Destra di Popolo.net

REGINA COELI, 1.100 DETENUTI PER 560 POSTI: NORDIO, UN PO’ DI VERGoGNA MAI?

Luglio 15th, 2026 Riccardo Fucile

CINQUE DETENUTI PER CELLA, TASSO DEL 200% DI AFFOLLAMENTO, LETTI A TRE PIANI E CALDO ASFISSIANTE

Oltre il doppio dei detenuti rispetto alla capienza, fino a cinque persone per cella e temperature soffocanti. È la situazione denunciata fuori da Regina Coeli da due delegazioni in visita proprio all’interno della struttura, situata nel centro della Capitale, e nella sezione femminile di Rebibbia. Un’iniziativa promossa da Alleanza per l’articolo 27, che ha aperto le porte di 36 carceri italiane sparse in 31 città, a 350 delegati. L’intento, quello di riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni delle carceri italiane. Tante le figure coinvolte, dalla senatrice Ilaria Cucchi, a personaggi del mondo dello spettacolo come l’attore Pietro Sermonti, ma anche rappresentanti di istituzioni locali, associazioni e della politica.
La delegazione di Alleanza per l’articolo 27 in visita al carcere di Regina Coeli a RomaLa delegazione di Alleanza per l’articolo 27 in visita al carcere di Regina Coeli a Roma (© Roberta Brodini)
L’iniziativa delle carceri aperte in tutta Italia
L’idea di dedicare una giornata in cui in tutta Italia fosse possibile per diverse delegazioni entrare e poter vedere in prima persona le condizioni delle carceri italiane è partita da Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, che si ispira soprattutto al ruolo rieducativo della detenzione. Un’associazione, come racconta Hassan Bassi, responsabile dell’ufficio nazionale di CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti), risultato di un percorso avviato nel 2025 contro il decreto sicurezza, che ha escluso l’automatismo per cui le donne incinte e i bambini potessero vivere fuori dal carcere. «Da allora oltre con oltre 400 organizzazioni in tutta Italia abbiamo avviato un percorso che vede società civile, organizzazioni, associazioni di volontariato e sindacati insieme per accendere i riflettori sulle condizioni disastrose degli istituti penali in Italia», dichiara Bassi.
A Regina Coeli, 1100 persone in 560 posti
«A Regina Coeli 1100 persone che si devono dividere 560 posti»: questo il numero shock all’interno del carcere di romano, condiviso una volta uscito dall’edificio da Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. Strutture che, in estate, come dichiara Gonnella, si trasformano in «carceri dei morti e dei suicidi», con un tasso di affollamento del 200 per cento. Tanta «indignazione», non solo per limiti strutturali dei vecchi edifici, ma anche per la convinzione che, tutto sommato, ci si sia abituati all’idea che in carcere si finisca per morire. Assurda anche l’assenza di frigoriferi e ventilatori in ogni cella, che i detenuti debbano passare 20 ore rinchiusi a causa delle disposizioni ministeriali in vigore, ma anche che non possano telefonare quotidianamente ai famigliari: «10 minuti al giorno come ormai succede ovunque in Europa».

(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

UN COGLIONE ORINA PER STRADA, UN CITTADINO PERBENE LO RIPRENDE E VIENE FERITO A COLPI DI PISTOLA: IL PRIMO E’ ITALIANO, IL SECONDO UN RAGAZZO SENEGALESE CHE FA IL CAMERIERE: POLITICI SOVRANISTI DOVE SIETE? NESSUN POST RAZZISTA IN QUESTO CASO? IL CRIMINALE ITALIANO RAPPRESENTA LA VOSTRA “IDENTITA’ NAZIONALE” DI CHI PISCIA PER STRADA?

Luglio 15th, 2026 Riccardo Fucile

A ROMA, NEL QUARTIERE DI TRASTEVERE, UN 33ENNE ROMANO HA SPARATO A UN 26ENNE SENEGALESE PERCHE’ QUEST’ULTIMO HA “OSATO” DIRGLI DI NON URINARE IN STRADA – IL GIOVANE, DIPENDENTE DI UN LOCALE DI ZONA, È STATO COLPITO A UN BRACCIO ED È FINITO IN OSPEDALE (NON È IN PERICOLO DI VITA), MENTRE L’AGGRESSORE È STATO ARRESTATO

Momenti di paura in pieno centro storico. Un diverbio nato per strada è degenerato nel sangue nella tarda serata di ieri, in vicolo del Cinque, nel cuore del rione Trastevere. Un ragazzo senegalese di 26 anni, dipendente di un locale della zona, è rimasto ferito da un colpo di pistola al braccio dopo una violenta lite con un 33enne romano.
Secondo le prime ricostruzioni effettuate dai carabinieri, il fatto sarebbe scaturito da un richiamo intorno alle 3 del mattino del 15 luglio. Il 26enne, infatti, dopo aver finito il suo turno di lavoro avrebbe sorpreso il 33enne romano mentre urinava in strada, invitandolo a desistere. Un gesto che ha scatenato l’ira dell’uomo, dando il via a una colluttazione. Nel corso dello scontro, il 33enne ha estratto un’arma: un primo colpo è stato esploso in aria, il secondo ha raggiunto il giovane al braccio.
Il ferito, che lavora regolarmente in un locale della zona, è stato immediatamente soccorso e trasportato in codice giallo all’ospedale San Camillo. Nonostante la gravità dell’accaduto, il giovane non sarebbe in pericolo di vita. Il 33enne è stato rintracciato e bloccato in zona piazza Sidney Sonnino. Gli accertamenti sono affidati alla sezione investigazioni scientifiche del comando provinciale di Roma.
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

LA POLITICA DI VANNACCI HA LEGITTIMATO L’AGGRESSIONE DI BARBONI, ANCHE SE ORA LUI LO RINNEGA

Luglio 15th, 2026 Riccardo Fucile

QUANDO LA POLITICA LEGITTIMA LA DISUMANIZZAZIONE E ORGANIZZA IL RISENTIMENTO, LA VIOLENZA TROVA SEMPRE QUALCUNO CHE E’ DISPOSTO A COMPIERLA

