Destra di Popolo.net

LO STATO DI POLIZIA DEL GOVERNO MELONI: MANO LIBERA AI POLIZIOTTI E DIRITTI RISPETTATI SOLO SE NON SEI STRANIERO

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DI ANTIGONE

Nonostante anche gli ultimi numeri ci dicano che la criminalità in Italia è in calo, il governo ha annunciato un altro pacchetto sicurezza. Anzi due: il primo avrà la forma del decreto legge, dunque immediatamente operativo, mentre il secondo quella del disegno di legge, la cui discussione si potrà trascinare a livello parlamentare. È quindi evidente come non sia per combattere la criminalità che l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni continua senza sosta a lavorare a norme repressive e illiberali. È piuttosto per stravolgere lo stato di diritto, nel quale non ha mai creduto, per reprimere le espressioni di dissenso, per affermare il proprio sovranismo razzista nella guerra all’immigrazione.
Come già in passato, e anche in vista delle elezioni politiche del 2027 e della campagna elettorale che si aprirà nei prossimi mesi, il governo conta sul fatto che siano la cattiveria, l’irrazionalità, la sostituzione delle ragioni della forza a quelle del diritto a pagare in termini di consenso presso l’opinione pubblica. Nuovi aumenti di pene, nuove aggravanti, anche e in particolare verso i minorenni. È solo con la reazione penale che questo governo sa fingere di affrontare i problemi del paese. Come da anni accade, veniamo distratti dalle vere questioni.
Le norme sulla sicurezza emanate lo scorso aprile – dopo che un
ennesimo colpo di mano governativo trasformò un disegno di legge in decreto, così sottraendolo al dibattito del Parlamento – sono state definite da Antigone, come recita il titolo di un volumetto da noi pubblicato sul tema, “Il più grande attacco alla libertà di protesta della storia repubblicana”. Erano d’accordo con noi l’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), il Commissario sui Diritti Umani del Consiglio d’Europa, ben sei Special Rapporteur delle Nazioni Unite, che scrissero pareri e lettere accorate chiedendo alla maggioranza di tornare sui propri passi e non approvare un simile scempio dei principi costituzionali. Non furono ascoltati. Va di moda, da un lato e dall’altro dell’oceano, infischiarsene del diritto internazionale.
Le nuove norme si muovono nella stessa, drammatica direzione. Uno Stato autoritario che vieta ai sudditi di manifestare, che allarga a dismisura la possibilità di comminare divieti amministrativi di abitare parti di città (il cosiddetto Daspo urbano, per cui – in presenza di nessun crimine e senza alcuna supervisione giurisdizionale – si cacciano intere categorie di persone da stazioni, porti, infrastrutture), che riconfigura il rapporto tra cittadino e poliziotto, scrivendo nero su bianco che il secondo è intoccabile e non è soggetto alle stesse regole che valgono per il primo. Se passeranno le norme annunciate, il poliziotto non sarà iscritto dal Pm nel registro degli indagati quando un fatto potenzialmente criminoso appare compiuto nell’adempimento di un dovere.
Per quanto riguarda in particolare le carceri, si autorizzano operazioni sotto copertura della polizia penitenziaria, che avrà
mano libera e nessun vincolo giurisdizionale in un’istituzione carceraria che sempre più sta essendo trasformata nel luogo del conflitto. L’operato dell’amministrazione penitenziaria si salda d’altro canto perfettamente allo spirito governativo: è recente l’emanazione di una circolare che dispone una sperimentazione su body cam di cui dotare la polizia penitenziaria. In strutture carenti di videocamere ambientali ordinarie, spesso rotte o malfunzionanti, invece di ripristinare una videosorveglianza capace di garantire tanto le persone detenute quanto i poliziotti in caso di qualsiasi forma di violenza (e difatti la storia ci insegna che solo i processi per tortura in carcere nei quali sono disponibili videoregistrazioni vanno avanti nelle aule di tribunale), si sceglie di puntare su dispositivi che il singolo poliziotto può accendere e spengere a proprio piacimento.
Le norme sull’immigrazione del nuovo pacchetto sicurezza sono il vero marchio di questo governo. Come a Trump, anche a Meloni i giudici vanno stretti. E allora si tolgano di mezzo, ad esempio introducendo la possibilità per il governo di vietare a imbarcazioni l’attraversamento delle acque territoriali senza alcuna supervisione giudiziaria, conducendo i migranti a bordo in paesi anche diversi da quello di provenienza, dove potranno venire privati della libertà; oppure introducendo la possibilità di espellere lo straniero che si suppone sgradito, pur senza che si sia verificata la commissione di alcun reato; o ancora ampliando le strutture di trattenimento come i Cpr, autentici luoghi della non-legge. Disposizioni cui si aggiunge la riduzione delle ricongiunzioni famigliari e quella dei percorsi di sostegno per i minori stranieri non accompagnati
È stato d’altra parte proprio il governo italiano, assieme a quello danese, a redarre una pubblica dichiarazione che sostiene sfacciatamente la necessità di allentare le maglie della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo per quanto riguarda il trattamento degli stranieri. Detto in altre parole: i diritti della Convenzione devono valere per i cittadini europei ma non per gli africani, gli asiatici, i sudamericani. La fortezza Europa deve poter avere mani libere nel respingere gli immigrati anche verso paesi dove verranno uccisi, torturati, affamati. Non siamo noi a dovercene preoccupare.
L’Italia – uno dei paesi fondatori del Consiglio d’Europa, quando il ricordo della guerra appena conclusa trovava tutti d’accordo che mai più avremmo voluto vivere quelle tragedie – è oggi in prima linea nel sostenere che il mondo si divide tra chi deve essere tutelato e chi può essere mandato a morire, tra chi ha diritto di parola e chi deve essere sbattuto in galera. Il governo conta sul fatto che queste posizioni crudeli, contrarie al diritto e contrarie ai diritti, paghino in termini elettorali. Ma noi smentiamoli. Ne va del nostro futuro democratico.
Susanna Marietti
Coordinatrice Antigone
(da ilfattoquotidiano.it)

