Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
“MI HA COLPITA IL MOTIVO PER CUI SONO STATI SCRITTI: HO VISTO IN QUEGLI ATTACCHI LA VIOLENZA DI UNA SUBCULTURA CHE SUI SOCIAL HA TERRENO FERTILE” – “MI PIACEREBBE GUARDARE NEGLI OCCHI CHI MI HA INSULTATA, DIETRO A UNA TASTIERA È MOLTO FACILE”… NOI PREFERIAMO VEDERLI MARCIRE IN GALERA, CON LA FECCIA NON SI DISCUTE
«Cos’è quel preservativo sulla testa?». È uno dei commenti a un video di Roberta Vallacchi
alla Festa dell’Unità del Lodigiano, in una serata su voto alle donne e Madri costituenti. Sessantuno anni, madre di due figli (uno è il sindaco di Lodi Andrea Furegato), consigliera regionale del Pd e volto dem a Lodi.
Vallacchi combatte da mesi contro un tumore. La chemioterapia le ha fatto perdere i capelli e lei ha scelto un foulard, non una parrucca, come aveva fatto 10 anni fa al primo tumore.
Ha letto gli insulti?
«Sì, ma non mi hanno ferita. Mi ha colpita il motivo per cui sono stati scritti: parlavo di donne e parità, ho visto in quegli attacchi la violenza di una subcultura che sui social ha terreno fertile».
Dieci anni fa aveva scelto la parrucca. Oggi no. Perché?
«Al primo tumore non ero pronta. La malattia spaventa, allontana. Questa volta ho deciso di non nascondermi. Ricopro un ruolo istituzionale e penso possa essere utile raccontarsi».
Quando ha scoperto di avere di nuovo un tumore?
«A dicembre, durante un controllo annuale. Oggi posso dirlo: per la seconda volta nella mia vita, la prevenzione mi ha salvata».
Ancora un tumore al seno.
«Il primo era al seno sinistro, questo al destro».
Ha detto che vorrebbe incontrare chi l’ha insultata.
«Mi piacerebbe guardarli negli occhi, dietro a una tastiera è molto facile».
Li denuncerà?
«Sì, ma lo faccio per tutte le donne e per tutti gli uomini ai quali può succedere una cosa del genere».
La malattia ha cambiato il suo sguardo sulla sanità lombarda?
«Ho visto da vicino le difficoltà, soprattutto le liste d’attesa. Il personale è straordinario, ma non è sufficiente rispetto ai bisogni».
Parla della sua malattia senza abbassare lo sguardo.
«Non voglio nascondermi. Io non mi vergogno. E vorrei che nessuno fosse costretto a vergognarsi della propria»
(da Il Corriere della Sera)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
IL MONITO DEL CANCELLIERE MERZ: “UNA VITTORIA DELL’AFD SCORAGGEREBBE GLI INVESTITORI STRANIERI E INFLIGGEREBBE DANNI CONSIDEREVOLI ALLO STATO”… LO “SPIEGEL” DEFINISCE IL CANDIDATO AFD ULRICH SIEGMUND “L’UOMO PIÙ PERICOLOSO DELLA GERMANIA”. DIETRO I MODI CHARMANT E IL SORRISO DA “PERFETTO GENERO” SI CELA UNA RETE DI NEONAZISTI E PROGETTI TALMENTE RADICALI CHE RISCHIANO DI SOVVERTIRE LA DEMOCRAZIA
Una vittoria di Alternativa per la Germania (Afd) alle elezioni in Sassonia Anhalt scoraggerebbe le aziende straniere dall’investire nel Land tedesco. Lo ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in un’intervista ieri sera all’emittente “Ard”. Il partito di estrema destra guidato da Alice Weidel raggiungerebbe, secondo sondaggi recenti, ben il 40 per cento nelle elezioni del Land, previste domenica prossima.
I cristiano democratici, invece, si attestano al 23 per cento. Merz ha detto che una vittoria dell’Afd infliggerebbe allo Stato “danni considerevoli” e non riesce a immaginare che gli investitori internazionali possano ancora essere disposti a investire in Sassonia Anhalt qualora l’Afd salisse al potere. L’Afd in Sassonia Anhalt e’ classificata come organizzazione “estremista di destra conclamata” dall’Ufficio regionale per la tutela della Costituzione.
