Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
“SE ADESSO MANCANO 10 GIP, L’ANNO SCORSO NE MANCAVANO 8. CAMBIA POCO. C’È BISOGNO DI NUOVI GIUDICI PERCHÉ LA PRODUZIONE DELLA PROCURA DI NAPOLI È AUMENTATA. NON SI TRATTA DI VOLER ARRESTARE PIÙ PERSONE, QUI SI TRATTA DI RENDERSI CONTO CHE CI SONO RICHIESTE FERME ANCHE DA DUE ANNI”
“Delle 1300 richieste di custodia cautelare in carcere circa 1150 sono solo per procedimenti
di competenza della Direzione distrettuale Antimafia. Per noi è importante avere delle risposte, qui non si tratta di voler arrestare più persone, qui si tratta di rendersi conto che ci sono richieste ferme anche da due anni.
E allora non è possibile che l’Ufficio gip rimanga scoperto per anni”. Lo ha detto il procuratore di Napoli Nicola Gratteri a margine della conferenza stampa indetta per spiegare i dettagli dell’operazione della Dda che ha portato all’arresto di 31 presunti affiliati al clan Petrone-Puccinelli.
Il procuratore di Napoli è tornato a parlare dei problemi dell’ufficio gip di Napoli, già sollevato all’insediamento del nuovo presidente del tribunale Gabriella Maria Casella.
“La carenza di organico non è un fatto di oggi – ha spiegato Gratteri – se adesso mancano 10 gip, l’anno scorso ne mancavano 8. Cambia poco. C’è bisogno di nuovi giudici perché la produzione della Procura di Napoli è aumentata. E allora bisogna attrezzare l’ufficio gip, riempiendo le piante organiche da parte del Csm e da parte del ministero. Ma nel mentre, si possono ridurre il numero dei giudici nelle sezioni e nei collegi, per riempire da subito la pianta organica”.
Gratteri ha replicato alle critiche dell’Avvocatura: “Alcuni si sono rizelati rispetto a quello che ho detto, dicono che l’avvocato non può stare dalle 9 alle 16 in tribunale. Non è vero, perché se solo l’avvocato che ha parlato si fosse letto il protocollo che è stato sottoscritto, ricordo non solo dal Consiglio degli avvocati ma anche delle Camere Penali, avrebbe letto che sono previste le fasce orarie di inizio dei processi.
È falso dire che si aspetta dalle 9, perché se si rispetta quel protocollo c’è un calendario. Non è uno scandalo. Perché allora nel Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si fa udienza di pomeriggio? È vero, i giudici devono fare anche le camere di Consiglio, lo so bene. Mica a Santa Maria Capua Vetere non fanno le camere di Consiglio? Quindi – ha concluso Gratteri – si possono fare anche a Napoli e si può lavorare tranquillamente di pomeriggio come si fa in quasi tutti i tribunali d’Italia”.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA (ESCLUSA FORZA ITALIA), I VANNACCIANI E GLI EURODEPUTATI DI CONTE VOTANO CONTRO L’ISTITUZIONE DI UN CENTRO EUROPEO PER CONTRASTARE LE INGERENZE STRANIERE, IN PARTICOLARE QUELLE RUSSE – E’ L’ANTIPASTO DELLE PROSSIME POLITICHE, DOVE SI FRONTEGGERANNO I “FIGLI DI PUTIN” E CHI SOSTIENE LA CAUSA DI KIEV
L’indipendenza dell’Europa è messa in pericolo da potenze nemiche come la Russia e nessuno, che non sia europeo, può pensare di determinare il nostro destino. Per questo servono alleati, come il Canada di Mark Carney. […]
L’America di Donald Trump appare sempre più lontana, mentre si sta avvicinando a grandi falcate il Canada. Oggi il suo primo ministro sarà in aula ad ascoltare von der Leyen e domani interverrà davanti agli eurodeputati.
L’alleanza con Carney serve a frenare le voglie espansionistiche e i desideri di disimpegno dal fronte occidentale della Casa Bianca, ma anche a costruire un muro contro Vladimir Putin. La leader dell’esecutivo europeo proporrà allora al Canada non un ruolo da Stato membro ma qualcosa che sia il «più vicino possibile» a una associazione.
