Febbraio 7th, 2016 Riccardo Fucile
DOPO AVER DETTO NO PER TRE MESI, ALLA FINE MELONI E SALVINI DEVONO SPERARE CHE MARCHINI ACCETTI L’ALLEANZA
Guido Bertolaso avrebbe inviato in queste ore una lettera al presidente di Forza Italia, Silvio
Berlusconi, per spiegargli le ragioni di una propria impossibilità ad accettare una eventuale candidatura per la corsa a sindaco di Roma.
Dopo aver ringraziato l’ex premier per la generosa proposta di scendere in campo per il Campidoglio, l’ex capo della Protezione civile avrebbe evidenziato che la sua rinuncia è legata esclusivamente a motivi familiari.
Un’ipotesi, quella di Bertolaso candidato alla guida della Capitale in quota centrodestra, che circolava già da tempo.
Ospite a Virus di Nicola Porro, ad esempio, ieri aveva detto: “Io candidato? Non mi risulta. Mi è stato chiesto semplicemente di essere disponibile qualora ce ne fossero le condizioni. Roma è in uno stato di degrado insopportabile, è una città in emergenza e io mi sono occupato a lungo di emergenze. Forse un po’ di esperienza ce l’ho”.
Nei giorni scorsi, peraltro, era stato proprio Berlusconi a insistere, durante una cena con gli eurodeputati, sulla bontà di tale scelta: “Il miglior candidato per Roma per me resta Bertolaso”. Su di lui, tuttavia, pesava il veto della Lega di Matteo Salvini e della Meloni.
Intanto, lfio Marchini lancia il suo ‘cuore spezzato’ – il simbolo usato nella sua precedente corsa al Campidoglio – nel recinto del centrodestra.
“Mi diranno che sono un visionario come Berlusconi, ma uniti si vince al primo turno” ha detto oggi l’imprenditore romano candidato sindaco di Roma, forte dell’endorsement di Salvini e dell’apprezzamento di Berlusconi, con il solo alt di Francesco Storace (che cambierà anche lui idea in tempo).
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2016 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO DI TERMOMETRO POLITICO, I PARTITI: M5S 29%, PD 26,3%, FDI 8,5%, LISTA MARCHINI 8,2%, FORZA ITALIA 6,9%, LEGA 5,2%, SEL 3,9%, NCD 1,2%
Si avvicinano primarie e candidature per le prossime elezioni amministrative, e i sondaggi
elettoralipolitici acquistano importanza maggiore per i partiti per avere idea della situazione che si sta delineando in tempo reale sulla percezione degli italiani delle proposte della politica.
Uno dei nodi che sarà certamente più importanti per l’intera partita anche nazionale, è il Comune di Roma Capitale, che dopo i noti caos attorno al Campidoglio e alla figura del Sindaco si appresta a votare nel prossimo giugno.
Interessanti da questo punto di vista i dati forniti da Termometro Politico in serata ieri, sia sulle liste possibili che sui singoli candidati: il Movimento Cinque Stelle è davanti in entrambi i casi, al momento, con il 29% delle preferenze senza ancora di fatto deciso un candidato ufficiale.
Il Pd invece insegue, con il 26,3%, davanti e di molto a Fratelli d’Italia che prende l’8,5%, di poco avanti alla Lista Marchini che al momento non convince gli elettori che danno un modesto 8,2%.
Forza Italia senza ancora un candidato prende il 6,9% mentre la Lega è al 5,2%.
Sel è al 3,9% e Ncd all’1,2%.
A livello dei candidati singoli la situazione recita un M5s ancora vincente, con il 26%. Inseguono Giacchetti del Pd al 23%, mentre un’ipotesi di Marino-bis prenderebbe ancora un 9%. Marchini è all’11%, mentre la Meloni è al14% dai romani, con il possibile candidato di Forza Italia, Guido Bertoldo, che potrebbe invece prendere se si candidasse un 10%.
In fondo Stefano Fassina, al 2% dei consensi.