Un’ora e mezza di fila per un selfie con “l’uomo più pericoloso della Germania”. Ulrich Siegmund ride di gusto: un suo fan gli ha portato l’ormai famosa copertina dello Spiegel. Una prima pagina che ha suscitato enormi polemiche, soprattutto a Est dove il più prestigioso settimanale tedesco è ancora considerato “wessi”, occidentale. Leggi: supponente e paternalista.
La tesi dello Spiegel, però, è inoppugnabile: i modi charmant e il sorriso da “perfetto genero” del candidato dell’Afd in Sassonia-Anhalt nascondono una rete di neonazisti e progetti talmente radicali che rischiano di sovvertire la democrazia. A Röblingen, dove siamo venuti a vedere Siegmund dal vivo, anche Björn è in fila con la copia di un settimanale che non comprerebbe mai e che a Est è già un oggetto di culto: «Ci ha regalato una valanga di voti», ruggisce il perito chimico cinquantenne tra una sigaretta e l’altra.
A una settimana da un’elezione che potrebbe cambiare la Germania, la febbre intorno allo spitzenkandidat dell’Afd è alle stelle. La folla aspetta paziente di stringergli la mano, le casse sparano brani di propaganda, “Vaterland” e “Alice fuer Deutschland”, i rumorosi brindisi con boccaloni di birra si mescolano ai teschi delle SS e a simboli nazi-occultisti come il sole nero, che si scorgono sui polpacci, sulle nuche, sugli avambracci. È pieno di famiglie con bambini.
Ma ormai nessuno copre i simboli nazisti, la differenza rispetto a un paio di anni fa è che l’estremismo è ostentato. Del resto, dall’entourage di Siegmund ci fanno sapere che Giorgia Meloni è considerata «destra annacquata», «un anti-modello». Eppure, negli ultimi due anni nell’Afd c’era stata una lunga discussione sulla possibile “melonizzazione”, insomma sull’opportunità di imboccare una strada più moderata. «Adesso “melonizzazione” è una parolaccia», tagliano corto i fedelissimi di Siegmund. È un capitolo chiuso: la radicalizzazione paga.
E in effetti. Neanche la notizia che il braccio destro di Siegmund, Patrick Harr, e un altro suo fedelissimo, Laurens Nothdurft, erano dirigenti della Heimattreue Deutsche Jugend (Hdj), l’organizzazione erede della Gioventù hitleriana, fucina di neonazisti per decenni e vietata nel 2009, ha spaventato gli elettori.
Né il blitz della polizia tra alcuni candidati di primo piano, accusati di far parte della setta neorurale e ultranazionalista Artgemeinschaft – proibita anch’essa. Neanche le frequentazioni di Siegmund con gli Identitari o la vicinanza a note stirpi völkisch hanno mosso un voto. L’Afd continua a veleggiare al 40% da mesi, venti punti avanti alla Cdu guidata dal governatore uscente, Sven Schulze.
Intercettiamo il politico cristiano-democratico a Halle, antica perla del commercio del sale, fiera della sua anseaticità. È una serata di imprenditori locali organizzata sul fiume. A Repubblica, Schulze dice chiaramente che «non ci alleeremo con l’Afd», che il cordone sanitario «non cadrà». Ma il principale sfidante di Siegmund non nasconde il suo malumore verso Berlino: l’impopolarità del governo Merz, i suoi errori «assurdi» hanno dominato la campagna elettorale, «hanno pesato sugli umori degli elettori». E avverte: Siegmund ha idee «pericolose, rischiamo la catastrofe».