«Ancora una volta – ha detto ieri l’inquilina di Palazzo Berlaymont – l’Europa si è svegliata di fronte a comportamenti sconsiderati e pericolosi da parte della Russia. Non si tratta di incidenti isolati. Fanno parte di un quadro più ampio di aggressioni e provocazioni contro l’Europa, volte a mettere alla prova la nostra prontezza e la nostra determinazione.
Ma la Russia scoprirà che la nostra determinazione non fa che rafforzarsi». La presidente della Commissione oggi ribadirà anche che è in corso il «rafforzamento della nostra deterrenza e difesa collettiva, insieme alla Nato».
L’obiettivo resta dunque la «difesa europea» anche nei confronti degli attacchi ibridi. Ma anche su questo punto sarà indispensabile la «solidarietà» di tutti i 27 membri dell’Unione. Senza una vera condivsione sarà infatti impossibile raggiungere l’obiettivo. Partendo dal presupposto che il sostegno all’Ucraina non potrà venire meno e che ci saranno nuove sanzioni economiche contro Mosca. […]
Ieri il Parlamento europeo ha approvato una relazione per creare un centro specializzato contro le fake news, le manipolazioni e le interferenze organizzate soprattutto dal Cremlino. Hanno votato contro i partiti considerati più vicini a Putin. Tra gli italiani la Lega, la formazione di Vannacci, Fdi e M5S. «La Russia – ha avvertito la relatrice del testo, la popolare lituana Rasa Jukneviciene – resta la principale minaccia per l’Europa».
(da Repubblica)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
CAMPO LARGO AL 43,9%, CENTRODESTRA AL 40,9%
Anche con il Melonellum, la legge elettorale voluta dal governo Meloni e ora in attesa
dell’ultimo via libera della Camera, il centrodestra rischia di cadere alle prossime elezioni. È il quadro che emerge dall’ultimo sondaggio realizzato in esclusiva da Piave per Fanpage.it, che vede il campo largo in vantaggio, al 43,9%, contro la coalizione formata da FdI, Lega, Forza Italia e Noi moderati, al 40,9%.
Chi vince tra centrodestra e campo largo con il Melonellum
La legge elettorale – soprannominata Melonellum o Stabilicum – ha ricevuto ieri l’ok del Senato, dopo una lunga gestazione che fatto riaffiorare le divisioni interne alla maggioranza. A questo giro l’accordo sulle preferenze ha tenuto e il centrodestra è riuscito a scongiurare la possibilità di andare sotto, com’era accaduto alla Camera a luglio.
Archiviata anche l’ipotesi ballottaggio, che aveva mandato in subbuglio Fratelli d’Italia, alla fine il testo uscito fuori da Palazzo Madama segue a grandi linee lo schema iniziale: un sistema proporzionale con premio di maggioranza (75 seggi alla Camera, 30 al Senato) alla coalizione che raggiunge il 42%; preferenze “temperate”, con i capilista bloccati, e soglia di sbarramento al 3%. Resta il nodo sulla soglia di firme da raggiungere per presentarsi alle elezioni, alzata a 6mila, su cui le opposizioni promettono battaglia.
Eppure, nonostante i pressing del governo attorno alla nuova legge elettorale, l’esito non appare così scontato. Secondo la rilevazione di Piave infatti, se pure il nuovo sistema dovesse entrare in vigore, il centrodestra rischierebbe la sconfitta. Nelle proiezioni il campo largo prenderebbe il 43,9%, superando così la soglia necessaria per vincere il premio di maggioranza. Nello specifico, l’alleanza Pd-M5s-Avs otterrebbe 220 seggi alla Camera e 112 al Senato. Il centrodestra invece, si fermerebbe al 40,9%, con 137 deputati e 70 senatori.
I voti a Vannacci
Il restante 15,6% corrisponde all’insieme dei voti raccolti da Futuro nazionale e centristi. Nello specifico, stando ai numeri attuali, il partito di Roberto Vannacci riuscirebbe a vincere, da solo, 25 seggi alla Camera e 11 al Senato.
Rispetto alla proiezione precedente, in cui l’ipotesi ballottaggio sembrava avvantaggiare il centrodestra in un eventuale secondo turno, lo scenario è cambiato. Senza doppio turno, la maggioranza rischia di perdere un’occasione per riattirare a sé un importante fetta di elettori.
