Luglio 17th, 2026 Riccardo Fucile
I SOSPETTI CONTINUANO, LA CACCIA È APERTA, E IL TERRORE CORRE TRA I PEONES: LA PAURA PIÙ GRANDE È DI NON ESSERE RICANDIDATI. I VERTICI DI FDI VALUTANO DI CONVOCARE I SOSPETTI ED ESTORCERE CONFESSIONI, MA UNA VOLTA SCOPERTI, E SICURI DI NON ESSERE RICANDIDATI, POTREBBERO VENDICARSI ALLA PRIMA OCCASIONE…
La paura non fa 90, ma 217. Come i voti della maggioranza — perfetti e senza cecchini — che alle 11.42 non mancano all’ultimo sì segreto della Camera alla legge elettorale (anzi ce ne sono due in più del Misto).
Questa volta i franchi tiratori — puff — sono tutti scomparsi. Sciolto (per il momento) il partito trasversale delle donne di centrodestra che ha affossato l’emendamento l’altro giorno al motto «tremate, tremate le streghe son tornate». Tante onorevoli di Forza Italia sono ora sedute sui divanetti e parlano di vacanze. […]Più in là, fischiettano anche i peones senza preferenze del Sud che temono di rivedere la cadrega con il binocolo («Non mi citi, ma io tengo il mutuo!»). Ma ce ne sono tanti anche del Nord.
In questo caos calmo, bisogna però alzare lo sguardo.
Salire sulle tribune di Montecitorio riservate alla stampa per scoprire altro: i sospetti continuano, più che mai. La caccia ormai è aperta. I vertici di Fratelli d’Italia, nonostante tutto, non si fidano più degli alleati e nemmeno dei propri parlamentari «che, eppure, devono tutto a Giorgia».
Al punto che al momento del voto finale, quello delle lucine blu sul tabellone, quattro addetti stampa del gruppo di FdI a Montecitorio si mettono a riprendere con i cellulari i parlamentari di centrodestra.
La scena degli 007 non passa inosservata: viene segnalata l’inedita presenza dei quattro «franchi filmatori» di FdI all’associazione Stampa parlamentare.
Scatterà nel pomeriggio anche la protesta formale dell’Asp nei confronti dei vertici di Montecitorio per questa sgrammaticatura almeno logistica.
I «quattro del Kgb di via della Scrofa» eseguono il compito che è stato loro assegnato. Il partito vuole i nomi dei traditori. Chi conta sul serio in Fratelli d’Italia ha un identikit abbastanza dettagliato della decina (Vannacci li chiamerebbe «sporca dozzina») di franchi tiratori meloniani. Sono più donne che uomini.
Si valuta se convocarli per un confronto all’americana. Il dossier è nelle mani del capogruppo Galeazzo Bignami. In caso di confessioni estorte o autotradimenti (ci sarà il test della verità?) il timore del governo è di non gestirli più. Se scoperti, una volta sicuri di non aver mai più una candidatura nemmeno all’assemblea del condominio, potrebbero vendicarsi alla prima occasione […].
Magari in caso di ritorno della legge elettorale alla Camera in terza lettura, sempre con il voto segreto.
In generale la paura di non essere qui al prossimo giro è trasversale. Nel Pd, per esempio, sono ben 37 gli attuali parlamentari che hanno superato i tre mandati dello statuto. Elly Schlein in questi giorni ride: la deroga dipenderà da lei. Anche il M5S, partito da sempre non fortissimo sulle preferenze ma nel voto d’opinione, ha il problema del terzo mandato che per legge interna dei grillini può essere aggirato solo per volere di Giuseppe Conte, ma per una quota del 5%.
Dubbi, sospetti, sguardi d’intesa nei corridoi. I «malacarne» tirano un sospiro di sollievo, mentre i videomaker di Fratelli d’Italia hanno lavorato a vuoto. Mai fidarsi: il franco tiratore non dorme, si riposa.
