IL COMFORT DELLA MENZOGNA
LA REALTA’ E’ UNA SOLA, UGUALE PER TUTTI
Leggendo sullo schermo della tivù di Stato “il servizio pubblico non dovrebbe mentire. Ci
scusiamo per averlo fatto così a lungo”, che cosa avrà pensato un sostenitore di Orbán? Che quel messaggio, così esplicito, così insolito, dipende dall’effettiva restituzione della tivù pubblica ungherese alle sue funzioni, e dunque dalla fine della menzogna come arma di propaganda? O piuttosto avrà pensato: ecco, i nostri nemici hanno preso il potere e vogliono farci tacere, cominciando a mentire a loro favore?
Temo che sia più probabile la seconda ipotesi. L’idea che le notizie gradite siano quelle vere, le notizie sgradite siano false, ha fatto molta strada. Anche grazie alla selezione algoritmica dei consumi, ognuno di noi (compreso chi scrive) viene raggiunto soprattutto dalle notizie e dai commenti che gli sono omologhi. È la famosa bolla informativa, che ha una sostanziale funzione difensiva. L’urto che quella scritta può produrre su un elettore di Orbán è insostenibile, perché gli dice: il tuo capo era un mentitore, e ha costretto questa emittente a mentire. E ben pochi sono disposti ad ammettere che con il loro voto hanno consegnato il Paese a un demagogo bugiardo.
Come se ne esce? La via è una sola. Provare tenacemente a credere che può esistere, anzi deve esistere un racconto del mondo che sia, almeno in parte, condiviso. Accettato da tutti. Una televisione, appunto, “pubblica” non ha altra giustificazione né altra funzione: se non lo fa, è come un coltello che non taglia o una ruota che non gira.
Non mentire, dunque raccontare le cose come stanno, è una strada faticosa. Direi controvento. Ma se la tivù ungherese dovesse riuscire a restituire una qualche oggettività al suo lavoro di informazione, forse alla lunga anche qualche elettore di Orbán penserà: mah, non è poi così male, questa idea che la realtà sia una sola, uguale per tutti.
(da Repubblica)
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