Una parte di quei voti “persi” dalla maggioranza infatti, potrebbero finire dritti sul simbolo di Fn, al 7,5%. Soprattutto quelli di Lega e Fratelli d’Italia, che rispetto a FI, presentano degli elettorati più simili all’elettore vannacciano.
Come vanno i partiti
Nello specifico, nella rilevazione il partito di Matteo Salvini risulta al 5,8%, in evidente calo, ma anche FdI, al 26%, è ormai lontana dai ricordi di consensi vantati all’inizio dell’anno.
Pure per Forza Italia la situazione è in bilico. Gli azzurri sono all’8% ma rischiano di vedersi soffiare il quarto posto da Vannacci.
Nel centrosinistra, invece, il quadro è rimasto piuttosto stabile. Il Pd è dato al 21%, confermandosi il perno del campo largo, mentre il Movimento 5 Stelle viaggia attorno all’11,7%. Alleanza Verdi-Sinistra si posiziona poco più avanti della Lega, con il 6%. Seguono Casa Riformista (Italia Viva e +Europa), col 4,8%, e gli altri partiti di area centro-liberale (Azione, Partito liberal-democratico e Ora!), complessivamente al 4,1%. Chiude Noi Moderati con l’1,1%.
(da Fanpage)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
DA PALAZZO CHIGI ARRIVA IL PIZZINO AI DEPUTATI DEL CENTRODESTRA ALLA PRIMA LEGISLATURA, CHE IN CASO DI CRAC ANDREBBERO A CASA SENZA LA PENSIONE CHE SCATTA DA APRILE … LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, E’ ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA’ DELLA CONSULTA (CON TANTI SALUTI A TAJANI E SALVINI CHE VORREBBERO LE URNE IN AUTUNNO)
Manca un passo, ma quanta paura . E spettri, prudenze, patemi. «Non sono sicuro che alla Camera convenga mettere la fiducia sulla legge elettorale – spiega a Montecitorio il ministro Luca Ciriani rivolgendosi a un gruppo di deputati – Se andiamo sotto sul voto finale, politicamente sembrerebbe una sfiducia al governo. E non sono certo che il gioco valga la candela. È una riflessione che faremo in consiglio dei ministri. Poi ovviamente deciderà Giorgia».
Ecco: Giorgia Meloni incassa il nuovo via libera alla riforma, è a un centimetro dal traguardo, ma riflette. Nessuno tra i suoi ha il coraggio di dire ufficialmente quello che tutti pensano anche a Palazzo Chigi: non si può fermare il treno in corsa, anche se rischia di consegnare il governo e il Colle alla sinistra.
C’è ormai un solo modo per bloccare il Melonellum, ma il costo politico sarebbe enorme: l’incidente. Autosabotaggio o trionfo dei franchi tiratori, conta relativamente, perché tanto lo scrutinio nel voto finale a Montecitorio è segreto. Nessuna impronta dei traditori, ma sarebbe comunque la fine dell’esecutivo e il ritorno a elezioni molto anticipate, all’inizio del 2027.
Il dibattito sulle prossime mosse attraversa in queste ore i vertici del governo e l’anima del melonismo. Come arrivare alle elezioni, quanti strappi sopportare, quando votare: è tutto legato. Antonio Tajani è netto: «È meglio votare a novembre» del prossimo anno. Gli uomini della premier dicono lo stesso, ma pensano altro: una legge di bilancio elettorale e poi urne entro primavera, inutile continuare a inseguire il caro energia e le percentuali di Roberto Vannacci.
Ma torniamo al nodo della fiducia. Evitarla avrebbe due pregi. Il primo: impedire che l’opposizione gridi al colpo di mano, inasprendo il clima e garantendosi uno slogan perfetto per la campagna elettorale. Ma soprattutto: senza fiducia si potrebbe spezzare il legame tra l’approvazione della riforma e l’esistenza stessa del governo.
O almeno: si potrebbe tentare di spezzarlo. Cadere “solo” su un emendamento avrebbe conseguenze gravi e imporrebbe un ritorno al Senato della legge, ma almeno non affosserebbe del tutto la riforma, come invece accadrebbe nel caso di una sconfitta nel voto finale sul provvedimento, che con la fiducia rappresenterebbe l’unica valvola di sfogo del malcontento.
