Destra di Popolo.net

IL FANTASMA DI MATTEOTTI FA ANCORA PAURA AI FRATELLI D’ITALIA. ALLA CAMERA DEI DEPUTATI VIENE DEDICATO UNO SCRANNO ALL’ONOREVOLE SOCIALISTA UCCISO DAI FASCISTI MA DURANTE LA CERIMONIA DI COMMEMORAZIONE I BANCHI DI FRATELLI D’ITALIA RESTANO SEMIVUOTI: ERANO PRESENTI SOLO 10 MELONIA

Maggio 28th, 2026

AVS: “HANNO PAURA AD OMAGGIARE UN ANTIFASCISTA” ..IL M5S: “SIAMO UN PAESE IN CUI LA MEMORIA STORICA NON È CONDIVISA DA TUTTE LE FORZE POLITICHE”

La mano guantata del commesso sposta il drappo rosso che copre la targa sullo scranno 14 della Camera dei deputati. Silenzio religioso. «Da questo banco il deputato socialista Giacomo Matteotti pronunciò lo storico discorso del 30 maggio 1924, in difesa del libero Parlamento e contro le intimidazioni e le violenze fasciste, che gli sarebbe costato la vita», recita l’iscrizione. Applauso. Viva emozione a sinistra. Ma dall’altra parte dell’emiciclo – dal lato della destra – i banchi sono desolatamente vuoti.
Quelli di Fratelli d’Italia sono meno di dieci, su 115, come testimonia implacabilmente la foto postata sui social dal parlamentare Arturo Scotto. Così quel vuoto farà velocemente il giro del web, a testimonianza dell’esibita indifferenza della destra italiana per un martire della democrazia. «Hanno paura ad omaggiare un antifascista», è stato il commento della capogruppo di Avs, Luana Zanella.È un fatto storico, probabilmente con pochi precedenti, un seggio intitolato a un deputato. L’idea è venuta a un esponente di Avs, Devis Dori, 47 anni, lombardo di Treviglio, che due anni fa, in occasione del centenario dall’assassinio di Matteotti, presentò un ordine del giorno per rendergli così eterna memoria. E i discorsi di ieri, a cominciare da quello del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, leghista, ne hanno tratteggiato con rispetto la figura di grande italiano.
Un uomo che per primo, e con più lucidità di altri, riconobbe il pericolo che l’Italia correva con Benito Mussolini al potere. Matteotti aveva denunciato i brogli che avvelenarono le elezioni del 1924 e consacrarono il mussolinismo. Ce li aveva davanti, i deputati fascisti, nei banchi ora occupati da Fratelli d’Italia, mentre
snocciolava i pestaggi degli squadristi, e loro lo irridevano, e gli dicevano «taci, tu non sei italiano».
«Matteotti individuò nello squadrismo il braccio armato di un regime spregiudicato, che impediva la libera espressione della sovranità popolare. E accusò apertamente il governo mussoliniano di fondare il proprio consenso sull’uso sistematico della violenza», ha ricordato Fontana.
E il suo compagno di partito, Riccardo Molinari, ha ricordato che si stava commemorando «il coraggio: un valore che è fondamentale più di tutti per fare attività politica», e Matteotti è stato coraggiosissimo. Federico Fornaro, che a Matteotti ha dedicato una biografia, fa notare che è stato un riconoscimento tutt’altro che scontato da parte della Camera. Solo che la buona notizia – un Parlamento che sa fare memoria – è stata subito offuscata dal vuoto degli assenti.
E c’è poi la contraddizione di senatori come il meloniano Luca De Carlo, che va spesso a Fratta Polesine, nella casa-museo di Matteotti, e l’altro giorno ha donato i quaderni dell’uomo politico socialista alla biblioteca del suo Comune, Calalzo di Cadore. Per Fratelli d’Italia ha parlato Stefano Giovanni Maullu: «Matteotti ci ricorda che la democrazia non è mai una conquista definitiva, viva».
«Ma siamo un Paese in cui la memoria storica non è condivisa da tutte le forze politiche, pensiamo alle polemiche sollevate in merito al 25 aprile, pensiamo ai fatti accaduti qui alla Camera lo scorso 30 gennaio, che hanno portato alla sospensione di tantissimi parlamentari», ha ricordato Carmela Auriemma del M5S. Infatti uno dei sospesi, Andrea Casu, del Pd, non è potuto entrare in aula perché squalificato dopo le proteste che portarono ad annullare la conferenza stampa sulla remigrazione con Casapound: «Squalificato per antifascismo nel giorno in cui la Camera dei deputati dedica una targa a Matteotti».
(da agenzie)