(da “Corriere della Sera”)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2026 Riccardo Fucile
GUARDANDO I SONDAGGI, LA DUCETTA HA CAPITO CHE SENZA L’EX PARÀ DELLA FOLGORE RISCHIA DI PERDERE LE ELEZIONI – LA PARANOIA MELONIANA: IERI A MONTECITORIO I MEMBRI DELL’UFFICIO STAMPA DI FDI FILMAVANO I DEPUTATI DELLA MAGGIORANZA PER STANARE I “TRADITORI”
Sulle tribune che sovrastano l’Aula di Montecitorio c’è una parte riservata ai cronisti
parlamentari. È uno spazio dedicato al racconto del dettaglio rubato alla folla dei deputati, la smorfia, la lite, lo scambio di foglietti […]
Ieri, in mezzo ai cronisti, sono stati intravisti cinque collaboratori dell’ufficio stampa di Fratelli d’Italia mentre filmavano i deputati della maggioranza – uno per ogni gruppo parlamentare – per stanare i movimenti della mano degli eventuali franchi tiratori, al momento del voto segreto. Un’intrusione che ha scatenato l’indignazione dei giornalisti […]
È la prova del clima di paranoia in cui è sprofondato il centrodestra dopo la bocciatura dell’emendamento sulle quasi preferenze chiesto da Giorgia Meloni. Il voto segreto ha lasciato importanti strascichi sull’umore della coalizione di governo. I sospetti stanno sfibrando la fiducia reciproca tra i partiti
È chiaro che riproporre la stessa modifica in Senato, come aveva suggerito il presidente Ignazio La Russa, esporrebbe la destra a una nuova clamorosa spaccatura. Per questo nessuno, tra i dirigenti di FdI, si dice più sicuro di nulla. Anzi: «Vedremo se ripresentarlo. Meloni ha detto che ora occorre una riflessione. La faremo anche su questo», è la risposta che ieri il responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli dava a chiunque in Transatlantico.
Prendere tempo, dunque. Per studiare la mossa migliore da fare, ed evitare di ripiombare in una faida tra alleati. Meloni tiene gli occhi fissi sui sondaggi, e analizza ogni minima oscillazione di Roberto Vannacci. Le ultime 48 ore hanno segnato una prima apparente convergenza tra i meloniani e gli uomini dell’ex generale.
Hanno votato assieme un emendamento sulle preferenze (vere, in questo caso) che non è passato. E hanno cominciato a lanciarsi segnali, anche sulla base di una rivelazione di YouTrend che certifica la necessità, con la nuova legge elettorale, di tenere dentro Vannacci se il centrodestra vorrà prevalere sul campo largo.
Il partito di Meloni è diviso tra chi pensa debba stare il più lontano possibile, e chi invece lo considera parte dello stesso indivisibile tronco di destra che ha messo radici in Europa, con gli estremisti dell’Afd ormai inamovibili al primo posto nei sondaggi in Germania e con Marine Le Pen lanciata verso una probabile vittoria in Francia nel 2027. Al momento la presidente del Consiglio continua a sostenere di non volere Vannacci in coalizione.
Lo considera una mina vagante, teme che una volta dentro possa immediatamente sgomitare tra gli alleati e che possa finire per compromettere tutto il suo lavoro accreditamento personale con l’Unione europea.
Detto questo, con le nuove regole del voto, quelle del Melonellum, pur di vincere, sostengono discretamente dentro FdI, Meloni potrebbe essere costretta a un accordo. Si capirà di più a settembre. Fino ad allora, l’ordine della premier è di stare addosso ai temi forti che sta cavalcando l’ex generale: parlare meno di armi e più di sicurezza e di baby gang, non lasciargli l’egemonia su argomenti popolari (come, appunto, le preferenze).
Nell’immediato, però, le prossime complicazioni, per la premier, arriveranno da Forza Italia. La frattura che si è consumata sulla legge elettorale ha fatto riaffiorare tutta la diffidenza verso Marina Berlusconi, considerata da Palazzo Chigi la regista occulta delle manovre degli azzurri. L’ultimo tassello di questa frammentazione a destra è sulla giustizia.
