IL FATTORE 7 OTTOBRE NELLE ELEZIONI ISRAELIANE. I LEADER DEI PARTITI DI OPPOSIZIONE INCONTRANO LE FAMIGLIE DEGLI OSTAGGI, CHE NON VOGLIONO VEDERE NETANYAHU NEMMENO IN CARTOLINA
SECONDO UN SONDAGGIO DELL’ISRAEL DEMOCRACY INSTITUTE, PER OLTRE IL 60 PER CENTO DEGLI ISRAELIANI LA PERCEZIONE DEGLI EVENTI DEL 7 OTTOBRE È UN FATTORE DETERMINANTE NELLA SCELTA DI CHI VOTARE: LA PERCENTUALE SALE AL 68 PER CENTO TRA LA MAGGIORANZA EBRAICA, QUELLA A CUI PUNTANO I PARTITI PRINCIPALI… ANCHE “ISRAEL HAYOM”, GIORNALE VICINO ALLE POSIZIONI DEL GOVERNO, PRENDE LE DISTANZE DA “BIBI”
Naftali Bennett è arrivato di prima mattina: poche persone, qualche stretta di mano, il
saluto alle famiglie e poi via verso i kibbutz, a mezz’ora da qui, per presenziare alle commemorazioni private che Nir Oz, Beeri e Kfar Azza hanno organizzato.
Gadi Eisenkot ha abbracciato Shira Shapiro, 51 anni, mentre entrava nel rifugio dove è morto il figlio Aner, ucciso da una granata di Hamas che gli è esplosa in mano mentre la raccoglieva per gettarla lontano.
Yair Golan è venuto quasi da solo e da solo si è fermato per un momento di raccoglimento attorno agli steli con le foto dei giovani uccisi al Nova festival: tre anni fa era qui, lui e la sua Yaris bianca vecchia di anni con la quale è riuscito a portare via sette ragazzi.
Poche parole, qualche foto, tante strette di mano: non serviva altro ai leader dell’opposizione per marcare la differenza da un premier e dai suoi ministri che, da queste parti, non possono farsi vedere, pena essere accolti da insulti e fischi.
È iniziata ieri la fase finale della campagna elettorale: ed è iniziata come finirà, con accuse durissime a Netanyahu a cui “il fronte del cambiamento” rimprovera di non aver saputo o voluto prevenire la strage.
Secondo un sondaggio dell’Israel Democracy Institute, per oltre il 60 per cento degli israeliani la percezione degli eventi del 7 ottobre è un fattore determinante nella scelta di chi votare: la percentuale sale al 68 per cento tra la maggioranza ebraica, quella a cui puntano i partiti principali.
A sottolineare la necessità di dare risposte concrete sul tema ieri è stato anche un giornale solitamente vicino alle posizioni del governo, come Israel Hayom: «A meno che non venga istituita una commissione d’inchiesta statale, nessuna delle parti – e in primis il governo – potrà davvero affermare di aver tratto le dovute lezioni.
Ancora oggi, a tre anni di distanza dal disastro, il governo continua a gestire la situazione nello stesso modo fallimentare, tenendo costantemente all’oscuro i ministri e gli alti ufficiali della difesa su decisioni cruciali», scriveva l’analista militare Yoav Limor. Chissà se il messaggio verrà recepito.
(da agenzie)
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