Marzo 12th, 2016 Riccardo Fucile
AI FANS CHE URLANO: “SALVINI E’ UN PAPPONE, MOLLALO” RISPONDE “E’ POSSIBILE”… GLI ORGANIZZATORI ENTUSIASTI: “SIAMO GIA’ OLTRE 20.000 VOTANTI”… FALLITO IL BOICOTTAGGIO DI LEGA E FDI CHE NON NE AZZECCANO UNA
“Bertolaso è un fuori classe, non è un politico, il migliore in campo, otterrà i voti aldilà delle classiche divisioni partitiche”.
Così Silvio Berlusconi al gazebo allestito vicino al Pantheon di Roma dove oggi ha votato sì per Guido Bertolaso sindaco.
Mostra la carta d’identità e scherza sulla sua data di nascita: “Sono residente a Roma, fate votare un ottantenne? Ma stamattina ho fatto un’oretta di corsa”.
E per l’obolo da dare al gazebo si fa prestare 50 euro.
“Sono un noto evasore, si sa. Non ho soldi come me. Questi non vanno al comitato ma in beneficenza”, spiega inserendo la banconota nel salvadanaio.
Lo scontro nel centrodestra è ancora acceso, oltre Matteo Salvini anche Giorgia Meloni avanza dubbi sulla candidatura dell’ex capo della protezione civile . “La Lega conta poco a Roma, non avrà influenza: si decidano”.
E ancora: “Pensano alle carriere e non a Roma, io penso all’Italia, basta con i professionisti della politica, sì alle persone del fare che lavorano”.
Guido Bertolaso ha legato la sua sorte alla partecipazione dei cittadini romani: “Meno di diecimila persone ai gazebo e mi ritiro”.
Ma dal comitato arrivano dati rassicuranti: “Più di ventimila hanno già votato”
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 12th, 2016 Riccardo Fucile
MESI DI VETI, RICATTI E ISTERISMI DI UNA COMPAGNIA DA AVANSPETTACOLO
Mentre sta andando in scena il quarto e ultimo atto della farsa della candidatura del sedicente
centrodestra nella Capitale, è opportuno ripercorrerne alcune tappe, in modo da evidenziare il livello umoristico dei suoi attori caratteristi.
Berlusconi propone di appoggiare Marchini, Salvini non dice no, la Meloni pone il veto.
Berlusconi allora chiede alla Meloni di presentarsi lei, Salvini non dice no, la Meloni rifiuta.
Berlusconi propone Bertolaso: sia Meloni che Salvini firmano il via libera.
Berlusconi propone di allargare a Storace l’alleanza ma la Meloni pone il veto.
Salvini cambia idea e dice no a Bertolaso, la Meloni conferma il sì.
Salvini indice delle primarie faidate per poter dire che Bertolaso non va bene.
Berlusconi indice delle primarie tarocco per poter dire che Bertolaso va bene, d’accordo con la Meloni.
Salvini ieri pomeriggio dice che non riconosce le gazebarie e che appoggia Storace, quello che la Meloni non voleva come alleato.
In serata la Meloni chiama Berlusconi per dire no a Bertolaso e che ci vuole un’alleanza anche con Salvini e Storace (quello che non voleva).
Oggi ci saranno (forse) le gazebarie per chiedere ai romani se vogliono Bertolaso, ma lunedì potrebbe presentarsi la Meloni, appoggiata dai suoi ex nemici Salvini e Storace.
Se avete superato indenni le puntate precedenti, non vi resta che chiamare con urgenza, prima che cali il sipario, il 118.
Affrettarsi, prima che Renzi faccia pagare il ticket anche per i trattamenti sanitari obbligatori.
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
LA TELEFONATA A BERLUSCONI: “SU BERTOLASO NON TENGO I MIEI”… LA LEADER DI FDI MOSTRA TUTTI I SUOI LIMITI: HA PAURA DEL FLOP E SI ACCODA A CHI URLA DI PIU’… BERLUSCONI FURIBONDO, I SUOI: “AVANTI CON BERTOLASO”
«Presidente, purtroppo non riesco più a tenere i miei sulla candidatura di Guido Bertolaso. Di conseguenza, per rimanere insieme nella coalizione di Roma, ho bisogno che ci sia dentro non solo Matteo Salvini. Ma anche Francesco Storace». Dall’altra parte della cornetta, mentre Giorgia Meloni riversa su Forza Italia l’ennesima secchiata di acqua gelida di un fine inverno maledetto, c’è un Silvio Berlusconi senza parole.
Sono le sei di venerdì pomeriggio.
L’ora esatta in cui, nonostante agli appuntamenti coi gazebo del centrodestra non manchi che mezza giornata, la candidatura dell’ex numero uno della Protezione civile sembra sul punto di tramontare.