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A ROMA LA MANIFESTAZIONE DI SOLIDARIETA’ DEL CAMPO LARGO ALLE PROTESTE IN IRAN CON SCHLEIN, CONTE, FRATOIANNI, BONELLI E MAGI

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

PERCHE’ I SOVRANISTI NON SONO SCESI IN PIAZZA PER IL POPOLO IRANIANO? PERCHE’ SE NE FOTTONO? QUESTA E’ LA DOMANDA DA PORSI

In piazza del Campidoglio a Roma svettano gli striscioni di Amnesty International e del Movimento ‘Donna, vita, libertà’ che hanno lanciato l’appuntamento. ‘Vergogna’ recita quello di Amnesty a sfondo giallo. Sono diverse le anime della popolazione iraniana in piazza, con momenti di tensione tra il movimento ‘Donna vita libertà’ e una decina di manifestanti a sostegno di Reza Pahlavi, in piazza con l’antica bandiera monarchica dell’Iran.
Questi ultimi sono stati poi allontanati. Mentre proseguono gli interventi al microfono di attivisti e associazioni in solidarietà alle proteste in Iran, la piazza si è andata va via riempiendo. Tante le bandiere portate dalle diverse anime che hanno aderito alla manifestazione. Ci sono i vessilli dei partiti- Pd, Avs e Rifondazione comunista – accanto a quelli delle sigle universitarie. Ma anche una bandiera ucraina e una dell’Unione europea.
Le antiche bandiere della monarchia iraniana si affiancano a quelle odierne, ma con il simbolo al centro cancellato e la scritta: “no alla teocrazia”. In piazza anche una rappresentanza del popolo curdo con bandiere gialle, rosse e viola.
Alcuni manifestanti hanno portato la foto simbolo delle proteste, in cui una ragazza iraniana senza velo accende una sigaretta con il ritratto di Khamenei in fiamme. Tanti slogan sugli striscioni: “proteggere il diritto di protesta”, “no alla pena di morte”, “no alla dittatura islamica”, “democrazia in Iran”, “basta esecuzioni”. Da una piazza del Campidoglio piena fino a oltre la metà si alza di frequente il coro “libertà per l’Iran”.
Foto di gruppo per il campo largo alla manifestazione a sostegno delle proteste in Iran, al Campidoglio a Roma. La segretaria del Pd Elly Schlein, il presidente del M5s Giuseppe Conte e i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno tenuto insieme un improvvisato punto stampa. “La piazza c’è”, hanno poi commentando Schlein e Conte parlottando fra loro. In piazza c’è anche il segretario di Più Europa, Riccardo Magi.
“Assolutamente dobbiamo dare un segnale anche concreto per stare vicino a tutti i cittadini, le associazioni e soprattutto gli iraniani, giovani, donne in particolare, studenti universitari, dissidenti. Che sono preoccupatissimi per la repressione violenta che in questo momento il regime, un regime ovviamente dispotico, un regime dittatoriale, sta imprimendo. Una svolta violenta che condanniamo con la massima fermezza e siamo qui a testimoniare la nostra massima solidarietà”, ha detto Conte.
Sulle risoluzioni sull’Iran, ha aggiunto, “la strumentalizzazione è venuta da tutti. Abbiamo detto dall’inizio che eravamo assolutamente d’accordo con la mozione che è stata presentata. Abbiamo chiesto soltanto un impegno in più, cioè una condanna verso opzioni militari unilaterali”.
Progressisti uniti sull’Iran? “Noi ci siamo e il Pd è sempre stato al fianco del movimento Donna vita e libertà”, ha commentato Schlein. “E’ importantissimo per noi essere qua a dare piena solidarietà e supporto al popolo iraniano nella sua lotta per la libertà”, ha aggiunto ricordando che “il regime sta facendo una brutale repressione, si parla di oltre 12.000 morti ammazzati dal regime nelle manifestazioni, si parla del fatto che stanno facendo pagare le famiglie per restituire i corpi delle vittime del regime. Hanno bloccato internet e dicono che vogliono tenerlo bloccato
fino a marzo”.
“Non è accettabile, serve che la comunità internazionale e l’Unione Europea usino ogni leva diplomatica e facciano ogni sforzo per isolare il regime, per evitare che anche dai paesi vicini possa arrivare alcuna forma di supporto a questa repressione. Siamo qui per sottolineare il supporto alla autodeterminazione del popolo iraniano”.
“Siamo qui in piazza per condannare il massacro brutale che sta avvenendo ai danni delle ragazze e dei ragazzi iraniani che stanno lottando per la democrazia a Teheran e nelle altre città iraniane. Soprattutto per dare voce a loro, perché il problema principale che c’è adesso è il silenzio che il regime vuole, e vuole questo silenzio perché non vuole che ci sia una mobilitazione delle democratiche e dei democratici di tutte le opinioni pubbliche europee che possono fare pressione sulla comunità internazionale sul regime di Teheran. É necessario intensificare le sanzioni, è necessario rendere la vita difficile a un regime che crollerà prima o poi, ma che può fare ancora tanti morti e tanti massacri”, ha detto il segretario di Più Europa Riccardo Magi.
“Oggi è importante anche dire che c’è un’attenzione fortissima della comunità internazionale: l’Unione Europea purtroppo è sempre lenta e fa sempre tardi a svegliarsi, ma speriamo che possa anche avere il suo ruolo nell’ampliare e nel rendere più dure le sanzioni, perché se è accaduto quello che sta accadendo nei giorni scorsi, cioè le più ampie manifestazioni che ci fossero nel paese dal 2009, cioè da quando c’erano state le proteste dopo i brogli elettorali, è anche per effetto delle sanzioni europee. In
Italia, sarebbe stato importante avere un segnale unitario del Parlamento italiano: purtroppo non c’è stato perché c’è sempre chi deve fare un posizionamento personale o di partito in più”.
“Mi pare naturale essere unitariamente al fianco di un popolo di lotta, per la sua libertà, per la democrazia, per i diritti civili. Per quel che ci riguarda, penso ad Avs, ma credo di poter parlare a nome di tutto il campo progressista, siamo sempre al fianco dei popoli che lottano per la loro libertà”, ha detto Fratoianni parlando con i cronisti.
“Siamo tutti e tutte insieme e lo siamo non da oggi, lo dico a chi dalle parti del centrodestra gioca in modo strumentale accusandoci di ambiguità – aggiunge -. L’indirizzo dell’ambasciata iraniana lo conosciamo bene perché ci siamo stati molte volte, quando questa vicenda non era sotto i riflettori del mondo, quando la situazione non era quella che viviamo in questo momento e dunque per noi. Per noi è assolutamente naturale essere qui oggi, come siamo sempre stati dalla parte dei popoli che lottano per la libertà”.
(da agenzie)

