“NIENTE STRANIERI SUL MIO BUS”: AUTISTA RAZZISTA LASCIA A TERRA UNA RAGAZZINA A FOSSANO. LEI E’ DI ORIGINI MAROCCHINE E AVEVA IL REGOLARE BIGLIETTO… L’INTERVENTO DEL FRATELLO E L’ARRIVO DEI CARABINIERI
“VIVIAMO IN ITALIA DA 20 ANNI, MAI AVUTO PROBLEMI: CERTI POLITICI INCITANO ALL’ODIO E NOI NE PAGHIAMO LE CONSEGUENZE”
Una frase agghiacciante, pronunciata a pochi passi dalla stazione ferroviaria, capace di
trasformare un normale rientro a casa in un incubo di discriminazione.
È quello che è successo a Fossano, dove la sera di domenica 20 settembre, una ragazza quattordicenne di origine marocchina (regolarmente munita di biglietto) si è vista sbarrare la porta di un autobus sostitutivo di Trenitalia (gestito dalla società Stat di Casale Monferrato) con un secco: «Io faccio salire solo gli italiani, non gli stranieri». A raccontare i dettagli della vicenda è il fratello maggiore, 28 anni: «Ho deciso di trasformare questo sdegno in una battaglia per la giustizia e la dignità, rivolgendomi ai carabinieri e alla rete Antidiscriminazioni di Cuneo».
Facciamo un passo indietro. Cosa è successo quel pomeriggio alla Stazione di Fossano?
«Mia sorella è andata a trovare un’amica a Fossano, dove siamo stati residenti a lungo e doveva rientrare a Cuneo, dove abita e frequenta le scuole superiori. Di solito prende il treno, ma quel giorno i treni non c’erano per lavori sulla linea e Trenitalia aveva attivato il servizio sostitutivo con i bus della società Stat. Alle 18,30 aveva il suo regolare biglietto, come ha sempre fatto. Ma al momento di salire, l’autista le ha detto chiaramente che faceva salire solo gli italiani e non gli stranieri, lasciandola a terra».
Sua sorella come ha reagito?
«È andata in grandissima difficoltà, era spaventata e in preda al panico. Viveva una situazione che non aveva mai subito prima, anche perché lei è nata in Italia, ha sempre vissuto qui con la nostra famiglia – siamo in Italia dal 2006, per quindici anni abbiamo vissuto ad Avellino – e non le era mai successa una cosa del genere. È una ragazza timidissima, tranquillissima, che non dà mai problemi. Non indossa il velo, quindi non dava neanche un “segnale” di essere straniera o musulmana. In quel momento aveva il cellulare quasi scarico, era isolata e pensava che la corsa successiva sarebbe stata alle 20. Ha chiamato i miei genitori, è rimasta bloccata in Stazione fino a quando non sono andato io a prenderla».
E avete rintracciato l’autista, registrando il confronto in un video.
«Sì, fortunatamente siamo riusciti a ritrovare lo stesso autista alla Stazione, forse di rientro dalla corsa successiva. All’inizio era molto disorientato, in difficoltà, poi ha cercato di giustificarsi dicendo che mia sorella aveva interpretato male le sue parole, arrivando persino a chiedere scusa. Ma non basta. È un episodio gravissimo da denunciare, soprattutto in un periodo storico in cui si parla continuamente di divieti e tensioni nelle scuole. Cose del genere non devono diventare la normalità».
Avete chiamato subito i carabinieri?
«Sì, siamo intervenuti con l’aiuto dei carabinieri. L’autista in un primo momento si era perfino allontanato dal bus, poi alla vista dei militari è tornato indietro e ha parlato con loro. I carabinieri ci avevano consigliato di formalizzare la cosa con una lettera scritta, una sorta di lamentela indirizzata sia a Trenitalia che alla Stat. Ma a me sembrava una soluzione troppo “leggera”. Così ho contattato la stampa locale e, su consiglio dell’avvocato mi sono rivolto allo sportello della Rete Antidiscriminazioni di Cuneo».
I prossimi passi?
«Mercoledì pomeriggio, 30 ottobre, sarò dal maresciallo di Cuneo per depositare ufficialmente la denuncia. Ho già mandato tutte le email e compilato i moduli per il nodo provinciale antidiscriminazioni. Vogliamo andare fino in fondo».
E sua sorella, nel frattempo, si è ripresa?
«Lei andava ogni weekend a Fossano e adesso ha paura di rivivere la stessa cosa, di incontrare di nuovo quell’autista. Per un paio di giorni non è uscita neanche per andare a scuola. Comprensibile, è ancora molto abbattuta. Poi è una ragazza talmente sensibile… Quando ha chiamato mia madre e mio padre aveva il cuore a mille».
L’Italia è un Paese razzista?
«Assolutamente no! Noi siamo in Italia da vent’anni, la mia famiglia si è sempre trovata benissimo. Certo, può capitare qualche piccolo episodio isolato, come in qualsiasi parte del mondo, ma non si può dire che l’Italia sia un Paese razzista. Semmai, a volte la politica e la cronaca alimentano certe derive, parlando in continuazione di islamici, stranieri ghettizzati o limitando i ragazzi, ma la realtà quotidiana è diversa. Quello che è successo a mia sorella, però, non va sottovalutato: serve coraggio per denunciare, perché molti ragazzi in situazioni simili tendono a tenersi tutto dentro per paura».
In politica, c’è chi dice “prima gli italiani”.
«Dalle ultime notizie che si leggono, la politica fa il suo, dal limitare i ragazzi stranieri nelle scuole, a togliere il velo. Ho fatto le Medie e Superiori al Sud, faccio il corriere a Cuneo e non ho mai visto una ragazza col burqa, le musulmane che portano il velo saranno una su dieci. Si propongono certe leggi e si finisce solo per fomentare. Vannacci? Ogni volta che sento o leggo quello che dicono lui, Salvini o la Meloni, cambio canale o scorro la pagina. Sempre notizie di “stranieri qui, stranieri là, non bisogna fare questo o quest’altro”. Ovvio che poi l’italiano medio recepisce messaggi sbagliati e succedono le cose che sono successe a mia sorella».
La vicenda ha sollevato reazioni, con un’ondata di sdegno e mobilitazione politica. La consigliera regionale di Avs, Giulia Marro: «Negare a una ragazza di 14 anni l’accesso a un servizio di trasporto pubblico per la sua origine è una discriminazione gravissima, che non può trovare spazio nelle nostre comunità. Trenitalia e l’azienda che gestiva il servizio sostitutivo chiariscano rapidamente quanto accaduto e, se i fatti saranno accertati, assumano tutti i provvedimenti conseguenti».
L’avvocato e assessore comunale Cristina Clerico: «Una circostanza di questo tipo, se confermata, è di rilievo assoluto. In casi come questi, invito a interessare immediatamente il Nodo provinciale Antidiscriminazioni, che è il primo sportello a cui rivolgersi, prima di valutare eventuali passi in sede giudiziale».
(da La Stampa)
Leave a Reply