(da “Il Sussidiario“)
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Gennaio 26th, 2016 Riccardo Fucile
CERTI PERSONAGGI SE NON ESISTESSERO BISOGNEREBBE INVENTARLI, HANNO IL SENSO INNATO DELL’UMORISMO
Riportiamo, per non essere tacciati di partigianeria, da “il Tempo”: “Sì alle primarie. Ma con
condizioni che – al momento – sembrano escludere chi a quelle consultazioni si è già virtualmente iscritto, come Francesco Storace e Alfio Marchini. Fa discutere l’apertura di Giorgia Meloni all’ipotesi della consultazione popolare per la scelta del candidato sindaco di Roma, arrivata dopo giorni di pressione da parte di chi, come lo stesso Storace e Gianni Alemanno, chiede da tempo un confronto per mettere d’accordo il variegato fronte anti-renziano. E dopo l’appello de Il Tempo a «scongelare» il fronte romano del centrodestra…”
In sostanza la Meloni, nota per essere leader di Fdi dopo primarie farsa dove era l’unica candidata, ora vorrebbe trasferire questa originale prassi anche per le comunali di Roma, almeno a parole.
Con una serie umoristica di paletti che alla fine, eliminati Storace e Marchini, vedrebbero come unica candidata ovviamente lei, la cognata d’Italia.
Non si capisce tra l’altro a che fine partecipi ai vertici ad Arcore con Silvio e Matteo per decidere i nomi dei candidati sindaci di centrodestra: se ritiene essenziali le primarie, “che c’azzecca” perdere tempo nei vecchi teatrini della politica?
Caso vuole che “il Tempo”, oltre a intervistare la mascotte della destra umoristica italiana, reduce da un book parigino con foto ricordo di Marine Le Pen, nella stessa edizione pubblichi un sondaggio Ipr sui potenziali candidati sindaci di Roma.
Da dove risulta che la Meloni, candidata di tutto il centodestra, al primo turno prenderebbe appena il 30%, ma, cosa ancor più grave per lei, se il candidato fosse Storace avrebbe la stesse percentuale, alla faccia del traino della mascotte.
Lo stesso livello dei Cinquestelle, in pratica, con Giachetti al 24% e Marchini al 10%.
Andrebbe quindi al ballottaggio un candidato di centodestra per poi rimediare una brutta figura e perdere contro uno sconosciuto grillino 60% a 40%, se va bene.
Non a caso, nel timore di bruciarsi, la Meloni tentenna.
Salvini, altro noto coraggioso, il problema l’ha giù risolto: a Milano, capitale della padagna, si è guardato bene da metterci la faccia e presentarsi candidato sindaco. Perdere a Milano sarebbe un danno d’immagine indelebile per il capitano di lungo sorso.
Resta la farsa del “nuovo che avanza” con le primarie “per far decidere la base”: ma certe primarie con candidato unico ricordano più i plebisciti della Russia sovietica, tanto cari al loro zietto acquisito Putin.
Da svidà nja.
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Gennaio 24th, 2016 Riccardo Fucile
LA SPONDA DI D’ALEMA E I RETROSCENA
«Sono pronto a ricandidarmi. Ma l’ultima parola la pronuncerò il sette marzo, quando finalmente si
capirà che le primarie del Pd sono state senza senso».
Ignazio Marino muore dalla voglia di tornare in pista. Lo confida a chiunque lo incontri.
Da quando sabato scorso ha rimesso piede in Italia, ha intrapreso un vorticoso giro di colloqui privati.
Al telefono o faccia a faccia, sonda riservatamente i big della galassia antirenziana. L’ultimo, tre giorni fa, è stato l’ex ministro Massimo Bray.
«So che anche tu vorresti candidarti. Lavoriamo assieme alla soluzione migliore?».
La voce è arrivata anche al largo del Nazareno, ed è scattato l’allarme. Perchè a unire i due potenziali antagonisti di Roberto Giachetti è un link preciso: Massimo D’Alema. E un obiettivo comune: colpire la candidatura renziana nella Capitale.
Quando sul display del telefonino è comparso il numero di Bray, Marino ha colto la palla al balzo.
L’ex titolare dei Beni culturali nel governo Letta (non riconfermato da Renzi) vuole davvero ostacolare la corsa di Giachetti.