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MELONI ED ACQUAROLI NON AVETE NULLA DA DIRE? “MIO MARITO STAVA PER CROLLARE. ERA COSÌ ESAUSTO CHE HA POTUTO TROVARE SOLLIEVO SOLO SUL PAVIMENTO”: PARLA LA MOGLIE DEL PAZIENTE ONCOLOGICO CHE HA PASSATO OLTRE 11 ORE AL PRONTO SOCCORSO DI SENIGALLIA IN ATTESA DI CURE

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

“NON C’ERA POSTO, NON C’ERANO BRANDE, HO CHIESTO PIÙ VOLTE UNA BARELLA, MA MI HANNO RISPOSTO: ‘NON CE NE SONO DISPONIBILI’” … DOPO OLTRE SEI ORE SU UNA SEDIA DI METALLO, IL 60ENNE SI È SDRAIATO TERRA, STESO SOPRA UNA COPERTA

Una foto scattata in un momento di angoscia. Senza badare a forme di pudore o di privacy: «Voglio mostrare il corpo di mio marito».
Un corpo malato, adagiato per terra, in un corridoio di ospedale, una coperta leggera a fargli da materasso, un tubicino agganciato da qualche parte che porta ad una sacca di plastica, per il drenaggio dei liquidi. L’urina dentro. Ospedale di Senigallia. Ancona.
L’uomo a terra, si chiama Franco e ha 60 anni. È malato di tumore. Ha passato undici ore al Pronto soccorso dell’ospedale cittadino. Molte le ha trascorse in attesa. Seduto su una scomoda sedia di metallo o sdraiato sul pavimento. Non c’era posto. Non c’erano brande. «Almeno dateci una barella», ha chiesto più volte la moglie Cecilia.
Franco ha un tumore al colon. Domenica pomeriggio non riesce a urinare, è gonfio, non si sente bene. Il giorno dopo, Cecilia, non chiama l’ambulanza e lo carica sull’auto. Arrivano al Pronto soccorso. Racconta: «Franco entra intorno alle 8.20 di lunedì 12 gennaio, in codice arancione». Soffre. È seduto su una sedia. Di tanto in tanto Cecilia fa un cenno, ferma qualcuno, chiede assistenza.
Il tempo passa. Nessuno interviene. Franco è sulla sedia da tre ore. Il tumore è localizzato nella parte finale del colon. Stare seduti non migliora la situazione. Anzi. Accentua i dolori. Che diventano fortissimi. «Alle 11.30 finalmente lo visitano e gli applicano un catetere. Vengono drenati un litro e ottocento millilitri di urina».
Cinque ore dopo l’ingresso al Pronto soccorso Cecilia chiede per l’ennesima volta una lettiga, il marito non ce la fa più a stare seduto. La risposta è sempre la stessa: «Non ce ne sono disponibili». Franco viene sottoposto a ecografia e a una nuova visita. Cecilia spera che dopo gli accertamenti gli diano un letto.
Niente. Il marito continua a stare seduto sulla sedia di metallo. Gli vengono somministrati antidolorifici, una flebo di morfina. «Sei ore seduto sono troppe per chiunque, figuriamoci per un malato oncologico. Franco stava per crollare».
È a questo punto che Cecilia raccatta una coperta e la stende a terra. Quando poi il marito si addormenta prende il telefonino e scatta la foto. In seguito Cecilia racconterà la storia a un esponente del Movimento 5 Stelle di Senigallia, Paolo Battisti. «Rendila pubblica, ti prego. Ciò che è successo a Franco non può essere archiviato come caso isolato. Sofferente, costretto a giacere a terra in ospedale. È umiliante».
Battisti esegue e pubblica sui social. Aggiunge: «Era così esausto che ha potuto trovare sollievo solo sul pavimento». Alle quattro del pomeriggio, dopo otto ore passate nel corridoio che porta all’astanteria, davanti alla stanza delle ecografie, un’infermiera ha portato una barella.
(da Corriere della Sera)

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IL METODO TRUMP,DALL’ISTRUZIONE ALLA DISTRUZIONE, LE UNIVERSITÀ AMERICANE SONO IN CRISI: CONTINUANO A PERDERE POSIZIONI NEI VARI RANKING INTERNAZIONALI E RISCHIANO IL “SORPASSO” DAGLI ATENEI CINESI

