Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile
FORZA ITALIA E LEGA DICONO NO ALL’ENNESIMO AUMENTO DELLE SIGARETTE
Da giorni Giorgia Meloni premeva: serve intervenire per ridurre il carburante, alla vigilia
delle vacanze. Da Palazzo Chigi era iniziato un pressing pesante sul ministero dell’Economia di Giancarlo Giorgetti che, non a caso, una settimana fa andava dicendo in Parlamento: “Sono preoccupato dalla prossima manovra che sarà l’ultima prima delle elezioni…”. Come dire: i partiti andranno all’assalto. Lo ha potuto verificare solo pochi giorni dopo e ha provato a trovare una soluzione. I 125 milioni richiesti per il taglio delle accise sul carburante erano stati trovati con una soluzione precisa: aumentare le tasse sulle sigarette. Una decisione che inizia a circolare dalla mattina, mentre Giorgia Meloni vola a Chiomonte. La premier prende tempo, vuole tornare a Roma per studiare bene la misura. Alle 14.30 rientra a Palazzo Chigi scura in volto e viene seguita a ruota dai vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini. I tre si chiudono in una stanza prima del Consiglio dei ministri. Giorgetti viene chiamato in collegamento. E i due vicepremier dicono subito “no”.
Il leader forzista si era presentato a Palazzo Chigi con un video pubblicato sui social con la ricetta economica azzurra sulla manovra, proponendo di abbassare le tasse su tutto: tredicesima, bollo auto e Irpef. Non può accettare, dunque, che per abbassare le accise si alzino le tasse su un prodotto di largo consumo come le sigarette. Lo stesso fa sapere Salvini: “Non si possono aumentare le tasse per abbassarle dall’altra parte, è un gioco delle tre carte”, spiega. A quel punto anche Meloni, dubbiosa fin dall’inizio, si dice d’accordo. E quindi si ripropone lo scontro tra Palazzo Chigi e il Mef, che aveva provato a trovare una soluzione alle richieste dei vertici del governo. Dai vertici del governo puntano il dito contro i tecnici della Ragioneria che, ancora una volta, mostrano “distanza con il Paese”. Alla fine, salta tutto: l’intervento sulla benzina e le tasse sul fumo. In conferenza stampa sarebbero dovuti andare Giorgetti e il ministro delle Imprese Adolfo Urso, ma Meloni manda solo il primo: “Vai a spiegare”, gli dice per lanciare qualche segnale rassicurante a chi va in vacanza. Meloni poco dopo pubblica un video sui social che parte proprio da qui, dalle tensioni internazionali che stanno causando un aumento del carburante che “non abbiamo provocato, ma che dobbiamo gestire”, spiega la premier che poi parla anche di risposta “tempestiva e responsabile” tenendo presente che le risorse “sono poche”. Restano però le scorie tra alleati che si sono riproposte anche sulla giustizia e sul tema delle intercettazioni.
Oggi pomeriggio arriva in aula al Senato il decreto Giustizia con l’emendamento di FdI che voleva estendere le intercettazioni anche ai processi in cui non erano state autorizzate, su richiesta del procuratore antimafia Giovanni Melillo. Dopo il muro di FI, l’accordo in maggioranza era stato quello secondo cui il presidente del Senato Ignazio La Russa avrebbe dichiarato inammissibile l’emendamento per materia, così da rinviare il problema, evitare una spaccatura e ripresentare la norma in un successivo decreto dopo le vacanze. Ma ieri sera è intervenuto un problema ulteriore: la Lega ha fatto sapere agli alleati che presenterà i suoi emendamenti sui migranti e in particolare una stretta sui ricongiungimenti familiari dei migranti. Una norma che non piace al Quirinale e che sta facendo andare in tilt la maggioranza. Come può La Russa dare ammissibilità a questo emendamento (che non piace a FI e FdI) e non a quello sulle intercettazioni dei meloniani? Il rischio è che oggi si arrivi in aula con uno scenario di tutti contro tutti. Lo spettro della spaccatura sulle preferenze tornerà a Palazzo Madama.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile
L’HA DECISO LA CORTE D’APPELLO DI MILANO, SECONDO CUI NELL’IMPIANTO CI SONO DUEMILA CHILI DI AMIANTO E LE POLVERI SOTTILI DISPERSE CAUSANO L’AUMENTO DI MORTALITÀ E LE OSPEDALIZZAZIONI IN MISURA NON ACCETTABILE… ACCOLTO IL RICORSO DI UN GRUPPO DI CITTADINI DELL’ASSOCIAZIONE “GENITORI TARANTINI”
La Corte d’appello di Milano ha ordinato la “sospensione dell’attività produttiva” dell’area a caldo dell’ex Ilva entro 90 giorni se non sarà “rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti” e adottate “le misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza” (6 milioni di tonnellate l’anno autorizzate).