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IL MIRACOLO DEI SOLDI CHE EVAPORANO: IL COMMISSARIAMENTO DELL’OSPEDALE DI PADRE PIO, LA CASA SOLLIEVO DELLA SOFFERENZA DI SAN GIOVANNI ROTONDO, ARRIVA DOPO ANNI DI GESTIONE ALLEGRA, CHE HANNO PORTATO A UN DEBITO DI OLTRE 100 MILIONI DI EURO

Maggio 28th, 2026

PER QUESTO PAPA LEONE XIV, LAUREATO IN MATEMATICA, HA FATTO DUE CONTI E HA DECISO DI INTERVENIRE DRASTICAMENTE

Un commissariamento di fatto. Teso a mettere in ordine, una volta per tutte, i conti dell’ospedale creato da padre Pio. È quanto ha stabilito papa Leone XIV che ha creato ieri una “commissione di indirizzo e vigilanza” che controllerà la fondazione della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo ed è composta da uomini di fiducia del Papa.
L’ospedale non è una struttura sanitaria qualsiasi. È di proprietà diretta della Santa Sede, come il Bambino Gesù e il 50 per cento del Fatebenefratelli sull’isola Tiberina (l’altro 50 per cento è di della fondazione Luxottica). A differenza di altri ospedali cattolici, i suoi problemi ricadono sotto la diretta responsabilità vaticana.
All’epoca di Benedetto XVI il cardinale Tarcisio Bertone accarezzò l’idea, poi sfumata, di creare un polo sanitario cattolico coinvolgendo anche il San Raffaele di Milano e il Gemelli.
Papa Francesco ha rimesso ordine nelle finanze vaticane affidandosi in particolare al gesuita spagnolo Juan Antonio Guerrero . Ora Leone, che da buon matematico sa leggere da solo un budget, ha fatto un passo in più.Croce e delizia del Vaticano, l’ospedale nel Gargano, emanazione dei frati francescani e convenzionato con la Regione Puglia, attira moltissimi pazienti […] ma la sua gestione è stata spesso opaca ed ha accumulato col tempo non pochi problemi economici.
Ultimamente affrontati dal nuovo management con tagli e nuovi contratti che hanno suscitato però ansie e proteste di medici, infermieri e dipendenti amministrativi. Oltretevere è andata maturando la convinzione che senza un intervento drastico l’ospedale sarebbe destinato al fallimento. Il deficit è strutturale e limitarsi a coprirlo ogni anno non risolve il problema che si ripropone l’anno successivo.
La situazione patrimoniale resta difficile, c’è chi parla di un debito di oltre 100 milioni, e, in particolare, il pagamento dei fornitori è un tasto dolente. Da qui la decisione del Papa di prendere in mano la cosa.
Con un chirografo Leone ha creato una commissione che ha ampi poteri ed è composta da suoi uomini di fiducia. Dovrà analizzare i conti e «migliorare l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilità dell’attività della Fondazione, sia nel breve sia nel lungo periodo».
Il presidente è lo spagnolo Maximino Caballero Ledo, dal 2020 “ministro delle finanze” vaticano indicato dal gesuita Guerrero come suo successore, il coordinatore Fabio Gasperini, segretario dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), e gli altri membri sono il prefetto dell’Apsa, monsignor Giordano Piccinotti, che col Papa ha una notevole consuetudine, il nuovo Sostituto agli affari generali della Segreteria di Stato, monsignor Paolo Rudelli, fedelissimo di Parolin, e l’arcivescovo di Foggia-Bovino Giorgio Ferretti. Dopo il robusto intervento di risanamento, assicurano in Vaticano, arriverà «una nuova stagione di rilancio».
(da Repubblica)