A Palazzo Chigi ancora non sembrano convinti. Temono il liberi tutti, senza fiducia. E dunque il treno continua a correre, Vannacci a crescere. In piena sessione di bilancio e con sondaggi pessimi. «Anche l’Ncd era dato all’undici per cento e finì per prendere il tre», sostiene Tajani tentando di esorcizzare i problemi con un parallelo tra il generale e Angelino Alfano.
Cadere nel voto finale sulla legge, d’altra parte, imporrebbe una crisi e l’inevitabile ritorno alle urne a inizio 2027. A fine gennaio, dicono, anche se i tempi sono strettissimi. Ma anche fosse a febbraio o inizio marzo, il potere di deterrenza è identico: nessuna pensione ai parlamentari di prima legislatura, questa la punizione. Meloni lascia che lo scenario trapeli, per avvertire.
Servirebbero trenta franchi tiratori per affossare il provvedimento. Il calcolo di via della Scrofa è lievemente più alto, trentacinque, e tiene conto di qualche “traditore” nel Campo largo che in segreto voterebbe a favore del Melonellum. Fratelli d’Italia ha già chiesto ai suoi onorevoli di non accampare scuse e di presentarsi nella seconda settimana di ottobre in Aula, pena la ricandidatura.
Dubbi, ancora. Come quelli di chi pensa che alla fine il Melonellum potrebbe non far vincere la destra, ma forse bloccherà il centrosinistra. Un paradosso, per una legge pensata per la stabilità. Al Senato, Ignazio La Russa non esclude neanche il pareggione: «C’è la certezza che qualcuno raggiunga il 42%? No. Che lo raggiunga Meloni o il candidato mister X del campo largo? No. E allora questa riforma non favorisce nessuno…». Magari lo sperano anche a Palazzo Chigi. La tempesta perfetta, per evitare la tempesta peggiore.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
L’ANALISI DEL “METODO GILETTI”: “GETTARE UN SASSO NELLO STAGNO E POI OSSERVARE, COMPIACIUTO, LE ONDE”
È tornato «Lo Stato delle Cose» condotto da Massimo Giletti, sono tornate le sue grandi,
eroiche inchieste: il caso Lavitola-Ranucci e Garlasco.
Con la consueta retorica e l’enfasi sul proprio ruolo di giornalista, Giletti appartiene a quella categoria di conduttori televisivi che non si limitano a raccontare una storia: raccontano anche, e soprattutto, quanto sono bravi e coraggiosi a raccontarla.
Il cronista finisce così dentro la cronaca, spesso davanti alla cronaca. Ogni dubbio viene esibito come un atto di coraggio, ogni domanda come una sfida al potere, ogni collegamento come un’incursione sul fronte.
La sua tv è un minestrone in cui Africa nera, cronaca nera, politica, dolore e complotti cuociono insieme, perché la gerarchia delle notizie conta meno della loro capacità di produrre reazione. […]
È qui che nasce il cosiddetto «metodo Giletti»: gettare un sasso nello stagno e poi osservare, compiaciuto, le onde. Un’intercettazione, un testimone, un sospetto, una pagina di diario, una rivelazione annunciata, una pista laterale: tutto concorre a creare l’impressione che stia per accadere qualcosa di decisivo. Ma spesso l’inchiesta si arresta proprio sulla soglia della verifica. Il dubbio, da strumento dell’indagine, diventa il prodotto finale del racconto.
Giletti sembra vivere dentro una continua rappresentazione di sé: il cronista coraggioso, l’uomo che non si piega, quello che «va a vedere», che «mette le cose in fila», che ha «la schiena dritta». La postura, insomma, è diventata contenuto.
E così l’ostentazione del coraggio finisce per assomigliare più al narcisismo che alla forza d’animo. Il conduttore entra nella notizia, la occupa, la interpreta. Fino al paradosso finale: Giletti diventa il personaggio principale di ogni storia che dovrebbe raccontare.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
MA L’APERTURA DEL CAPITONE, CHE NON VUOLE LASCIARE IL FRONTE RUSSO NELLE MANI DI VANNACCI, NON TROVA SPONDE NÉ AL CREMLINO, NÉ NELLA MAGGIORANZA CON LA MELONI FURIBONDA E TAJANI CHE FISSA I PALETTI DELLA POLITICA ESTERA ITALIANA: “È IMPORTANTE CHE LA RUSSIA RISPETTI IL DIRITTO INTERNAZIONALE E RINUNCI ALL’INVASIONE DELL’UCRAINA” – CALENDA: “IL TRADITORE DELLA PATRIA SALVINI SI CALA LE BRAGHE DAVANTI A PUTIN. LO HA FATTO TALMENTE TANTE VOLTE DA USURARE LE BRAGHE”
L’incontro a Milano tra gli imprenditori attivi in Russia e il vicepremier Matteo Salvini «testimonia l’inizio di un ritorno dell’establishment italiano al realismo, al pragmatismo e al buon senso». Non ha perso tempo Alexey Paramonov, ambasciatore russo in Italia, a commentare con parole al miele l’iniziativa del leader leghista.