Lo hanno deciso i giudici Marianna Galioto, Rossella Milone e Cristina Ravera della sezione specializzata in materia d’impresa accogliendo la richiesta di inibitoria presentata da 11 cittadini dell’associazione Genitori Tarantini con gli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Strano.
La decisione del 9 luglio è stata notificata a Ilva spa, Acciaierie d’Italia spa e Acciaierie d’Italia Holding, tutte in amministrazione straordinaria. Il decreto segue la decisione dei giudici Mambriani-Ricci-Zana del Tribunale con cui in primo grado lo scorso 26 febbraio in applicazione della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 giugno 2024 era stata “disapplicata” parzialmente l’Autorizzazione Integrata Ammbientale del 2025 con riferimento a una serie di voci.
Fra queste il “monitoraggio PM10 e PM2,5” il “regime wind days”, la installazione di “serbatoi contenenti sostanze pericolose”, la “temperatura minima di combustione delle torce alle quali sono inviati i gas di affinazione dell’acciaio” la “completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke”.
Il provvedimento aveva stabilito che per i cittadini delle “zone limitrofe” allo stabilimento ex Ilva ci sarebbe “tuttora” un “elevato rischio di lesioni gravi” e a loro va assicurata la “certezza di vivere senza il fondato timore di essere attinte da malattie gravi” o “di vedere intollerabilmente violata la serenità della propria vita per effetto dell’attività industriale svolta nello stabilimento”.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile
ELLY CALMA I SUOI, INCAZZATI CON I PENTASTELLATI: “CI ACCORDEREMO ANCHE SULL’UCRAINA, NESSUNO PUÒ SFILARSI”… NESSUNO HA CAPITO CHE SE I SEDICENTI LEADER DEL CAMPO LARGO RIUSCIRANNO A PERDERE LE ELEZIONI ANCHE QUESTA VOLTA DOVRANNO CHIUDERSI IN CASA PERCHE’ GLI ELETTORI LI INSEGUIREBBERO CON I FORCONI
Le prime avvisaglie della campagna di Giuseppe Conte in vista delle primarie in cui l’ex
premier contenderà la leadership del centrosinistra a Elly Schlein il Pd le ha registrate nell’ormai noto comizio di Napoli. È poi seguito l’annuncio della battaglia del M5S contro il riarmo dal titolo «La guerra la paghi tu».
Non ancora una sfida diretta alla segretaria pd, ma comunque un’offensiva palese su un terreno in cui Schlein si trova più in difficoltà
In ballo, per Schlein, c’è di più, perché la leader del Partito democratico ha la necessità di dimostrare di essere in grado di governare. E tra i requisiti «richiesti» c’è anche la posizione (ferma) da tenere sull’Ucraina, quell’Ucraina a cui Conte (ma anche Bonelli e Fratoianni) vorrebbero negare gli aiuti militari contro l’invasore russo.
