Destra di Popolo.net

GIUSTIZIA, SCUOLA, LAVORO: RENZI NON CONCLUDE NULLA

Ottobre 21st, 2014 Riccardo Fucile

APRE OGNI GIORNO NUOVI FRONTI PER FAR DIMENTICARE LE MANCATE PROMESSE MAI REALIZZATE

E al 50esimo giorno, arrivò l’annuncio: ottanta euro al mese per ogni nuovo nato nel 2015.
Diceva Matteo Renzi che “la presenza del count down è la vera rivoluzione della politica italiana”.
à‰ il numerino che si aggiorna ogni 24 ore, sta sul sito passodopopasso e oggi segna 51.
“Mi spiego meglio — chiariva il presidente del Consiglio — Nel momento in cui sei accusato di annuncite, noi rispondiamo con l’elenco che dà  una data alla quale siamo evidentemente autocostretti”.
Però, alla squadra di governo, i panni dell’autocostrizione vanno evidentemente stretti. Così, l’orizzonte delle promesse, dai 100 giorni è passato ai mille.
E al di là  della vittoria incassata con gli 80 euro, ormai non si sbilancia su nulla che non sia il maggio del 2017.
Eppure, era febbraio del 2014, sembrava tutto così facile. Mignolo, anulare, medio. Matteo sciorinava provvedimenti partendo dal dito più piccolo, a marcare la differenza.
Tutto doveva succedere in tre mesi: “100 giorni di lotta durissima per cambiare”, disse illustrando le slide della “svolta buona”.
Ricordate? Ad aprile la pubblica amministrazione, a maggio il fisco, a giugno la giustizia. E poi il traguardo: “Prendete questa data: 1 luglio”.
“Il primo di luglio noi avremo un’Italia più leggera, quindi alla guida del semestre europeo ci sarà , non dico un’altra Italia, perchè sarebbe eccessivo, ma sicuramente più leggera. Pronti, si parte”.
Pubblica amministrazione.
Ad aprile è partito solo il percorso di consultazione. Per il decreto si è dovuto aspettare ottobre. Ora in Parlamento c’è la legge delega. E lo stesso Renzi, adesso, non promette novità  prima della prossima primavera.
Riforma del Senato.
“Questo è testo che noi oggi formalmente consegnamo a tutti i leader politici che stanno in Parlamento — sventolava il premier — È un passaggio impressionante, storico e incredibile”. Per ora, fermo a Montecitorio.
Legge elettorale.
Anche qui, toni epici: “Mai più larghe intese, chi vince governa 5 anni, candidati legati al territorio, stop ai ricatti dei piccoli partiti. Vogliamo dirlo che questa è una rivoluzione impressionante per l’Italia?”
Diciamolo, ma dopo il voto alla Camera, anche questa si è arenata in commissione a palazzo Madama.
Sblocco debiti P.A.
Grande tormentone, promessi 68 miliardi entro luglio. Poi ha dovuto aggiornare la scadenza: 21 settembre.
Quel giorno la Cgia ha fatto i conti: “Nel biennio 2013-2014 sono stati messi a disposizione 56,8 miliardi di euro e entro il 21 luglio 2014 (ultimo aggiornamento disponibile) ne sono stati pagati 26,1: alle imprese mancano 30,7 miliardi. La promessa non è stata mantenuta”.
Piano sicurezza scolastica.
La prima slide parlava di 3 miliardi e mezzo, i conti di oggi parlano di finanziamenti ridotti a un terzo.
E il sottosegretario all’Istruzione Roberto Reggi (oggi dimesso) ad agosto confessava al Fatto: “Abbiamo aggiornato la scadenza entro la quale comuni e province posso aggiudicarsi gli appalti. Hanno tempo fino alla fine dell’anno per appaltare i lavori. In questo caso, il denaro arriverà  a gennaio 2015 a sindaci e presidenti di Provincia”.
Nuovo codice del lavoro.
Nella conferenza stampa del 22 febbraio prometteva entro 6 mesi un assegno universale di disoccupazione e la revisione degli ammortizzatori sociali.
Ma il Jobs Act ancora non c’è: la legge delega è passata al Senato (con la fiducia e quasi in bianco): palazzo Chigi promette un testo entro fine anno, Renzi punta tutto sull’articolo 18 e la Cgil tra quattro giorni torna in piazza.
Giustizia.
Anche per la giustizia — riforma che prevede, tra le altre cose, la responsabilità  civile dei magistrati, l’autoriciclaggio , il falso in bilancio, il dimezzamento dei tempi dei processi (e delle ferie dei magistrati) — ha superato indenne la scadenza di giugno (come da slide).
E la settimana scorsa, il presidente del Senato Pietro Grasso ha vuotato il sacco: “Ormai da mesi — ha detto — sulle riforme penali registro una difficoltà  politica di giungere a soluzioni equilibrate: questi interventi sono indifferibili”.
Mille asili.
Il primo settembre annunciava un grande intervento per l’apertura di strutture per l’infanzia.
Da Barbara D’Urso ha calato la maschera ed è ritornato sull’unico numero che gli ha portato fortuna: mamme, 80 euro anche per voi.

Paola Zanca
(da “il Fatto Quotidiano“)

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INTERVISTA A GIULIA BONGIORNO: ” IL BONUS BEBÈ? PREISTORICO E DEMAGOGICO”

Ottobre 21st, 2014 Riccardo Fucile

“MA CHE AIUTO ALLE MAMME, SERVONO ASILI. E POI I GENITORI SONO DUE”…. “RENZI PER LE DONNE NON STA FACENDO NULLA,   ELIMINARE IL MINISTERO DELLE PARI OPPORTUNITA’ E’ STATO UNO SFREGIO ALLE DONNE”

«Mi pare che Renzi abbia una visione delle donne un po’ preistorica».
Giulia Bongiorno, avvocato penalista e madre del piccolo Ian di quasi 4 anni, è a dir poco perplessa alla notizia degli 80 euro mensili destinati alle neomamme per tre anni, a partire dal gennaio 2015.
Purchè con reddito entro i 90 mila euro lordi.
Perplessa — come forse molte altre donne, più e meno famose — per almeno due motivi: «Quel numero 80 che evidentemente piace molto a Renzi…».
Ma soprattutto alla fondatrice di “Doppia Difesa”, l’associazione che fornisce assistenza legale gratuita alle donne in difficoltà , non va giù l’aiuto “alle mamme”: «Perchè di un figlio si occupano entrambi i genitori, che sono madre e padre».
O famiglia monogenitoriale.
«Appunto. Per questo dico che ha una visione un po’ preistorica della donna. E mi ha colpito non poco in uno come Renzi. Per come appare».
Ci sono anche i neonati di coppie gay, partoriti all’estero. Argomento troppo scottante?
«Non a caso, non ne ha affatto parlato. Limitandosi a enunciare il bonus per chi partorisce nel 2015. Così come non ha parlato dei problemi quotidiani delle donne. A partire dagli asili nido, che mancano. E di mille altri problemi quotidiani».
Contraria agli 80 euro?
«Credo che la prima cosa vera per le donne sarebbe il ripristinare l ministero per le Pari Opportunità . stato uno sfregio alle donne eliminarlo. Sì che c’è la crisi e la spending review. Ma non è certo meno importante del ministero dell’Economia. C’erano miliardi di cose da fare, per le donne. E per evitare che la gravidanza in troppi casi sia ancora una penalizzazione».
Possibile?
«Certo. Pensi alle donne avvocato, libere professioniste o con un’attività  in proprio. Continuano a non essere tutelate. Per non dire delle donne in difficoltà  economica, che vanno aiutate. Quanto agli 80 euro…».
Ecco, appunto.
«Forse a Renzi piace il numero. Sempre questo. Sempre lo stesso…È una cosa positiva, ma non vorrei fosse un alibi per non fare altro. Anche perchè finora per le donne non ha fatto nulla. Quasi un’ammissione, la sua, in questo senso. E una scelta demagogica».

Patrizia Albanese

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IL PREMIER PUNTA AL 51%. LE SIMULAZIONI DEL VOTO ANTICIPATO

Ottobre 21st, 2014 Riccardo Fucile

TUTTO SEMBRA MUOVERSI VERSO LE URNE A PRIMAVERA

Puntare al 51 per cento. O avvicinarsi molto, che avrebbe lo stesso effetto.
Uno studio che gira tra i corridoi del Senato ha testato le proiezioni di un voto con la legge elettorale attualmente in vigore, ovvero il Consultellum: proporzionale puro con le preferenze e sbarramenti piuttosto alti.
I risultati sono sorprendenti. Basterebbe ottenere un risultato intorno al 44-45 per cento (che gli sbarramenti favorirebbero) per avere la maggioranza sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama. Il Pd, grazie al 40,8 delle Europee, è già  abbastanza vicino.
Un allargamento ai pezzi della sinistra di Sel e ai centristi di Scelta civica lo lancerebbe verso il traguardo. «Quei numeri sono alla nostra portata», ripete Renzi ai fedelissimi.
Da questo punto di vista e ascoltate le parole del premier-segretario, molti degli esponenti della direzione Pd si sono convinti che tutto sembra muoversi verso le elezioni anticipate la prossima primavera.
Su questo il premier avrebbe sondato il terreno presso Forza Italia. Ma è un’aria che viene annusata in tutto il Parlamento.
Dal Pd ai berlusconiani. E non solo.
Da giorni Angelino Alfano e Gaetano Quagliariello stanno riflettendo su una exit strategy per non trovarsi schiacciati tra Largo del Nazareno e Arcore.
I sondaggi descrivono una situazione pericolosa per i transfughi dell’ex Pdl.
«Dobbiamo cambiare nome al partito», dicono. Solo un inizio, anche se il traguardo è chiaro. Un’alleanza con il Partito democratico nel caso dovesse essere confermato il premio di maggioranza alla coalizione.
Un ingresso sotto le ali renziane se invece prevalesse la linea di un bonus alla singola lista. Oppure, se alla fine il voto venisse consumato con il sistema uscito dalla Corte costituzionale, con il 2,5 per cento dei sondaggisti, l’adesione al Pd sarebbe inevitabile.
È un percorso, quello immaginato dai vertici dell’Ncd, che non si può certo fare all’insegna del “centrodestra”. Da qui il lavorìo sulla modifica della ragione sociale.
Premessa obbligata al dialogo con il premier.
Renzi definisce questo modello aperto a tutti, realizzatore di una vera vocazione maggioritaria nei numeri, il Partito della Nazione.
Una forza politica capace di parlare a diversi strati della società , di farsi votare trasversalmente: dai giovani e dagli anziani, dai datori di lavoro e dai lavoratori, dagli uomini e dalle donne. Assomiglia in modo impressionante a come è stata costruito l’appuntamento della Leopolda, negli ultimi 4 anni.
Una kermesse dove, da Nord a Sud, si possono sentire protagonisti persone molto diverse fra loro.
Negli Stati uniti si chiama catch all party ossia il “partito pigliatutto”.
Uno studio molto simile a quello che passa di mano in mano al Senato è contenuto in una cartellina che Denis Verdini si porta sempre dietro.
In una riunione l’ha anche mostrato al presidente del consiglio.
Ed è l’argomento forte che il plenipotenziario fiorentino usa per convincere Silvio Berlusconi ad aprire alle modifiche dell’Italicum suggerite da Renzi. «Senza di te che sei incandidabile e con le preferenze, Forza Italia rischia seriamente di sparire», sussurra Verdini nell’orecchio dell’ex Cavaliere. «E Matteo può avere la maggioranza comunque».
Dunque, da Arcore la proposta è accelerare sull’Italicum, anche con le modifiche.
Compresa l’idea di cancellare dal testo l’articolo 2.
Quell’articolo è la clausola di salvaguardia pretesa dalla minoranza del Pd e da Forza Italia (quattro mesi fa): prevede che la nuova legge elettorale sia valida solo per la Camera, in attesa della definitiva cancellazione del Senato.
Un norma anti-elezioni anticipate. Ma se Verdini e Renzi cominciano a lavorare sull’annullamento della clausola, la prova di una voglia elettorale che coinvolge sia Largo del Nazareno sia Arcore diventerebbe certa. Come le impronte digitali o il Dna.
Allora nel Pd la scissione non sarebbe più solo una chiacchiera.
Andrea Romano è solo l’apripista di Scelta civica. Lo hanno preceduto Gregorio Gitti e Lorenzo Dellai, transitando senza clamori nel gruppo Pd alla Camera.
Ma sono pronti a seguirlo i senatori Linda Lanzillotta, Pietro Ichino e Alessandro Maran.
Tre ex Pd che finalmente si riconoscerebbero nella linea di Largo del Nazareno dopo aver sbattuto la porta ai tempi di Bersani.
Quindi, un’intera storia verrebbe rinnegata. Una stagione passerebbe agli archivi e il partito cambierebbe davvero verso o meglio natura.
Stefano Fassina si sfogava ieri alla fine della direzione: «Il punto è: su quale asse di cultura politica e di programma il Pd si allarga e diventa altro? Dietro l’abbraccio a tutti porta avanti gli interessi dei più forti?».
Gianni Cuperlo ironizza, ma a modo suo, dicendo la sua verità : «Finchè non arrivano Razzi e Scilipoti, io resisto».
Però dall’ex sfidante è arrivato l’attacco più sottile ieri pomeriggio. Quando parla di “partito parallelo” Cuperlo parla di un partito diverso, non quello che hanno costruito i Ds, anche i Ds.
Ma Renzi vuole smontare il tabù identitario del Pd, stravolgerlo, consegnarlo alla storia e passare oltre. «Manca Verdini — sibila Pippo Civati citando Bennato -. Poi si parte. Prima stella a destra, questo è il cammino…». Anche se, almeno all’apparenza, sono gli altri a seguire il cammino di Renzi, a essere ipnotizzati dal leader del Pd, dalla sua forza e dai suoi consensi.

Goffredo De Marchis

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SILVIO E IL SUICIDIO ASSISTITO DEL BERLUSCONISMO

Ottobre 21st, 2014 Riccardo Fucile

BERLUSCONI FA FINTA DI FARE POLITICA PER SALVARE LE APPARENZE, MA LO “SFONDAMENTO CONSENZIENTE” ORMAI E’ UN DATO DI FATTO

L’ultimo giapponese che si aggira indomito e inconsapevole nella giungla berlusconiana è Renato Brunetta, che dalle colonne del suo Mattinale verga proclami altisonanti: “Berlusconi non ci sta. Non cede alla lusinga del renzismo e dei suoi teorici palesi e occulti”.
Pura propaganda, nella Salò azzurra.
Il Mattinale addirittura definisce “dirompente” lo stanco intervento telefonico di domenica scorsa, durante un’iniziativa nelle Marche.
Ma di dirompente, ieri, nell’ex mondo magico di B. c’è stata solo la schizofrenia del Giornale di famiglia che in prima pagina ha celebrato il renzusconismo televisivo intortato a una raggiante comare Cozzolino (alias Barbara d’Urso) su Canale 5, mentre a pagina tre ha scolpito con imbarazzo la frase più forte di Silvio nel suo comizietto a viva voce: “La politica in tv è morta”. Patetico, se non penoso.
Delle due l’una — o la tv è viva e lotta con Renzi oppure è morta — e non c’è dubbio su chi abbia ragione.
Il patto del Nazareno è ormai una tragicommedia delle parti tra Renzi e Berlusconi che costringe l’attore più anziano a far finta di fare politica, nella speranza di salvare almeno le apparenze.
Dopo però l’unzione di TeleNazareno al premier, cioè all’attore più giovane, dentro Forza Italia nessuno crede più alle parole di riscatto dell’ex Cavaliere.
Non solo per l’enorme divario nei sondaggi tra il Pd renziano e quel che resta degli azzurri.
Per avere il dato attuale di FI basta rovesciare il risultato europeo di Renzi: 41 per cento contro 14. Ed è per questo che ex ministri di B. ed altri importanti parlamentari forzisti si dilettano con gravità  a cercare la formula giusta per questa fase crepuscolare: “eutanasia”, “dolce morte”, “suicidio assistito”.
Tutto nasce da quello “sfondamento consenziente ” (il copyright è di un ex ministro azzurro) che Berlusconi sta concedendo a Renzi nel recinto del centrodestra.
L’offerta è totale e potrebbe anche imporre un sacrificio sulla legge elettorale con il fatidico premio di lista che condannerebbe Forza Italia a un terzo posto certo.
Ecco l’analisi della posizione filorenziana di B. nella parole di chi in Forza Italia si riconosce senza se e senza ma nel patto del Nazareno: “Dobbiamo prendere atto che in questa fase non c’è un’alternativa a Renzi. Il premier sta facendo tutte quelle cose che piacciono a noi e noi dobbiamo stare con lui. La legge elettorale? Tanto non si vota per il momento, finchè Renzi può contare su di noi che bisogno ha di andare a votare? Ha già  tutto il potere che vuole, è capo del Pd e presidente del Consiglio”.
Fin qui gli entusiasti azzurri di TeleNazareno, che confidano nel quotidiano contatto di Denis Verdini con l’emissario di “Matteo”, Luca Lotti.
Poi ci sono gli scontenti, i delusi alla Fitto e il loro scoramento porta paradossalmente alle stesse conclusioni di chi tifa per lo Spregiudicato di Palazzo Chigi: “Ci siamo consegnati a Renzi”.
Il risultato non cambia. Da un lato però è giudicato con enfasi positiva, anche a tutela del gigantesco conflitto d’interessi di Silvio.
Dall’altro ha un’accoglienza funebre, da “dolce morte” o “suicidio assistito”.
Il renzusconismo aspira alla dittatura della maggioranza e vede Renzi come nuovo Unto del Signore. Anche perchè, Verdini a parte, tutto il vero cerchio magico dell’ex Cavaliere è schierato con il Nazareno: Gianni Letta, Fedele Confalonieri, Ennio Doris. Primum vivere, deinde philosophari, cioè fare politica.
L’anomalia berlusconiana trova sempre conferme.
Tra Arcore e Palazzo Grazioli raccontano persino che i due si metteranno d’accordo sulle prossime regionali, che nei pronostici potrebbero riservare al centrodestra un bruciante nove a zero, includendo nel conto anche il prossimo turno autunnale di Emilia Romagna e Calabria.
Ma dove il Nazareno celebrerà  i suoi fasti sarà  in occasione della successione a breve di Giorgio Napolitano, che continua a ripetere di non voler festeggiare da capo dello Stato il suo novantesimo compleanno, il 29 giugno 2015.
Ieri Renzi ha già  spedito il primo segnale ai suoi avversari interni: “Quando si eleggerà  il capo dello Stato i deputati dovranno resistere a Twitter”.
Esplicito il riferimento a quei grandi elettori del Pd che bruciarono così la candidatura di Franco Marini per il Quirinale, concordata da Bersani e Berlusconi.
Vicenda che fu lo strabico preludio al dramma successivo dei 101 franchi tiratori che boicottarono Romano Prodi.
Al momento il presidente della Repubblica voluto dal Nazareno è una donna.
In casa Pd c’è aria di derby tra la Pinotti e la Finocchiaro. Ma tutto è prematuro. Lunga e impervia è la strada.

Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano”)

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ADDIO ITALICUM, ARRIVA IL RENZELLUM: PREMIO ALLA LISTA E BIPARTITISMO

Ottobre 21st, 2014 Riccardo Fucile

SI VOTANO I PARTITI, NON PIU’ LE COALIZIONI E CHI VINCE SALE AL 55% CON UN PREMIO DI MAGGIORANZA

«Dobbiamo semplificare tutto, anche il sistema politico», è il dogma di Renzi.
Primo turno: si presentano i singoli partiti, addio alle coalizioni.
Secondo turno: l’elettore sceglie fra le prime due liste chi deve governare.
Un premio di maggioranza spinge il vincitore fino al 55 per cento dei seggi. Una leva potente verso un sistema imperniato su due grandi partiti.
È questo il modello su cui stanno lavorando, su indicazione del premier, Lorenzo Guerini e Maria Elena Boschi.
Berlusconi, attraverso Verdini, ne è stato informato e non ha detto di no. Anzi.
Ma il sistema, anticipato nei giorni scorsi da Repubblica e confermato ieri da Renzi in Direzione, è molto distante dal vecchio Italicum concordato nel patto del Nazareno.
Quello si basava su due coalizioni, centrodestra e centrosinistra, che avrebbero marginalizzato il M5S.
Il nuovo Renzellum invece è figlio dei tempi nuovi, prende atto della liquefazione del centrodestra e della nuova “vocazione maggioritaria” del Pd.
Come rivela il professor Roberto D’Alimonte, uno degli architetti di quel lontano accordo, «nessuno allora sollevò mai l’idea di dare un premio alla lista, sempre si parlò di coalizioni. I problemi con Berlusconi riguardarono semmai le soglie di sbarramento e quella per aggiudicarsi il premio di maggioranza».
Insomma, la novità  del premio di lista si è materializzata successivamente, circa un mese fa, nell’ultima riunione a palazzo Chigi tra Berlusconi e Renzi (con Guerini e Verdini).
E il Cavaliere, parlando davanti all’ufficio di presidenza di Forza Italia, ha fatto intendere sorprendentemente di considerarla ormai come cosa fatta: «Renzi chiederà  una modifica all’Italicum e noi probabilmente gliela dovremo votare».
Una frase a cui lì per lì pochi diedero importanza, distratti dall’epico scontro tra il leader e Raffaele Fitto.
Ma intanto il progetto continuava a crescere e a fare proseliti.
Da ultimo anche Angelino Alfano. Apparentemente l’Ncd avrebbe tutto da perdere da una modifica che premia i primi due grandi partiti.
E tuttavia gli sherpa renziani hanno spiegato agli esperti Ncd che anche i piccoli avrebbero una convenienza dal nuovo sistema.
È vero che non sarebbe prevista la possibilità  di apparentarsi fra il primo e il secondo turno e quindi di partecipare alla spartizione del premio di maggioranza.
Ma i “piccoli” si gioverebbero di un drastico abbassamento delle soglie di sbarramento.
Il Renzellum non avrebbe più bisogno di quel complicato groviglio di tagliole — 12%, 8%, 4,5% — previste nell’Italicum e sarebbe introdotta un’unica soglia di ingresso al 3% per impedire un’eccessiva frammentazione.
Tutti contenti quindi? Non proprio.
Dentro Forza Italia, dietro a Raffaele Fitto, cresce l’opposizione di quanti vedono in questo passaggio l’ennesima conferma di un partito in liquidazione.
Che Berlusconi vuole mantenere solo come lobby per tutelare gli interessi Mediaset anche in futuro, lasciando che Renzi si prenda i suoi elettori.
Ma anche nel Pd molti temono una legge che potrebbe dare potere assoluto al segretario. «Parlare di premio di lista — ha twittato ieri la forzista Laura Ravetto — significa parlare di Lista Renzi e di morte del PD. Che lui davvero riesca dove noi solo parzialmente riuscimmo?».

Francesco Bei
(da ” La Repubblica“)

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