Agosto 8th, 2026 Riccardo Fucile
HANNO RESUSCITATO DAL CIMITERO DELLA STORIA DEL NOVECENTO L’IDEA DI NAZIONE, TRASFORMANDOLA IN FETICCIO DI UNA NUOVA SEMINA D’ODIO E DI UNA IDENTITA’ DA SCAGLIARE CONTRO IL DIVERSO E LO STRANIERO
La rappresaglia di Pedro Sánchez nei confronti di Giorgia Meloni è la prova tangibile dei
danni devastanti che il virus del sovranismo può produrre al corpo esausto dell’Europa. Abbagliate e organizzate dal trumpismo, le destre post-occidentali hanno resuscitato dal cimitero della Storia del Novecento l’idea di Nazione, ne hanno fatto il feticcio di una nuova semina d’odio, l’hanno eretta a totem di un’identità superiore da scagliare contro l’altro, il diverso, lo straniero.
E adesso, rotti i legami di comunità e di solidarietà, invocano confini e ripristinano controlli, gonfiando essi stessi la paura dei popoli ai quali estorcono il consenso in cambio di fasulle protezioni. Ma quando uno Stato si schiera contro l’altro — tanto più se lo fa per motivi di contrapposizione ideologica — allora inizia l’escalation. E scattano meccanismi di azione e reazione che, un po’ alla volta, finiscono per uccidere l’Unione.
È quello che sta succedendo dopo il dramma di Ceuta. L’Italia accusa la Spagna di aver causato «l’invasione» con le sue regolarizzazioni di massa, e blocca unilateralmente il trattato di Schengen. Poco importa che la mossa del governo di Roma sia in ogni senso inutile e irricevibile. Poco conta che sia un atto di puro sciacallaggio morale ed elettorale, basato su una sequela di consapevoli menzogne. La Spagna risponde, ed è ovvio che sia così.
Com’è noto, Madrid non ha mai «regalato» la cittadinanza a 500mila immigrati irregolari stranieri. Quell’exclave sullo stretto di Gibilterra, sia pure cattivo lascito dell’epoca coloniale, non è in nessun caso territorio d’Europa. Non uno solo di quei 70mila poveri cristi arrivati dal Marocco può mettere piede sul Vecchio Continente, e meno che mai lasciare un’orma sul nostro «bel suol d’amore». Aver sparso così tante bugie per una settimana — oltre tutto dai massimi pulpiti istituzionali — certifica solo la miseria etica e politica dei patrioti al comando, che persino in campo internazionale considerano la verità dei fatti un’inutile pietra d’inciampo sulla via del prossimo voto tricolore.
Di fronte a uno strappo tanto vergognoso, è chiaro che Sánchez renda la pariglia a Meloni, con asprezza uguale e contraria. Del resto, era impossibile immaginare che la Moncloa potesse sorvolare di fronte a un attacco a freddo come quello della Sciamana Giorgia. Nonostante l’appartenenza a due famiglie politiche contrapposte, il governo spagnolo in passato non ha fatto mancare il suo sostegno al governo italiano.
Nel settembre 2023, quando Lampedusa era in tilt per il record di sbarchi e Meloni gli chiese di inserire la questione immigrazione all’ordine del giorno del Consiglio europeo di ottobre, Sánchez da presidente di turno accolse la richiesta senza un attimo di esitazione. Il 19 giugno scorso, quando lo Sceriffo di Washington l’ha umiliata in mondovisione raccontando che le aveva fatto «pena» per la sua ostinata richiesta di fare una foto al G7 di Evian, è stato di nuovo Sánchez il primo tra i 27 a darle immediata e incondizionata solidarietà.
E adesso che Madrid è in difficoltà, Roma non solo gli volta le spalle, ma va all’attacco. Come dimostra la velina della rediviva Agenzia Stefani guidata dal sottosegretario Fazzolari che, in concerto con la galassia Maga e il leader neofranchista Abascal, solo poche ore dopo l’arrivo a Ceuta dei 70mila disperati ordinava a tutti i parlamentari di denunciare «il fallimento del “modello porte aperte” della sinistra».