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

LE MATTANE DEL TYCOON HANNO PORTATO A UN CALO DEGLI STUDENTI STRANIERI… CROLLA ANCHE LA PRODUTTIVITÀ DEGLI ATENEI USA

Le università americane hanno meno nuovi iscritti stranieri rispetto agli ultimi anni. E perdono posizioni nei vari ranking internazionali che classificano gli atenei in base a diversi criteri. Il primo dei due cali, quello nel numero degli studenti provenienti dall’estero (-17% rispetto al 2024-2025) è una conseguenza immediata delle politiche dell’amministrazione Trump, che hanno reso molto più difficile ottenere i visti per motivi di studio.
Se n’è vantato lo stesso dipartimento di Stato in un post su X del 12 gennaio: «Abbiamo revocato più di 100.000 visti, 8.000 dei quali per motivi di studio, (…) a persone che hanno problemi con la legge degli Stati Uniti (…). Continueremo a deportare questi mascalzoni per rendere l’America più sicura».
In realtà, non solo per i supposti criminali, ma per tutti gli stranieri è diventato più difficile (e meno appetibile, visto che a un certo punto il permesso potrebbe essere revocato) ottenere un visto per studiare in America.
Fanno eccezione solo poche università prestigiosissime come Harvard, che quest’anno ha il numero più alto di iscritti stranieri (6.749) dal 2002. Ed è sempre Harvard l’unico ateneo americano che si mantiene, seppure con qualche difficoltà, nei primi posti dei ranking che cercano di stabilire dove si possa studiare con maggiore profitto.
In quello compilato dall’università di Leida, che si basa sulla
produttività dei vari atenei (conteggiando ad esempio gli articoli pubblicati sulle riviste accademiche), Harvard scivola dal primo al terzo posto e rischia di annegare nel mare delle università cinesi che occupano 16 delle primi 20 posizioni.
In questo caso Donald Trump non c’entra: il calo di produttività e di appetibilità non è attribuibile ai robustissimi tagli ai finanziamenti decisi dal presidente per punire il mondo universitario, in cui il verbo Maga stenta ad attecchire. Gli studi che fanno avanzare la ricerca (e poi finiscono sulle riviste scientifiche) durano infatti anni e quindi la carenza di fondi non può avere già avuto dei contraccolpi visibili sulla produttività.
(da Corriere della Sera)

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NEL SILENZIO GENERALE, A GAZA CONTINUA LA MATTANZA: DA QUANDO, IN OTTOBRE, È ENTRATO IN VIGORE IL “CESSATE IL FUOCO”, L’ESERCITO ISRAELIANO HA UCCISO OLTRE 400 PALESTINESI E LO STATO EBRAICO HA BLOCCATO L’ACCESSO NELLA STRISCIA DELLE ONG

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

ALLA FACCIA DELLA PACE. QUESTO DIVIETO “POLITICO” DELL’ATTIVITÀ UMANITARIA INTERNAZIONALE È FORSE LA NOVITÀ PIÙ RILEVANTE, NONCHÉ LA PIÙ OSCENA, DEL NUOVO DISORDINE MONDIALE

E Gaza? Da quando, in ottobre, è entrato in vigore il “cessate il fuoco”, l’esercito israeliano ha ucciso più di quattrocento palestinesi: alla faccia della pace. Le ong, indispensabili per un minimo di soccorso medico, logistico, alimentare, ancora non hanno accesso libero perché Israele le ritiene infiltrate da Hamas, o potenzialmente tali: e questo divieto “politico” dell’attività umanitaria internazionale è forse la novità più rilevante, nonché la più oscena, del nuovo disordine mondiale.
Médecins sans Frontières ha più volte denunciato questo scandalo che è sotto gli occhi di tutti, ma, come molte altre cose, viene messo nel conto dei tempi nuovi. Considerare normale ciò che non lo è: è la ricetta per adeguarsi al futuro. Anzi, al
presente.
Il piano di pace, parola da usare con le molle, prevede che Hamas deponga le armi e Israele si ritiri: ma nessuna delle due circostanze sembra, al momento, verosimile, e l’annunciato insediamento di un Comitato per l’amministrazione di Gaza, composto da “figure tecniche” e supervisionato da un Consiglio di Pace guidato da Trump (pensa che roba!), è scritto sulla carta ma non si vede come possa essere messo in opera
Nel frattempo l’attenzione mediatica su Gaza, che ha visto momenti molto intensi, e piuttosto efficaci per l’informazione di ciò che resta delle opinioni pubbliche, si è affievolita fino a quasi sparire. Così funzionano i media, a ondate, a flussi emotivi. Schiacciati sul momento. È un difetto? Lo è. Ma ha le sue contromisure.
Basta cercare di fare memoria, di non vivere solo sull’onda del momento, e ogni tanto domandarsi: e Gaza? Come sta andando, a Gaza? Sta andando male, ragazzi. Tende stracciate dal vento, e nubi nere all’orizzonte.
(da Repubblica)

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SALVINI, CANTA CHE TI PASSA: IL PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO È IN ALTO MARE, DOPO LO STOP DELLA CORTE DEI CORTI, IN COMPENSO C’È GIÀ L’INNO PER LA GRANDE OPERA VOLUTA DAL LEADER LEGHISTA

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

UNA CANZONE SCRITTA DA GIANNI BELFIORE, PAROLIERE DI JULIO IGLESIAS. L’INCIPIT DEL BRANO: “PER ANNI E ANNI SEI STATO UN SOGNO PROIBITO / UN ETERNO PROGETTO CHE NESSUNO HA CAPITO”. E IL RITORNELLO: “TRENI SU, NAVI GIÙ / TRENI SU, NAVI GIÙ / NUOVI ORIZZONTI CHE SPICCANO IL VOLO”