Due giorni fa Stefania Craxi – capogruppo dei senatori che Marina ha imposto ad Antonio Tajani – ha ribadito il no di FI al tentativo di forzare sulle intercettazioni. Fratelli d’Italia ha presentato un emendamento al decreto giustizia per allargare la rete delle registrazioni a strascico, come chiesto dal Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. Dopo la sconfitta al referendum, la virata dei meloniani, in senso meno garantista, ha scavato una distanza con i forzisti.
La norma per regolamentare il sequestro delle chat è ferma alla Camera. Stesso discorso per la riforma della prescrizione bloccata in Senato. Gli azzurri ora temono la rappresaglia. Marina ha chiesto di tenere il punto: «La giustizia è l’identità di Forza Italia – spiega il capogruppo alla Camera Enrico Costa – Non cambiamo perché abbiamo perso il referendum. Se FdI insiste sulle intercettazioni, se le vota con il M5s. Così di nuovo spaccheremo l’alleanza».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2026 Riccardo Fucile
IL LEADER DI NOI MODERATI, MAURIZIO LUPI, ANNUNCIA CHE PRESENTERÀ ANCHE AL SENATO L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, BOCCIATO CAMERA CON FDI E BOCCIATO. UNA SCELTA DI ROTTURA RISPETTO A FDI, CHE INVECE VUOLE EVITARE DI ESSERE DI NUOVO IMPALLINATA DAGLI ALLEATI A PALAZZO MADAMA…
“Intendiamo andare avanti marcando il territorio sui diritti e sulle garanzie dei cittadini, che non possono conoscere passi indietro: una norma che introduce la legittimità delle intercettazioni a strascico per noi non può passare”. Lo ha detto Giorgio Mulè di Forza Italia, ospite a Start su Sky TG24.
Il riferimento è ad un emendamento di FdI sulle intercettazioni al decreto giustizia e immigrazione. “Non si possono calpestare i diritti delle persone nel nome di un principio che parifica il mero sospetto all’accertamento della verità. Su questo versante non accettiamo imposizioni, nemmeno se arrivano dal fronte antimafia”.
“Vogliamo un sistema elettorale che garantisca stabilità e governabilità, elementi essenziali sia per affrontare le nuove sfide geopolitiche sia per l’economia. Al Senato Noi Moderati riproporrà il tema delle preferenze per dare ridare la scelta dei rappresentanti ai cittadini.
Ma adesso, la priorità per tutta la maggioranza, è completare il progetto di cambiamento dell’Italia, come per esempio abbassare le tasse ai giovani”. Lo afferma il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2026 Riccardo Fucile
UNA INFORMATIVA DEI SERVIZI DI SICUREZZA SU CASTELLINO, IORIO E FIORE (CHE HA RIFIUTATO OGNI COLLABORAZIONE)
Ci sono skinheads, pregiudicati ed estremisti di destra storici. Ma anche chi viene
monitorato «per propaganda attiva di connotazione filorussa». E chi lo accusa di avergli rubato i punti del programma e di essere iscritto alla massoneria.
Nella varia e variegata umanità che si avvicina al generale Roberto Vannacci prima delle elezioni del 2027 mentre i sondaggi incoronano il suo Futuro Nazionale spiccano però i protagonisti dell’assalto alla sede della Cgil del 9 ottobre 2021. A dirlo è un’informativa dei servizi di sicurezza visionata del Messaggero. Che indaga su «un’attività di monitoraggio di ambienti dell’estrema destra» e mette nero su bianco il «diffuso interesse ad aderire al partito di Futuro Nazionale dopo la fuoriuscita del leader Vannacci dalla Lega».