Quando il dibattito pubblico normalizza i linguaggi dell’esclusione e del disprezzo, prima o poi qualcuno si sentirà autorizzato a trasformare quelle parole in violenza. Da qui bisogna partire per capire ciò che è accaduto a San Benedetto del Tronto. Perché non siamo davanti soltanto a un’aggressione, ma alla materializzazione di un clima, alla traduzione fisica di un linguaggio. Stiamo vivendo il momento esatto in cui una pedagogia dell’ostilità smette di essere propaganda e diventa gesto di sopraffazione.
In mezzo alla strada, un uomo di origine irachena, visibilmente in difficoltà psichica, viene prima strappato dalla sua bicicletta, che viene scagliata via come se fosse essa stessa un’estensione intollerabile della sua presenza. Poi viene aggredito, esposto allo sguardo dei passanti, umiliato pubblicamente, trasformato in un bersaglio. A compiere l’aggressione è Giuseppe Barboni, imprenditore e iscritto a Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci.
Ciò che rende questa scena ancora più grave non è soltanto la brutalità del fatto. È la sua pretesa di legittimità. È il sottotesto morale che la accompagna: l’idea, ormai sempre più diffusa, che esistano corpi meno intoccabili di altri, vite meno degne di tutela, persone che possono essere trattate non come soggetti di diritto, ma come ostacoli da rimuovere. Per questo l’aggressione non viene nascosta, rimossa o vissuta come una colpa. Viene esibita.
È lo stesso Barboni a pubblicare i video del pestaggio, come se cercasse consenso, come se non avesse bisogno di giustificarsi, ma di essere confermato. E quel consenso, in larga parte, arriva. È questo l’aspetto più allarmante: la violenza non solo viene compiuta, ma viene esibita al giudizio pubblico come un gesto comprensibile, persino meritorio.
La violenza legittimata dalla politica non viene più percepita come una vergogna, ma come un linguaggio condivisibile. L’aggressore viene rapidamente assorbito nel circuito mediatico della provocazione, fino a trasformarsi in un personaggio. Il quadro si completa: la sopraffazione non è soltanto tollerata, ma spettacolarizzata. Il brutale smette di apparire intollerabile e diventa racconto, intrattenimento, visibilità. E anche se ora l’ex generale prende le distanze da quel fatto, resta che gran parte della cifra politica di Vannacci si è costruita su questo.
La violenza politica non nasce mai all’improvviso. Matura lentamente, per saturazione simbolica. Si prepara attraverso parole, slogan, semplificazioni, nemici costruiti ad arte. Prima si erode l’empatia. Poi si normalizzano il disprezzo e l’umiliazione. È accaduto con la retorica della “pancia del Paese” evocata per legittimare la rabbia come criterio politico; con i “taxi del mare”; con etichette come “buonisti” o “pacifinti”: parole che non aprono il confronto, ma chiudono la possibilità stessa di riconoscere l’altro come interlocutore. Formule che non alimentano il dibattito, ma riducono l’altro a un bersaglio.
Infine arriva qualcuno che, sentendosi investito di una funzione, compie il gesto che altri hanno già reso pensabile. A quel punto non si percepisce più un aggressore, ma l’interprete di una volontà collettiva, l’esecutore di un ordine morale, il braccio di una rabbia che considera condivisa.
Lo aveva già detto Freud con impressionante lucidità in Psicologia delle masse e analisi dell’Io. Nella massa, il soggetto arretra. Si alleggerisce dal peso del giudizio personale, si consegna all’identificazione con il capo, con il gruppo, con la parola d’ordine. Il dubbio si ritira. La complessità diventa intollerabile. L’ambivalenza viene vissuta come debolezza. Al suo posto subentrano l’obbedienza emotiva, il sollievo dell’appartenenza, il piacere regressivo di sentirsi parte di un “noi” finalmente compatto perché contrapposto a un “loro” da colpire, da degradare e poi espellere. Una dinamica psichica profonda, in cui l’angoscia individuale cerca scarico in un bersaglio esterno e la frustrazione si trasforma in licenza morale.
Nessuna violenza collettiva nasce nel vuoto. Ha bisogno di parole che la preparino, di una cornice che la assolva, di un linguaggio che abitui a considerare alcuni esseri umani meno degni di protezione. Prima si costruisce il nemico. Poi lo si svuota del suo volto. E quando un volto scompare, colpirlo diventa più facile. La disumanizzazione non è un eccesso del linguaggio: è il suo uso più pericoloso.
Per questo il punto non è soltanto il singolo aggressore, ma il clima che lo rende pensabile. Il contesto emotivo e politico che trasforma la brutalità in prova di forza e l’umiliazione in scena pubblica. Quando una società smette di scandalizzarsi davanti alla violenza esibita, significa che l’anestesia morale ha già cominciato il suo lavoro. E che il confine tra ordine e barbarie si sta consumando sulla pelle dei più vulnerabili.
Roberto Vannacci va nominato qui non come comparsa laterale, ma come figura centrale di una precisa operazione di legittimazione. La sua responsabilità è quella di avere contribuito, con il proprio lessico pubblico, a rendere più abitabili il disprezzo, l’esclusione e la degradazione dell’altro. Il 17 agosto 2023 Vannacci dice degli omosessuali: “Normali non lo siete, fatevene una ragione”. Il 27 aprile 2024 afferma che “l’antifascismo non ha alcun senso”, definisce Mussolini uno “statista” e rilancia l’idea di classi separate per studenti con disabilità. Il 29 luglio 2024, in un passaggio rilanciato da La7, rivendica che “il cameratismo non ha nulla a che vedere con ciò che ci vorreste dire voi”. Il 9 dicembre 2024, nel podcast analizzato da Fanpage, difende i richiami alla Decima Mas e, alla domanda se quei riferimenti servano a strizzare l’occhio all’estrema destra, risponde: “Perché no?”. Il 14 giugno 2026 sostiene che “il femminicidio non esiste”; il 16 giugno 2026, ancora ANSA riporta la frase secondo cui un reato contro un omosessuale non può essere considerato più grave. Non sono uscite marginali. Sono tasselli coerenti di un’opera di sdoganamento.
Anche il manifesto di Futuro Nazionale insiste su identità, disciplina, tradizioni, sicurezza, comunità; mentre il programma ufficiale risulta ancora in fase di definizione. Talvolta non serve neppure un programma compiuto. Basta un campo simbolico netto. Basta la costruzione insistita di un “noi” puro, assediato, meritevole di difesa, opposto a un “loro” opaco, minaccioso, degradato. È lì che si produce la licenza interiore. È lì che l’aggressività trova forma, nome, direzione.
Ridurre quanto accaduto a un eccesso individuale sarebbe non solo un errore, ma una forma di complicità intellettuale. Non siamo davanti alla devianza di un singolo ma al punto in cui il clima si è fatto linguaggio e muscolo. È il momento in cui la parola politica, avendo smesso di contenere la pulsione, comincia ad alimentarla. In cui il discorso pubblico non argina più il risentimento, ma lo organizza, gli dà una sintassi, un bersaglio, perfino una parvenza morale. Quando la politica legittima la disumanizzazione e organizza il risentimento, la violenza non tarda mai a trovare chi è disposto a compierla.
(da Fanpage)
—

