Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
IN TUTTA EUROPA SONO DECINE DI MIGLIAIA
Nel giro di poche settimane, sono diventati tre i Paesi che si sono detti intenzionati a rimandare in
Italia le persone migranti su cui non hanno competenza. E anzi l’Austria, l’ultimo in ordine di tempo, ha annunciato di aver già iniziato: dal 12 giugno, quattro persone sono state trasferite in Italia. In precedenza c’erano state la Svizzera e, prima sia in ordine cronologico che per numero di persone potenzialmente trasferibili, la Germania.
Tutti e tre gli Stati fanno riferimento alla stessa normativa, il nuovo Patto Ue su migrazioni e asilo, che è entrato in vigore il 12 giugno 2026. E tutti e tre vogliono portare in Italia persone che rientrano nella cosiddetta categoria dei “dublinanti”, persone che sono entrate in Europa passando per il nostro Paese e che, quindi, proprio qui avrebbero dovuto fare richiesta di asilo.
L’Austria annuncia: “Già portate in Italia quattro persone”
Il ministero dell’Interno austriaco ha dichiarato che quattro persone, dal 12 giugno a oggi, sono state trasportate dall’Austria in Italia. Il viaggio è avvenuto con mezzi pubblici. Il ministero ha spiegato che il nuovo Patto consente, “in caso di collaborazione da parte dello straniero di cui è competente uno Stato membro dell’Ue”, di pagargli semplicemente il biglietto del treno o dell’autobus per “recarsi nello Stato membro in questione con un mezzo di trasporto pubblico”.
Non si sa con precisione quante persone l’Austria vorrebbe far spostare in Italia. Così come non è chiaro, al momento, se il governo di Vienna abbia intenzione di rimandare al di là delle Alpi solo coloro che sono arrivati in territorio austriaco dopo il 12 giugno, quando le nuove regole sono entrate in vigore.
L’alternativa sarebbe coinvolgere tutti coloro che sono entrati in Austria dal dicembre 2022, quando il governo Meloni bloccò gli ingressi da altri Paesi europei dicendo di essere in una situazione di estrema “pressione migratoria”. Questo è il dubbio che riguarda anche Svizzera e Germania.
Perché i trasferimenti di migranti ripartono adesso
Il motivo per cui Germania, Svizzera e Austria – ma potrebbero aggiungersi anche altri Stati dell’Ue – hanno ripreso proprio questa estate a parlare di trasferimenti in Italia è che il 12 giugno è entrato in vigore il nuovo Patto europeo sulle migrazioni e l’asilo. Non che in passato non se ne fosse discusso, ma il governo Meloni era sempre riuscito a evitare la questione appellandosi al fatto che le nuove regole europee sui migranti erano in fase di trattativa, oppure non erano ancora in vigore.
Quelle regole, che sono ufficialmente operative, definiscono anche come si devono comportare gli Stati Ue con chi arriva in Europa. E la regola fondamentale è rimasta quella del regolamento di Dublino, che il governo Meloni non ha messo in discussione: il Paese responsabile di seguire la domanda d’asilo di una persona migrante è il suo “Paese di primo ingresso” in Europa, il primo in cui è stata identificata. Questo significa, nella grandissima maggioranza dei casi, la responsabilità ricade su Stati di frontiera come l’Italia.
Il Patto stabilisce alcuni meccanismi di solidarietà da parte degli altri Stati, anche se sono vincolanti solo fino a un certo punto. I Paesi più benestanti, ad esempio, possono scegliere di rifiutare l’accoglienza e in cambio pagare il Paese di primo ingresso, entro certe quote. Da parte loro, invece, gli Stati come l’Italia sono tenuti a rispettare gli obblighi se vogliono avere accesso a questi meccanismi di solidarietà.