I nomi
Il primo dei nomi è molto noto alle cronache. Si tratta di Giuliano Castellino. Che attualmente è in galera a Terni dove sconta una condanna a tre anni e sei mesi per i disordini a Roma del settembre 2017. Quando insieme ai militanti di Roma ai romani protestò al Trullo contro l’assegnazione di un appartamento a una famiglia etiope. Castellino però è noto soprattutto per l’assalto a Corso Italia, quando i manifestanti No Green Pass e neofascisti distrussero gli uffici del sindacato. Insieme a lui c’era Roberto Fiore. Castellino è confluito nel movimento Indipendenza di Gianni Alemanno che poi si è sciolto in Futuro Nazionale. E nella dinamica dei fatti c’entra Alfredo Iorio.
Il filorusso
Iorio è stato candidato al comune di Roma con Forza Nuova nel 2016. Era responsabile della sezione del Movimento Sociale Italiano di via Ottaviano. E secondo il documento è oggi «monitorato dal C.A.S.A.», vale a dire il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, «per propaganda attiva di connotazione filorussa». Insieme a lui «i direttivi di Veneto Fronte Skinhead e Progetto nazionale» che «avrebbero convenuto, dopo una serie di incontri interlocutori, per una convergenza – allo stato non meglio definita – con Futuro Nazionale».
La tattica del Movimento Nazionale e della collegata Rete dei patrioti, attive soprattutto nel Nord Italia, è stata invece quella di «di non prendere una posizione pubblica né a favore né contraria a Futuro Nazionale con l’intenzione di inserire qualche militante negli organigrammi locali del nuovo partito, ove possibile, in modo che appaia un’iniziativa personale non riconducibile al movimento. In tal senso sarebbero state già individuate delle opportunità in Lombardia e in Toscana».
Roberto Fiore
Poi c’è Roberto Fiore. Che invece ce l’ha con il generale. «È risultata invece inversa rispetto a tali convergenze la strategia finora posta in essere da Roberto Fiore, il quale, nel suo ruolo di leader del noto movimento di estrema destra Forza Nuova, avrebbe avuto un’interlocuzione diretta con Roberto Vannacci già nel febbraio scorso, durante la quale avrebbe asseritamente rifiutato la proposta di Futuro Nazionale, accusando piuttosto l’ex generale di essersi appropriato degli otto punti di programma di Forza Nuova e di appartenere alla massoneria italiana», si legge nel documento.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2026 Riccardo Fucile
I SUOI EX SOCI: “C’E’ UNA CHAT CHE DIMOSTRA CHE DECIDEVA TUTTO LUI”
Dopo un lungo ping-pong con la procura di Roma guidata da Francesco Lo Voi la Camera dei deputati si appresta a negare l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, fornendo uno scudo al diretto interessato (che non è indagato). Nella riunione del 16 luglio il relatore forzista Pietro Pittalis ha infatti depositato il suo parere di diniego alla richiesta dei magistrati romani che indagano sulla gestione del ristorante “Le 5 forchette” di cui Delmastro era socio insieme ad altri esponenti di Fratelli di Italia piemontesi di Mauro e Miriam Caroccia, ritenuti prestanome del clan camorristico Senese. Il no a Lo Voi è motivato con la indeterminatezza temporale della richiesta di sequestro, non avendo la procura indicato una data di inizio e di fine di quella corrispondenza. Per altro la richiesta di sequestro della corrispondenza di Delmastro era stata pretesa dalla stessa giunta con lettera alla procura di Roma spiegando di ritenere irrituale l’originaria richiesta di «autorizzazione all’accesso alla corrispondenza intrattenuta da Mauro Caroccia con il Signor Deputato On. Andrea Delmastro Delle Vedove».
La chat del ristorante e l’ipotesi che tutti i profitti andassero a Delmastro
Ai magistrati interessava potere utilizzare la chat di gestione del ristorante, che per altro bene conoscono avendo sequestrato telefonini e pc a Mauro Caroccia e a sua figlia Miriam, che oggi è l’unica socia del ristorante “Le 5 Forchette”, avendo rilevato le quote di Delmastro e dei suoi compagni di partito nella primavera dell’anno scorso. Quella chat è fondamentale per l’inchiesta della procura di Roma, che lo spiega bene nella richiesta formale inviata alla Camera dei deputati.