E certo non è un caso che a margine del vertice con i rappresentanti di Gim-Unimpresa Salvini sia stato intervistato dalle agenzie di stampa Tass e Vosti che gli hanno offerto la possibilità di rilanciare il suo desiderio di ripristinare i rapporti, diplomatici e commerciali, con la Russia.
«L’Italia potrebbe svolgere un ruolo» nella risoluzione del conflitto in Ucraina «e non escludo nulla nei prossimi mesi», aveva detto il vicepremier. Per poi aggiungere: «Spero che le due parti in conflitto trovino un terreno comune affinché l’Italia possa finalmente riprendere i legami commerciali, sportivi, accademici e culturali con la Federazione Russa».
L’ambasciatore Paramonov poche ore dopo pubblica un lungo post su Facebook proprio per commentare le parole di Salvini. «L’Italia sta cominciando a riprendersi e a rendersi conto di aver pagato un prezzo smisuratamente alto per partecipare alla politica antirussa di Bruxelles. Si fa sempre più strada la consapevolezza che la linea intrapresa sia stata un errore e che sarebbe opportuno cominciare a riflettere sulle modalità per ripristinare e rilanciare i rapporti economici con la Russia, avventatamente interrotti».
Mosca raccoglie, quindi, l’apertura di Salvini, che non trova però sponde negli altri componenti del governo, anche se sulla possibilità di tornare a vendere gas all’Italia il portavoce del presidente russo, Dmitrij Peskov, frena: «La Russia sarà pronta a discutere un ritorno sul mercato europeo del gas se questo sarà vantaggioso per il Paese e se riuscirà a reperire i volumi necessari».
Dalle forze che sostengono il governo arriva un solo commento alle iniziative e agli auspici di Salvini, quello del ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Quando finirà la guerra nessuno più di noi vuole ripristinare le relazioni con i Paesi. Non siamo in guerra con la Russia, però è importante che la Russia rispetti il diritto internazionale e rinunci all’invasione dell’Ucraina». Dura, invece, la reazioni di Carlo Calenda, leader di Azione: «Mentre i caccia italiani difendevano i cieli dell’Europa da un’incursione di droni russi, il traditore della patria Salvini si calava le braghe davanti a Putin. Lo ha fatto talmente tante volte da usurare le braghe e la pazienza degli italiani».
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
UN GIUDICE FEDERALE HA NUOVAMENTE DIFFIDATO IL TYCOON A SPIATTELLARE IL SUO NOME SULL’EDIFICIO – LE ACCUSE DI CATTIVA GESTIONE FINANZIARIA E L’ESODO DI ARTISTI IN PROTESTA CONTRO “THE DONALD”
Nel giorno in cui un giudice nominato da Barack Obama ha nuovamente diffidato Donald
Trump dall’apporre il suo nome sul Kennedy Center, il board della venerata istituzione sul Potomac ne ha ordinato la chiusura immediata citando problemi di sicurezza e difficoltà finanziarie. “I lavori di ristrutturazione non partiranno a meno che una corte d’appello o la Corte Suprema non avallino il mio nome sulla facciata”, ha detto Trump confermando l’esito “quasi unanime” del voto.
Il monumentale edificio in marmo bianco di Carrara resterà quindi chiuso a tempo indeterminato a tutti i visitatori. Secondo il board, la chiusura totale è necessaria per evitare pericoli per i dipendenti e per il pubblico. Il voto è arrivato a una settimana e mezzo dal crollo di una parte dell’intonaco del soffitto nel Grand Foyer, precipitato sul pavimento sottostante in quel momento fortunatamente vuoto.