Perché si parla di “dublinanti” e quanti sono
Visto che la norma che regola questo tema è il Regolamento di Dublino II del 2003, spesso le persone interessate vengono chiamate a livello politico e giornalistico “dublinanti”. Si tratta di chi è arrivato, per esempio, in Italia; non ha fatto qui la richiesta di protezione internazionale; è riuscito a entrare in un altro Paese europeo, e adesso si trova lì e vorrebbe che lì si svolgessero le pratiche come, appunto, la domanda d’asilo.
Legalmente, gli Stati in cui queste persone vivono hanno il diritto di rimandarle nel Paese di primo ingresso. E, dal 12 giugno, l’Italia non ha più giustificazioni per rifiutare. Era responsabilità delle autorità italiane assicurare che i dublinanti chiedessero asilo qui. Il governo Meloni ha comunque provato a mettere un freno, sostenendo che possono essere inviate in Italia solo le persone che sono entrate in altri Stati Ue dopo il 12 giugno 2026.
Non è una differenza da poco. Secondo dati Eurostat, dal 2023 al 2025 l’Italia ha ricevuto circa 110mila richieste – 43mila nel 2023, 43mila nel 2024, 24mila nel 2025 – di riammissione dagli altri Paesi europei. Ne ha accettate, in tutto, circa 300: tra 60 e 85 ogni anno. Certo, molte di queste persone negli ultimi anni hanno probabilmente ottenuto l’asilo o hanno già attivato l’iter legale per averlo. In ogni caso, se adesso gli Stati Ue imponessero di applicare le regole in modo retroattivo, ci potrebbero essere decine di migliaia di persone che hanno il diritto di tornare in Italia e fare domanda di protezione.
A spingere in questa direzione sono soprattutto Paesi come la Germania, più interessati dai flussi di persone che lasciano l’Italia senza aver fatto richiesta di asilo. La soluzione, insomma, dovrà essere più politica che tecnica.
(da Fanpage)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI FOREIGN FIGHTERS DAL PROFILO SOCIOECONOMICO FRAGILE, PORTATI A UNIRSI ALLE FORZE ARMATE RUSSE CON L’INGANNO, CON FALSE PROMESSE OCCUPAZIONALI DA FINTE AGENZIE DI COLLOCAMENTO … MOSCA “PESCA” MILITARI ANCHE DA KENYA, NIGERIA, SOMALIA, CAMERUN E REPUBBLICA CENTRAFRICANA
«Sessantadue ghanesi sono stati uccisi e quindici risultano dispersi: il signor Lavrov mi ha assicurato che possiamo collaborare per fermare i canali di reclutamento illegali e salvare così la vita di questi giovani».
Con queste parole il ministro degli Esteri ghanese Samuel Okudzeto Ablakwa, senza fronzoli diplomatici, ha confermato l’esistenza di canali diretti tra Russia e Ghana per l’approvvigionamento illegale di uomini da mandare sul fronte ucraino, i cosiddetti «foreign fighters».
Dipinti come militari professionisti mossi da motivazioni ideologiche, si tratta più che altro di individui dal profilo socioeconomico fragile, costretti a unirsi alle Forze armate con l’inganno.
Sergey Lavrov, ministro degli Esteri russo, dopo il bilaterale di lunedì a Mosca con il suo omologo ghanese, ha risposto con assoluto cinismo strategico: «Apprezziamo che alcuni di loro abbiano agito per solidarietà verso una nazione che un tempo li aiutò a combattere il razzismo.
Altri hanno stipulato contratti di ingaggio per motivi economici, niente di inusuale. Le informazioni su questi contratti sono pubbliche, sotto il rigoroso controllo del ministero della Difesa. Richieste simili sono state ricevute anche da altri paesi. Esiste un dipartimento dedicato che prenderà in considerazione le ulteriori richieste ricevute oggi dai nostri amici ghanesi».
Il ministero della Difesa russo in questi ultimi anni ha infatti alleggerito la struttura legislativa intorno alle Forze armate, per favorire l’iscrizione di nuovi combattenti. L’impopolarità delle coscrizioni rende conveniente per i funzionari di Mosca guardare all’estero.
