Marzo 10th, 2012 Riccardo Fucile
I DOCUMENTI CHE CHIAMANO IN CAUSA IL LEGHISTA QUANDO ERA ASSESSORE… UGLIOLA: “300.000 EURO PER UN SUPERMERCATO”
Summit, accordi sottobanco, deleghe per fissare cifre a otto zeri per finanziare Davide Boni.
Le confessioni del principale pentito dell’inchiesta milanese sulla Lega Nord, l’architetto Michele Ugliola, svelano nei dettagli i versamenti legati al destino di pratiche regionali da addomesticare.
Ed è su queste che stanno lavorando dall’estate corsa alla procura di Milano.
Capire quanto siano riscontrate le accuse, ma soprattutto quanto possano reggere a un’eventuale probabile futuro processo.
Il sistema svelato da Ugliola è vasto.
Descrive riunioni, richieste e ruoli precisi. Boni al centro, fino al 2010 quando è ancora assessore al Territorio.
Lo staff, quasi al completo, al suo servizio.
Come quando viene trattata la pratica del comune di Albuzzano, in provincia di Pavia, per l’apertura di un mega supermercato.
Ricorda a verbale l’estate scorsa Ugliola al procuratore aggiunto Alfredo Robledo e al pm Paolo Filippini, quando andarono da lui, nel suo ufficio di via Zuretti, Monica Casiraghi, all’epoca consulente dell’assessore Boni, insieme con Francesco Monastero, amministratore della Inwex e Flavio Tremolada, componente della segreteria di Boni.
Un vertice in cui, secondo il principale accusatore di Boni, si sono pianificate le strategie. Stero illustra come la società che amministra è certamente di rilevante «sostanza finanziaria».
Un bersaglio succoso, per intenderci.
Secondo questo racconto, per ottenere i permessi a costruire Monastero non ha problemi con il Comune e la Provincia.
Rimane da definire solo la situazione con la Regione. Nel mondo dell’imprenditoria, il caso che riguarda il manager della Inwex, non è isolato.
Altri manager di società private hanno bussato alla porta di Ugliola, sapendo che è un passepartout.
Ha le chiavi giuste per avvicinare i politici. L’incontro, quanto meno anomalo per modi e tempi, negli uffici milanesi di Ugliola e collocabile nel 2009, termina con l’illustrazione del progetto, e con un appuntamento successivo per definire i termini economici della questione.
Il giorno dopo «mi recai da Ghezzi (capo segreteria di Boni nonchè presidente di una municipalizzata di Desio, e ora indagato per corruzione), di buon mattino, in Regione, per sapere quanto avrei dovuto chiedere a Monastero, e questi mi disse 800mila per loro. Una somma che sarebbe andata a Boni, a Ghezzi e alla Casiraghi».
Il patto è definito, e aspetta solo il via libera dell’azienda. Passano pochi giorni, e nello studio di Ugliola, Monastero ascolta la richiesta e secondo l’accusa, la sottoscrive.
In totale la cifra fissata per accelerare la pratica prevede anche 100 mila euro per il «disturbo» dell’architetto.
All’assessorato al Territorio, fino al 2010 timonato da Boni, basta dare il via libera alla valutazione d’impatto ambientale.
Una volta firmato il contratto con la società di Ugliola ecco l’acconto: 300mila euro. Per farli ottenere poi all’assessore Lumbard, a Ugliola basta formalizzare una consulenza fittizia per 50mila euro, intestata alla Casiraghi.
I soldi sono stati pagati, anche se il progetto di Albuzzano non va in porto per un ostacolo della provincia sulla variazione del Pgt.
Emilio Randacio
(da “La Repubblica”)
argomento: Giustizia, LegaNord | Commenta »
Marzo 10th, 2012 Riccardo Fucile
I “SAGGI” OPTANO PER IL FONDATORE DELLA MAPEI COME SUCCESSORE DELLA MERCEGAGLIA, IL 22 IL VOTO IN GIUNTA….”CAMPAGNA DI VELENI” DENUNCIA MONTEZEMOLO
Giorgio Squinzi, sessantanovenne fondatore della Mapei, sarà , salvo sorprese dell’ultimo
minuto, il successore di Emma Marcegaglia alla presidenza della Confindustria.
I tre saggi (Luigi Attanasio, Antonio Bulgheroni e Catervo Cangiotti) hanno terminato di consultare la base e i membri della Giunta confindustriale e il risultato che informalmente hanno confidato ad alcuni imprenditori sarebbe inequivocabile: 105 voti per Squinzi, 47 per il suo concorrente Alberto Bombassei, presidente della Brembo.
I giochi, dunque, sembrerebbero chiusi.
Eppure la campagna elettorale prosegue perchè Bombassei è convinto che il risultato finale nel segreto dell’urna possa essere diverso.
I più stretti collaboratori del patron della Brembo parlano di un testa a testa e contestano la stessa attendibilità dei numeri in mano ai saggi.
«Vedremo come andrà il voto», dicono. Tanto più che gli industriali veneti, seppur con diversi distinguo, si sono schierati a maggioranza con Bombassei.
Di certo Bombassei ha superato l’asticella del 15 per cento dei voti assembleari, quota che gli permette di presentarsi al giudizio dei 187 membri (in media sono però presenti non più di 170) della Giunta convocata per il 22 marzo per la designazione del prossimo presidente della lobby degli industriali.
Il 19 aprile ci sarà l’illustrazione del programma e della squadra e il 23 maggio l’elezione da parte dell’assemblea privata.
Il giorno dopo la prima assemblea pubblica del nuovo presidente.
Ancora una decina di giorni, dunque, per concludere una disputa tra le più aspre nella storia della Confindustria e che forse, anche così, rimarca la fase di crisi profonda di rappresentatività dell’associazione di Viale dell’Astronomia.
L’ha riconosciuto ieri l’ex presidente degli industriali Luca di Montezemolo che con alcuni interlocutori ha parlato di una campagna fatta «a colpi di finte notizie e di veleni».
Montezemolo, che è stato tra i supporter di Bombassei, si è detto personalmente «molto infastidito» per essere stato più volte tirato dentro lo scontro: da ultimo con la notizia – non confermata – di un suo pressing perchè Bombassei si ritirasse.
Difficile, ma non ancora impossibile, un accordo tra i due schieramenti.
Si vedrà , ma intanto è partito il “toto vicepresidenti” per quella che potrebbe essere la squadra di Squinzi (sostenuto pure dalla Marcegaglia) nel caso il voto della Giunta confermasse i numeri in possesso dei tre saggi.
Il braccio destro di Squinzi dovrebbe essere Aurelio Regina, presidente di Unindustria di Roma e delle altre province laziali, che è stato uno dei protagonisti della campagna elettorale.
Regina è in pole position per la delicata delega alle relazioni industriali. In campo dovrebbe entrare anche Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel. Per Conti dovrebbe esserci la delega per Centro studi.
Con Conti non ci sarà posto per Paolo Scaroni, ad dell’Eni, che all’ultimo ha scelto Squinzi dopo un iniziale parziale endorsement per Bombassei.
Per rappresentare le regioni del Mezzogiorno si fa il nome dell’industriale anti-mafia Ivan Lo Bello, anche se l’interessato sembra abbia altre ambizioni.
Nella lista ci sono pure Antonella Mansi, ex presidente degli industriali toscani, e Gaetano Maccaferri, leader degli imprenditori dell’Emilia Romagna.
Non è ancora detto che ci sarà un posto per un rappresentante del Veneto.
Nel caso il nome più gettonato è quello di Andrea Bolla, presidente della Confindustria di Verona.
Poi bisognerà capire se, oltre a Squinzi, ci sarà spazio per un altro esponente dell’Assolombarda, la più potente territoriale di Confindustria.
argomento: economia | Commenta »