Ha una rete di relazioni che lo sostiene – a partire proprio da D’Alema – e un’esperienza politica maturata (proprio con Marino) nella fondazione dalemiana Italianieuropei.
Con l’ex premier il sodalizio è antico. Senza contare il rapporto con Giuliano Amato, cementato dall’esperienza in Treccani.
A dire il vero, neanche i bersaniani negano più la tentazione di indebolire Renzi sgambettandolo nella Capitale: «Il popolo del Pd è deluso ammette Davide Zoggia – il rischio è che un pezzo di partito si disimpegni. E Marino, si sa, ha ancora una sua forza…».
Ecco il cuore del piano, allora.
Chi scommette sul fallimento delle primarie dem cerca di unire i nemici del premier. Boicottando i gazebo, poi lanciando una figura unitaria “di sinistra”.
Per costringere il candidato dem al terzo posto alle Comunali, fuori dal ballottaggio. «So che Marino e Bray si sono parlati conferma il capo di Sel a Roma, Paolo Cento- ma hanno ragionato anche con Fassina. Bray è sostenuto da D’Alema, ma il nodo non sono i padrini politici: stavolta possiamo allargare il campo della sinistra con una proposta unitaria».
E a Marino si torna. Con la lettera a Repubblica, il sindaco sfiduciato di fronte al notaio ha escluso di partecipare alle primarie. La strada, come ha rivelato in privato, è ormai un’altra: denunciare l’assenza di sfidanti a Giachetti, poi contrattaccare. Solo un’ombra offusca i suoi piani.
«Appena tornerò a mostrarmi – confida in privato – riprenderanno gli attacchi». Si riferisce alla storiaccia degli scontrini, che l’hanno costretto nel ruolo di indagato.
Per questo prende tempo. Per capire come muoversi, se muoversi.
Le incognite restano molte. C’è ad esempio un pezzo di sinistra dem che chiede a Bray di partecipare alle primarie, rendendo vano il “boicottaggio”.
E c’è la variabile Stefano Fassina. Dovesse ritirarsi, favorirebbe un accordo tra antirenziani: «Si parte da Stefano, è ovvio – spiega Cento, a nome dei vendoliani – Il giorno dopo i gazebo del Pd tireremo un punto di sintesi».
Proprio Fassina, intanto, continua a battere palmo a palmo le periferie dela Capitale.
E non molla: «Vado avanti».
Almeno fino al sette marzo, quando finalmente si potrà testare la rete antirenziana nella Capitale.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 22nd, 2016 Riccardo Fucile
“SENZA ALCUN VALORE, SE POI ALLA FINE DECIDE IL CAPO”
Ignazio Marino non si presenterà alle primarie del Pd a Roma. 
Malgrado l’invito di uno dei candidati, Roberto Giachetti, a un confronto nel merito in vista delle elezioni per il prossimo inquilino del Campidoglio, l’ex sindaco spiega in una lettera alla Repubblica le ragioni della sua scelta di non partecipare.
“Molti in queste settimane mi hanno chiesto cosa farò io. Posso solo dire cosa non farò, e cioè: non parteciperò alle primarie del Partito Democratico”.
“Le primarie hanno un senso a patto che chi le propone e chi vi partecipa ne rispetti il valore e poi l’esito. Se si calpesta la scelta dei cittadini, com’è successo a Roma, si svuota il significato stesso di quelle consultazioni. Per questo ho trovato sconcertante la decisione del segretario del Pd, Matteo Renzi, di indire nonostante tutto le primarie per la candidatura a sindaco di Roma. Mi chiedo come possa Renzi non vedere il danno arrecato al Pd e all’istituto stesso delle primarie dalle sue decisioni e pensare di andare avanti come se niente fosse. Non capisco come ritenga credibile chiedere alle elettrici e agli elettori romani di sacrificare una domenica mattina, mettersi in coda, versare i due euro e indicare il nome del proprio candidato sindaco, dopo che egli ha eliminato con un atto di forza chi quelle primarie aveva vinto l’ultima volta.”