argomento: Politica | Commenta »

BARBONI SI NASCE

Luglio 15th, 2026 Riccardo Fucile

VANNACCI SI DIVENTA

Ha fatto bene il generale Vannacci a prendere le distanze dal suo caporalmaggiore marchigiano, l’imprenditore del lusso Giuseppe Barboni, che a dispetto del cognome traffica in riccanza e si è meritato il soprannome di Briatore 3.0 (aspettiamo con qualche ansia il 4). Barboni è salito al disonore delle cronache per avere gettato a terra un immigrato che bloccava il traffico.
L’anima sensibile di Vannacci è rimasta segnata dalla crudezza delle immagini, suppongo da una in particolare: prima di menare l’immigrato, Barboni ha aspettato di finire il gelato. Ci ha discusso a lungo, tra una leccata e l’altra, ma è passato all’azione solo quando ha potuto liberare le mani dal cono. Non ha picchiato sotto l’effetto dell’ira, ma della vaniglia, nel pieno delle sue facoltà mentali e palatali. Al punto che, lungi dal provarne imbarazzo, ha subito postato la sua prodezza sui social.
Vannacci lo ha sconfessato, dopo averci riflettuto a lungo. Evidentemente era incerto tra il cono e la coppetta. Così in queste ore un po’ tutti si stanno chiedendo: da chi Barboni avrà preso la passione per le vie spicce e la cultura dell’intolleranza verso coloro che con affetto ha definito «melme ingrate»? Chi mai gli avrà trasmesso il culto per i giustizieri, i semplificatori, i privati cittadini che risolvono problemi senza far perdere tempo alle forze dell’ordine?
Forse, nel nuovo mondo al contrario, Barboni si nasce, mentre Vannacci si diventa.

(da Repubblica)

argomento: Politica | Commenta »

SULLA LEGGE ELETTORALE MELONI HA PECCATO DI HYBRIS: LA SINISTRA ORA HA UNA GRANDE CHANCE

Luglio 15th, 2026 Riccardo Fucile

SE IL MELONELLUM E’ DAVVERO SEPOLTO SI VOTERA’ CON IL VECCHIO ROSATELLUM

La sconfitta politica è personale, e sanguinosa. Giorgia Meloni ha perso malamente, e non su un dettaglio: sul cuore della legge truffa con cui sperava di scegliersi il prossimo Parlamento. L’emendamento sulle preferenze è stato bocciato a scrutinio segreto per un solo voto: 187 sì contro 188 no. Meloni aveva invitato tutti a «metterci la faccia». Alla fine ce l’ha messa lei, ma è stata sfiduciata proprio dai suoi.
Non è una disputa tecnica. La premier aveva trasformato il voto in una sfida personale per provare a salvare una riforma orrenda. Il Melonellum cancella i collegi uninominali, assegna un premio abnorme alla coalizione che arriva al 42 per cento e, come sfregio alla Costituzione e ai poteri del presidente della Repubblica, prevede l’indicazione del candidato premier direttamente nella scheda.
Una legge scritta con un solo intento, nemmeno mascherato: consegnare alla destra una super maggioranza con cui provare non solo a governare nella prossima legislatura, ma a eleggere in solitaria le figure di garanzia istituzionali, quella del Colle in primis. L’invocazione alla stabilità, dopo quasi 5 anni di dominio ininterrotto, è risibile. Il mantra nasconde solo il vecchio vizio dei governi uscenti (anche di sinistra) di cambiare le regole prima dell’inizio della partita, perché il risultato possibile con le vecchie norme non piace più.
La maggioranza in teoria può raccogliere i cocci e provare a riscrivere l’emendamento. Politicamente, però, la riforma è morta. Il governo non può pensare di approvare una legge elettorale avendo tutte le opposizioni contro se non la votano nemmeno quelli che l’hanno proposta. E non si superano 114 scrutini segreti, compreso quello finale, se il governo va sotto al primo minuto di gioco.
La disfatta per la destra è fenomenale, per entità è seconda solo a quella avuta sul referendum sulla giustizia, ed è normale che le opposizioni chiedano ora a gran voce elezioni anticipate. Non credo, però, che il governo seppur in evidente fase crepuscolare cadrà prestissimo. Il potere resta un collante potente, e le divisioni nella coalizione di FdI, Lega e Forza Italia, minacciate dalla crescita esponenziale nei sondaggi dei fascisti di Vannacci, non indurranno Meloni a un proprio Papeete in tempi brevi.
Anzi. Una strascicata sopravvivenza del governo è l’ipotesi più probabile. Ma è anche quella che potrebbe fare più danni al Paese. L’Italia non può permettersi un’armata Brancaleone in un momento così complesso e delicato, sia sul piano interno sia su quello internazionale. La guerra in Medio Oriente spinge in alto i costi dell’energia e dei carburanti, l’aggressione russa all’Ucraina continua a colpi di missili e minacce nucleari, il rapporto degli Stati Uniti con Roma e gli (ex) alleati europei è stato devastato dal bullo che siede alla Casa Bianca. La Banca d’Italia prevede una crescita striminzita dello 0,5 per cento nel 2026 e dello 0,4 nel 2027. Se Meloni avesse a cuore gli interessi nazionali, dovrebbe fare uno scatto d’orgoglio e portarci al voto il prima possibile.
Se il Melonellum è davvero sepolto, come qui ci si augura, si voterà con ogni probabilità con il vecchio Rosatellum. Per la sinistra è un’occasione enorme. Innanzitutto, si brindi allo scampato pericolo: con la nuova legge elettorale Meloni intendeva mettere il dito nella piaga del campo largo, costringendolo a scegliere un leader unico prima delle elezioni. Inoltre, la struttura dei collegi potrebbe aiutare il centrosinistra: sondaggi alla mano, nel Mezzogiorno potrebbe ottenere quasi un filotto. Con il Rosatellum Pd, M5s, Avs e forze centriste possono costruire un’alleanza basata sulla forza dei candidati e su un programma essenziale, rinviando la scelta della guida del governo. Non significa rimuovere il problema della leadership, ma impedire che la sfida tra Elly Schlein e Giuseppe Conte distrugga il campo prima ancora del giudizio degli elettori.
Attenzione. La sconfitta di Meloni è figlia solo e soltanto della hybris e dall’arroganza della premier, non certo delle capacità di un’opposizione apparsa ancora divisa e incerta su programmi e posture sui grandi temi del tempo. I progressisti in poche settimane sono riusciti, per beghe e insipienza strategica, a perdere subito il treno del trionfo referendario. Ora non ci sono più alibi.
Bisognerà scegliere insieme candidati credibili, sia nei collegi sia nelle liste bloccate, spiegare nel programma come aumentare salari e crescita, difendere sanità e scuola, collocando l’Italia in Europa senza distinguo e ambiguità. Max Weber scriveva che l’etica della responsabilità impone di «rispondere delle conseguenze prevedibili delle proprie azioni». È il conto che oggi arriva a Meloni. Chi sogna di sostituirla ha fatto già troppi errori. Non ne faccia altri: sarebbe imperdonabile.

