Marzo 22nd, 2017 Riccardo Fucile
SENZA ACCORDI COMMERCIALI ANTI-DAZI, L’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA SUBIRA’ UN NETTO RINCARO DELLA COMPONENTISTICA: 4 PEZZI SU 10 VENGONO DALL’ESTERO
Acquistare un’automobile dopo la Brexit potrebbe costare agli inglesi 2400 sterline (circa 3 mila euro) in più a vettura.
E’ la stima di una società di analisi britannica, che ha calcolato i costi per l’industria dell’auto basata nel Regno Unito di un’uscita dall’Unione Europea senza accordi commerciali che garantiscano un import-export senza dazi doganali.
L’aumento, pari al 10 per cento del prezzo medio di un veicolo, riporta il Guardian, colpirebbe la Gran Bretagna se entrassero in vigore semplicemente le norme del WTO, l’organizzazione mondiale del commercio, quando tra circa due anni Londra avrà completato la Brexit, il cui inizio è stato fissato ieri dal primo ministro Theresa May al prossimo 29 marzo.
Costerebbe di più produrre un’auto in questo paese, perchè il 41 per cento dei componenti per costruirle nel Regno Unito provengono dall’estero: e su quei pezzi bisognerebbe pagare dazio.
Inoltre le industrie d’auto basate in Gran Bretagna esportano l’80 per cento delle loro auto nell’Unione Europea, e anche in quel caso ci sarebbero da pagare tariffe doganali.
“Il potenziale impatto della Brexit sul settore auto, se il governo britannico non raggiungerà un accordo con la Ue”, sarebbe estremamente rilevante, afferma l’indagine condotta dal Pa Consulting Group.
Secondo il rapporto, alcune aziende automobilistiche avrebbero la tentazione di trasferire la produzione sul continente.
Il costo di esportare nella Ue 200 mila auto all’anno, se si dovrà pagare dazio, sarebbe vicino a 1 miliardo di sterline in appena due anni, più che sufficiente per coprire la spesa di costruire un nuovo stabilimento in Europa, osserva lo studio. Con conseguente perdita di posti di lavoro nel Regno Unito.
Finora l’industria dell’auto sembra tranquilla. La Toyota ha annunciato la settimana scorsa 240 milioni di nuovi investimenti in Gran Bretagna. E la Nissan si è impegnato a rafforzare la sua fabbrica di Sunderland, la più grande di tutta l’Inghilterra.
Ma la fabbrica della General Motors da cui esce la Vauxhall, il marchio della Opel inglese, rischia la chiusura dopo l’acquisto da parte della Peugeot. E la Bmw ha già reso noto che potrebbe costruire la nuova Mini elettrica in Germania invece che a Oxford.
Il governo di Theresa May ha promesso mesi fa alla Nissan che non ci saranno danni dalla Brexit: garantendo, in sostanza, che o gli accordi annulleranno il rischio di pagare dazio o il governo pagherà una compensazione alle industrie automobilistiche. In entrambi i casi, tuttavia, ci sono forti incognite.
E nel settore auto, che da anni è uno dei punti più positivi dell’economia britannica, cresce la preoccupazione per la Brexit.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 22nd, 2017 Riccardo Fucile
VENTIQUATTRO ANNI, CONDUTTRICE TV CON OLTRE 4 MILIONI DI FANS SUI SOCIAL ROMPE IL FRONTE: “IL GOVERNO NON PUO’ DECIDERE COSA LE DONNE DEBBONO FARE”
Neanche Hillary Clinton si era spinta a tanto: definire gli anti-abortisti degli ipocriti. Sacrilegio. E’
questa la colpa di Tomi Lahren, 24enne conduttrice televisiva americana, stella dei network della destra più conservatrice che in in appena due anni di carriera aveva già raggiunto l’olimpo mediatico dei conservatori più radicali, con oltre 4,3 milioni di fan sui social network e con tanto di telefonata in diretta di Donald Trump (allora non ancora presidente) per ringraziarla per il suo sincero appoggio. Fino alla buccia di banana.
La scorsa settimana in un’intervista alla Abc, la biondissima Lahren ha parlato anche di diritto all’aborto.