(da La Repubblica)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
“LE PRIMARIE? BASTA PARLARSI ALL’OMBELICO. IL PD SA COME SI ORGANIZZANO, UNA SOLUZIONE SI TROVA”…“C’È IL PROBLEMA DI COSA VUOL FARE CONTE, DOBBIAMO GESTIRLA. AL CENTROSINISTRA SERVE UNA CASA RIFORMISTA, SENZA NON SI VINCE”…”CALENDA? ALLA FINE, QUANDO CAPIRÀ CHE VINCIAMO, VERRÀ CON NOI…”
«Matteo! Matteo!». La sala Francesco Guccini della Festa dell’Unità di Bologna è gremita e
acclama Matteo Renzi come se non fosse passato un giorno dal settembre 2014, quando l’allora premier salì sul palco della kermesse dem al Parco Nord di fronte a oltre diecimila persone, insieme al primo ministro francese, Manuel Valls, e al segretario del Psoe spagnolo, Pedro Sánchez.
La Festa bolognese ha traslocato e si è ristretta, in platea ci saranno trecento persone, Renzi guida un partito alleato che veleggia attorno al 3% e l’Italia è in mano a Giorgia Meloni.
L’unica cosa che non è cambiata è il piglio dell’ex Rottamatore: «La partita è quella delle secondarie, non delle primarie. Se vincono loro— avverte Renzi — hanno altri cinque anni di Palazzo Chigi e sette anni di Quirinale. Io sette anni di Giorgia Meloni, dopo quattordici di Sergio Mattarella, anche no».
C’è buona parte dello stato maggiore di Italia viva, nazionale e locale, ad accogliere il ritorno di Renzi alla Festa di Bologna: da Luciano Nobili a Francesco Bonifazi, fino al presidente regionale, Stefano Mazzetti. Abbondano camicie bianche e maniche arrotolate, Renzi ha optato per una t-shirt (sempre bianca).
Renzi firma foto, scatta selfie, stringe mani. Parla di strategie politiche tra i volontari che spadellano: «C’è il problema di cosa vuol fare Conte, dobbiamo gestirla… ma dobbiamo vincere ed evitare Meloni al Quirinale».
Il centrosinistra intanto, chiarisce però il leader di Iv, non deve rimanere ingarbugliato nel dibattito sui gazebo. «Di primarie ne ho fatte tante, qualcuno l’ho vinta e qualcuna persa. Il Pd sa come si organizzano le primarie, una soluzione si trova. Smettiamo di parlarci all’ombelico. Il problema — sottolinea — è se siamo consapevoli che questa è una sfida enorme che non possiamo perdere».
Una prospettiva che anche Azione vorrà evitare. «Scommetto che alla fine, quando capirà che vinciamo, Carlo Calenda verrà con noi». Perché senza riformisti, sostiene Renzi, non si vince. Che archivia la nostalgia del Pd che fu. «Io ho vissuto con grande sofferenza l’abbandono al Pd. Altri, come Elly, sono tornati.
Ma penso sia difficile tornare a quel momento lì», confessa l’ex segretario dem, ormai non più teorico del partito pigliatutto: «Al centrosinistra serve una casa riformista, senza — dice al popolo dem — non si vince». E se qualcuno farà saltare il tavolo del Campo largo, avverte il leader di Iv, ne pagherà le conseguenze: «Chi sarà complice della vittoria di Meloni sarà inseguito con i forconi dal popolo del centrosinistra. Basta veti, mettiamo insieme i voti. Mandarli a casa è un dovere civile».
(da agenzie)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
È LA PREVEDIBILE RISPOSTA ALLA SCELTA DI ROMA DI PROROGARE DI ALTRI 15 GIORNI IL BLOCCO DI SCHENGEN PER CHI ARRIVA DALLA SPAGNA… FINO A DOMENICA 30 AGOSTO, LA SPAGNA HA CONTROLLATO 1.066 VOLI CON UN TOTALE DI 12.337 PASSEGGERI PROVENIENTI DAL NOSTRO PAESE
Madrid ha deciso “di prolungare per due settimane i controlli frontalieri dei passeggeri che via mare o via aerea accedono al territorio nazionale provenienti dall’Italia. E’ quanto segnalano fonti del ministero spagnolo dell’Interno all’ANSA.
La decisione, si spiega, dopo la comunicazione formale ricevuta dall’Italia della proroga per altri 15 giorni della sospensione di Schengen nei confronti della Spagna. I controlli instaurati lo scorso 8 agosto per un termine iniziale di un mese sono stati così prorogati per altri 15 giorni, per reciprocità – si sottolinea – con la decisione presa dal governo italiano.