(da editorialedomani.it)

argomento: Politica | Commenta »

“ADESSO VADO A SCOPRIRE CHI SONO I FRANCHI TIRATORI”: L’EX COGNATO D’ITALIA, LOLLOBRIGIDA, SI ERGE A “ACCHIAPPA TRADITORI” MA IL CONTO E’ PRESTO FATTO: ALLA MAGGIORANZA SONO MANCATI UNA TRENTINA DI VOTI

Luglio 15th, 2026 Riccardo Fucile

ALCUNI SONO DI FORZA ITALIA: VENTI DEPUTATI AZZURRI, ANTI-TAJANI E CONTRARI ALLE PREFERENZE, HANNO CREATO UN GRUPPO “SEGRETO” SU WHATSAPP (NE FANNO PARTE DIVERSE DONNE) … HANNO VOTATO CONTRO ANCHE ALCUNI FRATELLI D’ITALIA DEL SUD E QUALCHE LEGHISTA – LA DOMANDA E’: AL GOVERNO NON AVEVANO SENTORE DI QUESTA DISFATTA? HANNO LASCIATO BRUCIARE LE PREFERENZE, SGRADITE A TUTTI? GIORGIA MELONI CERCAVA UN PRETESTO PER ANDARE AL VOTO?

Le mani tra i capelli di Antonio Tajani sono tutto un programma. Così come lo sguardo gelido di Francesco Lollobrigida, chino sul cellulare: «Adesso vado a scoprire chi sono i franchi tiratori, ci sentiamo dopo». È pericoloso chiedergli altri dettagli, visto l’umore. Luca Ciriani, che di lavoro fa il ministro per i Rapporti con il Parlamento, è una statua di sale. Catatonico: «Ha vinto l’istinto di autoconservazione». Maurizio Lupi scuote la testa, non ci crede. La falange vannacciana, che si era ripresa col telefonino al momento del voto forse come pegno di lealtà a Meloni, è scossa da un brivido d’eccitazione. Ghigni sparsi, messaggi al generale.
Dopo qualche minuto si scambiano il cinque Laura Ravetto e Domenico Furgiuele (accusato alla ripresa dei lavori dalle opposizioni di aver urlato «Hitler!»).
Intanto c’è chi chatta, soprattutto dentro Forza Italia. Un gruppo di venti deputati azzurri, non proprio allineati con Antonio Tajani (per usare un eufemismo) da qualche giorno ha creato un gruppo segreto su WhatsApp dove si monitora il fronte del «no» all’emendamento. Notizia: è la chat dei franchi tiratori di Forza Italia. Ne fanno parte diverse donne. Tajani intanto è uscito dall’Aula: parla con Stefano Benigni, che si era occupato di legge elettorale.
Chissà se lo sta ascoltando sul serio. Il deputato amico di Marta Fascina strabuzza gli occhi: «Paz-ze-sco». I sospetti cadono sul partito fondato da Silvio Berlusconi che per l’eterogenesi dei fini ha votato, in parte, contro l’emendamento delle preferenze. Per una questione di merito e forse per mandare un segnale al leader e ministro degli Esteri. L’altra inquadratura è sui leghisti.
Un’ombra li insegue. Ci sono casi curiosi. Il sottosegretario Federico Freni, in missione quindi assente giustificato, è entrato «ma non ha votato», è l’accusa di Fratelli d’Italia.
Veleni anche su Vania Gava, che risultava assente ma invece era presente. L’ufficio stampa del Carroccio dirà che la viceministra ha votato — da FdI insistono di no — ma ammette che «c’è stato un problema con la registrazione».
L’onorevole meloniano Luca Sbardella: «Da noi molti hanno votato addirittura solo con l’indice, alzando il pollice verso l’alto, per fare in modo che mettendo l’indice dentro le fessura dello scranno si sarebbe potuto scegliere solo sì perché il dito non può arrivare ai due tasti, quello dell’astensione e l’altro del no».
Matilde Siracusano, sottosegretario di Forza Italia con delega ai Rapporti con il Parlamento, si fa dare la «strisciata» degli assenti non giustificati perché non in missione: quattro di FI e tre della Lega. Raffaele Nevi, braccio destro di Antonio Tajani, dice che «sono mancati i voti dei vannacciani». Lo pensa anche il ministro Ciriani. Anche se fosse così non sarebbero bastati, quelli di Futuro nazionale, a far saltare il banco.
Mancano all’appello una trentina di voti nel centrodestra, almeno. «Forza Italia, Lega e Vannacci», dice Lupi a Ilaria Cavo. Noi moderati ha firmato l’emendamento «accoppato» con Fratelli d’Italia.
A cui si sono aggiunti poi all’ora di pranzo Lega e Forza Italia. Lunedì Meloni ha organizzato una rapida call con i vicepremier per avvisarli che in caso di scherzi su questo emendamento avrebbe «mandato tutti al voto». Strategia della tensione che non ha funzionato. Così come la scelta della premier, comunicata alla ministra Elisabetta Casellati, di voler dare il parere favorevole del governo, facendolo esporre sul testo, invece di «rimettersi all’Aula», altra possibilità contemplata.
La caccia ai franchi tiratori è un esercizio scolastico. Da Via della Scrofa riferiscono di una riunione di FI all’ora di pranzo con Tajani in cui molte donne, a partire da Catia Polidori, si sono espresse contro le preferenze. D’altronde avevano sottoscritto anche un appello. Girano voci su alcuni parlamentari meloniani del Sud che avrebbero disobbedito all’ordine della leader, esplicitato su Facebook.