Gli inquirenti, infatti, sono convinti che “Le 5 forchette” sia stata l’ennesima attività di ristorazione messa in piedi dalla famiglia Caroccia per riciclare i fondi illeciti del clan camorristico guidato da Michele Senese, come appurato già in altra sentenza divenuta definitiva. Ma padre e figlia negano, sostenendo di essere stati prestanome non del clan camorristico, ma proprio di Delmastro cui sarebbero andati gli interi profitti del ristorante.
Nella documentazione inviata alla Camera dei deputati il procuratore di Roma Lo Voi insieme ai suoi due sostituti Stefano D’Arma e Lorenzo Del Giudice spiegano: «Gli sviluppi investigativi hanno portato al sequestro di un telefono cellulare in uso a Mauro Caroccia all’epoca dei fatti e che nel corso degli interrogatori resi in data 1° aprile 2026 sia Mauro sia Miriam Caroccia hanno, tra l’altro, sostenuto che attraverso tale dispositivo erano stati tenuti i rapporti con i “soci piemontesi”, reali finanziatori e detentori (nella versione offerta dagli indagati) delle redini della gestione sociale, nonché reali destinatari dei proventi dell’attività economica. Entrambi gli indagati, con dichiarazioni sostanzialmente confermate da quanto a sua volta riferito da Barbara Tritoni (rispettivamente moglie e madre delle persone sottoposte a indagine), hanno sostenuto l’esistenza di una apposita chat dedicata alla gestione del ristorante e che a tali scambi di comunicazioni avrebbe partecipato anche l’onorevole Andrea Delmastro Delle Vedove».
È chiaro ora che con il diniego all’utilizzo di quella chat va gambe all’aria la difesa della famiglia Caroccia, che non potrà opporre nulla all’accusa di avere messo in piedi quella attività per conto di un clan camorristico sia pure facendosi scudo della partecipazione di Delmastro e dei suoi colleghi.
Il 23 giugno dopo tanto tempo trasferita da Biella a Roma la sede legale del ristorante
Il ristorante “Bisteccheria di Italia” sulla via Tuscolana di Roma che ha costretto alle dimissioni l’ex sottosegretario alla Giustizia è ancora aperto, a differenza di quelli posseduti in passato dalla famiglia Caroccia, tutti confiscati. Le azioni sono intestate ora al 100% alla ventenne Miriam Caroccia (che aveva appena compiuto 18 anni quando si associò a Delmastro & c), che il 23 giugno scorso ha convocato una assemblea totalitaria della società per cambiarne lo statuto e soprattutto la sede legale. Essendo usciti tutti in fretta e furia gli esponenti di Fratelli di Italia, la sede legale era restata a Biella (elemento che rafforza la tesi di una gestione reale di Delmastro & c). Ora il verbale dell’assemblea totalitaria, svoltasi nello studio del notaio romano Fulvio Mecenate ai Parioli, ha deliberato il trasferimento della sede della società da Biella a Roma, allo stesso indirizzo del ristorante in via Tuscolana.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2026 Riccardo Fucile
APPROVATO UN EMENDAMENTO DI FORZA ITALIA: VIENE ESCLUSO DAL CALCOLO DEL PREMIO IL SECONDO PARTITO SOTTO SOGLIA. POTREBBE QUINDI ESSERE “BUTTATO”NUN MILIONE DI VOTI
Con il Melonellum appena approvato alla Camera dei deputati potrebbe succedere anche
questo: una coalizione A che raggiunge il 44,9% perde le elezioni contro una coalizione B, anche se quest’ultima si ferma al 42% dei consensi.
È un paradosso della nuova legge elettorale appena approvata alla Camera in prima lettura. Un bug logico – e forse costituzionale – provocato da un emendamento che ha ottenuto ieri il via libera dell’Aula di Montecitorio.
Una premessa: lo spirito dell’emendamento, presentato dal deputato di Forza Italia Paolo Emilio Russo e gradito anche a settori delle opposizioni, è evidentemente quello di aggregare i “piccoli”, riducendone il potere di ricatto verso le coalizioni. Una norma “anti-cespugli”, è stata definita. L’effetto può però diventare, come detto, paradossale o distorsivo. Vediamo in che modo.
