Febbraio 12th, 2016 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO “IL TEMPO” STAMANE AVEVA LANCIATO UN SONDAGGIO SU QUALE CANDIDATO IL POPOLO DI CENTRODESTRA VOLESSE: MARCHINI BATTE RAMPELLI (MENO MALE CHE FDI SAREBBE IL PRIMO PARTITO DI AREA), STORACE STACCATO, BERTOLASO RACCOGLIE SOLO L’1% (QUINDI E’ IL CANDIDATO IDEALE PER PERDERE)
Le comiche sono finite: a Roma, dopo l’ennesima giornata di polemiche tra “fratelli coltelli”, si
celebra il rito post-terremoto.
La triplice non sindacabile (Be-Sa-Me) stila l’invito a Bertolaso e l’esperto in massaggi risponde a stretto giro, allegando la cartella clinica della nipote che fino a ieri gli aveva impedito di accettare la candidatura “ma che ora è migliorata”.
Parte prima, il comunicato Be-Sa-Me dei terremotati
“Avendo appreso che le motivazioni legate alle condizioni di salute di un suo carissimo famigliare e che avevano indotto Guido Bertolaso a declinare l’invito a candidarsi per il Comune di Roma sono fortunatamente venute meno, il Presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi, il leader della Lega Matteo Salvini e la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni hanno chiesto a Guido Bertolaso di voler guidare, nel ruolo di candidato sindaco, un’ampia coalizione di centrodestra aperta anche al contributo delle migliori risorse della società civile, una coalizione in grado di conquistare il più ampio consenso dei cittadini romani e di ridare a Roma il ruolo che merita nello scenario nazionale ed internazionale.”
Parte seconda: l’intervento della Protezione civile
Risponde Bertolaso a stretto giro: “Sono onorato della proposta che Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni mi hanno formulato. Grazie al progressivo miglioramento delle condizioni di salute della mia adorata nipotina, accetto questa nuova sfida consapevole che sarà indispensabile l’impegno di tutti per ridare decoro e prestigio ad una città ormai ridotta davvero in condizioni di emergenza. Per amore di Roma, per la sua storia e per il rispetto che i romani meritano”.
Qualche ora prima
Ma fino a qualche ora prima la situazione era diversa: Salvini non considerava competitivo Bertolaso, sottolineando i processi in corso a suo carico proprio a ridosso delle elezioni (uno per corruzione, tra l’altro) e tramite il fido Giorgetti chiedeva le primarie «Per Roma conviene coinvolgere i cittadini nella scelta del candidato sindaco”.
A sua volta la Meloni accettava anche Bertolaso, ma a una condizione: che si facessero le primarie in tutte le città : non solo Roma quindi ma anche Bologna ad es (dove Salvini ha imposto la candidatura dell’ex centro sociale Lucia Bergonzoni).
Insomma la solita guerra per bande.
Il sondaggio de “il Tempo”
Nel frattempo il quotidiano”il Tempo”, notoriamente vicino al centrodestra romano, stamane ha lanciato un sondaggio che sa di primarie: dieci nomi da votare, quale preferite? E l’esito è tragico per la Meloni (e non solo). Quando hanno votato 33.000 lettori Marchini è primo col 34%, Rampelli solo secondo con il 31%, Storace quarto staccato all’ 11%, preceduto dal forzista Aracri. La leghista Sbai a un misero 8%.
Da sottolineare il grande consenso per Bertolaso all’ 1% che riesce comunque a battere la Pivetti allo 0%.
Insomma, “il più forte partito della destra romana” secondo la sua leader, non riesce neanche a battere Marchini.
E l’altro leader de “La Destra” prende un terzo dei voti di Marchini.
A questo punto la scossa provoca il crollo definito della casamatta e Salvini e Meloni si precipitano a chiamare la Protezione civile per i primi soccorsi.
Ora tutti in attesa di Bertolaso: non si sa se arriverà con i fuoristrada dei vigili del fuoco o sul cellulare della penitenziaria (visti i due processi che lo attendono, uno per corruzione).
Se vi è venuto mal di testa a leggere, rivolgersi a Francesca del Salaria Sport Village: sull’efficacia dei suoi massaggi garantisce Bertolaso.
