Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
COMUNE DI PARABITA; ASSUNZIONI FITTIZIE NELL’AZIENDA RIFIUTI ATTRAVERSO I BUONI LAVORO
Voucher usati dall’amministrazione comunale per pagare gli uomini del clan a Parabita: diventa
sempre più allarmante, man mano che si delinea, il quadro del Comune salentino sciolto per mafia dal Governo il 17 febbraio scorso.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto di scioglimento il 4 marzo, mentre è già al lavoro la Commissione straordinaria (formata da Andrea Cantadori, Gerardo Quaranta e Sebastiano Giangrande), chiamata a traghettare l’amministrazione per 18 mesi e fino a nuove elezioni.
I funzionari nominati dal prefetto dovranno “rimuovere gli effetti pregiudizievoli per l’ente pubblico”, ovvero mettere mano a quegli ambiti amministrativi che più degli altri sarebbero stati inquinati dalla vicinanza di esponenti politici al clan Giannelli.
Il vicesindaco Giuseppe Provenzano su tutti, arrestato nel dicembre 2015 nell’operazione Coltura, che portò in carcere 22 persone e evidenziò la rete di favori costruita per scambiare favori con il consenso elettorale.
Un sistema dal quale ha sempre preso le distanze il sindaco, Alfredo Cacciapaglia, che ha annunciato ricorso contro il decreto di scioglimento non appena sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Intanto, però, continuano ad emergere particolari della relazione con cui il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha proposto lo scioglimento.
Il vicesindaco viene definito “veicolo consapevole per favorire gli interessi criminali”, come dimostra anche la foto insieme al figlio del boss Marco Giannelli, che fu pubblicata sul suo profilo facebook e poi finì nell’ordinanza cautelare.
Così come i commenti euforici postati da persone considerate vicine al clan, dopo la vittoria elettorale del 2015, a simboleggiare l’affermazione del candidato sostenuto.
Per sdebitarsi – stando alla ricostruzione del Viminale – Provenzano avrebbe dispensato assunzioni nella ditta che si occupava della raccolta dei rifiuti, nonchè contributi economici per prestazioni di lavoro occasionali tramite i voucher senza che il lavoro fosse effettivamente svolto.
Favori sarebbero stati commessi anche nel rilascio di alcuni permessi edilizi e nell’assegnazione di case popolari o nel mancato sgombero di abitazioni occupate da persone che non ne avevano diritto.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
PROCURATORI: “STESSI DIFETTI COSTITUZIONALI DEL PRIMO”
La prima offensiva legale contro il nuovo bando di Trump che sospende i nuovi visti per sei paesi musulmani arriva dalle Hawaii, dove è nato Barack Obama: i procuratori dello Stato hanno spiegato in documenti presentati a una corte che intendono chiedere al giudice federale un ordine temporaneo per bloccare l’attuazione del nuovo ordine esecutivo.
Anche il bando bis, ha detto alla Cnn Neal Katyal, uno dei procuratori, “sconta ancora gli stessi difetti costituzionali e regolamentari” di quello precedente.
Il dipartimento di Giustizia si è affrettato a sottolineare che il nuovo ordine ricade al di fuori delle ingiunzioni che avevano bloccato il primo.
Entrambe le parti hanno chiesto al giudice di fissare un calendario di udienze a breve, prima dell’entrata in vigore del provvedimento, fissata per il 16 marzo.
Probabile che nei prossimi giorni si aggiungano molteplici ricorsi da parte di altri Stati e di associazioni.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
APPROVATO EMENDAMENTO CHE VINCOLA L’ESITO DEI NEGOZIATI AL VOTO DEL PARLAMENTO
La Camera dei Lord ha approvato un emendamento che mira a vincolare il governo di Theresa May a
sottoporre a un voto del parlamento il risultato dei negoziati per il recesso della Gran Bretagna dall’Ue.
L’emendamento dovrà passare ora alla Camera dei Comuni dove l’esecutivo – contrario a concedere un potere di veto alle Camere – punta a rovesciarlo per garantire l’approvazione senza modifiche della legge per l’attivazione dell’iter della Brexit.
La decisione della Camera dei Lord rappresenta un nuovo scacco al premier May.