(da Corriere della Sera)

argomento: Politica | Commenta »

“E’ LA NOSTRA PRESA DELLA BASTIGLIA”: I FRANCHI TIRATORI FESTEGGIANO IL VOTO CHE AFFOSSA IL GOVERNO MELONI

Luglio 15th, 2026 Riccardo Fucile

LA MAGGIORANZA E’ A CACCIA DI CHI HA AFFOSSATO IL GOVERNO

“Allons enfants de la Patrie!”, ci saluta canticchiando euforico un parlamentare della maggioranza, che incrociamo in un recondito corridoio di Montecitorio. Pochi minuti prima, a scrutinio segreto e per un solo voto, la maggioranza è andata sotto sull’emendamento più importante alla legge elettorale. “È il 14 luglio, la presa della Bastiglia” ironizza il deputato franco – decisamente franco – tiratore. E allora gli chiediamo: “Onorevole Franco Tiratore, adesso si può comunque andare avanti?” “Tecnicamente certo”, risponde. “E politicamente?”, “Bè politicamente è un altro discorso”.
Sono le 19.08 quando sul tabellone dell’aula appare il risultato della votazione segreta sull’emendamento a prima firma del capogruppo di Fdi Galeazzo Bignami. Un testo teoricamente appoggiato da tutte le forze di governo e non solo. Risultato: 187 voti a favore, 188 contro. Un un punto di scarto che fa esplodere l’aula. La scena che rimarrà negli annali della politica è quella delle opposizioni che esultano, si abbracciano, urlano: “A casa! Dimissioni!”. Ma quella politicamente più rilevante accade subito dopo.
La maggioranza sbanda. Invece che chiedere un’immediata sospensione dei lavori, i maggiorenti di Fratelli d’Italia e degli altri partiti di governo si guardano tra loro attoniti, si agitano, litigano. E intanto lasciano il microfono ai leader dell’opposizione. I ministri Foti e Ciriani discutono animatamente con Bignami, mentre Conte attacca: “Avete sfiduciato Meloni”. Donzelli compulsa il telefono attorniato da colleghi che gli domandano cosa succede adesso e intanto Schlein tuona: “Ora il governo vada a casa”. Per tanto, troppo tempo, gli uomini e le donne della destra sembrano pugili suonati, che continuano a prenderle senza che nessuno suoni il gong.
Quando finalmente – ma è passata almeno mezz’ora – la seduta viene sospesa, parte la caccia a chi ha tradito, nel segreto dell’urna. Se le pareti del Transatlantico potessero parlare, racconterebbero di quante volte hanno visto indagini di questo tipo in passato, che non sono mai arrivate a una risposta definitiva. Ma nonostante tutti noi sappiamo che la soluzione rimarrà nascosta, non possiamo fare a meno di chiederci e chiedere. Innanzitutto, quanti sono i franchi tiratori dentro la maggioranza? Tra i trenta e i quaranta, è la stima più accreditata. Ma c’è chi alza l’asticella fino a cinquanta, perché almeno in teoria anche Italia Viva dall’opposizione avrebbe votato a favore. E pure i Vannacciani, che hanno filmato il voto (è proibito dal regolamento) per evitare speculazioni sul loro conto.
Chi ha tradito?
“Abbiamo proprio visto alcuni colleghi che scientemente non hanno votato”, dice uscendo dall’aula il capogruppo di Fdi Bignami, che mette la mano sul fuoco sulla lealtà suoi. Lo stesso però fanno i pari ruolo di Lega e Forza Italia. E allora – semi cit. del film Tre Uomini e Una Gamba – “se abbiamo giocato così bene, come abbiamo fatto a perdere?”. Tradotto, chi ha votato contro le indicazioni ufficiali? Sicuramente la maggiore insofferenza alla vigilia si registrava tra i deputati di Salvini e Tajani, che solo all’ultimo minuto hanno dato il via libera alle preferenze “sostenibili” (copyright Donzelli). Quindi i parlamentari leghisti e forzisti sono da subito i più sospettati, anche perché da tempo i due partiti sono ingovernabili,, dilaniati da lotte interne, che hanno indebolito la leadership dei rispettivi segretari.
Ma negli agguati del voto segreto, l’impronta non è mai una sola. Ci sono motivazioni politiche, lotte intestine, rancori personali che si saldano insieme, fino a rompere la diga delle indicazioni di partito, specialmente quando si va verso la fine della legislatura. Ci dice il viceministro degli Esteri in quota Fratelli d’Italia Edmondo Cirielli: “Chi non ha i voti, si è espresso contro perché pensava di non essere rieletto”. Un’altra chiave di lettura è quella della rivolta delle donne, anche di centrodestra, penalizzate dal meccanismo di alternanza di genere previsto nell’emendamento di Fdi. Non è un caso che le proposte delle opposizioni sul tema – votate in aula prima del grande boom – avessero già riscosso consensi dentro la maggioranza. Tante istanze che si saldano insieme, appunto.
Un errore politico
Quello che rimane però è soprattutto il dato politico. “Hanno fatto un disastro”, gongolano i parlamentari Pd in Transatlatico. Nota a margine, Elly Schlein pare riuscita a tenere unito il gruppo su un argomento, come quello delle preferenze, che pure vedeva sensibilità opposte all’interno dei Dem. Sicuramente all’impresa ha contribuito il fatto che il governo abbia deciso, sorprendentemente, di intestarsi la battaglia. Eppure pochi minuti prima dell’inizio delle votazioni, la ministra per le Riforme Maria Alberti Casellati aveva detto ai nostri microfoni che non poteva esprimersi, perché “sulla legge elettorale il parlamento è sovrano”.
Ma poi, nell’emiciclo di Montecitorio, la stessa Casellati a nome del governo ha dato parere favorevole all’emendamento Bignami, anziché rimettersi all’aula. Quindi, in sostanza, l’esecutivo ha messo il proprio timbro sulla proposta sulle preferenze. Come se non bastasse, negli stessi momenti, Giorgia Meloni ha buttato il carico, con un post sui social in cui chiedeva alle opposizioni di rinunciare al voto segreto. In questo modo, la premier ha deciso di scendere in campo e investire lo scrutinio sulle preferenze di un significato politico più ampio.
Sul perché Meloni lo abbia fatto, ci sono due possibili interpretazioni. La prima – più semplice, ma più quotata – è che abbia semplicemente sbagliato i calcoli. Sicura di risultare vincitrice nel voto in aula, dopo l’accordo con le altre forze di maggioranza, la premier avrebbe deciso di esporsi in prima persona, per raccogliere un risultato politico, che invece non è arrivato. C’è però un altra ipotesi, minoritaria fra le fonti che abbiamo raccolto, ma che vale la pena riportare.
È quella per cui Meloni avrebbe messo in conto o addirittura cercato l’incidente così da avere un pretesto, per andare a elezioni già questo autunno. Una suggestione che al momento non trova riscontri nei Fratelli d’Italia, decisi ad approvare comunque una legge elettorale – anche se monca – e concludere la legislatura. D’altra parte, già pochi minuti dopo il voto, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha paventato l’ipotesi di ‘correggere’ di nuovo il testo, nel passaggio a palazzo Madama, dove non c’è il voto segreto. Ma siamo sicuri che un’operazione del genere avrebbe successo? “Con la riduzione dei seggi già i parlamentari hanno deciso di tagliarsi la testa – ci dice una fonte, che conosce le dinamiche delle Camere -. Non accetteranno di tagliarsi anche i c…”. Ghigliottina sì, ma fino a un certo punto.