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LA RETORICA DEI GIOVANI CHE “NON VOGLIONO LAVORARE” CI HA ROTTO IL CAZZO: CARI “IM-PRENDITORI”, SE NON TROVATE LAVORATORI, PAGATELI DI PIÙ

Maggio 28th, 2026

CIRCA DUE TERZI DEGLI “UNDER-35” IMPIEGATI NEL SETTORE DEL TURISMO HA CONTRATTI PRECARI O PAGHE TROPPO BASSE, CON STIPENDI MEDI ANNUI DI APPENA 6.250 EURO … ANCHE I PART-TIME STABILI RESTANO SOTTO I 12MILA EURO LORDI E SPESSO NON GARANTISCONO NEMMENO CONTRIBUTI SUFFICIENTI PER PENSIONE O NASPI … IL GUAIO È CHE TURISMO E SERVIZI SONO ORMAI GLI UNICI SETTORI CHE CONTINUANO A CREARE NUOVI POSTI DI LAVORO IN ITALIA (I FAMOSI RECORD DI CUI SI VANTA GIORGIA MELONI)

Basse retribuzioni, precariato diffuso e part-time imposto, che mortifica le prospettive per i giovani e allontana con il passare degli anni la pensione, comunque misera. Due terzi degli under 35 che lavorano nel turismo sono precari o, per dirla con l’Istat, “a bassa intensità lavorativa”: significa che la loro retribuzione lorda annua è di 6.250 euro.
E del resto un part-time stabile nel turismo viene pagato in media 11.743 euro, una cifra così bassa che non permette neanche di raggiungere i minimi contributivi per l’accredito di un anno di pensione o di Naspi (52 settimane lavorative).
Ai margini nei servizi, non solo turismo, ma anche commercio e ristorazione, oltre ai giovani, anche le donne: più della metà ha contratti atipici, contro il 18,7% degli uomini. È ai lavoratori di un terziario che ha assorbito negli ultimi anni la quasi totalità della crescita occupazionale, ma con una quota sempre maggiore di lavoro povero, che è dedicato iI XIII Congresso della Uiltucs, il sindacato del commercio, turismo e servizi, che si è aperto ieri al Lingotto di Torino, con il titolo “Vite che contano”.
Un terziario che però si rifiuta di accettare che il lavoro povero diventi «un modello strutturale, una condizione di estrema gravità aggravata dalla diffusione dei contratti pirata, dal dumping salariale e dalla frammentazione contrattuale». La Uiltucs stima che ci siano 2,8 milioni di lavoratori non coperti o coperti solo parzialmente da un Ccnl.
(da agenzie)

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“FUTURO NAZIONALE”, IL PARTITO DELL’EX GENERALE TRANSFUGO DELLA LEGA, CRESCE AL 4% NEI SONDAGGI. FRUTTO DEI CONSENSI FILO-PUTIN E ANTI-UE IN USCITA DAL CARROCCIO E DEL MOVIMENTO 5 STELLE (ENTRAMBI IN CALO)

Maggio 28th, 2026

FRATELLI D’ITALIA STABILE AL 28,4%; PD AL 22,2%… TESTA A TESTA TRA LE COALIZIONI: IL CAMPO LARGO AL 44,9%, IL CENTRODESTRA AL 44,8%

Coerente con il risultato della recentissima tornata amministrativa, la Supermedia di questa settimana non vede stravolgimenti nei rapporti di forza, con le due coalizioni principali ancora virtualmente appaiate, appena al di sotto del 45%.
Il dato forse più significativo è la crescita di Futuro Nazionale, che sale a un 4% record, forse beneficiando di alcuni consensi in uscita da Lega e M5s che vedono un calo dello 0,3%.
Questa, nel dettaglio, la Supermedia Liste: FDI 28,4 (=) PD 22,2 (+0,2) M5S 12,3 (-0,3) Forza Italia 8,2 (=) Lega 7,0 (-0,3) Verdi/Sinistra 6,5 (+0,1) Futuro Nazionale 4,0 (+0,4) Azione 3,0 (=) Italia Viva 2,5 (=) +Europa 1,4 (-0,2) Noi Moderati 1,3 (+0,1)
Questa, invece, la Supermedia Coalizioni 2026: Campo largo 44,9 (-0,2) Centrodestra 44,8 (-0,2) Futuro Nazionale 4,0 (+0,4) Azione 3,0 (=) Altri 3,3 (-0,1)
(da agenzie)