La norma presentata dal parlamentare azzurro – che è anche membro della commissione Affari costituzionali – prevede che i voti espressi a favore delle liste collegate che non superano lo sbarramento del 3% e che non rappresentano la lista del miglior perdente non concorrano alla determinazione della cifra elettorale nazionale di coalizione. E, dunque, non contribuiscono nella corsa al primo posto, necessario per ottenere il premio di maggioranza. L’obiettivo dell’emendamento è far convergere le forze minori nelle liste già esistenti, in modo da determinare al massimo una sola forza politica sotto soglia. Chi porta in dote un pacchetto di consenso dello “zero virgola” – o comunque che difficilmente può ambire a superare il 3% – ma capace di risultare determinante ai fini del raggiungimento del premio di maggioranza nazionale, sarebbe costretto a convergere in un’unica lista, rinunciando al proprio simbolo.
E però, è qui che nasce il problema. Cosa accade se due liste non superano il 3%, ma lo sfiorano? E’ un caso di scuola, ma neanche troppo: perché si verifichi basta ad esempio che un partito ottenga percentuali più basse del previsto alle prossime elezioni, scendendo imprevedibilmente sotto la soglia del 3%, facendo dunque “concorrenza” all’altra forza già designata nella coalizione per diventare la prima perdente.
Ipotesi di scuola: la coalizione A aggrega un simbolo del 2,99% e uno del 2,98%. Questa seconda forza non otterrebbe seggi, perché non rappresenterebbe neanche il primo dei perdenti. Quel 2,98% andrebbe quindi sottratto dal calcolo dei voti della coalizione A.
Ipotizziamo che questa ottenga in tutto il 46,98%, mentre gli avversari della coalizione B solo il 44,01%. In teoria, la coalizione A si posizionerebbe prima nella corsa per il premio di maggioranza, superando gli avversari del 2,97%.
E però, sottraendo il 2,98% a causa dell’emendamento approvato ieri alla Camera, la coalizione A scenderebbe al 44%, mentre quella B si accaparrerebbe il premio con il 44,01%. Il 2,98% dei voti dato a una forza coalizzata – che di norma vale circa un milione di voti – finirebbe per non incidere nell’esito elettorale.
Il problema non è solo logico o politico, ma anche costituzionale: può una norma del genere passare il vaglio della Corte costituzionale? A testo appena vidimato a Montecitorio, il centrosinistra inizia a prendere contezza di questa novità. E suggerisce rischi di costituzionalità. Complicando un percorso già non agevole della legge, in vista del passaggio al Senato.
(da Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2026 Riccardo Fucile
FARE PROFESSIONE DI IGNOBILTA’ E VIOLENZA VERBALE SERVE A PROCURARSI FOLLOWER, DATA L’ALTA PERCENTUALE DI FECCIA CHE CIRCOLA A PIEDE LIBERO
Il successo di personaggi che fanno aperta professione di ignobiltà e violenza verbale (blogger, influencer, giornalisti, politici: ci sono esempi arcinoti pure nel nostro piccolo, in Italia) dipende dal fatto che sono effettivamente persone ignobili e violente, oppure dalla richiesta di quel “ruolo in commedia” da parte di un vasto pubblico? Si gioca la parte del mascalzone perché lo si è o perché quella parte ha successo, e rende fama e denaro?
È probabile che l’indole aiuti. Difficile diffondere contenuti di odio se si ha una certa dose di rispetto per gli altri. Ma è sicuro che il successo e il denaro facciano da galvanizzatore. Magari il “cattivo” avrebbe una personalità più composita, ma decide di mettere in risalto il suo lato carogna perché scopre che il pubblico è in visibilio.
Faccio queste considerazioni dopo avere letto (sul Post) un lungo articolo su un documentario di Netflix che indaga sulla “manosfera” (l’ambiente social dove il maschilismo più becero detta legge; molto popolare nella destra americana). Quasi tutte le star della manosfera — maschi bianchi giovani — sembrano relativizzare l’aspetto “etico” e culturale delle porcherie che scrivono.
