NON ABBIAMO ANCORA TOCCATO IL “FONDO” MA CI SIAMO VICINI: IL FMI TAGLIA LE STIME DELLA CRESCITA GLOBALE PER IL 2026, CHE SCENDE AL 3%, E TRATTEGGIA UN FUTURO FOSCO, TRA GUERRE E CRISI ENERGETICHE
PER L’EUROPA LE PREVISIONI SONO PESSIME, CON IL PIL CHE SI FERMERÀ ALL0 0,9%. PER L’ITALIA CONFERMATA UNO STITICO +0,5% – L’ALLARME DEL FONDO MONETARIO: “L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CREERÀ SQUILIBRI SUI MERCATI GLOBALI. L’INFLAZIONE È IN AUMENTO. I GOVERNI TENGANO IN ORDINE I CONTI PUBBLICI”
L’economia mondiale frena, stretta in una doppia morsa. La crescita globale è stata rivista al ribasso, così come quella dell’area euro, mentre l’Italia resta ancorata a uno 0,5% confermato sia per l’anno in corso sia per il prossimo. Ma con rischi di ribasso.
Nel suo aggiornamento del World Economic Outlook, il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) dipinge un quadro complesso. «L’attività economica globale e le prospettive sono plasmate da due grandi forze, che spingono in direzioni opposte con effetti asimmetrici tra i Paesi», avverte l’istituzione di Washington.
Da un lato il conflitto in Medio Oriente. Dall’altro l’impeto dell’intelligenza artificiale, i cui benefici diffusi sono ancora più teorici che reali.
Il Pil mondiale si fermerà al 3,0% nel 2026, registrando una flessione di un decimo di punto sulle proiezioni dello scorso aprile, per poi risalire al 3,4% nel 2027.
Per l’Eurozona le prospettive appaiono peggiori. Il prodotto interno lordo dell’area valutaria crescerà dello 0,9% quest’anno, due decimi in meno in confronto alle attese, penalizzato dai rincari energetici e da un avvio d’anno debole.
L’Italia, in questo scenario di rallentamento diffuso, mantiene le posizioni senza scossoni. Le incognite risiedono però negli effetti della guerra – ripresa – in Iran e nell’impatto sulle catene del valore. A tal proposito, la Germania si ferma allo 0,7%, in calo di un decimo. La Francia scivola allo 0,6%, perdendo tre decimi di punto, mentre la Spagna mostra vigore al 2,1%.
Oltreoceano, negli Stati Uniti il passo rimane saldo al 2,3% per il 2026, sostenuto da una politica espansiva e da robusti investimenti nel comparto tecnologico. In Asia emergono contrasti netti. La Cina rallenta al 4,6%, un decimo sotto il previsto, frenata dai costi petroliferi e da incertezze strutturali. L’India si conferma tra le grandi economie in espansione con un balzo del 6,4%.
Il Fmi sottolinea i due pesi sulla bilancia globale, chiarendo che «il modesto rallentamento riflette gli effetti della guerra in Medio Oriente, in parte compensati dall’accelerazione dello slancio guidato dalla domanda nel ciclo tecnologico globale grazie ai progressi dell’intelligenza artificiale e alla sua adozione».
I tecnici di Washington avvertono che «la possibilità di una recrudescenza del conflitto nel Golfo Persico incombe e potrebbe estendere la volatilità dei prezzi delle materie prime, minacciare ulteriormente le catene di approvvigionamento, aumentare i prezzi e pesare sulle condizioni finanziarie».
Il nodo cruciale per le autorità resta l’inflazione, un ostacolo insidioso e non sconfitto. I prezzi al consumo globali torneranno a correre, passando dal 4,1% del 2025 al 4,7% nel 2026, per ritracciare al 3,9% l’anno successivo.
L’istituzione non lascia spazio a dubbi e sentenzia che «riviste in lieve rialzo rispetto ad aprile, queste proiezioni indicano che la tendenza alla disinflazione in atto dall’inizio del 2024 si è arenata». In un contesto così complesso, le prescrizioni operative del Fondo per banche centrali e governi non ammettono compiacenza. Il rapporto avverte che «la politica monetaria dovrebbe continuare a rimanere concentrata sul preservare la stabilità dei prezzi».
(da agenzie)
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