Di fronte a un affronto del genere, una ritorsione è il minimo che ci si possa aspettare. A maggior ragione se queste ondate migratorie si dovessero ripetere, e magari fossero frutto di un’aggressione “ibrida” concertata tra i rais del Corno d’Africa, i think tank repubblicani vicini alla Casa Bianca come l’American Enterprise Institute, i troll russi, la rete delle ultradestre globali.
Qualunque sia la “matrice”, l’Europa a Ceuta ha perduto nuovamente se stessa. In piena psicosi Vannacci, sentiamo solo la “minaccia esistenziale” senza provare alcuna pietà umana. Vediamo l’immagine straniante di una massa che preme, ma non quella straziante del bambino che piange, cingendo il collo di un soldato mentre lo implora di non rimandarlo in Marocco.
Ceuta, 3 agosto: un ragazzino di 12 anni implora un militare spagnolo di non rimandarlo in Marocco
Mentre invochiamo respingimenti e rimpatri, stravediamo per l’Odissea hollywoodiana di Nolan, dove Telemaco riceve Ulisse travestito da mendicante dicendogli «benvenuto a casa, straniero»: ci siamo dimenticati che quel meraviglioso poema omerico su cui abbiamo costruito il “canone occidentale” è qui da 2700 anni, sempre uguale a se stesso. Siamo noi che siamo cambiati.
Ha ragione Javier Cercas, a sottolineare quanto sia falsa e perversa la certezza che «l’immigrazione sarà la distruzione dell’Europa». La mescolanza tra culture e religioni è pura vita, mentre la purezza del cristianismo e il suprematismo bianco portano solo catastrofe. Non possiamo rinunciare a un’accoglienza graduale e gestita. Siamo il bastione di una democrazia che sta arretrando ovunque, mentre le autocrazie avanzano in 92 paesi su 179. Possiamo accogliere e includere, senza snaturare noi stessi né trasformarci in fortezza assediata.
La sinistra ha rinunciato a elaborare un suo modello di gestione e di integrazione del fenomeno migratorio, lasciandosi cucire addosso il cliché lassista delle porte aperte per tutti. Quello che risuona, così, è solo il canto delle sirene populiste e razziste, che seduce i cittadini impauriti e impoveriti dalle guerre, dalle disuguaglianze, dalle fratture sociali.
Alastair Campbell invita i progressisti a non inseguire le destre più radicali sul loro terreno. Ma è quello che rischia di succedere e in parte già succede, come dimostrano quei 22 governi che, insieme alla Sorella d’Italia, nei giorni scorsi hanno sottoscritto il j’accuse contro Sánchez: in quella “sporca ventina” di nazionalisti c’era anche la premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen.
Anche se la quantità di profughi e di richieste d’asilo è diminuita negli ultimi anni, l’immigrazione è più che mai il banco di prova delle prossime elezioni. Nel 2027 tocca all’Italia, alla Spagna e alla Polonia, mentre la Francia sceglierà il successore di Macron e la Germania andrà al test decisivo nella metà dei Länder. Da Vox al Rassemblement National, dall’Afd al Pis: le ali estreme spiccano il volo ovunque, planando sulla realtà e spargendo sale sulla civiltà. Nel giro di un anno l’Europa che abbiamo conosciuto potrebbe uscire sconvolta dalle urne. Gli imperi che la vogliono debole e gregaria lo sanno, e per questo finanziano campagne, sobillano rabbie e cavalcano proteste.
È una deriva rovinosa, che ci riguarda da vicino. Politiche migratorie e politica estera sono ormai le uniche leve che Meloni usa contro tutti i nemici, per cercare di rivincere a dispetto di tutte le promesse tradite. Ceuta e prestiti Safe, deportazioni in Albania e armamenti all’Ucraina: tutto serve, per sollevare i polveroni e destabilizzare le opposizioni. Quello che stupisce e atterrisce è che nel campo largo ci sia ancora chi cade voluttuosamente in questa trappola. Morendo per Madrid, ma non più per Kiev.