Le scrivono perché “piacciono alla gente”. Se ne sentono, diciamo così, meno responsabili, perché l’adesione di massa, oltre a renderli ricchi, li rassicura. Se siamo in tanti a pensarla così (per esempio, a pensare che gli omosessuali sono malati, o degenerati) perché non dirlo?
Il famoso “coraggio di andare controcorrente” che molti di costoro sbandierano (anche in Italia), è dunque un alibi. Fare il cattivo serve a procurarsi una folla di follower, anche se raschiata dal fondo del barile. Quella folla non solo garantisce denaro: fa anche sentire protetti, come una scorta virtuale. Le idee (buone o cattive) sono una faccenda strettamente personale: in genere costa fatica farsele. Più comodo assecondare quelle degli altri, che sono già pronte.
(da Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2026 Riccardo Fucile
CALANO FDI E LEGA
La nuova Supermedia YouTrend per AGI, elaborata sulla base dei sondaggi realizzati tra
il 2 e il 15 luglio 2026, conferma alcuni movimenti significativi nel quadro politico italiano. Il dato che spicca è la continua crescita di Futuro Nazionale, che sale al 6,5%, guadagnando 0,6 punti in due settimane e raggiungendo Alleanza Verdi e Sinistra che sta al 6,5%.
Parallelamente, Fratelli d’Italia registra un nuovo minimo dall’inizio del governo Meloni, scendendo al 27% (-0,6). La percentuale più bassa per il partito, finora, che fa arretrare il centrodestra al 42,2%, anch’esso il dato più basso dall’autunno 2022. Questi dati sembrano quasi essere uno specchio di ciò che sta accadendo alla camera in questi giorni, in conseguenza alla votazione della nuova legge elettorale: una maggioranza che vacilla e un campo largo che prova a trarne vantaggio.
Nel dettaglio, la Supermedia assegna:
Fratelli d’Italia: 27,0% (-0,6)
Partito Democratico: 21,3%
Movimento 5 Stelle: 12,8% (-0,6)
Forza Italia: 8,1% (+0,2)
Alleanza Verdi e Sinistra: 6,5% (+0,2)
Futuro Nazionale: 6,5% (+0,6)
Lega: 5,9% (-0,3)
Azione: 3,1% (+0,1)
Italia Viva: 2,4% (+0,1)
+Europa: 1,3% (-0,2)
Noi Moderati: 1,2% (+0,1)
Il Partito Democratico mantiene una posizione stabile sopra il 21%, mentre il Movimento 5 Stelle perde oltre mezzo punto. Nel centrodestra, Forza Italia è l’unica forza in crescita, mentre la Lega continua a perdere terreno e resta sotto il 6%, regalando il suo bacino elettorale all’ex generale Roberto Vannacci con Futuro Nazionale in crescita.
Nella simulazione delle coalizioni che potrebbero presentarsi alle elezioni del 2026, il campo largo formato da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e alleati si conferma in vantaggio con il 44,3%, pur cedendo mezzo punto rispetto alla rilevazione precedente. Il centrodestra, d’altro canto si attesta al 42,2%, in calo di 0,6 punti, mentre Futuro Nazionale, considerato autonomamente, raggiunge il 6,5%.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2026 Riccardo Fucile
LA RICERCA IPSOS MOSTRA UN PAESE CHE SI INTERESSA ALLA POLITICA SOLO IN MANIERA IDEOLOGICA E IDENTITARIA
L’interesse degli italiani per la politica resta alto, ma il modo in cui i cittadini si informano e costruiscono le proprie opinioni sta cambiando profondamente. Accanto al declino della fiducia nei media tradizionali cresce il peso delle piattaforme digitali, dei social network e dei podcast, mentre il dibattito pubblico appare sempre più frammentato in comunità chiuse e autoreferenziali. A fotografare questa trasformazione è la ricerca commissionata dal Brand journalism festival e realizzata da Ipsos-Doxa. Come sottolinea Andrea Scavo, Director public affairs di Ipsos-Doxa e responsabile dell’indagine: «viviamo un tempo in cui la fiducia nell’informazione è sempre più debole, ma l’opinione pubblica continua ad interessarsi al mondo della politica. È preoccupante però l’affermarsi di una logica da tifoserie contrapposte, incapaci di riconoscersi reciproca legittimità e di comunicare tra loro. Un italiano su sei vive pienamente all’interno di una bolla di informazione in cui non c’è spazio per l’opinione diversa. Il voto è quasi un atto “tribale” che accomuna individui con la stessa visione del mondo».