Fino a domenica 30 agosto, la Spagna ha controllato 1.066 voli con un totale di 12.337 passeggeri di Paesi terzi provenienti dall’Italia, secondo quanto segnala il ministero dell’Interno. Un totale di 1.788 agenti hanno partecipato ai controlli.
La decisione di Madrid di ripristinare i controlli dallo scorso 8 agosto ha fatto seguito a quella adottata lo scorso 31 luglio dal Governo italiano di sospendere l’accordo Schengen di libera circolazione con la Spagna per motivi di “sicurezza nazionale” a fronte della crisi migratoria a Ceuta.
Prima della sospensione da parte di Madrid, il governo presieduto da Pedro Sanchez aveva chiesto a Roma di revocare le misure restrittive, senza successo.
(da agenzie)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
PRESENTANDO IL SUO LIBRO A PADENGHE SUL GARDA, IN PROVINCIA DI BRESCIA, HA INVOCATO “MENO ROMANIZZAZIONE, PIÙ TERRITORIO, COLLEGIALITÀ E UN RITORNO AL FEDERALISMO” … VEDIAMO SE QUESTA VOLTA ROMEO E QUEI CACADUBBI DI ZAIA, FEDRIGA E ATTILIO FONTANA AVRANNO IL CORAGGIO DI SFIDARE SALVINI
Massimiliano Romeo alza il livello dello scontro interno alla Lega e mette apertamente in
discussione la leadership di Matteo Salvini. Durante la presentazione del suo libro “Fare la Lega. Agenda per il rinnovamento” a Padenghe sul Garda, racconta il Giornale di Brescia, il capogruppo al Senato ha risposto così alla domanda se sia arrivato il momento di discutere la guida del partito: “Penso che i tempi siano maturi”.
Romeo insiste sulla necessità di cambiare rotta: meno “romanizzazione”, più territorio, più collegialità e un ritorno al federalismo. “La Lega così non va”, aveva già avvertito nelle scorse settimane.
Anche la leadership, finora considerata un tabù, può essere messa in discussione, come ha in qualche modo fatto capire nei giorni scorsi anche il governatore della Lombardia Attilio Fontana. Il tutto mentre cresce il malumore della componente nordista in vista di Pontida.
(da agenzie)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
I DUE SI SONO SONO VISTI RECENTEMENTE PER PARLARE DEL FUTURO DEL PARTITO, ORMAI TALLONATO NEI SONDAGGI DA FUTURO NAZIONALE DI VANNACCI … ZANGRILLO E’ TENTATO DALLA CORSA PER LA SEGRETERIA NAZIONALE E SPERA DI AVERE L’APPOGGIO DI OCCHIUTO – L’AFFONDO DEL GOVERNATORE: “UN PARTITO CHE DISCUTE I TEMI E’ VIVO. SE PARLA SOLO DI EQUILIBRI O CONGRESSI E’ MORTO”
“Noto una tentazione diffusa di rincorrere Vannacci. Ma lo reputo un errore strategico”. Lo afferma Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e vicesegretario di Forza Italia, in un’intervista al “Corriere della Sera”.
Secondo Occhiuto, Vannacci “prova a costruire un partito simile all’Afd tedesco” e i voti che raccogliera’ “parlando alla pancia degli elettori sono inutili”. Il centrodestra, aggiunge, “non ha bisogno di Vannacci” e un’alleanza con Futuro Nazionale farebbe perdere consensi moderati e riformisti. “Il centrodestra non ha bisogno di Vannacci. Ha una risorsa fondamentale per vincere: Giorgia Meloni. In campagna elettorale e’ formidabile”, spiega.
Occhiuto guarda poi a Forza Italia e al suo futuro, riconoscendo a Tajani di aver guidato il partito “con saggezza” dopo la scomparsa di Berlusconi. Ma osserva: “Lecito pero’ e’ domandarsi: il partito ha ancora la carica liberale e innovatrice che aveva?”.
FI puo’ ritrovarla “se non si chiude”, sostiene Occhiuto, sottolineando che “un partito che discute i temi e’ vivo. Se parla solo di equilibri o congressi e’ morto”. Infine l’invito a “comunicare in modo piu’ moderno la nostra azione liberale” e a “recuperare lo spirito originario di Forza Italia”.
Paolo Zangrillo è andato per qualche giorno in vacanza in Calabria. Una meta che il ministro della Pubblica amministrazione ha scelto non solo per il mare bellissimo e la montagna a due passi dalla costa, ma perché c’era un amico ad aspettarlo, che di questa tormentata regione del Sud incoronata dal New York Times tra i luoghi da riscoprire dell’estate 2026, è il governatore.
Roberto Occhiuto e Zangrillo hanno avuto tanto di cui parlare: delle suppletive di Reggio Calabria, delle elezioni del 2027, della lite con Antonio Tajani, delle comuni preoccupazioni e strategie su Forza Italia, di Marina Berlusconi, delle liste dei candidati.
Zangrillo sembrava un mite ministro della Pubblica amministrazione coordinatore di Forza Italia in Piemonte, ai margini delle turbolenze del governo molto centralizzato di Giorgia Meloni, fino a quando in un giorno anonimo di questa estate torrida ha deciso di far conoscere le sue ambizioni.
Sceglie di sfidare il suo segretario, Tajani, e lo fa portandolo sul terreno a lui più familiare. Il leader azzurro e vicepremier promette, per il futuro, rivoluzioni fantastiche sul fronte della sburocratizzazione, e Zangrillo rilascia un’intervista al Foglio per rispondergli che avrebbe prima potuto ricordare quello che il ministro del suo partito – se medesimo – ha fatto in questi anni di governo. Tajani non la prende bene, e adesso minaccia di togliergli il coordinamento in Piemonte.
Anche perché, nei suoi ragionamenti, Zangrillo non si limita a parlare di appalti, codicilli, dipendenti pubblici ma va ben oltre e punta al centro del problema che agita Forza Italia: la leadership. E veniamo a oggi. Zangrillo non intende fare alcun passo indietro.
Anzi, dopo aver saputo che qualcuno avrebbe letto nelle sue dichiarazioni al Meeting di Rimini un tentativo di rimangiarsi le critiche a Tajani rilancia: «Nessuna retromarcia» conferma a La Stampa: «Ho l’abitudine di confrontarmi con i dirigenti del partito dicendo quello che penso. Aiutare il segretario significa anche dirgli con franchezza ciò che non funziona, io l’ho sempre fatto e continuerò a farlo».
Andando sul concreto, a domanda secca, se si candiderà alla segreteria nazionale, Zangrillo non smentisce. Lascia che questa possibilità, a cui cominciano a credere in tanti, inizi a prendere forma. Secondo fonti azzurre, un ostacolo ai suoi piani potrebbe arrivare proprio dal Piemonte, dove è coordinatore, vista l’assenza di sintonia con il presidente Alberto Cirio, vicesegretario di FI.
Molto dipenderà da cosa farà Occhiuto, e se scenderà in campo lui contro Tajani. Zangrillo ha costruito un’alleanza politica con il governatore calabrese, è stato tante volte in Calabria, nelle vesti di ministro, e adesso lo ha fatto anche per rifiatare un po’ e per affinare le prossime mosse. Occhiuto è stato tra i primi a lanciare la sfida a Tajani, ha carisma, e ha un buon seguito nel partito. Zangrillo ha dalla sua un rapporto di conoscenza e di frequentazione con Marina Berlusconi.
Si sentono spesso, lei lo stima e ne apprezza la personalità (il ministro è stato un manager per molti anni). Occhiuto e Zangrillo si muovono in quell’area di Forza Italia che è pronta a contendere il partito a Tajani. Il segretario avrebbe voluto un congresso nazionale a inizio 2027, per blindarsi, ma, di fatto, gli è stato impedito.
