Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
TEMONO UN IMMINENTE GOVERNO DI ESTREMA DESTRA (E I POST-NAZISTI, PER RITORSIONE, VOGLIONO TAGLIARE I FINANZIAMENTI ALLE CHIESE)
Le chiese in Sassonia-Anhalt stanno cominciando a trasferire i migranti che beneficiano dell’asilo ecclesiastico in altre regioni. È un gesto inaudito, senza precedenti, che dà conto dei timori che i vescovi nutrono già verso un probabile, imminente governo dell’Afd. I presbiteri lo hanno pianificato in realtà da tempo, ossia da quando l’ultradestra ha scritto in primavera nero su bianco nel suo programma che non riconoscerà più l’asilo ecclesiastico e che taglierà i soldi alle chiese. […]
Stephan Reichel, direttore dell’associazione “Matteo — Chiesa e asilo”, conferma a Repubblica che si sta occupando personalmente di un migrante siriano che aveva trovato riparo in una diocesi della Sassonia-Anhalt e che rischia di essere espulso in Bulgaria. Sarà spostato in Sassonia. «È uno scandalo che l’Afd abbia dichiarato guerra alle Chiese e che abbia minacciato a più riprese di cancellare l’asilo ecclesiastico.
Vuol dire rompere con una tradizione di millecinquecento anni, che risale ai primi imperatori romani cristiani, e che è sempre stata rispettata, anche durante gli anni del comunismo», dice Reichel, interpellato al telefono.
Molti cosiddetti “dublinanti”, che secondo le leggi Ue dovrebbero essere respinti nei Paesi europei di primo approdo, chiedono ospitalità alle Chiese per superare il periodo oltre il quale possono poi chiedere asilo in Germania.
In Sassonia-Anhalt, rivela Reichel, i migranti saranno dislocati a breve in altre regioni dove non rischiano di essere trascinati via dalla polizia. E ieri, per la prima volta, è intervenuta pubblicamente sul tema la Chiesa evangelica della Germania centrale (EKM).
Il vescovo Friedrich Kramer non ha voluto dare dettagli per proteggere i migranti ma ha dichiarato a un quotidiano della Turingia che l’asilo ecclesiastico «sarà esternalizzato» dalla Sassonia-Anhalt «perché lì è stato annunciato con grande chiarezza che dopodomani potremmo ritrovarci la polizia alle porte che viene a prendersi i migranti».
Ma, ha aggiunto il vescovo, è «uno spazio di umanità». L’Afd ha dichiarato una guerra talmente esplicita alle Chiese che all’indomani del trionfo alle elezioni in Sassonia-Anhalt anche l’arcivescovo cattolico di Monaco, Reinhard Marx, è stato molto esplicito: «è un risultato terribile e deprimente, ma non è l’ultima parola».
E l’aspirante governatore, Ulrich Siegmund, ha suscitato un’ondata di indignazione nei giorni scorsi quando ha dichiarato di essere d’accordo con il riarmo perché potrà essere utile per la «remigrazione». «Non condanniamo la produzione di armi — ha detto il leader Afd — perché quando cominceremo la nostra offensiva per la remigrazione e i respingimenti dei migranti, avremo bisogno di mezzi».
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
L’EX PARÀ DELLA FOLGORE È RECIDIVO: ERA GIÀ STATO SANZIONATO PER IL PRIMO LIBRO “IL MONDO AL CONTRARIO”, PER AVER LESO IL “PRESTIGIO” E IL PRINCIPIO DI “NEUTRALITÀ” DELLE FORZE ARMATE… NELLA SUA AMATA RUSSIA SAREBBE FINITO 20 ANNI IN SIBERIA O VOLATO DALLA FINESTRA
Per la prima volta il ministro della Difesa Guido Crosetto conferma ufficialmente la sanzione
disciplinare inflitta al generale e leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci per il suo secondo libro Il Coraggio vince uscito a marzo 2024, poco prima delle elezioni europee: un anno di sospensione dalle funzioni del grado, la stessa misura prevista per gli ufficiali in congedo.
Lo fa rispondendo, in forma scritta, a un’interrogazione parlamentare del M5S a prima firma del senatore Bruno Marton che chiedeva conto delle modalità con cui era stato deciso il provvedimento.
Il ministro della Difesa richiama il Codice dell’Ordinamento Militare per spiegare la cornice normativa: l’articolo 1355, secondo cui le sanzioni vanno commisurate al tipo e alla gravità della mancanza, tenendo conto di precedenti disciplinari, grado, età e anzianità del militare. Ma anche l’articolo 1357, che consente sospensioni fino a dodici mesi anche per il personale in congedo.