Un Paese diviso tra informati e disinformati
Secondo i dati, il 60% degli italiani dichiara di essere interessato alla politica, mentre il 37% afferma di non seguirla con particolare attenzione. Dietro questo dato si nasconde però un forte divario di come si ottengono le informazioni. Circa il 55% della popolazione può essere considerato “informato”, dedicando almeno un’ora al giorno all’approfondimento delle notizie e dell’attualità politica. Al contrario, il 41% degli italiani dedica all’informazione mezz’ora al giorno o meno, configurando una fascia scarsamente esposta al dibattito pubblico. Le differenze non sono distribuite in modo uniforme. Il disinteresse e la minore esposizione all’informazione si concentrano soprattutto tra le donne, i Millennials, le persone con livelli di istruzione più bassi e i residenti nelle aree rurali o nelle periferie urbane. Il rischio è quello di un crescente squilibrio nella partecipazione democratica, con una parte della popolazione sempre più coinvolta e un’altra sempre più distante dai processi politici.
La televisione resiste, ma il digitale cambia le regole
Nonostante la trasformazione del panorama mediatico, la televisione rimane ancora oggi la principale fonte di informazione politica per gli italiani con oltre il 60% continua a utilizzarla come riferimento principale. La situazione cambia però osservando le differenze generazionali. Le generazioni più giovani, in particolare Gen Z e Millennials, si informano sempre più spesso sui social media, ai creator digitali e agli influencer. Per i Baby Boomers, invece, i media tradizionali mantengono ancora un ruolo centrale. In questo scenario emergono anche i podcast, che stanno assumendo una funzione strategica nel sistema dell’informazione. Il 41% degli italiani ne ha ascoltato almeno uno nell’ultimo mese e il pubblico più fedele è composto soprattutto da giovani e laureati.
La crisi di fiducia nei media
Se il sistema informativo si sta trasformando, la fiducia nei media attraversa una fase ancora più delicata. Il 64% degli italiani dichiara infatti che la propria fiducia nei confronti dei mezzi di informazione è diminuita negli ultimi cinque anni. Una sfiducia che si accompagna alla percezione diffusa che le notizie siano spesso orientate o manipolate. Le ragioni di questa presunta distorsione vengono ricondotte soprattutto a fattori strutturali e di potere. Il 61% degli italiani ritiene che le pressioni politiche ed economiche influenzino il lavoro giornalistico. Una parte sostiene che è il peso dei gruppi di potere politico ed economico a influenzare i media, mentre altri attribuiscono le distorsioni agli interessi degli editori e dei proprietari delle testate.
Le bolle informative e la politica delle echo chambers
Parallelamente alla crisi di fiducia si rafforza un altro fenomeno: quello delle cosiddette echo chambers, «le camere dell’eco» nelle quali gli individui entrano in contatto quasi esclusivamente con persone e contenuti che confermano le proprie convinzioni. Il 55% degli italiani ammette di discutere di politica prevalentemente con persone che condividono le proprie idee, mentre il 44% dichiara di fidarsi maggiormente di siti, giornalisti e opinionisti che risultano già allineati con il proprio orientamento politico. La polarizzazione produce effetti anche sul piano delle relazioni personali, infatti, un terzo degli intervistati ha ammesso che confrontarsi con persone che hanno opinioni politiche differenti genera disagio o tensione.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »