MARIO ADINOLFI VA (GIUSTAMENTE) IN CARCERE: AVEVA IL DIVIETO DI USARE SMARTPHONE E PC E NON L’HA RISPETTATO, RILANCIANDO ADDIRITTURA LA SUA NEWLETTER
E FA PURE IL MARTIRE: “SONO IL PRIMO ITALIANO CHE SUBISCE QUESTO ARRESTO”.., CERTO, GLI ALTRI SONO STATI INTELLIGENTI E HANNO RISPETTATO LE REGOLE
Si aprono le porte del carcere per Mario Adinolfi, giornalista ed ex parlamentare, che da quando lo scorso luglio era finito agli arresti domiciliari aveva ripreso ad aggiornare i suoi social.
È lui stesso ad annunciare la decisione della gip di Roma Giulia Arcieri, con tanto di ordinanza pubblicata ancora una volta sui suoi social. Una decisione unica nel suo genere secondo il fondatore del Popolo della famiglia: «Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto».
Cosa contesta il giudice ad Adinolfi
All’epoca dell’arresto per l’inchiesta sulle presunte truffe sulle scommesse collettive, il pm aveva chiesto per Adinolfi di aggravare la misura cautelare per la «reiterata violazione, da parte dell’indagato, del divieto di utilizzare, salvo che per i contatti con il difensore, i dispositivi telefonici, informatici e telematici».
Dal testo dell’ordinanza, pubblicato dallo stesso Adinolfi, la richiesta della procura è datata 11 settembre e arriva al giudice il 15.
Il pm richiama le annotazioni della Guardia di Finanza presso la Procura, che coprono un arco di date dal 4 agosto al 9 settembre. Adinolfi, si legge ancora, «risulta aver violato, con cadenza quotidiana, il divieto predetto pubblicando sulla newsletter marioadinolfi.substack.com ben 49 articoli a sua firma e, sul suo profilo Facebook, 23 post».
(da agenzie)
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