IL MINISTRO GIULI HA TIRATO FUORI GLI ARTIGLI (SA CHE GIORGIA MELONI NON PUO’ CACCIARLO, PENA ANDARE AL RIMPASTO E BYE BYE AL RECORD DI LONGEVITA’ DEL SUO GOVERNO)
LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI ORA VUOLE “SALVARE” EMANUELE MERLINO, APPENA SILURATO DA GIULI DAL RUOLO DI CAPO SEGRETERIA, E PIAZZARLO IN UN RUOLO CON UNO STIPENDIO DI ALMENO 133 MILA EURO L’ANNO (POTREBBE FINIRE AL COORDINAMENTO NEL GRUPPO FDI ALLA CAMERA O IN UN ALTRO MINISTERO)… PER L’EX GIORNALISTA, I RAPPORTI CON FRATELLI D’ITALIA SONO COMPROMESSI: ADDIO A UNA CANDIDATURA ALLE PROSSIME POLITICHE E NON E’ ESCLUSO CHE GIULI, CON UN COLPO A EFFETTO, SI DIMETTA
L’indicazione arriva direttamente da Giovanbattista Fazzolari. È lui il primo ad aver
subito lo sfregio più evidente, con la cacciata di Emanuele Merlino. Il sottosegretario non può subire un affronto del genere, tant’è che ha già dato mandato di trovare per il capo della segreteria tecnica dimissionato da Alessandro Giuli un incarico all’altezza, per peso politico e retribuzione.
Da decreto guadagna 133mila euro l’anno, non vogliono che scenda sotto quella soglia. E così sarà perché il segnale deve essere chiaro: chi sta con Palazzo Chigi non sarà lasciato indietro. Semmai, chi pagherà un prezzo politico è Giuli.
Si incontra con la premier. E, a dispetto di quanto si legge nelle note semi ufficiali che trapelano al termine del colloquio, il faccia a faccia va malissimo. Lo sostengono quasi in coro da Fratelli d’Italia, non lo negano informalmente dalla presidenza del Consiglio.
Secondo queste fonti, Giorgia fa presente ad Alessandro che quanto accaduto non fa altro che destabilizzare l’esecutivo in una fase critica. Ma c’è di peggio: il sospetto è che Giuli cerchi lo scontro, addirittura il “licenziamento”. Lo farebbe perché convinto di essersi tagliato i ponti alle spalle con Palazzo Chigi. E di averlo fatto dopo il violentissimo diverbio di una settimana fa, in consiglio dei ministri.
Ne aveva scritto per prima Repubblica, sul sito: un duello tra il titolare della Cultura e Matteo Salvini su una norma legata al piano casa e ai poteri delle sovrintendenze. Quel che non è emerso fino in fondo è che in quella lite Giuli ha avuto un autentico frontale anche con Meloni. La premier, a un certo punto, sarebbe intervenuta nella contesa: «Avverto una punta di prosopopea». Chiosa evidentemente non gradita al ministro della Cultura, che — punto sul vivo — avrebbe risposto piccato: «Ti stai rivolgendo a me?». Domanda ripetuta per due volte, in tono di sfida. Vista la piega, la premier avrebbe però preferito glissare.
Per evitare di arroventare un clima già surriscaldato da un altro battibecco, stavolta tra Francesco Lollobrigida e lo stesso Giuli, che aveva appena notificato il suo voto contrario al provvedimento. Quando il responsabile dell’Agricoltura gli ha ricordato che in tre anni e mezzo mai in Cdm è mancata l’unanimità, l’altro si è appellato al regolamento: «Siccome è previsto, posso farlo».
È il secondo sfregio politico di questa storia, a danno della presidente del Consiglio: inaccettabile per il cerchio magico meloniano. E dunque la strategia diventa quella di contenere il danno, in attesa della resa dei conti.
La capa del governo non può rinunciare a Giuli — il secondo alla Cultura dopo Gennaro Sangiuliano — perché cacciarlo significherebbe salire al Colle e, forse, aprire la strada a un rimpasto. Ma è proprio per questa ragione che a Palazzo Chigi considerano un tradimento quello del ministro-giornalista: alza il tiro perché sa che non è possibile allontanarlo senza conseguenze.
Tuttavia ai piani alti di Fratelli d’Italia già guardano al futuro e assicurano — dietro anonimato — che ormai la prospettiva di candidarlo alle politiche si è fatta impraticabile.
Ma torniamo a Merlino.
Quanto più monta la rabbia contro Giuli, tanto più bisogna “salvare” il suo ex capo segreteria, che potrebbe essere sostituito da Donato Luciano, giudice contabile alla guida del Legislativo: una mossa che consentirebbe al ministro della Cultura di “commissariare” un’altra avversaria interna, la capo di gabinetto Valentina Gimignani, con cui i rapporti sono sempre stati tesi.
L’incarico più probabile è un ruolo di coordinamento nel gruppo Fdi alla Camera. Ma sembra difficile liberare una casella con uno stipendio tanto pesante, le opzioni per Merlino diventano due. La prima: assicurargli anche un secondo incarico, che integri l’appannaggio nel gruppo parlamentare. La seconda: piazzarlo ai vertici di un altro ministero. Quel che sospettano in tanti, lo strappo sembra talmente grave che nessuno può escludere che sia lui stesso a decidere, nei prossimi giorni, un clamoroso addio.
(da Repubblica)
Leave a Reply