Settembre 9th, 2026 Riccardo Fucile
TRE GIORNI DI INCONTRI A ROMA, ALLA CENA DI GALA GIORGIA MANDA LA SORELLA
Si aspettava Giorgia, è arrivata Arianna. A quanto Fanpage.it ha potuto verificare,
Arianna Meloni è stata ospite d’onore alla cena di gala al circolo degli Scacchi, che ha chiuso la tre giorni a Roma della delegazione della Cpac, la conferenza annuale dei conservatori statunitensi e internazionali, ormai diventata un feudo del presidente Usa Donald Trump. Se Giorgia Meloni – che pure era stata invitata – ha disertato l’appuntamento romano, la presenza della sorella della premier e responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia dimostra la volontà di tenere aperti i canali di comunicazione con l’universo trumpiano.
Durante l’ultimo weekend, la delegazione della Cpac è stata in Italia, in missione esplorativa. Nel 2027, infatti Roma diventerà la capitale della destra mondiale: qui dovrebbe trasferirsi temporaneamente la più importante convention sovranista, made in Usa. L’operazione era stata pensata per incoronare Meloni come “regina” delle forze conservatrici internazionali (il re è ovviamente Donald Trump) e lanciare la sua corsa verso la riconferma alle politiche. Dopo il deciso raffreddamento dei rapporti tra la premier e il tycoon le cose però sono cambiate e non a caso l’evento è slittato a dopo il voto. A indossare il cappellino Maga nel pieno della campagna elettorale, infatti Meloni non ci tiene proprio.
Tagliare i ponti con il conglomerato di politici, imprenditori, influencer e personalità varie che compongono l’universo trumpiano però è un’altra cosa e certo non conviene, tanto più con Vannacci pronto a ‘rubare’ relazioni e contatti, accreditandosi come la vera destra. Soprattutto, i sovranisti italiani sperano in un sostegno concreto da parte dei circoli imprenditoriali e politici conservatori, tra Washington e la Silicon Valley. Quel sostegno che l’American Conservative Union – il think tank che organizza l’evento – è in grado di garantire.
E dunque alla cena della Cpac a Roma, Fratelli d’Italia ha deciso di partecipare con una rappresentanza di primo piano, capeggiata appunto da Arianna Meloni. Con lei a quanto risulta a Fanpage.it c’erano in quota Fdi anche la deputata Sara Kelany e l’eurodeputato Carlo Fidanza. Per la Lega invece era presente la parlamentare Ue Susanna Ceccardi. Top secret la lista completa degli ospiti del gala, in smoking per gli uomini e abito lungo per le donne.
Il 2027 sarà un anno cruciale per il futuro dell’Europa. In Francia Marine Le Pen è favorita per l’Eliseo, e per la prima volta l’estrema destra francese potrebbe raggiungere il governo del Paese, mentre in Spagna l’alleanza tra i Popolari e gli estremisti di Vox è in vantaggio in tutti i sondaggi. E poi si voterà in Polonia, Svezia, Grecia e naturalmente Italia, dove il risultato è quello più in bilico di tutti: se il centrodestra vincerà le elezioni sarà il trionfo per le destre continentali, se Giorgia Meloni fallirà l’obiettivo del secondo mandato,, l’Italia potrebbe essere l’unico risultato positivo per le forze progressiste in tutta Europa. La posta in palio è alta, e il disegno trumpiano di portare l’estrema destra a disgregare l’Unione per come la conosciamo passa necessariamente per il nostro Paese. C’è da scommettere che le visite dagli Usa all’Italia saranno sempre più frequenti.
A questo proposito, alcuni dei protagonisti del mondo social della destra hanno documentato sul web la loro presenza alla serata della Cpac a Roma: tra questi Massimiliano Zossolo di Welcome To Favelas e Lorenzo Caccialupi, diventato famoso come seguace di Charlie Kirk. A testimoniare che la rete propaganda online è un elemento sempre più centrale per le destre mondiali è anche la presenza nella delegazione della Cpac di alcuni top influencer dell’universo ultraconservatore mondiale. C’era ad esempio la spagnola Ada Lluch, salita alla ribalta delle cronache per il suo intervento alla manifestazione dell’attivista xenofobo britannico Tommy Robinson. E con lei il suo compagno e mentore Joey Mannarino, ex speaker radiofonico ora astro del panorama web Maga, noto anche per i violenti attacchi contro la segretaria del Pd Elly Schlein.