(da Repubblica)
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Agosto 8th, 2026 Riccardo Fucile
PER IL NOSTRO GOVERNO IL CALDO NON MERITA UNA PRESA DI POSIZIONE, HANNO PRESO I VOTI DEI DEMENTI NEGAZIONISTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO E DEVONO CONSERVARLI
Per il nostro governo — penso soprattutto al ministro dell’Agricoltura, al ministro dell’Ambiente e ovviamente alla presidente del Consiglio — il caldo micidiale è un problema di orari di lavoro all’aperto. E di somministrazione di bollini rossi città per città. Non un problema politico. Non un problema strutturale del nostro presente e soprattutto del nostro futuro.
Non una sola parola, un solo comunicato, una sola seduta parlamentare, un solo provvedimento può essere speso a partire dall’ammissione che sì, il cambiamento climatico è in atto e l’influenza delle attività umane è decisiva. Ammetterlo vorrebbe dire abbandonare la zattera del negazionismo (una zattera enorme, sulla quale la destra mondiale ha preso posto quasi al completo) e avventurarsi laddove tutti quanti, nessuno escluso, siamo ormai scaraventati: una realtà minacciosa, che ci costringe a fare l’elenco delle omissioni politiche, della cecità speculativa, della scellerata perseveranza nei comportamenti nocivi.
Intendiamoci, il problema è enorme e la sua soluzione — ammesso che esista — molto ardua. Non è che i governi non di destra brillino per intraprendenza, quanto ai rimedi. Ma almeno dirlo, santo cielo, che stiamo vivendo un’emergenza mondiale, stiamo rischiando di bollire insieme al pianeta e dunque la classe dirigente nel suo complesso deve almeno provare a cambiare rotta.
Niente di tutto questo ci attende. Così come il folle e vanitoso Trump dimostra con parole e opere, il riscaldamento del pianeta, nelle politiche liberiste e sovraniste, conta zero. Non esiste. Se ne parla molto sulle spiagge e nei bar. Magari al prossimo meeting mondiale sul clima. Ma nell’agenda politica quotidiana: nemmeno una riga.
(da Repubblica)
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Agosto 8th, 2026 Riccardo Fucile
IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…
Attenzione: attraversamento peones! I tre partiti di maggioranza hanno una cosa in comune:
più si va avanti, meno i leader controllano i parlamentari. Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia faticano a tenere a bada i pigiabottoni di Montecitorio e Palazzo Madama.
Prima della pausa estiva, e in vista del rientro con il botto con il voto sulla legge elettorale, e l’emendamento-bluff sulle preferenze, ognuno cerca come può di serrare le file.
In questi giorni, prima del liberi tutti delle vacanze, c’è stato l’incontro di Antonio Tajani con i suoi parlamentari, che l’hanno rincojonito con la solita richiesta: “Vogliamo essere confermati in lista”.
Ma con i voti che latitano (nel 2022 FI ottenne l’8% abbondante, ridotto di almeno un punto secondo i sondaggi e quasi impossiible da confermare nel 2027) e la presa sempre più stretta della “proprietaria”, Marina Berlusconi, l’ex monarchico di Ferentino più garantisce e meno lo prendono sul serio.
Nella Lega va ancora peggio: il drammatico tracollo del Carroccio, drenato dalla fuoriuscita di Roberto Vannacci, rischia di ridurre la compagine parlamentare a una manciata di deputati e senatori, se va bene. E i pochi che restano, litigano: il partito è dilaniato dalla spaccatura interna tra nordisti e “salviniani” che il segretario sta tentando in queste ore di ricucire con un tardivo e inutile direttivo.