Secondo i critici, però, i vertici del Kennedy Center starebbero esagerando i problemi strutturali per giustificare la chiusura, che, sostengono, potrebbe a sua volta servire a nascondere la cattiva gestione finanziaria durante la presidenza Trump causata da un esodo di talenti, tra cui la soprano Renee Fleming, il cantante Ben Folds, il compositore Philip Glass e l’attrice Issa Rae, tra i tanti che fin dall’inizio hanno boicottato la programmazione.
Trump ha occupato il board del Kennedy Center subito dopo l’insediamento nel gennaio 2025, licenziandone i membri di nomina Dem e installando al loro posto altrettanti fedelissimi tra cui Usha Vance, la moglie del vicepresidente JD Vance, la capo di gabinetto Susie Wiles, e l’italiano Paolo Zampolli, ex capo di un agenzia di modelle che fece conoscere a Trump l’attuale moglie Melania.
Criticando come troppo ideologica la programmazione del centro, il tycoon aveva avviato una campagna per promuoverne la ristrutturazione affiggendo di lì a poco sulla facciata il suo nome a caratteri cubitali.
Oggi, col futuro del Kennedy Center in bilico e la minaccia una bancarotta a breve, il giudice federale Christopher Cooper ha ribadito il divieto di aggiungere il nome di Trump sull’edificio confermando la decisione presa più di tre mesi fa, quando aveva stabilito solo il Congresso poteva autorizzare una modifica al tributo deliberato dalla stessa Capitol Hill in esclusiva al presidente John F. Kennedy.
La riunione del board era stata preceduta alla vigilia dalla diffusione di un pacchetto di risoluzioni, una delle quali legava il ripristino del nome di Trump sulla facciata alla prospettiva che il tycoon si spendesse per raccogliere fondi destinati alla ristrutturazione. Poche ore prima tuttavia gli avvocati del Dipartimento di Giustizia avevano comunicato che l’unico argomento all’ordine del giorno sarebbe stata la chiusura del Kennedy Center.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
DIETRO AI NUMERI SOLIDI, SI NASCONDONO I DOLORI DEGLI ALLEATI DI MELONI. IL MINISTRO CIRIANI NON SORRIDE. MANEGGIA UN FOGLIETTO CON I NUMERI (E I NOMI) DEI DEPUTATI DEL CENTRODESTRA ALLA PRIMA LEGISLATURA CHE IN CASO DI CRAC ANDREBBERO A CASA SENZA LA PENSIONE CHE SCATTA DA APRILE… DENTRO AL SUO PARTITO (FDI) SONO 78 SU 112, MA TRA I FORZISTI SONO SOLO 18 SU 52 E I LEGHISTI 13 SU 44… UNA COLTRE DI SOSPETTO PIOMBA SU CHI, CON LA PENSIONE GIÀ IN TASCA, POTREBBE FAR SALTARE IL BANCO. IN CASO DI INCIDENTI MELONI SALIRÀ AL COLLE PER DIMETTERSI E VOTARE A GENNAIO DOPO LA MANOVRA…”
«Daje! Grandi!». Alle 12 meno una manciata di minuti la premier risponde su WhatsApp ai senatori che l’avvisano in diretta: missione compiuta, Giorgia. La legge elettorale è passata in Senato […] Il non detto, che però pensano quasi tutti nel centrodestra coi sondaggi alla mano, è che senza Roberto Vannacci sarà «dura» raggiungere il premio di maggioranza.
Prima occorre terminare l’opera a Montecitorio. Meloni è tentata dalla sfida: niente fiducia, vediamo che succede con i voti segreti, articolo per articolo, che tanto a quel punto saranno richiesti dalle opposizioni.
Intanto tra i vincitori — i senatori costretti e coscritti di Lega e FI — si respira un’arietta mesta […] Scenetta made in FdI: Marcello Pera, che ha ritirato l’emendamento sul doppio turno, incontra il presidente della Commissione Affari costituzionali Andrea De Priamo: «Ora che hai ottenuto ciò che volevi, va in chiesa a confessarti».