Lasciando spazio, a sorpresa, proprio a una discesa in campo della Meloni.
Da Arcore, insomma, l’ex Cavaliere – che non vorrebbe mollare «l’amico Guido per nessun motivo» – assiste inerme all’ennesimo colpo di scena.
Anche perchè, poche ore prima, parlando dalla Sicilia, Matteo Salvini aveva ribadito che «Bertolaso non è il mio candidato».
Meloni chiede un rinvio in extremis delle «gazebarie»
La leader di Fratelli d’Italia, non appena aggancia la voce dell’ex premier, prova a prenderla larga.
«Presidente, non tengo più i miei. Se vado separata da Salvini e da Storace, per Fratelli d’Italia è il tracollo. Ho bisogno che lei tenga tutti insieme, altrimenti le nostre strade si separano». Non solo.
Meloni chiede un rinvio in extremis delle «gazebarie», tema di fronte al quale Berlusconi perde la pazienza: «Cara Giorgia, siete stati voi a chiedermi di anticiparle di una settimana e io l’ho fatto. Per mandare tutto a monte, francamente, mi sembra tardi…».
L’annuncio potrebbe arrivare lunedì
È a quel punto della telefonata che si rimaterializza, questa volta in maniera concreta, l’evergreen degli ultimi anni della destra capitolina.
E cioè la candidatura a sindaco di Roma della Meloni. È lei stessa a dirlo, esplicitamente, a Berlusconi.
«Se lei non ce la fa a tenere tutti insieme, io non posso sostenere Bertolaso. E, anche se in questo momento non è la priorità della mia vita (la leader di FdI è incinta, ndr), sarei costretta a correre per il Campidoglio…».
L’annuncio potrebbe arrivare lunedì mattina nel corso di una conferenza stampa.
Azzurri capitolini: «Noi rimaniamo con Bertolaso”
Quando chiude la telefonata, l’ex premier ha di fronte a sè lo scenario più oscuro.
E cioè la «fine» del centrodestra italiano, almeno per come lo si è conosciuto negli ultimi ventidue anni.
Perchè, e questo ad Arcore ce l’hanno ben presente, separarsi a Roma – tra l’altro in un momento di massima crisi del Pd – vorrebbe dire aprire le pratiche per il divorzio ovunque.
Gli azzurri capitolini la prendono male. «Noi rimaniamo con Bertolaso.
I gazebo sono già pronti», spiega Antonio Tajani poco prima dell’ora di cena.
La presenza di Berlusconi ai banchetti, data per certa, torna a rischio finchè la notte non avrà portato consiglio.
Solo un bagno di folla potrebbe salvare la candidatura dell’ex numero uno della Protezione Civile, che in mattinata – in tv ad Agorà – aveva chiarito che «se vince il no o se vanno in meno di 10 mila romani ai gazebo, abbandono la corsa».
Fuori dal recinto berlusconiano, i vecchi delfini — come Raffaele Fitto — chiedono a gran voce «primarie vere».
Ma è vecchia la storia delle stalle da chiudere. E dei buoi già fuggiti.
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
L’INCONTRO CON FASSINA E IPOTESI CANDIDATURA UNITARIA ATTRAVERSO PERCORSO PARTECIPATO
Non si placa la polemica sulle primarie del centrosinistra a Roma. Sono state ricontate le schede, una per una, quelle 3.709 bianche e nulle ufficializzate lunedì sera dal Comitato promotore delle primarie.
E a sinistra la partita non è ancora chiusa.
Ieri l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino ha incontrato Stefano Fassina, candidato per Sinistra Italiana, e il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni. “Grande condivisione”, è quanto emerso dalla riunione.
L’ex primo cittadino è quindi in campo e l’obiettivo è quello di proporre una candidatura unitaria attraverso un percorso “partecipato”.
Il faccia a faccia tra Marino e Bray è slittato ai prossimi giorni.
L’ex ministro della Cultura dovrebbe però declinare qualsiasi offerta di scendere in campo, dopo giorni in cui la sua candidatura è stata parecchio invocata.
Mentre l’ex sindaco, nel giorno del suo 61esimo compleanno, su twitter ringrazia “i tantissimi che mi stanno facendo gli auguri. Una carica di affetto e fiducia che fa bene e dà forza”.
Ma di fronte all’eventualità che si facciano avanti sia Bray sia l’ex sindaco Ignazio Marino, Fassina mette sul tavolo l’opzione delle primarie. “C’è una riflessione in corso di personalità autorevoli che fanno parte del campo del Pd – ha ribadito ieri – una riflessione per valutare se candidarsi insieme a noi. È un segno di grande attrattività del nostro progetto, lo considero un indicatore di successo. Se sceglieranno di candidarsi nella nostra area faremo le primarie e sarà un momento di forza e di miglioramento della nostra credibilità “.