Il governo punta comunque a mantenere la sua tabella di marcia e intende riportare il testo all’originale una volta che la ‘bill’ tornerà alla Camera dei Deputati, che ha l’ultima parola sui provvedimenti.
Intanto Downing Street ha respinto la nuova richiesta di elezioni anticipate, che in questo caso è arrivata dall’ex ministro Tory e ora membro dei Lord William Hague, secondo cui May dovrebbe capitalizzare il suo consenso andando alle urne.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 7th, 2017 Riccardo Fucile
A DESTRA IL SOCCORSO AZZURRO ANTI-SALVINI, A SINISTRA L’USCITA DALL’AULA DEI BERSANIANI
La mozione su Lotti è una scossa, che apre una doppia faglia.
Già una settimana prima del 15 marzo, giorno in cui approderà in Aula. A metà pomeriggio appena viene stabilito il calendario, ecco la prima (faglia): ai dichiaratori di Forza Italia viene chiesto di rispondere a Matteo Salvini. Il quale aveva dichiarato, con la consueta brutalità , a proposito dell’annuncio in pompa magna che il partito di Berlusconi è contrario alla mozione di sfiducia: “Prima si manda a casa questo governo, meglio è. Forza Italia ha un problema di identità politica”.
Seguono le solite frasi degli azzurri sul “garantismo” , anzi sul “garantismo anche con gli avversari”.
Un distillato del Berlusconi e del Ghedini pensiero che, di qui al giorno delle votazioni, produrrà altri titoli sulla “barbarie giustizialista”.
Anche Maurizio Gasparri, parlando con alcuni senatori, ha giudicato eccessivo questo correre in soccorso all’ex sottosegretario di Matteo Renzi, prima ancora che venisse calendarizzata la mozione di sfiducia.
Ecco Miguel Gotor, sempre a metà pomeriggio: “Ce la vogliamo dire la verità ? Siamo di fronte a un garantismo peloso da parte di quelli che difendono Lotti. Ricordi le dichiarazioni di Renzi sulla Idem, su Lupi, sulla Cancellieri, sulla Guidi? Diceva che c’è un’opportunità politica a prescindere dal fatto che non erano indagati. Ora fa il garantista, perchè stanno toccando un suo amico. Ma mica te lo ordina il medico che devi fare il ministro. Lotti ha il dovere di un passo indietro”.
È la seconda faglia. I Democratici e progressisti valuteranno nei prossimi giorni il da farsi. L’orientamento è quello di alzare il tiro sulle dimissioni di Lotti e di non partecipare al voto, perchè un gruppo di maggioranza non può votare una mozione di un partito di opposizione, altrimenti sarebbe all’opposizione, e nel caso specifico i demo-progressisti non hanno i numeri per presentare una propria mozione. Presenteranno una mozione di “censura” che chiede a Gentiloni di valutare se ritirare o meno le deleghe di Lotti, ma chissà quando sarà discussa.
Due faglie, attorno a Lotti. Nazareniche.
A destra il soccorso azzurro, peraltro dopo due settimane che tutti i sondaggi danno il centrodestra, tutto unito, in vantaggio sia sul Pd sia sui 5 stelle.
A sinistra l’uscita dall’Aula dei bersaniani, che vedono nell’inchiesta Consip la vera storia di questi anni. Per la serie: “Quando denunciavamo l’asse con Verdini… Ora si capisce perchè…”.
Due faglie che, nonostante un esito scontato del voto, hanno un grande significato politico, che già lascia prefigurare i titoli di giornata sul petalo più pregiato del giglio difeso da Berlusconi, con la sinistra che ne chiede le dimissioni e i 5Stelle che in cuor loro ringraziano per lo spot gratuito e poi scatenano l’inferno in Aula.
Si capisce perchè quella vecchia volpe di Zanda voleva mandare la mozione alla Camera, dove i numeri sono più definiti.
E aveva chiesto, durante la riunione della capigruppo che si sentissero i due presidenti (di Camera e Senato) per decidere, dal momento che i 5Stelle avevano presentato la mozione in entrambi i rami del Parlamento. Volontariamente o involontariamente è stato proprio il presidente del Senato a “suggerire” come dipanare la matassa.