Insomma dietro ai numeri, solidi e con la testa dura, si nascondono i dolori degli alleati di Meloni. Claudio Lotito di Forza Italia cita Il Cinque maggio (che non è solo la data della storica vittoria della sua Lazio contro l’Inter nel 2002): «Se mi piace questa legge? Ai posteri l’ardua sentenza», dice […]
Pier Ferdinando Casini: «Il governo ha voluto questa legge inutile per sé e per gli altri». Rispunta La Russa, nuovo crocchio di cronisti: «Ora manca l’ultimo sì della Camera: perché non dovrebbe passare, scusate?». A Montecitorio, dove il testo arriverà in terza lettura a fine mese, la cosa si farà un pizzico più intrigante. La Camera lo scorso luglio si trasformò in un poligono per le esercitazioni dei franchi tiratori che impallinarono le preferenze. Fu clamoroso. E questa volta? Pure i busti sanno che in caso di incidenti Meloni salirà al Colle per dimettersi e votare a gennaio dopo la manovra.
Nonostante questo bazooka sul tavolo il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, non sorride. Maneggia un foglietto interessante: ci sono i numeri (e i nomi) dei deputati del centrodestra alla prima legislatura che in caso di crac andrebbero a casa senza la pensione che scatta da aprile. Dentro al suo partito (FdI) sono 78 su 112, ma tra gli alleati la cifra precipita: i forzisti al primo giro sono solo 18 su 52 e i leghisti 13 su 44. Una coltre di sospetto piomba su chi, con la pensione già in tasca, potrebbe sentirsi come Sansone con i filistei, facendo saltare il banco.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile
E’ UN PUNTO DI SVOLTA IMPORTANTISSIMO: PER LA PRIMA VOLTA SONO GLI STESSI AMERICANI A FAR PRESENTE A TRUMP, SEMPRE INGINOCCHIATO A PUTIN, COSA FA “MAD VLAD” IN AMERICA E IN EUROPA… “A PARTIRE DAL 2024, UNA RETE DI INDIVIDUI OPERANTI PER GLI 007 RUSSI HA COMPIUTO OMICIDI IN TUTTO IL MONDO, INCLUSI GLI STATI UNITI”, AFFERMA IL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA USA RIFERENDOSI ALLA ‘RETE RIS’, IL BRACCIO PREPOSTO ALL’ESECUZIONE DI ATTACCHI ALL’ESTERO. CINQUE PERSONE, ATTUALMENTE LATITANTI, SONO STATE INCRIMINATE
I servizi di intelligence russi stanno pianificando omicidi mirati negli Stati Uniti e nei paesi
europei che sostengono l’Ucraina. Lo afferma il Dipartimento di Giustizia americano, annunciando l’incriminazione di cinque persone attualmente latitanti.
Secondo l’accusa, una rete dei servizi di intelligence russa ha pagato o tentato di pagare delle persone negli Usa e in altri paesi affinchè sorvegliassero ed eseguissero omicidi mirati, “oltre ad aver incaricato dei complici di compiere o tentare atti di terrorismo contro infrastrutture civili e miliatri nei paesi europei allineati con l’Ucraina”. “Almeno a partire dal 2024, una rete di individui operanti per i servizi di intelligence della Russia ha cospirato per compiere, e ha compiuto, attacchi e omicidi in tutto il mondo, inclusi gli Stati Uniti”, afferma il Dipartimento di Giustizia americano riferendosi alla ‘Rete Ris’, il braccio preposto all’esecuzione di attacchi all’estero, “concentrandosi su dissidenti e disertori russi e, più di recente, su nazioni percepite come alleate dell’Ucraina. Di recente i membri della Rete Ris hanno tentato di reclutare diverse persone negli Stati Uniti per effettuare attività di sorveglianza e omicidi nel paese”.
Tre degli imputati sono memrbi di alto livello della Rete Ris: Yuri Kharameev, Kirill Khrameev e Oemis Romagoz Durruthy. Gli altri due membri inclusi nell’atto di accusa sono Yaidel Delgado Suarez ed Eduardo Castro, che hanno lavorato insieme al reclutamento di persone residenti negli Stati Uniti per sorvegliare e tentare di uccidere un importante dissidente russo residente negli Usa. “Gli imputati avrebbero operato nell’ambito di uan rete globale di omicidi che si estendeva fino agli Stati Uniti”, ha detto il vice ministro della Giustizia John A. Eisenberg. “Respingeremo ogni tentativo da parte di servizi di intelligence stranieri di operare liberamente nel nostro paese”, ha messo in evidenza.
(da agenzie)
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