Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
DA TEMPO IL CLIMA TRA LA “BELVA” E I VERTICI DI VIALE MAZZINI SAREBBE TUTT’ALTRO CHE SERENO … ALLA BASE DELLE TENSIONI CI SAREBBE UN “RAPPORTO DI FIDUCIA COMPROMESSO CON PARTE DELL’AZIENDA”. LA LETTERA AVREBBE AGITATO NON POCO I PIANI ALTI DELL’AZIENDA, GIÀ IMPANTANATI CON IL CASO RANUCCI
Francesca Fagnani sarebbe pronta a lasciare la Rai. A quanto apprende l’Adnkronos, la conduttrice, già nel giugno scorso, prima della presentazione dei palinsesti della prossima stagione, avrebbe formalizzato ai vertici Rai, tramite il suo procuratore, l’intenzione di risolvere il contratto di esclusiva che la lega all’azienda fino alla primavera 2027.
Secondo fonti ben informate, alla base delle tensioni che hanno portato alla lettera ci sarebbe un rapporto di fiducia compromesso con parte dell’azienda. La lettera ha agitato non poco i piani alti dell’azienda e nelle scorse settimane ci sarebbero state interlocuzioni, finora non decisive, anche per idee divergenti sul futuro.
(da Adnkronos)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
“SE FAI INCHIESTE E ATTACCHI IL POTERE, DEVI CERCARE DI NON LASCIARE SPIRAGLI APERTI. DEVI ESSERE MOLTO CREDIBILE E AL DI SOPRA DELLE AMBIGUITÀ”… “FDI VOLEVA FAR FUORI REPORT”
«Per me Sigfrido Ranucci ha fatto una serie di errori. Se critichi il potere devi anche essere
molto credibile e devi essere al di sopra delle ambiguità».
Corrado Formigli non fa sconti al suo collega della Rai, anchorman del programma di inchiesta “Report”, al centro della tempesta del caso Lavitola. Nella piazza storica di Santo Stefano Magra, […] il conduttore della trasmissione di LA7 “Piazza Pulita”, va di taglio nell’affrontare la spinosa vicenda che sta arroventando il clima politico e il febbricitante mondo della Rai.
Nel corso di un talk show organizzato dall’amministrazione comunale […], Formigli tira le orecchie a Ranucci. Malgrado una carriera molto simile e un’appartenenza di entrambi al mondo della sinistra, il caso Lavitola i divide i due giornalisti televisivi.
Anche se il conduttore di “Piazza pulita”, davanti a una platea gremita, si affretta a manifestare stima nei confronti del collega e dallo staff di “Report”. Ma anche se Formigli nega che si tratti di uno scontro tra “fratelli-coltelli” […], le sue considerazioni sul comportamento del collega […] vanno quasi in contro tendenza.
Sostiene il conduttore di “Piazza Pulita” che «se noi giornalisti vogliamo continuare a farci sentire e a mettere sotto osservazione il potere, dobbiamo essere trasparenti anche nel criticare le cose che ci riguardano».
Formigli si spiega: «Conosco bene da molti anni Ranucci, che lo stimo, come conosco e stimo Milena Gabanelli e i colleghi che lavorano a “Report”. Credo che Sigfrido abbia commesso alcuni errori, forse d’ingenuità, forse per un peccato di autostima e forse ha perso un po’ il contatto con quello che stava succedendo.
Un errore è questa amicizia con Lavitola, che non è come andare a parlare con una fonte che dà notizie, perché si tratta una persona doppia, tripla o molto pericolosa, che ha rapporti con i servizi segreti di mezzo mondo.
Lavitola lo conosco molto bene perché mi sono occupato personalmente dell’inchiesta che riguardava Gianfranco Tulliani, il cognato di Gianfranco Fini, e la casa di Montecarlo e l’ho inseguito per mesi nei Caraibi; è andato in galera e uscito e ha messo su una pescheria. Per me la regola che bisogna seguire come giornalisti e che quando tu vai per prendere informazioni con uno di questi personaggi, a un certo punto tiri fuori il taccuino o il registratore, il ché è come dire io sono un giornalista e tu sei Lavitola e quindi io e te non siamo la stessa cosa, non siamo amici. Detto questo, sono sicuro che Ranucci non si è messo la bomba e non ha commesso reati.