Marino torna così ad attaccare Matteo Renzi per l’intervento deciso con cui ha favorito la caduta della sua amministrazione, attraverso le dimissioni in blocco dei consiglieri comunali.
“Il Presidente del Consiglio non si rende conto che con la sua interferenza sull’Amministrazione cittadina, interferenza che in altri casi egli stesso ha definito inaccettabile perchè “il sindaco lo eleggono i cittadini”, ha reso le primarie, almeno a Roma, un rottame inutilizzabile. Convocando gli assessori della Giunta nella sede del Partito Democratico per imporgli di dimettersi e costringendo tutti i consiglieri comunali del Partito Democratico ad allearsi con la destra e a rimettere in blocco il mandato da un notaio, con il solo scopo di provocare la caduta del sindaco, Renzi e chi lo rappresenta a Roma hanno violato l’etica di una sana politica e il rapporto di fiducia fra il Pd e i suoi sostenitori, che il 7 aprile 2013 affidarono a me l’onore di candidarmi alle elezioni che poi vinsi con il 64% dei voti.”
Per questo, secondo Ignazio Marino, non ha senso parlare di primarie per Roma.
“Rotto quel patto, le primarie non hanno più alcun valore, perchè il loro esito può essere capovolto per ordine del vertice del partito. Dirò di più: il Pd a Roma non dovrebbe nemmeno partecipare con il proprio simbolo alle elezioni amministrative del 2016. Troppo lacerante è stata l’eliminazione del sindaco scelto dagli elettori, troppo contraddittori i comportamenti e le dichiarazioni dei vertici del Pd, troppo pretestuose e in malafede le giustificazioni. Troppo evidente l’inganno perpetrato ai danni delle cittadine e dei cittadini di Roma, troppo lampanti i benefici delle lobby e dei potentati. Eliminando il sindaco, i consiglieri del Pd hanno eseguito un ordine del capo, e forse qualcuno ne beneficerà personalmente, ma hanno destinato il Pd alla dannazione politica. Almeno a Roma, almeno per questa tornata elettorale, oggi il Pd è ormai diventato il problema e non la soluzione.”
Anche così l’ex sindaco motiva i molti rifiuti piovuti sul Partito Democratico per la partecipazione alle primarie romane. E Marino ne ha anche per Roberto Giachetti.
“Il vicepresidente della Camera dei Deputati, con le spalle coperte dal suo ruolo di garanzia istituzionale, ha alla fine ceduto ed ha dato, seppur malvolentieri, la propria disponibilità . Ma non lascerà il suo incarico parlamentare, a riprova che non ci crede nemmeno lui fino in fondo, perchè è facile candidarsi quando si ha un paracadute d’oro sulle spalle.[…] Candidarsi per ordine di Renzi significherebbe accettare una logica secondo cui, in caso di vittoria, a governare Roma sarà il capo del partito e del governo, mentre il sindaco sarà ridotto a una sorta di commissario esecutore. Con la sua sciagurata gestione, la credibilità del Pd romano ha subito e inferto un grave danno: la pretesa di giocare un ruolo da protagonista in questa fase non è oggettivamente credibile.”
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 19th, 2016 Riccardo Fucile
ORA SIAMO A POSTO, IL CENTRODESTRA HA TROVATO IL CANDIDATO ADATTO ALLA CERVICALE, PARDON ALLA CAPITALE
“Per salvare Roma, “una città ridotta allo stremo”, “serve un uomo oltre i partiti. E io sono pronto”.
A parlare è Guido Bertolaso, che in un’intervista al Tempo si presenta come possibile candidato del centrodestra in Campidoglio, a patto che Silvio Berlusconi & co. accettino le sue condizioni.
Spiega l’ex capo della Protezione civile al quotidiano romano:
“[…] se ci fossero le condizioni per una candidatura al di sopra delle parti e dei partiti, penso a una lista civica con un programma molto preciso, potrei prenderla in considerazione perchè io amo Roma e mi addolora vederla ridotta così. Ma servono le condizioni, senza questi giochetti politici. Io non sono mai stato un politico, e mai lo sarò”.
