Maggio 3rd, 2022 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO LEGHISTA VA DICENDO IN TV CHE È PRONTO A PRECIPITARSI IN RUSSIA PER DIALOGARE CON PUTIN, POI SMENTISCE… GIORGETTI LO ATTACCA: “CREDO CHE LE RELAZIONI DIPLOMATICHE INTERNAZIONALI IN UNA SITUAZIONE COME QUESTA RICHIEDANO GRANDE PRUDENZA, E SOPRATTUTTO DEBBANO ESSERE COORDINATE CON IL GOVERNO”
Matteo Salvini in missione a Mosca? Le voci girano e il segretario
leghista in qualche modo pare assecondarle dicendo in tv e alla radio che è pronto a precipitarsi nella capitale russa per dialogare con Putin. Al momento, però, non ci sono conferme. E lo staff del leader del Carroccio smentisce.
Eppure, il tema resta sul tavolo se il capodelegazione della Lega al governo, il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, fa una precisazione nella conferenza stampa del presidente del Consiglio Mario Draghi.
«Credo che Salvini sia animato da sincere intenzioni e aneliti pacifisti ma non mi risulta sia in programma un viaggio di questo tipo a Mosca. Credo che le relazioni diplomatiche internazionali in una situazione come questa richiedano grande prudenza, e soprattutto debbano essere coordinate con il governo, che la Lega sostiene». Giorgetti non sente di mettere la mano sul fuoco, ma invita alla cautela chi sospetta che dietro la smentita ufficiale ci sia, o ci sia stato, un tentativo di organizzare un blitz in terra moscovita.
«Penso che la dichiarazione di Salvini si chiarirà, mi sembra da valutare con grande prudenza» conclude il ministro. Forse oggi il segretario chiuderà la questione. In casa leghista nessuno nega che Salvini, se fosse davvero possibile e utile, non esiterebbe a lanciarsi in una iniziativa così delicata (anche se è ancora fresco il ricordo della missione in Polonia che all’ex ministro dell’Interno è costata molto sul piano dell’immagine).
Di sicuro negli ultimi giorni il leader della Lega ha moderato i toni nei confronti della Russia e cambiato atteggiamento rispetto all’invio di aiuti militari all’Ucraina. «Per avvicinarsi alla pace non bisogna parlare solo di armi o minacciare il nucleare, serve convincere le parti a dialogare a un tavolo – ha detto Salvini a Isoradio .
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2022 Riccardo Fucile
“RETEQUATTRO HA VIOLATO LA RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO”
“Per la verità Rete 4, consentendo a Lavrov di fare il suo monologo, non solo non ha rispettato la risoluzione del Parlamento europeo ma anche diverse relazioni del Copasir e persino il buon senso”, dice Elio Vito, deputato di Forza Italia e membro del Copasir, a true-news.it.
Il giorno dopo l’intervista del ministro degli Esteri della Russia Sergej Lavrov alla trasmissione “Zona Bianca” in onda su Mediaset, non si placano le polemiche sull’opportunità di ospitare il capo della diplomazia di Mosca in prima serata.
In Italia, parte della politica ha reagito sdegnata, Israele ha convocato l’ambasciatore russo per le parole di Lavrov su “Hitler ebreo”.
In prima linea, nelle critiche a Mediaset, il parlamentare azzurro, che sostiene che l’ospitata di Lavrov abbia violato una risoluzione del Parlamento europeo sulla propaganda di guerra della Federazione Russa, in relazione alla guerra con l’Ucraina. Vito, sempre eretico nelle sue posizioni, è durissimo: “È stato accertato e denunciato che la propaganda di guerra, la disinformazione russa è parte integrante della strategia a sostegno dell’aggressione all’Ucraina – spiega a true-news.it – ed il Parlamento europeo ha invitato gli Stati membri a non consentirla.
Per Vito consentire il diritto di tribuna a esponenti del governo russo o vicini al Cremlino “non è solo una questione di inopportunità”. “Vanno naturalmente ascoltate tutte le opinioni ma non bisogna prestarsi alla disinformazione russa, che nega i crimini, le deportazioni, gli attacchi a obiettivi civili come scuole ed ospedali”, prosegue il ragionamento, molto duro, del deputato del Copasir.