Interviene il commissario dem di Roma Matteo Orfini: “Per noi sono ipotesi che non esistono e ci stupisce non siano state già smentite. Noi le primarie le abbiamo già fatte e ora chi si candida al di fuori, si candida contro il centrosinistra lo fa senza alcuna possibilità , per far vincere la destra e Grillo”.
In caso di candidatura da outsider di Ignazio Marino o Massimo Bray, che sono attualmente esponenti del Pd, sarebbero fuori dal partito? “E’ un ipotesi che non voglio nemmeno prendere in considerazione”, ha risposto Orfini.
Intanto, l’ex capogruppo capitolino Sel, Gianluca Peciola, è pronto a candidarsi alle primarie della sinistra.
Secondo quanto si apprende da fonti Sel, infatti, nel caso la sinistra decidesse per le primarie, Peciola ha deciso di partecipare.
Con lui ci sarebbe appunto Stefano Fassina, già da settimane in campo come candidato sindaco per Si-Sel, mentre l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino deve ancora sciogliere la riserva sulla sua partecipazione.
Peciola già due mesi fa aveva proposto le primarie per arrivare a un candidato unico della sinistra.
(da agenzie)
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 10th, 2016 Riccardo Fucile
“I PARTITI HANNO FALLITO, NOI ABBIAMO UN PROGRAMMA, GLI ALTRI NO”
Alfio Marchini, se un elettore le chiedesse cosa sta succedendo nel centrodestra cosa risponderebbe?
«A Roma nel 1993 nacque il centrodestra e nel 2016 si sta celebrando il suo funerale. Le faccio un esempio: Berlusconi al ballottaggio voterebbe per Renzi. Salvini per il M5S. E potrei continuare. Oggi parlare ancora di centrodestra e centrosinistra è puro accanimento terapeutico».
E lei, per chi voterebbe al ballottaggio?
«È un problema che lascerò volentieri agli altri. Anche se tv e parte della stampa cosiddetta democratica ci oscura andremo noi al ballottaggio».
Storace dice che in realtà Berlusconi vuol far vincere Renzi. Ci crede?
«Stiamo ai fatti: ancora devo sentire una polemica tra Bertolaso e Giachetti. Cosa avrebbe detto Andreotti che di questioni romane era un grande esperto?».
A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca.
«Ecco appunto».
Quale è oggi il suo sentimento verso Berlusconi?
«Di gratitudine. Ha speso per me parole di grande stima e apprezzamento ancor più importanti perchè non richieste».
Alla fine Salvini e Meloni si allineeranno ai dictact di Berlusconi?
«Quello di Berlusconi è il centralismo democratico 2.0 del vecchio Pci. Togliatti avrebbe adorato».
Cioè?
«Come faceva Togliatti con i compagni nella direzione del partito, oggi fa lui con i suoi alleati ai quali dice chiaramente: vi ascolto, ma poi fate come vi dico io. Punto».
Si riferisce alla consultazione su Bertolaso che si terrà questo week end?
«Esatto. Le do una anteprima. La domanda che troveranno i romani al gazebo sarà questa: vuoi candidare sindaco uno come Bertolaso,oppure direttamente Bertolaso? Sarà un grande plebiscito democratico…».
Meglio le primarie del Pd?
«Scegliere tra quelle del Pd e quelle messe in scena per lo “sceriffo Bertolaso” è come chiedere a un romanista se preferisce che a vincere lo scudetto sia la Lazio o la Juventus. Pietà ».
Perchè attacca Bertolaso?
«Nulla di personale, ma ricorda il figlio che chiama il papà per farsi organizzare una gara dove lui è l’unico a correre. E la sua presenza tv è cinque volte superiore alla mia. È come combattere mentre gli altri ti tengono legato. Ma vinceremo anche così».
Parliamo di tasse. La Raggi e Giachetti non le abbasseranno. Lei invece ha detto di sì. Ci può dire come?
«Abbassare le tasse si deve e si può. Su un bilancio di 6 miliardi dove ruberie e sprechi sono evidenti si fanno risparmi per almeno 300 milioni per tagliare le tasse. Altrimenti tanto vale votare quei partiti che da destra e sinistra hanno saccheggiato Roma. Ho chiaro come e dove tagliare senza licenziare alcuno»
Quali saranno le sue priorità ?
«Rimettere Roma in sicurezza. Cultura come volano economico. Creare una comunità sicura, moderna, che tuteli gli anziani e aiuti i giovani. Voglio liberare l’energia di questa città soffocata da malaffare e camarille partitiche. E un piano di lotta alla droga per i giovani».