Nel frattempo, Marina gli ha fatto arrivare la rassicurazione che non c’è in corso alcun casting tra i dirigenti azzurri, per scegliere chi, tra alcuni profili, lo sostituirà. L’idea è di rimandare resa dei conti e rinnovamento del partito a dopo le elezioni. Non è escluso che a giorni la presidente di Fininvest, primogenita Berlusconi, che ha in mano la leva economica dei finanziamenti di Fi, e il vicepremier si vedranno. […]
La scelta di candidare Roscioli alle elezioni suppletive di Reggio Calabria, a fine settembre, per il posto alla Camera lasciato vacante da Francesco Cannizzaro – nel frattempo diventato sindaco – è funzionale anche al ruolo che avrà sulle liste Roscioli, con disappunto di Tajani.
Un seggio che sembrava a portata del centrodestra finché Roberto Vannacci non lo ha trasformato in un campo di contesa e in un laboratorio di quello che potrebbe accadere alle elezioni politiche.
(da agenzie)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
LO RILEVA LA CGIA DI MESTRE. LA QUOTA PRELEVATA “ALLA FONTE” (FATTA DI IRPEF, CONTRIBUTI PREVIDENZIALI E ADDIZIONALI) AMMONTA A 13.030 EURO, IL 63,3% DEL TOTALE. A QUESTO SI AGGIUNGONO LE IMPOSTE “NASCOSTE” COME IVA, ACCISE E CANONE RAI PER ALTRI 6.676 EURO, IL 32,4%
Quest’anno una famiglia italiana “tipo”, cioè una coppia di lavoratori dipendenti con un figlio
a carico, paga 20.592 euro di tasse, per il 95,7% senza rendersene conto perché si tratta di imposte e contributi che vengono trattenuti automaticamente dalla busta paga o sono inclusi nel prezzo di ciò che si acquista ogni giorno. Lo rileva l’ufficio studi della Cgia di Mestre.
La quota prelevata “alla fonte”, fatta di Irpef, contributi previdenziali e addizionali, ammonta a 13.030 euro, il 63,3% del totale. A questo si aggiungono le imposte “nascoste” come Iva, accise e canone Rai per altri 6.676 euro, il 32,4%. Restano 887 euro, corrispondenti a bollo e Tari, che pesano per il 4,3% del totale.
Il prelievo tramite sostituto d’imposta, rileva l’istituto mestrino, rappresenta una differenza strutturale con i lavoratori autonomi, che versano di persona la gran parte del proprio carico fiscale e percepiscono maggiormente il peso delle tasse.
“Non stupisce, quindi, che tra le partite Iva ci sia un’insofferenza verso le tasse ben più marcata rispetto a quella dei dipendenti, che in talune circostanze induce alcune categorie a praticare forme di sotto-dichiarazione molto diffuse”, afferma la Cgia di Mestre. Per l’istituto “milioni di lavoratori dipendenti non hanno contezza di quante tasse pagano. Non per disinteresse verso il fenomeno, ma per come è costruito il sistema fiscale”.
Nel 2025 il recupero dall’evasione fiscale ha raggiunto il record di 36,2 miliardi, in crescita del 44% rispetto al 2022. Sul fronte del confronto europeo, nel 2025 la pressione fiscale italiana era al 43,1% del Pil, quinta nell’Ue a 27 e superiore alla media europea del 40,7%.
Guida la classifica la Francia (46,1%), seguita da Danimarca (45,5%), Belgio (44,2%) e Austria (44,1%). Tra i grandi Paesi, la Germania ha una pressione fiscale del 41,8% e la Spagna del 38,1%.
(da agenzie)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
I PRINCIPALI COMANDANTI DELL’ESERCITO AMERICANO HANNO AVVISATO IL SEGRETARIO ALLA GUERRA PETE HEGSETH. MA QUELLO FA FINTA DI NIENTE… IN MEDIO ORIENTE PER VOLERE DEL TYCOON CI SONO OLTRE 50MILA SOLDATI PRONTI ALL’AZIONE
L’attuale dispiego di forze militari Usa in Medio Oriente per affrontare la crisi in Iran è insostenibile nel medio periodo e rischia di indebolire la capacità dell’America di far fronte ad altre minacce alla sua sicurezza, nel mondo o perfino entro i suoi stessi confini. È l’avvertimento dato al segretario alla Guerra Pete Hegseth da alcuni tra i principali comandanti dell’esercito Usa, secondo quanto svelato dal Washington Post.