(da Fanpage)

argomento: Politica | Commenta »

CHI HA AFFOSSATO L’EMENDAMENTO DI FDI SULLE PREFERENZE? TRA I MELONIANI I SOSPETTI SI DIRIGONO VERSO I DEPUTATI DI FORZA ITALIA FEDELI A MARINA BERLUSCONI. LA CAV IN GONNELLA, CHE HA IN MANO LE FINANZE AZZURRE, NON HA MAI DIGERITO I PIANI DELLA DUCETTA SU UNA RIFORMA ELETTORALE CHE PREMIA IL PARTITO PIÙ FORTE DELLA COALIZIONE. E CHE DAREBBE UNO STRAPOTERE A “IO SO’ GIORGIA” SULLA SCELTA DEL PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Luglio 15th, 2026 Riccardo Fucile

POCO DOPO IL VOTO CHE HA RESPINTO L’EMENDAMENTO, A MONTECITORIO LA “VEDOVA MORGANATICA” DEL CAV, MARTA FASCINA, E IL SUO FEDELISSIMO TULLIO FERRANTE SONO STATI VISTI RIDERE DI GUSTO

Due scene per raccontare la morte annunciata di un emendamento e la soddisfazione di chi lo ha osteggiato fino all’ultimo. In fila per lo champagne all’ambasciata francese, Gianmarco Centinaio, ex ministro della Lega e vicepresidente del Senato, agita le braccia come se non contenesse l’entusiasmo mentre parla con i senatori di Italia Viva Silvia Fregolent e Ivan Scalfarotto: «Oggi è veramente una bella giornata».
È passata solo mezz’ora dal voto alla Camera: «Ma io sono un senatore – scherza malizioso – quindi non ho nessuna responsabilità». Quasi contemporaneamente, in un corridoio di Montecitorio due deputati di Forza Italia, Tullio Ferrante e Marta Fascina, ridono di gusto per nulla preoccupati da quanto è appena successo. Non sono due parlamentari azzurri qualsiasi.
La seconda, solitamente assente in Parlamento, è stata l’ultima compagna di Silvio Berlusconi, e oggi si dice molto sensibile alle indicazioni politiche della primogenita Marina, presidente di Fininvest.
Lega e Forza Italia avevano pregato Giorgia Meloni di non forzare, che il rischio di un incidente era concreto. La sera prima del voto, l’altro ieri, durante l’ultimo confronto a tre, la premier aveva provato a spiegare ad Antonio Tajani e a Matteo Salvini che affossare l’emendamento avrebbe anche potuto provocare una slavina verso una crisi di governo.
Qualcosa meno di una minaccia a cui il segretario di Forza Italia e il leader della Lega hanno risposto spiegando a Meloni che se le opposizioni avessero attivato la trappola del voto segreto loro non sarebbero stati in grado di garantire la tenuta dei gruppi. E, alla fine, è andata secondo le più fosche aspettative. La logica dei franchi tiratori ha prevalso.
L’eco del boato delle opposizioni che in Aula hanno accolto il “no” per un solo voto alle quasi-preferenze è ancora forte a Palazzo Chigi quando Meloni, poco meno di due ore dopo, commenta il duro colpo subito a Montecitorio. «Ci abbiamo provato – sentenzia – ma ha vinto di nuovo la palude».
La premier sostiene di aver tentato di reintrodurre le preferenze «dopo 30 anni di liste bloccate», anche se preferenze non erano, e la formulazione dell’emendamento prevedeva i capilista bloccati e un listino di sei nomi scelti dai leader su cui apporre tre crocette.
Ma è l’unico modo per uscirne senza infilare la portiera dell’auto della scorta e salire al Quirinale per rimettere il mandato. Nel comunicato che confeziona, mentre dà ordine di trasmettere tutta la sua ira, Meloni fa quello che chi la conosce da sempre aveva previsto: cerca di capitalizzare una sconfitta. Di trasformarla in una battaglia combattuta convintamente in solitaria: «Un’occasione persa per gli italiani».
Persa per colpa altrui. Per la sinistra e le opposizioni «che hanno voluto il voto segreto» ed «esultano come se avessero vinto un Mondiale». «Ma anche» per «i diversi voti che sono mancati nella maggioranza». Ed è su questo, conclude, che «serve una riflessione».
Da Palazzo Chigi filtra l’arrabbiatura della premier ma anche la volontà di non drammatizzare ulteriormente. Fonti a lei vicine dicono che non dovrebbe salire al Colle, perché sostengono si tratti solo di una modifica alla legge elettorale finita in un binario morto. Un emendamento che secondo il presidente del Senato Ignazio La Russa si potrebbe recuperare a Palazzo Madama, dove il voto da regolamento è solo palese.
Resta l’amarezza, comunque. E la sensazione di non riuscire a contrastare le forze avverse interne alla maggioranza. I sospetti, tra i meloniani, si dirigono quasi automaticamente verso i deputati fedeli a Marina Berlusconi.
Sanno che la manager, che ha in mano le finanze e l’eredità spirituale di Forza Italia, non ha mai digerito i piani di Meloni su una riforma elettorale che premia il partito più forte nelle coalizioni. E che darebbe uno strapotere alla leader di FdI, anche sulla scelta del prossimo presidente della Repubblica, se dovesse prevalere di nuovo il centrodestra.
Meloni ha tentato, convinta di riuscire a dominare le frustrazioni di tanti anonimi parlamentari. Ma il voto segreto sa essere spietato. Lo aveva intuito, forse troppo tardi, nel pomeriggio di ieri.
«Sfido le opposizioni a non chiedere il voto segreto» ha scritto in un post, poco prima della chiamata in Aula. Era un appello rivolto agli avversari, ma in realtà stava parlando ai suoi alleati. Ora, proprio per non dare l’impressione di farsi risucchiare dalla palude, la leader non frenerà sulla legge elettorale.
Altro discorso in Senato, dove la maggioranza ha già deciso di farla andare a rilento in attesa di vedere i sondaggi di settembre. Se a quel punto, come credono la premier e i ministri di Fratelli d’Italia, il fenomeno Roberto Vannacci si sarà sgonfiato, allora si procederà verso l’approvazione.
Se invece il generale dell’ultradestra dovesse continuare la sua ascesa, lo stop definitivo, per ragioni di convenienza, diventerà uno scenario molto concreto.

(da La Stampa)

argomento: Politica | Commenta »

LA FURIA DI MELONI SUI 30 FRANCHI TIRATORI E I SOSPETTO SU MARINA BERLUSCONI:”IPOTESI VOTO A GIUGNO”