Comincia così: “Per anni e anni sei stato un sogno proibito / Un eterno progetto che nessuno ha capito”. Sul finale, invece, dice che “sarà l’ottava meraviglia del mondo”. E’ l’inno al Ponte sullo Stretto.
Un’ode per Matteo Salvini che se ancora non ha messo la prima pietra, ha già guadagnato i versi del sublime poeta di Julio Iglesias, Gianni Belfiore. “E’ la canzone più bella della mia vita”, dice al Foglio il paroliere di Se mi lasci non vale. “Come ho raccontato mesi fa al Giornale di Sicilia, in questi versi io ci ho messo il cuore. Anche perché Salvini ne ha bisogno. Soprattutto in questo momento”.
“L’ho proposta all’amministratore delegato dello Stretto di Messina, Pietro Ciucci”. E? “E mi ha risposto subito, dandomi il La. L’idea, adesso, è quella di usarla per lo spot del Ponte”. Una bella idea, maestro.
La prima strofa fa così: ‘Unisci due mondi unendo due sponde / Sei una sfida ai giudizi sbagliati / Ai venti e alle onde / E dal passato le barche di Ulisse e gli elefanti romani / Con un ponte, il miracolo / Si aprono mille domani / Loro vedon solo pericoli / Ma è una sintesi tra scienza e coscienza / Si parte da Amburgo / Poi Sicilia, Scilla, Cariddi / E un salto nell’Africa immensa’”.
E il ritornello? “Treni su, navi giù / Treni su, navi giù / Nuovi orizzonti che spiccano il volo / Auto su, navi giù / Auto su, navi giù / Sarà come toccare con l’anima il cielo / Poi dalle nuvole si inebria l’orchestra della storia”.
Ma il ministro Salvini se lo merita un tale dono? “Certo che se lo merita! Io l’ho fatto col cuore. Ci ho lavorato per quattro mesi. E forse è la canzone più bella che abbia mai scritto”.
Lei ha scritto canzoni meravigliose. Per un’ora d’amore dei Matia Bazar l’abbiamo ascoltata mille mila volte. E poi Carrà, Iglesias… “E’ vero. Ho scritto tanto, ma ho profetato soprattutto all’estero”.
A proposito, ha letto delle grane erotiche di Julio? “Sì, ma non ci credo. Io lo conosco. Sono solo menzogne”. In Spagna è montato il caso. “Più le notizie sono false, più la gente abbocca”.
Può darsi Ma torniamo a noi. Qual è il titolo della canzone? Se mi lasci crollare? Senza ponte non vale? “Lei scherza. Ma quando ho terminato il lavoro ho capito che il Ponte sarà l’ottava meraviglia del mondo. Il mio sogno sarebbe sentire la canzone a Sanremo, magari con Bianca Atzei”.
Ma il titolo qual è? “Il titolo è ‘Il Ponte sullo stretto (Inno alla Sicilia)’. Questo perché io sono nato a Genova ma i miei genitori sono siciliani e in siciliano, con Rosa Balistreri, ho cominciato la mia carriera. L’inno al Ponte, poi, è anche un riscatto. Visto che a lungo sono stato boicottato”.
Boicottato? “Si è venuto a sapere che fossi il paroliere di Raffaella Carrà solo quand’è morta. Per tutta la vita mi hanno riconosciuto e apprezzato più all’estero che in patria. E Pietro Ciucci lo sa”.
(da Il Foglio)

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I NUMERI AGGHIACCIANTI DELLA “GUERRA ANTI-MIGRANTI” DI TRUMP: NELL’ULTIMO ANNO I CENTRI DI DETENZIONE SONO RADDOPPIATI, CIRCA 70MILA PERSONE SONO DETENUTE, IL 75% DELLE QUALI NON HA PRECEDENTI PENALI (IN BARBA ALLE DICHIARAZIONI DELLA PORTAVOCE DEL TYCOON KAROLINE LEAVITT, CHE DICE CHE GLI SGHERRI DELL’ICE ARRESTANO “STUPRATORI, SPACCIATORI E CRIMINALI”)

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

32 IMMIGRATI SONO MORTI DIETRO LE SBARRE, IL NUMERO PIÙ ALTO DAL 2004… IL GOVERNO USA HA SPESO OLTRE 45 MILIARDI DI DOLLARI