Sostenendolo, proprio in nome dei principi della destra. “Sono per un governo con poteri limitati — ha detto — e quindi non posso stare qui seduta a sostenere che il governo possa decidere cosa le donne debbano fare con il loro corpo. Sarebbe ipocrita”. Apriti cielo.
Il no all’aborto è uno degli principi fondamentali dei conservatori americani che si sono scatenati contro l’incauta anchorwoman chiedendone addirittura il licenziamento.
E’ il primo stop nella carriera fulminante della Lahren.
Dopo la laurea ha lavorato come assistente per una parlamentare repubblicana. Poi un colloquio in un canale televisivo. Sperava in uno stage, il direttore le ha offerto subito uno show tutto suo in cui lei si è fatta notare per la schiettezza dei suoi interventi.
Che le avevano fruttato il grande salto al canale televisivo super-conservatore TheBlaze. Da qui attaccava le femministe, gli ambientalisti, i sostenitori del movimento Black lives matter, entrando in polemica con Beyoncè e altre star americane. Senza timori referenziali.
Nel 2016 ha avuto anche un piccolo ruolo nella campagna di Trump come consulente per i social network.
Poi quella risposta sull’aborto l’ha fatta improvvisamente precipitare nelle quotazioni della destra radicale Usa.
Lei ha tenuto il punto: “Dico quello che penso, anche se non piace a tutti. Non mi scuserò per pensare con la mia testa”.
Il suo editore, Glenn Beck, è subito intervenuto per censurare “idee libertarie” contrarie alla linea del network. Gli altri conduttori si sono ribellati contro di lei.
La reporter Kaitlyn Schallhorn ha twittato: “Neanche Hillary Clinton ha mai chiamato ipocriti i movimenti conservatori pro-vita”.
Insomma, Tomi Lahren, sembra aver sperimentato sulla sua pelle la violenza mediatica della destra ultra-conservatrice americana: ti attacco se non la pensi come me.
Un “metodo” che peraltro è arrivato fino a vertici dei Repubblicani. Gli attacchi di Trump alle grandi testate giornalistiche americane – “nemici del popolo” – sono ripetuti.
Il suo portavoce è arrivato a escludere da un briefing con la stampa i media considerati ostili (Cnn, New York Times, Los Angeles Times). Molti giornalisti si sono pubblicamente lamentati della prassi dell’ufficio stampa di concedere troppe domande a oscure tv e radio di destra, sempre molto accondiscendenti.
Tomi Lahren è stata sospesa per una settimana, una punizione inferiore a quella richiesta da molti nello staff di TheBlaze.
La linea morbida sembra aver prevalso, visto anche il suo successo. Lei sembra averla presa bene e ieri ha twittato: “Finalmente una sera tutta per me, che c’è in tv?”.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 22nd, 2017 Riccardo Fucile
COSI’ IL CARROZZONE ATAC VA SEMPRE PIU’ A FONDO
Fumigano e arrostiscono perchè gli autobus di Roma, come i boschi dell’Appennino, più li tratti male e più rendono bene, e perchè Roma delenda est, per sfrigolio e autocombustione, la stessa che, in un destino comune, sta bruciacchiando anche il Comune e la giunta Raggi.
Non è, insomma, un abbaglio unico e grande come fu l’incendio di Nerone, che per lo meno ebbe un inizio e una fine. E però sono certamente più di diciassette i piccoli fuochi che in un anno stanno rosolando la città , “almeno uno a settimana” mi dice il segretario dei Radicali italiani, Riccardo Magi, ed è appunto lo stesso abbrustolimento della politica.
E a segnalarli nella mappa di Roma sembrano accampamenti di pastori i falò (senza luna) di tutti questi autobus che improvvisamente surriscaldano, scintillano e muoiono senza neppure divampare
Ieri ai cronisti l’affollata Ciampino pareva appunto il Campidoglio, il mondo che squaglia e se la squaglia (13 tra assessori e dirigenti) come venerdì scorso a Termini se la squagliò l’autista della linea 170, più velocemente di Marra, perchè “non avete idea della rapidità del fuoco in un autobus”.
E meno male che un suo collega è arrivato subito con l’estintore da tramviere-pompiere. La scena, davanti alla stazione, pareva un set cinematografico: “Stanno girando un film” commentavano i turisti, anche se non c’erano macchine da presa, proprio come nella partita di tennis di “Blow up” di Antonioni non c’era la pallina
E invece ieri la potenza della fiammella, la famosa scintilla di Mao, ha messo a soqquadro Ciampino, alle 8 e mezza, un fuoco questa volta vivo che ha ridotto alla scocca un City coursor del 2004, tredici anni di vita, che per gli autobus contano come per i cani o i gatti: vecchio dunque, ma soprattutto mal tenuto.
E strombazzavano i clacson e le sirene mentre la gente correva inciampando, e quattro bottiglie e tre lattine, chissà perchè, rotolavano, inseguite, come la famosissima carrozzina della scalinata della Corazzata Potemkin.
Il viale Kennedy somigliava così alle strade di Tel Aviv o di Damasco, città che vivono in guerra e hanno nemici magari nascosti ma dichiarati, subiscono l’assedio di terroristi guerriglieri
E invece a Roma cadono gli autobus come ostaggi della mala amministrazione.
E, per non far sentire le periferie troppo lontane dal centro, la via dei fuochi è un tracciato – la geografia dei barbari – che collega la popolosa Pineta Sacchetti al distinto Muro Torto. Non sono tutti quartieri di emarginazione. C’è infatti il Lungotevere in Sassia a due passi dal Cupolone. Periferie e semiperiferie sono la circonvallazione Cornelia, viale Baldelli, viale Togliatti e poi via dei Monti Tiburtini; ci sono “cerniere” come la Tangenziale Est, ma c’è anche il cuore dell’Eur; e piazza Vespucci, via Casilina, via Cristoforo Colombo e persino piazza dei Cinquecento dove c’è la statua di Papa Wojtyla…
Bruciano gli autobus, bruciano inesorabilmente come in una lenta rappresaglia di quel mal governo che, da Alemanno alla Raggi passando per Marino, svampa Roma, sfrigola la sua dolce vita ardente, arrostisce la sua storia che fu sempre di grandezza, anche nella decadenza più spenta.
E infatti i bus che bruciano in città sono come gli alberi di una pineta che vanno in cenere, sono i fuochi dell’agonia. E speriamo che la grande Roma trovi almeno la penna di qualche formidabile scrittore di trincea, la buona letteratura che sempre surroga la vita delle città che muoiono fra topi e maiali, cinghiali, gabbiani che pescano dentro i cassonetti, carcasse di frigoriferi, strade-gruviera dove le buche riappaiono subito dopo il riempimento, e l’umanità randagia e cenciosa che si rannicchia ormai dovunque ed è una sofferenza e un malumore che ci prende tutti alla gola come negli autobus il fumo dell’incendio. Ci vorrebbero Ernst Jà¼nger – “Fuoco e sangue” – o magari un nuovo Gadda – “Diario di guerra” – o un Ballard trasteverino.
Repubblica ha dedicato molte inchieste all’Atac, indimenticabile è quella di Carlo Bonini e Daniele Autieri che scoprì una fabbrica di biglietti falsi e clonati, una stamperia da banda degli onesti, una truffa che arrivava a 70 milioni di euro l’anno, e non ha ancora il suo colpevole.
L’Atac, che a Roma è sorella dell’Ama, è una palude dove si perdono dai 150 ai 70 milioni l’anno, con un debito storico di oltre un miliardo di euro. Insanabile, dunque. Tecnicamente fallita
È davvero difficile immaginare qualcosa di più mostruoso di questa Atac, che è la più grande azienda di trasporto pubblico d’Europa, 11.562 dipendenti, un incredibile numero di manager brubru che vanno, anche loro, periodicamente a fuoco come i bus. E poi ci sono i subappalti marchettari alla Tpl; le forniture di ricambi, soprattutto delle gomme, ingiustificabili per numero e per cifre di spesa. Gli autisti sono 5874, gli autobus 1955, ne escono 1300 al giorno e ogni giorno 300 si rompono, senza contare quelli “tostati”. Non avendo altri soldi per pezzi di ricambio gli autobus vengono cannibalizzati e per aggiustare un autobus rotto ce ne vogliono altri due
I signori della palude sono: i grandi fornitori che ottengono profitti fuori mercato; l’azionista unico, che è il Comune di Roma, a partire dalla politica che ne fa un serbatoio di voti; i sindacati che, in una giungla di sigle hanno gestito assunzioni, promozioni e persino le mense
Questa Roma, che finisce perchè è finita la sua amministrazione, è stata scelta dal Papa come città di Dio, e dovunque il mondo ha cercato di replicarla, e tutti ne hanno subito il fascino, benedicendola o maledicendola, e ogni cosa aveva conosciuto e anche subìto, ma nessuno ancora era riuscito a friggerla in questo modo. Le auto bruciate sono infatti paesaggio mafioso o violenza di black bloc, ma gli autobus bruciati sono un nuovo spettacolo, un arredo urbano del tutto originale. Venezia ha le navi di crociera del turismo a San Marco.
E Roma ha i fuochi dell’incompetenza o, meglio, della furba competenza dei manutengoli.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 22nd, 2017 Riccardo Fucile
ASPETTIAMO SEMPRE CHE ANALOGA INIZIATIVA GIUDIZIARIA SI ADOTTI ANCHE PER CHI ISTIGA ALL’ODIO RAZZIALE
La polizia sta eseguendo una serie di perquisizioni nei confronti di leader ed esponenti del
Movimento dei Forconi in diverse parti d’Italia. Gli uomini delle Digos, coordinati dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione, stanno operando a Ascoli, Campobasso, Como, Firenze, Latina, Roma, Taranto e Treviso.
Destinatari delle perquisizioni sono aderenti al movimento che hanno manifestato l’intenzione di realizzare una serie di azioni per eseguire il cosiddetto “ordine di cattura popolare” (pubblicato il 29 dicembre 2016 sul blog del movimento), un documento redatto da alcuni tra le persone ora indagate e dal contenuto fortemente istigatorio con il quale si incitano i cittadini ad “arrestare” tutti i parlamentari della Repubblica, gli esponenti del governo e persino il presidente della Repubblica.
“La nostra era una provocazione e ci aspettavamo una reazione simile”, replica Danilo Calvani, leader del movimento 9 dicembre.
“Mi hanno sequestrato il computer – afferma – per cercare qualcosa di eversivo. Siamo stati noi a presentare le denunce in varie procure d’Italia contro i politici, che occupano abusivamente il posto dopo la sentenza della Consulta e ci aspettavamo una reazione simile. Quello che ci viene contestato è che non possiamo sostituirci allo Stato”.
Tra i perquisiti ci sono anche i responsabili dell’aggressione al parlamentare forzista Osvaldo Napoli, avvenuta davanti a Montecitorio lo scorso 14 dicembre.
L’intervento di polizia e carabinieri consentì di evitare conseguenze per Il deputato di Fi e identificare e denunciare 14 persone.
Dalle indagini è inoltre emerso che gli indagati hanno depositato in alcuni uffici di polizia l’ “Ordine di cattura popolare” e hanno postato sui social network diversi proclami di rivolta sociale.
L’ordine di cattura popolare.
Si legge nel fantomatico documento, che parte dall’accusa dell’elezione non valida dei deputati con il porcellum, dichiarato incostituzionale, come l’Italia sia “in una grave situazione di insostenibilità giuridica, che si perpetua nel tempo, con grave rischio delle libere e democratiche Istituzioni della Repubblica. Tocca, pertanto, al Popolo sovrano, attesa l’inerzia intollerabile della magistratura e dei vertici delle forze di polizia, peraltro abusivi in quanto nominati da governi abusivi, di procedere nei confronti dei governanti e parlamentari abusivi nei termini di legge”.
E quindi l’autonominato Comitato per la Legalità “emana ordine di cattura popolare a carico delle persone, dianzi indicate (l’elenco va da Mattarella e Napolitano a tutti i singoli deputati, ndr) la cui esecuzione spetta alla polizia giudiziaria, avvertendo che se ciò non dovesse essere adempiuto saranno i cittadini ad operare in conformità alle norme in premessa e del codice di procedura penale”.
(da agenzie)
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Marzo 22nd, 2017 Riccardo Fucile
LA 22ENNE CHIARA CRESCINI SI E’ RIVOLTA AI CARABINIERI…. TANTI MESSAGGI DI SOLIDARIETA’: “LA FIGURA DELLA DONNA IN POLITICA NON PUO’ ESSERE SVILITA IN QUESTO MODO”
“Ho pensato a lungo se scrivere qualcosa a riguardo oppure tenere tutto per me, e non rispondere in alcun modo a questa gentile ‘lettera’ della quale tuttora fatico a trovare il senso. Poi però ho pensato che io non ho nulla da nascondere, da temere o di cui vergognarmi”.
Una giovane donna impegnata in politica, Chiara Crescini, 22 anni, dal 2015 nella segreteria provinciale dei Giovani Democratici di Monza e Brianza, dove ricopre la delega per la comunicazione, e già candidata alle comunali della sua città , ha trovato una busta anonima nella cassetta delle lettere con pesanti insulti sessisti e si è rivolta ai carabinieri.
“Cara Chiara tra fare politica e fare la p.. c’è una bella differenza”, il messaggio accompagnato da quattro foto che la ritraggono insieme ai colleghi dem durante gli eventi di partito.
“Mi sento un po’ turbata – racconta – ma non mi farò certo cambiare la vita da una persona vigliacca. Il gesto di una singola persona non scalfisce la fiducia che ho nella gente e in questo Paese. Continuerò a fare politica nonostante gli attacchi”.
La giovane, quando doveva ancora compierne 20 si è candidata con una lista civica di centrosinistra per un posto nel consiglio comunale della sua città , Burago Molgora, dove non è stata eletta solo per una manciata di voti.
Iscritta alla facoltà di Lettere Moderne, da anni è attiva politicamente sul territorio, vicina alla corrente di Renzi.
Allegati alle poche righe battute a computer e infilate in una busta bianca, l’autore del gesto ha messo quattro scatti che ritraggono la 22enne in alcuni momenti del suo impegno politico. Sono immagini scaricate dal profilo social della giovane e stampate su carta comune. Si tratta di foto catturate da un’intervista che la ragazza ha rilasciato nei giorni durante la convention del Pd al Lingotto, o, più recentemente, in occasione del congresso dei Future Dem, che si è svolto lo scorso fine settimana a Roma.
La ragazza, convinta dagli amici, nel pomeriggio di martedì ha varcato i cancelli della caserma dei carabinieri di Vimercate, dove ha raccontato tutto ai militari.
Poi ha pubblicato una riflessione sulla sua pagina Facebook su quanto accaduto, concludendo poi rivolgendosi all’autore (uomo o donna) della lettera: “Spero che tu possa, un giorno, avere la fortuna di vivere giornate e momenti felici come quelli degli scatti che hai avuto la cura di stampare. Magari è anche vero ed hai ragione, non ho idea di cosa sia la politica. Ma sono più che certa che tu non abbia idea di cosa voglia dire e quanto bello possa essere stare insieme a persone alle quali sei legato da idee e affetto. E, dal cuore, ti auguro di scoprirlo presto”.
Nel giro di poche ore la giovane democratica è stata raggiunta da centinaia di messaggi di solidarietà , arrivati sia dai cittadini sia dai politici.
Lo staff di Future Dem scrive: “Massimo solidarietà a Chiara Crescini per il vile attacco ricevuto. Gli attacchi sessisti non possono essere tollerati e la figura della donna in politica non può continuare ad essere svilita come troppo spesso ancor accade”.
Ma per lei ha avuto parole anche la sindaca di Arcore, Rosalba Colombo, Pd: “Cara Chiara, hai tutta la mia solidarietà di donna, e quella di chi ama la buona politica senza la quale non esiste democrazia”. Solidarietà anche dal deputato dem, Roberto Rampi.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 22nd, 2017 Riccardo Fucile
ERA RICERCATO DA 10 ANNI, VIVEVA NASCOSTO IN UN BUNKER VICINO A LOCRI… LA RISPOSTA DELLO STATO ALLA CRIMINALITA’
Dopo quasi un decennio, è finita la latitanza del boss Santo Vottari. 
I carabinieri del comando provinciale, supportati dallo squadrone Cacciatori, lo hanno scovato in un bunker nascosto in contrada Ricciolino di Benestare, a meno di 20 chilometri dalle strade di Locri, ieri colorate da bandiere e striscioni delle 25mila persone che hanno partecipato alla manifestazione convocata da Libera nella XXIII Giornata della memoria e dell’impegno.
“Si tratta di un’operazione importante che si associa alla grande manifestazione di ieri a Locri. La gente scende in strada contro la ‘ndrangheta, lo Stato arresta un grande latitante. Un attacco su tutti i fronti” commenta il procuratore capo della Dda, Federico Cafiero de Raho.
Considerato uno dei principali obiettivi dopo la cattura di Fazzalari e inserito fra i latitanti più ricercati dall’Europol, Vottari è stato trovato a casa sua, un palazzotto di diversi piani, in cui abita tutta la famiglia Vottari.
All’interno i carabinieri del Reparto operativo avevano in passato già rinvenuto quattro bunker. Una circostanza che il clan ha tentato di sfruttare a proprio vantaggio. All’interno di quello realizzato nel seminterrato è stato ricavato un altro bunker, cui si accedeva da una botola, sapientemente nascosta dai muratori dei clan. Ma non abbastanza.
Quando i carabinieri l’hanno aperta, il latitante, quasi rassegnato, si è fatto ammanettare senza opporre resistenza.
Scomposte invece le reazioni della famiglia. Dopo che il latitante è stato portato via, il figlio avrebbe aggredito una troupe della Rai, tentando di danneggiare la telecamera e insultando pesantemente l’operatrice.
Da tempo bestia nera degli investigatori, che più volte sono piombati a San Luca mettendo a soqquadro case e ruderi nella speranza di trovarlo, Santo Vottari, fratello di Franco “Frunzu” e di Sebastiano, chiamato “il professore” per un paio di anni all’università , è stato condannato a 10 anni in abbreviato nello storico processo Fehida.
Latitante dall’esecuzione di quella operazioni, oggi è considerato il reggente dell’omonimo clan, che ha scritto di proprio pugno e nel sangue parte della storia della ‘ndrangheta della Jonica. Per gli investigatori è uno dei protagonisti della faida di San Luca fra i Pelle-Vottari e i Nirta Strangio, culminata nella strage di Duisburg del ferragosto 2007.
Una scia di sangue lunga quasi un ventennio, iniziata per uno scherzo di Carnevale, dopo il quale è stato ucciso uno dei fratelli di Vottari, Antonio, e terminata con l’omicidio di sei persone, trucidate di fronte al ristorante “Da Bruno” in Germania.
Sebbene sia stato assolto dall’accusa di omicidio, Vottari è sempre stato considerato dagli inquirenti uno dei responsabili della “strage di Natale”, fra i più cruenti episodi della sanguinosa faida.
Il 25 dicembre del 2006 una raffica di kalashnikov uccide Maria Strangio, 33 anni – moglie di Giovanni Nirta, considerato uno dei capi della cosca omonima, e sorella di Sebastiano Strangio. Insieme a lei, a terra rimangono tre persone, più o meno gravemente ferite dai proiettili, il figlio della donna, un bimbo di soli 5 anni, Francesco Colorisi, 23 anni, Francesco Nirta, 32 anni.
Giovanni Nirta, il marito di Maria Strangio, vero obiettivo dell’agguato avvenuto a soli quattro giorni dalla sua scarcerazione, è rimasto illeso. Per paura di una nuova azione di fuoco, la famiglia decise di non farlo partecipare nemmeno ai funerali della moglie.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 22nd, 2017 Riccardo Fucile
LA SUA ANALISI SMENTITA DAI FATTI… NON BASTA CHIAMARSI POPULISTI PER RAPPRESENTARE IL POPOLO (CHE INFATTI NON LA VOTA)
Poche ore fa Giorgia Meloni, in una intervista a Huffingtonpost, ha illustrato la sua idea idea di destra che ovviamente è distante mille miglia dalla mia, non certo da ora.
Lei proviene dalla nomeklatura post-missina, quella per cui contano le poltrone e non ha rilevanza se per arrivarci si rinnegano origini e radici.
Lei vende su prodotto e non ha importanza se per incassare gli utili si è ridotta a fare da sub-agente alla concessionaria madre leghista.
Ma veniamo all’analisi: al giornalista che le fa presente che i “sovranisti” stanno perdendo ovunque le elezioni, si arrampica sugli specchi e afferma: “Influenzare le decisioni dei governi è già una vittoria. il programma di Fillon era molto radicale, proprio per arginare Marine. Lo stesso dicasi per Rutte”
E qui sta la prima menzogna: i sovranisti non sono stati battuti da chi ne ha mutuato le tesi per cercare di arginarli, semmai tutto l’opposto.
Hofer in Austria è stato sconfitto da un esponente dei Verdi, espressione della sinistra moderata, che ha fatto una campagna elettorale in rotta di collisione con il leader xenofono.
Wilders in Olanda è stato sconfitto da un esponente liberale che ha impedito a un folle nazionalista (amico dei sovranisti) di farsi una campagna elettorale in Olanda per far diventare la Turchia un regime dittatoriale più di quanto già non sia. Lo avrebbe fatto qualsiasi premier dotato di cervello, non è certo prerogativa di un sedicente sovranista tutelare la propria nazione.
Veniamo alla Francia dove la Le Pen avrebbe dovuto stravincere. E’ vero che Fillon ha spostato i Repubblicani su posizioni più di destra estrema, ma qualcuno avvisi la Meloni che è tagliato fuori dal ballottaggio proprio per questo.
Se il partito lo avesse sostituito con il centrista Juppè i Repubblicani sarebbero arrivati al ballottaggio con Macron e la Le Pen sarebbe stata esclusa.
E da chi sarà battuta la Le Pen? Da uno che ne ha mutuato i temi? Tutt’altro.
Da un Macron che con la Le Pen non vuole avere nulla a che spartire.
Conclusione: i sovranisti perdono quando trovano chi li prende a schiaffoni, non da chi pensa di cavalcarne i temi.
La Meloni dice : “io sto con il popolo contro l’establishment“, ma il popolo è quello che vota non quello che sogna la Meloni e quando vota la esclude dal ballottaggio persino nella sua Roma, in condizioni ottimali per un’affermazione.
E’ il popolo che le assegna un 4-5% a livello nazionale, un terzo dei voti di quanto prendeva An ai tempi di Fini.
Di quale popolo parla?
Per non parlare degli anni da cortigiana al servizio del Cavaliere dove ha persino avallato che Ruby fosse la nipote di Mubarak, altro che parlare di etica.
E smettiamola con questo nazionalismo da operetta che persino Almirante aveva superato decenni or sono, indicando l’Europa nazione come nuova frontiera della destra.
Di fronte alla globalizzazione stiamo ancora a difendere i confini inventandoci invasioni tarocche?
E un nazionalismo per citrulli, da dittatori alla Al Sisi, infatti abbiamo potuto apprezzare il silenzio vergognoso della Meloni di fronte all’omicidio di un italiano come Giulio Regeni. Dov’era la nazionalista tutta di un pezzo Meloni quando si è trattato di difendere un giovane connazionale torturato da un regime di delinquenti?
Con la vittima o con i boia?
O si devono difendere solo i marò mandati allo sbando da un politico di Fdi per tutelare interessi privati ?
Quante parole ha speso la Meloni per condannare gli omicidi dei dissidenti commissionati dall’oligarca del Cremlino?
Come si fa ad accusare gli altri inquisiti e tacere sul proprio tesoriere indagato per corruzione ?
E ci fermiamo qua, non senza ricordare che alla fine il centrodestra si presenterà comicamente unito, nonostante la Meloni tuoni “se Berlusconi non esce dal Ppe nessuna intesa è possibile”.
Vogliamo vederla la Meloni correre da sola “per coerenza”.
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