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IL SENSO DELLA GERMANIA PER IL MERCATO UNICO: VA BENE SOLO SE A ESPANDERSI E COMPRARE SONO LE AZIENDE TEDESCHE. BERLINO STA TENTANDO DI FERMARE L’INGRESSO DI ITALO NEL MERCATO FERROVIARIO TEDESCO, NONOSTANTE PER L’AUTORITÀ DI VIGILANZA EUROPEA “LA CONCORRENZA DEBBA ESSERE GARANTITA OVUNQUE E A TUTTI”

Maggio 28th, 2026

“INFRAGO”, LA “RFI” TEDESCA, DI PROPRIETÀ DI DEUTSCHE BAHN, È RICORSA A METODI CREATIVI PER OSTACOLARE ITALO (COME NEGARE GLI SPAZI NELLE STAZIONI E SOSTENERE CHE LA CONCORRENZA FOSSE CONTRARIA)

L’Autorità di vigilanza europea dei trasporti è chiara: la concorrenza deve essere garantita ovunque e a tutti. Dunque, anche la Germania dovrebbe concedere un pacchetto minimo di fasce orarie nelle tratte più importanti, e con contratti di lunga durata, a chiunque volesse entrare nel mercato del trasporto ferroviario.
Sulla carta, la Deutsche Bahn, che ha il monopolio sul 95% dei collegamenti, dovrebbe lasciare spazio a un concorrente come Italo. Ma la prassi si sta rivelando molto più complicata.
L’azienda italiana, che ha annunciato l’intenzione di far partire i suoi primi treni in Germania ad aprile 2028 – anzitutto su collegamenti cruciali come Monaco-Francoforte-Colonia-Dort- mund e Monaco-Berlino-Amburgo – sta incontrando enormi ostacoli nel tentativo di ritagliarsi uno spazio oltre le Alpi.
Complice, anche, il fatto che la società InfraGo, che gestisce l’infrastruttura ferroviaria, è di proprietà di Deutsche Bahn. Finora InfraGo è ricorsa a metodi creativi per impedire a Italo di mettere piede in Germania. A un certo punto ha sostenuto che la concorrenza fosse contraria.
Un tantino lapalissiano che Flixtrain o altri competitor non gradiscano l’ingresso di un altro concorrente. Ancora più incredibile la vicenda che riguarda gli spazi nelle stazioni chiesti da Italo per le biglietterie o le lounge. Dopo un anno, a fronte di una richiesta per 18 stazioni, InfraGo ha fatto sapere che glieli concederebbe solo a Norimberga.
Non meraviglia, insomma, che Italo abbia deciso nel frattempo di protestare con l’Agenzia federale delle reti.
(da la Repubblica”)

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I FRATELLI D’ITALIA HANNO UN PROBLEMA CON L’ANTISEMITISMO! IL CASO DELLE CHAT DEI DIRIGENTI DI FDI IN TRENTINO CON FRASI ANTISEMITE (“NON SO COSA CI SIA PEGGIO DEGLI EBREI”; “LECCACULO DEI GIUDEI”; “AD AVERCI LE PALLE LE COSE SAREBBERO DIVERSE”)

Maggio 28th, 2026

BONELLI (AVS): “QUESTO È IL SECONDO GRAVE EPISODIO IN POCO TEMPO. MELONI NON PUÒ CONTINUARE A FARE FINTA DI NIENTE”