Donald Trump è convinto di aver vinto le presidenziali del 2024 non solo grazie all’inflazione che l’Amministrazione Biden non è riuscita a tenere a bada; ma soprattutto sul tema dell’immigrazione sul quale ha promesso di sigillare i confini con il Messico; di restringere i visti d’ingresso per le persone provenienti dai Paesi definiti a rischio e dal cosiddetto Global South.
Soprattutto agli americani Trump disse che avrebbe implementato il più grande piano di rimpatri mai pensato: nel mirino 11 milioni (la cifra è variabile poiché sono stime non dati ufficiali) di persone entrate negli Stati Uniti, di recente o molti anni fa, in modo illegale o rimasti qui nonostante il visto scaduto.
La sua macchina governativa – guidata dall’ideologo Stephen Miller, vicecapo dello staff, da Kristi Noem, segretario alla Homeland Security (Dhs) e Tom Homan, zar dei confini – ha marciato a pieno regime dal giorno uno dell’insediamento forte di una raffica di ordini esecutivi siglati nelle prime settimane e poi dalla manna di 45 miliardi di dollari per espandere i centri di detenzione dell’Ice.
In 12 mesi Donald Trump ha realizzato il primo obiettivo: gli
ingressi dal confine Sud sono quasi azzerati; portato avanti il secondo, restringendo i visti e togliendo la protezion temporanea a somali, haitiani, ucraini, afghani
Gli investimenti per l’Ice sono stati ingenti, i risultati materia di scontro politico e matrice di disordini sociali. Si è iniziato in giugno a Los Angeles, si prosegue in queste ore a Minneapolis senza contare i disordini – ove gli agenti operano – a Portland, Memphis, Chicago.
Il database dell’Ice offre una panoramica di quanto l’Amministrazione punti sulle deportazioni e di come praticamente porti avanti la sua agenda. In un anno gli arresti di immigrati «undocumented» è cresciuto drammaticamente tanto da risultare impossibile per i voli di rimpatrio tenere il passo. Così si è reso necessario detenere in strutture ad hoc i fermati.
Al 7 gennaio del 2026, ultima fotografia scattata dall’Ice, c’erano 69 mila persone detenute in attesa di via. Il piano di espansione dei centri detentivi ha portato quasi a raddoppiare le strutture: un anno fa erano 107 a fine dicembre sono salite a 212. L’obiettivo era poter arrivare ad ospitare contemporaneamente 107 mila immigrati illegali in attesa di foglio di via. Nel 2025 inoltre nei centri detentivi sono morti 32 immigrati
Alcune strutture sono nate da zero, ad esempio la diventata famosa Alligator Alcatraz nel cuore delle Everglades della Florida. Serpenti e alligatori sono gli abitanti della zona. Sono cresciuti i centri di Camp East in Montana, di Fort Bliss a El Paso. Spazi in disuso in aree militari sono stati convertiti in “dormitori” per gli illegali; e anche magazzini e depositi in zone remote hanno avuto identica conversione.
L’America Immigration Council che monitora da vicino la situazione ha rivelato un dato impressionante: nei centri Ice il numero di detenuti privi di «storia criminale» è salito di quasi 2500%; è il 75% dei detenuti nota Austin Kocher, ricercatore della Syracuse University.
È un’affermazione che contrasta con la narrazione della Casa Bianca dove Karoline Leavitt, portavoce di Trump, anche ieri ha ripetuto che le operazioni dell’Ice sono esclusivamente volte a stanare «stupratori, spacciatori, e criminali
(da La Stampa)

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IL GARANTE DEI CAZZI SUOI. I MEMBRI DELL’AUTHORITY SULLA PRIVACY, INDAGATI PER CORRUZIONE E PECULATO, USAVANO L’AUTO DI SERVIZIO E LE CARTE AZIENDALI PER SCOPI PRIVATI: MESSE IN PIEGA, CENE CON GLI AMICI E FINO A 7MILA EURO IN MACELLERIA

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

L’ACCUSA PIÙ GRAVE PERÒ È QUELLA DI AVER ORIENTATO O MODULATO LE SANZIONI IN BASE A UTILITÀ PERSONALI: COME QUANDO NON HANNO EROGATO ALCUNA MULTA A “ITA AIRWAYS”, E HANNO RICEVUTO TESSERE “VOLARE”, CLASSE EXECUTIVE, DAL VALORE DI 6MILA EURO CIASCUNA. O IL CASO META: LA SANZIONE ALLA HOLDING DI FACEBOOK SUGLI OCCHIALI SMART È STATA RIDOTTA DA 44 MILIONI A 1 MILIONE DI EURO, E NEL FRATTEMPO UNO DEI MEMBRI DEL GARANTE, GUIDO SCORZA, “SPONSORIZZAVA” IN UN VIDEO GLI SMART GLASSES OGGETTO DEL PROVVEDIMENTO … I VIAGGI IN BUSINESS CLASS, I SOGGIORNI IN HOTEL DI LUSSO E LA CASA DA 3700 EURO DI AFFITTO DI PASQUALE STANZIONE, ACCANTO A UN B&B DELLE FIGLIE