Perciò Schlein è passata alla controffensiva con un’intervista al Foglio in cui ribadiva senza se e senza ma: «Continueremo ad aiutare Kiev con ogni mezzo necessario». Ma l’assalto alla segretaria pd non si è fermato. Anzi. Ieri ai vertici dem la colazione è andata di traverso appena hanno preso in mano il Fatto , giornale che simpatizza per Conte senza nasconderlo (del resto, perché dovrebbe). Un editoriale di Marco Travaglio contro Schlein che non vuole negare gli aiuti militari all’Ucraina e poi due pagine così congegnate.
La prima, con un articolo critico nei confronti della segretaria filo-Kiev, «rea», tra le altre cose, di volersi avvalere nella sua corsa alla leadership del centrosinistra anche dell’aiuto di Mario Draghi (inviso al popolo pentastellato). La seconda, con un reportage nel mondo pacifista deluso da Schlein.
Al Pd hanno interpretato quelle pagine come l’annuncio di un nuovo affondo di Conte in materia. Paradossalmente, è proprio la segretaria sotto attacco a cercare di portare la calma tra i suoi. Non si cada nelle provocazioni è la parola d’ordine. Seguita da questo ragionamento: «Vedrete che alla fine nella coalizione ci accorderemo anche sull’Ucraina perché nessuno può sfilarsi».
Un autorevole esponente pd è ancora più esplicito: «Conte dirà di sì anche agli aiuti militari a Kiev, del resto ha fatto un governo prima con Salvini e poi con noi e da premier ha detto di si alle spese Nato».
Ma è chiaro che la campagna dell’ex premier è insidiosa: tende a mettere in difficoltà Schlein con una parte del suo potenziale elettorato delle primarie per sfilarle consensi ai gazebo. Conte punta tutte le sue carte su quel voto: le primarie, per lui, sono l’unica soluzione «plausibile», altrimenti, spiega, «dovremmo ammettere che ci inginocchiamo e ci inchiniamo al Pd».
C’è però un’altra insidia alle porte. Al Nazareno hanno (metaforicamente) cerchiato una data del calendario in rosso: il 5 agosto. Per quel mercoledì sono previste le comunicazioni di Giancarlo Giorgetti in Parlamento sulle clausole di salvaguardia nazionale, un passaggio propedeutico alla richiesta della flessibilità concessa da Bruxelles per energia e difesa.
Riusciranno Pd, M5S e Avs a presentare una risoluzione unitaria? O le differenze sul tema delle spese militari tra i dem (dove, come è noto, convivono diverse anime) e i loro alleati più stretti renderanno questa operazione impossibile?
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile
L’IMPRESSIONE È CHE SI DISCUTA CON I PIEDI NELLE SABBIE MOBILI, POICHÉ NESSUNO SA COSA ACCADRÀ TRA SEI MESI”
Due coalizioni sfilacciate al loro interno. Una logorata da quasi quattro anni di governo privi di risultati significativi. L’altra in perenne ricerca di una coerenza e di una visione. La fine della legislatura non è drammatica, ma è sconfortante.
Con i dati dell’economia mediocri e il potere d’acquisto degli italiani impoverito, l’ottimismo è fuori luogo: sia che la destra riesca a riconquistare palazzo Chigi, sia che la sinistra si riprenda il potere pur non sapendo esattamente cosa farne.
Le ultime ore hanno riproposto il tema politico centrale. Ossia chi è il leader di ciascuna coalizione; chi ha la capacità per esercitare una guida sicura e riconosciuta. Il che non va confuso con una leadership formale, scritta sulla carta. È qualcosa di più serio e profondo.
A destra la legislatura ha avuto Giorgia Meloni come leader indiscussa. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a vari tentativi di mettere in discussione il suo ruolo. Non una sconfessione formale, dato che nessuno ha la forza di avanzare un’alternativa, ma un tentativo di minarne l’influenza.
A sinistra l’estenuante rivalità tra Elly Schlein e Giuseppe Conte assomiglia sempre di più al vecchio ballo sul mattone. Ci si agita, ma sempre sul posto, senza allontanarsi di un metro dal tassello iniziale.
Non si conosce il programma del centrosinistra, ma sarebbe meglio dire che non si conosce la sua idea del paese. E nessuno sa con quali modalità sarà definito il perimetro delle alleanze, nonché chi e come ne assumerà la guida.
Luigi Zanda, autorevole esponente del Pd che parla da uomo libero non essendo in Parlamento, dice che il centrosinistra può anche vincere le elezioni, ma non offre al momento la garanzia di saper governare. Difficile smentirlo. Anzi, a suo avviso «Conte si sta mangiando un pezzo alla volta larghe parti del Pd. Senza suscitare reazioni».
Ma l’impressione è che si discuta con i piedi nelle sabbie mobili, poiché nessuno sa cosa accadrà tra sei mesi.
Il centrosinistra ha bisogno di un leader, o una leader, in grado di esprimere un carisma e di stabilire un rapporto anche emotivo con l’opinione pubblica. Lo ebbe ai tempi di Romano Prodi e oggi si avverte l’urgenza di colmare il vuoto.
A destra Giorgia Meloni ha capito di dover fare affidamento solo su sé stessa. Quindi la legge elettorale, pur con i suoi limiti, non può essere smembrata dai franchi tiratori.
E Vannacci, personaggio che rappresenta interessi non tutti trasparenti, non può diventare l’uomo forte della destra. Quindi va lasciato fuori dalle intese e sconfitto sul terreno politico.
La sfida è complicata ma la premier non ha modo di sottrarsi. E nemmeno può fidarsi dei suoi partner, ognuno indebolito dall’esercizio non brillante dell’azione di governo.
Nel 2022 FdI colse uno storico successo, non è detto che oggi il copione si ripeta. Ma è meglio una sconfitta dopo una battaglia a viso aperto che un lento sprofondare nel pantano.
(da Repubblica)
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Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile
NEL FILMATO, AMBIENTATO NELL’ISOLA DI KHARG, SI VEDE UN SOLDATO AMERICANO CHE STRISCIA FUORI DA UN ELICOTTERO E SOFFRE PER IL CALDO. ALL’IMPROVVISO COMPARE UN SOLDATO IRANIANO CHE BEVE UN TÈ E INVITA “L’INVASORE” A TORNARSENE AL SUO “CONDIZIONATORE” … GLI AYATOLLAH HANNO VOLUTO RISPONDERE AI DELIRI DI TRUMP: IL TYCOON AVEVA PUBBLICATO FOTO RITOCCATE SUGLI INTENSI BOMBARDAMENTI NEL GOLFO PERSICO
La pausa dei bombardamenti non ha escluso del tutto la continuazione della guerra fra Stati
Uniti e Iran. Lasciato il campo di battaglia, Teheran ha infatti risposto ai post di ieri del presidente statunitense Donald Trump con l’intelligenza artificiale, nei quali si vedono navi dei Pasdaran distrutte dagli americani e un massiccio attacco di aerei a stelle e strisce sull’isola di Kharg.
L’agenzia di stampa Mahar ha pubblicato un video creato dall’Ia con protagonisti dei personaggi Lego. Il video mostra un soldato Lego americano che striscia fuori da un elicottero precipitato, soffrendo per il caldo torrido.
Appare poi un soldato iraniano che beve del tè, con la didascalia: “Troppo caldo per te, debole. Torna al tuo condizionatore”. Mahar ha scritto che “L’isola di Kharg è troppo calda per chi non è dell’isola, tornate alla vostra isola”.
Donald Trump è tornato ad ammonire l’Iran affidandosi all’intelligenza artificiale, mentre i colloqui sembrano procedere sulla spinta di due notti calme e senza raid Usa. Il presidente americano ha postato ieri su Truth più foto come quella che simula intensi attacchi aerei contro l’isola di Kharg nel Golfo Persico, snodo strategico del petrolio di Teheran (“Strike on Kharg”).
