ZITTI TUTTI! LA STRATEGIA DELLA MELONI PER GESTIRE IL PASTICCIO SGARBI: LA DUCETTA PRENDE TEMPO. E GENNY SANGIULIANO RIMANE A BOCCA CHIUSA
L’IPOTESI DI UN MINI-RIMPASTO DI GOVERNO DOPO LE EUROPEE, CON UNA NUOVA INFORMATA DI SOTTOSEGRETARI
L’Antitrust rende noto il dispositivo al seguito del quale sono scattate le dimissioni di Vittorio Sgarbi da sottosegretario alla Cultura. «Ha esercitato attività professionali in veste di critico d’arte, in materie connesse con la carica di governo, come specificate in motivazione, a favore di soggetti pubblici e privati, in violazione della Legge Frattini sul conflitto di interesse», è il succo del documento. Ed è quanto basta per scatenare le opposizioni e far chiedere al Pd l’intervento del ministro Sangiuliano in Parlamento per chiarire tutta la vicenda. La maggioranza prova a smorzare le polemiche evitando commenti.
«È una sua scelta», dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre il titolare della Cultura, Gennaro Sangiuliano sceglie il silenzio. Il Pd con Irene Manzi chiede che il titolare della Cultura spieghi in Parlamento «i criteri con cui ha attribuito le deleghe al sottosegretario essendo il ministro a conoscenza della pletora di incarichi e delle numerose posizioni in istituzioni culturali in capo al dimissionario Sgarbi, puntualmente elencate nella delibera».
Duro anche il leader M5s Giuseppe Conte che se la prende direttamente con la premier Meloni, rea a suo dire, di non essere intervenuta per porre fine ad una situazione che ha «danneggiato l’immagine dell’Italia». Parole contro cui si scaglia l’ormai ex sottosegretario alla Cultura: «Conte – dice Sgarbi – è un professore senza titoli e senza merito, con un curriculum pornografico».
Al netto delle polemiche, chi considera ormai chiusa la vicenda è proprio la presidente del Consiglio. Una volta che le dimissioni saranno ufficiali, Meloni deciderà cosa fare anche se, è il sentore della maggioranza, la sostituzione di Sgarbi (uno dei candidati in pole è Ilaria Cavo di Noi Moderati) potrebbe non essere così immediata, ma magari rientrare in un pacchetto più ampio di messa a punto della squadra di governo. Casomai dopo le elezioni europee.
Sul tavolo di Palazzo Chigi infatti sarebbero arrivare anche altre richieste, dal Mef e dal ministero dell’Università, di avere un sottosegretario in più. Nulla di deciso, ma solo una serie di ragionamenti, a cui si somma anche l’eventualità che per un seggio a Strasburgo possano correre anche alcuni ministri oppure che dalla squadra di governo possa essere pescato il nome che l’Italia indicherà come futuro commissario europeo.
(da La Stampa)
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