Luglio 15th, 2026 Riccardo Fucile

TRENTUNO I VOTI PERDUTI DALLA MAGGIORANZA… I SONDAGGI DI SETTEMBRE SU VANNACCI E LA MINACCIA DI UN GOVERNO BALNEARE

Giorgia Meloni è furiosa con i trenta franchi tiratori che hanno affossato la sua legge elettorale. E se i sospetti della premier vanno da Forza Italia a Futuro Nazionale, il nome che potrebbe aver orchestrato tutto è quello di Marina Berlusconi. Ma, riferisce il Corriere, girano voci su alcuni parlamentari meloniani del Sud che avrebbero disobbedito all’ordine della leader, esplicitato su Facebook. E a Palazzo Chigi intanto riflettono. Notando che così si tifa per il pareggio alle elezioni politiche del 2027. Mentre una finestra per il voto anticipato a giugno comincia ad aprirsi.
Chi sono i 30 franchi tiratori della legge elettorale
La definizione di franchi tiratori viene dal gergo militare. Individua un combattente che spara contro le truppe regolari. Praticando azioni di guerriglia contro l’occupazione o l’evacuazione dei centri abitati. Quelli che hanno affossato dal di dentro l’emendamento sulle preferenze dovrebbero essere circa trenta. E si pensa in primo luogo a Forza Italia, poi alla Lega e infine a Vannacci. Lunedì Meloni ha organizzato una rapida call con i vicepremier per avvisarli che in caso di scherzi su questo emendamento avrebbe «mandato tutti al voto». Da Via della Scrofa parlano anche di una riunione di FI all’ora di pranzo con Antonio Tajani in cui molte donne, a partire da Catia Polidori, si sono espresse contro le preferenze. D’altronde avevano sottoscritto anche un appello.
La premier furibonda
Intanto la premier è furibonda con chi ha preferito «mettere la testa dentro la sabbia». Repubblica dice che ora torna a pensare al voto a giugno e al governo balneare: «Io l’avevo detto e sono stata l’unica». Nel suo staff l’avevano avvertita: «Guarda che in questo modo rischi di perdere consenso e logorarti». Ma lei faceva spallucce: «Di sicuro non andrò avanti a oltranza, o la nuova legge elettorale si fa entro l’estate o amen, e comunque io sono fatta così». E ancora: «Io lavoro per gli italiani e non per il mio schieramento, lasciare questa legge significa riportare l’Italia a dieci anni fa, con maggioranze arcobaleno che rischiano di riportarci nel baratro».
Ti potrebbe interessare
La scommessa sul pareggio
La premier pensa di aver ormai verificato in Parlamento che c’è una maggioranza che scommette sul pareggio e sulla mancanza di stabilità. Mentre uno scenario di governo balneare, di due o tre mesi al massimo, che «sarà costretto a fare quello che dicevo io un anno prima», viene già messo in conto. Con il voto a giugno. Ieri si è confronata con Donzelli, Bignami e la sorella Arianna. La sconfitta di oggi potrebbe trasformarsi in rivincita, è l’auspicio. Ma intanto c’è chi parla di più di 30 franchi tiratori, visto che gli 8 vannacciani e i 7 renziani hanno votato Sì. «Secondo i nostri calcoli sono 31», dice il capogruppo leghista Riccardo Molinari, «e non c’è nessuno dei nostri». Il dem Igor Taruffi ha fatto un calcolo: «Un terzo FI, un terzo Lega, un dieci per cento di meloniani».
Marina Berlusconi
Ma un retroscena su La Stampa fornisce anche un nome. Marta Fascina, presente ieri al voto della Camera, è considerata molto sensibile alle indicazioni politiche della primogenita Marina, presidente di Fininvest. Meloni non dovrebbe salire al Colle. Visto che si trattava soltanto della modifica di una legge elettorale. E secondo il presidente del Senato Ignazio La Russa a Palazzo Madama si potrebbe recuperare tutto, visto che il voto da regolamento è solo palese. Ma i sospetti, spiega Ilario Lombardo, si dirigono verso i deputati fedeli a Marina Berlusconi. Che ha in mano le finanze e l’eredità spirituale di Forza Italia. E non vuole dare strapotere a FdI nell’anno in cui si dovrà scegliere il prossimo presidente della Repubblica.