A sorpresa, però, i mal di mal di pancia più intensi rischia di averli Giorgia Meloni. Essì, il partito di via della Scrofa, che una volta era un monolite inscalfibile, è diventato un partito di massa, attraversato da correnti sotterranee e cacicchi porta-voti, al pari di tutti gli altri, a cui si aggiunge un coacervo di serpi pronti a morderla se non saranno ricandidati alle politiche del 2027.
Gli esperti di palazzo ricordano ancora la rabbia con cui Francesco Lollobrigida, ex cognato di Giorgia Meloni e già ras acchiappavoti di Fdi, si rivolse ai “vigliacchetti” che avevano affossato il testo sulle preferenze.
Un’avvelenata, quella dell’ex “Stallone di Subiaco”, più ai suoi colleghi di partito che ai parlamentari azzurri o leghisti. Della sporca trentina di franchi tiratori (a cui Lollo disse di preferire i “franchi bevitori”), molti sarebbero stati di Fratelli d’Italia. E a settembre, col il voto segreto alla Camera, il copione della sconfitta potrebbe ripetersi.
Nell’inaspettata infornata di parlamentari ex missini del 2022, infatti, entrò un po’ di tutto: nessuno si aspettava il boom di consensi che portò Fdi a raggiungere il 26% ed eleggere 118 deputati e 63 senatori.
Le liste erano insomma piene di tanti tizietti e di troppi caietti un po’ improvvisati e di tanti caietti raccattati sul territorio o semplicente dei fancazzisti, che sanno benissimo che verranno spazzati via dalle prossime liste dalla ramazza della Ducetta.
Covano vendetta e non vedono l’ora di consumarla. Per questo, questi reietti sono pericolosissimi, imprevedibili e capacissimi, prima di correre a braccia aperte verso il generale Vannacci, che può garantire una candidatura sicura, di sabotare la nuova legge elettorale, anche fosse solo per il gusto di rovinare la festa alla Ducetta e alla sorella Arianna che a via della Scrofa non ha dato grande prova di saper governare un partito diventata di massa.
(da Dagoreport)
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Agosto 8th, 2026 Riccardo Fucile
IN PIÙ DELLA METÀ DEI CASI, NON SI TRATTA DI UNA SCELTA, MA DI UNA NECESSITÀ: I PREZZI DI TRASPORTI, ALLOGGI E CIBO SONO ALLE STELLE E ANDARE IN VACANZA È DIVENTATO UN LUSSO PER POCHI
Vengono definiti “stay-cationisti”, neologismo coniato rielaborando il termine inglese “Staycation”, fusione di stay (restare) e vacation (vacanza): questa estate saranno quasi un adulto su due (48,5%) gli italiani che non faranno alcuna vacanza durante il periodo estivo.
Ad agosto saranno in vacanza 17,5 milioni di italiani, e 4,7 milioni lo saranno a settembre: numeri importanti, che però raccontano solo una parte della storia. Sono infatti 24,2 milioni le persone che trascorreranno il periodo di ferie senza spostarsi dalla propria città o dalla propria casa.
La scelta di non partire è nella maggior parte dei casi economica: secondo una ricerca realizzata da Tecnè per Federalberghi, a pesare di più è la situazione economica familiare, indicata dal 52,8% degli intervistati come motivo principale della rinuncia. Seguono le difficoltà organizzative in famiglia (25,7%) e i motivi di salute (24,5%). L’11,2% ha dovuto fare i conti con l’aumento dei prezzi, mentre il 10,4% è stato condizionato da impegni lavorativi.
C’è infine un 6,6% che non rinuncia alla vacanza, ma la sposterà in un altro periodo dell’anno. Evidente inoltre il divario generazionale: i primi a rinunciare alla vacanza sono le persone più anziane (over 65) e i pensionati, categorie in cui la percentuale di chi resta a casa per tutta l’estate sale fino al 67%.