Che impressione le ha fatto l’omicidio del giovane Luca Varani?
«Dietro al dramma personale c’è un dramma sociale che nella città tutti si ostinano a negare. Tra i giovani c’è troppa droga e troppo poche regole. Troppi giovani anestetizzati dal benessere sono ormai incapaci di ascoltare i loro cuori».
Perchè i romani dovrebbero votarla?
«Perchè in tre anni abbiamo fatto parlare i fatti. Abbiamo rinunciato a poltrone e prebende. Siamo stati noi a mandare a casa Marino».
E perchè non Virginia Raggi
«I Cinquestelle sono organizzati come una riunione di condominio perenne. Qui ci vuole una grande squadra con un capo che decide e si assume la responsabilità delle scelte. Libereremo Roma dal malaffare e dal taglieggiamento quotidiano che i romani subiscono su tutto».
Ce l’ha ancora con i partiti?
«Hanno avuto le loro occasioni e hanno fallito. Hanno tradito tutte le promesse e oggi cercano ancora di camuffarsi dietro candidati di facciata. Non lasceranno mai cambiare il sistema che hanno creato e che alimenta il loro consenso. Dal medico Marino al medico Bertolaso è un film già visto».
Come affrontare l’emergenza rifiuti?
«Senza impianti, imporre la differenziata al 100% come ha detto Bertolaso è impossibile e troppo costoso. E dato che i maggiori costi si traducono in maggiori tasse sono assolutamente contrario ad andare avanti così. Rivoluzioneremo il sistema di pulitura della città e della raccolta e smaltimento dei rifiuti».
I problemi di Roma li conosciamo tutti. Le soluzioni possibili pure. Perchè a Londra si applicano e qui no?
«Perchè è sempre mancata la volontà politica. Con 400.000 voti di scambio, i partiti hanno conservato il loro potere per decenni e sperano di continuare a banchettare sulla pelle di Roma. Basta»
Luigi Frasca
(da “il Tempo”)
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 10th, 2016 Riccardo Fucile
A TRE GIORNI DALLA SECONDA CONSULTAZIONE FARSA, SALTA DI NUOVO IL BANCO NEL CENTRODESTRA A ROMA
L’idea era quella di anticipare di sette giorni i gazebo su Bertolaso per abbattere le possibilità di un nuovo scontro con la Lega.
Ma l’«accorgimento» adottato da Forza Italia e Fratelli d’Italia per venire finalmente fuori dal caos romano non ha sortito gli effetti sperati.
A sole trentasei ore dal week end che dovrebbe decidere la sorte del candidato sindaco del centrodestra, si alza il latrato leghista: «È assurdo che il referendum su Bertolaso lo organizzi il comitato elettorale di Bertolaso, è come chiedere all’oste se il suo vino è buono».
Diciamo più semplicemente che un tarocco vale l’altro: una pagliacciata quella leghista di una settimana fa, altrettanto questa.
Senza controlli esterni, senza elenchi certi dei partecipanti, con numeri e schede alla mercè degli organizzatori e di qualsiasi manipolazione.
Pochi minuti fa, di fronte all’impossibilità di manipolare a proprio favore il risultato, arriva la scomunica della Lega: “Non ci sono le condizioni di serietà e di lealtà per le gazebarie”. Ed è di nuovo caos.
“Non c’è alcuna chiarezza sulle regole di questo referendum su Bertolaso che non è, nè è mai stato il nostro candidato. Non il centrodestra, ma Forza Italia e Fdi vogliono Bertolaso” (quindi tutti senza Lega).
Come sono strutturate le gazebarie?
Una novantina i seggi organizzati tra sedi di partito e gazebo (55 in tutto), distribuiti in ognuno dei 15 municipi, per cui è stato già chiesto al Campidoglio il permesso per l’occupazione di suolo pubblico. Due i giorni di voto: sabato dalle 10 alle 18 e domenica dalle 9 alle 13. Contributo volontario da devolvere a un centro anziani di periferia da rimettere a posto.
Un foglio con tre quesiti: il primo su Bertolaso, il secondo sul programma, il terzo sulle priorità per Roma.
In realtà l’obiettivo iniziale dei leghisti era quello di «azzoppare» Bertolaso nei gazebo, da qui la richiesta di mandare almeno due tre «rappresentanti di lista» per ogni seggio (ammesso che trovino le persone).
E poi, a seconda dell’affluenza del primo giorno, far convergere qualche centinaio di fedelissimi a votare no.
Ma in Forza Italia non sono fessi e hanno preso le loro contromisure.
Una lotta tra taroccatori, ognuno padrone a casa sua, insomma.
In realtà tutto prosegue secondo programma già da noi indicato: Salvini non vuole farsi contare e ogni giorno fa casino solo per danneggiare gli altri e giustificare l’Aventino.
