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E ALLA FINE, PER SALVARSI IL CULO (SULLA POLTRONA), IL CENTRODESTRA ACCETTERA’ VANNACCI IN COALIZIONE

Luglio 11th, 2026 Riccardo Fucile

TRA I PARLAMENTARI AZZURRI C’E’ CHI INIZIA A MOSTRARSI PIU’ APERTURISTA VERSO I VANNACCIANI: “NON SI PUO’ CHIUDERE LA PORTA IN FACCIA PREGIUDIZIALMENTE A NESSUNO” …. PESANO POI I CALCOLI DI BOTTEGA (DEPUTATI E SENATORI GUARDANO ALLA RIELEZIONE) E I POSSIBILI DIKTAT DI MELONI. LA DUCETTA POTREBBE DOVER IMPORRE AGLI AZZURRI L’ALLEANZA CON FUTURO NAZIONALE PER IMPEDIRE AL CAMPO LARGO DI VINCERE ALLE POLITICHE

La mezza apertura di Pier Silvio Berlusconi a una possibile alleanza del centrodestra col generale Vannacci alle prossime elezioni fa discutere Forza Italia. Perché la porta lasciata socchiusa dal presidente di Mfe (“Vannacci è un comunicatore molto efficace, ora sta facendo propaganda ma vedremo il suo programma che andrà confrontato con quello del centrodestra e poi la premier Meloni deciderà”) suona diversa dalle posizioni che si erano registrate fin qui.
Marina Berlusconi del resto era stata assai più tranchant del fratello nei confronti del generale. Seguita a ruota da nomi di peso come il ministro Paolo Zangrillo, il governatore della Calabria Roberto Occhiuto, Alessandro Cattaneo o l’ex sindaca di Milano, Letizia Moratti: tutti assai critici verso il generale. Altri invece sono, se non più morbidi, almeno attendisti. Tanto che ormai si può dire che sul tema FI si divide tra “intransigenti” e “aperturisti”.
“La linea di Antonio Tajani è la stessa di Pier Silvio: aspettiamo e vediamo. Non si può chiudere la porta in faccia pregiudizialmente a nessuno. Aspettiamo la legge elettorale, il programma di Vannacci e poi decideremo, questa è sempre stata la linea del segretario”, fa sapere una fonte vicina al ministro degli Esteri.
Ma pure un esponente della minoranza, spesso critico col vertice, come Giorgio Mulè si sente di sposare le parole di Pier Silvio. “Io lo vado dicendo da tempo: si aspetta, si vede il programma e poi si decide. Certo, poi bisogna venirsi incontro, il generale deve rinunciare all’idea della remigrazione, altrimenti tanti saluti e amici come prima…”, sostiene il vicepresidente della Camera. […]
È vero che ora Vannacci fa molta propaganda, però per le cose che propone ora, dalla remigrazione alla politica estera, dove vuole avvicinarsi a Putin e sospendere gli aiuti all’Ucraina, con FI c’è incompatibilità totale”, osserva un deputato che non ha in simpatia l’autore del Mondo al contrario.
Le posizioni nel partito, però, sono diverse e l’argomento genera anche qualche imbarazzo, perché se Giorgia Meloni, nel segno della realpolitik, lo imporrà agli alleati qualcuno agita addirittura lo spettro di una rottura col partito azzurro. Anche se qualcun altro ricorda come “quello che dicevano in passato Meloni e Salvini dall’opposizione non era così diverso dalle tesi odierne del generale”.
“Pier Silvio ha usato parole di buon senso. Per Tajani e FI è solo un problema di compatibilità programmatica. Non ci deve essere alcuna chiusura pregiudiziale su Vannacci come su nessun altro, vanno visti programmi e proposte e poi si decide”, osserva il portavoce forzista, Raffaele Nevi.