Per Federalberghi lo strumento più efficace per sostenere il diritto alle vacanze è probabilmente il welfare aziendale: questa leva “potrebbe essere utilizzata elevando le soglie di esenzione dai contributi e dalle tasse dei cosiddetti fringe benefit oppure creando una soglia ad hoc, come già avviene per i buoni pasto”.
Un ulteriore aiuto può venire dalle imprese del settore turismo, “pronte a fare la propria parte, applicando tariffe agevolate nei mesi di giugno e di settembre e, più in generale, durante i periodi di bassa stagione”. Per coloro che non hanno un reddito da lavoro dipendente, inclusi i pensionati,”si potrebbe attivare un sistema di buoni vacanze erogati in base al reddito e spendibili in strutture ricettive convenzionate”.
(da agenzie)
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Agosto 8th, 2026 Riccardo Fucile
MELONI AVEVA CERCATO DI ATTACCARE LA CGIL, LANDINI AVEVA RISPOSTO “SEI VITTIMA DI UN COLPO DI SOLE, E’ FALSO”… OGNUNO E’ LIBERO DI VOLTARSI DOVE GLI PARE, I SINDACATI DEL BELGIO AVEVANO LE LORO RAGIONI, E’ STATO UN PACIFICO ATTO DI DISSENSO
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ricorda la tragedia di Marcinelle e punta il dito
contro la Cgil e i suoi delegati che avrebbero «voltato le spalle a La Russa», durante il suo intervento; ma replica immediatamente il segretario del sindacato, Landini, che dice: «Falso».
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha letto un messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Secondo alcuni i delegati della Cgil si sarebbero voltati di spalle. «Voltare le spalle durante la commemorazione di Marcinelle è un gesto grave e vergognoso. Oggi, durante la cerimonia per i 262 lavoratori morti nella miniera, alcuni rappresentanti della Cgil hanno scelto di voltare le spalle mentre il presidente del Senato La Russa interveniva e leggeva il messaggio del presidente Mattarella.
Pronta la smentita: «Se un certo signor Fidanza, per far sapere che esiste, deve parlare male della Cgil, credo che – qui a Marcinelle oggi c’è il sole – abbia preso un colpo di sole. Perché la Cgil, se non lo sa glielo dico, non si gira mai dall’altra parte in nessun momento, tantomeno nel rispetto del nostro presidente della Repubblica», ha risposto il segretario generale della Cgil Maurizio Landini replicando al capodelegazione di Fdi Carlo Fidanza. Landini, assieme ad una folta delegazione della Cgil, era anche lui questa mattina alla cerimonia del settantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle, al Bois du Cazier.
Il sindacato belga Fgtb fa sapere: “Ci siamo girati noi”. Una protesta contro Fratelli d’Italia, forza di estrema destra per i belgi. «Tutti i compagni dell’Fgtb si sono girati, perché noi siamo contro la presenza di partiti fascisti, e per noi Fdi è un partito di estrema destra. Noi siamo contro la presenza di tutti i partiti fascisti. La loro presenza non è bella, soprattutto in un luogo molto importante per l’immigrazione italiana»: Lo ha detto all’Ansa Vincent Pestieau, segretario regionale del sindacato belga Fgtb a Charleroi. La nostra protesta «non ha riguardato Mattarella, ma è solo perché Ignazio La Russa ha parlato a nome del governo», ha aggiunto.
(da agenzie)
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Agosto 8th, 2026 Riccardo Fucile
NON ESISTEVANO LE CONDIZIONI PER IL PROVVEDIMENTO NEI CONFRONTI DELLA SPAGNA. L’ENNESIMA DIMOSTRAZIONE CHE ABBIAMO UN GOVERNO RIDICOLO
Il commissario agli Affari Interni, l’austriaco Magnus Brunner, è in contatto costante con i tutti 27 “colleghi” e quindi anche con il capo del Viminale, Matteo Piantedosi. Le incertezze sulla reale indispensabilità della misura assunta da Roma, dunque, sono state informalmente comunicate.