Il ministero della Difesa conferma ciò che aveva anticipato Il Fatto a luglio: Vannacci era stato sanzionato senza clamore per il libro-autobiografia pubblicati nel marzo 2024 da Piemme mentre l’ufficiale si preparava alla campagna elettorale per le europee ma la sanzione sarebbe potuta essere molto più pesante.
Dodici mesi è il massimo della sospensione salvo la perdita del grado per rimozione, che gli impedirebbe di fare politica fregiandosi del titolo di generale. È un mese in più degli undici rimediati il 28 febbraio 2024 per il primo libro (“Il mondo al contrario”) confermati dal Tar a cui aveva fatto ricorso, con tanto di perdita di metà dello stipendio e dei relativi contributi, per aver leso il “prestigio” e il principio di “neutralità” delle forze armate.
Ma poiché Vannacci è andato in pensione febbraio 2025, la sospensione riguarda solo le “funzioni del grado”, come è previsto per i militari in congedo. A differenza del primo, il secondo libro parla di argomenti di servizio, sui quali i militari hanno un espresso obbligo di riservatezza. Non ha chiesto l’autorizzazione.
La risposta di Crosetto non lascia dubbi sulla sanzione, ma evita i quesiti più politici del M5S: se sia stato rispettato il principio di gradualità rispetto alla prima sanzione, se il caso sia stato deferito a una commissione di disciplina, se il collegio dei 5 generali si sia espresso a maggioranza a favore della conservazione del grado e se il ministro abbia eventualmente disatteso quel parere invocando “ragioni umanitarie” (comunque previste dalla legge).
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
“I NUMERI DICONO CHE NON PUO’ VARCARE LA PORTA DI PALAZZO CHIGI PERCHÉ HA DISTRUTTO LE FINANZE ITALIANE. È STATO UN DISASTRO APOCALITTICO. È TALMENTE UN POPULISTA CHE PUO’ DIRE TUTTO IL CONTRARIO DI TUTTO” … “SI INCHINAVA A TRUMP CHE LO CHIAMA ‘GIUSEPPI’. HA INVITATO I MILITARI RUSSI IN ITALIA”… “HA RESO DIFFICILISSIMO INVESTIRE SU CIO’ CHE SERVE, CIOE’ SULLA SANITA’, SUGLI STIPENDI E SULLA SCUOLA”
“Giuseppe Conte non può tornare a palazzo Chigi perchè ha distrutto le finanze italiane”. Lo dice in un video pubblicato sui suoi social il segretario di Azione Carlo Calenda.
“Conte ha speso quasi 200 miliardi, 194, per bonus edilizi che sono andati a chiunque, gente che aveva bisogno, gente che non aveva bisogno, per la larghissima maggioranza gente che non aveva bisogno, rifacendo il 4% delle case con truffe accertate per 5,6 miliardi di euro. Il provvedimento più costoso della storia della Repubblica Italiana, il più regressivo, cioè quello più per i ricchi.
Quanto a Quota 100 Calenda parla di “un provvedimento che è costato 23 miliardi di euro per mandare in pensione prima 400.000 italiani” mentre sul reddito di cittadinanza “altri 30 miliardi di euro, le cui truffe accertate, accertate e non quelle sotto indagine, sono superiori ai 3 miliardi di euro”. “Lo dicono i numeri – sostiene Calenda – : Giuseppe Conte ha speso 253 miliardi con i quali si sarebbero potuto mettere a posto scuola e sanità o fare il più grande taglio fiscale della storia italiana”. Per questa ragione “è un populista che ha precluso un pezzo di futuro per l’Italia”, conclude Calenda
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
IL DOCUMENTARIO RACCOGLIE LE TESTIMONIANZE ANONIME DI 24 TRA UFFICIALI DELL’INTELLIGENCE E SOLDATI ISRAELIANI PER SVELARE I MECCANISMI DELL’UCCISIONE DI MASSA DEI CIVILI PALESTINESI A GAZA
“A coloro che diffamano i nostri eroici combattenti, che rischiano la loro vita affinché possiamo
vivere in pace e sicurezza, io dico: voi siete una vergogna e un disonore per l’intero popolo d’Israele. Andatevene”.
E’ la reazione del ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir nei confronti di Rachel Szor e Yuval Abraham, i registi del film Naza, che a Venezia ha ricevuto un Premio Speciale della Giuria. In un post su X ha parlato di “danno collaterale, diretto contro il popolo d’Israele”. “Sono sicuro che i vostri amici, i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte!”, ha aggiunto.
Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar chiede la revoca della cittadinanza dei registi del film Naza, Yuval Abraham e Rachel Szor, premiati a Venezia accusandoli di “tradimento”. Lo riporta Times of Israel.
“L’odio viscerale che anima i produttori, disposti a infangare la propria patria pur di ottenere l’applauso degli antisemiti di tutto il mondo, è inconcepibile e rappresenta un tradimento nei confronti del Paese”, afferma Zohar in una dichiarazione. “In qualità di ministro della Cultura, agirò immediatamente per revocare la cittadinanza israeliana a questi spregevoli registi per aver tradito il Paese”, ha aggiunto.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
I LEGALI DI ROGGERO AVEVANO PRESENTATO LA RICHIESTA IN ATTESA DI UN’EVENTUALE DECISIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA SULLA GRAZIA
Il tribunale di sorveglianza di Torino ha rigettato la richiesta di differimento pena per grazia presentata da Stefano Marcolini, legale di Mari Roggero, il gioielliere cuneese 72 enne condannato a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo nell’aprile del 2021 a seguito dell’assalto nel suo negozio.
Il gioielliere e’ detenuto in carcere a Bollate. Il suo legale, nell’udienza dello scorso 9 settembre davanti al tribunale di sorveglianza di Torino, aveva avanzato la richiesta di differimento della pena in attesa della decisione del capo dello Stato sulla grazia e in subordine la detenzione domiciliare sempre in attesa della decisione del presidente della Repubblica.
Il prossimo 16 settembre analoga udienza sarà davanti al tribunale di sorveglianza di Milano.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
I SINDACATI SONO INCAZZATI CON IL MINISTRO URSO: “SERVONO MISURE STRAORDINARIE E PROSPETTIVA INDUSTRIALE CONCRETA”… LA CORTE D’APPELLO DI MILANO AVEVA CONFERMATO IL BLOCCO DELL’AREA A CALDO DELLO STABILIMENTO CHE DOVRÀ ESSERE MESSO IN ATTO ENTRO IL 28 OTTOBRE
Dopo l’assemblea davanti alla portineria imprese dello stabilimento Ex Ilva di Taranto, i
sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato le prime 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell’appalto a partire dalle ore 9 di oggi sino alle 7 di domani.
I lavoratori hanno occupato la strada provinciale per Statte in segno di protesta ma è annunciato un blocco stradale anche sulla statale in direzione Bari. “Sia chiaro – sottolineano i sindacati nella comunicazione di sciopero – che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti lavoratori”.
La mobilitazione, promossa da Fim, Fiom, Uilm e Usb, è contro il rischio di licenziamenti collettivi per circa 2.500 operai, legato alla fermata dell’area a caldo dello stabilimento entro fine ottobre, disposta dalla Corte d’Appello di Milano. Ad aprire la settimana è dunque la protesta dei lavoratori dell’indotto, mentre domani è previsto a Palazzo Chigi un nuovo tavolo sull’Ex Ilva tra Governo e sindacati.
A ieri, però, non era ancora arrivata alcuna convocazione formale né alle organizzazioni sindacali né ai commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e Acciaierie d’Italia.
“Il tempo è scaduto”, hanno ribadito i sindacati, chiedendo garanzie occupazionali, tutela del reddito e un piano industriale per Taranto. Al centro della protesta anche il blocco delle procedure di licenziamento nell’appalto.
“Avevamo previsto che, con la sentenza della Corte d’Appello di Milano e il rischio di chiusura dell’area a caldo, l’anello più debole della catena avrebbe pagato le conseguenze più pesanti”.
Lo dichiara Francesco Brigati, segretario generale della Fiom Cgil di Taranto e della Puglia, mentre è in corso la manifestazione di protesta con corteo e blocchi stradali a Taranto.
“Avevamo chiesto al Governo di affrontare la situazione al Mimit e a Palazzo Chigi, ma non sono arrivate risposte per tutti i lavoratori, a partire da quelli dell’appalto”, aggiunge Brigati.
“Servono misure straordinarie, tutela del reddito e una prospettiva industriale concreta. Non possiamo aspettare altri 10 o 15 anni”. Il sindacalista chiede anche l’estensione dei benefici previdenziali legati all’amianto ai lavoratori dell’indotto e il blocco delle procedure di licenziamento collettivo.
