CIALTRONATE MADE IN ITALY: DA OGGI SARÀ SPENTO UN AUTOVELOX SU QUATTRO. È L’ESITO DELLA MANCATA OMOLOGAZIONE DELLE APPARECCHIATURE E DELLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE, DOPO CENTINAIA DI RICORSI VINTI DAI CITTADINI
NON FUNZIONERANNO PIÙ 850 RILEVATORI DI VELOCITÀ: TUTTI QUELLI PRECEDENTI AL 2017
Un provvedimento atteso da 34 anni, da quando venne adottato il Codice della strada in cui era
previsto che autovelox e altri rilevatori di velocità dovessero essere sottoposti a omologazione per poter entrare in funzione.
Per decenni, il ministero si è invece accontentato di procedere con una “approvazione”. Ma la Cassazione no, e più volte e in numerose sentenze ha ribadito che le due procedure non sono equiparabili. E così gli automobilisti che impugnavano le sanzioni avevano gioco facile a vincere in tribunale. Pur avendo superato i limiti di velocità, a fotografarli era stato un macchinario che non aveva ottenuto l’iter autorizzativo corretto.
Il nuovo provvedimento punta a risolvere questa situazione. Stabilisce una procedura standard per ottenere l’omologazione, con «regole certe e omogenee su tutto il territorio nazionale».
Dovranno essere tarati prima di entrare in funzione e dovranno superare ogni 12 mesi delle verifiche di aggiornamento. Se il certificato scade, l’autovelox non è più utilizzabile e le sue rilevazioni non produrranno sanzioni finché non supererà nuovamente il test.
Ma cosa fare con gli apparecchi già su strada? Il decreto elenca 25 prototipi regolari, tutti successivi ad agosto del 2017, e omologa “d’ufficio” quegli autovelox dello stesso modello e versione. Sono circa 3.150 sui 4mila complessivi. Tutti quelli precedenti non sono più a norma e dovranno essere le aziende fornitrici a produrre la documentazione e i test necessari per richiedere l’omologazione.
«Vedo il bicchiere mezzo pieno – dice il comandante della polizia locale di Verona e referente Anci Luigi Altamura – è una norma che aspettavamo da trent’anni». L’importante, aggiunge rispetto allo spegnimento di quasi un migliaio di apparecchi, «è che non suoni come un via libera. Soprattutto a ridosso dell’esodo estivo. Ricordiamoci com’erano le nostre autostrade 20 anni fa. Si muore ancora tanto, troppo, non possiamo permetterci di tornare indietro».
A preoccupare il comandante sono soprattutto quei 104 tutor autostradali nell’elenco dei “vecchi” dispositivi che dovranno essere spenti. Il Mit spiega che sono tutti in fase di sostituzione con dispositivi di terza generazione, e figurano ancora tra quelli in funzione solo per i verbali già emessi.
Il decreto non metterà fine alla valanga di ricorsi sulle multe per eccesso di velocità ma prova a fare ordine.
(da agenzie)
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