Non solo il Ghana. La Federazione internazionale per i diritti umani e altre due ong hanno raccolto in un report dati e testimonianze di prigionieri di guerra, militari ed esperti: si parla di almeno 27mila stranieri arruolati, in violazione della Convenzione Onu contro il crimine organizzato transnazionale (2000).
Provengono da oltre 130 paesi, hanno contratti temporanei e sono utilizzati soprattutto in operazioni militari ad alto costo di capitale umano. Sono reclute africane (tra 1700 e 4000 persone), da paesi come Kenya, Nigeria, Somalia, Camerun e Repubblica Centrafricana, ma anche asiatiche (circa 11.800) e sudamericane (tra i 1000 e gli 8000).
Adescati con false promesse occupazionali da finte agenzie di collocamento, questi ragazzi sono mandati al fronte dopo poche settimane di addestramento, in Donbass a uccidere o ad essere uccisi, o nelle fabbriche a produrre droni o altro materiale bellico.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
GIÀ A INIZIO LUGLIO IL CREMLINO AVEVA VIETATO LE ESPORTAZIONI DI GASOLIO E BENZINA PER CONSENTIRE DI SODDISFARE IL FABBISOGNO INTERNO … LO STESSO PUTIN HA AMMESSO CHE I RAID STANNO RALLENTANDO L’ECONOMIA RUSSA
La Russia, uno dei principali produttori ed esportatori di petrolio al mondo, è costretta ora ad
acquistarlo all’estero. Lo ha confermato il vice primo ministro Alxander Novak, in un’intervista alla tv di Stato ripresa dall’agenzia di stampa Tass.
“Le importazioni sono già cominciate, e sono state adottate le necessarie regolamentazioni per permettere produzioni aggiuntive di carburanti di standard inferiori, cioè Euro 2, Euro 3 e Euro 4”, ha dichiarato Novak […]
Ma gli attacchi ucraini contro le raffinerie e le infrastrutture russe degli ultimi mesi hanno ridotto la produzione, tanto che già a inizio luglio il Paese aveva vietato le esportazioni di gasolio per consentire di soddisfare il fabbisogno interno. Poi era stato il turno della benzina, con un divieto all’export prorogato fino alla fine dell’anno.
Lo stesso Vladimir Putin oggi ha ammesso che gli attacchi stanno rallentando l’economia. Il leader del Cremlino ha parlato al Consiglio per lo Sviluppo strategico e i progetti nazionali a Mosca, dove ha ribadito la sua posizione sull’economia russa, affermando che “i dati statistici indicano che la performance economica, sebbene complessivamente modesta, rimane positiva”.
“Chiaramente”, ha po aggiunto, “il ritmo dell’attività economica è influenzato da una serie di fattori, tra cui le pressioni esterne e gli attacchi terroristici contro impianti industriali e infrastrutture”. Il presidente russo ha poi assicurato che le conseguenze degli attacchi “non sono critiche” anche se “tuttavia, ci causano danni: questo è ovvio e lo riconosciamo e comprendiamo appieno”.
“Ci aspettiamo che un certo numero di raffinerie di petrolio concludano la manutenzione in un prossimo futuro, e che la situazione migliori in modo significativo”, ha aggiunto il vice premier russo. Novak non ha precisato i volumi del greggio acquistato né da quali Paesi vengano effettuate le importazioni, ma diversi media ipotizzano che si possa trattare dell’India e del Kazakhstan, oltre che della Bielorussia.
In precedenza, Novak aveva dichiarato all’agenzia Tass che la Russia aveva accumulato scorte di carburante sufficienti a soddisfare la domanda interna, ma che gli acquisti dettati dal panico avevano fatto aumentare la domanda di circa il 20%-30%.