Ma, come spesso accade ai piani alti di Palazzo Berlaymont, si cerca di evitare lo scontro pubblico e diretto con il governo italiano. Confidando sul ripristino della libertà di circolazione in tempi brevi.
Ed è evidente che se Palazzo Chigi ripristina lo spazio Schengen, il parere diventerà superfluo. Concetto ben illustrato nei contatti delle ultime ore.
Il punto di partenza assunto dall’esecutivo comunitario è che «le autorità spagnole e marocchine hanno lavorato in modo efficiente ed efficace nella gestione dei rimpatri di coloro che sono entrati illegalmente a Ceuta dal Marocco». In più gli stessi uffici di Bruxelles giudicano avvalorate dai fatti le comunicazioni spagnole secondo cui finora è stato impedito con successo il proseguimento illegale del viaggio verso la Spagna continentale e il resto d’Europa.
Tutto questo è già in contrasto con il Regolamento rivisto nel 2024. In effetti basta leggerlo per capire l’origine dei dubbi della Commissione. L’articolo 25, infatti, stabilisce che «una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna può considerarsi derivare in particolare da: attentati o minacce di tipo terroristico, e minacce apportate da forme gravi di criminalità organizzata; emergenze di sanità pubblica su vasta scala; una situazione eccezionale caratterizzata da spostamenti non autorizzati improvvisi e su vasta scala di cittadini di paesi terzi tra Stati membri; eventi internazionali di ampia portata o alto profilo».
Il governo italiano si è allora avvalso dell’articolo 25 bis: «Quando una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna di uno Stato membro è imprevedibile e richiede un’azione immediata, lo Stato membro può, in via eccezionale, ripristinare immediatamente il controllo di frontiera alle frontiere interne». Cioè senza una comunicazione preventiva.
Ma questo può avvenire per non più di un mese e l’eventuale proroga deve essere autorizzata per non più di tre mesi. Il nodo poi si stringe intorno all’articolo 27 bis, secondo cui la Commissione deve emettere un parere che includa «almeno» una «valutazione della conformità del ripristino o della proroga del controllo di frontiera alle frontiere interne ai principi di necessità e proporzionalità» e «se siano state esaminate a sufficienza misure alternative per rispondere alla minaccia grave».
E, appunto, sulla base delle constatazioni fatte da Palazzo Berlaymont e al vertice straordinario dei ministri degli Interni svoltosi martedì scorso, «i principi di proporzionalità» non sussistono.
(da agenzie)
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Agosto 8th, 2026 Riccardo Fucile
I BULLETTI DEI GIARDINETTI ORA TEMONO LE RITORSIONI DEL GOVERNO SPAGNOLO: SARA’ NECESSARIO MOSTRARE I DOCUMENTI ALLE FORZE DI POLIZIA E ATTENDERE LE VERIFICHE… I CONTROLLI SARANNO A CAMPIONE O AI PASSAGGERI DI UN INTERO AEREO… I TURISTI ITALIANI PAGANO LE CAZZATE DEL GOVERNO
Dopo il governo Meloni, anche quello di Pedro Sanchez ha riattivato i controlli a campione
alla frontiera, che in questo caso interessano anche i cittadini europei. Così, chi viaggia tra Italia e Spagna potrebbe doversi fermare per mostrare i documenti alle forze di polizia e attendere le verifiche. La misura spagnola dovrebbe restare in vigore fino al 7 settembre.
Come annunciato, la Spagna ha risposto al governo Meloni che nei giorni scorsi aveva riattivato i controlli alla frontiera per i passeggeri di aerei e navi che venivano dal territorio spagnolo. Ora saranno sottoposti a verifiche – anche più ampie – coloro che viaggiano da Italia a Spagna. E i controlli potrebbero essere anche più estesi, perché riguarderanno non solo i cittadini extra-Ue ma anche quelli europei. La misura è entrata in vigore oggi, sabato 8 agosto, e resterà attiva fino alla mezzanotte di lunedì 7 settembre.