La chat, intitolata «Congresso FdI», in cui alcuni dirigenti trentini del partito hanno scritto insulti di stampo antisemita, diventa un caso nazionale. I deputati di Pd, M5S e Avs chiedono a Giorgia Meloni di riferire in Aula. Elly Schlein invoca «una condanna ferma» da parte della premier, e «provvedimenti nei confronti degli autori dei messaggi».
Lo scambio è stato reso pubblico dal quotidiano Domani . Gli insulti prendono le mosse da una foto pubblicata su Instagram dal militante Francesco Barone che lo ritrae con il giornalista David Parenzo. Nel gruppo la minoranza locale interna del partito, capitanata dall’ex consigliere comunale, Cristian Zanetti, scontratasi anche con Barone nel congresso per la guida di FdI a Trento, si lancia in una serie di commenti offensivi: «Non so cosa ci sia peggio degli ebrei», «lecca…o dei giudei», «ad averci le p… le cose sarebbero diverse». Nella conversazione comparirebbero anche il consigliere comunale di Trento Daniele Demattè, Silvia Farci ed Emilio Giuliana.
«Invece di scusarsi con le comunità ebraiche per le frasi agghiaccianti emerse dalle chat del congresso di Trento — replica infatti Angelo Bonelli di Avs — FdI attacca l’opposizione. È il loro schema abituale: quando vengono colti in flagrante, alzano un polverone per distogliere l’attenzione. Questo è il secondo grave episodio in poco tempo dopo l’inchiesta di Fanpage su Gioventù nazionale. Meloni non può continuare a fare finta di niente: faccia pulizia in casa sua invece di delegare a Donzelli il compito di fare polemica con l’opposizione».
Dal territorio è Francesca Gerosa, presidente di FdI in Trentino, a tentare di fare chiarezza. «Abbiamo avviato una verifica interna, ma quei messaggi appartengono a una chat privata non nota e che non coincide in alcun modo con gli strumenti ufficiali del partito. Ognuno si assumerà personalmente la responsabilità di quanto detto, se vero».
(da Corriere della Sera)

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MICHELA VITTORIA BRAMBILLA INDAGATA A MILANO PER FALSE FATTURAZIONI

Maggio 28th, 2026

NEL MIRINO IL PROGRAMMA TV “DALLA PARTE DEGLI ANIMALI” E UN MECCANISMO DI SPONSORIZZAZIONE AUTOGESTITO DALLA DEPUTATA

La deputata di Forza Italia Michela Vittoria Brambilla è indagata in un’inchiesta della Procura di Milano per false fatturazioni, assieme ad altre persone, in relazione alla realizzazione del suo programma tv “Dalla parte degli animali” e a un meccanismo di sponsorizzazione.
Sono in corso perquisizioni nella sede dell’Enci, ossia l’Ente nazionale cinofilia italiana, e di tre società di produzione televisiva e che non riguardano la parlamentare.
Animalista convinta
Brambilla è fondatrice e presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente (LeIDAA), e negli anni in cui è stata presidente nazionale dei giovani imprenditori di Confcommercio, ha dato vita alla campagna contro l’abbandono “Finalmente
entro anch’io”, riunendo tutti i pubblici esercizi e le strutture ricettive italiane aderenti a Confcommercio.
Dal 2017 conduce, su Rete 4, il programma televisivo “Dalla parte degli animali”, una trasmissione “che usa la televisione come strumento per promuovere le adozioni e contribuire a sconfiggere la piaga degli abbandoni e del randagismo”.
Nell’ottobre 2022 presenta una proposta di legge di cui diventa relatrice per i reati contro gli animali. Dopo l’approvazione dei due rami del parlamento diventa la legge 6 giugno 2025, n. 82 conosciuta come Legge Brambilla.
I guai giudiziari
A luglio 2019 Michela Vittoria Brambilla patteggia una condanna a un anno e 4 mesi, assieme al padre Vittorio (un anno e 6 mesi), al cugino Alessandro Valsecchi e cognato Nicola Vaccani (due anni a testa), per il fallimento delle Trafilerie del Lario di Calolziocorte, l’azienda di famiglia attiva nella produzione di filo d’acciaio inossidabile.
(da agenzie)

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MELONI PUNTA A STRAPPARE AL CENTROSINISTRA ROMA E MILANO CON CANDIDATI DI CENTRO

Maggio 28th, 2026

DOPO LA VITTORIA A VENEZIA CON UN EX UDC, ORA TOCCA A CALENDA E LUPI?