La scorsa settimana Reuters ha riferito che la Russia aveva importato gasolio dall’Asia. Secondo i dati Lseg, almeno altri due carichi di benzina provenienti dall’India dovrebbero arrivare nei porti russi nelle prossime due settimane.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
IN CODA, CI SONO ANCHE IL “BLOCCO NAVALE”, L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA, LA CACCIA, GLI SGOMBERI, I PORTI E IL NUOVO CODICE DELL’EDILIZIA… E A SETTEMBRE LA PRIORITÀ DELL’ESECUTIVO, MENTRE GLI ITALIANI FATICANO A FAR TORNARE I CONTI TRA CARO ENERGIA ESTIPENDI AL PALO, SARÀ LA LEGGE ELETTORALE INDIGESTA A LEGA E FORZA ITALIA
C’è il premierato, la madre di tutte le riforme per Giorgia Meloni, approdato al Senato con passo di marcia e poi rimasto sulla banchina della Camera.
C’è il ritorno al nucleare, altra svolta su cui il governo ha acceso i riflettori, già arrivato oltre Montecitorio ma non ancora al traguardo di Palazzo Madama. Poi, in coda, ci sono anche il ‘blocco navale’, i caregiver, i Lep, la caccia, gli sgomberi, i porti e il nuovo codice dell’edilizia. Bandiere e dossier diversi per peso, storia e velocità di marcia, ma finora accomunati dal mancato traguardo dell’approvazione definitiva.
Alla vigilia della ripresa di settembre, la coda delle riforme di governo e maggioranza si allunga, mostrando in alcuni casi la distanza tra lo slancio del varo e i tempi della politica. Il premierato resta il dossier più pesante, la riforma su cui Meloni ha investito più capitale politico, fino a farne la promessa di restituire agli italiani la scelta di chi governa.
Dopo il sì del Senato, però, la corsa si è fermata alla Camera: oltre 790 giorni dal primo via libera e quasi tre anni dalla presentazione. Una bandiera rimasta a metà del guado, sostituita di fatto dalla nuova legge elettorale che non a caso le opposizioni hanno irbattezzato il premierato sotto mentite spoglie.
Il nucleare, in tempi di caro-energia, viaggia invece più spedito: incassato il sì di Montecitorio a giugno, aspetta ora Palazzo Madama per la svolta necessaria a diventare legge. Più accidentato il cammino del ‘blocco navale’, formula che accompagna la leader di FdI da ben prima di Palazzo Chigi.
Il governo ha provato a tradurla in legge con il ddl sull’immigrazione, chiedendone una rapida calendarizzazione, ma oltre sei mesi dopo il testo è ancora in commissione al Senato, ormai separato dall’attuazione del Patto Ue su migrazione e asilo.
La lista si allunga quando si passa ai dossier meno identitari ma non meno rilevanti. Il ddl sui caregiver, varato a gennaio dopo anni di attese, è ancora in commissione alla Camera. Nello stesso Cdm era partita la delega per ridisegnare il Servizio sanitario nazionale, tuttora al Senato, mentre procede a passo lento anche la riforma farmaceutica.
E proprio la sanità è uno dei capitoli più affollati: restano aperti i dossier su prestazioni e professioni sanitarie, semplificazioni e farmaci per la disforia di genere. Sul tavolo restano anche le infrastrutture, terreno d’elezione di Matteo Salvini. Il nuovo codice dell’edilizia e delle costruzioni, presentato a fine febbraio, è ancora in commissione alla Camera: quasi sei mesi di cammino. Stessa destinazione per la riforma dei porti, approdata a Montecitorio a giugno e ancora in commissione.
Al Senato aspetta invece il ddl sugli sgomberi, una delle misure con cui il centrodestra ha marcato il terreno di sicurezza e proprietà privata: oltre 110 giorni dal varo di fine aprile. Il testo ha mosso il primo passo in commissione Giustizia a luglio, per fermarsi alla pausa estiva ancora in attesa delle audizioni.
Lunga e sensibile anche l’attesa sui Lep, passaggio chiave per rimettere sui binari l’autonomia differenziata dopo lo stop della Consulta. Nella visione della Lega è un pezzo della propria identità di governo, ma il cantiere resta aperto: oltre un anno dopo la presentazione, il ddl è ancora al Senato.