(da agenzie)

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IL MILIONE DI INVESTITORI CHE HA PUNTATO SULLA CRIPTOVALUTA LANCIATA DAL BULLO DELLA CASA BIANCA HA PERSO IN TOTALE 3,81 MILIARDI DI DOLLARI. LA MONETA DIGITALE IN 18 MESI HA PERSO L’80% DEL SUO VALORE

Luglio 11th, 2026 Riccardo Fucile

CHI CI HA GUADAGNATO DAVVERO E’ LA FAMIGLIA TRUMP, CHE HA INCASSATO DALL’EMISSIONE E CON IL TRADING … DA QUANDO E’ ALLA CASA BIANCA, “THE DONALD” HA INTASCATO 2,2 MILIARDI DI DOLLARI, IN BARBA AI CONFLITTI DI INTERESSI (LA SUA DICHIARAZIONE DEI REDDITI È UN ROMANZO DI TOLKIEN, 927 PAGINE)

Diciotto gennaio 2025, vigilia del secondo insediamento di Donald Trump. Gli investitori in criptovalute — soprattutto i big della Silicon Valley che vogliono cambiare tutto, moneta compresa — animano il Crypto Ball, una festa in una villa sontuosa affittata da Peter Thiel.
Celebrano un presidente «convertito»: considerava le monete digitali una truffa e un attentato al dollaro, ma ha avuto una folgorazione. Ora vuole promuovere il nuovo business: farà degli Usa il leader mondiale delle cripto.
Alle nove di sera un comunicato gela il clima euforico: il neopresidente emetterà la sua moneta digitale, un memecoin senza valore intrinseco chiamato $Trump col volto di «The Donald». Imprenditori che avevano visto nel sostegno del nuovo leader l’occasione per far apparire rispettabile un business dai contorni a dir poco ambigui, si accasciano sui divani.
Ma nemmeno questi spregiudicati imprenditori immaginano fino a che punto oserà spingersi un presidente che si sente onnipotente, gode di un’immunità quasi totale concessagli dalla Corte Suprema ed è convinto di poter trasformare in oro tutto quello che tocca. […]
Qualche milione di risparmiatori, soprattutto suoi fan, investono: non capiscono bene a cosa serva questo denaro virtuale, ma il marchio del presidente sembra una garanzia di aumento del valore. In effetti all’inizio i valori crescono: $Trump arriva a 75 dollari.
La famiglia Trump incassa sull’emissione e guadagna anche sul trading. Anche i primi investitori, le persone più vicine al leader, guadagnano. Ma poi, quando le transazioni si espandono sul mercato secondario, le quotazioni crollano: venerdì scorso $Trump valeva 1,76 dollari, con una perdita del 97% rispetto ai massimi.
Analizzando le transazioni registrate sulla blockchain la società di analisi Nansen ha stabilito che un milione di investitori (988.905, per la precisione) hanno perso cumulativamente 3,81 miliardi di dollari.
All’inizio andava a gonfie vele anche $WLFI, la cripto più simile alle altre sul mercato. Guadagni a man bassa dei Trump anche qui: lo statuto di World Liberty Financial assegna a loro il 75% dei profitti. Poi è crollata anche questa cripto: ha perso l’80% del valore. Qui non esistono dati complessivi. L’esame di un campione di 26 mila portafogli indica che l’85% degli investitori è in perdita.
Trump ignora il destino di questi losers, anzi ne nega l’esistenza: dice che lui si è arricchito come tutti gli altri investitori grazie alle Borse in crescita. Intanto scopriamo che dei 2,2 miliardi guadagnati da lui e dal clan l’anno scorso, 799 milioni sono venuti da WLF, anche grazie a un massiccio investimento degli Emirati.
Il rapporto appena pubblicato indica anche altri modi coi quali Trump ha approfittato della sua carica per arricchirsi (ad esempio attraverso la vendita di scarpe dorate col suo nome e persino di copie «personalizzate» della Bibbia) mentre, secondo il New York Times , i figli del presidente e quelli del ministro del Commercio, Howard Lutnick, hanno interessi in 14 società di minerali rari che hanno chiesto sussidi federali per 8,9 miliardi di dollari.
Un arricchimento senza precedenti (la Costituzione vieta ai presidenti di ricevere qualsiasi emolumento, profitto o vantaggio finanziario oltre allo stipendio stabilito dal Congresso) al quale si sommano doni stranieri come quello del jumbo jet da 400 milioni ricevuto dal Qatar: casi che il partito democratico intende porre al centro di indagini parlamentari.

(da agenzie)

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L’EUROPARLAMENTRE LEGHISTA SILVIA SARDONE PUBBLICA SEDICENTE VIDEO DEI “DISORDINI A PARIGI” DOPO LA PARTITA TRA FRANCIA E MAROCCO, MA IN REALTA’ SONO QUELLI DEI FESTEGGIAMENTI DEL 31 MAGGIO PER LA VITTORIA DELLA CHAMPION DEL PSG

Luglio 11th, 2026 Riccardo Fucile

E QUESTA SAREBBE LA CANDIDATA SINDACA DI MILANO INDICATA DA SALVINI, SIAMO A POSTO

Circola un reel pubblicato il 10 luglio 2026 dalla europarlamentare leghista Silvia Sardone su Facebook e Instagram. Il testo che accompagna i video recita: «La Francia raggiunge la semifinale ai mondiali e solite indegne immagini da Parigi: devastazioni, incendi, attacchi alle forze dell’ordine». I video non riguardano i Mondiali 2026 e la sconfitta del Marocco contro la Francia. Le immagini sono state riprese a maggio 2026 a Parigi durante i disordini seguiti alla vittoria del Paris Saint-Germain nella finale di Champions League contro l’Arsenal.
Il post di Silvia Sardone
Il reel monta diverse scene distinte, partendo da un incendio nei pressi della Tour Eiffel, tifosi che lanciano fuochi d’artificio ad altezza uomo contro le forze dell’ordine, biciclette di bike sharing in fiamme e una strada con fumogeni e persone in fuga.
Sardone collega esplicitamente le immagini alla qualificazione della Francia alle semifinali dei Mondiali 2026, avvenuta nella notte del 9-10 luglio dopo la vittoria sul Marocco per 2-0 ai quarti di finale.
Le scene risultano identificabili con la notte del 31 maggio 2026, quando a Parigi scoppiarono gravi disordini a margine dei festeggiamenti per la vittoria del PSG nella finale di Champions League.
La scena dell’incendio nei pressi della Tour Eiffel compare in un video pubblicato da RTL su Instagram il 31 maggio 2026.
La scena dei fuochi d’artificio lanciati ad altezza uomo corrisponde a immagini diffuse il 31 maggio dal Daily Beirut.
La scena delle biciclette bruciate è la stessa presente in un video pubblicato dalla pagina Facebook Oltreicolori il 31 maggio.
La scena dei fumogeni con persone in fuga in fondo a una strada corrisponde a immagini riprese da Informativos Telecinco sul loro account TikTok nella stessa notte.

(da Open)

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IL TRIANGOLO, NO! MARCELLO SORGI: “LA DISCUSSIONE NELLA RIUNIONE DI MAGGIORANZA È ANDATA AVANTI CON LA CONSAPEVOLEZZA DI TUTTI CHE SICUREZZA E IMMIGRAZIONE SARANNO I GRANDI TEMI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE, MA SENZA IL CLASSICO ‘COLPO D’ALA’. LA RAGIONE STA NEL FATTO CHE NESSUNO, A PARTIRE DALL’INTERESSATO NUMERO UNO, AVEVA VOGLIA DI AFFRONTARE IL VERO PROBLEMA CHE MELONI E IL GOVERNO HANNO DAVANTI: E CIOÈ IL RITORNO DI SALVINI AL VIMINALE”

Luglio 11th, 2026 Riccardo Fucile

“MELONI TEME CHE POSSA DARGLI TROPPA VISIBILITÀ, SCARICANDO SUL SUO PARTITO LA CONCORRENZA DI QUELLO DI VANNACCI. IN ALTRE PAROLE: SE IL GENERALE ROSICCHIA CONSENSI A SALVINI E QUESTI A MELONI, SI CREA UN TRIANGOLO MALEDETTO E IL PROBLEMA NON SI RISOLVE”