Una seconda immagine ritrae Trump in piedi sul ponte di una nave con la bandiera americana al vento e quella iraniana gettata a terra, mentre sullo sfondo si vede una portaerei americana. “Questa ora è la nostra petroliera!”, è la scritta a corredo di un altro post, dove il tycoon affianca una nave iraniana a bordo di una americana.
Un’altra immagine, inoltre, mostra una grande esplosione su una nave iraniana e sopra l’immagine si legge: “Niente più motori”. In un’altra foto ancora, The Donald è al timone di una unità Usa, testa di un gruppo d’attacco indossando un cappellino rosso con la scritta Fafo, acromico di “fuck around and find out”.
E’ la cosiddetta ‘dottrina Fafo’, che può essere resa come “provaci e ne pagherai le conseguenze”, utilizzata da Trump, dalla sua amministrazione e dai suoi sostenitori come un avvertimento diretto, sia in politica estera sia in politica interna, sul fatto che le azioni ostili contro gli Stati Uniti sono destinati a causare conseguenze rapide e severe.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile
NEL FILMATO, REGISTRATO DURANTE UNA FESTA PRIVATA DI COMPLEANNO E SUCCESSIVAMENTE DIFFUSO ONLINE, SI VEDE OMEGNA CONSEGNARE REGALI AD ALCUNI AMICI ACCOMPAGNANDOLI CON COMMENTI “RIPUGNANTI”
Un video diffuso sui social ha provocato un’ondata di critiche trasversali in Cile contro Ítalo Omegna, esponente del Partito Nazionale Libertario (Pnl, di destra), dopo alcune battute considerate offensive sulla pedofilia e sui bambini con disturbo dello spettro autistico.
a vicenda ha portato alle sue dimissioni dall’incarico di assistente parlamentare del deputato libertario Hans Marowski e alla sua rimozione dal ruolo di direttore delle relazioni esterne dell’Instituto Mises Cono Sur.
Nel filmato, registrato durante una festa privata di compleanno e successivamente diffuso sui social, Omegna appare mentre consegna alcuni regali accompagnandoli con commenti a sfondo sessuale legati alla pedofilia e riferimenti ai bambini con autismo. Le dichiarazioni hanno suscitato immediate condanne da parte di esponenti di diversi schieramenti politici, che hanno definito le frasi “inaccettabili” e “ripugnanti”.
Dopo la diffusione del video, Omegna ha presentato le dimissioni dall’incarico di assistente parlamentare. Il deputato Marowski ha spiegato di aver accettato la decisione, sottolineando che le dichiarazioni personali del suo collaboratore non rappresentano né lui né il partito.
Anche l’Instituto Mises Cono Sur ha annunciato l’avvio della procedura per la sua rimozione mentre il leader del Pnl, Johannes Kaiser, ha definito le dichiarazioni “inaccettabili” e ha preso le distanze dall’episodio, precisando che il programma online “La Cofradía”, nell’ambito del quale si è svolta la festa, non è legato ufficialmente al partito.
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2026 Riccardo Fucile
A PREOCCUPARE MELONI E IL SUO CERCHIO MAGICO È SOPRATTUTTO L’ASCESA DEL GENERALI NELLE REGIONI DEL NORD
A decidere potrebbe essere la piazza. L’ordine pubblico e la cronaca degli ultimi giorni. La
difficoltà di mettere mano lì dove gli eventi segnalano un’emergenza. Da gestire con cura, senza troppi acuti politici, senza iniziative divisive, senza troppi strappi. Andando dritti al punto: secondo fonti di massimo livello, perde quota in queste ore l’opzione di una staffetta tra Matteo Piantedosi e Matteo Salvini al ministero dell’Interno.
Da una parte Salvini, che spinge cercando di conquistare il ministero che più gli è rimasto nel cuore. Dall’altra Matteo Piantedosi, deciso a resistere. Qualcosa però è cambiato, soprattutto negli ultimissimi giorni.
SLa gestione degli eventi di piazza, gli scontri e i feriti, le polemiche politiche e un sindaco finito sotto scorta, il dibattito sulla legittima difesa: la cronaca prende il sopravvento, rimette molto in discussione. Diventa più difficile considerare questa casella contendibile da Salvini, quando l’ordine pubblico si impone e diventa materiale scottante da maneggiare con cura.
Sta quindi indebolendosi, riferiscono, l’opzione di riportare il leghista nella casella contesa. È una convinzione che si fa spazio al vertice dell’esecutivo, frutto di una valutazione che si può sintetizzare così: troppo divisivo e troppo politico il vicepremier del Carroccio per riprendere in mano — e soprattutto, in corsa e per pochi mesi — un dossier tanto scivoloso.
Da qualche settimana, il fattore Vannacci ha fatto saltare molti degli equilibri consolidati a Palazzo Chigi. Alcuni dati riservati sono stati discussi di recente anche dai leader della destra, Giorgia Meloni compresa. Uno, in particolare, preoccupa la premier e i suoi vice: l’ascesa dell’ex generale, è il senso di queste informazioni, si sta realizzando soprattutto al Nord.
Concentrata, almeno per il momento, in regioni tradizionalmente favorevoli all’attuale coalizione di governo: Lombardia e Veneto, innanzitutto. E poi Piemonte ed Emilia Romagna. Buona parte di questi territori sono feudi leghisti, ma da qualche anno anche bacino di consenso per il partito della presidente del Consiglio.
Ecco dunque il problema: bisogna frenare il leader di Futuro nazionale e farlo in fretta, perché sta svuotando le forze di maggioranza (oltre a drenare alcuni quadri locali).
L’obiettivo è contrastarlo sul terreno della sicurezza, non limitandosi a inseguire. L’idea di sostituire Piantedosi proprio con Salvini alla guida del ministero dell’Interno, già circolata nei mesi scorsi, è sembrata dunque ragionevole. Il piano prevedeva una staffetta dopo l’appuntamento di Pontida, a settembre.
E dopo aver ottenuto il record per l’esecutivo più longevo, che scatta il 4 settembre. Il ministro uscente si sarebbe dovuto accontentare della guida dei Trasporti, oppure di un ruolo in Europa. Questo fino ad alcuni giorni fa.
Poi la partita ha preso un’altra piega. Prima il caso di Fakir, morto a Bologna durante l’intervento della polizia. Poi, l’altro ieri, i violenti scontri in Val di Susa, con il ferimento di oltre cento agenti. Nel mezzo, il caso Roggero e gli attacchi della destra al sindaco di Bologna Matteo Lepore, destinatario ora di minacce e dunque sotto scorta.
Senza dimenticare le tensioni internazionali, che impongono una rigida gestione della sicurezza interna. Ecco perché nelle ultime ore a Palazzo Chigi nessuno scommette più sul ritorno di Salvini.
E questo nonostante gli ultimi sondaggi, devastanti per il Carroccio: quello diffuso da Ipsos assegna il 5,1% alla Lega e il 7,1% a Futuro nazionale, dando anche Fratelli d’Italia in calo di un altro mezzo punto, al 26,5%.
E Piantedosi? Il ministro continua a mostrarsi sicuro. Fa sapere che certo, se dovesse cambiare il quadro politico ne prenderà atto. Ma nel frattempo lavora con Meloni e di recente è stato ricevuto da Sergio Mattarella, che l’ha sentito anche dopo il ferimento degli agenti per mano dei No Tav.
Valutazione tutta politica e interna alla Lega. A sostenere il trasloco di Salvini al Viminale erano stati anche i colonnelli leghisti, convinti che la novità sarebbe stata accompagnata dalle dimissioni dalla segreteria del Carroccio. Il diretto interessato ha però fatto sapere di puntare al doppio incarico. E Palazzo Chigi, in questa fase, di tutto ha bisogno salvo che di un nuovo scossone nel partito più fragile della coalizione.