Ha commesso un errore di valutazione di quest’uomo e siccome noi viviamo in un mondo in cui il giornalismo d’inchiesta è sotto attacco, se tu fai inchieste e attacchi il potere, devi cercare di non lasciare spiragli aperti il potere che cerca di fregarti».
Formigli denuncia poi le ingerenze della politica e in particolare di Fratelli d’Italia all’interno della Rai e sostiene che la questione Ranucci andava affrontata in modo strettamente editoriale. «I vertici Rai – conclude – su input politica, hanno deciso di utilizzare il caso Ranucci non per mettere fuori il conduttore, ma per mettere fuori tutto il programma».
(da il Secolo XIX)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
GLI EFFETTI DEL TURISMO MORDI E FUGGI E DEL BOOM DEGLI AFFITTI BREVI… MA SE I TURISTI HANNO MENO SOLDI DA SPENDERE CHE DOVREBBERO FARE? STARE A CASA E CONCEDERE L’INGRESSO IN SARDEGNA SOLO AI RICCHI?
«In quattro magari prendono due pizze e un’insalata e quella è la loro cena». È con questo esempio emblematico che Pamela Solinas, titolare del ristorante-pizzeria L’Oca Bianca di Cagliari, denuncia il paradosso dell’estate 2026: le presenze turistiche aumentano, ma la spesa destinata al cibo crolla vertiginosamente.
Una tendenza al risparmio che ha segnato soprattutto il mese di agosto, spingendo le famiglie o i gruppi di amici a tagliare drasticamente sui consumi con importanti conseguenze per tutti gli attori del mondo della ristorazione.
«I clienti consumano decisamente meno»
Solinas racconta a La Nuova Sardegna che «quest’anno i clienti consumano decisamente meno», evidenziando una modalità di stare a tavola del tutto inedita rispetto al passato. «Capita che un tavolo da quattro persone non arrivi neanche a ordinare una portata a testa», rincara la titolare. Sempre più diffuso è anche il consumo frettoloso. «C’è molto più “mordi e fuggi”», sottolinea la ristoratrice. Un atteggiamento che impoverisce la tipica esperienza della cena e penalizza le bevande di valore: «Quest’anno abbiamo avuto un calo importante nelle vendite» per quanto riguarda il vino, spinto ai margini da ordinazioni rapide e senza fronzoli.
Il caso di due turista polacche
Il clima di contrazione dei consumi sfocia spesso in situazioni limite all’interno del locale. Solinas ha raccontato a La Nuova Sardegna il caso di due turiste polacche che si sono sedute al tavolo pretendendo di ordinare esclusivamente «due spritz e un antipasto da nove euro da dividere». Di fronte a questa richiesta, la titolare ha scelto di invitare le clienti ad andarsene, rivendicando l’identità della propria attività: «Siamo un ristorante, non un bar, e abbiamo i costi di un ristorante».
La rotazione dei coperti
In questo modo una sala piena non è più garanzia di incasso. Per provare a pareggiare i bilanci con gli anni precedenti, i gestori si vedono costretti ad accelerare la rotazione dei coperti, con tutte le difficoltà del caso: «Preferirei fare qualche coperto in meno ma con consumi normali», ammette la titolare de L’Oca Bianca. Tra i fattori che incidono sul calo degli scontrini c’è anche il mutato stile di viaggio promosso dal boom degli affitti brevi. «Molti vanno al supermercato, comprano in gastronomia o prendono qualcosa da asporto» per consumare i pasti direttamente in appartamento o nelle stanze dei B&B. Un cambio di rotta che, secondo la ristoratrice, impone alle istituzioni locali una revisione del modello di promozione dell’isola: «Bisognerebbe anche chiedersi quale clientela vogliamo portare e con quale capacità di spesa».
(da agenzie)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
IL PREMIER SPAGNOLO ACCUSA L’INTERNAZIONALE SOVRANISTA DI AVER DIFFUSO DISINFORMAZIONE SUI SOCIAL PER DESTABILIZZARE LA SPAGNA
Dietro i recenti flussi di migranti arrivati a nuoto nell’enclave spagnola di Ceuta ci sarebbe
un’operazione orchestrata di disinformazione. A denunciarlo è stato il premier spagnolo Pedro Sánchez durante un’intervista rilasciata all’emittente Cadena Ser.
Secondo il capo del governo di Madrid, «reti russe e israeliane hanno diffuso una menzogna» sui social media, facendo credere ai migranti che, una volta entrati a nuoto nel territorio della città autonoma sul litorale marocchino, sarebbe stato impossibile essere respinti alla frontiera. «Cosa che non è vera», ha precisato Sánchez.
