C’È UN CLIMA DA FINE IMPERO A PALAZZO CHIGI: NEL GOVERNO È PARTITO IL TUTTI CONTRO TUTTI. IL CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TAGLIATO 8 MILIARDI PER IL COMPARTO DELLA SICUREZZA, E IL MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO, HA DISERTATO LA RIUNIONE. ALLE RIMOSTRANZE DEL CO-FONDATORE DI FDI, LA MELONI HA RISPOSTO TUONANDO: “NON CI SONO ALTERNATIVE, NON SAREBBE COMPRENSIBILE PER L’OPINIONE PUBBLICA DESTINARE PIÙ RISORSE AL SETTORE MILITARE CHE ALL’ENERGIA”
GROSSO SCAZZO ANCHE CON ADOLFO URSO, CHE HA CHIESTO UNA LEGGE PER DIFENDERE IL COPYRIGHT ITALIANO SUI ROBOT DALLA CONCORRENZA CINESE. LA DUCETTA NON L’HA FATTO MANCO FINIRE E HA RISPOSTO IN MODALITÀ REGINA DI COATTONIA: “AÒ, NON TI DEVI AZZARDARE: SE VUOI FARE UNA LEGGE INTANTO PRIMA ME NE PARLI…”
Nel Cdm che licenzia lo scostamento di bilancio per energia e difesa, con sforbiciata di 8
miliardi al comparto della sicurezza, Guido Crosetto non c’è. «Ragioni di agenda, non politiche», trapela dal suo staff. Ma secondo più fonti di governo, il ministro ha tentato fino all’ultimo di evitare il maxi-taglio. Spendendosi al telefono sia con Giorgia Meloni che con il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
Una batteria di chiamate, con un obiettivo chiaro: «Rispettare i patti», cioè lo schema di scostamento illustrato dal titolare del Mef prima della pausa estiva, che prevedeva per la difesa un aumento degli investimenti dello 0,3% del Pil nel 2027 e dello 0,6% nel ’28. Nell’ultimo anno del provvedimento, invece, il budget è stato dimezzato.
Di prima mattina, Meloni spiega che è inutile insistere. Impossibile destinare più risorse al settore militare di quelle riservate all’energia, con la benzina a due euro e l’inflazione ormai fuori controllo. «Alla difesa non possiamo dare un euro in più», la trincea dell’inquilina di Palazzo Chigi.
«Ma così – il senso della reazione di Crosetto – rischiamo di compromettere alcuni investimenti. E anche i piani per i rinnovi del comparto», anche se poi il ministro della Pa, Paolo Zangrillo, presenta comunque un’ipotesi di adeguamento dei contratti. Il titolare della Difesa insiste su un punto: «Avevamo un impegno». Per Meloni però «non ci sono alternative» rispetto alla sforbiciata. Investire più in difesa che in energia «non sarebbe comprensibile per l’opinione pubblica, non reggiamo». Davanti al muro della premier, Crosetto non può far altro che accettare il compromesso.
Gli investimenti nel ’27 restano immutati, nel ’28 saranno la metà. Ancora all’ora di pranzo, il ministro temporeggia: «Il taglio? Lo leggo sui giornali». Poi, poco prima della riunione, «prende atto» della sforbiciata.
Anche senza Crosetto, il cdm è movimentato. A irritare Meloni ci pensa il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Sempre per una questione di sicurezza nazionale. Reduce dalla visita di uno stabilimento di robot umanoidi a Genova, Urso si rivolge direttamente alla leader: «Serve una legge per difendere il copyright italiano per la fabbricazione di umanoidi, siamo il paese che investe di più. Ho parlato con i cinesi: vengono qui, filmano i nostri laboratori e ci copiano».
Meloni non lo lascia nemmeno finire. Furiosa, quasi gli strappa il microfono, raccontano i presenti. Calata romanesca, dunque strigliata alle viste: «Aò, non ti devi azzardare: se vuoi fare una legge intanto prima me ne parli». Gelo.
Lo sfogo suona così: se serve per arginare la concorrenza cinese va bene; se invece devi decidere tu le fabbriche di robot, te lo blocco in un secondo.
Il clima, d’altra parte, non è dei migliori anche per la congiuntura internazionale. La spiega Giorgetti ai ministri: i rendimenti dei titoli francesi rischiano di trascinare in alto anche i nostri, dice. E ancora: «Si è già mossa la speculazione. E quando lo fa, può colpire anche l’Italia».
Timori, scintille. L’ultimo miglio di una legislatura dalla durata ancora incerta. Proprio ieri Antonio Tajani, riunendo i big di Forza Italia (con Roberto Occhiuto), ha chiesto allo stato maggiore quando preferirebbero andare alle urne, «per portare la nostra posizione al tavolo di Meloni: maggio o settembre?». Risposta quasi in coro: settembre. «Anche perché altrimenti – conviene il leader –rischiamo di essere trascinati già dalle comunali». Ma in questo clima di attriti quotidiani, la premier resta convinta che sia meglio andare al voto il prima possibile,
(da Repubblica)
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