Si potrebbe pensare che siano più danneggiate le compagnie low cost, perché hanno più passeggeri e quindi una maggiore probabilità di incappare in ritardi – ma anche le compagnie di linea tradizionali possono essere messe in difficoltà, soprattutto se ci sono scali brevi tra un volo e l’altro. Infatti, la novità non interessa solo le moltissime persone che dalla Spagna vogliono viaggiare in Italia o viceversa per turismo, ad agosto, ma anche coloro che devono prendere un volo intercontinentale e hanno necessità di effettuare un collegamento tra i due Paesi. Tra verifiche incrociate, tensioni diplomatiche e ripicche, è utile fare un quadro riassuntivo per chiarire a chi deve partire per un viaggio cosa aspettarsi.
Chi viaggia dalla Spagna all’Italia
Chi dalla Spagna deve viaggiare in Italia può incontrare i controlli imposti dal governo Meloni. Si tratta, in ogni caso, di controlli a campione: non vengono fermati tutti i passeggeri, ma solo alcuni selezionati casualmente – in teoria – dalle autorità.
Il governo italiano sostiene che i controlli non dovrebbero riguardare i cittadini italiani, spagnoli ed europei in generale, e che le verifiche a campione dovrebbero concentrarsi su persone che provengono dal di fuori dell’Unione europea. Tuttavia, non è chiaro come sia possibile conoscere la nazionalità di un passeggero senza fermarlo per una verifica. In ogni caso, una volta controllato il documento, visto o permesso di soggiorno, si potrà proseguire il viaggio.
Le conseguenze indirette possono riguardare tutti i passeggeri. I ritardi dovuti ai controlli, infatti, possono avere un effetto anche su chi è semplicemente in attesa in fila, anche se non viene sottoposto personalmente alla verifica dei documenti. Per chi deve partire per l’Italia dalla Spagna, quindi, è consigliabile preventivare un tempo d’attesa più lungo del solito nel porto o nell’aeroporto di arrivo o partenza.
I controlli per chi entra in Italia resteranno in vigore fino almeno al 15 agosto. Questa era la data fissata inizialmente dal governo italiano, ufficialmente anche a seguito del sospetto di un nuovo ingresso di massa a Ceuta (anche se, come è stato chiarito più volte, la ripresa dei controlli non ha a che vedere con Ceuta). La Spagna aveva chiesto di anticipare la fine dei controlli, ma il governo Meloni ha rifiutato. Non si può escludere, in ogni caso, che le verifiche siano prolungate anche nella seconda metà di agosto.
Chi viaggia dall’Italia alla Spagna
I controlli per chi dall’Italia deve viaggiare in Spagna sono partiti oggi, sabato 8 agosto. Resteranno attivi fino alla mezzanotte di lunedì 7 settembre. Il governo di Madrid ha fatto sapere che i controlli “riguarderanno la verifica dell’identità (passaporti) e della nazionalità dei viaggiatori, nonché il controllo di visti o permessi di soggiorno per i cittadini di Paesi terzi”.
Dunque, per i cittadini di Paesi terzi (non dell’Unione europea) si richiederanno il visto o il permesso di soggiorno, mentre a tutti gli altri – spagnoli, italiani, europei in generale – sarà chiesto di mostrare il documento d’identità, con successive verifiche. Anche in questo caso, i controlli sono a campione: non si ferma sistematicamente ogni singolo passeggero, ma solo alcuni.
Attenzione: non cambia nulla nei requisiti per entrare in Spagna. Ovvero, tra gli italiani chi ha con sé un documento valido, che sia il passaporto o la Carta d’identità elettronica (si ricorda che quella cartacea non si può più usare per l’espatrio), non avrà problemi di accesso.