Ai senatori pentastellati che, in modo un po’ concitato, lo invitavano a “non farsi portare a passeggio da Zanda”, il presidente del Senato ha risposto: “È evidente che basta il ritiro della mozione ad una Camera per rendere l’altra investita”.
Detto. Fatto. Con annessi soliti malumori, a microfoni spenti, su Grasso. Per il luogo (Senato e non Camera) ma non per i tempi. Perchè, dopo qualche giorno di riflessione in cui la parola d’ordine era “prendere tempo”, pare che anche l’ex premier si sia convinto a fare presto: “Queste cose — dice una fonte vicina — prima te le togli e meglio è”.
Soprattutto prima che possa uscire altro dalle procure che complichi la difesa a oltranza. Perchè a quel punto la scossa sarebbe più intensa e le faglie più profonde. Dopo la mozione invece, resta la polemica politica, ma dal punto di vista parlamentare non ci sono più strumenti.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 7th, 2017 Riccardo Fucile
LA VERA STORIA DI SANA, LA DONNA “STRANIERA” DI LIVORNO E DEL LITIGIO SUL BUS PER UN PASSEGGINO… PECCATO CHE AVESSE LA CITTADINANZA ITALIANA E CHE LA RELIGIONE E LA FESTA DELLE DONNE NON C’ENTRINO UNA MAZZA
Matteo Salvini non perde un’occasione per farci capire che gli immigrati sono persone pericolose,
scortesi, maleducate e che non rispettano la legge.
A farne le spese qualche giorno fa una donna protagonista di un diverbio su un mezzo pubblico della Ctt a Livorno.
Una lite come ne succedono spesso sui mezzi pubblici padani ma dal momento che una delle due protagoniste è identificabile come “donna di origine straniera e di religione musulmana” Salvini ci ha fatto un post per ricordarci quello che potrebbe succedere se l’Italia continuerà a subire “l’invasione” degli immigrati amici della Boldrini.
La polemica è sempre la stessa, gli italiani sono stufi di dover subire i soprusi delle “risorse” di origine straniera e secondo Salvini questo video dimostra che è ora di dire basta all’accoglienza indiscriminata.
Qualcosa non torna però perchè la donna “straniera” in realtà è cittadina italiana.
La si sente infatti ribadire più volte di “avere la cittadinanza” e quindi di godere degli stessi diritti dei cittadini italiani.
Non è quindi nè una clandestina nè una persona sbarcata da poco ma di una donna (che sì, indossa un hijab che non è poi così diverso dai veli delle suore o da quelli indossati da certe nonne) che vive da molto tempo nel nostro Paese.
Ci vive da così tanto tempo che quel Paese ora è anche suo.
Questo naturalmente è inconcepibile per Salvini che invece preferisce utilizzare quello che a tutti gli effetti è un banale litigio come un esempio dell’ennesimo crimine commesso dagli immigrati ai danni degli onesti cittadini italiani, quelli che non si insultano mai per strada e non litigano mai sui mezzi pubblici.
Basta andare su pagine di “degrado” come Welcome to Favelas per vedere decine di episodi simili dove i protagonisti sono cittadini 100% made in Italy.
Ma evidentemente Salvini ha da tempo capito che il “degrado” (e questo episodio difficilmente lo è) è un ottimo carburante per la sua macchina della propaganda. Questa volta Salvini approfitta della festa della donna dell’otto marzo per avvertire i suoi elettori che presto — per colpa della Boldrini e degli invasori — potrebbe diventare la “Festa della donna velata”. Salvini dimentica però che anche le “donne velate” così come le chiama lui con disprezzo sono donne tanto quanto quelle non velate.
Come spesso capita le storie utilizzate da Salvini per raccontare la sua visione dei problemi dell’Italia hanno un diverso contenuto di verità che il Capitano della Lega Nord preferisce ignorare.
Succede però che Asia-Usb Livorno sia andato ad intervistare Sana, la donna “straniera” che assieme ad un’italiana è protagonista del litigio.
Apprendiamo così che a scatenare la rissa verbale non è stata la religione ma il fatto che la signora avesse un passeggino aperto all’interno del bus.
Passeggino che era pieno della spesa e che secondo Sana l’autista del mezzo della Ctt aveva acconsentito che rimanesse aperto.
A quel punto una signora è intervenuta dicendo che “le regole valgono per tutti” e che i passeggini andavano chiusi e che le donne avrebbero dovuto tornare al loro paese invece che pretendere un trattamento speciale.
Non vogliamo qui entrare nel merito di chi avesse ragione e chi torto, vale la pena però ricordare che di episodi di violenza verbale e fisica tra italiani è pieno l’Internet e che quindi il fatto che Salvini abbia preso questo episodio particolare per dimostrare che non è possibile la convivenza con i cittadini di origine straniera è una scelta dettata dal razzismo insito nelle politiche della Lega Nord.
Salvini qui non è interessato a quello che in realtà è successo ma solo a quello che il video rappresenta: una donna “velata” che attacca un’italiana.
Ma del resto da un politico che ha difeso il gesto dei dipendenti della LIDL non è che ci si deve aspettare niente di meglio.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 7th, 2017 Riccardo Fucile
LO STUDIO DI UNA RICERCATRICE ITALIANA PER L’UNIVERSITA’ DELL’ESSEX SMONTA UNO DEI LUOGHI COMUNI USATI DAI RAZZISTI…”SE DOVESSIMO POTENZIARE I CONTROLLI ALLE FRONTIERE DOVREMMO FARLO PER I FLUSSI IN USCITA E NON IN ENTRATA”
In nome della sicurezza nazionale, Europa e Stati Uniti pensano a blocchi delle frontiere, Muslim Ban, e a una politica dei rimpatri sempre più veloce.
Intanto, l’estrema destra nazionalista e i partiti populisti conquistano sempre più consensi anche alle loro invettive contro Islam e immigrati che hanno lo scopo di creare un collegamento tra il fenomeno migratorio e quello del terrorismo di matrice islamista.
Uno studio della ricercatrice italiana all’università britannica dell’Essex, Margherita Belgioioso, che ha analizzato gli attentati terroristici compiuti in Unione Europea nel biennio 2014-15 smentisce però questo collegamento.
“Siamo di fronte a una sovraesposizione mediatica degli attacchi di matrice islamista rispetto a quelli compiuti da gruppi autoctoni — spiega Belgioioso —. In realtà , gli attentati jihadisti rappresentano meno del 4% delle azioni sul suolo europeo”.
Secondo i dati forniti dal Global Terrorism Database e studiati dalla ricercatrice veneziana, “i jihadisti compiono pochissimi attentati in Europa rispetto al totale degli attacchi, anche se la loro efficacia è molto alta”.
Nello studio si legge che il 62,25% degli attentati viene compiuto per mano di organizzazioni europee, dai gruppi di estrema destra e sinistra a quelli anarchici, separatisti e anche animalisti.
Il 15% circa, poi, sono perpetrati da movimenti anti-immigrati, il 4,08% da gruppi anti-Islam e solo il 3,89% sono attribuibili a gruppi jihadisti.
Per il 14,2% degli attentati, infine, non si è riusciti a individuare i responsabili, anche se il 15% di questi hanno come vittime degli immigrati.
La vera forza di organizzazioni terroristiche come al-Qaeda o Isis, se non nei numeri, sta nella letalità degli attacchi compiuti nel territorio dell’Unione.
Nel biennio analizzato da Belgioioso, sono 141 le vittime causate dagli attentati di matrice islamista, contro le 115 dei gruppi anti-islamici, le 27 delle organizzazioni nate e cresciute in Europa, le 8 dei movimenti anti-immigrati, due di gruppi non identificati e una per mano di organizzazioni antisemite.
“Anche se questi dati bilanciano la situazione, evidenziando una maggior capacità di uccidere negli attentati di matrice jihadista — continua la ricercatrice -, sommando le azioni compiute da gruppi autoctoni con quelle di stampo islamista, si vedrà che quest’ultimi causano comunque meno vittime rispetto ai primi”.
La tesi dell’esistenza di un collegamento tra immigrazione e terrorismo jihadista viene ulteriormente smentita, nella ricerca di Belgioioso, dai numeri relativi ai soggetti direttamente responsabili degli attacchi in Ue.
Solo il 6% di questi è stato compiuto da cittadini non europei, divisi tra migranti illegali (2,64%), migranti legali (2,64%) e soggetti con doppia cittadinanza (0,66%). Numeri esigui in confronto al restante 94%, cioè gli attentati compiuti da cittadini europei nati in Unione Europea.
“Gli autori degli attacchi — precisa Belgioioso — sono nella stragrande maggioranza dei casi cittadini europei nati e cresciuti in Europa. E questo smonta l’ipotesi di un collegamento tra terrorismo e immigrazione. A dire la verità , questi numeri ci dicono che, se proprio dovessimo potenziare i controlli alle frontiere dell’Europa, dovremmo farlo per i flussi in uscita e non in entrata, cercando così di individuare quei cittadini europei che vogliono entrare in contatto con i gruppi estremisti” in Africa, Asia e Medio Oriente.
Ma anche in questo caso, si legge nello studio, si tratta di numeri esigui: solo il 10% dei cittadini europei ha viaggiato fuori dall’Europa per ricevere addestramento militare.
Nonostante questi numeri, conclude la dottoressa nella sua ricerca, negli ultimi anni il terrorismo e la crisi migratoria hanno scalato la classifica delle preoccupazioni tra i cittadini europei.
“Questo — conclude — è dovuto a una sovraesposizione mediatica degli attacchi di matrice islamista. I media danno molto risalto agli attentati compiuti dalle organizzazioni jihadiste, mentre spesso ignorano o offrono meno particolari su quelli portati a termine dalle organizzazioni europee”.
I numeri forniti da Belgioioso sono emblematici: “Nell’85,5% degli attacchi compiuti da organizzazioni europee, risulta impossibile trovare informazioni riguardanti gli attentatori. Al contrario, nella totalità degli attacchi di matrice islamista vengono diffusi tutti i particolari dei terroristi. In diversi Paesi europei, come la Germania, esistono leggi che garantiscono la privacy per i responsabili di attentati terroristici, impedendo la pubblicazione dei loro dati personali. Come ho detto, però, nel caso dei jihadisti questa legge viene quasi sempre ignorata”.
Gianni Rosini
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 7th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO AVER FATTO APPROVARE DIVERSE COLATE DI CEMENTO, ORA LA SINDACA SI RIMANGIA L’IMPEGNO SULL’USO DEGLI ONERI URBANISTICI
Per quanto tempo ancora dovremo sentire Chiara Appendino addossare alle amministrazioni che
l’hanno preceduta negli ultimi trent’anni la colpa della situazione dei conti pubblici della città ?
Che il bilancio di Torino sia problematico (per usare un eufemismo) è cosa nota e dovrebbe esserlo ancora di più alla sindaca Appendino che nella scorsa consiliatura faceva parte della Commissione Bilancio.
C’è da chiedersi perchè — sapendolo — la Appendino e il MoVimento 5 Stelle hanno fatto in campagna elettorale promesse che solo ora i cittadini si stanno rendendo conto che gli eletti del partito di Beppe Grillo non sono in grado di mantenere.
Una su tutte? La candidata sindaca Appendino nel suo programma elettorale aveva promesso di far ricadere sul territorio i proventi derivanti dagli oneri urbanistici.
Cosa che la sindaca Appendino ha deciso di non fare.
Non si tratta qui dell’approvazione dell’operazione urbanistica sull’area ex-Westinghouse che quando erano all’opposizione i 5 Stelle avevano tanto avversato.
In un accorato intervento dell’allora consigliere d’opposizione Chiara Appendino (cui Fassino rispose con una delle sue famose “profezie”) l’esponente del M5S disse “sarò fiera quando capiremo che dal punto di vista urbanistico è impensabile che il motore di sviluppo per la riqualificazione continui ad essere il grande centro commerciale perchè così non facciamo altro che scaricare su altre fasce — in particolare i piccoli commercianti — gli effetti della crisi“.
Se volete potete confrontare l’Appendino di governo da quello di lotta guardando il video con le scuse addotte da Appendino qualche giorno fa.
Puntualmente una volta al governo della città il M5S ha avallato l’operazione di quel centro commerciale (e di altri centri commerciali più piccoli) giustificandosi con la necessità di fare cassa.
Una decisione che aveva provocato non pochi malumori all’interno del MoVimento tant’è che nel novembre del 2016 i consiglieri di maggioranza avevano votato una mozione (la 91/2016) nella quale si impegnava l’Amministrazione comunale a non utilizzare gli oneri derivanti dai permessi a costruire per finanziare la spesa corrente, come promesso in campagna elettorale.
Mozione che la Appendino aveva fatto annullare con con una delibera di giunta approvata il 22 febbraio e votata dalla maggioranza, ieri il 6 marzo.
Ieri pomeriggio infatti i 24 consiglieri di maggioranza, quelli che avevano votato la mozione 91/2016 hanno votato compatti e senza battere ciglio a favore della deliberazione sugli indirizzi per la redazione del bilancio finanziario triennale 2017/2019 presentata da Appendino e dall’Assessore al Bilancio Sergio Rolando.
In buona sostanza i consiglieri del MoVimento hanno autorizzato la sindaca a utilizzare per i prossimi tre anni gli oneri di urbanizzazione per coprire la spesa corrente.
Quell’impegno preso dai consiglieri di maggioranza a novembre non vale più nulla e la Appendino può tranquillamente ricorrere ad uno strumento introdotto dal governo Berlusconi nel 2001 al quale le amministrazioni precedenti (quelle che hanno tutte le colpe) hanno rinunciato di ricorrere nel 2012, ovvero quando la Appendino era già in Consiglio Comunale.
La misura presentata come straordinaria e necessaria a chiudere in pareggio il bilancio 2016 diventa quindi ordinaria: gli oneri di urbanizzazione non rimarranno sul territorio ma verranno utilizzati per finanziare la spesa corrente, vale a dire per gli interventi ordinaria manutenzione della città .
Non è più il cemento il problema, di quello ce ne sarà in abbondanza, è il bilancio il nuovo campo di battaglia dove l’alternativa rappresentata da Chiara Appendino e dalla sua giunta non riesce a distinguersi dal passato.
Il problema è il buco di bilancio lasciato “da quelli di prima”, buco del quale non è chiara l’entità e che per Appendino a volte di è una quarantina di milioni a volte di centinaia: un buco elastico insomma.
Per risolvere il problema ecco spuntare manovre come quella dell’utilizzo degli oneri urbanistici per la spesa corrente ma non solo.
Ad esempio, nel bilancio 2016 sono stati iscritti 6,7 milioni di euro per “proventi derivanti da sanzioni alle famiglie” ovvero i mancati pagamenti delle imposte o le multe per divieto di sosta.
Al momento ne sono stati però incassati solo 110 mila mentre 4 milioni di euro sarebbero stati iscritti nei fondi di “dubbia esigibilità ” ovvero denaro che il Comune sa che probabilmente non potrà mai incassare.
L’Amministrazione come al solito dà la colpa a qualcun altro, nella fattispecie a non meglio precisarti “problemi informatici sia nei pagamenti che agli incassi al CSI”.
Il 5 Stelle ha innalzato di 7 milioni di euro (da 102 a 109) il totale dell’ammontare delle sanzioni che il Comune guidato da Fassino aveva accertato sulla carta, nel 2016 ne sono stati incassati solo 46 milioni e di quei quasi sette milioni aggiunti da Appendino se ne sono visti solo centomila.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 7th, 2017 Riccardo Fucile
FILLON, ALTRA ACCUSA: “HA RICEVUTO UN PRESTITO DI 50.000 EURO SENZA INTERESSI E NON L’HA DICHIARATO”
Nuovi guai in vista per Francois Fillon.
Il candidato conservatore alla presidenza francese avrebbe ricevuto un prestito di 50mila euro senza interessi dall’imprenditore Marc Ladreit de Lacharrière, senza dichiararlo al fisco.
È quanto sostiene il settimanale satirico Le Canard Enchaà®nè, lo stesso che ha sollevato il caso degli impieghi fittizi della moglie di Fillon, Penelope.
Ladreit de Lacharrière è un uomo d’affari vicino a Fillon, nonchè proprietario della rivista letteraria ‘La Revue des Deux Mondes’, che stipendiava la moglie di Fillon, con sospetto di lavoro fittizio.
La notizia giunge all’indomani dell’appoggio unanime ottenuto da Fillon in seno al comitato politico del suo partito, Les Republicains, dopo giorni di tensione in cui sembrava che la sua candidatura dovesse essere sostituita proprio a causa del cosiddetto ‘Penelopegate’.
Fillon, secondo il Canard, ha ottenuto il prestito nel 2013 “e non ha giudicato necessario” far figurare i 50mila euro nella sua dichiarazione all’Alta autorità per la trasparenza.
Secondo l’avvocato di Fillon, Antonin Levy, “il prestito è stato integralmente rimborsato”
Sondaggi.
Emmanuel Macron raggiunge per la prima volta Marine Le Pen in un sondaggio sulle presidenziali che si svolgeranno fra un mese e mezzo in Francia.
Secondo uno studio Elabe per Bfm Tv e L’Express, Il candidato centrista di En Marche! guadagna un punto e mezzo e arriva al 25,5 per cento, mentre la leader del Front National ne perde uno e scende al 26 per cento.
Staccato, al 19 per cento, resta Francois Fillon, candidato confermato dalla destra.
Al ballottaggio Macron vincerebbe con il 60 per cento dei suffragi.
La rilevazione è stata realizzata dopo l’annuncio del candidato della destra e del centro della sua convocazione in tribunale in vista di una sua incriminazione.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2017 Riccardo Fucile
“STO RESTITUENDO A RATE LA SOMMA CONTESTATA”… PER FORZA, GLIELA STANNO TRATTENENDO
La decisione dell’europarlamentare di Forza Italia Lara Comi di ingaggiare sua madre come
collaboratrice fiduciaria è stata presa sulla base del parere, poi rivelatosi errato, dell’allora suo commercialista, cui la Comi successivamente ha ritirato l’incarico.
Si tratta di una “vicenda ben nota” e di un “fatto ampiamente chiarito”, in seguito al quale “sto restituendo fino all’ultimo centesimo la somma che viene contestata, con una detrazione che ogni mese mi viene prelevata direttamente dallo stipendio”.
Lo afferma l’eurodeputata, commentando un articolo pubblicato oggi da Repubblica. “Ho letto stamattina — dice l’europarlamentare — su un autorevole quotidiano un articolo che mi cita in chiave critica per una vicenda legata al mio ruolo di parlamentare europeo e all’incarico di collaboratore fiduciario dato a mia madre”.
“E quindi importante per me — prosegue — chiarire tutta la vicenda, con grande trasparenza, come ho sempre fatto. Nel 2009, a 26 anni, sono stata eletta in Parlamento Europeo. Ho lasciato il mio lavoro nel settore privato e con grande entusiasmo ho intrapreso quest’avventura. Ogni giorno mi trovavo di fronte a sfide nuove e importanti e, per affrontarle, ho deciso di avere a fianco a me, con un incarico fiduciario, la persona di cui avevo la massima fiducia, mia madre, che mi è stata vicino in tutti i momenti più importanti della vita. Per potermi supportare in questo ruolo lei si è presa l’aspettativa — non retribuita — dal suo lavoro pubblico come insegnante”.
“La possibilità di scegliere un familiare come collaboratore era permessa fino al 2009, con un periodo transitorio di un anno, come mi aveva spiegato il mio commercialista, che aveva anche consultato gli uffici del Parlamento Europeo”, continua la Comi. “Solo dopo molti anni — aggiunge — cioè nel 2016 vengo a scoprire che questa possibilità era stata esclusa dai regolamenti parlamentari. Per questa ragione, già lo scorso 3 aprile 2016, ho ritirato l’incarico al mio commercialista che, seppure in buona fede, aveva commesso l’errore. Come persona che ha un ruolo pubblico mi prendo comunque tutte le responsabilità di questa vicenda e ho già messo in atto tutte le azioni necessarie: sto restituendo fino all’ultimo centesimo la somma che viene contestata, con una detrazione che ogni mese mi viene prelevata direttamente dallo stipendio”.
(da agenzie)
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