VERGOGNA DI STATO: SUL CASO REGENI IL GOVERNO BALBETTA E SI CONTRADDICE. È SCOPPIATO IL CAOS NELL’ESECUTIVO. IL MINISTRO MELONIANO, TOMMASO FOTI, DICHIARA CHE “QUANDO LA SENTENZA VERRÀ DEPOSITATA, LO STATO CHIEDERÀ IL RISARCIMENTO AL CAIRO”. MA LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO LO SMENTISCE: OGNI DECISIONE SARÀ PRESA SOLO DOPO LA CASSAZIONE
MELONI TENTA UN EQUILIBRISMO IMPOSSIBILE: MANTENERE BUONE RELAZIONI CON L’EGITTO, PARTNER CRUCIALE PER L’ITALIA, E NON “SCOPRIRSI” TROPPO CON L’OPINIONE PUBBLICA, CHE PRETENDE AZIONI DECISE PER RENDERE GIUSTIZIA A REGENI
Ripensamenti, equilibrismi impossibili. Terreno friabile, quello su cui si muove Palazzo Chigi in
queste ore per gestire il caso di Giulio Regeni. Nessuna posizione regge all’urto del dibattito per più di mezza giornata.
Ieri, per dire, il ministro Tommaso Foti annuncia che l’esecutivo si rivolgerà al Cairo per chiedere intanto la provvisionale, vale a dire la somma stabilita dai giudici per la famiglia. «Quando la sentenza verrà depositata, lo Stato chiederà il risarcimento — annuncia in tv il ministro — Lo si può fare grazie al fatto che l’Italia si è costituita parte civile». Una linea che non trova conferme convinte dalla Presidenza del Consiglio.
E infatti al telefono, poco dopo, il ministro meloniano precisa: «Una volta che la sentenza sarà passata in giudicato, ne chiederemo l’esecuzione. Mi sembra prematuro parlarne in questa fase quando siamo solo al primo grado di giudizio». E dunque, ogni decisione solo dopo la Cassazione.
Palazzo Chigi deve conciliare due interessi contrastanti. Il primo: mantenere buone relazioni con l’Egitto, nonostante Regeni. La seconda: non scoprirsi troppo con l’opinione pubblica, che preme chiedendo azioni decise per rendere giustizia a un giovane connazionale rapito dagli apparati di un Paese alleato, poi torturato e ucciso oltreconfine.
Il segno di questa contraddizione è tutto nell’indiscrezione pubblicata ieri da “Mada Masr”, un giornale online egiziano che, citando una fonte governativa del Cairo, riferisce di un contatto di alto livello tra «le leadership egiziana e italiana» avvenuto prima della sentenza, con l’obiettivo di «individuare una soluzione giuridica che tenesse conto delle relazioni bilaterali».
Sullo sfondo di questa telefonata ci sarebbe stato il caso di Nessy Guerra, la cittadina italiana sotto processo in Egitto per adulterio. Sempre secondo la testata egiziana, il governo di Al Sisi avrebbe lasciato intendere che nessuno sviluppo su questo contenzioso ci sarebbe stato prima della pronuncia dei giudici nel procedimento per l’omicidio del ricercatore.
Una sorta di scambio, insomma. Che Palazzo Chigi vuole e deve negare. Lo fa definendo «falsa» la notizia. L’ultimo contatto tra Meloni e Al Sisi, precisa, risale al 23 luglio scorso ed è servito a fare il punto sulle relazioni tra i due Paesi, il Piano Mattei, il contrasto all’immigrazione irregolare, la crisi nello Stretto di Hormuz.
Eppure, da diverse fonti risulta che il dialogo diplomatico tra i due governi non si è mai interrotto. Le rispettive strutture avevano pure lavorato a un incontro tra i due leader a margine del G7 di Evian, lo scorso giugno, per discutere tra l’altro del caso Guerra.
Al Sisi, in ogni circostanza e dunque anche durante gli ultimi colloqui, avrebbe contestato a Roma la decisione di costituirsi parte civile. Se Palazzo Chigi ha sempre sostenuto l’ovvia considerazione che per la separazione dei poteri nessuna influenza è possibile esercitare sui magistrati, ha fatto presente la controparte, perché attivarsi con la richiesta di risarcimento?
Ecco il nodo su cui si incagliano tutto. Il bivio di Meloni, ancora: chiedere fin da subito la provvisionale, rischiando l’incidente? I dubbi, al momento, sono molti. Di certo, il Cairo ignorerà l’eventuale richiesta.
I tre uomini degli apparati egiziani, d’altra parte, non ricorreranno in appello proprio per non riconoscere il tribunale che li ha condannati. Palazzo Chigi ha ben chiara la situazione, tanto da temere soprattutto la fase successiva all’eventuale mossa sulla provvisionale: quando gli egiziani eviteranno di rispondere, quale reazione diplomatica sarà messa in campo da Roma?
Poco o nulla, se si dà peso alle parole pronunciate l’altro ieri a Praga dalla presidente del Consiglio. L’opposizione, intanto, incalza: «Il governo — dice Elly Schlein — si deve attivare per ottenere il risarcimento. Sento parlare di secondi, terzi gradi, ma c’è una parte che è immediatamente esecutiva: cosa farà Meloni per farla rispettare?». Le fa eco anche Giuseppe Conte: «È doveroso che lo Stato sia parte civile. Il governo non deve nascondersi: può e deve agire». Non sembra questa l’aria.
(da agenzie)
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