La messa in piega «pagata con la carta di credito aziendale, salvo poi successivo rimborso». Una cena per 6-7 persone «per finalità estranee al mandato» pagata e poi, come per l’acconciatura, rimborsata. E poi le spese in macelleria, pari a circa 7mila euro in tre anni.
Ma anche l’utilizzo dell’«auto di servizio per scopi diversi dalla funzione pubblica», ad esempio per raggiungere la sede di un partito politico e, cioè, di Fratelli d’Italia, nel giorno antecedente alla multa da 150mila euro a Report.
Ancora, «le richieste di rimborsi per viaggi, soggiorni in alberghi di categoria “cinque stelle”, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia, fino a ricomprendere fitness e cura della persona».
Le «condotte» in questione, quelle che i pm di Roma definiscono «disinvolte», sono riconducibili a Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrini Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza, i quattro membri del Garante per la Privacy indagati dalla procura capitolina per corruzione e peculato e nei cui confronti gli uomini della Guardia di finanza ieri hanno eseguito un mandato di perquisizione e sequestro.
«Condotte – continuano i magistrati – emerse a più riprese e in molteplici occasioni, disvelando comportamenti che da meri illeciti offensivi del decoro dell’ente sarebbero sfociati con facilità nelle ipotesi delittuose provvisoriamente ascritte, oltre a
integrare, in molteplici occasioni, l’abrogata fattispecie del reato di abuso d’ufficio».
Il procedimento «trae origine da due puntate della trasmissione giornalistica d’inchiesta» di Rai 3 e si incentra anche su altre vicende, finite sotto la lente degli inquirenti.
C’è ad esempio quella che riguarda Ita Arways. In particolare, i quattro indagati, in qualità di «pubblici ufficiali, non erogando alcuna sanzione se non una meramente formale, alla società Ita Arways, a fronte del riscontro di irregolarità, ricevevano come utilità tessere “Volare” classe executive, per il valore di euro 6mila cadauna».
E c’è anche il «tema dello studio E-Lex» con cui avrebbe rapporti un membro del Collegio, Scorza: all’Asl Abruzzo 1, che si era avvalsa dall’assistenza dello stesso studio legale, il Garante avrebbe comminato un semplice provvedimento di ammonimento davanti alle irregolarità riscontrate.
Mentre «alla società Meta, in relazione all’immissione in commercio degli smartglasses, dispositivi caratterizzati da evidenti criticità sotto il profilo della tutela della privacy, la sanzione inizialmente ipotizzata in misura pari a 44 milioni di euro sarebbe stata successivamente ridotta ad appena 1 milione di euro e adottata con tale ritardo da renderne necessario il successivo annullamento in autotutela».
Non solo Scorza, sottolineano i pm, avrebbe «sponsorizzato in un video i predetti occhiali», ma il 16 ottobre 2024 «in occasione dell’evento Comolake 2024 sia avvenuto un incontro tra un esponente di Meta e il componente del Garante, Ghiglia»
Un capitolo a parte viene dedicato al presidente Stanzione
«Stanzione, residente in Salerno – si legge nel decreto – ha stipulato un contratto di locazione agevolata di immobile a uso abitativo per un immobile sito in piazza della Pigna il cui importo è stato modificato dalla somma di euro 2.900 euro mensili alla somma di euro 3.700 euro».
Un’«anomala circostanza, meritevole di approfondimenti investigativi, che fa il paio con un altro aspetto ovvero la contiguità spaziale del predetto immobile ove il presidente dimorerebbe, con altro immobile, sito al numero civico vicino, nel quale risulta insistere una struttura ricettiva nella forma di B&B, riconducibile a società facente capo alle figlie del presidente Stanzione, i cui rapporti con i rimborsi da parte dell’Autorità sono in corso di accertamento».
Sotto la lente dei pm ci sono anche i viaggi istituzionali. Come quello in Giappone. Un testimone ai pm ha detto: «Pare che la Cerrina e il suo assistente siano rimasti altri 4-5 giorni in Giappone per poi volare in California per partecipare ad un convegno presso un’università di Berkeley. Ho sentito anche che in California la Cerrina si sia trattenuta più del dovuto». Circostanza da verificare.
Si è passati, per i rimborsi, da «circa 851mila euro nel 2021 a un milione di euro nel 2024». E per i costi di gestione da «una spesa marginale nel 2021 poco superiore a 20 mila euro raggiungendo nel 2024 circa 400mila euro».
Nel 2022, dopo aver aumentato di oltre un terzo il tetto di spesa riservato ai costi di rappresentanza e gestione, l’Authority per il trattamento dei dati personali viaggia verso nuovi traguardi: «A fronte di una spesa marginale nel 2021 (poco superiore a 20 mila
euro) — recita il decreto di perquisizione — avrebbe registrato un aumento significativo a partire dal 2022 raggiungendo nel 2024 circa 400 mila euro l’anno»
Dalla gestione apparentemente virtuosa dei primi due anni di mandato, Pasquale Stanzione dunque si attesta su posizioni assai meno sobrie. A cominciare dall’affitto di un appartamento nel cuore monumentale di Roma — piazza della Pigna (peraltro accanto al B&B delle figlie) — tutto subisce ritocchi al rialzo: incluso il canone mensile della casa che da 2 mila e 900 euro passa a 3 mila e 700.
Nel post Covid il grande salto, insomma: i vertici dell’ente pubblico interpretano le norme, che disciplinano i rimborsi per dirigenti in caso di viaggi nonché l’impiego dell’auto blu, alla luce di più gratificanti necessità. L’ipotesi di peculato, formulata dai pm, poggia anche sulle ricostruzioni di funzionari interni (protetti da anonimato in questa fase) e dirigenti dell’Authority.
Spiega Angelo Fanizza, ex segretario generale: «A dire del presidente lui stesso aveva proceduto a una rinegoziazione privata che aveva quindi comportato l’imposizione di tale nuovo canone». Sull’ospitalità il solo risparmio per l’ente è rappresentato dal fatto che il consigliere Guido Scorza vive a Roma.
Per il resto, tra la residenza di Ginevra Cerrina Feroni (Hotel Bristol di piazza Barberini) e l’altra di Agostino Ghiglia (Parco dei Principi) le note spese per il soggiorno romano dei vertici dell’Authority salgono un anno dopo l’altro.
A sollevare i primi dubbi su quell’Autorità, che dovrebbe essere sinonimo di austerità e rispetto delle regole, è stata un’inchiesta,
aspramente osteggiata, della trasmissione Report di Rai3 condotta da Sigfrido Ranucci. Si parte dalle spese di rappresentanza aumentate negli ultimi anni: «Dagli 851 mila euro del 2021 a un milione e 247 mila nel 2024».
Con un tetto di spesa «passato da 3.500 euro a 5 mila». Report chiede di accedere agli atti e negli uffici di piazza Venezia si scatena il caos. Angelo Fanizza, ex segretario generale costretto alle dimissioni nella speranza che facesse da capro espiatorio un po’ per tutti, racconta di un «clima d’apprensione, di tensione». Si sapeva che certe informazioni «avrebbero certamente comportato un danno d’immagine per la società».
Sotto la lente degli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, finisce ogni cosa. Ad iniziare dalle spese di vitto e alloggio.
I membri del Collegio hanno «una carta di credito» dell’Ente e un rimborso di 5 mila euro mensili per chi non è residente a Roma. Come il presidente Stanzione che stipula una sorta di affitto per circa tremila euro al mese, e poi, a seguito di una «negoziazione privata», aumenta la richiesta di rimborso a 3.700. E proprio lì accanto c’è un b&b gestito dalle figlie. Circostanze che gli inquirenti appuntano come «anomale».
Dagli accertamenti del nucleo Pef della Guardia di finanza, guidato dal colonnello Maurizio Querqui, emergono poi spese esagerate per i viaggi di rappresentanza. Come quelle per il G7 di Tokyo nel 2023 che ammonterebbero a 80 mila euro, «di cui 40 mila solo per i voli». Situazione analoga «per le missioni in Georgia, a Batumi, e in Canada».
Tutti volevano stare in business class, anche se il regolamento
per le pubbliche amministrazioni lo consente solo per i viaggi che durano più di cinque ore. Senza interruzioni. Il volo per la Georgia, però, prevedeva degli scali. Ma, stando alle testimonianze, Ghiglia e Cerrina di sedersi in una classe più economica non ne volevano proprio sapere.
Non è questione di soldi, ma di status. E, va da sé, a quei viaggi volevano partecipare un po’ tutti. Riuscendo, se possibile, «a trattenersi anche più del dovuto». Insomma: unire l’utile al dilettevole.
Agli atti finiscono anche cene organizzate per una decina di persone e pagate con la carta di credito dell’Ente, ma che nulla c’entravano con l’attività lavorativa. E ancora. Fatture d’albergo per «bevande e fiori».
Altro capitolo riguarda l’utilizzo dell’auto di servizio. E la procura di Roma chiama in causa Ghiglia che avrebbe utilizzato la Citroen aziendale per recarsi presso la sede di Fratelli d’Italia «per finalità estranee al suo mandato». C’è poi chi quella vettura la sfruttava per farsi portare a casa o all’aeroporto.
(da agenzie)