Vannacci e i sondaggi
Infine in Senato la maggioranza ha deciso di attendere i sondaggi di settembre per la legge. Se il fenomeno Vannacci si sarà sgonfiato si andrà verso l’approvazione. Se invece il generale dell’ultradestra dovesse continuare la sua ascesa, lo stop definitivo, per ragioni di convenienza, diventerà uno scenario molto concreto.

(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.295)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.221)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (119)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.581)
    • criminalità (1.402)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.528)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.331)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.077)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (821)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (510)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (542)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.784)
    • governo (5.799)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.411)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (40.370)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.682)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (452)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Luglio 2026 (288)
    • Giugno 2026 (545)
    • Maggio 2026 (402)
    • Aprile 2026 (591)
    • Marzo 2026 (641)
    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (652)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (457)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (503)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (460)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (584)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (632)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (204)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (157)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Luglio 2026
    L M M G V S D
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    2728293031  
    « Giu    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • COME SI SPIEGA LA VICINANZA DI FRATELLI D’ITALIA A CLAUDIA CONTE? IERI, ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DELL’AMANTE (EX?) DEL MINISTRO PIANTEDOSI, AL CIRCOLO CANOTTIERI LAZIO, AVREBBERO DOVUTO PRESENZIARE DUE SOTTOSEGRETARIE DI STATO (LUCIA ALBANO E PAOLA FRASSINETTI), IL PRESIDENTE DELL’ORGANIZZAZIONE GIOVANILE DI FDI, FABIO ROSCANI E IL DIRETTORE DEL GIORNALE DI PARTITO, “IL SECOLO D’ITALIA”, ANTONIO RAPISARDA
    • LA PROCURA DI MILANO HA CHIUSO LE INDAGINI A CARICO DI DANIELA SANTANCHÉ E DI ALTRE 15 PERSONE, TRA CUI LA SORELLA FIORELLA GARNERO E L’EX COMPAGNO CANIO MAZZARO. I REATI IPOTIZZATI SONO BANCAROTTA, FALSO IN BILANCIO E TRUFFA AGGRAVATA AI DANNI DELLO STATO PER I FALLIMENTI DI KI GROUP, KI GROUP HOLDING, BIOERA E UMBRIA SRL
    • LA CASSAZIONE CONFERMA LA SENTENZA D’APPELLO: IL GIOIELLIERE MARIO RUGGERO CONDANNATO A 14 ANNI E 9 MESI PER AVER UCCISO DUE RAPINATORI QUANDO ORMAI ERANO IN FUGA PERCHE’ LA DIFESA NON PUO’ ESSERE SEMPRE LEGITTIMA SE DIVENTA UNA ESECUZIONE
    • MELONI FA L’ENNESIMO REGALO AI NO VAX: ALLA CAMERA E’ STATO APPROVATO UN EMENDAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA CHE CONSENTIRA’ LA REISCRIZIONE ALL’ALBO DEI MEDICI RADIATI PER FATTI LEGATI ALLA PANDEMIA
    • LA MAGGIORANZA NON ESISTE PIU’, SI SPACCA DI NUOVO SULLA LEGGE ELETTORALE. FRATELLI D’ITALIA VOTA A FAVORE DELL’EMENDAMENTO DEI VANNACCIANI SULLE PREFERENZE, CHE VIENE BOCCIATO ALLA CAMERA CON 233 CONTRARI. ANCHE LEGA E FORZA ITALIA SI ESPRIMONO CONTRO
    • MELONI NON HA FATTO I CONTI CON MATTARELLA, C’È UN GROSSO OSTACOLO AL DESIDERIO DELLA DUCETTA DI ANDARE A ELEZIONI ANTICIPATE, DOPO IL PASTROCCHIO SULLA LEGGE ELETTORALE
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA