Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile
“AUMENTERA’ IL TURN OVER E DIMINUIRANNO I POSTI DI LAVORO, LE CHIAMEREMO “CHIUSURE PER DIGNITA'”
Che il Veneto sia in subbuglio per il decreto dignità non è esattamente una novità . Anzi: la regione che ha tanto contribuito ai primi successi della Lega si sente ormai tradita dai grillini.
Ma oggi l’attacco arriva, attraverso un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, da Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Veneto:
Lei è arrivato a prevedere chiusure di aziende a causa del decreto Dignità . Non sarà eccessivo?
«Affatto! Le imprese in “convalescenza” dopo la crisi sono tante. Qualcuno è ripartito ma tanti stentano. Per questi ultimi il decreto Dignità sarà il colpo di grazia».
Quanti saranno?
«Difficile da dire. Ma il problema c’è. Quando sarà il momento le chiameremo “chiusure per Dignità ”».
Se le imprese hanno ordini, qualcuno assumeranno, con un contratto o con l’altro.
«Guardi, succederanno due cose. La prima è che aumenterà il turn over. Cioè invece di rinnovare il contratto a Tizio, sarà attivato un contratto ex novo a Caio. Questo per non rischiare il contenzioso con le causali. E poi diminuirà il monte complessive dei posti di lavoro. Se non c’è flessibilità , nell’incertezza le imprese si posizionano su una quantità di business minore».
E se invece aumentassero le conversioni a tempo indeterminato?
«Lo escludo. Il mercato impone alle imprese una struttura dei costi flessibile. Quando le aziende non stabilizzano non è perchè sono cattive. Le dirò di più: Il decreto Dignità sta già facendo danni perche, nell’incertezza, le aziende rimandano le assunzioni».
Scusi, ma allora quale sarebbe la strada per aumentare il tempo indeterminato (senza costosi sgravi fiscali)?
«Bisogna lavorare sulla competitività del Paese, con politiche industriali serie e condivise. Invece questo provvedimento mette in contrapposizione lavoratore e imprenditore».
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile
L’EX ASSESSORE DELLA RAGGI, MASSIMO COLOMBAN, CONTRO IL DECRETO DIGNITA’
Non solo Veneto e non solo Salvini. 
Se da una parte gli imprenditori del Nord-Est si sentono traditi dalla Lega, partito che negli anni ha rappresentato le loro istanze e la loro identità , dall’altra ci sono anche gli imprenditori del Lombardo-Veneto un tempo vicini al verbo di Grillo e Casaleggio, che potrebbero accelerare il processo di scomparsa dei pentastellati dalle realtà più produttive d’Italia.
Il Decreto Dignità ancora in discussione alla Camera oggi ha tra gli avversari anche insospettabili personaggi vicini al M5S, come l’ex assessore alle partecipate di Roma Massimo Colomban:
Imprenditore trevigiano fondatore della multinazionale Permasteelisa, vicino ai Casaleggio, ex assessore di Virginia Raggi in Campidoglio. E soprattutto ideatore della «Confindustria grillina» Confapri, del network di imprenditori Rete Sì Salviamo l’Italia e della fondazione Think Tank Group, nel cui board sedeva il bresciano Vito Crimi, attuale sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega all’Editoria.
Per Colomban il decreto voluto da Di Maio «si tradurrà naturalmente in minore occupazione».
Della stessa opinione sono i presidenti di alcune associazioni di imprenditori aderenti alla Rete «Sì Salviamo l’Italia».
Ad esempio Flavio Lorenzin, a capo di Apindustria Vicenza, che ha commentato: «Introdurre pesanti indennità in caso di licenziamenti è un colpo in primis al lavoro. Non si combatte così la precarietà ».
Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, gruppo di imprese manifatturiere membro di «Sì Salviamo l’Italia»: «Chi è già precario, come sono le nostre Pmi, non può garantire stabilità di lavoro».
E ancora: «C’è il rischio che gli imprenditori seri,quelli che hanno a cuore l’azienda, i collaboratori, che non assumono in nero, se non hanno ben chiare le prospettive non assumeranno più. Inoltre potrebbero anche non rinnovare i contrattia tempo indeterminato, visto il rischio del ritorno di alcune rigidità ».
Insomma, con il decreto dignità ci sono ottime possibilità che si riducano i posti di lavoro. Esattamente come diceva l’INPS. Chissà se Tria ha nel frattempo trovato i criteri di scientificità necessari per previsioni del genere.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile
SAVE THE CHILDREN HA MONITORATO LA CONDIZIONE DI 5,7 MILIONI DI MINORI, SITUAZIONE IN COSTANTE PEGGIORAMENTO
Più della metà dei bambini e degli adolescenti, in Italia, non può fare una vacanza di almeno quattro giorni lontano da casa e oltre 3 ragazzi su 5 tra i 15 e i 17 anni di età , quasi il doppio rispetto al 2015, non possono permettersi, per motivi economici, periodi ricreativi e di svago neanche più brevi.
Questa la denuncia di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – che attesta, nel nostro Paese, un incremento negli ultimi anni delle disparità economiche che impediscono ai minori di usufruire di opportunità ludiche, ricreative e formative durante l’estate, quando in molti casi sono costretti a rimanere in città .
Nel 2017, infatti, oltre 5,7 milioni di bambini e ragazzi – più del 56% del totale – non hanno potuto trascorrere una vacanza di almeno quattro giorni, un dato percentuale costantemente cresciuto rispetto ai due anni precedenti e che ha subito un’impennata fortissima rispetto al 2008, quando i minori in questa condizione non superavano il 40%.
In particolare, motivi di carattere economico hanno rappresentato la causa principale che ha impedito a più del 61% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni, nel 2017, di andare in vacanza anche per periodi più brevi, un dato quasi raddoppiato rispetto al 2015 (35%) allorchè i ragazzi della stessa età che non potevano permettersi di andare in vacanza a causa della condizione economica delle proprie famiglie erano poco più di 1 su 3.
“Un così alto numero di bambini e adolescenti che anche quest’anno non potranno trascorrere le vacanze estive per un breve periodo lontano da casa dimostra, ancora una volta, la forte correlazione che c’è tra le deprivazioni di carattere economico – che oggi in Italia riguardano più di 1,2 milioni di minori in povertà assoluta – e la perdita, per i ragazzi, di opportunità educative necessarie per il loro futuro. Importante anche fare in modo che le scuole, a partire da quelle delle aree più deprivate, mettano a disposizione spazi per l’incontro e per attività culturali e ricreative soprattutto nei quartieri più svantaggiati”, ha affermato Antonella Inverno, responsabile policy e area legale di Save the Children.
(da agenzie)
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Agosto 2nd, 2018 Riccardo Fucile
SI CONTA SUL FATTORE TEMPO PER FAR SBOLLIRE GLI ANIMI… IN FORZA ITALIA ORMAI PREVALE IL FRONTE ANTI-SALVINI E BERLUSCONI SI ADEGUA
Per comprendere lo stallo sulla Rai, bisogna riavvolgere la pellicola del film, alla giornata di
mercoledì mattina.
Attorno alle 9,00 Matteo Salvini esce dal San Raffaele e chiama Giancarlo Giorgetti, che sulle nomine è in contatto diretto con i Cinque Stelle: “Ho parlato con Berlusconi — gli dice – ed è tutto a posto. È d’accordo su Foa. Oggi in Vigilanza i suoi non votano, ma poi lo riproponiamo e ci sta, in nome della tenuta dell’alleanza di centrodestra. Nel primo pomeriggio fa un’intervista online e lo dice”.
Accade esattamente l’opposto.
Perchè tra il voto della Vigilanza e la dichiarazione, che infatti slitta di ore, prende forma la rivolta dei suoi.
Con il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani che minaccia le dimissioni se fosse stato dato il via libera perchè avrebbe certificato l’irrilevanza di Forza Italia e la sua subalternità alla Lega. Assieme a lui, Gianni Letta, Niccolò Ghedini, il grosso dei gruppi di Camera e Senato.
Un “accerchiamento” che costringe il Cavaliere a subire e a ribaltare la posizione concordata.
Una fonte dei Cinque Stelle che segue da vicino il dossier nomine spiega: “Adesso, dopo la rottura del centrodestra, la situazione si è incancrenita. Tocca a Salvini, in base agli accordi, la soluzione del problema Rai ma, al momento, si è impuntato. Perchè se cambia cavallo dà l’impressione che ha perso la prova di forza con Berlusconi e poi c’è la questione che non è semplice mollarlo. Di qui la scelta di forzare provando ad andare avanti, tenendolo nel ruolo di consigliere anziano che fa le veci come presidente”.
Posizione hard, che suscita le perplessità di Luigi Di Maio, ma su questo torniamo tra un po’. Non è facile mollarlo, dicevamo, anche per un’altra ragione.
Foa, nel momento in cui è stato indicato come consigliere, per evitare “l’incompatibilità ” e, con essa, una valanga di ricorsi, si è dimesso dai suoi incarichi nel gruppo editoriale svizzero MediaTi holding e nella Società editrice Corriere del Ticino, altrimenti non ci sarebbero stati i requisiti per la nomine.
Prosegue la fonte: “È chiaro che non puoi chiedergli di dimettersi senza proporgli un altro incarico, dopo che ha rinunciato al suo lavoro precedente. Ed è altrettanto chiaro che si rischia un problema col Tesoro, che nomina due consiglieri, uno come ad l’altro come presidente. In termini di diritto si rischia che Foa chieda una forma di compensazione al Tesoro”.
Dunque, lo stallo, col consiglio di amministrazione che, anche oggi, e per il secondo giorno di seguito, è andato a vuoto.
E Foa che, al termine della riunione, dichiara di essere in attesa di “di indicazioni dell’Azionista” e che nel frattempo “continuerà , nel pieno rispetto di leggi e regolamenti, a coordinare i lavori del Cda come consigliere anziano, nell’esclusivo interesse del buon funzionamento della Rai”.
Al netto della praticabilità politica di questa strada, su cui il Pd già annuncia ricorsi, c’è un problema politico enorme che molto inquieta Luigi Di Maio.
Ovvero, come si fa, in questa situazione a procedere con le nomine dei Tg, inizialmente previste prima della pausa estiva, anche se formalmente dipendono dall’amministratore delegato?
L’unica strada, imposta dalla necessità , è un classico prendere tempo, in attesa che il clima si rassereni, perchè — al netto delle perplessità — il leader dei Cinque stelle non pare per ora intenzionato ad aprire un caso sulla Rai col suo alleato.
Come si diceva una volta, il “generale agosto” farà il resto. Scavallata la riunione della Vigilanza prevista la prossima settimana, se ne riparla alla ripresa, con un po’ di tossine smaltite.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 2nd, 2018 Riccardo Fucile
NON SOLO, DA UN ANNO LAVORAVA NELLA SOCIETA’ CHE GESTISCE LA COMUNICAZIONE DI SALVINI
Nelle sue prime dichiarazioni da presidente (mancato) della Rai Marcello Foa ha rivendicato la sua estraneità ai partiti e alla partitocrazia.
Tra i suoi numerosi sostenitori c’è chi lo difende parlandone (e scrivendone) come un intellettuale d’area. Anche Foa, però, tiene famiglia e avere un amico in un partito può far comodo, all’occorrenza.
Meglio ancora se l’amico è il capo di un grande partito, nonchè ministro dell’Interno e vice Primo ministro.
Si scopre così che Leonardo Foa, 24 anni, figlio del presidente designato della Rai dal governo gialloverde, lavora nello staff di comunicazione di Matteo Salvini.
Questo è quanto risulta dal profilo Linkedin del giovane Foa, un ragazzo dal curriculum di studi brillante: laurea in Bocconi e master all’Ecole de Management di Grenoble.
Un paio di stage. E nel settembre del 2017 il primo impiego, come social media analyst alla “SistemaIntranet.com”, la società di Luca Morisi e Andrea Paganella, che gestisce la comunicazione e l’immagine Social di Matteo Salvini.
Infine, come lui stesso scrive su Internet, per Leonardo Foa è arrivata la chiamata nello staff del vicepremier.
Che incidentalmente è anche il grande sponsor di suo padre.
Quello estraneo ai partiti.
(da “L’Espresso“)
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Agosto 2nd, 2018 Riccardo Fucile
UN CASO EMBLEMATICO DI CHI METTE IL CAPPELLO SUL LAVORO ALTRUI
Il sottosegretario alla pubblica istruzione Lorenzo Fioramonti ha pubblicato sul Blog delle Stelle
un post in cui rivendica il merito di aver stabilizzato 2000 ricercatori precari. Fioramonti ha anche detto che non è vero che la stabilizzazione sia merito del governo Gentiloni, come hanno detto alcuni esponenti del governo precedente e membri della maggioranza che lo appoggiava.
Chi ha stabilizzato i precari del CNR?
«Perchè gli stanziamenti previsti dal Governo precedente prevedevano un co-finanziamento e delle risorse aggiuntive, che gli enti pubblici di ricerca non avevano. Noi oggi, stanziando €68 milioni, consentiamo non solo di portare a termine un processo iniziato ma mai concluso dal Governo precedente, ma addittura di fare molto di più: e cioè superare di oltre 2.000 unità la platea di coloro che beneficeranno di questa stabilizzazione», sostiene Fioramonti.
Chi ha ragione? Il sito del ministero della Pubblica Istruzione ha pubblicato il 30 luglio scorso l’annuncio dell’approvazione del decreto in cui annuncia di aver “firmato il decreto di assegnazione del Fondo Ordinario (FOE) per gli Enti e le Istituzioni di ricerca finanziati dal Ministero.
Per il 2018 si tratta di quasi 1,7 miliardi (1.698.929.808 euro). La quota destinata al funzionamento degli Enti e delle Istituzioni di ricerca (EPR) ammonta a oltre 1 miliardo di euro (1.078.542.024). Di questa quota, 68 milioni saranno destinati, a partire da quest’anno, alla stabilizzazione del personale degli Enti di ricerca“.
I meriti dei governi e le colpe dei CNR
Ora, però, si sta parlando della stabilizzazione effettuata dal CNR di milleduecento (e non duemila) precari che è stata annunciata dal CNR proprio il 30 luglio, ovvero nel giorno in cui veniva approvato il decreto del ministero della Pubblica Istruzione pubblicizzato da Fioramonti nel Blog delle Stelle.
Dove, significativamente, il CNR non viene mai nominato. C’è di più.
Annunciando il provvedimento al Corriere della Sera, Massimo Inguscio, presidente del CNR, ha detto: «Il passo compiuto è stato permesso da una serie di interventi che hanno razionalizzato la gestione del Cnr liberando delle risorse economiche finalizzandole al capitale umano. Abbiamo attuato una riduzione delle spese immobiliari, diminuito il numero dei direttori, rivisto le retribuzioni, eliminato varie spese non necessarie. In tal modo abbiamo recuperato risorse economiche interne alle quali si sono aggiunti i finanziamenti del Fondo ordinario degli enti di ricerca licenziato dal Miur. La scelta compiuta è molto coraggiosa ma siamo fiduciosi che l’attenzione del governo consenta di non ripetere gli errori del passato sostenendo un’adeguata politica di reclutamento».
Ad occhio quindi si direbbe che il decreto del ministero non ha avuto nessun ruolo nell’assunzione dei 1200 del CNR proprio perchè si parla di finanziamenti giunti precedentemente e di razionalizzazioni di spese interne al CNR come metodi per raccogliere i fondi necessari alle assunzioni.
Fioramonti si vanta dei 68 milioni aggiuntivi (che dovrebbero bastare per gli 800 annunciati in più rispetto a quelli del CNR?) ma mette nel conto delle assunzioni quelli del CNR che sono invece stati assunti a causa delle risorse stanziate dal governo precedente: un tentativo come un altro da parte del M5S di non riconoscere i meriti altrui, ma colpisce che a farlo sia un professore universitario come Fioramonti
La vera storia dei precari CNR assunti
Ma non finisce mica qui. Perchè le risorse stanziate dalla legge di stabilità 2018, e quelle garantite dal bilancio del centro faranno assumere soltanto la metà dei ricercatori che si trovano nelle condizioni di precarietà .
Nei giorni scorsi, ha raccontato il Fatto, i Precari uniti Cnr hanno organizzato una nuova protesta nei corridoi dell’istituto.
Per ricordare che, nonostante il passo in avanti del consiglio di amministrazione che dà il via alle formalità per arrivare alle assunzioni (i precari non hanno ancora ottenuto la delibera ufficiale e ancora nessuno è stato assunto), resta molto popolosa la galassia dei dipendenti “a scadenza” dell’ente. Sono 4.500.
Il quotidiano racconta anche con l’approvazione della legge di stabilità sono arrivati 57 milioni per le assunzioni negli enti di ricerca, poi ripartiti per decreto a primavera. Ma attenzione: la regola prevede che gli istituti debbano partecipare al finanziamento di questi contratti con almeno il 50% della dotazione statale.
Quindi il CNR ha dovuto mettere sul piatto altri 20 milioni reperiti nelle proprie casse, per un totale di 60 milioni (e qui Fioramonti ha detto che sono stati stanziati fondi per altri enti).
Nel frattempo, un aumento del fondo ordinario ha portato altri 14 milioni. E così ecco da dove sono arrivati i fondi per i 1200 del CNR (un’altra metà , come detto, rimarrà fuori) mentre è un mistero da dove spuntino gli altri 800 che ha annunciato Fioramonti con una dotazione di 68 milioni.
Ma va ricordato, e lo fa ancora il Fatto del primo agosto, che le selezioni bandite dal Cnr per inserirli in pianta stabile sono contestate dagli stessi precari. “I criteri dei concorsi — dicono i Precari uniti Cnr— non valorizzano l’anzianità , e rischiano di essere fonte di esclusione per molti, in evidente contraddizione con lo spirito della legge che si prefigge l’obiettivo di risolvere il problema del precariato. Resta in sospeso il destino di chi ha maturato i requisiti all’università , o è stato assunto con chiamata diretta o non era in servizio alla data di pubblicazione del decreto”.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 2nd, 2018 Riccardo Fucile
ALTRO CHE “VISITA A SORPRESA AL CANTIERE” COME SOSTENUTO DALLA RAGGI
Un’imbarazzante “visita a sorpresa”.
È quella annunciata dalla sindaca Raggi e fatta ai lavori in corso per la ciclabile di via Nomentana con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli. Imbarazzante perchè, dalla polemica che è subito esplosa con la presidente del II Municipio, la dem Francesca Del Bello, quella visita non sembra affatto “a sorpresa”.
Vediamo come sono andati i fatti.
A cominciare dall’annuncio su Facebook della sindaca: “Oggi abbiamo fatto un sopralluogo a sorpresa al cantiere della ciclabile di via Nomentana, insieme al ministro Toninelli. Siamo partiti da Porta Pia fino ad arrivare a viale Regina Margherita per vedere come proseguono i lavori: il primo tratto di 400 metri è quasi completato, quando sarà pronto lo inaugureremo alla presenza di tutte le istituzioni”. È questo il post che ieri sera appariva, con tanto di video, in cui Virginia Raggi accompagnata anche dall’assessora alla mobilità Linda Meleo e dal presidente della commissione Trasporti Enrico Stefà no, esplorava lo stato dei lavori dei cantieri.
“Una visita improvvisata”, dichiarava.
“Ogni tanto giro per la città per vedere quello che succede e molte volte lo faccio senza stampa, in segreto e senza dire niente a nessuno perchè voglio rendermi conto con i miei occhi. Una cosa è leggere le notizie dei giornali, un’altra è toccarle con mano o come in questo caso camminare con i piedi sulla pista ciclabile. Quindi non c’è nessun attrito o voglia di escludere”, concludeva rispondendo a una domanda che le chiedeva la ragione dell’assenza della minisindaca Francesca Del Bello.
Ma il blitz provoca la reazione proprio della Del Bello.
Perchè esiste una lettera inviata a Polizia Locale, Ama, Carabinieri e Questura, in cui si scrive: “Mercoledì 1 agosto, alle ore 17, la sindaca di Roma visiterà il cantiere per la realizzazione della pista ciclabile di via Nomentana a partire da Porta Pia fino a viale Regina Margherita. Per l’occasione gli uffici in indirizzo provvederanno ciascuno per la parte di competenza al servizio di viabilità e ad assicurare la presenza del fotografo. L’Ama e Decoro Ama, nell’espletamento del servizio ordinario, devono provvedere ad assicurare una accurata pulizia delle aree ove si svolgerà la visita”.
Attacca la dem Del Bello: “Che la Sindaca abbia voluto farsi bella con la ciclabile di via Nomentana senza ricordare che progetto e fondi per la sua realizzazione siano stati messi in campo dalla Giunta Marino ci può pure stare. Del resto siamo abituati a sentirci raccontare la storia che i danni di questa città siano colpa del Pd e le cose belle merito dei 5 Stelle. Ma che la sua visita “a sorpresa” di ieri pomeriggio al cantiere sia stata come la passeggiata di Cappuccetto Rosso nel bosco, anche no!”.
Ma c’è di più. Quel tratto di ciclabile, pronto da un mese, prima dell’intervento provvidenziale dell’Ama era un vero inferno di rifiuti e degrado.
(da agenzie)
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Agosto 2nd, 2018 Riccardo Fucile
LA PRIMA PAGINA DI ROMALAVORO: COSA BISOGNA FARE? PER ORA NIENTE, VISTO CHE NON ESISTE
Qualche giorno dopo l’affermazione del MoVimento 5 Stelle alle elezioni politiche del 4 marzo i
giornali raccontarono di alcune richieste ai CAF per il reddito di cittadinanza, mentre le ricerche su Google della parola si impennavano.
Qualche tempo dopo cominciarono a circolare anche falsi moduli per la richiesta del reddito di cittadinanza che qualcuno avrà sicuramente compilato e rispedito.
Come spesso succede, la realtà ha superato la fantasia.
Il settimanale RomaLavoro, che raccoglie offerte di lavoro a Roma e in Italia, ha pubblicato il suo numero doppio estivo con uno strillo in prima pagina dal fascino inconfondibile: “Prossima iniziativa del nuovo governo — Reddito di Cittadinanza — Indennità euro 780 al mese — i requisiti — cosa bisogna fare”.
In realtà i requisiti presenti nella proposta di legge sul reddito di cittadinanza sono quelli dell’epoca: essere maggiorenni; essere disoccupati o inoccupati; avere un reddito da lavoro inferiore a 780 euro (la famosa soglia di povertà ) o percepire un assegno pensionistico più basso di tale soglia.
Per quanto riguarda “cosa bisogna fare”, invece, la risposta è semplicissima, per ora: niente.
La legge non solo non è stata approvata ma non è stata nemmeno presentata anche perchè il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha annunciato un pool di studio per il provvedimento (e per la flat tax), ma ha anche avvertito che i parametri dei conti pubblici difficilmente riusciranno a sostenere uno sforzo economico come quello necessario per la misura.
Ciò nonostante Di Maio ed altri esponenti del governo stanno chiedendo a via XX Settembre di inserire una misura che rappresenti l’inizio del percorso del reddito di cittadinanza già nella Legge di Stabilità 2019. Il che è possibile, ma è anche probabile che si comincerà con la riforma dei centri per l’impiego, primo passo necessario per far funzionare la proposta di legge targata M5S.
Il governo potrebbe però anche decidere di potenziare il reddito di inclusione, che oggi ha 2 milioni e mezzo di aventi diritto ma è tuttora arrivato a meno di un milione di persone.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 2nd, 2018 Riccardo Fucile
SE ASPETTAVANO LE UNITA’ NAVALI DEI GOVERNI EUROPEI ERANO GIA’ AFFOGATI…. TRA LORO OTTO MINORENNI
Dopo 48 ore alla deriva nel Mediterraneo, 87 migranti sono stati soccorsi dalla nave della Ong catalana Proactiva Open Arms in acque internazionali. “Vite abbandonate in mare – ha scritto la stessa Ong su Twitter – ora tutte al sicuro su Open Arms”.
Tra gli 87 migranti tratti in salvo, alla deriva da due giorni a bordo di un gommone, anche 8 minorenni, di cui 6 non accompagnati. Provengono tutti dal Sudan ad eccezione di un siriano, un egiziano e un gambiano.
I migranti sono stati recuperati la notte scorsa in acque internazionali e non saranno riportati a Tripoli, in Libia, a differenza di quanto accaduto con la nave commerciale italiana Asso 28.
Secondo quanto riferito, saranno invece trasportati in Spagna, considerato un porto sicuro.
“Il soccorso effettuato questa notte da Open Arms – ha detto il deputato di LeU Nicola Fratoianni che si trova a bordo della nave – dimostra che quando ci sei, salvare vite è possibile”
Molti dei migranti salvati sono debilitati mentre alcuni hanno le tipiche ustioni provocate dalla miscela di acqua di mare e gasolio.
Secondo i volontari di Open Arms – che hanno informato delle operazioni di soccorso l’Italia, la Spagna e anche la Libia – il gommone potrebbe essere uno di quelli di cui era stata segnalata la presenza lunedì e sul quale aveva preso il coordinamento dei soccorsi la Guardia costiera libica.
Completate le operazioni di recupero dei migranti, Open Arms resterà comunque in zona sar.
“Continuiamo il pattugliamento – ha detto ancora Fratoianni – perchè viste anche le condizioni del mare non possiamo escludere che vi siano altri gommoni alla deriva. Inoltre, attenderemo l’arrivo dell’Aquarius, perchè non può essere lasciata scoperta la zona Sar”.
(da Globalist)
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