Nel traffico delle Camere spiccano anche testi che hanno già macinato strada, superando il vaglio del Senato: export di armi, ordinamenti professionali e protezione civile. Una strada tutta sua la percorre invece la caccia, che non viaggia senza qualche malumore in Forza Italia.
Dal primo sì del Senato, arrivato il 23 giugno, sono passati quasi due mesi e ora la partita è alla Camera. A settembre il centrodestra dovrà sciogliere il nodo più spinoso, quello dei richiami vivi, arrivato fino a un carteggio con Bruxelles.
(da ANSA)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO SI PREPARA ALLA GUERRA: “CERCO DI TENERE UNITI QUELLI CHE VOGLIONO ESSERE UNITI” … LA POSTA IN PALIO SONO LE CANDIDATURE PER LE POLITICHE 2027: CON IL CARROCCIO IN CADUTA LIBERA NEI SONDAGGI E VANNACCI CHE CONTINUA A SCIPPARE CONSENSI, DUE PARLAMENTARI SU TRE SI RITROVERANNO SENZA UN SEGGIO SICURO. E LA LEGGE ELETTORALE CHE ELIMINA I COLLEGI UNINOMINALI È UNA SCIAGURA PER I LEGHISTI
«Io faccio quello che faccio tutti i giorni da dieci anni, anzi di più: tenere unita la Lega». Matteo
Salvini sembra chiudere così, con una frase, le polemiche interne al partito. Una pausa, poi però aggiunge: «Quelli che vogliono, essere uniti. Gli altri…». Il segretario leghista è arrivato ieri in Trentino da Forte dei Marmi con la fidanzata Francesca Verdini.
Lui, il leader leghista asseconda il clima bucolico della pedalata in val Rendena e si dice «assolutamente tranquillo». Ma con stasera, la Lega rischia di precipitare verso il punto di non ritorno. Quello in cui le mediazioni non sono più possibili perché diventano tradimento di chi le ha sostenute, quello in cui le curve vogliono il sangue nell’arena, quello in cui chi consiglia a Salvini «delle belle epurazioni» può dirlo più forte.
Il governatore lombardo Attilio Fontana sarà sul palco della Versiliana con il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Sono le due figure che più si sono spese per un cambio di passo radicale nella Lega. Senza escludere la fine dell’era Salvini. […]
Ma lo scenario più nero non si può escludere: una Lega che arriva a Pontida dilaniata, le epurazioni che partono, un pezzo importante del partito a Nord che remerà contro alle Politiche 2027. Un incubo per tutti, tranne che per Roberto Vannacci. Eppure, il documento che potrebbe chiudere l’annunciato fratricidio è già sul tavolo da un mese abbondante.
È la bozza messa a punto da Roberto Calderoli, ben ponderata anche rispetto alla legge elettorale in gestazione, per uno Statuto che riprende le vecchie «macro regioni», Nord Centro e Sud. Lascerebbe a Salvini una salda presa sulle truppe andando incontro al partito federato chiesto a suo tempo da Luca Zaia.
Ma, appunto, il tempo rischia di essere scaduto. Se Fontana e Romeo lavorano alla nascita di un’associazione (leggasi corrente), il vice di Salvini Claudio Durigon ironizza: «So che erano contrari all’associazione che all’epoca aveva creato Vannacci e quindi mi sembra strano che possano essere oggi favorevoli ad altre associazioni».
Anche se lo stesso Durigon non passa per un contrario alla Lega federata. Ma appunto, stanno arrivando i giorni della scelta. Per Susanna Ceccardi, che a suo tempo non è stata tenera sull’ingresso di Vannacci in Lega, «Salvini ha con sé la stragrande maggioranza di eletti, militanti e dirigenti del Consiglio federale. Il partito, però, è sempre stato contendibile. Quando scadrà Salvini o se dovesse venire meno la fiducia del Consiglio federale ne riparleremo, ma non mi sembra questo il caso».