Storace stenta ancora a capirlo, ma prima o poi ci arriverà anche lui, la Meloni almeno in questo è più sveglia (per ora).
Tempo al tempo.
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 9th, 2016 Riccardo Fucile
PRIMO ATTO: AFFOSSARE BERTOLASO… POI APPOGGIO A M5S A ROMA E TORINO PER AVERE IN CAMBIO APPOGGIO ALL’EX ZECCA ROSSA DI BOLOGNA: I VECCHI AMORI DI UN EX LEONCAVALLINO NON SI DIMENTICANO… MA HA IL DIFETTO DI PARLARE TROPPO E RESTERA’ CON UN PUGNO DI MOSCHE
Il ben informato Francesco Bei su “La Stampa” ha anticipato i contorni dell’operazione:
È tutto pronto, la strategia è stata studiata nei giorni scorsi. Matteo Salvini farà fuori Guido Bertolaso, il candidato di Berlusconi a Roma. Infilzandolo il prossimo fine settimana con la stessa arma scelta dal leader di Forza Italia per plebiscitare l’ex capo della Protezione civile: le gazebarie. La «gazebata» (copyright Maria Stella Gelmini) prevede un centinaio di chioschi aperti per far esprimere gli elettori romani su un quesito semplice: siete d’accordo con la candidatura di Bertolaso? Non essendoci altri nomi sulla scheda, i cittadini potranno mettere una croce sul sì oppure sul no.
Tutto scontato? Non proprio. I leghisti hanno infatti deciso di rovinare la festa a Berlusconi. E quella che avrebbe dovuto essere un’incoronazione, rischia di trasformarsi in un disastro. Il piano di Salvini prevede infatti di saturare i gazebo forzisti con una massa di elettori pronti a votare “No” a Bertolaso.
L’attacco avrebbe dovuto essere pianificato ieri tra lo stesso Salvini e lo stato maggiore leghista nella Capitale (il vicesegretario Giancarlo Giorgetti e il commissario laziale Gian Marco Centinaio). Riunione poi saltata all’ultimo minuto. Ma il capogruppo alla Camera Massimiliano Fedriga, dietro le quinte della trasmissione Omnibus, qualcosa si è lasciato sfuggire: «A queste consultazioni di Forza Italia si può votare sì… ma immagino si possa votare anche no. E se Bertolaso venisse bocciato, Berlusconi dovrebbe prenderne atto».
Certo, i leghisti mettono in conto anche un controllo capillare del voto da parte dei forzisti. Decisi a non farsi travolgere dalle truppe cammellate di Salvini.
Ma qui l’ottimo Bei commette un errore di sopravalutazione: nella migliore delle ipotesi Salvini a Roma conta elettoralmente meno della metà di Forza Italia e un quarto delle forze di Fdi.
In pratica non conta una mazza, al massimo può portare 1000-2000 persone a votare no a Bertolaso, ammesso che individuino la casella.
E lo stesso Bei passa oltre sulle intenzioni del grande stratega:
Il Carroccio ha pronto anche un piano di riserva, nel malaugurato caso Bertolaso venisse comunque incoronato dalle urne. Se infatti Berlusconi, come sembra, dovesse insistere, la Lega è già pronta a mollare gli ormeggi. E presentarsi da sola nella Capitale con un proprio candidato di bandiera . Con quale volto? «Irene Pivetti potrebbe essere quella giusta», confida Fedriga. Ma ci sarebbe anche l’ipotesi di una corsa tutta sulla fascia destra, con un candidato lepenista come Francesco Storace. «Se la lega converge su di me – dice l’ex governatore del Lazio – di sicuro prende una barca di voti». Ma è improbabile che regalare «una barca di voti» a Storace (o Pivetti) sia l’obiettivo di Salvini.
Ulteriore commento: non è questa la strategia, se non come extrema ratio. La Pivetti porta al massimo il voto del cardinal Ruini, quanto a Storace, se si alleasse con la Lega, i voti li perde lui e li fa pure perdere a Salvini. Improponibile.
Ma arriviamo al dunque, secondo Bei:
Le voci più affidabili su quanto viene discusso a via Bellerio, sede federale della Lega, descrivono un quadro molto più credibile e interessante. Che chiama in causa direttamente il Movimento Cinque Stelle. Negli ultimi tempi infatti colpiscono i ripetuti attestati di stima che il segretario elargisce a due candidate grilline: la romana Veronica Raggi e la torinese Chiara Appendino. «Entrambe – ha ripetuto ieri alla Zanzara su Radio24 – hanno le idee chiare su quello che bisogna fare. Se nelle due città ci fosse un ballottaggio tra Pd e Grillo, voterei certamente per i candidati dei 5 Stelle».