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2026 Riccardo Fucile
I RAGAZZI MINORENNI SI SONO VOLUTI FAR RICONOSCERE IN TERRA STRANIERA, TRA INSULTI, URLA, GESTI OSCENI. I VIDEO-SOCIAL HANNO PROVOCATO INDIGNAZIONE IN THAILANDIA – ALLA FINE L’AMBASCIATA ITALIANA HA DOVUTO METTERE UNA PEZZA, ESPRIMENDO “PROFONDO RAMMARICO” PER LE CAZZATE DI ‘STO BRANCO DI COJONCELLI. ORA LE SCUSE DEL GRUPPO, PROPRIO DAVANTI ALLA DONNA IN UNA STAZIONE DI POLIZIA
Alcuni degli studenti italiani in viaggio in Thailandia si sono scusati dopo l’accesa discussione con una donna del posto sulla metropolitana di Bangkok. Gli studenti, un gruppo in vacanza studio, parlavano a voce troppo alta sul vagone, ridevano e scherzavano disturbando altri viaggiatori. Una donna chiedeva loro di essere più educati e non urlare mentre una voce fuori campo l’aveva irrisa dicendo “Scusi se portiamo soldi al suo Paese”. Il video aveva scatenato un’ondata di indignazione in Thailandia. L’Ambasciata Italiana a Bangkok aveva emesso anche un comunicato ufficiale di scuse al Paese, condannando quanto successo.
Il video della donna, pubblicato sui social, è diventato virale. Ora le scuse del gruppo, proprio davanti alla donna in una stazione di polizia.
La polizia ha multato quattro degli studenti coinvolti con una pena pecuniara di 1000 baht, circa 30 dollari, a testa per gli insulti pubblici; mentre un altro studente è stato multato per 2000 baht, circa 60 dollari, per aver fatto un gesto osceno in video.
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2026 Riccardo Fucile
BRAMBILLA È NEL MIRINO DA MESI, DOPO LA “FATWA” DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI (CHE PRETENDEVA DI DETTARE LA LINEA AL QUOTIDIANO)… HANNO FATTO FUORI, PER LOGICHE DI POTERE, UN UOMO NON CERTO DI SINISTRA CON LA SCHIENA DRITTA CHE NON SI E’ PIEGATO AI LORO INTERESSI
La società editrice italiana controllata dal Gruppo Msc ‘Blue Media’ annuncia in una nota che
‘in conseguenza delle proprie decisioni nella prospettiva della riorganizzazione aziendale, il dottor Michele Brambilla lascia da oggi la direzione de Il Secolo XIX, che viene assunta temporaneamente dal vicedirettore Andrea Castanini’.
‘Blue Media – prosegue la nota – ringrazia sentitamente il dottor Brambilla per la preziosa opera prestata nella prima fase di consolidamento e rilancio del giornale, che ha fatto seguito alla sua acquisizione da parte di Blue Media, conclude la nota.
“Leggo con sorpresa sull’agenzia ANSA che BlueMedia, l’editore del Secolo XIX, ha comunicato, con un giorno di anticipo rispetto agli accordi, la fine del mio rapporto di lavoro.
Leggo con ancor più grande stupore la frase ‘il dottor Michele Brambilla lascia da oggi la direzione del Secolo XIX’, formula che lascia intendere che si è trattato di una mia decisione.
La verità è che si tratta di un licenziamento: del tutto legittimo ovviamente, perché l’editore ha diritto di cambiare direttore quando vuole, ma pur sempre un licenziamento. La lettera di ‘comunicazione scioglimento rapporto di lavoro’ mi è stata consegnata questa mattina”. Così, in una nota, Michele Brambilla, ex direttore del Secolo XIX.
(da agenzie)
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