il voto verso i grillini.

(da “Huffingtonpost”)

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PER LA PRIMA VOLTA IN VITA SUA BERTOLASO FARA’ UNA GARA

Febbraio 14th, 2016 Riccardo Fucile

IL TRIO BE.SA.ME. E IL CASELLARIO GIUDIZIARIO DI BERTOLASO: IL CENTRODESTRA LITIGA ANCORA… STORACE: “VOGLIONO FAR VINCERE RENZI”… FITTO: “PARLANO DI PRIMARIE TUTTO L’ANNO, POI DECIDONO CHIUSI IN UNA STANZA IN TRE”… SALVINI FREDDO, PER LA MELONI L’IMPORTANTE ERA BLOCCARE MARCHINI

Bertolaso, il giorno dopo.
Il centrodestra finge unità  dopo che, obtorto collo, tutti hanno dovuto accettare il male minore, sancendo di fatto la rinuncia a vincere le amministrative nella Capitale.
Il segnale si legge nel sondaggio lanciato da “il Tempo”, noto quotidiano locale di area, che certifica che il candidato preferito dall’elettorato sarebbe stato Alfio Marchini con il 34% dei voti on line contro il misero 1% raccolto da Bertolaso.
Ha buon gioco Storace a commentare: : “Così si perde. Si vuole fare un favore a Renzi, Berlusconi sta sbagliando tutto, soprattutto a non voler fare le primarie”. Ed avverte: “A Roma Forza Italia precipiterà  e se conquisterà  due seggi in Campidoglio sarà  grasso che cola”.
Della stessa idea l’ex azzurro Raffaele Fitto: “Berlusconi, Salvini e Meloni dopo aver cambiato in una settimana diversi candidati ora ne scelgono uno senza parlare di programmi ma con il solo obiettivo di chiudersi in una stanza “.
Un assist per i Cinquestelle in cui il papabile Di Battista si insinua con intelligenza: “Bertolaso è il candidato tutto ‘giannilettiano’ della curia anti-Francesco, quella curia romana simbolo di corruzione interiore che temendo di perdere in Vaticano si gioca la partita della vita in Campidoglio”.
Giorgia Meloni si dice «soddisfatta» del fatto che Bertolaso abbia accettato la candidatura e assicura «appoggio deciso»: per lei l’importante era bloccare l’ascesa possibile di Marchini a leader nazionale, ormai è la “grande sorella dei veti”.
Silenzio assordante invece da via Bellerio. Nessuna dichiarazione ufficiale nè da segretario del Carroccio Salvini nè dal commissario di NcS a Roma e nel Lazio il capogruppo della Lega in Senato Gian Marco Centinaio. Segno evidente del mal di pancia di Salvini che in nome dell’unità  del centrodestra ha dovuto mandare giù un nome non proprio gradito.
Alla fine della giornata arriva un commento freddo:   «Se ha risolto i suoi problemi famigliari, ne sono felice». Quanto alle vicende giudiziarie che gravano su Bertolaso risponde: “Mi dicono che l’inchiesta non porterà  a nulla e che nasce soltanto dal ruolo svolto. Io, mi fido» (sottointeso: fino a prova o sentenza contraria).
L’elettorato di centrodestra si chiede: ma possibile che non si trovi un candidato sindaco con un casellario giudiziario intonso?
Bertolaso rilascia una intervista ecumenica a “La Stampa” dove finge di essere caduto dal pero. In realtà  Bertolaso è a giudizio per corruzione nell’ambito del procedimento della procura di Roma sugli appalti per il G8 alla Maddalena.
A lui si contesta il fatto che in veste di pubblico ufficiale avrebbe favorito Anemone ricevendo benefit anche di natura sessuale.
Siamo ancora alla fase dibattimentale del giudizio di primo grado dopo sei anni e pertanto nel 2016 il procedimento andrà  in prescrizione, tanto per cambiare.
Bertolaso afferma che rinuncerà  alla prescrizione, ma per ora sono parole, ci sono troppi precedenti di politici che all’annuncio non hanno fatto seguire i fatti.
Dopo lo scandalo di Mafia Capitale sarebbe questo il miglior candidato possibile per vincere le elezioni a Roma? Sicuramente per perderle, visto che ormai pare questo l’obiettivo degli attuali leader.
Alla fine la battuta migliore è di Matteo Orfini: «In bocca al lupo a Bertolaso. Un risultato lo ha già  raggiunto: è la prima volta in vita sua che fa una gara».
Di solito li assegnava in effetti a trattativa privata, quasi come le scelte del trio Be.Sa.Me.

(da agenzie)

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    • FIGLI? NO GRAZIE: NON C’È SOLO LA MANCANZA DI LAVORO, ASILI NIDO E SOLDI A CONVINCERE MOLTE PERSONE A NON VOLERE BAMBINI. NELL’ITALIA DELL’INVERNO DEMOGRAFICO, CI SONO MOLTE COPPIE “CHILDFREE”, OVVERO CHE NON FANNO FIGLI PER SCELTA
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