GIUSTIZIA PER GIULIO REGENI. A DIECI ANNI DALL’OMICIDIO DEL RICERCATORE ITALIANO, DOMANI È ATTESA LA SENTENZA DELLA CORTE DI ASSISE DI ROMA NEI CONFRONTI DI QUATTRO IMPUTATI, TUTTI MEMBRI DEI SERVIZI SEGRETI EGIZIANI
IL 23 GIUGNO LA PROCURA DELLA CAPITALE HA CHIESTO L’ERGASTOLO PER MAGDI IBRAHIM ABDELAL SHARIF (RITENUTO L’ESECUTORE MATERIALE DELL’OMICIDIO) E LE CONDANNE A 17 ANNI E MEZZO DI CARCERE PER GLI ALTRI TRE… UN PROCESSO VOLUTO CON OSTINAZIONE DALLA PROCURA CONTRO “IL SILENZIO E LE MENZOGNE” DELL’EGITTO, CHE “HA DECISO DI COPRIRE E PROTEGGERE GLI AGUZZINI”
Domani saranno 3.890 giorni da quando Giulio Regeni fu ritrovato morto, un cadavere deformato dalle torture, alla periferia del Cairo. E, con l’anniversario, arriverà la sentenza della prima Corte d’Assise di Roma sulla richiesta dalla Procura nei confronti dei quattro imputati, tutti membri dei servizi segreti egiziani.
Il 23 giugno scorso l’aggiunto Sergio Colaiocco aveva chiesto per loro un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di carcere. Il carcere a vita per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, ritenuto l’uomo che ha materialmente ucciso Regeni, e le altre pene per Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr. […]
Un processo, quello per l’assassinio tuttora impunito di Giulio Regeni, voluto con ostinazione dalla procura contro «il silenzio e le menzogne» dell’Egitto che «ha deciso di coprire e proteggere gli aguzzini» fornendo versioni di comodo o «veri e propri falsi».
Per i pm di piazzale Clodio «ciò che qui si giudica non è la semplice soppressione di una vita umana ma l’esercizio metodico, freddo, organizzato della violenza su un uomo inerme». Il sequestro cioè di una persona «sottratta ad ogni garanzia».
In aula, come sempre, ci saranno i genitori di Giulio che fin dal primo giorno hanno chiesto «verità e giustizia» per il figlio, giovane ricercatore friulano.
Secondo l’accusa Regeni fu privato «non solo della libertà e della vita» ma «della sua stessa condizione di essere umano titolare di diritti». E, a compiere tutto ciò, non furono criminali comuni ma «uomini dello Stato, appartenenti agli apparati di sicurezza».
(da agenzie)
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