Non suscita alcuna meraviglia che non sia uscito nulla dalla riunione di maggioranza convocata in fretta da Meloni al ritorno dal vertice Nato di Ankara. La premier ha ricordato a tutti che da ora in poi sarà la politica interna, e non quella internazionale, la prima sfida del governo.
E come prova di questa novità ha annunciato che avrebbe mandato Tajani a rappresentarla nel successivo appuntamento sull’Ucraina. Poi ha aperto la discussione sui due problemi che considera decisivi, specie da quando (ma questo non lo ha detto) Vannacci colpisce al fianco la coalizione proprio su questo terreno, provocando conseguenze pesanti nei sondaggi per la Lega e presto anche per Fratelli d’Italia.
Si è discusso della possibilità di riempire di soldati le stazioni, ritrovi per eccellenza di criminalità micro e non tanto micro. Si sa che il ministro dell’Interno Piantedosi è a favore, quello della Difesa Crosetto no.
Si è parlato della scarsa riuscita dei centri per il rimpatrio in Albania, con Meloni che si sente un’anticipatrice del dibattito sulla Remigration che adesso aleggia in Europa.
Ma neppure questo secondo argomento è stato, per così dire, produttivo di alternative e soluzioni concrete. La discussione è andata avanti così, con la consapevolezza di tutti che sicurezza e immigrazione saranno i grandi temi della campagna elettorale sostanzialmente già aperta, ma senza quello che una volta si definiva il classico “colpo d’ala”.
La ragione di tutto questo sta nel fatto che nessuno, a partire dall’interessato numero uno, aveva voglia di affrontare il vero problema che Meloni e il governo hanno davanti: e cioè il ritorno di Salvini al Viminale, ora che si è liberato delle imputazioni e processi che aveva collezionato nella sua prima esperienza come ministro dell’Interno.
Una svolta del genere, Salvini la considera l’unico antidoto alla crisi del suo partito e al sorpasso che Vannacci gli ha ormai imposto. Ma Meloni teme che possa dargli troppa visibilità, scaricando sul suo partito la concorrenza di quello del generale. In altre parole: se Vannacci rosicchia consensi a Salvini e questi a Meloni, si crea un triangolo maledetto e il problema non si risolve.

Marcello Sorgi
per “La Stampa”

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TRUMP SI ISPIRA AL SUO IDOLO PUTIN: VUOLE METTERE IN GALERA I GIORNALISTI. L’AMMINISTRAZIONE AMERICANA HA EMESSO MANDATI DI COMPARIZIONE CONTRO ALCUNI GIORNALISTI DEL “NEW YORK TIMES” PER GLI ARTICOLI SUI PROBLEMI DI SICUREZZA DEL NUOVO AIR FORCE ONE, DONATO DAL QATAR

Luglio 11th, 2026 Riccardo Fucile

I MANDATI MIRANO A COSTRINGERE I GIORNALISTI A TESTIMONIARE MERCOLEDÌ DAVANTI A UN GRAN GIURÌ … IL QUOTIDIANO: “È UNA STRAORDINARIA ESCALATION NEGLI SFORZI DEL PRESIDENTE PER INTIMIDIRE LE TESTATE GIORNALISTICHE INDIPENDENTI”

L’amministrazione Trump ha emesso mandati di comparizione contro diversi giornalisti del New York Times, dopo che il quotidiano ha pubblicato nei giorni scorsi articoli su problemi di sicurezza relativi al nuovo Air Force One, donato dal Qatar al presidente Trump.
wLo denuncia il quotidiano Usa, sottolineando che i mandati mirano a costringere i giornalisti a testimoniare mercoledì davanti a un gran giurì federale a Manhattan e rappresentano “una straordinaria escalation negli sforzi del presidente Trump per minacciare e intimidire le testate giornalistiche indipendenti”, scrive Nyt.
In alcuni casi, i mandati sono stati consegnati da agenti federali che si sono presentati a casa dei giornalisti. Le citazioni contengono pochi dettagli, chiedendo solo ai giornalisti di testimoniare “in merito a una presunta violazione della legge penale federale”. Sono state emesse da Jay Clayton, procuratore degli Stati Uniti a Manhattan. Clayton, a capo di uno dei più importanti uffici di polizia del Paese, è stato recentemente nominato da Trump direttore dell’intelligence nazionale.
“L’arrivo di agenti federali alla porta dei giornalisti dovrebbe sconvolgere la coscienza di ogni americano che crede nella Costituzione e nella libertà di stampa che essa protegge”, ha dichiarato David McCraw, responsabile legale della redazione del Times. “I nostri giornalisti riportano i fatti e promuovono il diritto del pubblico americano di sapere come opera il proprio governo e come vengono utilizzati i soldi dei contribuenti”, ha scritto McCraw. “Questo atto sfacciato non dovrebbe essere considerato altro che un tentativo di impedire al pubblico di sapere cosa sta succedendo nel proprio Paese, intimidendo i giornalisti e impedendo loro di svolgere il proprio lavoro”.
Tra i giornalisti del Times che hanno ricevuto le citazioni figurano Julian E. Barnes, Eric Lipton, Tyler Pager ed Eric Schmitt, che mercoledì avevano riportato la notizia della partenza di Trump dalla Turchia a bordo del vecchio Air Force One per motivi di sicurezza, su suggerimento dei servizi segreti.
Giovedì, il New York Times ha riportato che il nuovo Air Force One, un Boeing 747-8 donato dal Qatar, era privo di alcune delle caratteristiche di sicurezza avanzate dei modelli precedenti, tra cui la capacità di difesa antimissile. Entrambi gli articoli citavano fonti che parlavano a condizione di anonimato per discutere di questioni di sicurezza sensibili. Prima della pubblicazione dell’articolo di mercoledì, un alto funzionario dell’Fbi ha contattato il New York Times chiedendo di sospendere la pubblicazione, definendola una questione di sicurezza nazionale, secondo quanto riferito da una persona a conoscenza della conversazione. Il funzionario dell’Fbi ha parlato con un giornalista e un redattore senior della redazione di Washington del New York Times; il funzionario si è rifiutato di spiegare la questione di sicurezza quando gli è stato chiesto.

(da agenzie)

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LA GUERRA DEL GOLFO HA GONFIATO I BILANCI DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE AMERICANE, CHE AVRANNO PROFITTI TRIPLICATI NEL SECONDO TRIMESTRE DEL 2026. A FARE LA PARTE DA LEONE SONO “EXXONMOBIL” E “CHEVRON” CON GUADAGNI STIMATI RISPETTIVAMENTE A 15 E 9,7 MILIARDI DI DOLLARI

Luglio 11th, 2026 Riccardo Fucile

IN EUROPA INVECE I COLOSSI DELLE FONTI FOSSILI MOSTRANO UN ANDAMENTO DIVERGENTE: CRESCE LA COMPAGNIA STATALE NORVEGESE EQUINOR (+11% DEGLI UTILI), PERDE TERRENO LA FRANCESE TOTALENERGIES (-12,7%)

La guerra del Golfo gonfia gli extraprofitti di “Big Oil”. Le major Usa del petrolio, secondo le anticipazioni del Financial Times, si apprestano a chiudere conti da record nel secondo trimestre del 2026, con profitti che superano il triplo rispetto al periodo precedente. Il conflitto tra Israele-Usa e Iran, scoppiato a fine febbraio, ha fatto schizzare il prezzo del greggio oltre i 100 dollari al barile e spinto i guadagni.
ExxonMobil e Chevron guidano la volata con profitti stimati rispettivamente a 15 e 9,7 miliardi di dollari. Questo boom segna una svolta rispetto all’inizio della guerra: nel primo trimestre dell’anno i colossi statunitensi avevano subito perdite miliardarie a causa di scommesse errate sui derivati, che prevedevano prezzi in calo e che lo choc bellico aveva lasciate spiazzate. Anche raffinatori come Marathon e Valero marciano verso i risultati più alti dal 2022.
In Europa, invece, le “big six” del comparto delle fonti fossili mostrano un andamento divergente: l’impatto della guerra si inserisce in modo diverso in un delicato equilibrio tra prezzi del barile, margini di raffinazione e scelte strategiche interne.
La compagnia statale norvegese Equinor guida la crescita degli utili, con profitti stimati in rialzo dagli analisti dell’11,2% tra 3,2 e 3,5 miliardi di dollari, trainati da volumi record di estrazione nel Mare del Nord e dal balzo del gas europeo che al mercato olandese Ttf viaggia a 49 MWh. Segue la spagnola Repsol (utili trimestrali attesi a +8,6%), che beneficia del forte recupero dei margini di raffinazione saliti a 14 dollari per barile.
Al contrario, la francese TotalEnergies sconta una flessione del 12,73% degli utili per la contrazione dei prezzi del gas rispetto ai picchi eccezionali del 2025. Gli analisti vedono invece i profitti di Eni scendere del 9,41% tra 1,15 e 1,3 miliardi di euro: pur mantenendo stabile la produzione, il risultato è penalizzato da manutenzioni straordinarie degli impianti in Africa e margini ridotti nel downstream.
Anche Shell segna una lieve contrazione degli utili (-4,46%) legata alla marginalità nella petrolchimica, mentre i profitti di Bp si mantengono stabili (+1,2%) solo grazie a un aggressivo piano di tagli da 2 miliardi di dollari sui costi operativi.
La guerra del Golfo ha consentito comunque all’industria petrolifera globale di realizzare una massa di utili senza precedenti: nel primo mese di guerra, le 100 maggiori aziende mondiali del greggio hanno realizzato extraprofitti per oltre 30 milioni di dollari ogni ora. Entro la fine di maggio, il cumulo di questi utili speculativi, calcolati sulla differenza tra il flusso di cassa con il greggio a 100 dollari rispetto ai 70 dollari pre-bellici, ha raggiunto gli 80 miliardi di dollari.
Questa dinamica è stata “pompata” dal blocco dello Stretto di Hormuz, che ha rimosso dal mercato il 20% dell’offerta globale di petrolio e gas naturale e che rischia di riprendere. Questa valanga di dividendi però ha innescato anche uno scontro frontale tra Big Oil e Donald Trump. Il presidente statunitense ha accusato le compagnie di speculare e ha ordinato al Dipartimento di Giustizia un’indagine sui prezzi alla pompa.

(da agenzie)

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IL MIRACOLO ECONOMICO DELLA MELONI: LE PENSIONI DA FAME. NEL SUO CONSUETO RAPPORTO ANNUALE L’INPS (CERTAMENTE NON OSTILE AL GOVERNO) DICE APERTAMENTE CHE SENZA UN LAVORO STABILE NON CI SARANNO PENSIONI SOLIDE

Luglio 11th, 2026 Riccardo Fucile

COSA SUCCEDERA’ IN FUTURO? I CONTRIBUTI VERSATI DA LAVORATORI PRECARI SARANNO BASSI E DARANNO VITA A IMPORTI PREVIDENZIALI DA FAME… UNA BOMBA SOCIALE PRONTA A ESPLODERE: MELONI E GIORGETTI NON HANNO NIENTE DA DIRE?

«Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito», così il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, sintetizza il filo conduttore del Rapporto annuale dell’istituto di previdenza. L’occupazione ha raggiunto «massimi storici», ma è aumentata soprattutto nei servizi, dove il lavoro è più intermittente, la produttività stagnante, i salari bassi. Le imprese dell’industria, che erano il 36% del totale nel 2007 sono scese al 27% nel 2025.
La perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni ha indotto il governo in questi anni a intervenire con riduzioni fiscali e contributive a favore dei redditi più bassi, che, secondo le analisi dell’Inps, hanno così sostanzialmente azzerato la perdita. Ma resta la preoccupazione per il futuro perché gli scarsi contributi associati ai bassi salari produrranno basse pensioni.
Nel 2025 per i 21 milioni di dipendenti pubblici e privati la retribuzione media annua effettiva è stata di 27.649 euro. Ma la media nasconde forti oscillazioni. Si va dai 41.872 euro lordi medi per i lavoratori full time – full year, che sono 9,4 milioni, ai 9.170 euro dei 3,7 milioni di persone che lavora part time e mediamente per non più di 171 giorni l’anno, passando per i circa 19 mila euro guadagnati in media dai 7,9 milioni di lavoratori impegnati part time per tutto l’anno o full time ma solo per una parte dell’anno. […]
Sul fronte della previdenza, i pensionati sono 16,4 milioni, di cui 8 milioni maschi e 8,4 milioni femmine. La spesa per le pensioni è stata nel 2025 di circa 371 miliardi. L’importo degli assegni percepiti dagli uomini (2.166 euro al mese in media) è superiore a quello delle donne (1.619 euro) di circa il 34%, «a causa di carriere contributive storicamente più discontinue e di retribuzioni inferiori».
Le pensioni anticipate/anzianità sono le più ricche, 2.162 euro al mese, seguono le pensioni di invalidità, con 1.130 euro, di vecchiaia, con 1.035 euro, di reversibilità, con 868 euro e quelle assistenziali, con 511 euro. Le riforme hanno portato un graduale aumento dell’età effettiva di pensionamento.
Quella per le pensioni di vecchiaia è di 67,2 anni, quella per le pensioni anticipate è salita a 61,7 anni. Lo smart working facilita il rinvio del pensionamento. Sul fronte anziani, si rileva che la spesa assistenziale, «in particolare l’indennità di accompagnamento, è in crescita strutturale». Le indennità sono più che raddoppiate tra il 2002 e il 2026: da 1 milione a 2,2 milioni.

(da Corriere della Sera)
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CI SONO PIÙ DI 6.500 MILIARDI DI EURO DI LIQUIDITÀ NEI CONTI CORRENTI DELLE FAMIGLIE DEL NOSTRO PAESE: PRATICAMENTE TRE VOLTE IL PIL

Luglio 11th, 2026 Riccardo Fucile

LA RICCHEZZA FINANZIARIA È CRESCIUTA DI OLTRE 1600 MILIARDI RISPETTO AL 2020: AUMENTA IL PESO DI INVESTIMENTI E STRUMENTI ASSICURATIVI, IN PARTICOLARE DELLE AZIONI (+113%), MA LA COMPONENTE FONDAMENTALE RESTA IL CASH, CHE PERÒ NON FRUTTA E RISCHIA DI ESSERE MANGIATO DALL’INFLAZIONE

La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane cresce di oltre 1.600 miliardi di euro rispetto al 2020, portando il patrimonio complessivo a sfiorare il tetto dei 6.500 miliardi. È quanto emerge dal rapporto della Fabi.
La liquidità continua a rappresentare una componente fondamentale, ma aumenta il peso di investimenti e strumenti assicurativi. La crescita maggiore è quella delle azioni detenute, con un incremento del valore di 1.103,3 miliardi (+113%) in circa sei anni. Anche rispetto al 2024, la componente azionaria registra l’aumento più consistente, con quasi 293 miliardi di euro in più nel 2025 (+16,4%).
La liquidità resta un pilastro del risparmio, crescendo però con un’intensità inferiore rispetto ad altri strumenti. Secondo il rapporto della Fabi, conti correnti e depositi aumentano di 23,5 miliardi di euro (+1,5%) tra il 2024 e il 2025, raggiungendo complessivamente 1.603,2 miliardi.
Al contrario Btp, Bot e altre obbligazioni passano da 495,9 miliardi a 523,6 miliardi, crescendo di quasi 28 miliardi (+5,6%), seguiti dai fondi comuni (+6,9%) e dalle polizze assicurative, che aumentano da 1.128,4 miliardi a 1.174,4 miliardi, con una crescita di circa 46 miliardi (+4,1%) in un solo anno.
Una quota crescente del risparmio viene infatti indirizzata verso strumenti di investimento caratterizzati da maggiori prospettive di rendimento, spiega la Fabi nell’analisi, sottolineando come i depositi rappresentino poco oltre il 24% del totale dell’attività finanziaria delle famiglia italiane.
Per la componente azionaria si tratta del 32%, mentre per le polizze assicurative è pari al 18,1%. Per i titoli di Stato, invece, si ferma all’8,1%. “La ricerca di performance migliori non sostituisce la prudenza – si legge nel rapporto -, ma si inserisce all’interno di una strategia di maggiore diversificazione del patrimonio”

(da agenzie)

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VANNACCI NON SA NEANCHE DI COSA PARLA: LA TRAGICA INTERVISTA AL SECOLO XIX DOVE DIMOSTRA DI IGNORARE COMPETENZE, FATTI E GRADI DI RESPONSABILITA’ SUL TEMA SICUREZZA

Luglio 11th, 2026 Riccardo Fucile

LE NOSTRE RISPOSTE PUNTO PER PUNTO SULLE SUE AFFERMAZIONI FARLOCCHE

In occasione della sua visita a Genova, il factotum sovranista sedicente securitario Vannacci ha rilasciato una intervista al Secolo XIX. Non ci interessa l’aspetto politico delle sue affermazioni, qua entriamo nel merito delle sue critiche alla gestione dell’ordine pubblico a Genova.
Domanda del Secolo XIX:
La sindaca di Genova, Silvia Salis, sostiene che i sindaci sono lasciati soli dal governo sulla sicurezza.
Risposta di Vannacci:
«No, il sindaco partecipa al comitato per l’ordine e la sicurezza, è responsabile della sicurezza”. Ci sono stati sindaci, come Gentilini a Treviso, che hanno fatto tanto sul tema. Salis si dia da fare: invece di organizzare rave party restituisca la possibilità ai vigili di usare il taser, aumenti le pattuglie della polizia locale nei quartieri difficili, e utilizzi le ordinanze urgenti. Lavori in sinergia con le forze dell’ordine, invece di criticare il governo e scaricare su altri le responsabilità».
Vannacci non conosce la materia
1) Lo Stato (Ministero dell’Interno) è il vero responsabile dell’ordine pubblico e della sicurezza contro i crimini gravi. A livello provinciale, l’autorità è il Prefetto che coordina le forze dell’ordine, mentre il Questore cdirige le operazioni sul campo. Dipendono da loro: Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza.
2) Il Sindaco è responsabile del decoro urbano e della vivibilità della città. Non comanda i poliziotti dello Stato, gestisce la Polizia Locale. Il Sindaco può emettere ordinanze urgenti per tutelare i cittadini in caso di pericoli (es. degrado o schiamazzi notturni). In breve: Per denunciare un reato o per problemi di ordine pubblico, serve lo Stato (Polizia/Carabinieri). Per problemi di quartiere o multe, serve il Comune (Polizia Locale).
3) La sicurezza pubblica è la tutela dell’ordine pubblico, dell’incolumità delle persone e della proprietà, ed è gestita in via esclusiva dallo Stato tramite le forze di polizia. La sicurezza urbana è invece un’estensione incentrata sulla vivibilità e il decoro delle città, curata dai Comuni attraverso misure di riqualificazione, inclusione sociale e prevenzione del degrado. La sicurezza urbana punta a migliorare la qualità della vita e la coesione sociale, affrontando il degrado urbano, l’esclusione sociale e l’inciviltà.
4) Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica è un organo di CONSULENZA del Prefetto. Il suo compito principale è coordinare le Forze di Polizia per garantire la sicurezza sul territorio. Viene convocato dal Prefetto per discutere strategie di prevenzione, ordine pubblico e sicurezza urbana. Il Comitato è guidato dal Prefetto. I membri fissi sono: il Questore (capo della Polizia di Stato provinciale), il Sindaco del capoluogo ,il Presidente della Provincia metropolitana, i comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza . Come funziona : Il Prefetto presiede le riunioni. I membri condividono informazioni sui crimini locali. Insieme decidono come usare le forze dell’ordine e stabiliscono i piani di controllo. Quindi il sindaco può segnalare problemi ma non ha alcun potere , il Comitato è solo un ORGANO CONSULTIVO DEL PREFETTO.
5) Frase di vannacci: “invece di organizzare rave party Silvia Salis restituisca la possibilità ai vigili di usare il taser”.
In caso di querela della Salis qui Vannacci puo’ solo fare appello alla sua ignoranza: SILVIA SALIS NON HA MAI ORGANIZZATO RAVE PARTY. Se Vannacci si riferisce alla esibizione di Charlotte De Witte in piazza Matteotti si informi sui concerti di musica elettronica che si tengono in tutto il mondo, regolarmente autorizzati e che non c’entrano una mazza con i rave party.
Capitolo taser è un tragico autogol: è stata la giunta precedente sovranista ad annunciare due anni fa la sperimentazione del taser alla polizia locale e poi a non emanare mai un regolamento per porla in essere. Tutto documentato: per informazioni si rivolga al suo attuale referente locale che era assessore della giunta Bucci (si vede che allora del Taser non gli interessava una mazza)
6) Il Comune di Genova lavora in coordinamento con Prefetto e Questore da un anno, sia nel pattugliamento del Centro Storico che nella prevenzione dei reati, sopperendo alle carenze delle forze di polizia targate governo, anche qui Vannacci è male informato (chieda a Prefetto e Questore).
7) Patetica la conclusione: “invece di criticare il governo…”. Ma come, sei uscito dalla Lega , attacchi per finta il Governo ogni giorno e poi ti scappa la frase in difesa del governo? E’ la parabola del figliol prodigo o la commedia “aggiungi un posto a tavola”?
8) Informiamo Vannacci che il suo mito Gentilini ha subito una condanna definitiva per istigazione all’odio razziale dalla Corte di Cassazione nel 2014. Ognuno ha i suoi modelli.

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