Più di qualcuno potrebbe obiettare che impedire a un alto rappresentante del governo della Russia di esprimere la sua visione sul conflitto potrebbe avere conseguenze sul pluralismo dell’informazione, e che la propaganda, in una guerra, coinvolge tutte le parti in lotta tra di loro.
Ma Elio Vito è irremovibile, anche se premette: “Il pluralismo è sempre un valore e va rispettato. È uno degli elementi costitutivi delle democrazie liberali occidentali a differenza delle dittature e delle autocrazie come quella russa, dove non esiste libertà di stampa”.
Dopo la premessa, l’affondo: “Ma una cosa è il pluralismo delle idee un’altra è farsi portatori delle falsità, di bugie, di teorie negazioniste come è successo con Lavrov a Rete4. Questo non ha niente a che vedere con il pluralismo, ma con la disinformazione”.
Secondo il parlamentare di Forza Italia, il rischio che le Tv facciano da megafono alla propaganda “vale principalmente per soggetti russi, soprattutto se sono ritenuti responsabili ed esposti a sanzioni”.
Il deputato auspica “opportuni interventi da parte degli organismi preposti e delle autorità competenti”. E questo vale per Mediaset, un’emittente privata, ma potrebbe valere anche per la Rai, dove spesso intervengono giornalisti delle tv russe, considerati da qualche osservatore alla stregua di ‘funzionari’ del Cremlino”.
“Anche le tv private sono soggette a delle regole e delle leggi come la tv pubblica, che vanno rispettate. Esiste per questo l’Autorità per le telecomunicazioni – conclude Vito – Non si tratta di evitare i dibattiti, ripeto, o la presenza di opinioni diverse, ci mancherebbe, ma di evitare che le nostre televisioni, pubbliche e private, diventino, più o meno consapevolmente, strumento della propaganda di guerra russa. Questo è davvero inaccettabile”.
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2022 Riccardo Fucile
DALL’INIZIO DELL’INVASIONE CI SONO STATI PIÙ DI 20 EPISODI SIMILI. È IL SEGRETO DI PULCINELLA: A COLPIRE SONO MISSILI DI KIEV… È UN MODO PER DIMOSTRARE CHE MOSCA È DEBOLE ANCHE ALL’INTERNO E NON RIESCE A DIFENDERE NEMMENO I SUOI CONFINI
Le ultime due «strane» esplosioni sono avvenute all’alba di lunedì a
Belgorod, città russa a 39 chilometri dal confine con l’Ucraina, con il sindaco che si è affrettato a rassicurare i cittadini.
Il giorno precedente, il Primo maggio, era stata colpita un’installazione militare nella stessa città di frontiera ed era stato danneggiato un ponte nei pressi di Kursk, a 170 chilometri dal confine, un incidente attribuito dal sindaco a un gesto doloso.
Dall’inizio dell’invasione sono stati oltre 20 gli episodi avvenuti in Russia, per lo più nella regione di Belgorod, dove uomini e mezzi militari pattugliano le strade in cui – racconta il sito indipendente russo Meduza – sono spuntati ospedali da campo e scavate delle trincee.
Quasi ogni giorno il governatore Vyacheslav Gladkov aggiorna sugli attacchi: il 1° aprile è stato colpito un deposito petrolifero della Rosneft, il 12 è stata danneggiata la linea ferroviaria a Shebekino, due giorni dopo un uomo di Zhuravlevka è stato ferito dalle schegge di un’esplosione.
Nella regione è stato dichiarato uno stato d’allerta giallo, che indica un’alta minaccia terroristica, ma questi episodi sono parte di una guerra di ombre: non sempre è chiaro il colpevole, a volte è sfuggente come una fantasma, altre reale come lo può essere un raid militare.
Come quello – mai rivendicato dagli ucraini – del 25 aprile a Bryansk, a 100 chilometri dal confine, quando due incendi sono divampati nei depositi di carburante della Rosneft, da cui parte il greggio che arriva in Europa.
In successione sono stati presi di mira basi, villaggi, depositi di munizioni, infrastrutture. A colpire sono droni di fabbricazione turca, elicotteri, missili e probabilmente – questa è la parte più coperta – forze speciali infiltratesi dietro le linee. I russi sono riusciti ad abbattere un paio di velivoli, con le foto dei rottami pubblicate in rete da semplici cittadini.
