Marzo 30th, 2013 Riccardo Fucile
ECCO L’ELENCO DI CHI CONTINUA A MANTENERE DOPPI INCARICHI
Senatore e consigliere regionale, Senatore e assessore, Senatore e sindaco. 
E le combinazioni possono essere anche più fantasiose ancora.
Si può arrivare perfino a tre incarichi istituzionali svolti in contemporanea (da far invidia a Padre Pio, in quanto a dono dell’ubiquità ).
In un momento storico in cui il tema dei “tagli ai costi della politica” è una priorità (reale o solo di facciata), ci sono parlamentari che percepiscono stipendi, indennità , gettoni di presenza e vitalizi mentre siedono comodamente su due o più poltrone. Senza contare i rimborsi per le spese per alloggio, per il vitto, per lo staff.
E se proprio dovesse capitare di dover pagare, non mancano diffuse scontistiche o, talvolta, con ti gratis offerti dai ristoratori compiacenti.
I parlamentari, senatori o deputati che siano, non possono presiedere più di un seggio istituzionale.
Lo dice il 122mo articolo della Costituzione. lo ribadiscono gli articoli 1 e 2 della legge 60/1953 (almeno nel loro senso generale), l’articolo 62 del decreto legislativo 267/2000 e lo afferma a più riprese anche la Corte Costituzionale.
Eppure, ci risulta che siano più di trenta i Senatori che non si accontentano di una sola “cadrega“.
Senatori “incostituzionali“, per così dire:
Aiello Pietro PDL Senatore; Assessore regionale (Calabria)
Albertini Gabriele Con Monti per l’Italia Senatore; Parlamentare europeo
Arrigoni Paolo Lega Nord Senatore Sindaco Calolziocorte (LC); Consigliere della Provincia di Lecco
Bellot Raffaela Lega Nord Senatore; Consigliere comunale a Pedavena (BL)
Bilardi Giovanni Grande Sud Senatore; Consigliere regionale in Calabria
Bisinelli Patrizia Lega Nord Senatore; Consigliere comunale a Castelfranco Veneto
Bitonci Massimo Lega Nord Senatore; Consigliere comunale a Cittadella (PD)
Briglia Claudio PD Senatore; Sindaco di Crevalcore (BO)
Candiani Stefano Lega Nord Senatore; Consigliere Comunale a Tradate (VA)
Cardinali Valerdia PD Senatore; Assessore comunale a Perugia
Cardini Antonio PDL Senatore; Assessore regionale in Calabria
Cassano Massimo PDL Senatore; Assessore regionale in Puglia
Centinaio Gianmarco PDL Senatore; Assessore comunale a Pavia
Cirrinnà Monica PDL Senatore; Consigliere comunale a Roma
Compagnone Giuseppe PDL Senatore; Sindaco di Grammichele (CT)
Consiglio Nunziante Lega Nord Senatore; Assessore comunale di Cazzano Sant’Andrea (BG)
D’Adda Erica PD Senatore; Consigliere comunale di Busto Arsizio (VA)
D’Anna Vincenco PDL Senatore; Consigliere comunale di Santa Maria a Vico (CE)
De Monte Isabella PD Senatore; Sindaco di Pontebba (UD)
Garavaglia Massimo Lega Nord Senatore; Consigliere comunale di Marcallo con Casone
Mantovani Mario PDL Senatore; Sindaco comunale di Arconate (MI)
Bruni Francesco PDL Senatore; Consigliere della Provincia di Lecce, Consigliere comunale a Otranto
Chiavaroli Federica PDL Senatore; Consigliere comunale a Pescara
Cucca Giuseppe Luigi Salvatore PD Senatore; Consigliere regionale in Sardegna
Dalla Tor Mario PDL Senatore; Vicepresidente della Provincia di Venezia
Faviero Nicoletta PD Senatore; Consigliere comunale a Biella
Ferrara Elena PD Senatore; Consigliere comunale a Oleggio
Fornaro Federico PD Senatore; Sindaco di Castelletto D’Orba; Consigliere della Provincia ad Alessandria
Fravezzi Vittorio Aut (SVP,UV,PATT,UPT) PSI Senatore, Sindaco di Dro, Componente del Consiglio delle Autonomie della Provincia Autonoma di Trento
Iurlaro Pietro PDL Senatore; Consigliere comunale di Francavilla Fontana; Consigliere regionale in Puglia
Langella Pietro PDL Senatore, Assessore nella Provincia di Napoli
Laniece Albert Aut (SVP,UV,PATT,UPT) PSI Senatore, Assessore regionale in Valle D’Aosta
Manassero Patrizia PD Senatore, Consigliere comunale a Cuneo
Munearo Emanuela Lega Nord Senato, Consigliere comunale Ledinara
Manarin Marco PDL Senato; Consigliere comunale di Padova
Panizza Franco Aut (SVP,UV,PATT,UPT) PSI Senato; Assessore Provincia autonoma di Trento
Piccoli Giovanni PDL Senato; Sindaco di Sedico
Spilabotte Maria PD Senato; Consigliere comunale a Frosinone
Stefà no Dario Sinistra Ecologia e Libertà Senato; Assessore regionale in Puglia
Susta Gianluca Scelta civica per l’Italia Senato; Deputato europeo
Uras Luciano Sinistra Ecologia e Libertà Senato; Consigliere regionale in Sardegna
Zizza Vittorio PDL Senato; Sindaco di Carovigno
Che facciamo? Cambiamo la Costituzione o cambiamo i Senatori?