Eccoli lì, dalla Meloni in giù, tutti di nuovo euforici, più gasati di un gasdotto, in seguito all’inaspettata vittoria di Simone Venturini alle comunali a Venezia. Aver azzeccato l’uomo giusto al momento giusto e nel posto giusto, un ex boy-scout dell’Udc, assessore della giunta uscente del sindaco Brugnaro, un tipino che non ha mai avuto a che fare con la filiera Msi-An-FdI, ha fatto sgranare gli occhioni di Giorgia Meloni: ma allora si può vincere anche “allargando”, guardando fuori dalla ridotta dei fedelissimi di Colle Oppio?! Una epifania che ha mostrato finalmente alla Ducetta una strada piena di possibilità, quella che porta al “centro”.
Le comunali di Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna, che saranno chiamate al voto nella primavera del 2027, sono tutte città attualmente amministrate dal
centrosinistra. Ma almeno le prime due, Roma e Milano, che rappresentano poi le “capitali d’Italia”, se si azzecca il candidato giusto, sono contendibili.
Essendo la “Macbeth di Colle Oppio” un politico che ha sempre preferito l’opportunismo tattico del giorno per giorno a qualsiasi strategia a lungo termine (dove è finita la smorfiosa ragazza pon-pon alla corte di Trump? Avete notizie della “pontiera” tra Usa e UE che avrebbe salvato l’Occidente?), pur di vincere e strappare il primo cittadino di Milano e Roma, eccola mettere cinicamente da parte i residuati bellici del suo partito e ricollocare Fdi, in versione “Bisteccheria d’Italia”, al “centro-tavola” democristiano.
Alle comunali di Milano, tra l’ipotesi di perdere, candidando il fedelissimo post-fascio Carlo Fidanza, e la possibilità di vincere con Maurizio Lupi, candidato scelto dal gran puparo La Russa, la scelta di Giorgia cadrà sul leader di “Noi Moderati”.
Ora resta da convincere Marina Berlusconi, che vuole candidare a tutti i costi qualcuno di Forza Italia nella città della buonanima di “Papi”, e poi è fatta.
Se invece vi state chiedendo cosa abbia in comune con i Camerati d’Italia uno come Lupi, già membro del consiglio comunale di Milano dal 1993 al 1997, ministro nei governi Letta e Renzi e soprattutto membro di spicco di Comunione e Liberazione, che all’ombra del Duomo ha un peso rilevante, la risposta è niente (davanti) e tutto (dietro). E in quel dietro c’è la sagoma di Ignazio La Russa.
Ma per Giorgia Meloni l’importante è strappare Palazzo Marino al “Campo largo”, reduce dai due mandati di Beppe Sala, i cui calzini colorati hanno prima incantato la città e poi via via perso colore e appeal.
Non solo: per l’insuperabile “tafazzismo de’ sinistra”, nel Pd ancora si aspetta di capire cosa frulli nella testolina tutta “chiacchiere e distintivo” di Elly Schlein. Che vuole fare a Milano? Chi vuole candidare?
Un nome ricorrente quando si tratta di “voto a perdere” è quello di Pierfrancesco Majorino, della segreteria nazionale del Pd e capogruppo in Consiglio regionale. Per battere lo schieramento di Maurizio Lupi, il candidato più indicato sarebbe invece l’ex direttore di “Repubblica”, Mario Calabresi: un sondaggio riservato, fatto prima di Pasqua, lo premia con un leggerissimo vantaggio su Lupi: 52/48
Il figlio del commissario Calabresi sa bene che occorre l’appoggio di un campo non
largo ma larghissimo che va costruito subito sul ‘’territorio’’, ma finora nessuna notizia è arrivata dal Nazareno, troppo impegnato a sparare supercazzole e a darsi il Martella sui denti scegliendo come candidati i fedelissimi di apparato.
Dal Duomo al Colosseo.
Il tatticismo opportunista della “Statista della Sgarbatella” sta raggiungendo vette inesplorate. Stavolta è riuscita a umiliare qualsiasi aspettativa dei Camerati romani, rimasti basiti davanti all’articolo di “Repubblica’’ di ieri, in cui si annuncia: “FdI apre a Calenda – Roma e Milano: “Ce la giochiamo”.
“Il nodo politico vero, emerso anche durante la riunione dell’altro ieri (nella sede di via della Scrofa per festeggiare i 51 anni di Arianna, ndr) – scrive Lorenzo De Cicco – è l’apertura al centro. Dunque a Carlo Calenda. ‘Per vincere bisogna allargare il perimetro’, è il refrain”.
Eccheccazzo!, si sfogano i camerati che dopo anni passati nelle ‘’fogne’’ a portare l’acqua con le orecchie al partito, e a svezzare le “gabbianelle” sorelle Meloni nelle grotte di Colle Oppio.