È con spirito di sacrificio e amore per la sua città che Bertolaso si dichiara disposto a scendere in campo per Roma:
“Siamo arrivati a una situazione talmente drammatica che credo sia una sfida da far tremare le vene dei polsi. È ovvio che poi Roma è la mia città , le sono sempre stato legatissimo, la adoro e mi piange il cuore nel vedere lo stato di degrado in cui si trova. Quindi se un giorno davvero dovessero esserci le condizioni per dare una mano a risollevarla si può anche prendere in considerazione l’ipotesi”.
Secondo l’ex numero uno della Protezione civile, la Capitale ha bisogno di un manager in grado di farla funzionare.
Riguardo ai processi a suo carico (quello per li G8 della Maddalena e il “Grandi Rischi bis” a L’Aquila), Bertolaso afferma di non essere preoccupato.
“Spero che entro giugno [il processo collegato a La Maddalena] sia concluso […].Basta leggere le carte e verbali per capire che non solo sono assolutamente estraneo ai fatti che mi sono stati imputati ma anzi che sono stato rigoroso controllore di quelle che erano attività in corso”.
A dir la verità i magistrati inquirenti la pensano diversamente, ma fa nulla.
La palla, ora, è in mano ai vertici del centrodestra.
Il pressing di Berlusconi c’è stato – ammette Bertolaso – ma allo stato attuale si tratta solo di chiacchiere. “E io — spiega — sono uno che bada ai fatti”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 15th, 2016 Riccardo Fucile
NEL CENTRODESTRA E NEL M5S MANCA UN CANDIDATO… A SINISTRA RESTA L’INCOGNITA MARINO, BERLUSCONI PENSA A BERTOLASO
Con Roberto Giachetti in campo a Roma, anche gli altri partiti e le coalizioni alternative al Pd non
hanno più alcuna scusa per prendere tempo.
Come sta facendo il centrodestra che ancora non riesce a fermare la pallina su un nome. Le uniche forze che sembrano avere già deciso sono quelle a sinistra dei Dem, ovvero Sel e Sinistra italiana costola scissionista del Pd, che puntano tutte le fiches su Fassina.
L’ex viceministro non intende fare alcuna alleanza con Giachetti e nemmeno le primarie. Spiega: «Le primarie servono a scegliere chi interpreta meglio un programma condiviso attorno al quale si costruisce una coalizione. Non mi pare ci siano condizioni per un programma condiviso». Fine della discussione.
REAZIONE “FREDDA” DI PARTE DEL PD
Ma anche dentro lo stesso Pd la candidatura di Giachetti non fa saltare tutti per la gioia. La sinistra Dem romana storce il naso per una candidatura considerata troppo vicina a Renzi. Dal governatore laziale Zingaretti non è arrivano segnali positivi: un silenzio rumoroso. I centristi del partito guardano il radical-dem Roberto con diffidenza per la sua doppia tessera del partito Radicale e le sue battaglie per i diritti civili poco graditi alla curia romana.
CHE FA MARINO?
Poi c’è l’ex sindaco Marino che potrebbe candidarsi a sindaco con una lista civica: potrebbe scippare a Giachetti 4-5 punti magari fondamentali in una competizione nella quale il Pd parte svantaggiato dopo la catastrofica esperienza della sindacatura Marino, soprattutto dopo l’esplosione di Mafia Capitale.
IL M5S IN VANTAGGIO MA SENZA NOME
La strada per Giachetti infatti è tutta in salita e il vantaggio dei 5 Stelle che sulla carta dei sondaggi sono il primo partito nella capitale potrebbe rivelarsi incolmabile. Ma i grillini ancora non hanno fatto una scelta.
Hanno 233 candidati a consigliere comunale: tra questi dovrà saltare fuori l’aspirante sindaco sulla base dei una votazione sul web. In pole position però ci sono due consiglieri comunali uscenti, Marcello De Vito e Virginia Raggi.
Quest’ultima sembra la favorita anche perchè sostenuta da Alessandro Di Battista. Il quale, se si candidasse, avrebbe molte chance di vincere a mani basse, sempre secondo i sondaggi però. Ma non può scendere in pista perchè le regole interne al movimento glielo proibiscono: chi ha un mandato elettivo non può concorrere ad un altro.