Questo rinnovato endorsement sulle due ragazze M5s nasconde l’ultimo elemento del piano leghista. Un patto occulto di desistenza tra Lega e Movimento 5 Stelle per lanciare reciprocamente Appendino a Torino, Raggi a Roma e i due candidati leghisti a Bologna e Novara. Una desistenza mascherata, che prevede il voto disgiunto nelle quattro città : a Roma e Torino i leghisti metteranno una croce sulla propria lista e sulla candidata sindaca grillina; in cambio a Bologna e Novara il M5s non si scalderà troppo per far arrivare al ballottaggio i propri candidati. Lasciando spazio a quelli del Carroccio.
Questa è l’idea ovviamente di Salvini, non certo quella dell’elettorato grillino.
Il problema lo ha Salvini che a Roma e a Torino va incontro a due brucianti sconfitte, non certo i Cinquestelle che di Novara possono anche fregarsene, ma non certo di Bologna.
A Bologna chi rischia di più è l’ex zecca rossa Borgonzoni, imposta da Salvini come unica candidata sindaco del centrodestra, nonostante la contrarietà di Forza Italia e Fdi su una che ha un lungo passato come esponente dei centri sociali.
Vogliamo vederli gli elettori della Meloni che vanno a votare la “sindachessa della fattanza”, come viene soprannominata la leghista in città .
In conclusione: Salvini è all’angolo e cerca di sabotare il centrodestra per favorire solo i suoi due candidati locali.
Con Maroni e Zaia che aspettano sullle rive del fiume un suo passo falso.
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 8th, 2016 Riccardo Fucile
MARCHINI PARLA DI COMPLOTTO, LA MELONI PENSA ALLA PAROLA, BERTOLASO NON SI PREOCCUPA DEL SISMA, LA PIVETTI PARLA DA CANDIDATA SENZA AVERE UNA LISTA, ORA SCENDE IN CAMPO ANCHE IL FRONTE NAZIONALE DI TILGHER: BENVENUTI AL PIU’ GRANDE SPETTACOLO CIRCENSE DEL MONDO
Che spettacolo, ragazzi: benvenuti al grande Barnum del centrodestra che ha piantato le tende nella capitale.
Ma quanti sono al momento i candidati del centrodestra in vista delle elezioni comunali a Roma? – si chiede l’elettore.
Vediamo.
C’è Alfio Marchini (sostenuto da fittiani, Area Popolare ed ex Ncd) che però non vuole sentirsi definire di destra.
Poi c’è Guido Bertolaso (Forza Italia e Fratelli d’Italia), ma forse prima deve passare attraverso il plebiscito delle gazebarie, quindi in teoria è ancora in sospeso.
Poi tocca a Francesco Storace, sostenuto da Alemanno e finiani in libera uscita, sempre che non cambi idea e si fermi a pranzo in un ristorante indiano.
La quarta incomoda, Irene Pivetti, conferma la propria candidatura: «Bertolaso perde, con me il centrodestra può arrivare al ballottaggio. Le primarie su Guido? Roba da Stalin, da voto sovietico».
Ma manca un dettaglio: chi rappresenta la Pivetti?
Per non farci mancare nulla oggi anche il Fronte Nazionale annuncia la propria discesa in campo per il Campidoglio.
«Saremo presenti alle elezioni romane con un nostro candidato sindaco – spiega Adriano Tilgher – Destra e sinistra ormai ci hanno stufato, ci hanno tradito. Fingono di farsi la guerra e poi, tenendosi a braccetto, ci regalano i peggiori governi di questa Repubblica. Vogliono truffarci ancora una volta, dividendoci in due tribù contrapposte, solo per potersi accaparrare poltrone, per poi vederli uniti nella svendita della nostra Nazione. Io non ci sto, non voglio più essere truffato».
Se non altro una posizione chiara.
Giochi fatti? Per nulla.
E a chi sottolinea che “molto dipenderà dall’esito del referendum di sabato e domenica prossimi” (gestito da Forza Italia, va sottolineato) Bertolaso replica: “ho una lettera che mi è stata scritta a gennaio dai tre leader del centrodestra, Meloni, Salvini e Berlusconi, che mi chiedevano in modo fermo di candidarmi a sindaco”.
Come dire: mi avete cercato voi.
Sentiamo la Meloni: “a differenza degli altri quando do la mia parola la mantengo: sono impegnata a sostenere Bertolaso se rimane in campo. Se non sarà così, FdI sa già cosa fare». Due le ipotesi: schierare Fabio Rampelli o considerare l’extrema ratio e optare per la discesa in campo della stessa Meloni (fantascienza).
