Destra di Popolo.net

LA STORIA DEI “MALATI IMMAGINARI” DEL CARDARELLI CONTINUA

Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile

SI E’ PARLATO DI “OPERATORI SANITARI” NON SOLO DI MEDICI E LA SMENTITA SI RIFERISCE SOLO AI MEDICI… E IL PRIMARIO DI CARDIOLOGIA CONFERMA LA SUA DENUNCIA

L’affare dei 249 dottori (o per meglio dire, operatori sanitari) “malati immaginari” all’ospedale Cardarelli di Napoli per il Coronavirus si ingrossa.
Ieri il Fatto Quotidiano ha raccontato la testimonianza di Ciro Mauro, primario di cardiologia e soprattutto capo del Dipartimento dell’emergenza del grande ospedale napoletano, che in una nota aveva parlato di 249 operatori sanitari in malattia durante l’emergenza e adombrato il sospetto che fossero finti malati.
L’ospedale ha smentito tutto parlando di falsa notizia: “Dei 739 medici impegnati a combattere l’emergenza legata al Coronavirus e a tutte le altre patologie i medici assenti per malattia sono 33. Di questi 17 operano nel Dipartimento di Emergenza Urgenza DEA e altri 16 sono invece assegnati ad agli altri dipartimenti assistenziali. È bene rilevare anche che dei 33 medici attualmente in malattia 4 sono affetti da anni da gravi patologie e 4 sono stati accertati COVID positivi”, aveva fatto sapere il direttore generale Giuseppe Longo minacciando denunce e querele.
Oggi ancora Mauro conferma tutto dopo le richieste di fornire le prove, sotto minaccia di sanzione disciplinare, arrivate anche dall’Ordine dei Medici:
“Non devo documentargli proprio niente —replica lo stesso Ciro Mauro —.Quel che ho detto non è frutto di fantasia. Il presidente dell’Ordine eserciti i controlli, verifichi quanti studi medici sono aperti e quanti chiusi. L’azienda mi ha chiesto il silenzio e io mi consegno al silenzio. Basta così”.
Ma le parole dette il giorno prima erano state eloquenti. “Ho espresso la mia preoccupazione. Volevo —conclude —che la rivelazione fosse un deterrente, un modo per non aggiungere altre assenze a queste già  numerose. Ho estratto il dato da fonti aziendali certe. Non ho buoni rapporti con i sindacati, sono stato capace di compattarmeli tutti contro. Il management del Cardarelli ha reagito a queste assenze? Stanno là  da pochi mesi, faranno le scelte che riterranno opportuno fare”.
Il Fatto, nell’articolo a firma di Caporale e Iurillo, fa anche la prosa della smentita dell’ospedale, segnalando che nel gioco lessicale le parole assumono un significato diverso, ma i numeri no. Se 33 sono i medici, e la cifra non sembra così marginale,glialtri 216 chi sono?
Vattelapesca! Il filo della smentita si interrompe quando la direzione strategica, a differenza dei Nas che adesso devono accertare, non approfondisce la questione, non smentisce il numero totale, ma ribadisce un diverso parziale. Sembra darsi cura solo dei medici e non degli altri operatori sanitari. Dentro questa definizione sono evidentemente comprese figure professionali rilevantissime: infermieri, specializzati e generici, ferristi, portantini. Insomma il team senza il quale il medico non può operare .E allora: vero o falso che gli assenti siano 249?
C’è di più. Sempre il Fatto ricorda che il decreto dell ‘8 marzo scorso del premier Conte all’articolo 3 raccomanda a tutte le persone affette da “patologie croniche” di evitare di uscire dalla propria abitazione “fuori dai casi di stretta necessità ”. Norma che ha portato l’Inps a emanare una circolare rivolta ai medici di famiglia che rilasciano i certificati di malattia anche ai loro colleghi. Poche righe per dare strette indicazioni: sono autorizzati a rilasciarli con il codice V07, riferito a persone con necessità  di isolamento, altri rischi potenziali di malattie e misure profilattiche. E a lamentarsi all’epoca ci fu anche l’Ordine dei Medici di Napoli:
Ne è venuto fuori un vespaio. Incroci di lettere e telefonate allarmate al ministero della Salute. Non solo perchè la casistica delle patologie croniche può comprendere anche l’ipertensione, che però può essere tenuta sotto controllo dai farmaci. Ma perchè negli ambulatori dei medici di base sono poi cominciate a fioccare le domande di certificati anche da parte degli stessi operatori sanitari.
Uno dei primi ad accorgersi dell’inghippo è stato il presidente dell’Ordine dei medici di Ravenna, Stefano Falcinelli: “Nella circolare Inps non è scritto quali sono le patologie croniche che avrebbero diritto al certificato —spiega —. E io, medico di famiglia, come faccio a sapere quali sono quelle che espongono maggiormente al rischio di contagio?E a conoscere con esattezza quali sono le effettive condizioni di lavoro di chi mi chiede il certificato?”.
C’è chi, come l’Ordine dei medici di Napoli, ha diramato, il 12 marzo scorso, una comunicazione agli iscritti: “A seguito di numerosi quesiti rivolti allo scrivente Ordine dei medici, si rileva che nell’attuale fase di diffusione daCovid-19 sono sempre più frequenti richieste improprie di certificazioni di malattia per soggetti che non ne hanno diritto”.
E allora chi ha ragione?

(da “NextQuotidiano”)

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COME SI ESEGUE IL TEST DEL TAMPONE PER IL CORONAVIRUS

Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile

COME AVVIENE IL PRELIEVO CHE “FOTOGRAFA” SOLO QUEL MOMENTO

Come si esegue il test del tampone per il Coronavirus?
Il Corriere della Sera oggi pubblica un’infografica che spiega come funziona e la procedura che serve per individuare la positività  a SARS-COV-2 e a COVID-19: il primo tampone nasale viene infilato in profondità  in entrambe le narici e ruotato, viene poi inserito nella provetta e spezzato a metà .
Il secondo tampone viene inserito in bocca per prelevare la saliva da faringe e tonsille e viene poi inserito nella stessa provetta e spezzato.
La provetta viene chiusa ermeticamente e disinfettata con soluzione clorata. Successivamente viene identificata e trasferita nel contenitore di sicurezza o conservata in frigorifero, mentre i materiali utilizzati vanno gettati nel contenitore per la raccolta di rifiuti pericolosi.
Intanto, mentre le Regioni varano la corsa ai tamponi, si cerca una linea comune sui test. Spiega il quotidiano:
Più tamponi, anche per gli asintomatici a rischio, ma non per tutti. Dopo giorni di discussioni e dibattito, la linea che sembra prevalere nelle decisioni di molte Regioni è questa.
Le posizioni scientifiche sono diverse, spesso contrapposte, ma le richieste di molti esperti vanno nella direzione di aumentare il numero dei test effettuati, senza arrivare allo screening di massa. La linea del Comitato tecnico-scientifico e del governo continua invece a essere quella di effettuare i tamponi ai sintomatici.
Lo spiega bene il presidente dell’Istituto superiore della sanità , Silvio Brusaferro, nella conferenza stampa quotidiana: «I test non sono l’arma decisiva, danno solo una visione istantanea, del momento. Non ci sono scorciatoie: oggi la battaglia si vince con i nostri comportamenti».
La questione del test del tampone rappresenta un cambio di direzione da parte degli scienziati e dell’OMS rispetto a quanto si diceva (e si faceva) a febbraio: in Italia le cronache hanno raccontato nei giorni scorsi che a molti veniva negato il test del tampone perchè non avevano tutti i sintomi o perchè non ricordavano di aver avuto contatti con persone a rischio.
Adesso gli esperti NON dicono di testare chiunque, ma dicono di testare anche chi ha soltanto alcuni sintomi e i contatti di quest’ultimo, pure se asintomatici.
Il che significa, prendendo a esempio la comunità  di Vo’ Euganeo, chiusa e dove tutti avevano contatti con tutti (nei bar del paese), che in alcuni casi lo screening può riguardare un’intera piccola comunità . Ma non si va verso i test per tutti gli italiani:
Sulla linea del Veneto si stanno schierando diverse regioni, dalla Toscana all’Emilia Romagna, alla Campania. Ma il governatore Luca Zaia sembra frenare: «Non ho mai detto che facciamo tamponi a tutti. Ho detto che li faremo secondo criteri epidemiologici, partendo dagli addetti alla sanità ».
C’è una questione di costi, che però il governatore riassume così: «Un tampone costa 18 euro e una persona in terapia intensiva costa circa 3 mila euro al giorno». La Sicilia valuta se fare il tampone, nei prossimi giorni, ai 35 mila tornati dal Nord.

(da agenzie)

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LO SPOT DI ZAIA SULLE MASCHERINE VENETE CON IL LOGO DELLA REGIONE CHE NON PROTEGGONO DAL CORONAVIRUS PERCHE’ SONO SOLO SCHERMI FILTRANTI

Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile

NON SONO DEL TIPO FFP2 O FFP3 QUINDI NON SI CAPISCE A COSA SERVANO (A PARTE FARE PROPAGANDA A ZAIA)

«È la soluzione alla veneta per un problema cruciale in tutta Italia», così il Presidente del Veneto Luca Zaia ieri ha presentato in conferenza stampa dalla sede della Protezione Civile di Marghera le mascherine “contro” il coronavirus SARS-CoV2. Contro è tra virgolette perchè le mascherine made in Veneto non sono dispositivi di protezione individuale.
A scanso di equivoci è scritto proprio sulla mascherina, dove c’è stato il tempo anche di stampare il logo della Regione Veneto, giusto per ribadire chi ha avuto l’idea.
A stampare e donare le mascherine è la ditta Grafica Veneta di Trebaseleghe (PD) di proprietà  di Fabio Franceschi.
L’azienda è una società  famosa per essere quella che stampa — tra gli altri — i libri della saga di Harry Potter. Franceschi invece è noto alle cronache per essere stato socio (con il 4%) della Società  Editoriale il Fatto Quotidiano, per essersi candidato alle politiche 2018 con Forza Italia (non eletto) e per una spassosa polemica circa il fatto che non riusciva a trovare operai da assumere alimentando la saga degli imprenditori che offrono lavoro ma non trovano persone disposte a fare fatica.
Sulla pagina Facebook di Grafica Veneta non si parla di mascherine ma di “schermi filtranti” realizzati in base all’articolo 16 comma 2 del decreto del 17 marzo che autorizza «l’utilizzo di mascherine filtranti prive del marchio CE e prodotte in deroga alle vigenti norme sull’immissione in commercio».
Zaia su Facebook spiega che la mascherina è realizzata con un “tessuto non tessuto” e che «ha tutte le caratteristiche per fornire un’ottima protezione per circa l’80% della popolazione, ad esclusione dell’uso prettamente sanitario e chirurgico».
Perchè non c’è dubbio che le 800 mila mascherine già  prodotte (ma si conta di arrivare ad 1,5 milioni di pezzi al giorno entro una decina di giorni) non servono per medici, infermieri, operatori sanitari. Non sono infatti del tipo FFP2 o FFP3.
E non sono nemmeno mascherine chirurgiche propriamente dette. Servono, pare di capire, per andare a fare la spesa o per le attività  quotidiane che richiedono di uscire di casa. Due milioni di pezzi saranno forniti gratuitamente, per tutti gli altri non è ancora stato fissato un prezzo di vendita.
Ma che differenza c’è tra gli “schermi filtranti” di Zaia, le mascherine che non piacevano a Gallera e le bandane di stoffa?
Impossibile non notare però che quella che Zaia definisce «una mascherina dall’aspetto inedito» è molto simile come concetto e realizzazione (sui materiali non è possibile dirlo perchè ad oggi non sono ancora state distribuite) a quelle fatte arrivare in Lombardia dalla Protezione Civile che fecero infuriare l’assessore al Welfare Giulio Gallera che le definì   «un fazzoletto o un foglio di carta igienica che viene unito» paragonandole al noto panno cattura-polvere.
Mascherine, quelle lombarde, destinate al personale sanitario e quindi assolutamente non idonee perchè oltre alle necessarie certificazioni — scriveva il Sole 24 Ore —   «mancano gli elastici intorno alla bocca, si attaccano alle orecchie non con dei lacci ma grazie a dei fori, si spostano facilmente, devono essere tenute vicino alla bocca».
Dal punto di vista del design le innovative mascherine alla veneta sono identiche: non hanno elastici o lacci ma si attaccano alle orecchie tramite dei tagli verticali. In questo modo però non aderiscono bene al volto e c’è sempre il rischio che si possano levare accidentalmente.
Se si pensa di usarle per far visita alle persone in ospedale (non ai pazienti ricoverati per Covid-19) sono completamente inutili: immaginate che il paziente è steso a letto e voi state in piedi.
Non è chiaro nemmeno che differenza ci sia tra utilizzare questo genere di mascherine e una semplice bandana o un fazzoletto di tessuto ripiegato un paio di volte. Se lo scopo è quello di impedire che le famigerate droplet potenzialmente infette raggiungano la persona che vi sta vicino allora non è necessario ricorrere agli schermi filtranti di Zaia.
Tanto più che non essendo certificate per uso sanitario non sono sicuramente in grado di fare da barriera contro il coronavirus.
Un vademecum diffuso dall’Associazione Asso.Forma invita ad esempio la cittadinanza ad utilizzare “quelle fatte in casa con tessuti pesanti che assorbano l’esalazione e l’umidità  trattenendola e non rilasciandola”. La soluzione fatta in casa ha anche il vantaggio di non essere monouso e di essere lavabile e disinfettabile tutte le volte che si vuole.
Mentre Zaia si faceva pubblicità  con le mascherine ai comuni non era stata data alcuna indicazione
La “soluzione cruciale” non sembra poi tale insomma.
E allora a cosa servono? Un indizio ce lo dà  il fatto che Luca Zaia si è premurato di fare la conferenza stampa e gli annunci sui social prima di aver avviato la distribuzione delle mascherine con il logo della sua regione.
Come riporta il Gazzettino di oggi infatti mentre il Presidente faceva il suo annuncio in diretta Web i sindaci della regione sono stati immediatamente assediati dalle domande dei cittadini che volevano le mascherine usa e getta made in Veneto.
Ma gli “schermi filtranti” non erano ancora stati distribuiti ai comuni, che attendono ancora di sapere quando arriveranno e come dovranno essere distribuiti. Il Veneto ha 5 milioni di abitanti, il numero di pezzi disponibili (in pacchetti da dieci) è poco inferiore al milione quindi è evidente che si dovrà  decidere a chi dare quelle che ci sono.
Tutto questo ovviamente avrebbe dovuto essere fatto prima degli annunci. Perchè se abbiamo imparato una cosa dall’emergenza coronavirus è che gli annunci fatti a casaccio fanno male, perchè la popolazione è particolarmente sensibile in questi giorni a qualsiasi cosa che riguardi Covid-19.
Con buona pace di quelli che continuano a paragonare Zaia a Winston Churchill o a chissà  quale grande statista del passato.

(da “NextQuotidiano”)

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I NUOVI DIVIETI VERSO IL BLOCCO TOTALE, AL MASSIMO TRA DUE GIORNI UNA NUOVA STRETTA

Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile

LAMORGESE: “DALLE SCELTE INDIVIDUALI DIPENDE IL BENE DI TUTTI, BASTA SUPERFICIALITA'”

Ci sono nuovi divieti in arrivo per l’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19. All’annuncio di oggi del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla prosecuzione del blocco totale anche oltre le date del 25 marzo e 3 aprile, scadenze programmate dei decreti, fanno da controcanto lo stop allo sport all’aperto, i nuovi orari per alimentari e supermercati e una stretta generalizzata sui treni. Per ora.
Secondo Repubblica si tratta di attendere ancora un giorno, al massimo due e poi il governo varerà  un’ulteriore stretta sulle misure di distanziamento sociale per fermare la crescita dei contagi.
Ieri in leggera frenata, ma con 8300 cittadini fermati e multati — e il numero dei denunciati che supera quello dei contagiati — la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese è pronta a intervenire:
«Sono giorni cruciali per contenere la diffusione dell’epidemia: tanti gli sforzi messi in campo ma ora, ancora di più, ognuno di noi, nessuno escluso, deve impegnarsi perchè questa emergenza sanitaria possa essere superata», dice a Repubblica la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese che lancia un appello: «Che ognuno di noi diventi controllore di sè stesso. Anche al fine di evitare eventuali ulteriori restrizioni. Questo significa che ognuno di noi deve saper utilizzare consapevolmente quegli spazi di movimento che ora sono consentiti, evitando però stili di vita superficiali e disinvolti che mettono a rischio anche la salute dei propri cari e quelli dell’intera cittadinanza. Dalle nostre scelte individuali dipende il bene di tutti».
Sul tavolo c’è innanzitutto se non la totale abolizione del permesso di attività  motorie all’aperto (a cui non si vorrebbe giungere per non esasperare la cittadinanza), certamente una forte limitazione a corsette al parco e a passeggiate. Che non lasci troppo spazio a libere interpretazioni.
Ma anche probabilmente la chiusura, o la limitazione alla sola mattinata, dei supermercati la domenica.
Andare a fare la spesa nel weekend rischia di trasformarsi in un appuntamento per troppa gente e c’è anche la necessità  di garantire il dovuto riposo ai lavoratori del settore particolarmente esposti.
Sono queste le due principali misure che il governo potrebbe decidere di adottare con un nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri, certamente prima del 25 marzo, scadenza al momento fissata per la chiusura dei negozi e delle attività  produttive.
Di certo non sarà  ancora il tempo di varare un alleggerimento delle misure. La ministra dell’Interno rinnova dunque il suo appello: «Voglio richiamare il senso di responsabilità  di tutti i cittadini. Restate in casa, uscite soltanto se c’è una stretta necessità  di farlo».
Le nuove limitazioni per bar, benzinai, tabaccai e trasporti
Dall’analisi dei dati sul milione e oltre di controlli potrebbero venir fuori piccole ulteriori limitazioni: dalla chiusura dei bar e dei punti di ristoro degli impianti di carburante all’interno delle città  allo stop alla vendita di Gratta e vinci e altre lotterie dai tabaccai.
C’è poi un altro nodo spinoso sul quale il ministero dell’Interno non intende lasciarsi cogliere impreparato, ed è quello dei centri di accoglienza per migranti nei quali sono ospitate 86.000 persone di difficile gestione in questo momento di emergenza.
Anche perchè, dopo lo smantellamento con i decreti sicurezza del sistema di ospitalità  diffuso, la maggior parte dei centri è di grandi numeri (anche 100-200 persone) ed è pressocchè impossibile garantire misure di distanziamento sociale.
Il personale dei centri, per altro, lamenta la totale assenza di protocolli e di kit sanitari. Proprio per evitare che eventuali contagi possano rendere queste strutture bombe epidemiologiche, il Viminale sta studiando un piano di alleggerimento dei centri individuando, con i prefetti, altre strutture dai piccoli numeri in cui poter trasferire parte dei migranti.
E non finisce certamente qui.
Ci sono anche gli spostamenti via treno sotto tiro, come racconta il Corriere della Sera: sono state già  limitate le tratte dell’Alta Velocità  e gli Intercity (l’elenco dei treni confermati si trova sui siti delle Ferrovie e anche su Corriere.it).
Per collegare la Sicilia alla Calabria sono previste soltanto quattro corse al giorno nello stretto di Messina. Possono imbarcarsi soltanto viaggiatori a piedi, in auto o moto, mentre è vietato ai pullman. Resta consentito invece il trasporto delle merci. Discorso analogo per i collegamenti con la Sardegna.
Dopo aver chiuso i collegamenti aerei si è deciso che anche i voli privati o noleggiati possano decollare solo per motivi fondati lavoro e salute e autorizzati dal presidente della Regione.

(da agenzie)

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I REATI CUI VA INCONTRO CHI ESCE SENZA RAGIONE VALIDA: DALLE LESIONI AL FALSO

Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile

SONO OLTRE 45.000 LE PERSONE DENUNCIATE

Il Fatto Quotidiano spiega oggi in un articolo a firma di Valeria Pacelli che   le Procure d’Italia si interrogano su che tipo di contestazione muovere a chi viene denunciato per aver violato le restrizioni imposte dal governo. Non c’è un orientamento unanime, mentre sono migliaia i casi finiti sulle scrivanie dei procuratori.
I numeri non sono confortanti: solo nella giornata del 17 marzo sono state denunciate 8.089 persone. A questo punto il governo si darà  al massimo altri due giorni di tempo per valutare l’efficacia delle misure di contenimento, ma se i contagi del coronavirus aumenteranno e le restrizioni imposte verranno ancora violate, si deciderà  di varare misure più dure.
Quello di ieri del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, sembra infatti un ultimo avvertimento: “Nelle prossime ore —ha detto — bisognerà  prendere in considerazione la possibilità  di porre il divieto completo di attività  all’aperto”.
Sulla stessa linea il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, per il quale “se si dovesse andare avanti” con comportamenti errati “chiederemo al governo di emanare provvedimenti ancora più rigorosi”.
Intanto in tutte le Procure si cerca di capire come trattare i migliaia di fascicoli su coloro che violano le restrizioni del governo. Dall’11 (giorno del decreto di Conte) al 17 marzo le persone fermate sono state oltre un milione.
Di queste, 43.595 sono state denunciate in base all’articolo 650 del codice penale, ossia per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità . È un reato dalle conseguenze piuttosto blande: un’ammenda fino a 206 euro o l’arresto fino a tre mesi.
Altre 926 sono le denunce in base all’articolo 495 del codice penale,ossia per“falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità  o su qualità  personali proprie o di altri” e che prevede la reclusione fino a 6 anni.
Il punto è che secondo l’orientamento di molte procure questo reato non sarebbe configurabile nei confronti di chi mente quando viene fermato. In una nota del 16 marzo, indirizzata ai comandanti provinciali di carabinieri, Finanza e polizia municipale, la Procura di Genova per esempio ha specificato che sull’applicazione dell’art. 495 “il delitto viene integrato esclusivamente dalle false attestazioni aventi a oggetto l’identità , lo stato o altre qualità  della persona”.
Sembra non potersi applicare quindi quando si mente sui motivi della propria uscita. Sulla stessa linea i magistrati di Roma, per i quali non ci sono margini di applicabilità  dell’articolo 495 del codice penale. Rispetto ai colleghi di Genova, i romani però sono più possibilisti nel poter contestare a chi viene fermato l’articolo 483 del codice penale, il falso del privato in atto pubblico.

(da “NextQuotidiano”)

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COME I PENDOLARI SUI TRENI DEL NORD HANNO PORTATO AL SUD IL CORONAVIRUS

Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile

IMPENNATA DEI CONTAGIATI GRAZIE A DEGLI IRRESPONSABILI

Ieri abbiamo raccontato che il professor Gioacchino Angarano del Policlinico di Bari ha spiegato che le previsioni più pessimistiche riguardo lo sbarco del Coronavirus al Sud si stanno purtroppo avverando: l’esodo dal Nord sta facendo i primi contagi.
Professore, cosa si aspetta nei prossimi giorni?
«Una grande quantità  di contagiati che ha bisogno di essere assistita in ospedale. Già  ora abbiamo ricoverato persone i cui figli sono tornati dal Nord nei giorni scorsi: prevedo per questo grandi o piccoli focolai che a loro volta creeranno altri focolai. L’epidemia durerà  ancora. Possiamo però dire che l’isolamento sociale sta certamente rallentando la corsa dei contagi. Vedo strade deserte e gente che passeggia sui balconi pur di non stare in strada. È un segno di civiltà  che avrà  conseguenze positive».
Cosa si augura
«Spero vivamente che finisca presto. È una malattia che ha gravi implicazioni, non solo mediche ma anche sociali. Una malattia che spinge a limitarei rapporti umani e per questo è terribile».
Oggi Il Fatto Quotidiano pubblica un grafico elaborato in base ai dati disponibili su Internet che mostra come la partita a breve si sposterà  al Sud:
Se infatti il dato nazionale, trainato dai numeri drammatici della Lombardia, sembra mostrare i primi timidi segnali positivi, lo stesso ancora non si può dire per alcune regioni del centro e del sud Italia, dove però il lockdown è iniziato più tardi rispetto che al nord. Nel grafico mostriamo l’andamento dei pazienti attualmente positivi in quattro regioni: Abruzzo (rosso),Campania (azzurro), Lazio (verde) e Puglia (viola). Salta all’occhio l’impennata che tutte le curve hanno avuto negli ultimi giorni. Se per il Lazio questo può essere spiegato dall’aumento consistente del numero di tamponi effettuato (da 2000 a 9500 in 7 giorni) lo stesso non si può dire per le altre 3 regioni, il cui numero è passato da 2000 a circa 3000.
Qual è quindi il motivo di tale incremento? Per vedere gli effetti del lockdown serve ancora qualche giorno, e questi casi sono perlopiù persone che hanno contratto il virus prima del blocco di queste regioni. Ma possiamo anche pensare che i ripetuti esodi da Nord a Sud dei giorni precedenti abbiano potuto contribuire a questi nuovi casi registrati.

(da “NextQuotidiano”)

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L’ODISSEA DELL’ATTORE GHINI PER RIPORTARE LA FIGLIA A CASA DA LONDRA DIMOSTRA L’EFFICIENZA DELLA SANITA’ PUBBLICA ITALIANA

Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile

LA GESTIONE DELL’EMERGENZA CORONAVIRUS IN INGHILTERRA E’ VERGOGNOSA: PER FORTUNA SI SONO TOLTI DAI COGLIONI IN EUROPA

Massimo Ghini ha deciso di raccontare in un’intervista come sta passando questi giorni di isolamento forzato con la sua famiglia e, soprattutto, come è riuscito a riportare in Italia sua figlia Margherita, che studia alla Ravensbourne University di Londra. L’attore ha sottolineato come questo sia il momento peggiore per la Gran Bretagna, dove «stanno vivendo il momento del matto» che ha reso difficilissimo far rimpatriare sua figlia.
L’attore ha colto l’occasione di lodare la sanità  italiana, che si sia dimostrata di gran lunga migliore rispetto a quella britannica in questa sua personale esperienza.
«Pensiamo sempre di essere noi trogloditi e loro over the top»
Massimo Ghini non si è risparmiato facendo un paragone tra Italia e Gran Bretagna e sottolineando come la sanità  della prima abbia gestito il rientro di sua figlia in maniera decisamente migliore.
«Finalmente mi ha raggiunto mia figlia Margherita da Londra, c’è stata la fuga degli italiani. Noi siamo riusciti a trovare il biglietto per farla tornare perchè la situazione si stava facendo difficile», ha raccontato.
E sull’Inghilterra ha detto che «ci rivolgiamo a loro come se noi fossimo sempre una sorta di trogloditi e loro over the top, invece ultimamente mi pare non sia successo».
Il riferimento di Ghini è alla sanità , sottolineando come gli studenti italiani si siano sentiti abbandonati perchè «tutti parlano di pandemia e vivi in un posto con pub e ristoranti aperti e metropolitane piene».
La figlia e le sue amiche hanno cominciato ad andare in giro con le mascherine e «hanno cercato di avere contatti per questioni mediche, capire in caso di problema a chi rivolgersi».
Dopo aver avuto un numero a cui fare riferimento la risposta della sanità  britannica è stata chiara: domandato solo il nome e il cognome delle giovani, gli interlocutori si sono congedati «dicendo che richiamavano e sono spariti».
I medici italiani hanno mandato una mail alla figlia
Sottolineando quanto il servizio sanitario britannico abbia peccato di efficienza, Ghini elogia invece quello italiano. Sua figlia Margherita e le ragazze sue coinquiline si sono sentite isolate fino a quando non hanno ricevuto «una mail di medici italiani che hanno cercato i nostri connazionali a Londra dicendo “fate riferimento per ogni problema a noi”».
Ci ha scherzato su, Ghini, dicendo che «i nostri medici si sono stretti a coorte, come dice il nostro inno, e si sono messi a disposizione» a differenza di «quella sanità  lì, quella britannica» che «non si è neanche fatta sentire».
Immancabile anche la condanna all’intervento di Boris Johnson che ha definito la perdita dei cari inevitabile in questa situazione.
In questo caso lo possiamo dire: Italia 1 — Inghilterra 0.

(da Giornalettismo)

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L’EFFETTO DEL BAZOOKA BCE

Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile

LO SPREAD CALA A 180 PUNTI E PIAZZA AFFARI SI RIALZA

L’annuncio della strategia della Bce contro il coronavirus ha dato i suoi effetti, già  all’apertura dei mercati.
Il Fitse Mib di Piazza Affari segna una crescita del 4%, mentre lo spread tra Btp e Bund è crollato subito a 180 punti, con un rendimento pari all’1,5%.
Mercoledì 18 marzo lo spread aveva chiuso a 267 punti mentre martedì 17 marzo aveva toccato i 280 punti. Il nome del piano della Bce è Pandemic emergency purchase programme e ha un unico scopo: arginare la crisi economica che verrà  causata dal coronavirus.
L’obiettivo è non è solo acquistare in massa titoli di Stato in tutti i Paesi dell’area euro ma anche acquistare titoli privati emessi dalle aziende e documenti di impegno commerciali, le cambiali delle piccole e medie imprese.
Così infatti si legge nel testo: «La Bce si assicurerà  che tutti i settori economici possano beneficiare delle condizioni finanziarie di supporto che permettano loro di assorbire questo choc. E ciò si applica ugualmente a famiglie, aziende, banche e governi».
La BCE acquisterà  titoli pubblici e privati per coprire le spalle alle aziende in crisi dopo l’epidemia coronavirus
Una misura fondamentale, soprattutto in virtù di una previsione davvero tragica per le economie dell’area euro: sempre secondo la presidente della Banca Centrale Europea c’è da attendersi una recessione del 5% in Europa, se il blocco totale in Italia e negli altri Stati durerà  per almeno 3 mesi. Una ipotesi che, al momento, sembra essere quantomai concreta.
Con i 750 miliardi di euro, la Lagarde ha assicurato che tutte le imprese che nei prossimi mesi dovranno indebitarsi per far fronte alle perdite di questo periodo avranno le spalle coperte dalla BCE. Un paracadute importante che, certo, da solo non potrà  risolvere tutti i problemi, ma che dà  già  una dimensione diversa rispetto a quella di sette giorni fa, con l’Unione Europea decisa a fare fronte comune rispetto a questa emergenza e ad affrontarla tutti insieme.

(da agenzie)

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IL PIANO DA 750 MILIARDI: L’ARMA TOTALE DELLA BCE PER SALVARE L’EUROPA E SOPRATTUTTO L’ITALIA

Marzo 19th, 2020 Riccardo Fucile

MESSI A TACERE GLI AVVOLTOI SOVRANISTI: L’EUROPA C’E’

Questa volta la Banca Centrale Europea ha colpito con forza, di fronte alle notizie sempre più drammatiche sull’avanzata del contagio nel continente.
Mentre ancora non si erano spente le polemiche per la reazione così debole del vertice Bce, e soprattutto della sua presidente Christine Lagarde, una settimana fa di fronte al dilagare della crisi economica e sociale causata dal coronavirus, il direttivo della banca europea si è riunito d’urgenza ieri sera, e in tre ore ha varato un piano d’intervento a favore degli Stati, delle loro imprese e dei loro cittadini di portata economica enorme, almeno 750 miliardi entro la fine di quest’anno, e ancora di più se la battaglia contro il virus dovesse continuare.
Il piano ha nome Pandemic emergency purchase programme, e al di là  dell’acronimo col quale si dovrà  familiarizzare, Pepp, ha già  nella sua denominazione il senso del suo scopo.
Un programma di acquisti massicci, a cominciare dai titoli di stato di tutti i paesi dell’area euro, ma allargandosi anche si titoli privati emessi dalle aziende e ai documenti d’impegno commerciali, di fatto le cambiali delle piccole e medie imprese. Il documento finale della riunione d’urgenza- svolta al telefono dai membri della Bce — dice questo: «Il Consiglio direttivo farà  tutto ciò che sarà  necessario nei limiti del suo mandato. Il Consiglio direttivo è pienamente preparato a incrementare il volume dei suoi programmi di riacquisto titoli e a modificarne la composizione, per quanto e fino a quando sarà  necessario. Esplorerà  tutte le opzioni e tutti gli strumenti per sostenere l’economia durante questo choc. Il Consiglio direttivo della Bce è impegnato nel giocare il suo ruolo di supporto di tutti i cittadini dell’area euro in questo periodo estremamente difficile.
A questo scopo la Bce si assicurerà  che tutti i settori economici possano beneficiare delle condizioni finanziarie di supporto che permettano loro di assorbire questo choc. E ciò si applica ugualmente a famiglie, aziende, banche e governi
Ancora più esplicito il tweet di Christine Lagarde, che sapeva di essere marchiata dalle infelicissime parole di giovedì scorso. La presidente della Bce ha scritto: «Tempi straordinari richiedono un’azione straordinaria. Non ci sono limiti al nostro impegno per l’euro. Siamo determinati a sfruttare tutto il potenziale dei nostri strumenti, nell’ambito del nostro mandato».
Tra i primi a commentare il nostro premier (l’Italia a detta di tutti è il più diretto beneficiario del super bazooka della Bce). Ha twittato così Conte: «L’Europa batte un colpo! Forte, sonoro, adeguato alla gravità  dell’emergenza sanitaria che stiamo affrontando e dello shock economico che ne consegue. Bene la BCE».
E Macron: «Pieno sostegno. Ci vuole una più grande solidarietà  finan
ziaria in seno alla zona euro. I nostri popoli e le nostre economie ne hanno bisogno». E nella notte europea è arrivato anche l’annuncio della Federal Reserve, la banca centrale americana, col suo terzo piano in due giorni, un programma di supporto al credito delle famiglie e delle imprese istituendo uno «Strumento di liquidità  del fondo comune di investimento monetario».

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