Andrea Montefiori
(da “byoblu.com“)
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Marzo 30th, 2013 Riccardo Fucile
PENSANDO A NUOVE ELEZIONI MEGLIO LA PLATEA DELLA DE FILIPPI CHE I TALK SHOW POLITICI
Prima il mistero, nato in mattinata con un tweet di Paolo Calvani, responsabile comunicazione di Mediaset: «Sorpresa: Matteo Renzi sarà presto ospite di un noto programma tv di intrattenimento di prima serata».
Nel primo pomeriggio la soluzione, con la risposta al «dove e quando».
Il sindaco di Firenze sarà ospite della prima puntata della nuova edizione di «Amici 12», il programma di Maria De Filippi in onda su Canale 5 dal 6 aprile.
La trasmissione sarà però registrata domani sera.
Ma che ci andrà a fare «il rottamatore» tra i ragazzi di Maria?
Escluso che balli, improbabile che canti, risponderà alle domande dei ragazzi sui temi dell’impegno politico e amministrativo.
Una mossa a sorpresa per cercare di essere vicino alle nuove generazioni con la partecipazione a una delle trasmissioni più amate dagli under 30.
Inutile dire che la scelta di Renzi ha scatenato prima stupore e poi le ironie, specie sul web, soprattutto sulle motivazioni che hanno spinto il politico ad accettare l’invito della De Filippi. Detrattori e sostenitori, però, sono concordi che si tratta della prima mossa di una nuova campagna elettorale.
È proprio il numero di telespettatori ad aver convinto il rottamatore a salire su un palco per lui inconsueto.
«Amici» serale può contare su una platea che non è mai scesa sotto i cinque milioni di telespettatori e con il cast di stelle previste quest’anno in giuria o come ospiti, Renzi si assicura il risultato della visibilità massima.
Ormai ospite fisso nei principali talk show politici non è la prima volta che il sindaco toscano accetta di frequentare la tv «leggera».
In passato era intervenuto a «Quelli che» su Rai2 e «Il Volo in diretta» su Rai3.
Dai corridoi degli studi Elios, quartier generale della trasmissione c’è soddisfazione per la presenza del dirigente Pd che conosce bene il mondo di «Amici».
Il successo del programma è, tra l’altro, il miglior esempio di trasversalità .
Dai ragazzini di 14 anni alle madri di 45 sino alle nonne di settant’anni tutti vengono catturati dalle avventure musicali e danzanti dei giovani allievi.
«È un’occasione per vedere all’opera dei giovani talenti – dice una delle signore del pubblico che da anni frequenta lo studio – e quando li guardo è un po’ come se applaudissi mio figlio, piangessi o mi arrabbiassi per lui».
È anche a queste mamme che Renzi parlerà sabato sera, conscio della loro importanza per perseguire un obiettivo: la crescita della sua popolarità presso un pubblico in parte lontano dalla vecchia politica.
Luca Dondoni
(da “La Stampa“)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
IL CANTAUTORE SI E’ SPENTO A MILANO ALL’ETA’ DI 77 ANNI… DA TEMPO ERA MALATO
Si è spento Enzo Jannacci cantautore, cabarettista, attore e cardiologo italiano, tra i maggiori
protagonisti della scena musicale italiana del dopoguerra.
LA LUNGA MALATTIA
Jannacci aveva 77 anni ed era da tempo malato di cancro. Il cantautore è morto alla clinica Columbus.
Dopo gli inizi della carriera negli anni Cinquanta, Jannacci da jazzista ha suonato con i più grandi tra cui Chet Baker .