Mosca ha reagito in modo diverso a seconda delle situazioni: ha incassato il colpo, ha negato, ha accusato il nemico, ha ipotizzato la casualità. Un esperto britannico, con molto pragmatismo, ha riconosciuto due aspetti: l’incuria e la corruzione possono certamente essere all’origine di incidenti, tuttavia quando si assiste a una serie ripetuta è difficile pensare che sia solo il destino avverso.
Kiev si è «accomodata» – per scelta e interesse – a specchio. Ha accusato, inizialmente, il nemico di provocazioni. Poi progressivamente ha lasciato intendere di essere coinvolta, ha ironizzato citando il «karma negativo» mentre il capo dello staff di Zelensky ha parlato di «ambiguità strategica», ossia non confermano né smentiscono.
Una linea incoraggiata dal sostegno aperto della Gran Bretagna e persino della Germania, per le quali la resistenza ha il diritto di assestare fendenti ovunque. I giganteschi «funghi» di fumo che si alzano sulle località della Russia finiscono per essere interpretate come le prove di difficoltà profonde.
Non importa il motivo scatenante: per gli analisti tutto questo dimostra che Mosca non riesce sigillare la madre patria, ha buchi negli apparati di sicurezza, lamenta guai nel personale e negli impianti.
Anche perché alcuni roghi hanno riguardato centri lontani dall’area della crisi: ad esempio la grande esplosione avvenuta ieri a Perm, a 2 mila chilometri dall’Ucraina, che ha coinvolto un impianto per la produzione di polvere da sparo, oppure quella del 21 aprile a Tver, a nord di Mosca, in un laboratorio che sviluppa missili.
Gli ucraini, poi, possono «disturbare» l’invasore mentre rilancia l’offensiva a est e sud: incursioni simboliche e ad effetto, con possibili ripercussioni sulla rete logistica.
Il fronte interno risponde anche ai suggerimenti esterni che prevedevano il ricorso a piccoli nuclei di commandos. Istruttori americani, canadesi, britannici, polacchi e lituani hanno addestrato le Special Forces di Zelensky e le hanno anche dotate di equipaggiamenti adeguati al compito: militari e piloti di elicotteri sono in grado di agire con le tenebre grazie ai visori notturni, sono dotati di sistemi di comunicazione protetti, di apparati per poter ricevere dati di intelligence.
Una componente umana che non esclude la presenza di consiglieri stranieri. I russi hanno usato la stessa lama. O hanno provato. Kiev ha arrestato numerosi alti ufficiali accusati di tradimento: uno lavorava allo Stato Maggiore, un gruppo invece doveva abbattere – secondo l’accusa – un aereo passeggeri in Bielorussia o Russia e far ricadere la responsabilità sull’Ucraina. Una situazione che riporta alla distruzione del jet malese nel luglio 2014, a Donetsk, attribuita ai filorussi.
(da il Corriere della Sera)
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Maggio 3rd, 2022 Riccardo Fucile
E’ D’ACCORDO CONTE, ANCHE BERLUSCONI LO VUOLE, L’EGO ESPANSO DI SALVINI MENO: MA E’ LA LORO UNICA STRADA PER CHIUDERE IN UN ANGOLO LA MELONI
«Se dopo quanto ha detto Giorgia Meloni a congresso, Salvini non l’ha ancora capito Beh, dovrebbe pensarci davvero al proporzionale».
Andrea Marcucci discute con Dario Franceschini nell’ascensore di Montecitorio. È l’antipasto del seminario in cui tutte le correnti del Pd e relativi leader, riuniti da Matteo Orfini e dalla sua associazione Left Wing, lanciano l’offensiva sulla legge elettorale proporzionale. Per i big dem di ogni provenienza – prodiana, popolare, dalemiana, renziana – il tempo è adesso: bisogna provarci con una legge proporzionale.
Ciascun partito correrebbe per sé alle politiche che ci saranno tra dieci mesi, rompendo la dittatura delle coalizioni, restituendo ai cittadini la scelta degli eletti.
D’accordo Lorenzo Guerini e Nicola Zingaretti («Per una volta, e già questa è una notizia, condivido le parole di Orfini»), Franceschini e Andrea Olando, Debora Serracchiani, Andrea Giorgis e Dario Parrini. Lo spiega Orfini nel “position paper”, un documento corredato da ben tre proposte di legge a prima firma Fausto Raciti. Ma soprattutto c’è Marco Meloni, il braccio destro di Enrico Letta, a portare l’imprimatur del segretario.