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Febbraio 12th, 2016 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO “IL TEMPO” STAMANE LANCIA UN SONDAGGIO SU QUALE CANDIDATO IL POPOLO DI CENTRODESTRA PREFERISCA: MARCHINI BATTE RAMPELLI (MENO MALE CHE FDI SAREBBE IL PRIMO PARTITO DI AREA), STORACE STACCATO, BERTOLASO RACCOGLIE SOLO L’1% (QUINDI E’ IL CANDIDATO IDEALE PER PERDERE)
Le comiche sono finite: a Roma, dopo l’ennesima giornata di polemiche tra “fratelli coltelli”, si
celebra il rito post-terremoto.
La triplice non sindacabile (Be-Sa-Me) stila l’invito a Bertolaso e l’esperto in massaggi risponde a stretto giro, allegando la cartella clinica della nipote che fino a ieri gli aveva impedito di accettare la candidatura “ma che ora è migliorata”.
Parte prima, il comunicato Be-Sa-Me dei terremotati
“Avendo appreso che le motivazioni legate alle condizioni di salute di un suo carissimo famigliare e che avevano indotto Guido Bertolaso a declinare l’invito a candidarsi per il Comune di Roma sono fortunatamente venute meno, il Presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi, il leader della Lega Matteo Salvini e la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni hanno chiesto a Guido Bertolaso di voler guidare, nel ruolo di candidato sindaco, un’ampia coalizione di centrodestra aperta anche al contributo delle migliori risorse della società civile, una coalizione in grado di conquistare il più ampio consenso dei cittadini romani e di ridare a Roma il ruolo che merita nello scenario nazionale ed internazionale.”
Parte seconda: l’intervento della Protezione civile
Risponde Bertolaso a stretto giro: “Sono onorato della proposta che Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni mi hanno formulato. Grazie al progressivo miglioramento delle condizioni di salute della mia adorata nipotina, accetto questa nuova sfida consapevole che sarà indispensabile l’impegno di tutti per ridare decoro e prestigio ad una città ormai ridotta davvero in condizioni di emergenza. Per amore di Roma, per la sua storia e per il rispetto che i romani meritano”.
Qualche ora prima
Ma fino a qualche ora prima la situazione era diversa: Salvini non considerava competitivo Bertolaso, sottolineando i processi in corso a suo carico proprio a ridosso delle elezioni (uno per corruzione, tra l’altro) e tramite il fido Giorgetti chiedeva le primarie: «Per Roma conviene coinvolgere i cittadini nella scelta del candidato sindaco”.
A sua volta la Meloni accettava anche Bertolaso, ma a una condizione: che si facessero le primarie in tutte le città , non solo Roma quindi ma anche Bologna ad es. (dove Salvini ha imposto la candidatura dell’ex centro sociale Lucia Bergonzoni).
Insomma la solita guerra per bande.
Il sondaggio de “il Tempo”
Nel frattempo il quotidiano”il Tempo”, notoriamente vicino al centrodestra romano, stamane ha lanciato un sondaggio che sa di primarie: dieci nomi da votare, quale preferite? E l’esito è tragico per la Meloni (e non solo).
Quando hanno votato 32.000 lettori, Marchini è primo col 34%, Rampelli solo secondo con il 31%, Storace quarto staccato all’ 11%, preceduto dal forzista Aracri. La leghista Sbai a un misero 8%.
Da sottolineare il grande consenso per Bertolaso all’ 1% che riesce comunque a battere la Pivetti allo 0%.
Insomma, “il più forte partito della destra romana” secondo la sua leader, non riesce neanche a battere Marchini.
E l’altro leader de “La Destra” prende un terzo dei voti di Marchini.
A questo punto la scossa provoca il crollo definito della casamatta e Salvini e Meloni si precipitano a chiamare la Protezione civile per i primi soccorsi.
Ora tutti in attesa di Bertolaso: non si sa se arriverà con i fuoristrada dei vigili del fuoco o sul cellulare della penitenziaria (visti i due processi che lo attendono, uno per corruzione).
Se vi fosse venuto mal di testa a leggere, rivolgersi a Francesca del Salaria Sport Village: sull’efficacia dei suoi massaggi garantisce Bertolaso.
