FONTANA, FEDRIGA, ZAIA E FUGATTI. L’ASSE PER L’«ASSOCIAZIONE» E IL CAMBIO AL VERTICE DEL PARTITO
SONDAGGI RISERVATI DANNO LA LEGA AL 4%
La sfida è lanciata. Inutile fingere o rifugiarsi in formule in politichese. Attilio Fontana nell’intervista al Corriere è stato garbato nei toni ma duro nella sostanza. A Matteo Salvini ha mandato una serie di segnale chiari: il cambio al vertice non è tabù, i numeri dicono che il partito è sceso a livelli non troppo lontani dal 2013 (secondo sondaggi riservati si avvierebbe a fermarsi intorno al 4%), serve una svolta che porti ad una guida collegiale, coinvolgendo le figure di maggior prestigio sui territori per restituire alla Lega la sua vocazione storica.
E’ tutt’altro che estemporanea l’uscita in questo momento. Anzi, a poco più di una settimana dall’infuocato direttivo della Lega lombarda, in cui per la prima volta diversi esponenti del partito hanno chiesto al leader di dimettersi, questo è il secondo passo, stavolta pubblico, di una vera e propria strategia che avrà a breve una nuova tappa che promette di regalare scintille.
Dopodomani al Caffè della Versiliana, dove venerdì scorso Salvini ha rimarcato che va bene discutere ma «il partito è qua» (attribuendosi implicitamente l’esclusiva della rappresentanza del verbo leghista), lo stesso Fontana sarà il protagonista del pomeriggio insieme a Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario lombardo della Lega.
E’ molto probabile che in quella sede possa essere data veste formale ad un progetto di cui si parla da settimane e che il governatore ha evocato nell’intervista al Corriere. Cioè la nascita di una associazione (denominazione più nobile ma nella sostanza una sorta di corrente) in cui confluiranno tutti quelli che ritengono necessario che la Lega torni ad essere la voce dei territori: Fontana, Romeo, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti, i segretari provinciali di Bergamo, Brescia e Varese (ma si stanno muovendo anche in Piemonte e Veneto).
I proponenti non si aspettano un veto da parte di Salvini, visto che anche a Roberto Vannacci, quand’era vicesegretario, fu consentito di mantenere attiva l’associazione «Il mondo al contrario». Un diniego avrebbe solo l’effetto di accelerare il momento della resa dei conti.
Perché l’obiettivo dei nordisti non è certo dare vita ad un circolo politico-culturale […] ma usare l’associazione come strumento per fare pressione sul leader e convincerlo che è arrivato il momento, dopo 13 anni di guida culminata nel record storico del 34% nel 2019 per un partito raccolto poco sopra il 3%, di lasciare la segreteria, anche perché quel consenso oggi oscilla tra il 5 e il 6%.
Sullo sfondo, tra un mese (il 20 settembre), c’è il raduno di Pontida. Quella rischia di essere una vera e propria dead line. Per il fronte dei critici va individuata una soluzione (o una via d’uscita che dir si voglia) entro quella data, per evitare che il sacro suolo si trasformi in un vero e proprio campo di battaglia fratricida.
«Matteo decida spontaneamente un passo indietro – spiegano dal fronte nordista – Potrebbe concentrarsi sul ruolo di vicepremier e ministro per l’ultimo anno di legislatura, affidando il partito a chi vi si possa dedicare a tempo pieno in vista delle elezioni». Sul tavolo c’è l’ipotesi di un vertice allargato, probabilmente un triumvirato. Un modo per coinvolgere più figure (e territori) senza fughe in avanti dell’uno o dell’altro.
(da Corriere della Sera)
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