“CHIARITE SULLE SANZIONI, LA RESPONSABILITÀ È VOSTRA” – LA COMMISSIONE EUROPEA SCRIVE DI NUOVO AL GOVERNO PER OTTENERE MAGGIORI GARANZIE SUL PADIGLIONE RUSSO IN FASE DI ALLESTIMENTO ALLA BIENNALE DI VENEZIA
L’EUROPA NON È SODDISFATTA DELLE RISPOSTE RICEVUTE FINORA DALL’ITALIA E CONTESTA IL POTENZIALE “BENEFICIO ECONOMICO” INDIRETTO CHE L’ISTITUZIONE CULTURALE TRARREBBE GRAZIE ALLO SPAZIO DEL CREMLINO – L’IPOTESI CHE LA BIENNALE POSSA AVER OFFERTO ALLA FEDERAZIONE RUSSA ALCUNI SERVIZI ILLEGALI SENZA LE OPPORTUNE DEROGHE
La Commissione Ue ieri ha scritto – di nuovo – al governo italiano per ottenere maggiori
garanzie sul padiglione russo in fase di allestimento alla Biennale di Venezia. L’oggetto della lettera – di cui Repubblica ha preso visione – è inequivocabile: «Richiesta di chiarimenti in merito al rispetto delle sanzioni Ue» della Biennale.
L’esecutivo europeo non è affatto soddisfatto delle risposte ricevute finora dall’Italia, per il tramite del rappresentante permanente a Bruxelles Vincenzo Celeste. Non solo: insiste sul sospetto che la fondazione possa aver violato le norme in vigore contro Mosca.
Per due ragioni, in sintesi: il potenziale «beneficio economico de facto» che l’istituzione culturale trarrebbe dal padiglione del Cremlino; e l’ipotesi che la Biennale possa aver offerto alla Federazione russa alcuni servizi illegali senza le opportune deroghe. Al governo italiano, inoltre, l’Ue ricorda le proprie responsabilità: «L’attuazione e applicazione delle sanzioni sono responsabilità primaria degli Stati membri».
Alla Commissione Ue non è bastato. Così ieri al rappresentante a Bruxelles è arrivata la seconda lettera. Per sollecitare più dettagli e capire che misure siano state prese. È fitta di riferimenti legali. L’Europa ipotizza, da parte della Biennale, la violazione di due codicilli del Regolamento Sanzioni. Il primo è l’articolo 5t: «È vietato accettare donazioni, benefici economici o sostegno, compresi finanziamenti e assistenza finanziaria, direttamente o indirettamente» dal Cremlino.
La Commissione ne dà un’interpretazione estensiva: «Qualsiasi costo sostenuto dalla Russia per la partecipazione della sua delegazione – argomenta – va a beneficio della Biennale e sembra qualificarsi come fornitura indiretta di sostegno economico».
Poi c’è l’articolo 5n: impedisce «la fornitura di determinati servizi» al governo di Vladimir Putin. Qui l’accusa dell’Ue si fa circostanziata: «La Commissione ha appreso che la Biennale» invece «fornirà servizi» alla Russia, e in particolare «potrebbe fornire servizi relativi all’organizzazione di attività all’interno del padiglione (inclusi (…) consulenza legale, pubblicità, servizi commerciali e di gestione, pubbliche relazioni e servizi accessori)». Collaborazioni possibili solo con specifiche deroghe.
L’Ue ora pretende dal governo «una valutazione fattuale». Come a dire, assai più concreta e verificabile della prima lettera di spiegazioni ricevuta. L’Italia ha una settimana per replicare. Prima ancora, l’11 maggio scadrà invece il tempo a disposizione della Biennale per inviare in Europa la propria difesa e non perdere 2 milioni di sovvenzioni.
La Commissione non molla la presa. Vuole risposte. Da tutti gli attori in campo, compreso il governo italiano che finora ha creduto bastasse prendere le distanze a parole dalla «scelta autonoma» del presidente Pietrangelo Buttafuoco. A giorni, del resto, le carte del pasticciaccio Biennale finiranno anche sul tavolo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
(da agenzie)
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