DELITTO GARLASCO, LE INTERCETTAZIONI DEI SEMPIO SU GAROFANO: “LUI E TIZZONI TEMONO CHE ESCA UN’ALTRA VEROTA’ SU STASI”
“NON CAPISCO QUESTA PAURA SE FECERO TUTTO CORRETTAMENTE ALL’EPOCA”
Nell’autunno del 2025, Andrea Sempio commentava al telefono con i familiari l’amicizia dell’ex comandante del Ris di Parma, il generale Garofano, con il legale della famiglia Poggi, l’avvocato Tizzoni. Secondo quanto riferiva al telefono il nuovo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell’agosto 2007, Garofano sarebbe stato pronto a fare “qualsiasi cosa gli dicesse Tizzoni”.
Poco dopo quell’intercettazione, l’ex comandante del Ris di Parma ha rinunciato all’incarico di assistere Sempio sul lato tecnico-scientifico nella nuova indagine sul delitto di Garlasco.
Le divergenze che hanno portato alla rottura, riguardano proprio la strategia da adottare sull’impronta 33, la traccia parziale di mano destra trovata sulla parete delle scale dove è stato rinvenuto il corpo senza vita di Chiara Poggi. Si tratta di un elemento fortissimo per la Procura di Pavia nell’indagine su Andrea Sempio.
L’ex generale avrebbe voluto, come l’avvocato della famiglia Poggi, far entrare l’impronta 33 nel maxi incidente probatorio. La coincidenza di intenti tra il team dell’indagato e quello che di fatto era il team della famiglia della vittima, aveva suscitato perplessità nell’amico di infanzia di Marco Poggi e nei suoi genitori. “Garofano e Tizzoni – afferma Daniela Ferrari in un’intercettazione dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano – hanno paura che esca fuori un’altra verità rispetto alla colpevolezza di Stasi. Non si spiega come mai hanno paura se sono certi di aver fatto le cose bene all’epoca”.
Circa un anno dopo, i pm pavesi hanno ipotizzato che nelle indagini del 2007 il Ris di Parma, diretto all’epoca da Garofano, potrebbe non aver depositato al pm di Vigevano le contro-analisi che negavano la presenza di Dna di Chiara Poggi sui pedali della bici di Alberto Stasi. Ma prima di arrivare a questa “svolta” nel caso, sempre stando al contenuto delle intercettazioni riportato da La Stampa, Sempio sarebbe stato messo davanti a una scelta dall’ex generale Garofano. “Mi ha detto: ‘Scegli, o me o i tuoi avvocati’. Io gli ho detto: ‘Sei scemo’”.
Tra le nuove intercettazioni depositate con l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, ne figurano alcune che riportano dei dubbi della famiglia di Sempio sull’operato di uno dei tre avvocati che aveva seguito il 38enne prima della nuova indagine, quando era stato indagato nel 2017. In particolare, sui rapporti che l’avvocato, Federico Soldani, intratteneva con il carabiniere Silvio Sapone, che stava svolgendo le indagini su Sempio.
“Non vorrei che davvero Soldani abbia avuto dei contatti con Sapone oltre quelli che so io – sottolinea al telefono l’attuale indagato -. Non vorrei che avesse davvero recuperato delle carte”. Tra queste, la famosa consulenza tecnica “Linarello” che per prima attribuiva a Sempio del Dna repertato sulle unghie di Chiara, allegata all’esposto della difesa Stasi e ottenuta, secondo l’accusa, in modo illecito.
Nelle intercettazioni, la famiglia del nuovo indagato ripercorre un passo alla volta le indagini e i nuovi capitoli dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, compreso il filone sull’indagine per corruzione sull’ex procuratore di Pavia Mario Venditti, ora archiviato. “Fai quello che vuoi, arrangiati – dice Daniela Ferrari al marito Giuseppe Sempio in una delle registrazioni -. Se poi incasiniamo di più Andrea, andremo a portargli le arance in galera”.
Il riferimento di Ferrari è al pagamento degli avvocati corrisposto verosimilmente in nero, come affermato dall’uomo quando l’inchiesta sugli appunti trovati in casa Sempio è nata. “Come hai fatto a decidere di andare là a pagare in nero, se nessuno ti ha chiesto di portare i soldi in nero? È stata una tua iniziativa?”.
(da Fanpage)
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