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Febbraio 11th, 2016 Riccardo Fucile
LA BATTUTA DI TOTI: “ORMAI GIUSTO LA PROTEZIONE CIVILE PUO’ SALVARCI”… GASPARRI DISSENTE: “COSI SIAMO CERTI DI NON ARRIVARE NEPPURE AL BALLOTTAGGIO”
La richiesta assomiglia a una preghiera: “Guido, solo tu mi puoi salvare. Per me il candidato sei sempre stato tu, sin dall’inizio. E ora sei l’unico che può mettere insieme la coalizione su Roma. Io non ne posso più di questi due che litigano”.
Silvio Berlusconi, a telefono, ha il tono da supplica.
Marcello Fiori, entrando alla Camera, è al telefono: “È quasi sì. Guido ha detto un quasi sì. Se tutto va come deve andare lo ufficializziamo domani. Magari fosse”. Perchè la rogna del candidato sindaco al Campidoglio è diventata una sorta di emergenza nazionale per il centrodestra.
Solo il nome di Bertolaso riesce a comporre la faida tra Matteo e Giorgia.
Col primo che, ormai, tra proposte di primarie e vertici fatti saltare, ormai gioca per Marchini.
E la seconda pronta anche a riaprire il tavolo ovunque e a correre da sola a Roma: “A Salvini — dice un forzista di rango — di Roma non gliene importa nulla. Gli importa che la Meloni non lo superi in visibilità nazionale. Avrebbe chiuso su Marchini, ma ora propone le primarie perchè è un altro modo per farlo passare. Il suo problema è la Meloni”.
Allarga le braccia Giovanni Toti, parlottando con qualche collega: “In fondo — dice a mo’ di battuta – l’unica cosa che può salvare Roma è la protezione civile. E Guido…”. Chiosa un deputato forzista: “E forse è l’unica cosa che può salvare anche noi”.
Riso amaro. Perchè il centrodestra pare un campo di macerie.
In un corridoio del Senato Maurizio Gasparri è avvelenato: “E che risolviamo con Bertolaso? Marchini si candida comunque e noi non andiamo neanche al ballottaggio”.
Un pezzo del partito di Berlusconi, da Gasparri a Tajani, si è molto esposto su “Arfio”.
Si sprecano battute, dentro Forza Italia, sulle leggende dei massaggi al Salaria Sport Village dell’allora capo della protezione civile. Per non parlare dei guai giudiziari. Bertolaso è ancora imputato per corruzione nel processo sulla “cricca” degli Appalti al G8, rinviato a giudizio per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose nel processo grandi rischi bis nel processo all’Aquila.
Benzina nel fuoco grillino, ammesso che i Cinque Stelle giochino a vincere su Roma, “una scelta guardando indietro” sussurra qualche azzurro a Grazioli.
In verità il punto fisso del ragionamento berlusconiano è sempre lo stesso, un punto tutto pre-politico e psicologico.
Un ex ministro si sfoga: “La cosa che mi addolora è che Silvio non ci lascia niente. Sta dimostrando, consciamente o inconsciamente, che dopo di lui c’è il diluvio. Non gli importa di ciò che lascia. Non fa le primarie proprio perchè farebbero “precedente” e se le fai a Roma o Milano, poi le fai in Italia. E così ci porta a tutti nella tomba con lui”.
Al Senato è uno sfogo infinito: “Ormai neanche ti ascolta più”, “ma lo hai visto l’altra sera dalla Merlino? Non è mai andato così male in tv”, “fa tenerezza”.
Raccontano che, negli ultimi giorni, anche Fedele Confalonieri gli avrebbe detto: “Silvio, è il momento. Basta”.
E tra i senatori ormai la diaspora ha fatto raggiungere il minimo storico del gruppo, “quota 40”.
Nel senso che con l’addio di Riccardo Villari, ultimo ad aver lasciato Forza Italia per andare con Ala, il gruppo si è più che dimezzato rispetto all’inizio della legislatura raggiungendo la quota di 40 senatori.
E altri sono in uscita a partire dal lombardo Sante Zuffada.
L’ex premier sa, ma non interviene. E negli ultimi giorni si è ri-sentito con Verdini. In fondo Parisi è un city manager, di origine socialista, Bertolaso l’ex capo della Protezione Civile.
Anche loro candidati perfetti del partito della Nazione.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 11th, 2016 Riccardo Fucile
TUTTI CONTRO TUTTI… SILVIO VUOLE BERTOLASO O MARCHINI, LA MELONI INFURIATA ADESSO MINACCIA PRIMARIE IN TUTTE LE CITTA’
Silvio Berlusconi, in un colloquio ieri mattina a palazzo Grazioli, l’aveva già liquidata come una «stupidaggine» di Giorgia Meloni.
Poi ci ha pensato la stessa Rita Dalla Chiesa a dire definitivamente no alla sua possibile candidatura a sindaco di Roma per il centrodestra proposta da Giorgia Meloni: «Era una sfida bellissima, ma troppo alta per me. Ho incontrato la Meloni 3-4 giorni fa per prendere un caffè e lì è venuta fuori la sua richiesta per Roma”
Così, per l’ennesima volta, come nel gioco dell’oca, il centrodestra si ritrova al punto di partenza.
Ancora senza un nome comune ma con in più un Matteo Salvini furioso per come è stato scelto il candidato: “A questo punto a Roma possiamo anche correre da soli”, è stata la conclusione.
Una minaccia reale, tanto che Berlusconi ha subito deciso di rinviare il vertice serale — che a quel punto sarebbe stato solo con Giorgia Meloni — e di spostarlo ai prossimi giorni. Probabilmente a sabato.
Nel frattempo, però, il Cavaliere insisterà con il pressing su Guido Bertolaso, per il leader di Forza Italia è quello il nome giusto per Roma. Anche se dalle parti della Lega il nome non piace. Ma sarà difficile imporlo anche a Fratelli d’Italia. I quali, ora che Rita Dalla Chiesa si è ritirata puntano di nuovo su Fabio Rampelli, capogruppo del partito alla Camera.
Magari scegliendolo con lo strumento delle primarie. Sulle quali anche Salvini è d’accordo. Ma per complicare le cose Fdi pone una condizione. Che a questo punto si svolgano in tutte le città dove si vota.
Richiesta che in Forza Italia e nel Carroccio reputano impraticabile, perchè i tempi ormai sono troppo stretti e perchè molti candidati sono stati già decisi.
In campo resta ancora Alfio Marchini. Il quale per primo aveva lanciato l’ipotesi di una consultazione per scegliere il candidato sindaco. «Non bisogna aver paura di vincere. Noi ci crediamo e la stragrande maggioranza di questa città si aspetta una proposta di governo seria che sia alternativa al Pd e al MoVimento 5 Stelle».
Paolo Zappitelli
(da “il Tempo”)
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Febbraio 10th, 2016 Riccardo Fucile
“SPERO CHE GLI ELETTORI PD DISERTINO LE PRIMARIE DEI CAPIBASTONE”… CONTATTI CON FASSINA
“Spero che gli elettori del Pd a Roma, non partecipando alle primarie, determinino una riflessione molto profonda per permettere così al Pd di ritrovare il contatto con la città . Il Pd deve far prevalere gli interessi di Roma a quelli dei capibastone e accettare la formazione di unica lista civica di centrosinistra, rinunciando al proprio simbolo”.
Lo afferma Ignazio Marino in una intervista al Fatto.
E aggiunge che “ci sono enormi spazi lasciati scoperti dall’ossessione renziana di allargarsi a destra. A Roma dobbiamo far prevalere il partito dei cittadini a quello della Nazione di Renzi e Alfano”, “Fassina sta facendo molto. Abbiamo parlato a lungo. E’ importante che le forze che si stanno muovendo per continuare l’azione di cambiamento che abbiamo avviato lavorino insieme”
Inoltre l’ex sindaco di Roma delle primarie afferma: “Non solo non parteciperò a queste primarie romane nè da candidato nè da elettore, ma ho anche chiesto al Pd di fare un atto di umiltà e non presentarsi. L’attuale gruppo dirigente del Pd che propone le primarie a Roma è lo stesso che le ha violentate e tradite, mandando via con un atto dal notaio, il 30 ottobre 2015, chi come me le aveva stravinte. E non hanno neanche l’onestà di restituire agli oltre centomila votanti le centinaia di migliaia di euro che chi ha fatto la coda ai gazebo aveva versato per votare: l’inganno a danno dei romani è stato doppio. E’ stato tradito il voto e il Pd si è intascato i soldi degli elettori. Dovrebbero chiedere scusa ai romani, fare un passo indietro e favorire la formazione di liste civiche a sostegno di candidati con un reale appoggio popolare”.
E di Giachetti e Morassut dice: “Sono due parlamentari che non ci pensano proprio a lasciare la poltrona che frutta a ciascuno circa 20 mila euro lordi al mese”.
Su Milano Marino osserva: “Noto soltanto che si rischia un confronto fra due ex city manager di giunte di centrodestra. Un epilogo molto renziano”.
E conclude: “Io il Pd ho contribuito a fondarlo, credo ancora e crederò sempre in quei valori, che sono i valori della giustizia sociale, dell’uguaglianza, dei diritti e della trasparenza. Quei valori restano, anche se adesso c’è Renzi. Ma Renzi non ha comprato il Pd, ne è solo temporaneamente il segretario”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 9th, 2016 Riccardo Fucile
I LEADER AVREBBERO DOVUTO METTERCI LA FACCIA, MA PRIMA SALVINI A MILANO, POI LA CARFAGNA A NAPOLI E LA MELONI A ROMA SI SONO SFILATI… VOLANO PAROLE GROSSE AD ARCORE: SI E’ ROTTO L’ASSE SALVINI-MELONI… A MILANO PARISI NON LO CONOSCE NESSUNO, A ROMA SI CERCANO I VOLTI NOTI IN TV
Arcore, 8 febbraio 2016. Berlusconi si rivolge alla Meloni: “Tu dici no a Marchini. Ti candidi tu?”. Risposta: “No”. Il vertice diventa un duello. Volano parole grosse, con la Meloni che minaccia di far saltare il tavolo, Berlusconi che non trova candidati, Salvini impegnato ad arginare la Meloni: “Qualcosa si è rotto — dice uno dei partecipanti. Nel senso che la situazione si è avvitata. Giorgia e Salvini si detestano, Berlusconi ormai è quello che è… si è messa in moto una dinamica distruttiva”.
I leader fuggono. Giorgia Meloni suggerisce di sondare la società civile: “Proviamo Rita Dalla Chiesa”. Sulla popolare conduttrice Mediaset il tentativo è concreto. Ai berlusconiani però piace anche Simonetta Matone.
Forum contro Porta a Porta.
Giovanni Toti, due mesi fa, aveva suggerito: “La via maestra è Salvini a Milano, la Meloni a Roma, la Carfagna a Napoli. Dobbiamo mettere in campo la migliore classe dirigente e dare un’idea di prospettiva”.
Due mesi dopo, Giorgia Meloni evita Roma, Salvini preferisce i talk show a una battaglia vera e a Napoli c’è un sempreverde Lettieri.
La prospettiva assomiglia a un disastro.
Stefano Parisi, l’ex amministratore di Fastweb è la speranza cui si appiglia Berlusconi a Milano, non lo conosce nessuno. I sondaggi già dicono che contro Sala ha poche chances. Bravo, competente, ma l’ex city manager di Albertini proprio non buca.
Uno che secondo i sondaggi starebbe messo un po’ meglio di Parisi è Maurizio Lupi. Il quale ha dato segnali a Paolo Romani e a Giovanni Toti che sarebbe anche disposto a rinunciare alla carica di capogruppo di Ncd. Ma Salvini ha detto no, non tanto perchè Lupi è di Ncd, quanto perchè teme l’asse che Giovanni Toti, governatore della Liguria, sta costruendo con Bobo Maroni, governatore della Lombardia che, a sua volta, sta vincendo con i suoi uomini parecchi congressi della Lega, non proprio sulla linea di Salvini.
In Transatlantico, parlando con una collega, dice Maria Stella Gelmini, esausta: “Diciamo che non abbiamo la fila di candidati di questi tempi”.
Tempi in cui non solo i sondaggi vanno male, ma crollano pure antiche certezze come l’auditel.
Lunedì sera (dopo il vertice), Silvio Berlusconi va in prime time da Myrta Merlino su La7, per parlare di “Mamma Rosa”, nel corso dello speciale Madri. Tra un ricordo e un altro ci mette un bel po’ di politica, dello scorso ventennio. E incassa uno dei peggiori ascolti di sempre, un misero due per cento.
Giuliano Urbani dice con aria disincantata: “Bah, che le devo dire. Vedo solo frammenti, tentativi di metterli assieme, una storia senza nè capo nè coda…”.
Frammenti. Maurizio Gasparri, la mette così: “ Se la Meloni si vuole candidare, nel ha tutto il diritto, ma se come pare non si candida, non metta veti. E chiediamoci perchè non siamo riusciti a mettere in piedi un modello”.
Chiosa Domenico Fisichella: “Vedo un tentativo di raccattare i cocci e rincollarli. A destra vedo un gigantesco problema di credibilità , dall’altra parte vedo che Renzi si rivolge a manager e prefetti che in fondo sono manager dello Stato. La resa della politica ai manager, come avevo scritto nel mio libro dal titolo Crisi della politica e governo dei produttori”.
Restano i cocci.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 9th, 2016 Riccardo Fucile
LA SCELTA SUL CANDIDATO SINDACO PARE INDIRIZZATA SU SIMONETTA MATONE, GIUDICE NOTA AL PUBBLICO TV, PER LE SUE OSPITATE DA VESPA… SCARICATA A SUO TEMPO DALLA CARFAGNA ALLE PARI OPPORTUNUITA’, HA LAVORATO CON LA MOGLIE DEL CONDUTTORE TV ALL’UFFICIO LEGISLATIVO DEL MINISTERO
Mentre Fratelli d’Italia a Roma comunica che “Fabio Rampelli è pronto a correre”, non è chiaro se
per fare il sindaco di Roma o per la maratona, dagli ambienti di centrodestra della Capitale emerge il nome “segretato” su cui si potrebbe raggiungere l’unità : si tratta di Simonetta Matone, giudice nota al pubblico per le sue numerose ospitate alla trasmissione Porta a Porta.
In tempi non sospetti L’Espresso l’aveva soprannominata “Simonetta in Vespa” in un graffiante articolo in cui si diceva:
“Simonetta Matone, la giudice minorile che ravviva (si fa per dire) l’arredamento di “Porta a Porta” nelle puntate horror sui delitti di Cogne, Garlasco, Erba, Perugia e Avetrana, trasloca. Scaricata da Mara Carfagna, che nel 2008 l’aveva ingaggiata come capogabinetto al ministero delle Pari opportunità , ha subito trovato occupazione al ministero della Giustizia, presso l’ufficio legislativo diretto dall’amica del cuore Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa. Il cerchio si chiude, tutto in famiglia. Come sempre in questi casi, il Csm ha dato il via libera all’incarico “fuori ruolo”, senza porsi alcun problema di opportunità e di conflitto d’interessi. Eppure sembra che persino la Carfagna, come riferisce il “Corriere della Sera”, avesse trovato da ridire sulle troppe comparsate Tv della Matone, ritenendo poco compatibile con l’incarico ministeriale il ruolo di spalla del Crepet e della Palombelli di turno. “
E si chiedeva:
“È opportuno che quel giudice, ospite pressochè fisso nel programma di Vespa, vada a lavorare nell’ufficio guidato da sua moglie? A che titolo la signora, che resta pur sempre in forze alla corporazione togata, continua a pontificare in tv sulle indagini e sui processi altrui?
Quello che colpisce, in effetti, della Matone è la sua carriera.
Il giudice l’ha fatto dall’81 all’82 a Lecco, dall’83 all’86 a Roma, poi è diventata capo della Segreteria del ministro Vassalli.
Il primo collocamento fuori ruolo di Simonetta Matone risale al 1987e dura fino al 1991.
Poi nuovamente collocata fuori ruolo nel 2008 per rivestire l’incarico di capo di Gabinetto presso il ministero delle Pari Opportunità con il ministro Mara Carfagna, fino al 2015.
In questo periodo la Matone ha sempre ricoperto incarichi al ministero della Giustizia, dall’Ufficio legislativo a vice al Dap, fino al più recente ruolo di capo degli Affari di Giustizia.
A gennaio 2015 rientra in magistratura come neosostituto procuratore generale presso la Corte di Appello di Roma.
Un rientro al lavoro tra i togati decretato a seguito della norma che ha stabilito il limite dei dieci anni di attività fuori ruolo come arco temporale massimo per altre esperienze professionali lontane dai banchi del potere giudiziario. Esperienze che non hanno escluso le sue note partecipazioni televisive.
Ora, appena rientrata, rieccola probabile candidato sindaco del centrodestra nella Capitale per mancanza di alternative.
Se non altro, per una volta, il centrodestra potrà sedersi nei posti riservati ai giudici e non tra quelli degli imputati.
Fermo restando le ospitate a Porta a Porta, dove è di casa.
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Febbraio 9th, 2016 Riccardo Fucile
SALVINI E BERLUSCONI CONTRARIATI DAI VETI CONTINUI DELLA SOUBRETTE DELLA GARBATELLA CHE TEME DI ESSERE OSCURATA
Trovare la quadra su un candidato di centrodestra condiviso a Roma resta una chimera. Si
continua a lavorare e nessuno vorrebbe andare in ordine sparso. Ma per ora l’intesa non c’è.
Il vertice di Arcore non ha sciolto i nodi che tengono ancora bloccato il nome di un possibile candidato. L’incontro a tre che si è tenuto tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni si è concluso con un nulla di fatto.
La fumata nera è stata causata dalla decisione della leader di FdI, Giorgia Meloni, di non togliere il veto su Alfio Marchini, ritenuto non rappresentativo della destra romana ed anzi fin troppo di sinistra per i suoi trascorsi familiari vicini al Pci.
La novità è che Meloni, proprio perchè contraria alla candidatura dell’imprenditore, ha proposto per la prima volta un proprio nome.
Si tratta di Fabio Rampelli, capogruppo di FdI alla Camera, e ora Berlusconi e Salvini saranno costretti a dire la loro.
I tre alleati si sono impegnati a rivedersi mercoledì.
Giorgia Meloni potrebbe essere, come ha detto lei stessa qualche giorno fa dopo aver annunciato la sua gravidanza in occasione del Family Day, l’extrema ratio qualora non si riuscisse davvero a tovare l’intesa.
La conferma delle bocciatura di Marchini arriva a stretto giro di posta. Ed è proprio Salvini a comunicarla in diretta ai microfoni de La Zanzara: “Marchini? Durante il vertice con Berlusconi e la Meloni il suo nome è stato bocciato. Non sarà il nostro candidato a Roma. Il veto lo ha messo Giorgia Meloni.”
Parole che il diretto interessato, pur deluso del veto di FdI, commenta così: “È la conferma che non esistevano patti segreti e incontri clandestini. L’ho ripetuto mille volte: amo Roma e mi sta a cuore il futuro di questa città . È un impegno che ho preso con i romani e che onorerò fino alla fine”.
Insomma, bocciato Marchini e in attesa che venga svelato l’uomo del mistero, l’unico nome veramente in campo è, al momento, Francesco Storace: “Il centrodestra ha bisogno di una candidatura vera e sulla quale bisogna discutere. Finora con me della candidatura a sindaco di Roma non ha parlato nessuno. Io sono candidato, per farmi decidere di non candidarmi mi devono dare una motivazione molto convincente”.
Non osiamo pensare quale.
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2016 Riccardo Fucile
TOTI E LA MELONI GUIDANO LA RIVOLTA DELLE MAZZE TACCHE CONTRO LA SCELTA DI SILVIO AVALLATA DA UN INTERESSATO SALVINI CHE SI RITROVA UNA LEGA SPACCATA NELLA CAPITALE
La battaglia su Marchini si materializza nelle giro di telefonate che partono dal cellulare di Giovanni Toti, prima del vertice di Arcore, quando il rumore degli endorsement ad “Arfio” di pezzi del centrodestra romano ha fatto scattare l’allarme nella war room del Cavaliere: “È chiaro — dice Toti — che Marchini sta giocando in un’ottica nazionale. Si vuole candidare a Roma per il centrodestra, dopo che Renzi gli ha detto di no, e comunque vada il minuto dopo le elezioni avrà una visibilità e un ruolo nazionale. Partendo da un movimento che su Roma conta il dieci del per cento. Per me la candidatura migliore su Roma resta Giorgia e comunque con la Meloni non si rompe”.
È frenetica, nervosa la ricerca della quadra dei candidati del centrodestra il minuto dopo la vittoria di Sala a Milano. “Con Marchini si vince” dice Tajani al Corriere. Posizione condivisa da Maurizio Gasparri e da pezzi di establishment moderato romano.
Al vertice serale di Arcore, la battaglia. Perchè sul nome di Marchini la Meloni è pronta anche a una clamorosa rottura.
Parlando coi suoi, ha spiegato che è pronta al gioco durissimo: “Si insistono con un candidato che fino a poco fa si diceva di sinistra e ci tirava addosso, riapro il tavolo in tutta Italia: Milano, Torino, Bologna e pure Napoli. Ridiscutiamo tutto, tut-to”.
Il sospetto di Toti sulle ambizioni nazionali di Marchini è diventato, agli occhi di molti, una certezza quando in parecchi hanno saputo che è già pronta la successiva tappa della “scalata” nella politica che conta da parte di Marchini, ovvero il lancio dei “circoli del cuore” — il cuore è il simbolo del suo movimento politico – un po’ ovunque in Italia: “Il punto — prosegue Toti — è tutto politico. Bisogna vedere che interesse abbiamo a far entrare un altro player nel mercato di centrodestra. Rischiamo di fare come le aziende in difficoltà che fanno entrare un fondo di investimento e poi si trovano comprate dal fondo, anche se l’uomo non va neanche troppo sopravvalutato, perchè non è il nuovo Berlusconi anche se vorrebbe esserlo”.
Proprio lo schema del “nuovo Berlusconi” che poco piace ad Arcore, è invece teorizzato e costruito da larghi pezzi del centrodestra romano, che lavorano per Arfio. Alla sua ultima iniziativa al Tempio di Adriano c’era poco civismo e molta destra romana, protagonista di questo ventennio: Augello, il deus ex machina di Alemanno, Quagliariello, i fratelli De Lillo, Malcotti, la Angelilli: “Le perplessità di Berlusconi — è il loro ragionamento — sono legate al fatto che Alfio riproduce lo schema del ’94. Si presenta come estraneo al teatrino della politico, è un imprenditore che ha le risorse proprie da investire in politica, è belloccio e funziona in tv”.
Al “nuovo”, cioè ad “Arfio”, non piace il vecchio Berlusconi, il feeling non è mai scattato anche perchè, insomma, il passato conta.
La sua famiglia costruì Botteghe Oscure, la chiamavano “calce e martello”, lui è stato legatissimo al mondo della sinistra capitolina. Ma soprattutto, raccontano i suoi amici, è impossibile che due narcisi si possano piacere e tra il narcisismo di Marchini e quelli di Berlusconi è una bella lotta.
Per questo, raccontano, non c’è stato contatto diretto tra i due, mentre invece per convincere Stefano Parisi a Milano Silvio Berlusconi lo ha chiamato più volte e più volte a chiesto un aiuto nell’opera di persuasione a Bruno Ermolli.
Marchini piace invece a parecchi ex An e a Tajani, da sempre referente del potere lettiano (nel senso di Gianni Letta) nella Capitale e da sempre giocatore piuttosto autonomo in Europa, come ai tempi del cosiddetto complotto nel 2011, quando non pervenne più di tanto la sua resistenza alla Merkel prima che scattasse la sua simpatia verso Monti.
Insomma, attorno ad “Arfio” si è messa in moto una dinamica che va oltre Roma, nei disegni di pezzi del centrodestra, o di ciò che ne resta.
E chissà se è un caso che, una delle mosse di Marchini è stata proprio, come ha scritto il Corriere, un incontro diretto con Salvini.
Mossa che già lo rende un interlocutore non solo locale. Spiega un alto in grado della Lega: “A Matteo non frega nulla di Roma è chiaro però che ha più convenienze a dare il via libera a Marchini. Mi segua nel ragionamento: la lista Noi con Salvini prende più voti con Marchini o con una candidatura come la Meloni? Se si candida Giorgia, lo svuota”.
Gelosie, sospetti. Veti incrociati. Da Roma dipende l’intero risiko.
Anche perchè gli altri candidati non sono le sette meraviglie.
Sulla leghista indicata per Bologna, tal Lucia Bergonzoni, pesa il suo passato di sinistra e nei centri sociali.
A Milano la scelta è caduta su Stefano Parisi dopo che Salvini ha messo il veto su Lupi, anche dopo che l’ex ministro ha dato la disponibilità a dimettersi da capogruppo di Ncd per correre.
(da “Huffingtonpost”)
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