E Marchini ha sospetti: “ai gazebo della Lega ci sono stati brogli? non vedo perchè se quelle di Salvini erano false, quelle su Bertolaso debbano essere vere. L’unico complotto in atto sembra non far vincere me».
Salvini invece, dopo aver squassato la coalizione per non farsi contare, si porta avanti e dà già l’indicazione di voto al ballottaggio Cinquestelle-Pd: “se ci fosse un ballottaggio tra Pd e Grillo, voterei certamente per i candidati del M5S” dice, ospite de La Zanzara, su Radio24.
Poi aggiunge: “Renzi ha fatto benissimo ad andare dalla D’Urso. Non lo critico per questo”. Poi commenta con toni entusiastici la sua ospitata televisiva a “C’è posta per te” (Canale 5): “Voglio ringraziare Maria De Filippi che mi ha ospitato sabato sera”.
E’ lotta aperta tra esibizionisti da giardinetti, ormai.
Roma può attendere.
argomento: Roma | Commenta »
Marzo 7th, 2016 Riccardo Fucile
DALLA BATTUTA SU HAITI CHE FECE INFURIARE LA CLINTON ALL’ELOGIO DEI ROM, SONO TANTI GLI AUTOGOL DEL CANDIDATO SINDACO DI ROMA
Che Guido Bertolaso avesse quel talento si poteva intuire ben prima della sua attuale candidatura a sindaco di Roma fortissimamente voluta da Silvio Berlusconi.
Ne aveva già data prova anche quando era saldo lassù nell’empireo, intoccabile come il più potente degli dei e da sottosegretario alla Presidenza e da capo della Protezione Civile poteva chiedere l’impossibile e Palazzo Chigi eseguiva.
Nel 2010 vola a Haiti dopo il terremoto e si lascia andare a commenti più acidi di uno yogurt sugli interventi di soccorso degli americani.
Pietre miliari di diplomazia e rapporti bilaterali. Naturalmente si scatena l’inferno.
Il Segretario di Stato Hillary Clinton liquida le geniali frasi (da lui poi chiarite) come tipiche osservazioni da dopo partita mentre il presidente Berlusconi si cosparge il capo con quintali di polvere.
Passa qualche mese e Bertolaso attinge di nuovo al suo fecondo talento.
E nella conferenza stampa a Palazzo Chigi organizzata per chiarire la sua posizione nell’inchiesta sugli appalti per il G8 (processo ancora aperto) racconta dello sforzo sovrumano fatto per non segnalare a Bill Clinton il simpatico e comune problema di nome Monica.
La Monica di Bertolaso era una massaggiatrice brasiliana del Salaria Sport Village finita in una intercettazione.
Quella dello studio ovale, la più nota Levinsky. Il tatto di un Dumbo.
Uno di quei casi in cui invocare la Protezione civile. Per arginare Bertolaso, però.
Intervistato da Jean Paul Bellotto su Radio Capital il 15 febbraio, Guido Bertolaso spiega in cosa differisce la sua posizione sulla questione campi rom rispetto a quella del leader leghista Matteo Salvini: “Userei più tatto e diplomazia. I rom sono una categoria che nel nostro paese è stata vessata e penalizzata”.
Nell’agitato palcoscenico di un centro-destra romano fantomatico, metafisico, in piena decomposizione, dove tutti sono contro tutti, e dove Matteo Salvini capeggia la guerriglia, minaccia primarie e monta e smonta gazebi disturbatori, il candidato, 66 anni, il pullover blu indossato come un monumento, ci mette del suo e non smentisce la fama.
Ogni volta che dichiara, commenta, lascia andare libero il pensiero, il risultato è pari a una calamità naturale, la sua specialità del resto. Il diluvio, di critiche, è assicurato.
I fulmini e le saette pure.
Prescelto da Berlusconi dopo un tira e molla dovuto anche a serie ragioni familiari, con il beneplacito, all’inizio, della Lega e dei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, Bertolaso, medico e specialista in malattie tropicali, svernato in Africa a curare sul serio i bambini malati dopo le dimissioni dalle alte cariche e il coinvolgimento in vari procedimenti giudiziari, ha inaugurato un nuovo tipo di propaganda elettorale: la comunicazione autolesionista.
Durante il programma “Di martedì” Enrico Mentana cerca un endorsement, chi voterebbe tra Storace, Marchini o Giachetti?
Bertolaso non si sottrae e giù, si butta verso il burrone. Sceglie Giachetti naturalmente, uno dei candidati Pd, uno contro il quale dovrebbe battersi e dire peste e corna.
Peccato che, non pago, si metta anche a cantarne le lodi. Mica solo in trasmissione. Ma no, non perde occasione di valorizzarlo in tutte le interviste «Gli voglio bene, è una persona perbene».
È proprio un portento. E non sbaglia mai la risposta sbagliata.