Il rapporto tra Meloni e Trump rimane complesso
Tornando al rapporto con Meloni, vanno registrate le parole di Matt Schlapp, capo dell’American Conservative Union, che organizza la Cpac. ““Nel contesto moderno penso che le persone rispettino figure come Meloni, che parla di questioni importanti: l’importanza della fede, della famiglia, l’accettazione e la valorizzazione della propria cultura”, ha detto Schlapp, nel corso di una conferenza stampa organizzata durante il soggiorno romano nella sede di Nazione Futura, think tank nell’orbita di Fratelli d’Italia, diretto da Francesco Giubilei. E il consulente italoamericano Marcel Kaminstein – considerato vicino all’amministrazione Trump – ha aggiunto: “la relazione tra Usa e Italia è da sempre fondamentale e noi cerchiamo di dare sostegno a questa relazione e ai rapporti tra la Casa Bianca e il gruppo della presidente Meloni”.
Fatto sta che anche dai contenuti postati sui social dai componenti del gruppo del Cpac nel corso delle loro giornate romane, emerge più di una differenza con le posizioni meloniane. Per dire, in molti hanno esultato per l’affermazione di AfD in Sassonia, su cui i Fratelli d’Italia sono stati molto più cauti. E tra una visita in Vaticano e il relax al Polo Club dell’Acquedotto Romano, un’altra influencer, la polacca Weronika Rogowska (190mila follower solo su Instagram) ha trovato il tempo di raccontare quanto Roma sia insicura e invasa dagli immigrati perché “l’Italia non protegge i propri confini”. Un racconto del Paese certo più simile a quello di Vannacci che alla narrazione di Meloni.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 9th, 2026 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DELLA MADRE: “CERTI POLITICI DOVREBBERO INTERROGARSI SUL PESO DELLE LORO PAROLE E SULLA RESPONSABILITA’ CHE SI ASSUMONO”… “FAR DIVENIRE NORMALE UNA PAROLA AGGRESSIVA CAUSA QUESTE CONSEGUENZE: ORA MIA FIGLIA HA PAURA AD USCIRE DI CASA”
La discussione per un ragazzo non dovrebbe mai trasformarsi in una minaccia, tanto meno in un’aggressione razzista. Eppure è quello che è successo alla figlia di Savina, mamma milanese di quattro figlie, che vive in zona Niguarda e che proprio in questi giorni accompagna la più piccola, 13 anni, verso l’inizio della prima superiore. È a lei che una sua coetanea ha inviato un audio, dicendo: “Remigra, sbarcata di merda”. Una frase che porta dentro di sé un riferimento a un termine entrato nel dibattito politico che, come Savina ha ribadito a Fanpage.it, “i ragazzi assorbono e traducono in violenza”.
La vicenda nasce da una storia sentimentale adolescenziale. “Mia figlia frequentava un coetaneo con il quale poi si è lasciata”, ha esordito Savina a Fanpage.it. “Successivamente il ragazzo ha iniziato a frequentare un’amica di mia figlia”. Da qui qualche divergenza, qualche discussione tra adolescenti. Nulla che, almeno in apparenza, lasciasse immaginare quello che sarebbe arrivato dopo. A un certo punto, però, alla ragazza viene inviato un audio da un’altra adolescente, amica della sua amica. “Se non molli Luca (nome di fantasia per tutelare il minore) sono caz** amari per te”, le dice. Poi gli insulti e la violenza: “Io ti ribalto, egiziana sbarcata di mer**. Devi fare la remigrazione, capito cosa vuol dire? Devi tornare al paese tuo stron** di mer**”. La figlia di Savina è italiana, è nata in Italia e ha la cittadinanza italiana. Il padre è egiziano. Per chi l’ha insultata, evidentemente, questo è bastato per trasformare un conflitto tra adolescenti in un’aggressione identitaria.
Savina ha potuto ascoltare quell’audio perché sul telefono della figlia è installata un’applicazione di controllo parentale che le consente di monitorare i messaggi. “Non mi aspetto che mia figlia sia dolce, ma io mia figlia la controllo”, ha sottolineato la donna a Fanpage.it. Perché il problema – secondo Savina – non è soltanto ciò che è stato scritto o detto. Il problema è il linguaggio che entra nella testa dei ragazzi, viene assorbito, semplificato e poi restituito come arma nelle discussioni quotidiane, soprattutto quando sono aggressive, divisive e costruite sulla contrapposizione tra un “noi” e un “loro”. In questo senso, il termine “remigrazione” è diventato negli ultimi tempi uno slogan utilizzato da una parte del dibattito politico italiano ed europeo per indicare il progetto di espulsione di massa degli stranieri in Occidente, anche quelli regolari. Quando, però, concetti così controversi vengono trasferiti dal confronto politico alla dimensione quotidiana e utilizzati per colpire o discriminare una ragazza sulla base delle origini della sua famiglia, “è grave”, ha ribadito Savina a Fanpage.it.
“Ci si dovrebbe interrogare sul peso delle parole pubbliche e sulla responsabilità di chi le pronuncia”, ha concluso la donna. “Perché i ragazzi ascoltano. Una parola aggressiva, ripetuta abbastanza volte nel dibattito pubblico, può finire per diventare normale”. E ciò che diventa normale può essere utilizzato anche nel cortile della scuola, in una chat, sotto casa. Ed è questo che preoccupa Savina: “Mia figlia ha paura di uscire perché teme che questa ragazzina possa aspettarla sotto casa o fare gruppetto e picchiarla dietro l’angolo. Non si può vivere così”.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 9th, 2026 Riccardo Fucile
PER GOVERNARE OCCORRONO 42 SEGGI, NE HANNO 39… NON SI ESCLUDE UN RITORNO ALLE URNE
Con quasi il 45% dei consensi, l’AfD ha ottenuto una vittoria senza precedenti alle
elezioni statali in Sassonia-Anhalt. Bloccata dai numeri del sistema parlamentare e dal cordone sanitario eretto dalle altre forze politiche, l’estrema destra rischia però di rimanere clamorosamente tagliata fuori dal governo della regione.
Quando le urne si sono chiuse in Sassonia-Anhalt, il verdetto ha avuto la forza di un vero e proprio terremoto politico, capace di far tremare non solo il parlamento regionale di Magdeburgo, ma anche i palazzi del potere a Berlino. L’Alternative für Deutschland (AfD) ha sbaragliato la concorrenza, sfiorando il 45 per cento dei consensi e (quasi) raddoppiando i risultati di quattro anni fa. A guidare questa cavalcata c’è Ulrich Siegmund, un trentacinquenne che ha saputo imporsi come abile comunicatore sui social media: un volto rassicurante, capace di catalizzare il malcontento, le paure e il senso di smarrimento di una regione che si sente economicamente marginalizzata. La storica Unione Cristiano-Democratica (Cdu) del governatore uscente è così crollata, così come sono sprofondati i socialdemocratici, i verdi e la sinistra tradizionale. Di fronte a un simile plebiscito, sembrerebbe ovvio immaginare Siegmund pronto a insediarsi come nuovo capo del governo regionale. La strada verso il potere, però, è tutt’altro che spianata. In una democrazia parlamentare, infatti, conquistare la maggioranza relativa delle preferenze non equivale ad assicurarsi l’esecutivo: ed è proprio contro questo argine, fatto di rigidi calcoli aritmetici e invalicabili veti politici, che il trionfo dell’AfD rischia oggi di infrangersi.
La legge dell’aritmetica parlamentare
Per capire il paradosso che sta vivendo l’AfD in queste ore, bisogna guardare ai numeri del parlamento regionale (il Landtag). L’assemblea della Sassonia-Anhalt è composta da 83 seggi. Per poter formare un governo stabile e, soprattutto, per eleggere il nuovo ministro-presidente (il governatore), serve la maggioranza assoluta dei voti in aula. La metà più uno di 83 è 42.
Nonostante l’enorme volume di consensi ottenuto, il sistema proporzionale ha assegnato all’AfD 39 seggi. Si tratta di una quota imponente, che consacra il partito come prima forza assoluta, ma che lo lascia drammaticamente a tre passi dal traguardo. Il resto dell’emiciclo, sommando le rappresentanze di tutte le altre forze politiche, conta 44 seggi. Senza una maggioranza autonoma, l’AfD non ha la forza numerica per approvare le leggi né per nominare il proprio leader. Ha disperatamente bisogno di un alleato o di una forza disposta all’astensione. Ed è proprio sulla ricerca di questi tre seggi mancanti che la fredda matematica delle urne va a impattare contro l’ostacolo ideologico più imponente della Germania contemporanea.
Il “Brandmauer” sotto pressione: la quarantena politica e le tentazioni localiPer comprendere perché l’AfD si trovi bloccata nonostante la valanga di voti, bisogna partire da un concetto chiave della politica tedesca: il Brandmauer, letteralmente il “muro tagliafuoco”. Non si tratta di una legge, ma di una ferrea consuetudine democratica. È l’impegno solenne, preso da tutti i partiti tradizionali (dal centrodestra della Cdu fino alla sinistra radicale), di mantenere l’estrema destra in una sorta di quarantena politica. La regola è semplice e, sulla carta, inderogabile: vietato formare maggioranze, stringere patti o anche solo concordare singoli voti con l’AfD, per evitare di legittimare una forza considerata pericolosa per le istituzioni. A livello nazionale, le segreterie dei partiti continuano a giurare che l’argine è fatto di cemento armato. Friedrich Merz, leader nazionale dei Cristiano-Democratici, ha ribadito categoricamente che i deputati della Cdu non faranno mai da stampella a Ulrich Siegmund, preferendo il blocco del parlamento a un patto con la destra radicale.
Eppure, dietro questa intransigenza ufficiale, si nasconde un rischio potenziale che terrorizza i vertici di partito: la paura che il muro possa sgretolarsi dall’interno. Questa preoccupazione non nasce dal nulla, ma da ciò che già accade nelle amministrazioni locali, lontano dai riflettori della grande politica. Negli ultimi anni, analisti e politologi hanno documentato centinaia di casi nei piccoli consigli comunali e provinciali in cui il tabù è stato clamorosamente violato. Di fronte a problemi concreti, come l’approvazione di un bilancio o la costruzione di un’opera pubblica, esponenti locali della Cdu, dei liberali e perfino dei partiti progressisti hanno unito i propri voti a quelli dell’AfD, aggirando le direttive imposte da Berlino in nome del pragmatismo.
È proprio questa permeabilità locale a rendere la situazione in Sassonia-Anhalt così esplosiva. Il crollo del “muro tagliafuoco” ai vertici di una regione non è ancora avvenuto, ma ora che Siegmund controlla quasi la metà del parlamento, la pressione sui singoli deputati degli altri schieramenti sarà enorme. Il timore delle segreterie nazionali è che qualche eletto, magari allettato da compromessi politici o mosso da convenienze tattiche, possa cedere alla tentazione di rompere la disciplina di partito, fornendo in segreto i voti o le astensioni che mancano all’AfD per prendere il potere.
Il paradosso di Sahra Wagenknecht
Escludendo il centro e la sinistra storica, resta ora una sola variabile impazzita all’interno del nuovo parlamento: il BSW, ovvero l’Alleanza Sahra Wagenknecht. Si tratta di un partito nato da poco, fondato da una scissione della sinistra, che unisce politiche economiche di stampo socialista a posizioni molto dure sull’immigrazione e a un forte scetticismo verso il sostegno militare all’Ucraina. Con il 5 per cento dei voti, il BSW è riuscito a entrare in parlamento conquistando 5 preziosi seggi. Sommando i 39 seggi dell’AfD ai 5 del BSW, si arriverebbe a 44: una maggioranza assoluta perfetta. Non solo, a differenza degli altri partiti, la formazione della Wagenknecht non ha escluso a priori di poter dialogare con la destra su singoli temi. Tuttavia, un accordo formale di governo è un’altra storia. Il BSW ha infatti dettato una condizione chiarissima durante la campagna elettorale: sarebbe disposto a tollerare un governo di destra solo se a guidarlo fosse una figura apartitica, un tecnico estraneo alle logiche di partito. Una richiesta assolutamente inaccettabile per l’AfD. Siegmund non ha infatti alcuna intenzione di cedere il passo a un tecnico anonimo; ritiene che il mandato popolare gli conferisca il pieno diritto di governare in prima persona. Insomma, questa incompatibilità di fondo rischia di far saltare l’unico ponte possibile tra l’estrema destra e il resto del parlamento.