Ieri a L’Aria che tira su La7 è stato diffuso un sondaggio (risalente al luglio) secondo cui il 93% di chi oggi dichiara di votare per il Carroccio promuove Salvini come segretario: il 55% lo giudica «molto positivamente» e il 38% «abbastanza positivamente». I critici rappresentano solo il 3%. Un po’ meno sovietica la proiezione sul futuro: il 21% vorrebbe un cambio al vertice già in vista delle politiche del 2027 e un altro 10% dopo le elezioni.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
“REPUBBLICA”: “È VERO CHE L’EPISODIO DELLA MAIL DI RIMPROVERO DEL DIRETTORE DELL’APPROFONDIMENTO PAOLO CORSINI GIRATA DA RANUCCI A LAVITOLA POTREBBE CONFIGURARSI COME UN ILLECITO DISCIPLINARE, MA NON TALE DA PROVOCARE UNA RIMOZIONE, AL MASSIMO QUALCHE GIORNO DI SOSPENSIONE. LA QUESTIONE SI POTRÀ RISOLVERE SOLO CON UN ACCORDO TRA LE PARTI. RESTA POI DA CAPIRE CHI POTREBBE SOSTITUIRLO. UN NOME CHE VA PER LA MAGGIORE È QUELLO DI PETER GOMEZ” (CHE ORMAI E’ BEN INTEGRATO NELLA RAI MELONIANA)
S’infittiscono le voci di una sospensione di Sigfrido Ranucci. Ma il conduttore di Report si difenderà in tutte le sedi competenti. Eloquente la nota diffusa ieri dal suo avvocato, Roberto De Vita: «Ogni iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità che sono state alimentate incessantemente, da polemiche pretestuose anche all’interno dell’azienda». La rimozione sarebbe una scelta politica, aggiunge il legale, e come tale illegittima […]
Ma quanto sono fondate queste indiscrezioni sulla rimozione? […] La Rai è un alveare di illazioni. Ma davvero Viale Mazzini intende procedere con la linea dura, infilandosi in una causa dall’esito incerto? Ranucci, per i giudici, in questa storia è parte lesa. Ci sono i precedenti di Michele Santoro e Paolo Ruffini, che non finirono bene per l’azienda.
Due vicende simbolo del berlusconismo.
Dopo «l’editto bulgaro» di Silvio Berlusconi nel maggio 2002 si decise la chiusura di Sciuscià, condotto da Santoro […] Santoro fece causa. Una battaglia simbolo di quegli anni. Ottenne il reintegro. Il 26 gennaio 2005 il giudice del lavoro ordinò che tornasse a fare il suo lavoro, ovvero a «condurre programmi televisivi di approfondimento dell’informazione».
Nel 2009 Paolo Ruffini venne rimosso da direttore di Rai3, la rete di Ballarò, Parla con me, Report, programmi nel mirino del Cavaliere. Anche qui, l’anno dopo, il giudice diede ragione al giornalista, poiché la sostituzione presentava «un chiaro connotato di motivazione discriminatoria e quindi illecita». Questi precedenti pesano, alla vigilia di una campagna elettorale. Anche perché il caso Lavitola-Ranucci è diventato non solo il romanzo nero dell’estate, ma è stato ripreso dalla stampa internazionale.
Perdipiù è difficile ricollocare Ranucci con un incarico equipollente. Anche perché non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro dalla guida di Report. È vero che l’episodio della mail di rimprovero del direttore dell’approfondimento Paolo Corsini girata da Ranucci a Valter Lavitola potrebbe configurarsi come un illecito disciplinare, ma non tale, fanno notare gli esperti di regole Rai, da provocare una rimozione, al massimo qualche giorno di sospensione. C’è chi sostiene che la questione si potrà risolvere solo con un accordo tra le parti. Resta poi da capire chi potrebbe sostituirlo.
Un nome che va per la maggiore è quello di Peter Gomez, il direttore del fattoquotidiano.it. Ha esperienza televisiva. È anche un uomo macchina, non solo un conduttore. E ha già collaborato con la Rai
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
TENSIONI NEL PARTITO: “LO STOP AGLI UNINOMINALI CI DANNEGGIA”… A RISCHIO IL SOSTEGNO AL MELONELLUM
Non è solo una questione politica, è anche banalmente matematica. Con la Lega in discesa, Futuro
nazionale in ascesa, con la nuova legge elettorale e ancora peggio con una possibile vittoria del centrosinistra, per il Carroccio l’anno prossimo si prevede una specie di bagno di sangue. E allora, quando l’acqua nella pozza sta per evaporare, ci si accapiglia per l’ultimo sorso.
Alle politiche del 2022, la Lega con quasi il 9 per cento ha eletto 95 parlamentari: 66 deputati e 29 senatori. Dei primi 66, ben 42 diventarono tali grazie ai collegi uninominali, solo 23 con il proporzionale (più la sistemazione derivante dalle pluricandidature). Al Senato, 14 dei 29 seggi arrivarono dall’uninominale. Quindi la Lega del 2022 beneficiò moltissimo del maggioritario, ed è questo che rende comprensibile la resistenza dei “nordisti” all’abolizione degli uninominali. E poi ci sono le proiezioni, drammatiche. Con una Lega al 5 per cento, e uno scenario in cui nessuna delle coalizioni raggiunge il 42 per cento, sono 30 gli eletti; in Lombardia, la regione più calda della protesta contro Matteo Salvini, ma anche quella del radicamento storico del partito, parliamo di circa sei parlamentari in tutto. La situazione può ancora peggiorare se il centrosinistra andasse al governo prendendo anche il premio di maggioranza, e lì siamo sulla ventina di eletti a livello nazionale tra Camera e Senato. La sostanza è che due su tre, più o meno, rischiano di non venire rieletti.
Ma non solo: Attilio Fontana è in scadenza di mandato (per Palazzo Lombardia si vota nel 2027), la Lega con ogni probabilità perderà anche la presidenza in favore di FdI. Insomma, una specie di Caporetto. «Per fare il segretario della Lega Lombarda – racconta un alto in grado del Carroccio – Massimiliano Romeo ha fatto accordi con chi oggi non è in parlamento ma vuole tornarci, e non può accontentarli. È sotto due fuochi». Da qui i malumori, l’insoddisfazione: chi deciderà i posti sicuri per il prossimo giro? Salvini ha ovviamente la golden share e vuole mantenerla, portandosi dietro per un altro giro i fedelissimi, coloro che non faranno scherzi. Chi protesta, se la protesta fallirà, rischia doppiamente di ritrovarsi mestamente a casa.
Ma la guerra per la sopravvivenza nella Lega rischia di avere conseguenze nel centrodestra già prima delle prossime elezioni, visto che come detto i “nordisti” preferirebbero tenersi il Rosatellum. Finora gli alleati confidavano che Salvini fosse comunque in grado di garantire i voti dei suoi parlamentari. Oggi quella certezza non c’è più. Gli occhi sono puntati soprattutto sul Senato e il passaggio più delicato sarà in commissione Affari costituzionali, dove torneranno in discussione le preferenze e l’alternanza di genere: qui i tre senatori leghisti, tutti del Nord, sono decisivi per la maggioranza. Un incidente potrebbe far saltare l’intera riforma, che dovrà poi tornare alla Camera per il voto definitivo. Ma la preoccupazione di FdI e FI va oltre la legge elettorale: se Salvini non è più in condizione di controllare i suoi gruppi parlamentari, oggi può saltare la riforma, domani un decreto. E così una crisi nata dentro una Lega in cerca di identità può trasformarsi rapidamente in una crepa per l’intero governo.
(da Repubblica)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
DIMENTICA CHE NEL MONDO LA RUOTA GIRA, ANCHE I CAPPI
Una forca per le impiccagioni con cabine dalle quali i familiari delle vittime del terrorismo potranno assistere all’esecuzione dei condannati. Il cantiere di questo nuovo centro per la pena di morte ha voluto mostrarlo orgogliosamente il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, nell’ennesimo gesto propagandistico compiuto dal leader di Otzma Yehudit, partito dell’ultradestra, in vista delle elezioni d’autunno.
D’altra parte Ben-Gvir rivendica al suo partito (e al governo) anche il merito di aver fatto approvare la legge, varata dal Parlamento il 30 marzo scorso, che destina all’impiccagione i palestinesi condannati per reati di terrorismo.
Il provvedimento è stato duramente criticato dalla comunità internazionale, ma è andato avanti e ora il braccio della morte sta per diventare operativo. I familiari delle vittime dovranno richiedere un permesso apposito per assistere alle esecuzioni.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2026 Riccardo Fucile
HA PERSO ORMAI OGNI CENTRALITA’ IL 75% DELLE LEGGI APPROVATE E’ DI INIZIATIVA GOVERNATIVA
Che il Parlamento abbia perso centralità nell’esercizio della funzione legislativa non è una novità.
Ma il fenomeno è confermato e rafforzato dall’ultima ricognizione, aggiornata al 13 luglio 2026, del Servizio studi di Montecitorio sulla produzione normativa.
Nell’attuale legislatura (la XIX, a partire dal 13 ottobre 2022), delle 340 leggi complessivamente approvate (di cui 337 ordinarie e 3 costituzionali) 257 sono di iniziativa governativa (il 75,6%), ripartite tra 117 leggi di conversione di decreti-legge, 139 disegni di legge e una legge costituzionale. Costrette a concedere la corsia preferenziale ai testi del governo le Camere hanno approvato solo 78 leggi di iniziativa parlamentare (il 22,9%, rispetto al 23,4% della precedente rilevazione del 13 maggio).[…]
Non solo. I testi del governo escono dall’iter parlamentare appesantiti e a volte disomogenei. Con una dilatazione dei commi del 58,1% nel caso dei decreti legge, a causa del gran numero di emendamenti approvati (3.134) nel corso della conversione alle Camere.
Sul fronte degli emendamenti le opposizioni sono riuscite a lasciare il segno nel 31,9% dei casi, con 1.011 emendamenti “autonomi” approvati e con altri 926 ritocchi votati insieme alla maggioranza. Su un totale di 6.077 emendamenti approvati, sono state 5.891 le modifiche che hanno ottenuto il disco verde in prima lettura e 186 in seconda lettura. Il grosso degli emendamenti (5.564) ha avuto il via libera in commissione. I restanti 513 in Aula.
Non va dimenticato il fenomeno del monocameralismo “di fatto”, o “alternato”, per cui il 92% delle leggi ordinarie approvate (310 su 337) è stato modificato da un solo ramo del parlamento, con mera ratifica del secondo. Ad essere accomunate da questo destino sono prima di tutto le leggi di conversione dei decreti, che rappresentano di fatto la principale attività del Parlamento (il resto dei testi approvati è costituito prevalentemente da disegni di legge d’iniziativa governativa).
Infatti 115 dei 117 decreti convertiti in legge fino al 13 luglio scorso hanno registrato le correzioni di una sola Camera. Soltanto per due testi, il decreto Sport e il secondo dei provvedimenti in materia di prezzi dei prodotti petroliferi, si è resa necessaria una terza lettura.
Un cammino simile è toccato a 132 delle 139 leggi ordinarie d’iniziativa governativa che hanno ricevuto il disco verde finale: solo per sette testi (tra questi la delega fiscale, il Ddl su competitività e riforma del mercato dei capitali, la legge sull’intelligenza artificiale e la legge annuale per le piccole e medie imprese) si è giunti al terzo passaggio in Aula.
(da Il Sole 24 Ore)
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