Le difficoltà potrebbero emergere, semmai, con il tempo aggiuntivo per i controlli. Come nel caso dei viaggi tra Spagna e Italia, il fatto che si debbano fermare dei passeggeri per verificarne i documenti potrebbe rallentare il funzionamento dell’aeroporto – con code più lunghe e un maggior rischio di perdere il volo. Anche in questo caso, quindi, è meglio mettere in conto tempistiche maggiori e arrivare all’aeroporto con un certo anticipo, o considerare che durante lo sbarco al porto potrebbe essere necessario attendere più del solito.
(da Fanpage)
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Agosto 8th, 2026 Riccardo Fucile
DAL VIMINALE TRAPELA CHE SONO STATI FERMATI SOLTANTO 14 MIGRANTI IRREGOLARI E NESSUNO PROVENIVA DA CEUTA
Di certo non c’è nessuna invasione in corso. Sulla crisi diplomatica tra l’Italia e la Spagna dopo i fatti di Ceuta, il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini osserva: “Stiamo bloccando negli aeroporti, anche in queste ore, decine di irregolari in arrivo dalla Spagna”.
Stime che, però, collidono con i dati ufficiali: dal Viminale trapela che sarebbero soltanto 14 e non provenienti da Ceuta. Eppure il vicepremier insiste. A margine del direttivo della Lega, in via Bellerio a Milano, Salvini prosegue: “Il premier spagnolo farebbe miglior figura a tacere e a controllare i suoi confini invece di minacciare il governo italiano, visto che stiamo bloccando negli aeroporti anche in queste ore decine di irregolari in arrivo dalla Spagna”.
Ma Salvini si è anche soffermato sulle indiscrezioni delle ultime settimane rispetto alla possibilità di un avvicendamento con Matteo Piantedosi, assicurando che a Pontida, il 20 settembre, non annuncerà il suo passaggio al ministero dell’Interno: “No, questo lo scrivono i giornali” ha commentato prima del direttivo della Lega lombarda in via Bellerio a Milano.
(da agenzie)
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Agosto 8th, 2026 Riccardo Fucile
“LA GESTIONE DEI FLUSSI RISPETTI LA DIGNITA’ DELLE PERSONE”
«Commemorando Marcinelle e rendendo un tributo a coloro che vi perirono – come in altri
luttuosi episodi nella storia dell’emigrazione italiana – siamo invitati a riflettere sul prezzo umano che venne pagato e ad agire, affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi e la gestione dei flussi migratori obbedisca a criteri di rispetto della dignità delle persone». Questo il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 70° anniversario della tragedia di Marcinelle e della 25ª Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.
Cosa accadde a Marcinelle
L’8 agosto 1956 nella miniera di carbone di Bois du Cazier (appena fuori la cittadina belga di Marcinelle), si sviluppò un rogo che causò una strage. Morirono 262 minatori morti, di cui 136 italiani. Proprio quest’anno per oggi l’Unione europea ha istituito la Giornata delle vittime degli infortuni sul lavoro.
La tragedia della miniera Bois du Cazier a Marcinelle resta una delle pagine più drammatiche ed emblematiche della storia dell’emigrazione italiana nel secondo dopoguerra. Un evento che affonda le sue radici nell’accordo bilaterale siglato nel 1946 tra Roma e Bruxelles: un patto che prevedeva un vero e proprio baratto di Stato tra risorse umane e materiali. L’Italia si impegnava a inviare in Belgio duemila uomini a settimana per lavorare nei giacimenti della Vallonia; in cambio, il governo belga garantiva la fornitura a Roma di 200 chilogrammi di carbone al giorno per ciascun minatore impiegato.
In virtù di questa intesa, tra il 1946 e il 1956 oltre 140mila italiani varcarono le Alpi per scendere nelle viscere della terra. Le drammatiche condizioni di sicurezza nei pozzi portarono infine al disastro di Marcinelle, a cui seguì una complessa vicenda giudiziaria: dopo due distinti processi, la giustizia si pronunciò soltanto nel 1964 con la condanna di un solo ingegnere a sei mesi di reclusione con la condizionale.
(da agenzie)
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