Uno stallo che guarda verso nuove elezioni
Cosa succederà quindi ora? La costituzione della Sassonia-Anhalt non impone scadenze rigide e immediate per la formazione del nuovo esecutivo. Questo significa che la regione sta per entrare in una fase di estenuanti tatticismi e negoziati dietro le quinte. Se l’AfD non riuscirà a convincere il BSW a cambiare idea e ad appoggiarla, e se il cordone sanitario del centrodestra reggerà, il parlamento si ritroverà paralizzato. In una situazione di stallo, il governatore uscente della Cdu rimarrebbe in carica per gestire la normale amministrazione quotidiana. Ma si tratterebbe di una soluzione provvisoria. Se le posizioni resteranno inconciliabili e nessuno riuscirà a ottenere la fiducia dell’aula, l’unico epilogo possibile per sbloccare la situazione sarà sciogliere il parlamento e richiamare i cittadini alle urne. Un rischio, certo, ma anche una scommessa che l’AfD potrebbe essere disposta a correre, nella speranza di spazzare via gli avversari e conquistare, finalmente, quella maggioranza assoluta che oggi le sfugge per un soffio.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 9th, 2026 Riccardo Fucile
STASERA IL COMO VUOLE DEDICARLE IL SUCCESSO NEL DEBUTTO IN CHAMPIONS LEAGUE CONTRO IL LIPSIA.. ONORE ALLA PROPRIETA’ INDONESIANA CHE HA DATO UNA LEZIONE DI UMANITA’
Roberta Picchi, calciatrice del Como 1907, dovrà affrontare un percorso di cure dopo che alcuni accertamenti medici hanno evidenziato la presenza di un carcinoma ad una mammella.
A comunicarlo è stato lo stesso club lariano, che ha voluto manifestare pubblicamente la propria vicinanza alla giocatrice e alla sua famiglia. Picchi inizierà ora le terapie previste, accompagnata sia dalle équipe specialistiche che seguiranno il suo percorso sia dallo staff medico del Como.
A ulteriore dimostrazione del proprio supporto, la società ha scelto di rinnovare il contratto della calciatrice fino al termine della stagione 2027/28. Un segnale concreto di sostegno da parte del club, che permetterà a Picchi di concentrarsi esclusivamente sulle cure e sul recupero, senza dover pensare al proprio futuro professionale.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 9th, 2026 Riccardo Fucile
IL 29ENNE RACCONTA DI ESSERE STATO FERMATO AI CONTROLLI INSIEME ALLA FIDANZATA PER ISPEZIONARE MEGLIO IL CONTENUTO DEI LORO MARSUPI. A QUEL PUNTO LA SITUAZIONE SAREBBE DEGENERATA: “L’ADDETTO URLAVA. ‘SI VEDE DA DOVE VIENI CON LA BORSA TAROCCA, TORNATENE AL TUO PAESE’… TANTO ERA AGGRESSIVO CHE SONO DOVUTI INTERVENIRE I SUOI STESSI COLLEGHI PER TRATTENERLO FISICAMENTE”
«Tornatene al tuo Paese, si sa da dove vieni. Ti ammazzo di botte, ti aspetto fuori».
Sono le parole che l’influencer e attore italo-marocchino di 29 anni Ramzi Lafrindi si sarebbe sentito dire quando qualche settimana fa si è recato a Gardaland con la sua compagna per trascorrere una giornata di svago e divertimento assieme ad alcuni amici.
Lafrindi, tra l’altro, ha da poco attraversato il red carpet della Mostra del Cinema di Venezia, quando nelle prime giornate è stato presentato il film «Nessun Dolore» di Gianni Amelio. […]L’influencer racconta di essersi trovato di fronte a un «contesto di discriminazione razziale» che ha denunciato in procura, depositando un esposto e chiedendo l’apertura di un’inchiesta nei confronti di due addetti alla sicurezza del parco divertimenti.