Il ruolo dell’ultradestra e delle reti criminali
Alla base della disinformazione secondo Sánchez ci sarebbe il travisamento e la strumentalizzazione di una recente sentenza del Tribunale Supremo spagnolo, veicolata sui social network da organizzazioni criminali e network d’informazione esteri.
Sánchez ha collegato direttamente queste campagne di destabilizzazione a un’azione mirata dell’«internazionale dell’ultradestra», accusata di sfruttare sistematicamente il tema dell’immigrazione clandestina «non solo per attaccare la Spagna, ma per dividere l’intera Unione Europea».
(da agenzie)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
LA RELAZIONE DI FAO FOOD PRICE INDEX RIPRESA DAL SOLE 24 ORE
Guerre, clima estremo, energia e logistica influenzano i prezzi dei prodotti che finiscono nel carrello anche delle famiglie italiane, vista la marcata dipendenza del nostro Paese dalle importazioni di determinate materie prime agricole.
Il Sole 24 Ore ha svolto una simulazione su un carrello dal valore di 100 euro a luglio 2021, indicativo della spesa settimanale di una coppia con un figlio. Lo stesso paniere di 31 prodotti è stato poi rivalutato usando i prezzi aggiornati a luglio 2026.
I prezzi del 2021 e del 2026 sono stati stimati applicando i relativi coefficienti Nic, specifici dei 31 prodotti presi in esame, alle ultime rilevazioni disponibili pubblicate dall’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Il risultato è un carrello della spesa passato da 100 a 129,50 euro in cinque anni: per comprare la stessa quantità di cibo una famiglia-tipo oggi spende il 29,5% in più, un rincaro sostanzialmente in linea con l’indice Istat sull’inflazione alimentare calcolato sullo stesso arco di tempo (pari al 30%, ben oltre il 21% registrato dall’indice di inflazione generale).
Il dettaglio dei prodotti
I rincari più elevati riguardano due prodotti molto comuni: l’olio extra vergine e il caffè tostato. Il caffè è passato da un prezzo medio di 11,64 € al chilo a 17,55 € (+51%), mentre il prezzo al litro dell’olio è cresciuto da 4,73 € a 6,97 € (+47%).
Il reparto più colpito è quello della verdura: +34% secondo l’indice Istat di ortaggi, tuberi e legumi e +39% nella spesa simulata dal Sole 24 Ore che comprende solo le verdure più comuni.
Gli aumenti più importanti, infatti, riguardano gli ortaggi più presenti nelle cucine delle famiglie italiane come le zucchine, il cui prezzo è aumentato del 51%, i pomodori (+45%) e le patate (+44%). Il prezzo è aumentato più del 40% anche per le melanzane (+41%) e il cavolfiore (+42%). Rincari più contenuti per carote (+21%) e lattuga (+24%).
La frutta secondo gli indici Istat risulta più cara del 28,6%. Nel paniere del Sole 24 Ore l’aumento si ferma invece al 14% perché comprende soltanto banane e mele, due frutti molto acquistati, ma meno colpiti rispetto ad arance (+31%), fragole (+48%), limoni (+37%) o pere (+26%).
Negli ultimi anni le famiglie italiane hanno ridotto il consumo di carne bovina, mentre è cresciuto quello di pollame, generalmente più conveniente.
Ma è proprio quest’ultimo ad aver registrato il rincaro maggiore: tra il 2021 e il 2026 il prezzo del petto di pollo è passato da 10,2 a 13,7 euro al chilo (+34%). Per ogni chilo di carne bovina, invece, si pagano quasi 6 euro in più, pari a una crescita del 31%.
L’inflazione colpisce anche la colazione: +21% per il latte e +27% per yogurt, merendine e biscotti. Restano infine alcuni prodotti essenziali della spesa quotidiana. Tra questi spiccano le uova e il riso, con aumenti del 43 e del 44 per cento; seguono il pane (+28%), la passata di pomodoro (+26%), il tonno in scatola (+25%) e la pasta (+24%).
Prezzi sempre più difficili da sostenere per molte famiglie. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, la quota di nuclei familiari che dichiarano di aver ridotto la quantità o la qualità dei prodotti acquistati è passata dal 24,3% nel 2021 al 31% nel 2024. Da allora i prezzi alimentari hanno continuato a crescere, seppure più lentamente
(da Il Sole 24 Ore)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
“CRONISTI CHE FURONO TRITURATI DALLA SOLITA STAMPA DI REGIME, PROPRIO COME RANUCCI. LA DENUNCIA DI PRESUTTI FU ARCHIVIATA A SEGUITO DI INDAGINI MOLTO APPROFONDITE E CHE RIVELARONO LA DEBOLEZZA DELLE SUE ACCUSE”
Presutti è figlia di Piercarlo Presutti, noto giornalista sportivo e storico capo della redazione
sportiva dell’ANSA. È arrivata prima nel concorso interno Rai, ma è anche altro. Aveva lasciato Report nel 2023 per lavorare un’unica stagione a Estate in diretta e Agorà. Su questo suo abbandono esistono alcune voci di corridoio (Rai), anche riguardanti frizioni poi ricomposte con Ranucci e una sua antica scontentezza sul suo ruolo nel programma, fatto sta che poi rientrò in squadra poco dopo.
“Con Sigfrido, quando me ne sono andata, non abbiamo mai smesso di sentirci, anche perché ha compreso le ragioni che mi hanno spinto a fare questa scelta. Quindi questo ritorno lo abbiamo voluto insieme”, ha detto Presutti a Tvblog nel 2023.
E sempre nella stessa intervista proprio lei parlò della sua scarsa esperienza sul campo: “Dopo cinque anni di Report, pensavo che mi mancasse la capacità di stare sulla notizia. Non me ne sono andata da Report perché ero scontenta del programma, anche perché non se ne avrebbero ragioni dato lo standing della trasmissione per ascolti e qualità. Mi rendevo conto però che non avevo mai fatto una diretta, non avevo mai montato un pezzo velocemente e soprattutto non avevo mai coperto una notizia a livello di cronaca”.
Infine, Presutti è un nome che la destra e soprattutto la stampa di destra conosce molto bene per un bizzarro destino. Una sua denuncia nei confronti di due giornalisti di inchiesta detestati dalla destra finì recentemente per esser usata come manganello mediatico sui due cronisti. Cronisti che furono triturati dalla solita stampa di regime, proprio come Ranucci.
La denuncia di Presutti fu archiviata a seguito di indagini molto approfondite e che rivelarono la debolezza delle sue accuse. Io, che seguii la vicenda e lessi le carte, difesi i due cronisti.
Selvaggia Lucarelli “Vale Tutto”
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
ORA SARANNO I PM A VALUTARE LE ACCUSE MOSSE DALL’ASSOCIAZIONE (SIMILI A QUELLE CHE HA DOVUTO FRONTEGGIARE IN GERMANIA ALTERNATIVE FÜR DEUTSCHLAND, PARTITO DI ESTREMA DESTRA E ALLEATO PROPRIO DI VANNACCI)
Il Sindacato dei militari ha presentato un esposto-denuncia contro Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci dopo l’addio alla Lega. Secondo l’associazione, la forza politica – che gli ultimi sondaggi accreditano intorno al 7-8% dei consensi – riprodurrebbe «il nucleo dottrinale antidemocratico e il metodo di lotta» del fascismo. Una tesi, scrive Repubblica, sottoscritta da Luca Marco Comellini, segretario del Sindacato dei militari, e da Massimiliano Strampelli, docente di Diritto militare all’Università degli studi Link.
Il riferimento normativo dell’esposto è la legge Scelba, che vieta la ricostituzione del partito fascista. Secondo i denuncianti, non sarebbe necessario dimostrare che Futuro Nazionale sia una replica del Partito nazionale fascista. Citando la giurisprudenza della Cassazione, Comellini e Strampelli sostengono che la norma possa riguardare anche la riproposizione del nucleo ideologico e del metodo politico propri del fascismo. Ed è proprio su questa base che nell’esposto vengono passati in rassegna il programma del partito, le dichiarazioni dei suoi esponenti e i contenuti pubblicati online.
Secondo i denuncianti, la trasformazione di questi principi in valori sottratti alla mediazione e al confronto politico finirebbe per comprimere gli spazi del pluralismo democratico. L’esposto prende poi in esame alcune immagini generate con l’intelligenza artificiale, nelle quali avversari politici vengono raffigurati come schiavi dell’antica Roma, destinati a essere dati in pasto alle fiere, mentre Vannacci compare nelle vesti di un alto ufficiale dell’Impero romano.