Per questo, sul piano operativo, il comando centrale Usa ha mantenuto una forza di oltre 50mila soldati in allerta nel caso dalla Casa Bianca dovesse arrivare l’ordine di tornare ad attaccare l’Iran.
Nel “libro degli ordini” del Pentagono (Secretary of Defense Orders Book) di metà agosto, Hegseth ha ordinato dunque di mantenere parte delle truppe attualmente in Medio Oriente stazionate fino a settembre, e un’altra parte anche nel 2027. […]
I capi dei comandi delle forze Usa in Europa e nel Pacifico e l’ammiraglio capo della Marina sarebbero tra i responsabili di vertice ad aver opposto all’ordine di Hegsteh un franco non-concur, l’espressione che nel gergo militare Usa indica la non condivisione di una scelta operativa, che pure viene eseguita in ossequio alle gerarchie.
Che i comandanti discutano apertamente dei rischi e delle opzioni strategiche è normale, ma secondo una fonte del Post generali e ammiragli Usa sarebbero stati più espliciti che mai nello spiegare a Hegseth – affinché Trump intenda – che il dispiego delle attuali forze Usa in Medio Oriente rischia di indebolire la postura globale dell’America.
(da Open)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
“ABBIAMO PROPOSTO UN PROGETTO. NON SAPEVAMO, PERÒ, CHE ALLE NOSTRE SPALLE I GIOCHI FOSSERO GIÀ FATTI. I COLLEGHI CI HANNO PUGNALATO ALLE SPALLE”… “SIAMO APERTI A TRATTARE, MA NON SI PUÒ ACCETTARE UNA PROPOSTA CALATA DALL’ALTO, CON LA BENEDIZIONE DEI PARTITI DI MAGGIORANZA. NOI INVIATI CE NE ANDREMO IN BLOCCO”
“Spero che Presutti e Piervincenzi si mettano una mano sulla coscienza, capiscano di essere
stati usati e facciano un passo indietro”. Lo afferma Giulia Innocenzi, giornalista di Report, in un’intervista a Quotidiano Nazionale. “Ci sono due battaglie in corso. Da un lato l’azione legale di Ranucci, che ha il diritto dalla sua parte; dall’altro c’è la nostra mobilitazione per far sopravvivere Report a questo killeraggio politico”, spiega Innocenzi.
“Vogliamo spingere la Rai a tornare sui propri passi: la trattativa è aperta e la prossima settimana incontreremo il direttore degli approfondimenti, Corsini. Faremo di tutto per salvare la trasmissione”.
La redazione ha già elaborato una proposta: “Quando l’azienda ci ha annunciato informalmente che avrebbero fatto fuori Ranucci, confermando le voci, abbiamo proposto un progetto per rafforzare il format sui più alti standard del giornalismo d’inchiesta internazionale, affiancato da una conduzione alternativa con Giorgio Mottola e Giulio Valesini.
Non sapevamo, però, che alle nostre spalle i giochi fossero già fatti”. Sul confronto con la Rai, Innocenzi chiarisce: “Siamo aperti a trattare, ma non si può accettare una proposta calata dall’alto, con la benedizione dei partiti di maggioranza”.
Netto anche l’avvertimento della redazione: “Abbiamo scoperto dalle agenzie di stampa la scelta di una nuova conduzione mai condivisa con noi, decisa con la complicità di colleghi che ci hanno pugnalato alle spalle.
Se la proposta della Rai resterà questa, noi inviati d’inchiesta ce ne andremo in blocco. E senza di noi, Report non esiste più perché le inchieste le facciamo noi”.
L’obiettivo resta comunque quello di mantenere Report in Rai: “Lo spazio naturale di Report è la Rai, dove è nato trent’anni fa e dove Milena Gabanelli ha donato il nome e il format. Il giornalismo d’inchiesta è un dovere del servizio pubblico”.
(da agenzie)
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