“IL LEADER E’ CHI VINCE AI GAZEBO O GUIDA IL PARTITO PIÙ VOTATO”: ELLY SCHLEIN TIRA DRITTA DOPO LA SORTITA DI CONTE CHE AVEVA EVOCATO UN “FEDERATORE MA SENZA TROVARE APERTURE NEL PD”
LA SEGRETARIA DEM E’ CONVINTA CHE TUTTO FACCIA PARTE DI UNA STRATEGIA DI PEPPINIELLO ENTRATO IN MODALITA’ PRIMARIE E PRONTO A METTERE UN DITO NEGLI OCCHI A ELLY OGNI VOLTA CHE SE NE PRESENTI L’OCCASIONE PER ROSICCHIARE CONSENSI E PEZZI DI ELETTORATO PD… SCHLEIN SI BLINDA. ALL’ASSEMBLEA DEL 18 VERRÀ STABILITO CHE IL CANDIDATO DEM SARÀ SOLTANTO LA LEADER, CON BUONA PACE DELL’ALA RIFORMISTA CHE PUNTAVA SU GIORGIO GORI
Nessuna sorpresa. Al Nazareno, alle sortite di Giuseppe Conte, sono ormai abituati. Non è un caso se l’altra sera, nel corso della segreteria-fiume, Elly Schlein a un certo punto si è raccomandata: «Non cediamo alle provocazioni».
Pur senza nominarlo, era chiaro con chi ce l’avesse: con il capo del M5S, entrato da tempo in modalità primarie, al contrario di quanto vorrebbe far intendere l’ultima allusione a fantomatici nomi terzi. E perciò pronto a metterle un dito negli occhi ogni volta che se ne presenti l’occasione. Convinto — è questa l’opinione diffusa nei ranghi democratici — che gutta cavat lapidem: goccia dopo goccia riuscirà a sgretolare il fortino del Pd, conquistarne pezzi di elettorato e farsi incoronare, lui, candidato premier del campo progressista ai gazebo, grazie ai voti sottratti alla segretaria.
Una strategia. Da ignorare pubblicamente, evitando commenti a caldo per non avvalorare la tesi di uno scontro permanente tra partiti in teoria fratelli, in pratica coltelli. Ma da respingere con fermezza al momento opportuno.
tutto è pronto per l’investitura ufficiale. «Tiriamo dritto», è l’ordine di scuderia: «Elly correrà alle primarie e le vincerà». Previa modifica statutaria per allungare il mandato della segretaria (in scadenza a marzo), da approvare nell’assemblea nazionale convocata per il 18 ottobre. Dove verrà anche stabilito che il candidato dem sarà soltanto la leader, con buona pace dell’ala riformista che puntava su Giorgio Gori.
Fatto sta che l’uscita di Conte sul possibile federatore finisce per irritare persino la minoranza. Decisa ad avanzare in direzione una serie di obiezioni sul programma: a chiedere cioè se il Pd ne ha uno, se sì quale e chi lo ha scritto; ché se ancora non ce l’ha, è bene sapere chi se ne occuperà, aprendo al contributo di tutti ed evitando di inseguire pure su quello il junior partner progressista.
Ma al tempo stesso intenzionata a respingere la controffensiva dell’avvocato: «Mi pare che la disponibilità pelosa di Conte sul nome terzo sia un modo per denigrare la nostra segretaria», attacca il senatore Filippo Sensi.
«Cosa ci sta dicendo? Che lui sarebbe pronto a un passo indietro e che sarebbe Schlein a volere a tutti i costi le primarie perché vuole a tutti i costi palazzo Chigi», ricostruisce l’esponente riformista. «L’ennesima, spregiudicata strambata per appiccicarle addosso l’immagine famelica di chi agisce solo per tornaconto personale», taglia corto. «Una manovra per screditare la sua disponibilità a correre in una competizione leale tra alleati». Chiaro il messaggio: se c’è da sbarrare la strada all’ex premier giallorosso, il Pd — ala critica inclusa — è compatto. Su tutto ci si potrà dividere, ma su questo mai.
(da agenzie)
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