Restano sullo sfondo i due convitati di pietra: l’alleanza con i 5Stelle e il campo largo su cui il Pd punta, oltre alla questione di come comporre le liste dem. Letta comunque non intende buttare all’aria il progetto di campo largo progressista, gli ex renziani e tutti i dem con idiosincrasia per i grillini ne prendano atto.
Il seminario è appena concluso, quando il capo del M5Stelle Giuseppe Conte in una nota alza la palla al segretario dem: “Con Letta ogni tanto ci confrontiamo. Sulla legge elettorale credo che la soluzione sia la legge proporzionale, che con il taglio dei parlamentari è diventata una necessità”. E d’altra parte Giuseppe Brescia, il presidente grillino della commissione Affari costituzionali, pressa: non basta dirsi a parole favorevoli alla riforma, bisogna farla.
“Proviamoci” è la parole d’ordine, nonostante “la strada sia stretta” (dice Guerini). La sfida però è realizzare il consenso più ampio possibile per cambiare la legge elettorale, quindi costringere la destra o pezzi del centrodestra, ad esempio Forza Italia, a scegliere (dice Franceschini). Marco Meloni chiarisce: «Il Rosatellum è il peggiore sistema elettorale possibile», ma critica l’analisi di Orfini laddove contesta il Mattarellum e la stagione del maggioritario, che fu l’orizzonte ulivista.
Comunque il coordinatore della segreteria di Letta afferma: «Occorre essere pragmatici sulla legge elettorale, no alla religione del proporzionale, come no alla religione del maggioritario». Una cosa è importante: che il Pd sia unito «è decisivo» e che non sia una parte politica sola a pensare di approvare le regole di tutti. L’altro punto cardine è: non c’è nessun cedimento da parte del Pd sul bipolarismo: «L’orizzonte bipolare va conservato».
Sull’urgenza di riformare le regole per votare insiste Zingaretti. Sulla bontà di abbandonare il maggioritario, Franceschini riassume: «Abbiamo visto di tutto, cambi di casacca, assenza di stabilità, un bipartitismo che non si è realizzato». E quindi la politica impone di non restare attaccati a ciò attorno a cui è nato il Pd. Sempre Franceschini: «Siamo in un sistema dove sono state superate barriere invalicabili: la Lega ha mollato il centrodestra per governare con i 5S, poi il Pd ha governato con i 5S e ora siamo tutti insieme al governo».
Insomma le garanzie di alleanze pre-elettorali che tengano poi, sono pari a zero. E per Orlando: «Rinunciare ad avere il governo la sera del voto? Meglio averlo venti giorni dopo, ma che duri tutta la legislatura». Comincia adesso la fase della trattativa con il centrodestra: subito dopo le amministrative si entra nel vivo. Orfini rincara: «La proposta del proporzionale è una risposta alla crisi del nostro Paese. Serve una svolta non significa abbandonare il campo largo ma metterlo nelle condizioni di esprimere ciascuno la propria identità. E offriamo questa riflessione anche al centrodestra, piuttosto che alleanze forzose che poi non reggono».
Sulle tecnicalità la discussione è aperta: soglia di sbarramento sicuramente alta (nel Brescellum è al 5%), preferenze o altri meccanismi. Da garantire l’alternanza di genere: rimarca Valeria Fedeli. Raciti la prevede nel suo progetto: capilista bloccati e doppia preferenza di genere.