MELONI CONTRO MARCHINI, MA SPUNTA BERTOLASO
Poi c’è l’imprenditore indipendente Alfio Marchini con la sua Lista “Io amo Roma”, sostenuto da pezzi del centro proveniente da Forza Italia e che si sono messi in proprio come Fitto e Quagliariello. Berlusconi avrebbe voluto sostenerlo subito perchè corrisponde al suo identikit: imprenditore, bello, piace alle donne, moderato, un po’ di sinistra ma che guarda a destra.
Ma sulla strada di “Arfio”, come lo chiamano a Roma, si è messa Giorgia Meloni che lo ha sempre accusato di essere stato sempre troppo vicino agli ex comunisti, di avere fondato e finanziato la fondazione Italianieuroperi di D’Alema, di aver tentato pure di candidarsi alle primarie del centrosinistra alla passata tornata elettorale quando vinse Marino.
Allora Berlusconi le ha chiesto di candidarsi lei, se lo vuole. Ma Giorgia ha nicchiato: teme di perdere le elezioni e di perdere anche il suo status di leader nazionale dei Fratelli d’Italia.
Oggi Berlusconi ha fatto il nome di Bertolaso che dovrebbe unire il centrodestra (nella sconfitta?)
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
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Gennaio 15th, 2016 Riccardo Fucile
L’ACCUSA E’ DI AVER ASSUNTO FIGURE PROFESSIONALI ESTERNE SENZA CONCORSO E SENZA PROCEDURA PUBBLICA, MA PER CHIAMATA DIRETTA
Abuso d’ufficio. Gli ex sindaci di Roma Ignazio Marino e Gianni Alemanno saranno interrogati a breve nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sui presunti illeciti legati alle procedure di nomine dirigenziali in Campidoglio in violazione del Testo Unico degli Enti Locali.
Con loro nel registro degli indagati, riporta Il Messaggero, altre 58 persone tra funzionari e dirigenti e politici, alcuni ancora in carica.
L’ipotesi della Procura di Roma è di aver assunto figure professionali esterne senza concorso e senza procedura pubblica. Per chiamata diretta, quindi, evitando di considerare i 23mila dipendenti già in servizio presso il Comune. Nell’ottobre del 2013 il Fatto.it aveva denunciato la crescita continua dello staff dell’ex sindaco del Pd.
A occuparsi dell’inchiesta è il pm Francesco Dall’Olio.
In dicembre il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza ha depositato al magistrato un’informativa in cui, oltre all’abuso d’ufficio, si ipotizza anche il reato di truffa.
A cominciare dai prossimi giorni quindi comincerà la tornata di interrogatori sui compensi elargiti, in molti casi, superiori a quanto previsto dalla norma.
Gli accertamenti, che hanno preso spunto la scorsa estate da un’informativa delle fiamme gialle, non coinvolgono l’attuale amministrazione guidata dal commissario Francesco Paolo Tronca.
Gli inquirenti prendono in esame nomine fatte dal 2008 in poi poichè eventuali irregolarità avvenute in precedenza sono coperte da prescrizione. Per quanto riguarda la presunta truffa gli inquirenti ipotizzano siano state scelte persone in base a titoli non veritieri.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 14th, 2016 Riccardo Fucile
SCIOLTE LE RISERVE, A ORE L’ANNUNCIO
Il dado è tratto. A due giorni dal pubblico endorsement di Matteo Renzi, il vicepresidente della
Camera Roberto Giachetti ha deciso di correre alle primarie per sindaco di Roma che si terranno il 6 marzo.
Lo ha comunicato ad alcuni stretti collaboratori: l’annuncio sarà il 15 gennaio, con un video su Youtube in cui l’ex capo di gabinetto del sindaco Rutelli lancerà il suo messaggio ai romani in vista delle primarie.
Un’accelerazione, rispetto ai tempi ipotizzati fino a qualche giorno fa, che è dovuta senza dubbio alla mossa di Renzi, che ha colto in contropiede anche il commissario del Pd romano Matteo Orfini.