Un altro capitolo riguarda il cosiddetto piano di remigrazione. A finire sotto accusa è in particolare l’ipotesi di una «remigrazione dei regolari», cioè di un modello che prevederebbe il ritorno nel Paese d’origine anche per persone immigrate regolarmente e legalmente residenti in Italia. Secondo i denuncianti, un’applicazione su base collettiva di questo principio potrebbe tradursi in un’espulsione di massa, in contrasto con i vincoli previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Nel mirino, poi, c’è anche il ruolo attribuito ai militari nella gestione dell’ordine pubblico, con zone rosse senza limiti temporali e la possibilità di dotare reparti militari del potere di arrestare persone sospettate di aver commesso reati.
È dall’insieme di questi elementi che Comellini e Strampelli chiedono alla Procura di Roma di verificare se Futuro Nazionale abbia superato il confine della legittima competizione politica. Nell’esposto vengono indicate diverse possibili ipotesi di reato: dalla violazione della legge Scelba alla propaganda e istigazione all’odio, fino all’istigazione a delinquere e alla disobbedienza alle leggi. Accuse simili a quelle che ha dovuto fronteggiare in Germania Alternative für Deutschland, partito di estrema destra e alleato proprio di Vannacci
(da agenzie)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
IL CAPOGRUPPO AL SENATO DEL CARROCCIO, DIVENTATO BANDIERA DELL’INSURREZIONE “NORDISTA” DENTRO ALLA LEGA, ENTRO’ IN ROTTA DI COLLISIONE CON SALVINI NEL 2024 QUANDO SI CANDIDÒ ALLA SEGRETERIA DELLA LEGA LOMBARDA E VINSE (IL CAPITONE AVREBBE PREFERITO LUCA TOCCALINI) … I SALVINIANI DI STRETTA OSSERVANZA IRRIDONO IL “NORDISMO”: “VOGLIONO LA PADANIA? SIAMO NEL 2026…”
Nordista per convinzione, ribelle «per dovere»: «Me lo chiedono i militanti e chi ama la
Lega». Massimiliano Romeo da Monza, classe 1971, con il governatore lombardo Attilio Fontana è diventato bandiera dell’insurrezione «nordista» dentro alla Lega.
«Insurrezione lo dice lei» sbuffa con chi glielo fa notare.
Lui sostiene di fare semplicemente quel che gli diceva Salvini: «Portami soluzioni, non problemi». E pazienza se la soluzione proposta al segretario — «passo di lato» e scettro condiviso con i governatori — dai salviniani sia considerata un golpe o giù di lì.
Romeo nasce da famiglia benestante brianzola e tu guarda quanto è strano il mondo: suo fratello è Filippo Champagne, sregolatissima star dei social reso celebre dalla Zanzara. Romeo ha evitato di parlarne fino a quando il fratello non si è messo ad attaccare Salvini («Dove sei, fenomeno?»).
Oggi Filippo è uscito di scena anche per i numerosi ban dai social. E il fratello maggiore, di social pochissimo appassionato, senza smanie di apparire e cattolico praticante («Vado a messa tutte le domeniche, e anche più spesso») parla di «due vite agli antipodi. Ma è mio fratello e gli voglio bene».
Gli amici chiamano Romeo «il capogruppo d’Italia» non solo per l’attitudine istituzionale ma perché quello di capogruppo della Lega è il mestiere di una vita. Prima, correva il 1998, nella circoscrizione San Biagio-Cazzaniga di Monza, poi nel Comune capoluogo (dove è stato anche assessore), poi in Regione Lombardia (quando c’erano anche Renzo Bossi e Nicole Minetti) e infine al Senato. Va detto che Romeo è pure il segretario della Lega lombarda, culla del partito. Forse soltanto nella Lega può accadere che il capo dei ribelli sia anche il capo dei senatori e il responsabile della Regione roccaforte.
La marcia di Romeo parte lontano. Entra in Lega nel ‘92 e presto organizza il primo ritrovo dei giovani leghisti a cui dà il riconoscimento del partito: diventeranno i Giovani padani. Per la loro entrata in scena a Venezia, nel primo «compleanno» della Padania, nel 1997, si inventa le fascette verdi da portare intorno alla testa che ancora oggi si vedono alle feste di partito. Per chi le ha ancora, sono diventate simbolo d’identità nordista.
La Lega nazionale non è mai stata la sua tazza di tè. Ma il conflitto diventa dichiarato quando si candida alla segreteria della Lega lombarda.
Matteo Salvini avrebbe preferito Luca Toccalini. Ma Romeo non si ritira, ha i voti dalla sua e nel dicembre 2024 vince. Memorabile il suo discorso per l’occasione: «Matteo, sono sempre stato leale con te. Ma se non parliamo più di nord, al nord i voti non li prendiamo più». Boato.
I salviniani di stretta osservanza irridono il «nordismo»: «Vogliono la Padania? Siamo nel 2026…». Lui non fa una piega: «Nessuna operazione nostalgia, ma un ritorno alle radici. Per riaffermare l’identità del movimento e per costruire il nostro futuro». Perché «ridare «centralità alla questione settentrionale non significa mettere in discussione la linea nazionale».
(da Corriere della Sera)
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Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
CARACAS SI ASPETTA IN CAMBIO DALLO ZIO SAM 100 MILIARDI DI INVESTIMENTI E OLTRE 200 DI ENTRATE FISCALI – “THE DONALD”, CHE A GENNAIO AVEVA RIMOSSO CON UN GOLPE NICOLAS MADURO, ORA FESTEGGIA “IL PIÙ GRANDE ACCORDO PETROLIFERO DELLA STORIA MONDIALE”. IL GANGSTER DELLA CASA BIANCA AVEVA MINACCIATO LA PRESIDENTE AD INTERIM DELCY RODRÍGUEZ: “SE NON FARÀ CIÒ CHE VOGLIO, FARÀ LA FINE DI MADURO”
Gli Stati Uniti e il Venezuela hanno firmato un’intesa sul petrolio. Il «più grande accordo della storia», nelle parole di Donald Trump: 65 miliardi di barili, un quinto delle riserve accertate del Paese passa sotto il controllo di una joint venture a guida statunitense, con il 55% in mano a Washington e una concessione che dura cento anni.
Il petrolio, in Venezuela, non è mai stato solo petrolio. Molto di più. «Nuestro petroleo». Tra la gente comune, nei barrios di Caracas, e nei discorsi dei politici: da Juan Vicente Gomez (tre volte presidente, dal 1908 al 1935), a Hugo Chavez, poi Nicolas Maduro. Per generazioni di venezuelani, prima ancora di essere una risorsa economica, il petrolio è stato identificato come un “proprietà collettiva”. […]
Le prossime tre o quattro generazioni di venezuelani erediteranno un contratto firmato da un governo insediato pochi mesi fa, dopo la cattura di Nicolás Maduro. Alla guida, Delcy Rodriguez.
Alcuni numeri: 17 giacimenti, 100 miliardi di investimenti promessi, 209 miliardi di tasse future agitate come garanzia di prosperità. Proprio così. Trump lo ha chiamato «il più grande accordo petrolifero della storia mondiale», e lo ha detto pensando tanto ai distributori di benzina americani e alle urne di novembre. […]
Chi ha firmato, in nome di Caracas? Delcy Rodríguez, “presidente ad interim”, non un’elezione. Un governo nato dalle macerie politiche della cattura di Maduro e da quelle, letterali, di un terremoto che a giugno ha devastato il Paese e svuotato le casse dello Stato.
È in questa fragilità — economica, istituzionale, morale — che si è inserita la trattativa: un Paese a pezzi, la cui cassaforte di Stato, Pdvsa, la compagnia energetica nazionale, è stata svuotata di potere e il cui “spezzatino” è stato più volte annunciato dagli studi giuridico-energetici di Houston e Dallas.
Non solo. Trump, a cui va riconosciuta franchezza, ha parlato chiaro, nei primi giorni di gennaio : «Se Delcy non farà ciò che voglio, farà la fine di Maduro». Una minaccia a reti unificate, molto apprezzata dalle major petrolifere americane.
Un’operazione ridefinita a Caracas, da un professore universitario di Economia dell’Energia, che chiede di non essere citato «un saccheggio con contratto notarile». Un secolo di concessione non è un investimento, è un’ipoteca sul futuro.
L’annuncio di Trump ha un evidente impatto geopolitico : il petrolio che potrà “controllare” in Venezuela, superiore ai 60miliardi di barili, è di poco inferiore alle riserve della Russia, pari a circa 80 miliardi di barili.
(da agenzie)
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