Destra di Popolo.net

RUTTE (NATO) SBUGIARDA ROMA: “500 VOLI IN AIUTO AI RAID SULL’IRAN”

Giugno 25th, 2026 Riccardo Fucile

LA NATO ESALTA IL CONTRIBUTO ITALIANO, IL GOVERNO PARLA DI “LIMITATI AIUTI LOGISTICI”… AVIANO E SIGONELLA IN PIENA ATTIVITA’

Avevano fatto credere agli italiani di non aver collaborato con gli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran, che ha fatto precipitare il mondo in una crisi politica ed economica gravissima. Dopo l’attacco americano del 28 febbraio scorso, l’esecutivo di Giorgia Meloni aveva negato di voler portare l’Italia in guerra e aveva negato che gli Usa avessero chiesto al governo l’uso delle nostre basi militari. Giornali e televisioni italiane avevano fatto da cassa di risonanza alle dichiarazioni del governo, spesso in modo completamente acritico, e dal buio del segreto di Stato, qualcuno aveva fatto uscire la notizia che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, avesse negato l’uso della base di Sigonella, in Sicilia, ai bombardieri americani impegnati nella guerra in Iran.
Ma il Fatto Quotidiano non si era mai bevuto le versioni ufficiali e neppure una settimana dopo l’attacco del 28 febbraio, avevamo iniziato a cercare la verità in modo indipendente, senza prestarci a fare da condotto a fonti ufficiali e spin doctor, ma utilizzando, invece, i dati delle piattaforme commerciali pubbliche, che tracciano i voli militari dalle basi americane in Italia. È così che abbiamo scoperto un’impennata dei voli cargo C-130T Hercules dalla base di Sigonella verso la base cruciale per le operazioni degli Stati Uniti nel Mediterraneo Orientale: Souda Bay, nella fase in cui gli Stati Uniti procedevano al build up, ovvero a costruire un enorme dispiegamento di forze militari in preparazione all’attacco del 28 febbraio. Poi sulla base di Aviano avevamo individuato almeno cinque voli del Lockheed C-5M Super Galaxy a partire da una settimana prima dell’attacco all’Iran e fino al 3 marzo scorso: il più grande aereo della Us Air Force per il trasporto di mezzi ed equipaggiamento, che era stato tracciato anche nella base inglese di Fairford, da cui erano stati avvistati e documentati i bombardieri americani B-52 e B-1, quando erano iniziate le operazioni belliche. Infine avevamo documentato almeno 23 voli militari cargo C-130 e J-30 Hercules della Us Air Force, o comunque degli Usa, partiti dalla base di Aviano verso la base inglese di Fairford dal 27 marzo al 13 aprile. Un analista militare che aveva accettato di parlare con noi anonimamente aveva analizzato questo pattern di voli da Aviano a Fairford, spiegandoci che il loro numero notevole in quella fase indicava un ammassamento di forze di qualche tipo e l’accumulo di equipaggiamento in un luogo prima del suo uso.
Le nostre rivelazioni erano state accolte con silenzi e smentite, ma ieri il Segretario generale della Nato Mark Rutte ha fatto emergere almeno un brandello di verità, dichiarando alla tv americana Fox News come gli alleati Nato degli Stati Uniti abbiano aiutato eccome Donald Trump nella guerra, nonostante le dichiarazioni pubbliche del presidente americano contro Meloni e altri paesi europei accusati di non averlo aiutato. “Se prendiamo l’Italia, per esempio – ha detto Rutte – 500 aerei sono decollati dalle basi americane in Italia per sostenere l’operazione Epic Fury; si tratta di un numero enorme”, ha detto Rutte per la prima volta.
Il governo Meloni cerca di contenere il danno di queste dichiarazioni, minimizzando come semplice “logistica”. Anche Rutte ha dovuto precisare. La distinzione, per il governo, è sempre quella tra “logistica” e “cinetica”, più volte enunciata dal ministro della Difesa Guido Crosetto anche nelle comunicazioni dei
mesi scorsi al Parlamento, che sarebbe aderente ai trattati – purtroppo segreti – sull’utilizzo da parte degli Usa delle basi in territorio italiano: per le prime attività, secondo il governo, basta l’autorizzazione tecnica della Difesa; per quelle direttamente legate ad azioni di guerra ci vorrebbe un via libera politico, autorizzato dal Parlamento, che non c’è stato.
Di fatto, se i numeri sono davvero questi, sono ben lontani dall’assistenza totale che il governo di Silvio Berlusconi dette all’amministrazione di George W. Bush nel 2003 per distruggere l’Iraq. Ma i numeri sono davvero questi? La lunga sequela di bugie e mezze verità autorizza a non crederci.

(da Il Fatto Quotidiano)

argomento: Politica | Commenta »

MELONI E LA POLITICA ESTERA DEGLI ESPEDIENTI

Giugno 25th, 2026 Riccardo Fucile

SE C’E’ UNA COSA CHE NON PUO’AIUTARE UNO DEI PAESI PIU’ INFDEBITATO D’EUROPA Eì IL SOVRANISMO … E SE C’E’ UNA PERSONA CHE NON VUOLE IL NOSTRO BENE E’ TRUMP

È stato confortante sentir dire da Giorgia Meloni che la politica estera non è Temptation Island, perché a giudicare dagli ultimi giorni di querelle avvelenata tra lei e Donald Trump, agli italiani era parso il contrario. Era sembrato che ogni dichiarazione e controdichiarazione, l’audio di lui, il video di lei, il post social di lui, la risposta subito sotto di lei, somigliassero più a un battibecco tra ex che a un confronto serio tra il presidente degli Stati Uniti e la presidente del Consiglio italiana. Che avrebbe potuto evitare di rilanciare, come hanno fatto prima di lei gli altri leader europei sotto attacco, da Macron a Merz a Sánchez. Ma ha scelto invece di farlo nel goffo tentativo di usare lo scontro per costruire l’immagine di una leader tutta d’un pezzo che non guarda in faccia nessuno. Con tanto di post social che riprendono volto fiero e passo marziale.
Ed è questo il punto: l’immagine di Giorgia Meloni. L’intera politica estera del nostro Paese, negli ultimi quattro anni, ha ruotato intorno al bisogno della premier di ottenere un risultato pressoché impossibile: diventare credibile come leader di un’Unione europea in cui non ha mai creduto; essere considerata affidabile per il blocco occidentale che ha deciso di difendere l’Ucraina — prima dell’avvento di Trump — nonostante avesse al suo interno le posizioni filorusse della Lega e come principali alleati i migliori amici di Putin, vedi alla voce Viktor Orbán; mantenere un atteggiamento antisistema seguendo e cercando di piegare a suo vantaggio tutte le regole del sistema.
L’ambiguità è stata possibile fino all’avvento di colui che avrebbe dovuto essere il suo miglior alleato, quel Donald Trump che ha a lungo inseguito in competizione con Salvini, il leader di un movimento Maga con cui dal primo giorno ha cercato ed enfatizzato punti in comune, prima di capire che il nostro Paese non è pronto per
derive illiberali. Neanche se a promuoverle sono gli eredi dello zio Tom. Di qui, il cortocircuito. Illuminato dalle parole del segretario della Nato Mark Rutte.
L’Italia non ha tolto il suo sostegno agli Stati Uniti, non ha fatto nulla per sottrarsi agli impegni presi dai trattati, ha continuato a non condannare e non condividere l’avventura militare di Israele e Usa in Iran concedendo — come già successo in passato — le sue basi per voli logistici e non di attacco. Ed è facile pensare che Donald Trump non avrebbe preteso nulla di più, se non fossero intervenute due condizioni. La prima è che Meloni gli aveva fatto credere di essere sempre e comunque dalla sua parte, con le continue prese di distanza dalla Francia di Emmanuel Macron e dalle intenzioni dei volenterosi in Ucraina, il suo corteggiamento nei confronti di Elon Musk e degli aedi del trumpismo sancito dagli inviti ad Atreju, la sua reazione fiacca contro l’imposizione dei dazi, la sua sfida alla Corte penale internazionale nel caso Almasri, condotta in perfetto stile sovranista.
Anche solo per questo, e per il rifiuto italiano di riconoscere la Palestina e di sposare le risoluzioni europee contro Benjamin Netanyahu, era immaginabile che Trump prevedesse un sostegno più solido. Ma a far scoppiare tutto è stato il secondo elemento, che più che alla realtà appartiene alla narrazione.
Come già avvenuto in passato senza che il ministero della Difesa ne desse notizia, l’Italia non ha autorizzato alcuni voli «cinetici» di aerei militari americani verso l’Iran. Non ha cioè permesso che partissero dalle nostre basi azioni d’attacco. Pur continuando a consentire tutte le altre, come ha spiegato Rutte volendo fare chissà se un favore o un torto all’Italia.
Questo prevedono gli accordi, questo sostengono i trattati a meno che non si entri in guerra, questo dice il protocollo, solo che — dopo la sconfitta epocale del referendum — il governo italiano non si è limitato a negare un decollo offensivo. Lo ha lasciato trapelare, rivendicandolo e così decidendo di mostrare una nuova distanza dalle politiche della Casa Bianca.
Meloni non ha davvero ostacolato Trump, non ha lavorato con i suoi avversari, a partire dal canadese Mark Carney che ha proposto un’alleanza delle medie potenze contro il risorgere degli imperi, non si è messa dalla parte di chi cerca di sostenere
la forza del diritto nel momento in cui vengono creati illusori board of peace utili a fare affari immobiliari più che a salvare Gaza, la Cisgiordania, il Libano. Ha raccontato una storia che pensava fosse utile al suo consenso, e che le si è invece ritorta contro perché il sovranista in capo non consente ambiguità, ma pretende obbedienza.
La presidente del Consiglio ha sempre risposto con fastidio a chi le chiedeva una politica estera più autonoma, che non vivesse di espedienti, di ritardi studiati, di vertici con altri leader europei saltati all’ultimo momento — per un francobollo! — di mozioni sull’Ucraina sempre più vuote per non spaccare la maggioranza, di tentativi di rallentare il percorso di integrazione europea che ha bisogno di difesa comune e voto a maggioranza.
E non ha mai ammesso quello che forse, dopo Temptation Island, dovrebbe aver capito: se c’è una cosa che non può aiutare uno dei Paesi più esposti e indebitati d’Europa, è il sovranismo. Se c’è una persona che non ha alcun interesse a volere il bene del nostro Paese, così come non vuole il bene dell’Unione europea, è Donald Trump. Se c’è un comportamento che non può permettersi con il re della verità alternativa, è giocare con la propaganda.
Adesso, dovrebbe solo sentire il dovere di spiegare al Parlamento a quale verità dobbiamo credere su Sigonella: a quella di Trump, di Rutte o del governo italiano.

(da Repubblica)

argomento: Politica | Commenta »

MARINA BERLUSCONI FA LE LISTE DI FORZA ITALIA: ORA GIOVANI E VOLTI MEDIASET

Giugno 25th, 2026 Riccardo Fucile

DORIS JR E FIGURE PUBLITALIA

Chi vorrebbe un suo maggiore interventismo si dice deluso, perché lei sta “tirando un po’ i remi inbarca”. Chi invece da settimane ne denuncia le intrusioni, la descrive come ormai la vera “padrona” del partito. Anche se può cambiare la prospettiva, Marina Berlusconi tra Milano e la Costa Azzurra (dove si rifugia appena può, anche solo per un fine settimana) sta iniziando a mettere nel mirino un obiettivo: le liste di Forza Italia in vista delle elezioni politiche del 2027.
Se il voto sarà ad aprile dell’anno prossimo, in autunno si dovrà iniziare a comporre le liste azzurre e vuole essere la primogenita di Berlusconi ad avere voce in capitolo. Non solo per la volontà politica, ma anche per una questione formale: a mettere il timbro sulle liste è Fabio Roscioli, tesoriere del partito e uomo della famiglia Berlusconi a Roma
Da qui la volontà di “svecchiare” Forza Italia per il prossimo Parlamento come fu fatto nel 1994. Da diverse settimane, infatti, Marina Berlusconi ha affidato al suo fedelissimo Danilo Pellegrino (ad di Fininvest), e Pier Silvio allo storico uomo di Publitalia Niccolò Querci, il compito di fare casting e trovare volti nuovi e provenienti dall’azienda per farli sbarcare a Roma.
Tra questi ci sarà con ogni probabilità Massimo Doris, figlio di Ennio ed erede in Mediolanum, ma anche volti giovani nati in azienda da mandare prima in televisione e poi inserire nelle liste elettorali: oltre al responsabile dei giovani Simone Leoni (sempre più spinto nei talk Mediaset), un altro nome che circola è quello del 36enne Federico Benassati (portavoce azzurro a Milano) e capogruppo nel Municipio I che si è fatto le ossa a Publitalia 80, la holding di famiglia. In grande ascesa c’è anche Fiorenza Cenniccola, 29enne vicesindaca di Guardia Sanframondi (Benevento), che sarà mandata presto nei talk show televisivi. Questi saranno tre dei cinque nomi che la famiglia Berlusconi vuole mandare presto in tv. L’altro è Roberto Bagnasco, deputato di FI di esperienza e vicino a Pier Silvio. A proposito dell’impegno in politica di Marina, ieri Mfe ha distribuito il dividendo più alto degli ultimi 15 anni: entrare in politica costa.
Nel frattempo, sotto l’ala della famiglia Berlusconi ci sono figure che stanno assumendo sempre maggior peso in Forza Italia e saranno garantiti nelle prossime liste. Oltre al ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, c’è la capogruppo al Senato Stefania Craxi e il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto. Quest’ultimo ieri ha organizzato un evento al Centro studi americano con Tony West, vicepresidente di Uber, cognato di Kamala Harris che ha avuto un ruolo al Dipartimento di Giustizia con Obama.
Evento organizzato mentre il partito era mobilitato alla Camera a un convegno sullo spazio. Una competizione significativa, perché Occhiuto (con Craxi e Siracusano in prima fila) lanciava la proposta della liberalizzazione delle licenze e dell’app social taxi per tagliare le liste di attesa. Battaglie chieste dai Berlusconi. E non sono passate inosservate le parole di West, che ha più volte parlato della leadership di Occhiuto. Un domani, chissà.

(da Il Fatto Quotidiano)

argomento: Politica | Commenta »

GIUSEPPE CONTE: “MA QUALE NUOVA SIGONELLA, MELONI HA VIOLATO LA COSTITUZIONE”

Giugno 25th, 2026 Riccardo Fucile

“L’ITALIA HA PARTECIPATO IN VIA INDIRETTA A GUERRA ILLEGALE”

Giuseppe Conte non manifesta dubbi: “Non esistono trattati o protocolli con Paesi alleati che consentano al governo di violare i principi costituzionali, a cominciare dall’articolo 11 della Carta, secondo cui ‘L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali’”. Le dichiarazioni del Segretario generale della Nato, Mark Rutte, sui 500 aerei partiti dalla basi americane in Italia per sostenere gli attacchi all’Iran hanno aperto l’ennesimo fronte per il governo Meloni. E viene da chiedersi perché Rutte le abbia rilasciate: magari, per dare un segnale alla premier che è in aperto scontro con Donald Trump? Conte ha un’altra lettura: “Il Segretario
dell’Onu ha voluto sottolineare il ruolo strategico avuto dall’Italia nella guerra all’Iran, così da creare un clima più sereno tra Washington e Roma. Ma così ha sollevato il velo dell’ipocrisia su questa vicenda, e soprattutto ha scoperto Meloni sul piano interno. Le sue parole hanno spazzato via le favolette con cui il governo aveva alimentato la narrazione della premier come nuova Craxi, paragonandola all’ex premier socialista che negò l’uso della base di Sigonella agli Stati Uniti. Una sciocca invenzione a cui l’esecutivo si era aggrappato, per cercare di coprire i suoi problemi sulla politica estera”.
Ora, secondo l’avvocato, quell’impostura sta venendo meno. Però c’è anche un piano normativo in questa storia. Per esempio, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha replicato: “Quelli che fanno polemica dovrebbero sapere che parliamo della gestione tecnica di accordi di cui si occupano le strutture tecniche della Difesa e non di scelte politiche che variano”. Ha così torto? L’ex premier scuote la testa: “Glielo ripeto, nessun trattato può consentire a un governo di contribuire a guerre o attacchi al di fuori del diritto internazionale, come quello contro l’Iran”.
Lei quando era a Palazzo Chigi li avrà letti, questi trattati… “Io posso dirle che quando ero al governo abbiamo interrotto le forniture di armi agli Emirati e all’Arabia Saudita quando abbiamo avuto la certezza che nella guerra in Yemen violavano il diritto internazionale, e che le basi in Italia sono state concesse solo per interventi dentro il perimetro del diritto internazionale, come gli attacchi contro i capi dell’Isis e di al Qaeda, o il ponte aereo per evacuare Kabul”. Va bene. Ma dall’esecutivo parlano di voli per “il solo supporto logistico o tecnico”. Non c’è una differenza anche di sostanza con gli aerei che vanno a bombardare? Conte ridice di no: “Sappiamo bene di cosa stiamo parlando, e lo abbiamo denunciato più volte: ossia di aerei spia, droni di ricognizione e di aerei cargo partiti da Sigonella verso l’Iran. Altro che supporto meramente logistico”. Sta dicendo che l’Italia ha partecipato alla guerra contro l’Iran? L’ex premier scandisce: “Questo governo ha partecipato quantomeno in modo indiretto a una guerra illegale. Questo è un fatto. Ma d’altronde stiamo pagando la nostra ambiguità con Washington, e quella frase di Meloni, “non condanno e condivido”, sull’operazione Epic Fury. Oltre al fatto di aver dato sostegno al genocidio a Gaza”. […]
Crosetto ha assicurato che può far fornire dalle strutture militari dettagli su ogni aereo partito dall’Italia. Non le sembra comunque un segnale di trasparenza? “Qui il punto non è rispondere con migliaia di dati tecnici. Qui la questione è tutta politica, e per questo la presidente del Consiglio deve venire a riferire in Parlamento sulla politica estera. È tempo che faccia un esame di coscienza di fronte al Paese, per aver assunto impegni insostenibili sulle spese militari mentre tagliava i fondi per il sociale”. State discutendo con gli altri leader delle opposizioni su cosa fare ora? Conte risponde che non c’è stato il tempo. “In ogni caso, ora Meloni deve venire in aula, dove proverà a rivendicare il suo orgoglio personale. Quello nazionale non lo ha difeso quando doveva. Ma il suo sta scolorendo nella tracotanza”.

(da Il Fatto Quotidiano)

argomento: Politica | Commenta »

GIUSEPPE E MARIA, YUSSUF E MARIAM

Giugno 25th, 2026 Riccardo Fucile

DETERMINANTE E’ TRATTARE I NOMI COME SE FOSSERO PERSONE

Il deputato Sasso (gruppo Vannacci), che ha lamentato alla Camera la scomparsa di Giuseppe, Francesco e Maria dai citofoni, sostituiti da nomi di immigrati arabi, deve essersi perso un buon mezzo secolo di evoluzione del costume nazionale, o come direbbe lui dell’italianità.
I nomi della tradizione cristiana, oggi timidamente tornati in auge, sono stati spazzati via non dai nomi della tradizione musulmana (per altro sovente coincidenti con quelli cristiani: Yussuf è Giuseppe, Mariam è Maria, eccetera) ma, restando in metafora, da quelli della tradizione americana in salsa maccheronica.
E senza alcuna “sostituzione etnica”: siamo stati noi italiani a sbarazzarci, in perfetta autonomia, dei nomi della tradizione cristiana. Un vero e proprio moto popolare.
Sue Ellen, Maverick, Brian (variante Bryan), Morgan, Leonard, Jane, Nicolas, Peter, Leslie, William, Kevin, Demis, Albert, Evelin, Joseph, Morris, Derek, Lewis, Alan, Mark. Quasi tutti questi nomi sono tratti da una breve ricerca che feci, un paio d’anni fa, diciamo per curiosità socio-antropologica, tra esponenti leghisti di Lombardia, Veneto e Piemonte. Molti altri se ne potrebbero aggiungere. L’esotismo fai-da-te come rimedio (ingenuo) a ciò che si considera “troppo comune” è un espediente diffuso. E ovviamente perfettamente legittimo.
L’identità è una trappola micidiale se non si è in grado — è il caso del deputato Sasso — di maneggiarla con delicatezza e cultura. E comunque non contano i nomi delle persone, conta il grado di rispetto che ogni individuo — soprattutto un deputato — riesce a stabilire con la sua comunità. Che Giuseppe e Maria oggi si chiamino Kevin e Samantah, o Yussuf e Mariam, non è determinante. Determinante è trattare i nomi come se fossero persone.

(da Repubblica)

argomento: Politica | Commenta »

ALEMANNO ACCOLTO DA VANNACCI SEMBRA UN EROE RISORGIMENTALE

Giugno 25th, 2026 Riccardo Fucile

L’ONORE GUADAGNATO SUL CAMPO NON PENSAVAMO PASSASSE ATTRAVERSO LA CARCERAZIONE PER REATI

Abbiamo letto con tanta empatia le struggenti cronache dell’uscita dal carcere di Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma di Alleanza Nazionale e ministro in due governi Berlusconi (sembra ieri che i camerati ne festeggiavano l’elezione col braccio alzato sotto al Campidoglio), che quasi ci dimenticavamo perché vi era entrato (bagatelle: finanziamento illecito e traffico di influenze, derivante, quest’ultimo, dalla riqualificazione di un episodio di corruzione nell’ambito dell’inchiesta Mondo di mezzo).
È vero: non a tutti capita la fortuna di ottenere la grazia dal presidente della Repubblica prim’ancora di entrare in carcere, come ha scritto polemicamente Alemanno su Facebook in riferimento alla ex compagna di Popolo della Libertà
Nicole Minetti, la notte prima di lasciare la cella di Rebibbia, al lume di una fioca candela; ma scommettiamo che a nessuno dei 64.436 detenuti in Italia tocca il privilegio, una volta scontata la pena e dimessi dalle patrie galere, di venire prelevati dai cancelli e condotti direttamente nella sede di un partito per contribuire alla sua formazione con la disciplina e l’onore guadagnati sul campo. Una cosa risorgimentale, quasi.
Alemanno non entrerà, come sarebbe sembrato naturale, in Forza Italia (dove il carcere vale come un master all’estero, una specializzazione), né in Fratelli d’Italia, a cui pure approdò per un breve periodo, ma farà confluire la sua creatura chiamata Indipendenza! dentro Futuro Nazionale, il partito di “destra autentica” già oltre il 5% nei sondaggi guidato dal generale in pensione Roberto Vannacci, tornato appositamente da Bruxelles per dare il benvenuto al nuovo sodale.
Nei 18 mesi di reclusione, scattata perché l’ex sindaco, a cui il tribunale aveva concesso la messa in prova ai servizi sociali, aveva più volte violato le prescrizioni con assenze ingiustificate, uscite da casa fuori dall’orario consentito, documenti falsi e incontri con pregiudicati, Alemanno ha tenuto un diario carcerario in cui ha denunciato le pessime condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti, problema di cui non risulta si sia mai occupato prima di farne parte. Ma come, direte voi, i detenuti hanno accesso ai social? Abbiamo dimenticato il caso di Doina Mattei, condannata a 16 anni di carcere per omicidio, che nel 2015 in regime di semilibertà pubblicò su Facebook delle foto che la ritraevano in spiaggia e fu perciò costretta dal tribunale di Sorveglianza di Venezia a tornare in cella a tempo pieno, sulla base della sentenza della Cassazione per cui condividere contenuti o chattare su Facebook equivale a evadere e a comunicare con l’esterno? E a Fabrizio Corona non capitò più volte di dover rientrare in galera per l’uso non autorizzato dei social durante i domiciliari? Ah, ma allora non sapete niente: Alemanno scriveva le sue memorie su fogli di carta che poi consegnava ai suoi legali e familiari, che a loro volta li giravano allo staff incaricato della pubblicazione su Facebook. Tutto regolare.
E tutto è bene quel che finisce bene. Alemanno ha detto che non si candiderà, ed è un peccato, perché in Parlamento stanno drasticamente diminuendo le quote a
righe, quelle degli ex galeotti; ma qualche voto di nostalgici vedrete che lo porta a Vannacci, e magari riuscirà a farsi ascoltare da Nordio sulla condizione dei detenuti, sua nuova battaglia (intanto potrebbe consigliare ai colleghi di non delinquere, per esperienza).
La sera della vigilia Alemanno ha scritto: “Mi sembra quasi di disertare una trincea”, e verrebbe da rassicurarlo che volendo può sempre tornarci, anche se il ministro Nordio, con l’abolizione del reato di abuso di ufficio e il depotenziamento di quello di traffico di influenze, che sono i reati in cui è ferrato Alemanno, ha reso sempre più difficili le prove che un politico deve sostenere per accedere alle patrie galere; ma se uno si impegna un modo lo trova.

(da Il Fatto Quyotidiano)

argomento: Politica | Commenta »

LA POLITICA ESTERA DI GIORGIA MELONI E’ UNA SEQUENZA DI FALLIMENTI

Giugno 25th, 2026 Riccardo Fucile

LA STRATEGIA DI ACCREDITARSI COME PONTE TRA GLI USA DI TRUMP E LA UE E’ ORMAI ANDATA IN FRANTUMI… MELONI HA MINATO LA COMPATTENZA UE SU TUTTI I PRINCIPALI DOSSIER

Diciamolo, la premier ha un’idea fallimentare dell’interesse nazionale. E ambigua. Al cuore la nutre l’illusione che un paese come l’Italia possa fare da solo, forte magari dell’orgoglio nazionale. Va bene quindi instaurare una relazione speciale con gli Usa di Trump, finché dura o si può; sennò pazienza. E l’Europa non è il nostro orizzonte da costruire e rinsaldare, ma solo un’opzione, o al più un terreno di confronto in una logica nazional-muscolare come quella che (con ben altri mezzi) Trump impone.
Questa visione genera comportamenti opportunistici, spesso contraddittori. Ben lontani da quella impostazione coerente e lungimirante di cui invece abbiamo bisogno, specie in un mondo in subbuglio. Ma soprattutto, genera risultati fallimentari. La strategia su cui Meloni aveva impostato tutta la sua politica estera – accreditarsi come ponte fra gli Usa di Trump e l’Unione europea – è ormai andatain frantumi. In nome di questa strategia, però, Meloni aveva minato la compattezza della Ue su tutti i principali dossier economici. Rafforzando quindi un atteggiamento accondiscendente verso le richieste di Trump che è il modo peggiore per trattare con il tycoon. E alimentando in questo modo le divisioni dell’Europa.
Di fronte alla richiesta di aumentare le spese militari, acquistando peraltro armamenti dagli Usa, bisognava rispondere non con affermativa sollecitudine e con la speranza di qualche sotterfugio contabile, come è stato fatto, ma spingendo con forza sulla difesa europea (che peraltro ci farebbe risparmiare parecchio) e sull’autonomia strategica dell’Unione, l’unica vera garanzia per la nostra sicurezza. Di più. Di fronte alla richiesta di aumentare gli acquisti di gas dagli Stati Uniti, per supplire alle drammatiche incertezze dello scenario globale (peraltro in parte causate da Trump), bisognava rispondere non certo cannoneggiando il green deal e ostacolando le rinnovabili, come Meloni continua a fare in Europa e in Italia (in affinità ideologia con Trump), ma chiedendo all’Europa tutta di invertire sulle rinnovabili e sbloccando, a livello nazionale, le autorizzazioni per i nuovi impianti. Peraltro, gli Usa di Trump almeno i combustibili fossili li hanno in casa, come hanno anche il nucleare. Noi non abbiamo né gli uni né l’altro (e per arrivare al secondo ci vorranno lustri o decenni); mentre possediamo un vantaggio strategico nell’energia rinnovabile, il solare soprattutto, che è sempre più conveniente. Il nazionalismo ideologico di Meloni, in questi anni, è stato quanto di più nocivo potesse esserci per l’interesse nazionale.
Le conseguenze le viviamo ogni giorno. Contrariamente a quel che la propaganda vuol far credere, durante il governo Meloni l’economia italiana è tornata a essere il grande malato d’Europa: con una crescita anemica del Pil, tenuta su un po’ solo dal Pnrr (peraltro usato male), e la crisi conclamata dell’industria; con l’inflazione che mangia i salari e accentua le disuguaglianze; con un prezzo dell’energia più alto di quello di tutti gli altri grandi paesi europei. La crisi provocata dalla guerra all’Iran ha messo in discussione anche l’agognato equilibrio di bilancio, mentre, come conseguenza del fallimento della politica internazionale di Meloni, l’immagine e l’autorevolezza dell’Italia nel mondo sono oggi indebolite, non certo rafforzate. Ciò detto, una cosa c’era che finora era andata relativamente bene: l’export, guidato dai
successi del made in Italy verso gli Stati Uniti e il Medio Oriente. La crisi con gli Stai Uniti peggiorerà verosimilmente anche questo dato, precipitando le difficoltà dell’economia italiana, in un contesto geo-politico sempre più incerto come quello in cui siamo finiti per colpa dei sovranisti.
L’interesse nazionale dell’Italia è nel rafforzamento della Ue, fino all’Europa federale cui il nostro paese deve partecipare da protagonista, spingendo per una maggiore integrazione, anziché frenare, e per cambiare le attuali politiche economiche conservatrici. Ed è nell’investimento strategico a favore delle energie rinnovabili, per uscire dalla stagnazione fossile cui questa destra vorrebbe irresponsabilmente condannarci. E in una politica industriale efficace, e ambiziosa, che promuova la ricerca, l’innovazione e la crescita delle imprese, come unica stabile garanzia di eccellenza e qualità, e di successo economico, a prescindere dalla volatilità degli umori di Trump. Tutto quello che Meloni non ha saputo né voluto costruire in questi anni.

(da editorialedomani.it)

argomento: Politica | Commenta »

UN ELETTORE SU QUATTRO VOTA I PARTITI DI ESTREMA DESTRA, LO STUDIO SU 31 PAESI

Giugno 25th, 2026 Riccardo Fucile

“PIU’ HANNO SUCCESSO, PIU’ DIVENTANO NORMALI”

La crescita nei sondaggi di Roberto Vannacci e del suo movimento «Futuro Nazionale» non è un caso isolato. O meglio, non è soltanto una vicenda interna alla politica italiana. È il sintomo di una trasformazione più ampia che sta attraversando l’intero Continente: l’avanzata di forze di estrema destra in Europa. A mostrarlo è una recente analisi del progetto PopuList, ripresa dal Guardian e realizzata da oltre 150 politologi in 31 Paesi. Secondo lo studio, quasi un elettore su 4 vota per i partiti di destra radicale. La percentuale ha superato il 23%, rispetto a circa il 10% di dieci anni fa e al 5% della metà degli anni Novanta. «Quando abbiamo avviato il
progetto nel 2018, il dato principale era che un europeo su quattro votava per partiti populisti, soprattutto di estrema sinistra e di estrema destra. Ora un europeo su quattro vota per partiti di estrema destra, per lo più populisti», ha spiegato Matthijs Rooduijn, politologo dell’Università di Amsterdam e coordinatore della ricerca.
Gli esempi in Europa
La crescita ha subito una forte accelerazione negli ultimi anni. Tra il 2023 e il 2025 diversi partiti di estrema destra hanno ottenuto risultati storici nelle elezioni nazionali di importanti Paesi europei. Se si esclude Viktor Orbán in Ungheria e Geert Wilders nei Paesi Bassi, in Francia il Rassemblement National è arrivato a essere una delle principali forze politiche del Paese, aumentando sensibilmente il proprio consenso. In Germania l’Alternative für Deutschland (AfD) ha raddoppiato i propri voti, raggiungendo il 21% e diventando per la prima volta il secondo partito nazionale. In Austria il Partito della Libertà (FPÖ) ha registrato un forte avanzamento, mentre in Portogallo Chega ha moltiplicato il proprio peso elettorale. Anche il Regno Unito ha visto una crescita significativa di Reform UK.
Perché gli elettori votano partiti di estrema destra
In diversi Paesi europei i partiti populisti di estrema destra sono entrati nelle istituzioni e partecipano direttamente al governo o sostengono maggioranze. La loro influenza è cresciuta in Paesi come Italia, Finlandia, Croazia e Repubblica Ceca, mentre in altri guidano o condizionano il dibattito politico. Il dato più significativo, secondo gli studiosi, è che questa crescita non è il risultato di un improvviso spostamento dell’opinione pubblica, ma di un processo iniziato decenni fa. E le posizioni degli elettori su temi centrali per i partiti sovranisti, come immigrazione e identità nazionale – si legge nell’analisi – non sarebbero necessariamente cambiate nel tempo. A essere cambiato è il peso di queste materie nella scelta elettorale. L’immigrazione, la sicurezza, il rapporto con le istituzioni europee e la critica alle élite sono diventati elementi sempre più determinanti nella costruzione del consenso.
La normalizzazione dei partiti di destra radicale
Un altro fattore decisivo è la normalizzazione. «Più diventano grandi e più hanno successo, più diventano “normali”», afferma Rooduijn. La loro presenza nei
parlamenti e nei media contribuisce a ridurre la distanza rispetto ai partiti tradizionali. Secondo l’analista, inoltre, i movimenti di estrema destra hanno sviluppato una comunicazione particolarmente efficace. La loro narrazione tende a costruire una contrapposizione tra un “noi” e un “loro”: la popolazione nazionale contro immigrati, istituzioni, giudici o presunte élite culturali. Questo produce una narrazione di «eroi contro cattivi», legata a un passato idealizzato in cui tutto sarebbe stato migliore. «E sono diventati molto più bravi nel formulare questo messaggio, nel suscitare emozioni: rabbia, disprezzo, ma anche orgoglio e speranza. Si sono professionalizzati», conclude l’analista.

(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

OLTRE AGLI SCAZZI NEI DUE SCHIERAMENTI POLITICI, RESTA IL NULLA, LO STORICO GIANNI OLIVA: “OGGI PER LA SINISTRA QUALI SONO LE PAROLE D’ORDINE? LA PACE? LA SCUOLA? IL RIARMO? LA SANITÀ PER TUTTI? IN ATTESA DI RISPOSTE, IL TEMA È FERMO AL DILEMMA SCHLEIN, CONTE O UN FEDERATORE; PRIMARIE SÌ, PRIMARIE NO”

Giugno 25th, 2026 Riccardo Fucile

“PER LA DESTRA IL PROBLEMA È ANCORA PIÙ GRAVE: CEDUTA L’IDENTITÀ PIÙ RUVIDA A VANNACCI, RESTA DA COSTRUIRE UN MODELLO DI LIBERALISMO MODERNO, SENZA NESSUN RIFERIMENTO CUI GUARDARE NÉ UN RETROTERRA DI CULTURA POLITICA CUI ATTINGERE. ALLORA SULLA BASE DI CHE COSA UN CITTADINO SCEGLIE PER CHI VOTARE?”

La politica italiana di questi giorni è un gran ridefinirsi di perimetri: movimenti aggregativi al centro per l’area riformista, nostalgie nordiste nella Lega, il campo largo in trattoria con le sole componenti di sinistra, la destra indecisa tra cultura di governo e velleità identitarie, Vannacci che sguazza nelle provocazioni e fa incetta di arrabbiati, nostalgici e delusi. Ma al di là delle autodefinizioni, che cosa c’è dietro i “perimetri”?
Paradossalmente, il mondo della post-ideologia ha cristallizzato le ideologie stesse: con la differenza che la sinistra comunista o il moderatismo democristiano si traducevano in programmi definiti e divergenti, mentre le autodefinizioni di oggi si fermano all’enunciazione di principio di una specificità che nessuno riesce a spiegare.
“Riformismo” è una parola rassicurante, sa di misura, di rifiuto della radicalità, di convergenze. È un atteggiamento radicato nella cultura dell’Italia repubblicana. Ma se dovessimo raccogliere il progetto “riformista” in cinque parole d’ordine, che cosa scriveremmo? Nulla: e infatti possiamo solo indicare nomi più o meno improbabili, carneadi emergenti o vecchie volpi, da Maraio a Renzi, da Onorato a Magi.
Lo stesso vale per la sinistra, con la sua suggestione storica di giustizia sociale e diritti: quali sono le parole d’ordine? La pace? La scuola? Il riarmo? La sanità per tutti? In attesa di risposte, il tema è fermo al dilemma Schlein, Conte o un federatore; primarie sì, primarie no.
Per la destra il problema è ancora più grave: ceduta l’identità più ruvida a Vannacci, resta da costruire un modello di liberalismo moderno, senza nessun riferimento cui guardare né un retroterra di cultura politica cui attingere.
Nell’incapacità degli uni e degli altri di definirsi in positivo, restano le risse verbali, l’unica regola in questa geometria delle distanze, che sembra un gioco ed invece è la nostra classe dirigente.
E allora sulla base di che cosa un cittadino sceglie per chi votare? Qualcuno vota in base alle vecchie ideologie, in un atto di affetto alla memoria e nella consapevolezza di una cristallizzazione post-ideologica fuori dal tempo; qualcun altro spinto dall’impulso dell’ultima ora, in una logica dove la dichiarazione più recente cancella il pregresso (ad esempio la capacità di rispondere agli attacchi di Trump è vincente, anche se pochi mesi prima lo si è candidato al Nobel per la pace); qualcun altro ancora vota in base alla rabbia, seguendo chi ha la capacità di scovare il bersaglio elettoralmente più redditizio. E molti altri (troppi) abdicano e non votano proprio.
Si dice che ogni popolo ha la classe dirigente che si merita: ma è davvero così…? Davvero meritiamo una classe dirigente che vive di strategie elettorali anziché di progetti per il Paese?

(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.295)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.221)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (119)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.581)
    • criminalità (1.402)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.528)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.331)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.077)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (821)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (510)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (542)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.784)
    • governo (5.799)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.411)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (39.994)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.682)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (452)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Giugno 2026 (457)
    • Maggio 2026 (402)
    • Aprile 2026 (591)
    • Marzo 2026 (641)
    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (652)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (457)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (503)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (460)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (584)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (632)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (204)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (157)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Giugno 2026
    L M M G V S D
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    2930  
    « Mag    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • L’EX LEGHISTA LAURA RAVETTO, CHE SI E’ ARRUOLATA NELLE TRUPPE DI VANNACCI, RIMANE BLOCCATA PER OTTO ORE SUL TRENO CHE DA MILANO L’HA PORTATA A PARIGI. LA RABBIA CONTRO SALVINI: “SIAMO SEGREGATI NELLE CAMPAGNE FRANCESI. STO… NON IMBESTIALITA, DI PIÙ. STO GIÀ SCRIVENDO L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE AL MINISTRO”
    • DONNARUMMA È SCESO DAL TRENO, L’AD DI FERROVIE DELLO STATO SI È DIMESSO, DOPO UN INCONTRO CON MATTEO SALVINI CHE COSI’ CERCA DI SCARICARE LO SFASCIO SUL MANAGER CHE AVEVA IMPOSTO LUI
    • “DUE GUASTI IN TRE GIORNI, 40 GRADI SENZA ACQUA E MALORI A BORDO”_ IL WEEKEND DA INCUBO DI CLAUDIA SUI FRECCIAROSSA
    • SERATA ALL’INSEGNA DI CORI E GESTI NOSTALGICI PER ALEMANNO E I SUOI CHE BRINDANO CON VANNACCI AL GRIDO DI “A NOI”. L’EX SINDACO SALUTA CON L’AVAMBRACCIO SIA L’EX PARÀ CHE IL DEPUTATO ROSSANO SASSO
    • GUERRA DI POTERE NEL CARROCCIO. SALTA, PER TIMORE DI CONTESTAZIONI, IL RITIRO LEGHISTA A TREVISO E IL PARTITO RESTA SPACCATO. GLI ANTI SALVINIANI LAMENTANO CHE NELLO STATUTO “NON ESISTA LA MOZIONE DI SFIDUCIA PER IL SEGRETARIO” (L’ALTERNATIVA È CHE LA RICHIESTA DI DIMISSIONI “PARTA DA UN CONGRESSO STRAORDINARIO CHE PERO’ DEVE ESSERE CHIESTO DALLA METÀ PIÙ UNO DEGLI AVENTI DIRITTO”)
    • E CHI LO FERMA PIU’ ZOHRAN : MADMANI GONGOLA PER LE VITTORIE DI BRAD LANDER, CLAIRE VALDEZ E DARIALIZA AVILA CHEVALIER, TRE SUOI ALLEATI CHE SI SONO AGGIUDICATI LE PRIMARIE DEMOCRATICHE DI NEW YORK
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA