IL TRIBUNALE DI MILANO HA RITENUTO DISCRIMINATORIO UN BANDO DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE PER L’ASSUNZIONE DI 622 PERSONE RIVOLTO SOLTANTO A CHI HA LA CITTADINANZA ITALIANA. L’ANNUNCIO DI LAVORO ESCLUDEVA QUINDI SIA I CITTADINI EUROPEI CHE QUELLI EXTRACOMUNITARI
I MAGISTRATI HANNO ACCOLTO IL RICORSO PRESENTATO DA DIVERSE ASSOCIAZIONI. L’AGENZIA DELLE ENTRATE ORA DOVRA’ MODIFICARE IL BANDO DI SELEZIONE
Il Tribunale di Milano ha dichiarato “il carattere discriminatorio” di un bando del 15 maggio dell’Agenzia delle Entrate per l’assunzione di 622 persone nell’area assistenti, in particolare rivolto a persone con disabilità, “nella parte in cui ha previsto per la partecipazione alla selezione il requisito della cittadinanza italiana” e non anche di “tutti i cittadini europei” e di “cittadini di Paesi extra Ue aventi uno dei titoli di soggiorno” previsti.
In particolare, il giudice della Sezione lavoro, Luigi Pazienza, ha accolto il ricorso presentato da varie associazioni, tra cui Apn, Asgi, Cgil Lombardia e Ledha. La questione, spiega l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), “nasceva dal fatto che l’attuale normativa” prevede “l’accesso ai concorsi pubblici di alcune categorie di cittadini stranieri”, ma un “risalente Dpcm del 1994 impone invece che, per l’assunzione in alcuni ministeri (tra cui quello delle Finanze), venga sempre richiesta la cittadinanza italiana, sul presupposto che solo il cittadino italiano possa avere quella immedesimazione con gli interessi pubblici che tali ministeri perseguono con la loro attività”.
Secondo il Tribunale, invece, “questo presupposto è errato: bisogna valutare caso per caso se le mansioni assegnate comportano l’esercizio di poteri pubblici, cosa che, nel caso esaminato, non può ritenersi, poiché la qualifica di assistente non comporta l’esercizio di tali poteri”.
Con la sentenza, dunque, il giudice “ordina alla Agenzia delle Entrate di modificare il predetto bando di selezione pubblica”. Le associazioni in una nota “esprimono grande soddisfazione per una pronuncia che rimuove un’irragionevole disparità di trattamento”.
(da agenzie)
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