Dopo i primi 45 giri incisi con Gaber, debutta come solista con canzoni quali «L’ombrello di mio fratello» e «Il cane con i capelli».
Ma a farlo conoscere al grande pubblico nel 1968 è «Vengo anch’io. No, tu no».
DALLA MEDICINA AL JAZZ
Jannacci era nato a Milano.
Il padre di origine pugliese da parte di padre. Il nonno, Vincenzo era emigrato a Milano da Bari poco prima dello scoppio del primo conflitto mondiale, ed il padre di Jannacci nasce già a Milano.
Il padre di Enzo era ufficiale dell’aeronautica e lavora all’aeroporto Forlanini citato in «El portava i scarp del tennis».
La madre era invece lombarda.
Dopo la maturità classica, Jannacci si laurea in medicina all’Università degli Studi di Milano, specializzandosi in chirurgia generale ed esercitando la professione di medico chirurgo per alcuni anni.
Nel frattempo però inizia la carriera di musicista: dopo il diploma in armonia ed otto anni di pianoforte al Conservatorio di Milano, si accosta al jazz e comincia a suonare in alcuni locali milanesi.
I POVERI E MILANO
Enzo Jannacci è stato una figura dalla forza dirompente nella storia della musica italiana, perchè è riuscito, pur nella sua milanesità , a portare un linguaggio nuovo, surreale, all’interno della canzone nazionalpopolare.
E anche dal punto di vista musicale, ha contribuito a svecchiare la proposta allora dominante.
Il suo repertorio entra di diritto all’interno del canzoniere italiano del secondo dopoguerra.
Ha cantato i poveri, gli ultimi, gli emarginati, ha cantato soprattutto la sua amata Milano.
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA CONSULTA SAREBBE UNA FIGURA IDEALE PER RIFORMARE
La revoca del pre-incarico a Pier Luigi Bersani apre la strada ad un incarico pieno che il Capo dello Stato conferirà al termine del nuovo giro di consultazioni che avrà inizio questa mattina.
È per questo motivo che da ieri sera nel Palazzo è ripartito il tam-tam delle voci e delle indiscrezioni sui papabili, sui possibili incaricati a guidare il primo governo post-elettorale.
Voci flebili e senza gran fondamento per una ragione paradossale: l’incarico di formare un governo sarà conferito molto celermente, ma a Napolitano mancano ancora gli ultimi elementi per una scelta ponderata.
La prima questione che il Capo dello Stato dovrà risolvere riguarda la forza della pregiudiziale del Pdl sul prossimo inquilino del Quirinale: è vero o no che Berlusconi è disposto a votare candidati alla presidenza della Repubblica soltanto di provenienza di centro-destra?
È vero o no che, una volta risolta questa querelle, per il Pdl un premier vale l’altro?
E dunque, anche Bersani?
Soltanto al termine del nuovo giro di consultazioni, il Capo dello Stato sarà in grado di avere tutti gli elementi per poter calibrare l’incarico.
Anche se gli eventi degli ultimi giorni e il riaccendersi di focolai speculativi hanno risollevato le quotazioni di personalità come Fabrizio Saccomanni e Giuliano Amato, mentre per un governo di breve durata (riforma elettorale, misure essenziali per l’economia, elezioni in ottobre) ha preso quota l’ipotesi di una figura di assoluta garanzia come quella del Presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo.
Si sono invece ristretti i margini per un incaricato di area Pd.
Nelle ultime settimane, dopo il risultato incerto delle elezioni e attendendo le determinazioni dei principali partiti, il Capo dello Stato nella più assoluta riservatezza ha studiato profili, scenari, immaginato soluzioni.
Per non farsi trovare impreparato nella malaugurata ipotesi che le esplorazioni degli incaricati si concludessero con un nulla di fatto.
In una prima fase è stata valutata l’ipotesi di un premier di forte caratura economica e di prestigio internazionale – il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco – ma una catena di controindicazioni hanno rapidamente indotto a cercare nuove strade.
Nelle settimane scorse, al Quirinale hanno preso in considerazione anche un’ipotesi molto spiazzante, rimasta copertissima, la ulteriore prova della fantasia politica del Capo dello Stato: quella del presidente dell’Anci Graziano Delrio.
Sindaco di Reggio Emilia (provincia nella quale il Pd ha ottenuto la percentuale più alta d’Italia), cattolico, padre di 9 figli, medico internazionale, eletto da una maggioranza bipartisan alla presidenza dell’Anci (gestita con un piglio indipendente apprezzato dai sindaci di centrodestra), Delrio è un personaggio nuovo, estraneo alla «vecchia politica» ma con un profilo istituzionale e, avendo parteggiato per Renzi alle Primarie Pd, anche una personalità che – vista con gli occhi degli ex Ds – capace di garantire un’alternativa al sindaco di Firenze.