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VENDETTE, GELOSIA E SCATTI D’IRA “ANNA LUCIA È CAPACE DI TUTTO”

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

IL PROFILO DI CECERE: LE MINACCE ALLA CRIMINOLOGA (“TI FACCIO SPAPPOLARE DAI MIEI CANI”), GLI SCATTI D’IRA E DI GELOSIA E LA TESTIMONIANZA DEL FRATELLO

Non la si vedeva in giro prima, è praticamente scomparsa oggi. Un fantasma. «Soprattutto da cinque anni a oggi. Da quando qui sono iniziate a spuntare le telecamere», dicono in paese. La 57enne Anna Lucia Cecere nella borgata di Mellana, dieci minuti da Cuneo, non si vede più. Così come non si è mai presentata in aula a Genova durante il processo Cella.
Non si manifesta nemmeno in questo pomeriggio di sole e notizie tremende, se non una fugace apparizione in macchina, per rincasare dal lavoro, quasi scortata dai familiari.
In compenso, dopo che arriva il verdetto, nella strada privata sotto casa scendono il marito e il figlio.
Non è un incontro piacevole. A chi ha la telecamera, i due mettono le mani addosso: «Ve ne dovete andare», il commento più gentile nel parapiglia.
Torna alla mente il luglio di qualche anno fa, quando Cecere aveva ricevuto Antonella Delfino Pesce, tecnico di biologia molecolare diventata criminologa, la donna che con la sua tesi ha fatto riaprire le indagini. Ingannata prima (la sua interlocutrice si era presentata con una qualifica diversa), furiosa poi, Cecere aveva iniziato a bersagliare la criminologa di messaggi vocali minatori. E quel «ti faccio spappolare dai miei cani» è stato fatto sentire anche in aula. Questo è il carattere.
Cecere adesso vive qui. La donna dal passato familiare difficilissimo, che 30 anni fa stava in corso Dante a Chiavari, città-salotto borghese e un po’ bigotta, oggi è in una villetta fra i
campi di mais nel Basso Piemonte.
In Liguria era arrivata dopo la nascita a Caserta, l’infanzia con un padre violento, la separazione traumatica dai fratelli e il trasferimento al Nord: a Chiavari, avuto un figlio, ecco l’impiego da un dentista di Santa Margherita. Ma anche lo svago, i fidanzati, le serate a ballare. Almeno una volta, lo ha detto lei stessa in una telefonata intercettata, con il commercialista Marco Soracco: «Ci avevo ballato una volta sola con quello lì, ma non lo conoscevo».
Eppure la mamma del professionista, Marisa Bacchioni, nel 1996 aveva riferito dell’incredibile chiamata che Cecere fece a una conoscente comune, poche ore dopo la morte della segretaria: «La sera stessa ha telefonato dicendo di dire a Marco se poteva dargli il posto della Nada». E invece, pochi mesi dopo il delitto, la decisione di lasciare la Liguria. Per la Procura una fuga.
Oggi Cecere ha un contratto a tempo indeterminato, assiste una anziana a Cuneo. Nel curriculum resta qualche esperienza da insegnante: le supplenze alle elementari a Boves e di ruolo a Montaldo Mondovì fra 2016 e 2017. Pochi mesi, poi la destituzione dal servizio. Tracce, ancora una volta, di quel carattere capace di esplodere.
Nel 1996, invece, pochi giorni dopo l’omicidio, aveva chiamato direttamente il commercialista: «Io non sono mai stata innamorata di te, anzi mi fai schifo». Un ex fidanzato a processo l’ha dipinta come «possessiva e gelosa, quando si arrabbiava era impossibile farla ragionare». Ancora più scioccante uno dei suoi fratelli: «Se la contraddici mia sorella diventa di una cattiveria
impressionante. Se per caso Nada quel giorno le ha risposto male, può benissimo avere cominciato a colpirla»
(da Repubblica)

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