I cabasisi frullano come pale eoliche al povero Fabio Rampelli, che oggi si ritrova una Giorgia vestita di nuovo che candida al potere di Milano, un democristianone di Comunione e Liberazione, e al Campidoglio un ex manager che rallegrò le imprese e il fallimentare partito di Montezemolo, “Italia Futura”, traslocando poi in Scelta Civica di Monti, quindi il PD guidato da Nicola Zingaretti con i governi Renzi e Gentiloni, finché nel 2022 s’inventò il suo partitino, “Azione”.
L’ha presa molto male il gabbianone reietto Rampelli, visto che si era autocandidato – via Ansa – a sindaco di Roma per il centrodestra. Una sparata non concordata con i vertici di Fratelli d’Italia e che è stata accolta con gelo da parte degli ex gabbiani oggi al potere.
Eppure, un sondaggio riservato realizzato nei giorni successivi alla disponibilità di candidarsi sindaco di Rampelli avrebbe mostrato un risultato sorprendente: appena 5 punti separano il gabbianone reietto dall’ex ministro dell’Economia.
Come Dago-dixit, all’interno del Nazareno spira un vento contrario nei confronti di Roberto Gualtieri, la cui governance della città eterna è glorificata dalle pagine del primo quotidiano romano, “Il Messaggero” di Caltagirone. Del resto, pur storico
azionista di minoranza (5,75%), in barba al 51% del Comune di Roma, il palazzinaro-editore esprime il vertice della municipalizzata Acea.
Che l’autocandidatura di Rampelli sia destinata a restare carta morta, viene confermato anche dai numeri: i sondaggi danno Carlo Calenda candidato del centrodestra vincente su Gualtieri. Le rilevazioni valgono quel che valgono, lo sappiamo, bisogna prenderle con il beneficio d’inventario (a Venezia il neo-eletto Venturini era stato dato per sconfitto), ma le sorelle Meloni sanno fare le addizioni e ricordano bene che nel 2021, quando il leader di Azione lanciò “Calenda Sindaco” sfiorò il ballottaggio contro Gualtieri nella corsa al Campidoglio.
Raccolse infatti il 19,81% (pari a 219.878 voti), eleggendo 5 consiglieri comunali, arrivando terzo dietro al carneade Enrico Michetti del centro-destra (30,14%) e Roberto Gualtieri del centro-sinistra (27,03%).
Partendo dai consensi capitolini ottenuti dal centrodestra, nonostente un candidato conosciuto solo dagli ascoltatori, tra cui Arianna Meloni, dell’emittente laziofila Radio Radio, e aggiungendo i consensi di cui gode Carlo Calenda tra Parioli e Prati, l’esito finale potrebbe essere: “Salutame Gualtieri!”.
Quindi, occhi aperti: se alle amministrative del 2027 andasse in buca la giravolta centrista di FdI con il duplex Lupi-Calenda, la Ducetta potrebbe strappare al centrosinistra Milano e Roma e fare bingo! Sarebbe un bombastico colpo al cuore dei “tafazzi del Campolargo” in grado di ricompattare la malconcia coalizione del centrodestra lanciando la volata a Meloni & friends per le politiche di ottobre.
Da parte sua, Carlo Calenda non sogna altro: vuole salire sul colle del Campidoglio e sparge interviste e presenze nei talk. Ha compreso un principio sacrosanto: la prima regola per avere importanza, è darsela. Intervistato nei giorni scorsi da Romatoday.it, il leader di Azione non ha avuto problemi a mettere alle corde Gualtieri, riempiendolo di botte, ergendosi a suo sfidante.
Primo cazzotto: “Il centro di Roma è il peggiore d’Europa. Un livello di degrado che per me, che ci vivo e ci lavoro, non è cambiato. Strade sfasciate, auto ovunque, dehors che non hanno criteri estetici e una dimensione infinita. Quella è una questione irrisolta. Nessuna gestione dell’overtourism. Non può andare avanti così. Ci sono cose che non sono state fatte per niente”.
Secondo cazzottone: “C’è quel deputato, Mancini, si sa perfettamente, lo sapete perfettamente che qualunque cosa si faccia in Comune deve passare per Mancini. Sono presìdi di potere che il Pd ha e che la Schlein ha confermato in toto. Grumi di potere fortissimi…Non è scontato affatto che daremo il nostro appoggio a Gualtieri’’.
Il terzo è un pizzino alla Meloni: “Io non ho mai avuto pregiudizi sulle alleanze alle comunali, perché nelle città devi pensare al decoro urbano e ai lampioni, non a mandare le armi all’Ucraina”. Alla fine dell’intervista, il “Churchill dei Parioli’’ non ce la fa più a trattenere il sogno di sostituirsi a Marc’Aurelio sulla piazza del Campidoglio: “Noi non candideremo nessuno, ma voglio vedere chi esprimerà il centrodestra….”. Giorgia, il messaggio ti è arrivato forte e chiaro?
(da Dagospia)

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SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

Maggio 28th, 2026

LA LITE FURIBONDA TRA CROSETTO E MELONI

Guido Crosetto versus Giorgia Meloni: un testa a testa di fuoco tra i due cofondatori di Fdi che, quando hanno qualcosa che tra loro non va, certo non se le mandano a dire. Sarà che è una vita che camminano l’uno di fianco all’altra. […]
Stavolta ad allontanarli – e a portarli al muro contro muro di ieri- le spese per la difesa che l’Italia dovrà sostenere. L’impegno assunto in sede Nato lo scorso anno, su pressione di Donald Trump, prevede che i soldi da investire in armi, munizioni, droni e via discorrendo lievitino al 5% del Pil per gli alleati entro il 2035.
Una delle ragioni che ha spinto Roma lo scorso luglio ad opzionare la possibilità di attingere ai fondi Safe, il prestito a tassi agevolati che l’Ue ha messo a disposizione dei Paesi membri per investire sulla difesa.
L’Italia dovrebbe attivare il prestito – il “tesoretto” per Roma ammonta a 14,9 miliardi – ma in una lettera dei giorni scorsi indirizzata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, la premier ha espresso chiaramente la sua posizione: la deroga al Patto di stabilità va estesa anche alle spese per la crisi energetica o l’attivazione del programma SAFE è a rischio
Crosetto nei giorni scorsi aveva reso noto di aver scritto al Mef ben due lettere per capire cosa intendesse fare sul Safe, non ottenendo risposta. Anche da qui la frustrazione, ormai diventata rabbia, che ieri il responsabile della Difesa – partito subito dopo la riunione per una missione che lo dovrebbe tenere fuori fino a venerdì – ha sfogato, dicendo chiaro e tondo alla premier che così per lui non va.
Meloni, come ha ricordato martedì alla platea di Confindustria, sulla difesa non ha cambiato idea. La considera una priorità, ma è scalata in una lista messa a
soqquadro dalla guerra in Iran. «La difesa è libertà», ha rimarcato del resto lei stessa nell’intervento all’assemblea degli industriali, ma se non si tende la mano ad imprese e famiglie “non resterà nulla da difendere”.
Tradotto in soldoni: prima viene l’emergenza rincari, per frenare il prezzo di carburanti e bollette ormai alle stelle, e poi tutto il resto. Un ragionamento che non sembra affatto convincere il suo ministro. Indispettito anche per una narrazione che rischia, a suo avviso, di gettare ombre sulla necessità di aprire i cordoni della borsa per spendere in sicurezza.
«Chi pensa che investire in difesa sia uno spreco di risorse pubbliche – ha detto proprio ieri, in un videomessaggio all’assemblea di Confindustria Brescia – non fa un’analisi corretta e non guarda nella giusta prospettiva. Come ho avuto modo di dire, chi non condivide la necessità di considerare una Difesa forte, lavora inconsapevolmente contro l’Italia, contro il futuro dei nostri figli».
(da Messaggero)

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