“Questa è la prima iniziativa di una mobilitazione straordinaria e permanente. Continueremo a mobilitarci fino a quando non arriveranno risposte per tutti”, conclude Brigati.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
SAREBBE LA PRIMA BATTUTA D’ARRESTO PER I MAL-DESTRI SCANDINAVI DA QUANDO SONO ENTRATI IN PARLAMENTO NEL 2010
Con lo scrutinio preliminare arrivato al 94% dei voti, in attesa che si contino anche quelli restanti, il vantaggio della coalizione di centrosinistra (opposizione) nelle elezioni parlamentari in Svezia è ora di tre seggi sul centrodestra: lo mostrano le proiezioni della tv pubblica Svt, basate sui dati ufficiali.
Stando dunque al conteggio preliminare, il blocco guidato dai socialdemocratici otterrebbe dunque 176 seggi in parlamento, mentre quello avversario 173. Nessuno dei candidati in lizza si è finora proclamato vincitore.
I risultati definitivi, spiega la Svt, dovrebbero essere annunciati non prima di mercoledì, una volta contati anche i voti espressi in anticipo e quelli espressi all’estero. In caso di conferma dei risultati rispetto allo stato attuale dello scrutinio (94% dei voti), la coalizione di centrosinistra si assicurerebbe la maggioranza assoluta (175 seggi) con un margine di un solo scranno.
I Socialdemocratici, sotto la leadership di Magdalena Andersson, si riconfermano il partito più grande in parlamento con il 28,1%. Al secondo posto ci sono i Moderati di centrodestra guidati dal primo ministro uscente Ulf Kristersson, con il 19,9%.
La destra nazionalista, i Democratici svedesi (Sd), è la terza forza con il 17,6%, risultato che, se confermato, rappresenterebbe una perdita del 3% per il partito guidato da Jimmie Akesson che finora, da quando entrò in parlamento nel 2010, ha continuato a crescere a ogni tornata elettorale.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
IL “CORRIERE” RIVELA: “PER ORA CI SONO INDIZI, ANCHE SE IMPORTANTI. IERI HA CAMBIATO LO STATO SU WHATSAPP CON UN ELOQUENTE ‘MOVIMENTO ZERO STELLE’. MA SOPRATTUTTO IL PROSSIMO 21 SETTEMBRE, GRILLO TORNERÀ IN PISTA DOPO MESI E MESI DI SILENZIO. E LO FARÀ CON IL BOTTO, OSPITE DELLA PRIMA PUNTATA DELLA NUOVA STAGIONE DI ‘PULP’, IL VIDEO-PODCAST CONDOTTO DA FEDEZ E MR MARRA. COSA ABBIA DETTO GRILLO IN QUELLA REGISTRAZIONE È ANCORA SOTTO CHIAVE MA CHI HA POTUTO VISIONARE PARTE DI QUESTA SEQUENZA SPIEGA CHE ‘CI SARANNO GROSSE SORPRESE’”
Riconquistare in tempo utile il simbolo del M5S da Giuseppe Conte è una ipotesi
fantascientifica. Se anche Beppe Grillo potesse contare su tempi record della giustizia, e in una sentenza a favore nella causa intentata all’ex premier, per lui sarebbe impossibile presentarsi alle prossime politiche con il simbolo del suo vecchio partito. Così si sussurra che il fondatore dei Cinque Stelle, defenestrato dall’ex premier, stia lavorando per costruire una lista «a sinistra del Campo largo», con l’obiettivo di erodere voti all’ipotetica alleanza M5S-Pd-Avs e Italia viva.
Un piano diabolico, quello a cui starebbe lavorando «Beppe», che detesta l’«Avvocato del popolo», reo di avergli strappato la sua creatura. Prove? Per ora ci sono indizi, anche se importanti. Ieri ha cambiato lo stato su WhatsApp con un eloquente «Movimento Zero Stelle».
Ma soprattutto il prossimo 21 settembre, Grillo tornerà in pista dopo mesi e mesi di silenzio. E lo farà con il botto, ospite della prima puntata della nuova stagione di «Pulp», il video-podcast condotto da Fedez e Mr Marra […] Il comico punta a raggranellare i voti degli ortodossi grillini della prima ora. Operazione non facile
Cosa abbia detto «Beppe» in quella registrazione è ancora sotto chiave a tripla mandata.
Ma chi ha potuto visionare parte di questa sequenza spiega che «ci saranno grosse sorprese». Per capire meglio basterà attendere una settimana. Alcuni sherpa impegnati nella partita a scacchi degli emendamenti alla legge elettorale mandano una sorta di «pizzino» al medesimo Conte.