Ma dovuta anche alla freddezza con cui è stato accolto il nome di Giachetti fuori e dentro il Pd. Insomma, a questo punto meglio sciogliere gli indugi e iniziare a giocare davvero la partita della campagna per le primarie, che non sarà tutta in discesa, anzi.
A sfavore di Giachetti pesano le resistenze dell’ala più di sinistra del Pd, che vede nella sua figura e nelle modalità del lancio da parte del premier una forte ed eccessiva impronta renziana.
E tuttavia ad oggi ancora non si intravvede un nome della sinistra dem in grado di competere realmente con lui.
Nell’ala del partito che fa riferimento a Nicola Zingaretti la freddezza è palpabile, come conferma il deputato Marco Miccoli, vicino alla Cgil, secondo cui “parte del nostro elettorato potrebbe non riconoscersi nel nome di Giachetti”.
Ma il governatore, in una telefonata mercoledì con Orfini, ha ribadito che da lui non ci sarà fuoco amico. Il ragionamento è questo: in una situazione difficile come quella romana, nessuno ha intenzione di mettere i bastoni tra le ruote a una scelta presa personalmente da Renzi. Che dunque ci mette la faccia, in caso di vittoria ma ancor più in caso di sconfitta.
“Conosce meglio di tutti la città , è romano e romanista”, ha detto il premier martedì a Repubblica.tv parlando di Giachetti.
Gelo anche dai big della minoranza, con Cuperlo che fa sua una idea di Walter Tocci, quella di presentare un fronte civico, rinunciando anche al simbolo del Pd.
Ipotesi subito bocciata da Lorenzo Guerini. Dunque le primarie ci saranno. Con tutta probabilità senza Sel, dopo anche Paolo Cento —dopo Fassina -ha chiuso all’ipotesi di una coalizione di centrosinistra.
Ai gazebo di marzo, oltre a Giachetti, dovrebbe esserci anche Roberto Morassut , deputato dem, già assessore all’Urbanistica con Veltroni.
Mentre sembra orientato verso il no Marco Causi, vicesindaco negli ultimi mesi di Marino, che aveva ipotizzato una “candidatura di servizio, di stretto sapore programmatico”.
Ai gazebo possibile anche la corsa di Paolo Masini, assessore alla Scuola con Marino.
Sulle primarie pesa anche l’incognita del senatore Walter Tocci, vicesindaco con Rutelli dal 1993 al 2001, corteggiato da Giachetti per un nuovo impegno al suo fianco, ma anche da ambienti della minoranza come competitor alle primarie in nome di una profilo più di sinistra, capace di ricostruire una coalizione con Sel.
Un ruolo, quello di alfiere della minoranza ai gazebo, che potrebbe essere ricoperto anche da Bianca Berlinguer che si è già pubblicamente chiamata fuori dalla corsa per il Campidoglio, ma resta in cima ai desideri dell’area che non si riconosce nel premier-segretario.
Per ora, i riflettori sono tutti puntati sull’ex radicale Giachetti, 55 anni, consapevole delle difficoltà della sfida.
“Non mi spavento, sono uno che ha fatto cento giorni di sciopero della fame, e lì ho rischiato davvero”, ha spiegato a Repubblica.
“E non mi sfugge che sul mio nome non c’è stato un particolare calore da parte di alcuni…”. I suoi però sono carichi a mille. A partire dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che ha svolto un delicato ruolo di king maker nei suoi conversari col premier. Ora il candidato ha davanti a sè 50 giorni di campagna prima dei gazebo.
Un tempo relativamente lungo per riuscire nella difficile missione di ricompattare il Pd romano, e soprattutto di motivare militanti e simpatizzanti dem a crederci ancora e tornare alle urne dopo la drammatica fine dell’esperienza Marino.
Perchè, ad oggi, in assenza di sfidanti del M5s e del centrodestra, e anche dentro il Pd, il vero avversario di Giachetti sono la rabbia e la rassegnazione dei romani.
E il rischio di un flop di partecipazione alle primarie.
(da “Huffingtonpost“)
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