L’INTERVENTO DI GIORGIO ALMIRANTE CONTRO LA “LEGGE TRUFFA” DEL 1953, QUANDO MISSINI E COMUNISTI SCATENARONO L’INFERNO IN AULA CONTRO IL TENTATIVO DELLA DC DI INTRODURRE UN PREMIO DI MAGGIORANZA, BOCCIATO POI DAGLI ITALIANI
ALMIRANTE FECE UN DISCORSO “ALTO”, IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE… OGGI UNA DESTRA INFIMA MODIFICA LA LEGGE ELETTORALE SOLO PER MANTENERE POLTRONE E PRIVILEGI: TOGLIETE LA FIAMMA DAL SIMBOLO, TRADITORI
La battaglia parlamentare del 1953 sulla “legge truffa” rappresenta uno dei momenti più violenti e accesi della storia della Repubblica Italiana. In quell’occasione, anche il Movimento Sociale Italiano (MSI) si schierò fermamente contro la riforma elettorale voluta dal governo di Alcide De Gasperi, unendosi alle opposizioni di sinistra e monarchiche in un clima di ostruzionismo estremo che sfociò in vere e proprie risse in Aula.
La legge n. 148 del 31 marzo 1953 introduceva un premio di maggioranza che avrebbe assegnato il 64,4% dei seggi alla Camera alla coalizione che avesse superato il 50% più uno dei voti.
Pur trovandosi su posizioni ideologiche diametralmente opposte rispetto a comunisti e socialisti, il MSI osteggiò duramente la legge perché temeva il totale schiacciamento della propria rappresentanza parlamentare da parte del blocco centrista guidato dalla Democrazia Cristiana.
Il dibattito a Palazzo Madama e a Montecitorio degenerò in uno scontro fisico. Tra la fine del 1952 e il marzo del 1953 si registrarono banchi divelti, lanci di oggetti (tra cui pesanti resoconti stenografici e calamai), morsi e pugni che ferirono persino il Presidente del Senato dell’epoca, Meuccio Ruini.
Nelle elezioni del giugno 1953 la coalizione centrista mancò il quorum del 50% per poche migliaia di voti e il premio non scattò. Il MSI registrò invece una netta crescita, passando da 7 a 38 seggi complessivi in Parlamento. La legge venne poi ufficialmente abrogata l’anno successivo.
Giorgio Almirante, esponente del Movimento Sociale Italiano (MSI), fu uno dei più agguerriti oppositori della “legge truffa” del 1953
E’ davvero imbarazzante la lezione di diritto costituzionale offerta dal leader missino. Ripercorro le tesi proposte con rigore. Almirante ammoniva a non dimenticare che una riforma elettorale non è mai una riforma del sistema elettorale e basta, ma una riforma del sistema tout court e citava a proposito Romagnosi e Zanardelli. Sottolineava la gravità del fatto inedito che “la maggioranza configura una legge elettorale di comodo, onde mantenere e se possibile consolidare le proprie posizioni”. Denunciava poi l’inadempienza grave della assenza di una istituzione di garanzia come la Corte costituzionale e di uno strumento democratico come il referendum. Ricordava l’art. 48 della Costituzione che sancisce che il voto è personale ed eguale, libero e segreto: “Con il congegno stabilito da questo disegno di legge, non può dirsi che il voto sia eguale. Non ne sono eguali gli effetti. Il voto dato ad un partito di maggioranza vale il doppio del voto dato ad un partito di minoranza. E tutto il corpo elettorale viene automaticamente a dividersi in due categorie diseguali, l’una delle quali ha il privilegio di usufruire, sotto determinate condizioni, di un premio che ne accresce artificiosamente l’entità”.
Almirante sviluppava alla fine due temi, la crisi del Parlamento e la stabilità del Governo con nettezza: “L’attuale Parlamento non è funzionale perché in esso il dialogo politico è impossibile; nel futuro Parlamento il dialogo politico sarà a priori impossibile” e “Per difendere la democrazia dalle dittature e dai totalitarismi occorre rendere stabile, cioè dittatoriale negli effetti se non nel punto di partenza, e tendenzialmente totalitario, il regime democratico”.
Infine sul collegamento delle liste e sulla assenza di alcun vincolo per i partiti dopo il voto ironizzava pesantemente mettendo in luce il fatto che ogni partito avesse un proprio programma e che quindi la stabilità fosse insidiata dalle diversità e affidata al caso. Anche Togliatti insistette sulla violazione costituzionale dell’articolo 48 che sancisce l’eguaglianza del voto dei cittadini e denunciava che si era di fronte a un atto “col quale si tende a sovvertire il nostro ordinamento costituzionale” che aveva come precedente quello della legge Acerbo e quindi a una legge eccezionale.
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