Nell’ultima versione, la nuova legge prevede che un partito attualmente non presente in Parlamento con il proprio nome e simbolo debba raccogliere ben seimila firme a circoscrizione, il triplo rispetto alle duemila attuali. Tradotto: per nuove liste e partiti di piccola entità diventerebbe quasi impossibile presentarsi. Troppe le firme da raccogliere. E il messaggio che viene recapitato da alcuni esponenti del Pd a Conte suona più o meno così: «Giuseppe, tu stai facendo una battaglia per abbassare il numero di firme e aiutare la lista civica di Alessandro Onorato. Ma fai attenzione, perché a quel punto rischieresti di fare un favore a Grillo».
(da il “Corriere della Sera”)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
LA DUCIONA DI FRANCIA NON HA APPREZZATO I VIAGGI DI BARDELLA IN INGHILTERRA PER INCONTRARE FARAGE E A CERNOBBIO… LE PEN NON HA PARLATO DI DIFESA EUROPEA, DI DEBITO PUBBLICO, NÉ DI STRETTO DI HORMUZ O DI UCRAINA MA SOLO DELLA “VITA QUOTIDIANA DEI FRANCESI COMUNI”
«Prima i francesi», grida Marine Le Pen dal palco di Hénin-Beaumont, la cittadina mineraria del Nord della Francia che da oltre dieci anni è la sua roccaforte. Priorità ai francesi per gli alloggi, gli aiuti dello Stato, l’assistenza medica: «Sono il frutto dei sacrifici dei nostri padri, nonni e bisnonni, è normale che i francesi ne abbiano più diritto degli altri», dice tra gli applausi e i tricolori che sventolano. La preferenza nazionale è al centro del primo comizio dopo l’estate, inizio di una campagna presidenziale che lei già definisce «una formidabile avventura umana».
Dopo mesi di tentennamenti politici e il rischio di annacquare il messaggio a furia di rassicurare i moderati, si torna ai fondamentali: «I francesi, a casa loro, hanno più diritti degli altri». E il bilancio di dieci anni di macronismo, «più che un’analisi, è un’autopsia».
I simpatizzanti si aspettavano comunque dall’amata «Marine» un chiarimento sui rapporti con il delfino Jordan Bardella, per lunghi mesi convinto di correre per l’Eliseo al suo posto. Il ritorno di Le Pen ha colto di sorpresa Bardella, che secondo molte voci è caduto in disgrazia, come dimostrerebbe la cacciata dal partito del suo stretto collaboratore François Durvye.
Invece si nota una certa freddezza, a parte il «tanti auguri a te» intonato per festeggiare assieme alla sala il 31esimo compleanno di Bardella. Di solito in queste occasioni il numero due del Rassemblement national parla per primo: stavolta ha salutato e sorriso a tutti, ma è rimasto in silenzio, e lei ha aspettato ben 40 minuti di discorso prima di citarlo di sfuggita.
Delle due anime del Rassemblement — quella pseudo-sociale di Le Pen e quella più liberale di Bardella — qui si vede solo la prima, e del resto «MLP» lo dice subito: «Parlerò di chi si sveglia presto e va a dormire tardi dopo avere lavorato tutto il giorno, di chi aspetta con ansia lo stipendio a fine mese ed è tormentato dalle bollette, dall’affitto da pagare e dal prezzo della benzina». Un mondo molto lontano da quello imprenditoriale al quale sembrava rivolgersi di preferenza Bardella, con il suo nuovo stile di vita glamour, tra vacanze in Corsica fotografate dai settimanali e fidanzamento con l’aristocratica Maria Carolina di Borbone.
Le missioni internazionali di settembre di Bardella — in Inghilterra con Nigel Farage e a Cernobbio con il mondo economico — non sembrano essere piaciute alla leader, determinata a ristabilire la sua autorità e il contatto col popolo. A Hénin-Beaumont non si parla di difesa europea, di debito pubblico, né di Stretto di Hormuz o di guerra in Ucraina: tutto il discorso è dedicato alla «vita quotidiana dei francesi comuni». La prima ovazione arriva quando Marine Le Pen promette di «cacciare dagli alloggi popolari quelli che trasformano le hall dei palazzi in centri di spaccio».
Il diritto alla casa è il cuore del discorso: bisogna costruire più case, trasformare gli uffici inutilizzati in appartamenti, allentare le regole ambientali che tolgono dal mercato migliaia di alloggi. […] Forte del 35 per cento nei sondaggi che la piazzano di gran lunga in testa, e dopo il trionfo degli estremisti della AfD in Germania, a sette mesi dal voto Marine Le Pen riporta il timone sulla rotta classica del Rassemblement national. Quanto a Bardella, come diceva il fondatore Jean-Marie, «il destino dei delfini, talvolta, è di arenarsi».
(da il “Corriere della Sera”)
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