Ma negli ultimi giorni il riaccendersi di segnali speculativi hanno preoccupato il Capo dello Stato, riportando i riflettori su personalità capaci di «parlare» ai mercati, anche nel caso di un governo di breve durata.
Ecco perchè è riaffiorato il nome di Fabrizio Barca, ministro alla Coesione nel governo Monti. Cinquantotto anni, ex Fgci, laurea in Scienze Statistiche a Roma, master (vero) a Cambridge, una carriera in Banca d’Italia interrotta dalla chiamata di Carlo Azeglio Ciampi al Tesoro, «Barca potrebbe essere un Prodi numero due», ha detto di lui Angelo Rovati, uno dei migliori amici dell’ex premier.
Ma una serie di motivi, interni ed internazionali, e l’impossibilità di «provocare» il Pd, nelle ultime ore sembrano riavvicinare la candidatura di Fabrizio Saccomanni, direttore della Banca d’Italia, di cui è stato per anni lo sherpa nei grandi summit internazionali, una grande conoscenza del mondo finanziario.
Ma ieri sera è rientrato a Roma da Ansedonia, dove si trovava, Giuliano Amato, di cui tutti – in Italia e all’estero – conoscono l’esperienza politica, la cultura giuridica ed economica.
Anche se l’apprezzamento internazionale gioca a favore pure di una personalità poco citata nel toto-premier di questi giorni: Emma Bonino.
Una radicale amica del Pd ma che nel 1995 è stata indicata da Berlusconi per la Commissione europea.
Fabio Martini
(da “La Stampa“)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
MARINO MASTRANGELI NON RESISTE ALL’INVITO A POMERIGGIO 5, A NULLA SONO VALSI I TENTATIVI DI DISSUADERLO
Barbara D’Urso ospita un esponente 5 Stelle a Pomeriggio Cinque. 
E scoppia un altro caso che potrebbe sfociare in una nuova espulsione dal Movimento, come era successo alla consigliera del Comune di Bologna Federica Salsi.
Dopo Matteo De Vita, attivista che, come ha spiegato Grillo, “si arroga il diritto di parlare a nome di un movimento al quale non appartiene se non virtualmente”, è il senatore Marino Mastrangeli che finisce al centro delle polemiche, perchè accusato dai colleghi di aver contravvenuto alla regola del codice di comportamento che stabilisce che i parlamentari devono “evitare la partecipazione ai talk show televisivi”.
Anche perchè pesa ‘l’aggravante’ di aver già una volta deciso in contrasto con il gruppo, quando è stato tra i ‘dissidenti’ che hanno votato per Pietro Grasso alla presidenza del Senato.
Il senatore frusinate, che nel fascione di Pomeriggio 5 diventa ‘Mastrangelo’, si fa intervistare da Barbara D’Urso senza il contraddittorio con gli altri ospiti politici della trasmissione.
“Da solo”, forse per eludere il veto di Beppe Grillo sui talk show, tradotto in una norma del regolamento degli eletti 5 Stelle.
Ma non basta a risparmiargli disapprovazione e possibili grane.
Al Senato dell’intervista non se sanno niente: l’ufficio comunicazione e lo stesso Vito Crimi vengono informati a cose fatte.
Volano urla.
A nulla valgono gli ultimi tentativi di dissuaderlo dal partecipare.
I deputati, l’area più dura dei 5 Stelle, si riuniscono alla Camera e guardano in tv la “performance” del senatore.
Il giudizio è durissimo: “Lo sapevamo che avremmo avuto anche noi i nostri Scilipoti”, commenta un deputato.
Mastrangeli spiega in tv di aver chiesto e ottenuto di essere intervistato da solo, senza altri politici in studio, per non creare l’effetto talk show.
Formalmente, dunque, nessuna violazione delle regole, sembra sostenere, mentre esprime parole di elogio per Gianroberto Casaleggio (“Un genio politico”) e parla del taglio degli stipendi dei parlamentari.
Poi, alla D’Urso che gli chiede se abbia chiesto un permesso per la sua partecipazione televisiva, risponde: “Non devo mica chiedere il permesso a qualcuno? Siamo tutti cittadini liberi”.
Tornerà dunque in trasmissione?, chiede la conduttrice.
“Se gentilmente mi invitano, io gentilmente vado”.
Alla fine Daniela Santanchè compare in studio e chiede se possa fare una domanda: “No — risponde Mastrangeli — Se vuole ci vediamo in Parlamento”.
Ma l’effetto è sgradevole, per i parlamentari 5 Stelle.
Che non possono non notare cosa succede nello studio Mediaset quando finisce l’intervista a Mastrangeli.
Inizia il talk show e la pidiellina Santanchè chiosa divertita di essere felice della partecipazione del senatore grillino alla trasmissione: “Sicuramente ha fatto perdere voti al movimento”.
C’è chi tra i parlamentari ammette di essere d’accordo.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
“VA BENE ANCHE BERSANI, MA CHE SIA UN GOVERNO POLITICO DI LARGHE INTESE”
Al Colle questa volta sale lui, con Napolitano va a parlare di persona, non è più tempo di ambasciatori. «Il mio è un gesto di rispetto, staremo a sentire le condizioni, ma sappiate che a questo punto se nulla cambia noi puntiamo dritti al voto» racconta Silvio Berlusconi ai capigruppo Pdl e ad Alfano preannunciando a sorpresa il suo arrivo a Roma questa mattina per varcare con loro il portone del Quirinale.
Cantano vittoria, i berlusconiani, dicono che Bersani si è cacciato «in un vicolo cieco».
In realtà è il Cavaliere ad aver preso atto che ormai la battaglia per il successore di Giorgio Napolitano è persa: il Pd non ha ceduto, nè lui nè Gianni Letta potranno aspirare alla carica più alta.
E allora se anche l’ultima trincea è perduta, se le garanzie di salvaguardia saltano, non vale più la pena tenere in vita un qualsiasi governo.
A febbraio, l’eventuale, temuta condanna definitiva Mediaset, col suo carico esplosivo dell’interdizione dai pubblici uffici, lo spazzerà via, in assenza di un suo uomo al Colle.
Oppure, è il suo ragionamento di Berlusconi, se lui stesso non sederà di nuovo a Palazzo Chigi.
L’unica chance insomma è giocarsi il tutto per tutto tentando il colpaccio alle urne, forte di sondaggi col segno più: riconquistare la maggioranza e il governo presto, subito, ora.
Parecchi i dirigenti Pdl che hanno martellato il centralino di Arcore per chiedere lumi, in un giovedì sera di incertezza e fibrillazione.
Dal capo dello Stato il Cavaliere dice a tutti di attendersi stamattina una moral suasion di un certo vigore, tra lo spread tornato a salire e i mercati che da martedì rischiano di travolgerci.
Berlusconi arriva a dire ai suoi interlocutori che «su una cosa Vendola ha ragione: se le cose non cambiano, la gente ci rincorrerà per strada».
E allora, preannuncia allo stato maggiore del partito che «se ci verranno offerte le condizioni dettate da Bersani, ebbene, per noi restano improponibili».
E il riferimento è al cosiddetto «doppio binario» proposto dal Pd: un’intesa trasversale sulle riforme, per consentire però la nascita di un governo di centrosinistra. Nulla da fare. Capitolo chiuso, per i pidiellini.
Dunque? «Diremo che siamo pronti a sostenere Bersani, anche un governo guidato da loro, a patto che il presidente della Repubblica sia nostro: da ventuno anni è espressione del centrosinistra, non è più tollerabile. Non vogliono me? Allora Gianni Letta. Non vogliono Letta? Ci indichino pure loro tre esponenti del nostro schieramento» è stato il ragionamento del capo al telefono, che sa tanto di provocazione.
C’è tuttavia una subordinata importante che potrebbe ancora sbloccare la situazione, nella crisi vista dal Cavaliere.
L’ex premier intende ripetere al capo dello Stato la disponibilità a sostenere un governo di larghe intese, di «concordia nazionale».
Nel Pdl, lasciano già trapelare che nomi quali quello del direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni o del ministro degli Interni Annamaria Cancellieri non sarebbero affatto sgraditi.
A una condizione, appunto. «Che Napolitano resti al suo posto»: Il Cavaliere conta di tornare alla carica proprio oggi, di persona, sulla conferma del presidente della Repubblica.
«Anche a tempo, anche solo per due anni» è il suo ragionamento.
Forte del convincimento che il Pd a quel punto non potrebbe rifiutare, puntare su altro, tirar fuori dal cilindro Prodi, Marini o altri uomini di area, piuttosto invisi a Palazzo Grazioli.
Perchè resta il Quirinale, il fortino da espugnare, nell’ottica berlusconiana.
Ma fa già tremare in queste ore la prospettiva più «cupa», da destra: il rischio che, saltato ogni accordo, ogni intesa, una maggioranza Pd-M5s elegga il 15 aprile un capo dello Stato per nulla di garanzia, per l’articolato mondo degli interessi berlusconiani. E allora, per loro, meglio elezioni, piazza, nuova campagna.
Il Pdl terrà la linea della fermezza, questa mattina.
Il pressing per l’esecutivo di «concordia nazionale» resta alto.
Purchè sia politico, non certo tecnico.
Con gli uomini di Berlusconi nei posti chiave.
Giustizia, in primo luogo.
Silvio Berlusconi, al termine dell’incontro con Napolitano ha ribadito la posizione del Pdl: “Siamo disponbili a governo con Pd, Lega e Monti”, ha detto il Cavaliere.
In caso di accordo per un goverissimo al Pdl “va bene la candidatura di Bersani come ci vanno bene anche altre candidature del Pd”.
”Un governo politico”, ha scandito Silvio Berlusconi rispondendo ai giornalisti dopo il colloquio con il Capo dello Stato, ribadendo il no del Pdl a un governo tecnico.
”Basta con i tecnici – ha insistito -. La nostra posizione rimane quella, solo quella che esce dalle urne: un governo di larghe intese tra forze disponibili, deve essere un governo politico, vista l’esperienza tragica del governo tecnico”.
Poi ha precisato che non c’è stata alcuna proposta per quanto riguarda il Quirinale.
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
SONDAGGIO SWG: PDL 26,2%, PD 26%, M5S 24,8%… CASALEGGIO E’ RIUSCITO A RIESUMARE LA SALMA, I POTERI FORTI APPLAUDONO
Secondo il sondaggio elaborato per Agorà di Rai Tre, il partito di Berlusconi sale di due punti in una
settimana e diventa il primo nelle intenzioni di voto con il 26,2 percento di consensi.
Anche Bersani in lieve flessione, mentre Grillo perde oltre il 2 percento
A più di un mese dalle elezioni e al termine del primo giro di consultazioni “non risolutivo”, l’unico partito a guadagnarci è il Pdl.
La linea prezzolata di Grillo punisce i 5 Stelle, che scivolano per la prima volta sotto la soglia raggiunta alle elezioni di febbraio e si collocano al terzo posto.
Secondo il Pd, ma anche i democratici sono in lieve flessione.
E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato dall’Istituto Swg in esclusiva per Agorà , su Rai Tre, che ha anche verificato l’opinione degli italiani sui ‘no’ opposti dal partito di Grillo alle proposte di governo.
Il partito di Silvio Berlusconi sale di due punti in una settimana e diventa il primo nelle intenzioni di voto con il 26,2 percento di consensi.
Scende invece dello 0,4 Pier Luigi Bersani, al secondo posto con il 26 percento.
In forte calo il Movimento 5 Stelle (-2,1%), che perde il suo primato e scivola in terza posizione con il 24,8 percento, per la prima volta sotto la soglia raggiunta alle elezioni di febbraio.
Secondo il 60% degli intervistati, questo comportamento farà perdere voti al M5S.
Di opinione diametralmente opposta una uguale percentuale di elettori del movimento, che invece ritengono che questa posizione di chiusura allargherà i consensi.
Queste le intenzioni di voto con, tra parentesi, la variazione percentuale rispetto alle elezioni del 24-25 febbraio: Lega Nord 4,3% (+0,2), Fratelli d’Italia 1,0% (-1,0), La Destra 0,6% (= ).
E il totale del centrodestra è al 32,5% (+3,3).
Con Sel, il centrosinistra arriva a 29,6 (-0,1),
Scelta Civica 6,8% (-2,0), Udc 1,9% (+0,2), Fli 0,5% (=)
Rivoluzione Civile 1,0% (-1,3), Fare 1,1% (= ).
Il partito del ‘non voto’ è al 37,0%, gli indecisi al 25,0% e gli astenuti il 12,0%.
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
AL COLLE DICE: DA NOI APPOGGIO ESTERNO…E NEL PD RENZI E’ DI NUOVO IN CAMPO
Pier Luigi Bersani tenta di giocarsi le ultime carte al tavolo della presidenza del Consiglio. Il segretario del Partito democratico va al Quirinale e non sfugge al confronto con l’inquilino del Colle.
Nè rinuncia a giocare duro: «Non c’è un altro tentativo oltre il mio, non esiste un governo che prenda più voti di quanti ne possa prendere io. Noi non possiamo fare compromessi obbligati: il nostro elettorato ci guarderebbe malissimo. Faremmo un regalo a Grillo e anche a Berlusconi».
Poi, per perorare la sua causa il segretario del Pd spiega: «Non è possibile che chi ha perso le elezioni possa indicare il candidato alla presidenza della Repubblica».
Quindi Bersani lascia intravedere uno spiraglio a Napolitano: «Maroni mi ha detto che preferisce me a un tecnico, perchè dice che so quello che si deve fare…».
A onor del vero, però, non sono queste le parole che hanno mosso Giorgio Napolitano a un supplemento d’indagine.
È stato un altro discorso quello che ha colpito il capo dello Stato, che non pensava di trovarsi di fronte un Bersani così poco propenso a gettare la spugna di fronte all’evidenza: «Se vuoi fare il governo del Presidente, sappi che noi possiamo al massimo garantirti un appoggio esterno. Nel senso che lo faremo nascere ma non lo sosterremo in nessun modo e ogni volta che ci capiterà di dover votargli contro lo faremo senza problemi».
Al Pd raccontano che dopo le parole di Bersani il presidente della Repubblica si sia inquietato.
Già , perchè sempre a largo del Nazareno giurano e rigiurano che il patto tra il capo dello Stato e il segretario era chiaro: tu provi a formare un governo, ma se non ci riesci sai che non si va alle elezioni, bensì a un esecutivo di scopo che mandi in porto poche fondamentali cose: riforma della legge elettorale, revisione radicale del finanziamento pubblico dei partiti, riduzione dell’Imu, legge di stabilità .
È su questo patto che è nato il tentativo Bersani.
Ma ora il segretario del Partito democratico ha spinto più in là la frontiera del confronto: «Io sono pronto ad andare in Parlamento a cercarmi la maggioranza nelle aule sugli otto punti del mio programma. Se tu pensi che non si possa andare così, mi devi dimostrare che c’è una maggioranza alternativa: a quel punto io mi farò da parte»
Ma mentre il segretario gioca la sua partita per palazzo Chigi, nel partito si è aperta la corsa alla premiership prossima futura.
In aprile verrà convocata una direzione straordinaria, cui spetterà il compito di indire le procedure per il congresso del Pd che si terrà in autunno.
A quel punto Matteo Renzi dovrà rettificare la sua road map.
Lui non avrebbe voluto incrociare la sua rincorsa a quella interna al Pd.
La sua idea era quella di giocarsi la partita per la premiership evitando quella per la segreteria. Ora diventerà più difficile tenersi lontano da quella tenzone.
Renzi lo sa e prepara le contromosse con un unico punto fisso: «Non mi farò mai cooptare da quelli».
Quelli sono lì, che lo aspettano. Alcuni speranzosi di coinvolgerlo e di mettersi dietro di lui per evitare l’ondata grillina. Non a caso ogni giorni il sindaco di Firenze parla con Enrico Letta, Dario Franceschini e Vasco Errani.
Ossia con gli esponenti che in questi giorni stanno seguendo da vicino le trattative di Bersani. Errani poi è uno dei membri del cosiddetto “tortello magico”, ossia del circolo degli emiliani di cui il segretario si fida ciecamente.
Comunque il sindaco rottamatore sta scaldando i motori per riavviare la sua campagna elettorale.
In questi giorni, lontano dalle luci dei riflettori e dai microfoni dei cronisti, Renzi ha incontrato sia Massimo Zedda, sindaco Sel di Cagliari, che il primo cittadino di Napoli Luigi de Magistris.
Formalmente incontri tra colleghi, in realtà colloqui che servono a Renzi per rafforzarsi sul fianco sinistro, quello che è risultato il più debole nelle primarie combattute contro Bersani.
Il sindaco rottamatore sa che è a sinistra che gli mancano ancora i consensi, come sa che in quel mondo stanno pensando a una candidatura alternativa a lui: quella della presidente della camera Laura Boldrini o del primo cittadino di Milano Giuliano Pisapia.
Maria Teresa Meli
(da “il Corriere della Sera“)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
AVREBBERO DOVUTO SCATURIRE DALL’ ASSEMBLEA DEI PARLAMENTARI, NON DALLE SEGRETE STANZE “GRILLO-CASALEGGIO”
“Nomi? Ma quali nomi! noi non abbiamo votato niente!”. 
Da Nord a Sud, deputati e senatori si domandano che cosa stia succedendo.
Oggi alle 16 i Cinque Stelle sono riconvocati al Quirinale, secondo giro di consultazioni, e a Napolitano porteranno la loro rosa di nomi per la guida di palazzo Chigi.
Dovrebbero essere i soliti noti: Gustavo Zagrebelsky, Salvatore Settis, forse Stefano Rodotà . Ma la lista è top secret.
Talmente tanto, che nemmeno gli eletti la conoscono. È qui che si scatena la caccia grossa: come è possibile che il Movimento che si riunisce su tutto, non abbia discusso in maniera ufficiale della formazione da proporre al Colle?
Qualcuno potrebbe dire che è mancato il tempo, che solo ieri Napolitano li ha richiamati al Quirinale.
Eppure non era un’ipotesi difficile da immaginare.
Nel frattempo, però, sono tutti partiti, perfino Vito Crimi ha dovuto annullare il biglietto per casa che aveva già in tasca.
“Possiamo essere convocati e incontrarci in qualsiasi momento — dice Roberto Fico, deputato napoletano — Molti di noi restano a Roma e gli altri ci mettono poco a tornare”.
Ma è evidente che non è così.
La lista esiste già ? è la domanda dei cronisti a Fico: “No comment”, ripete due volte, quando gli fanno notare che in gergo il silenzio equivale a un sì.
Per la prima volta, i parlamentari Cinque Stelle si sentono tagliati fuori.
E la sensazione che un gruppo ristretto stia portando avanti la partita grossa, non è piacevole da digerire.
“Non è il nostro metodo”, dice un senatore. “Sarebbe gravissimo”, aggiunge un altro.
Oggi, comunque, a gestire la patata bollente dovrebbe arrivare Beppe Grillo in persona. Qualcuno sostiene sia arrivato a Roma già ieri sera, ma le notizie sulla partenza da Marina di Bibbona (dove il leader era arrivato due giorni fa) sono confuse e depistate: dalla villa sul mare è uscito incappucciato il custode, tre macchine hanno varcato il cancello e se su una ci fosse Beppe, non si sa.
Di certo, c’è solo una telefonata.
È quella con cui i senatori, martedì, l’hanno raggiunto dopo le consultazioni con Bersani.
La racconta Paola Nugnes su Facebook: “Credo sia giusto che le vostre cose le discutiate tra voi”, avrebbe detto Grillo stando al racconto della senatrice. Chi c’era, però, ricorda che il leader ha aggiunto altre parole: “Tenete duro, restate compatti, nessuna fiducia a Gargamella, vi vogliono fottere”.
Di telefonate, ieri, ce ne sono state molte.
Una, piuttosto lunga tra Claudio Messora e Gianroberto Casaleggio.
Ufficialmente, hanno continuato a discutere della piattaforma che deve servire alla comunicazione tra gli eletti (due giorni fa, 4 deputati sono andati a Milano per incontrarlo), segno che il filo diretto con il guru non si è mai interrotto .
La settimana prossima — tra sabato o domenica, in Toscana o in Abruzzo — si terrà il “summit” a un mese dalle elezioni: gli eletti incontreranno i fondatori del Movimento per fare il punto su questi primi burrascosi trenta giorni di legislatura.
Si parlerà anche dei dissidi interni, caso Lombardi compreso.
Ieri, la capogruppo che ha creato malumori per la sua gestione troppo autoritaria dei deputati, si è presentata in assemblea piuttosto abbattuta: “Mi sono svegliata malissimo. Le cose che ho letto mi hanno dato molto fastidio. Parlate chiaro, se volete che mi dimetta ditelo”.
Sulla faccenda, per il momento, pare si sia steso un velo.
Ma ogni giorno ce n’è una.
Ieri è toccato alla romagnola Giulia Sarti — che già nei giorni scorsi, insieme a una ventina di colleghi aveva proposto di votare i nomi da proporre al Colle — polemizzare con la nomina del bolognese ‘Nik il nero’, alias Nicola Virzì, ultimo ingresso nello staff della comunicazione.
Tutto è rimasto nel chiuso delle stanze: come spiega la deputata Federica Daga la web cam “l’abbiamo dimenticata”.
Che aggiunge: “Devo portarmela pure in bagno? Se non facciamo lo streaming scrivete che manchiamo di trasparenza, ma siete fuori?”.
Di video, ieri se n’è fatto uno: sottofondo di Lucio Battisti, i Cinque Stelle cantano : “Siamo pronti, Presidente, siamo pronti per governare. Perchè no? Ci metta alla prova, signor Presidente. Non chiuda la porta, noi siamo pronti”.
Grillo, almeno fino a oggi alle 16, pensa ad un’altra soluzione: “Non è necessario un governo per una nuova legge elettorale o per avviare misure urgenti per le pmi o per i tagli delle Province”.
Il Parlamento è sovrano, dice, “si può fare”.
Paolo Zanca
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