«È stata offesa la nostra reputazione nel momento in cui siamo stati accusati di voler introdurre oggetti illegali nel parco – riporta Ramzi nella documentazione depositata con l’avvocato Filippo Milan – solo perché di carnagione più scura, ma soprattutto quando ci è stato detto di tornarcene a casa nostra col barcone». L’episodio risale a metà luglio quando l’attore e la compagna sono stati bloccati nell’area «security check» per un controllo dei marsupi che aveva dato esito negativo.
A quel punto, stando al racconto dell’influencer, un addetto alla sicurezza lo avrebbe bloccato di nuovo, sostenendo che aveva nascosto qualcosa.< L’addetto si sarebbe poi innervosito, dicendo con rabbia all’influencer di non avvicinarsi a lui e urlandogli: «Si vede da dove vieni con la borsa tarocca, tornatene al tuo Paese».
Il 29enne ha poi avuto la percezione che il vigilante volesse aggredirlo: «Tanto era aggressivo – riporta nell’esposto alla procura – che sono dovuti intervenire i suoi stessi colleghi per trattenerlo fisicamente per il petto».
A quel punto si sarebbe avvicinato un altro collega del vigilante che avrebbe urlato a Ramzi e alla compagna: «Voi non entrate, tornate in barca da dove siete venuti. Andate dove vi pare, tanto i carabinieri non possono toccare questo suolo». A calmare la situazione della sicurezza che «si è dimostrato dispiaciuto per gli insulti razzisti che abbiamo subito, ritenendo però che abbiamo sbagliato tutti e due con le parole. Ci ha poi permesso di entrare nella struttura», riferisce Ramzi.
«Qualsiasi forma di discriminazione all’interno del parco divertimenti viene trattata con la massima serietà – riferisce l’azienda in una nota -. Garantire un ambiente sicuro e accogliente ai nostri ospiti è la nostra priorità assoluta e prendiamo molto sul serio segnalazioni come quella di Ramzi Lafrindi. Abbiamo avviato immediatamente un’indagine sulla questione e l’abbiamo gestita in conformità con le procedure stabilite dall’azienda. Continueremo a monitorare le nostre misure di sicurezza all’ingresso del parco affinché soddisfino i nostri rigorosi standard di tutela nei confronti degli ospiti e del personale».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 9th, 2026 Riccardo Fucile
I MELONIANI VOGLIONO ABBASSARE LA SOGLIA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA AL 41% MA PESANO I DUBBI DEGLI AZZURRI
Dentro Fratelli d’Italia ci si aspetta che l’ex presidente del Senato Marcello Pera ritiri il suo emendamento sul ballottaggio già oggi, al più tardi domani. È il passaggio formale che renderà effettivo un orientamento chiaro da giorni all’interno dalla maggioranza: il doppio turno, valutato in chiave anti-Vannacci, è stato infine scartato per motivi tecnici e politici
E troppo complicato aggirare il rischio di risultati diversi tra Camera e Senato. FI, che pure si era interessata all’ipotesi, ha accantonato la battaglia quando ha capito che non se ne sarebbe fatto nulla (non presentando un proprio testo). FdI, laica, ha valutato che le complicazioni superassero i vantaggi. […]
L’ultimo, vero nodo da sciogliere, al tavolo della maggioranza riguarda la soglia per vincere il premio: un emendamento di FdI a firma Paola Ambrogio propone di abbassare l’asticella dal 42% al 41%, vicino al totale che la destra oggi ha nei sondaggi.
Non è un’iniziativa isolata, ma l’orientamento di via della Scrofa: «Del resto nella prima versione era al 40%», dice un dirigente meloniano. Il confronto sarà sulle simulazioni: un punto percentuale può bastare ad allontanare una maggioranza solida con il premio fisso a 105 parlamentari.
Gli azzurri sono freddi all’ipotesi. È uno dei temi affrontato ieri mattina in una riunione tra la capogruppo Stefania Craxi e i suoi senatori della commissione Affari costituzionali. Si è ragionato anche della norma anti-cespugli, voluta da FI alla Camera, per rendere nulli i voti dei partiti sotto il 3%, escluso il “miglior perdente” della coalizione. […]
Gli sherpa dovranno confrontarsi anche sulla modifica – suggerita da FdI – che permetterebbe ai sindaci di dimettersi quando accettano la candidatura per le Politiche, e non 180 giorni prima del voto come prevede oggi la legge. Misura sartoriale per il sindaco meloniano dell’Aquila Pierluigi Biondi.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 9th, 2026 Riccardo Fucile
UN’APERTA PROVOCAZIONE A TRUMP E CONTRO LA DECISIONE DI APPLE E GOOGLE DI CONFORMARSI AGLI ORDINI ESECUTIVI DEL TYCOON, CHE HANNO RIBATTEZZATO IL GOLFO DEL MESSICO IN “GOLFO D’AMERICA” E IL LAGO ONTARIO IN “LAGO AMERICA”: “ISPIRATI DAL CORAGGIO E DAL PATRIOTTISMO DI APPLE E GOOGLE, ANCHE NOI STIAMO CAMBIANDO NOME”
I creatori di South Park, il celebre programma satirico animato che va in onda su
Comedy Central dal 1997, hanno annunciato un cambio di nome per la 29* stagione: South America.
Il nuovo nome, come si evince dalle dichiarazioni dei creatori dello show Matt Stone e Trey Parker, è un’aperta provocazione contro il presidente americano Donald Trump e contro la decisione di Apple e Google di conformarsi ai suoi ordini esecutivi che hanno ribattezzato il Golfo del Messico in Golfo d’America e, più recentemente, il Lago Ontario in Lago America.
“Ispirati dal coraggio e dal patriottismo di Apple e Google, stiamo cambiando il nome di South Park in SOUTH AMERICA”, si legge in un comunicato firmato da Stone e Parker, in cui viene criticato anche il piano di fusione della casa madre del programma, Paramount Skydance, con Warner Bros. Discovery (quest’ultima è guidata dal figlio di Larry Ellison, noto sodale di Trump). “Vogliamo ringraziare in particolare la nostra società madre, Paramount, una capitolazione di Skydance”, si legge nel comunicato.
La polemica sul rebranding geografico e idrografico di Trump risale agli inizi del suo secondo mandato. Nel gennaio 2025, appena insediato, Trump ha firmato un decreto per ribattezzare il Golfo del Messico in Golfo d’America e il Mount Denali (la montagna più alta del Nord America) in Mount McKinley.
Di recente, dopo il caso del Lago Ontario, Trump ha ironizzato sui social sulla possibilità di rinominare lo Stato del New Mexico in New America e di cambiare i nomi degli oceani Atlantico e Pacifico. Di recente, il tycoon ha anche pubblicato un post in cui ipotizza il cambio di nome allo Stretto di Hormuz, in Medio Oriente, in Stretto di Trump, per provocare l’Iran.
I creatori di South Park sono da sempre in rotta di collisione con Trump e il movimento Maga per diverse raffigurazioni satiriche, spesso a sfondo sessuale, del tycoon, del vicepresidente JD Vance e di diversi membri del governo americano. Di recente lo show ha vinto il Creative Arts Emmy Award come miglior programma d’animazione per una stagione che ha ripetutamente deriso Trump e il suo governo. La 29* stagione dello show debutterà il 16 settembre e sarà disponibile in streaming a livello globale su Paramount+.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 9th, 2026 Riccardo Fucile
AFD SI PREPARA AD OCCUPARE MANU MILITARI TUTTI I GANGLI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, UNO DEI PRIMI UFFICI CHE ASSALTERANNO SARA’ QUELLO DEI SERVIZI SEGRETI, CHE NEL 2023 OSARONO BOLLARLI COME “MOVIMENTO DI ESTREMA DESTRA” – LA GUERRA ALLE CHIESE, LE MILIZIE CIVILI
L’avvocata Beatrix von Storch, leader nazionale del partito, dice che vogliono espellere «tutti coloro che hanno un obbligo esecutivo di lasciare il Paese. Sono circa 250.000, probabilmente ormai anche di più. E poi abbiamo ancora circa un milione e mezzo di siriani e afghani che hanno ancora un permesso di soggiorno». Ma alla domanda sul come replica così: «Come poi concretamente tutto questo verrà attuato è un’altra questione».
Ulrich Siegmund, il leader dell’Afd che aspira a governare la Sassonia-Anhalt, ha detto molto chiaramente cosa pensa della giustizia: «è politicizzata. E trovo sia un grandissimo problema».
A orecchie italiane suona familiare, ma soprattutto a orecchie russe, ungheresi o polacche.
I regimi illiberali detestano la tripartizione dei poteri che fonda ogni democrazia. E detestano i giudici indipendenti perché rappresentano un potere autonomo che mal si concilia con il loro autoritarismo.
Inevitabilmente, l’Afd in Sassonia-Anhalt ha già cominciato a prenderli di mira, come ha raccontato di recente Christian Löffler, giudice di Magdeburgo e presidente dell’associazione dei magistrati in Sassonia-Anhalt: «L’Afd sta attaccando la giustizia» ha detto a web.de. Ricordando che nel programma elettorale si leggono insulti a una presunta «giustizia peluche» che sarebbe «troppo di sinistra». E’ «totalmente falso», secondo Löffler, ma «a furia di ripeterlo, è un concetto che entra nelle teste delle persone». E nei piani dell’Afd il giudice ha rilevato passaggi «incompatibili con lo stato di diritto».
A maggio Sven Rebehn, capo dell’Associazione nazionale dei giudici, è stato ancora più esplicito: «È chiaro che la giustizia come istanza di controllo indipendente è un freno alla loro ambizione di “governare fino in fondo”». E la sua preoccupazione è che l’Afd riesca ad andare al governo e a nominare un ministro della Giustizia in Sassonia-Anhalt.
Sicuramente l’insofferenza dell’Afd verso l’autonomia dei togati è uno dei motivi per cui oltre mille giuristi tedeschi – avvocati, giudici, procuratori – hanno firmato una petizione per vietare il partito. Ma l’appetito dell’ultradestra va ben oltre il controllo dei giudici: la Faz ha raccontato che il partito si prepara a occupare manu militari tutti i gangli della pubblica amministrazione. Quel “deep state” che I loro principali propagandisti prendono di mira ogni giorno. E, com’è noto, uno dei primi uffici che assalteranno sarà quello dei Servizi segreti, quello che ha “osato” bollarli nel 2023 come «di estrema destra».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 9th, 2026 Riccardo Fucile
“SI TENGONO LA DROGA DELLE PERQUISIZIONI”… IL VALORE DELLA DROGA SOTTRATTA E’ DI UN MILIONE DI EURO, I CINQUE SONO FIGURE CENTRALI DELL’UFFICIO DI POLIZIA GIUDIZIARIA DEL COMMISSARIATO
Cinquanta chili di cocaina del valore di 2 milioni di euro. Pronta a finire sul litorale
romano. Ma alla fine se ne trova solo la metà. «Si tengono la droga delle perquisizioni», era l’accusa degli spacciatori. A chi? Ai poliziotti di Anzio. Cinque di loro sono finiti in carcere: si tratta di figure centrali dell’ufficio di polizia giudiziaria – fra cui il responsabile – del commissariato di Anzio, comune del litorale già sciolto per mafia insieme a Nettuno.
I cinque poliziotti spacciatori di Anzio
La storia comincia con un’intercettazione che risale al febbraio 2024. A parlare Giancarlo Massidda e suo figlio Simone. Ovvero uno dei latitanti più pericolosi d’Italia. L’accusa alla polizia diceva proprio questo: si tengono la droga delle perquisizioni. Mauro Matalone, Antonello Pucci, Alessandro Fortunato, Sergio Forcina e Francesco Aversano sono adesso accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, concorso esterno in associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, peculato, falso e concorso in cessione di sostanze stupefacenti fino all’accesso abusivo a sistemi informatici in uso alle forze di polizia. 17 gli episodi contestati.
25 chili di cocaina scomparsi
In due di essi è stata accertata la sottrazione di 20 mila euro. Uno spacciatore invece è stato costretto a lavorare per il gruppo, spacciando la droga sottratta durante i sequestri. Tra questa i 25 chili di cocaina mai più trovati, la metà del sequestro che risale allo scorso settembre. I cinque avrebbero utilizzato i soldi per compiere spese al di sopra delle reali possibilità. Si trovano ora in diverse strutture penitenziarie anche fuori Regione, nei prossimi giorni sosterranno l’interrogatorio di convalida.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »