“DOPO L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE ELETTORALE AL SENATO, TRA I SENATORI DI FORZA ITALIA E LEGA SI RESPIRA UN’ARIETTA MESTA”. IL “CORRIERE DELLA SERA”: “SCENETTA IN FRATELLI D’ITALIA: MARCELLO PERA, CHE HA RITIRATO L’EMENDAMENTO SUL DOPPIO TURNO, INCONTRA IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI, DE PRIAMO: ‘ORA CHE HAI OTTENUTO CIÒ CHE VOLEVI, VA IN CHIESA A CONFESSARTI’
DIETRO AI NUMERI SOLIDI, SI NASCONDONO I DOLORI DEGLI ALLEATI DI MELONI. IL MINISTRO CIRIANI NON SORRIDE. MANEGGIA UN FOGLIETTO CON I NUMERI (E I NOMI) DEI DEPUTATI DEL CENTRODESTRA ALLA PRIMA LEGISLATURA CHE IN CASO DI CRAC ANDREBBERO A CASA SENZA LA PENSIONE CHE SCATTA DA APRILE… DENTRO AL SUO PARTITO (FDI) SONO 78 SU 112, MA TRA I FORZISTI SONO SOLO 18 SU 52 E I LEGHISTI 13 SU 44… UNA COLTRE DI SOSPETTO PIOMBA SU CHI, CON LA PENSIONE GIÀ IN TASCA, POTREBBE FAR SALTARE IL BANCO. IN CASO DI INCIDENTI MELONI SALIRÀ AL COLLE PER DIMETTERSI E VOTARE A GENNAIO DOPO LA MANOVRA…”
«Daje! Grandi!». Alle 12 meno una manciata di minuti la premier risponde su WhatsApp ai senatori che l’avvisano in diretta: missione compiuta, Giorgia. La legge elettorale è passata in Senato […] Il non detto, che però pensano quasi tutti nel centrodestra coi sondaggi alla mano, è che senza Roberto Vannacci sarà «dura» raggiungere il premio di maggioranza.
Prima occorre terminare l’opera a Montecitorio. Meloni è tentata dalla sfida: niente fiducia, vediamo che succede con i voti segreti, articolo per articolo, che tanto a quel punto saranno richiesti dalle opposizioni.
Intanto tra i vincitori — i senatori costretti e coscritti di Lega e FI — si respira un’arietta mesta […] Scenetta made in FdI: Marcello Pera, che ha ritirato l’emendamento sul doppio turno, incontra il presidente della Commissione Affari costituzionali Andrea De Priamo: «Ora che hai ottenuto ciò che volevi, va in chiesa a confessarti».
Insomma dietro ai numeri, solidi e con la testa dura, si nascondono i dolori degli alleati di Meloni. Claudio Lotito di Forza Italia cita Il Cinque maggio (che non è solo la data della storica vittoria della sua Lazio contro l’Inter nel 2002): «Se mi piace questa legge? Ai posteri l’ardua sentenza», dice […]
Pier Ferdinando Casini: «Il governo ha voluto questa legge inutile per sé e per gli altri». Rispunta La Russa, nuovo crocchio di cronisti: «Ora manca l’ultimo sì della Camera: perché non dovrebbe passare, scusate?». A Montecitorio, dove il testo arriverà in terza lettura a fine mese, la cosa si farà un pizzico più intrigante. La Camera lo scorso luglio si trasformò in un poligono per le esercitazioni dei franchi tiratori che impallinarono le preferenze. Fu clamoroso. E questa volta? Pure i busti sanno che in caso di incidenti Meloni salirà al Colle per dimettersi e votare a gennaio dopo la manovra.
Nonostante questo bazooka sul tavolo il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, non sorride. Maneggia un foglietto interessante: ci sono i numeri (e i nomi) dei deputati del centrodestra alla prima legislatura che in caso di crac andrebbero a casa senza la pensione che scatta da aprile. Dentro al suo partito (FdI) sono 78 su 112, ma tra gli alleati la cifra precipita: i forzisti al primo giro sono solo 18 su 52 e i leghisti 13 su 44. Una coltre di sospetto piomba su chi, con la pensione già in tasca, potrebbe sentirsi come Sansone con i filistei, facendo saltare il banco.
(da agenzie)
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