Sarà per il vecchio vizio della Protezione civile, sarà l’attrazione fatale verso il pericolo, ma in politica si tratta di un vero suicidio.
I rom, gli chiedono. E lui si lancia in un’articolata disamina sull’integrazione. Concetto finale: gli zingari, poveri cari, vanno aiutati. Nell’era della comunicazione fatta di slogan, tweet e non di ragionamenti, è un disastro.
Per una destra che predica espulsioni e scarpe chiodate, è un’esplosione nucleare.
Per Salvini, tipo già cinetico di suo, un detonatore d’ira funesta.
Ma il nuovo modello di campagna di stampo masochista, così sofisticata da essere incomprensibile a semplici menti umane, va avanti.
L’ex capo della Protezione civile non risparmia neppure il suo mentore, il suo padrino, il suo leader.
Quando capita, infatti, tiene a precisare che non gli è mai passato per la mente di votare l’ex Cavaliere. Macchè, non è mica matto.
Così il centralino di Arcore s’intasa, e l’ex premier e l’alter ego Gianni Letta, da sempre grande sponsor del candidato, sono a un passo dal chiedere urgentemente le famose pezze fredde.
Simbolo per un decennio dell’interventismo compassionevole e risolutivo, commissario della Provvidenza chiamato a tenere a bada le grandi emergenze naturali o politiche, Bertolaso, secondo alcuni, è un organizzatore formidabile ma, fanno notare altri, lo è stato anche grazie a risorse e poteri infiniti.
È passato indenne e rafforzato dal Giubileo del 2000 e dalla gestione quasi militare, lui figlio di un generale, del funerale di papa Wojtyla in una Roma invasa dai fedeli affranti.
Nominato da Prodi (alla Protezione civile e poi all’emergenza rifiuti in Campania) confermato da Berlusconi per una serie infinita di missioni nevralgiche, dai vulcani delle Eolie al rischio bionucleare, in un sondaggio dell’epoca batte in popolarità Benedetto XVI.
Fino al 2010 l’ascesa sembra non doversi fermare mai, gli viene affidato anche il dopo terremoto in Abruzzo.
Sono compiti che scottano, le emergenze sono sempre situazioni border line e il potere quando diventa spettacolare fa correre il rischio di inciampare.
Così quando arriva l’inchiesta sugli appalti del G8, le accuse e le polemiche sulla gestione a L’Aquila, le rivelazioni su case e benefit della cosiddetta “Cricca”, Bertolaso lascia, si ritira e va in pensione.
Ma l’Abruzzo è ancora un tema che qualunque spin doctor consiglierebbe di non sfiorare. E invece cosa fa il candidato kamikaze?
In un’intervista definisce Roma una capitale «terremotata». I cittadini aquilani non perdono tempo per rispondergli per le rime: «Non ti vergogni? » Lui fa spallucce, sono solo l’uno per cento degli abitanti, commenta.
Intanto nella sua riserva di consenso monta lo sconcerto e l’irritazione: che sia un infiltrato della sinistra, è la domanda?
Bertolaso non getta acqua sul fuoco e nemmeno coperte come avrebbe fatto alla Protezione civile.
Diserta l’iniziativa di Salvini di sondare il gradimento dei romani verso i candidati del centro destra (Alfio Marchini guadagna il primo posto, Bertolaso il penultimo). Fa orecchie da mercante alla richiesta di primarie. Com’è possibile che uno come lui, avvezzo a stare in prima linea faccia tali passi falsi?
È un uomo di valore ma senza l’ipocrisia del politico di professione, lo giustificano i fans.
Aggiungono che è privo di cordone sanitario: il carisma di Berlusconi è trasformato in un vano ricordo della Repubblica che fu e Forza Italia è il partito che non c’è più. Anche il suo staff sembra aver perso la trebisonda.
Racconta un testimone che qualche giorno fa un comunicato stampa partorito nel suo quartier generale veniva stoppato per miracolo da uno dei suoi collaboratori.
Nella nota Bertolaso era indicato come il candidato del centro-sinistra. Come dire? No comment.
Nonostante gaffes e sondaggi al momento sconsolanti, Berlusconi non vuole altri che lui. E questo ora sembra calmare i bollenti spiriti leghisti.
Per l’ex premier è un modo per ribadire la sua autorità . Costi quel che costi, anche una probabile sconfitta dal significato inequivocabile: Roma è la cartina di tornasole del futuro del centro-destra.
Dal candidato, però, zero rassicurazioni.
Il 23 febbraio Bertolaso dichiara alle agenzie: «A volte mi sembra di essere su “Scherzi a parte”».
Non sembra solo a lui.
Denise Pardo
(da “L’Espresso“)
argomento: Roma | Commenta »