(da la Repubblica)
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Maggio 3rd, 2022 Riccardo Fucile
“BISOGNA TAGLIARE A PUTIN I PROVENTI DI GAS E PETROLIO, ALTRIMENTI ATTACCHERANNO ALTRI PAESI”
I russi hanno un atteggiamento mafioso e criminale. E il
pagamento del gas in rubli è ridicolo. Il sottosegretario agli Esteri polacco Paweł Jabłoński in un’intervista a La Stampa oggi parla di Mosca ma anche di «quei politici riluttanti a sostenere la difesa dell’Ucraina e a potenziare le sanzioni». Jabłoński spiega ad Uski Audino che «i russi vogliono mandare a tutta l’Europa lo stesso messaggio: dovete dipendere da noi, altrimenti andrete incontro a gravi conseguenze. L’unico modo sostenibile per andare avanti è tagliare a Putin i soldi del gas e del petrolio. Altrimenti lui e i futuri leader del Cremlino si comporteranno nello stesso modo. Se restiamo in disparte, attaccheranno altri Paesi. Se non agiamo in modo solidale, faranno altri massacri. Putin vuole creare un cuneo tra voi e noi, tra i paesi dell’Ue occidentale e orientale. A prescindere da quello che pensa Mosca, non siamo noi l’anello più debole dell’Ue. Abbiamo accolto 3 milioni di rifugiati e stiamo diventando indipendenti dalle forniture energetiche russe. L’anello più debole dell’Ue sono quei politici decisamente riluttanti a sostenere la difesa dell’Ucraina e ad aumentare le sanzioni contro la Russia».
La richiesta di pagamento in rubli, conclude il sottosegretario, «è ridicola. Non si cambiano in corso i termini di un contratto. Immagini di comprare un appartamento da un costruttore. Lei paga, organizza il trasloco e arriva nel nuovo appartamento. A quel punto viene fuori che nella casa che ha comprato vivono dei delinquenti armati che le dicono: “Se vuoi vivere qui, devi pagare di più”. E ti fanno sapere che vorranno un tributo ogni tanto, per “la sicurezza della tua famiglia”. È un comportamento mafioso e criminale».
(da Open)
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Maggio 3rd, 2022 Riccardo Fucile
“IL MODELLO DELLA GUERRA DEL GOLFO NON PAGA PIU'”
Il generale di corpo d’armata Pietro Serino, dal febbraio 2021 capo di Stato maggiore dell’Esercito, parla oggi in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dell’importanza della tecnologia e delle comunicazioni durante le guerre.
E spiega che la Russia proprio su questo fronte è in difficoltà: «Ritengo che una delle considerazioni più rilevanti riguardi proprio i nuovi ambiti cyber e spaziale, che forse non sono risolutivi, ma certamente hanno un ruolo determinante: se non sono capaci di sfruttare gli accessi alla tecnologia cyber e al dominio dello spazio, gli eserciti moderni possono entrare in grande difficoltà».
Per Serino «si è discusso per settimane circa la consistenza delle forze, delle decine di migliaia di soldati schierati, ma si sa poco dell’entità numerica e della natura degli avversari sul campo. Certo, il terreno va presidiato, le risorse umane restano fondamentali sia per difendere un terreno, sia per conquistarlo e mantenerlo, ma le truppe senza la padronanza dei mezzi tecnologici alla fine soccombono, è una regola classica, sin dai tempi delle guerre dei romani».§
E questo gap dei russi, conclude il generale nel colloquio con Marco Galluzzo, può fare la differenza: «Mi sembra di osservare che in questo momento l’utilizzo dei sistemi satellitari e l’impiego dei droni non sia equilibrato da parte dei due contendenti, si proteggono le forze corazzate con aerei ed elicotteri che oggi non sono in grado di sopravvivere al moderno campo di battaglia, dominato anche da missili spalleggiabili, sia controaerei che controcarri. La copertura aerea oggi è troppo rischiosa e dunque non è efficace, e si assiste ancora ad un uso di formazioni d’attacco in modalità classica, quella che conoscevamo negli anni ’90, per intenderci mi riferisco alla guerra del Golfo: oggi quel modello non paga più».
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2022 Riccardo Fucile
E’ GIA’ QUALCOSA CHE L’ALTRA META’ DEL NOSTRO POPOLO NON SIA COMPOSTA DA VIGLIACCHI SENZA DIGNITA’
Per gli italiani la guerra in Ucraina è responsabilità di Vladimir Putin
ma sull’invio di armi a Kiev c’è disaccordo perché così si rischia di prolungare il conflitto e ci si espone a ritorsioni da parte di Mosca. Questi i risultati di un sondaggio di Swg per il Tg di La7.
Alla domanda su come finirà il conflitto, il 64% risponde che spera che Putin perda la guerra e il 10% che la vinca, mentre il 26% si trincera dietro un “Non saprei”.
Per quanto riguarda le responsabilità del conflitto, il 67% le attribuisce allo Zar e il 19% a Joe Biden, mentre l’Ucraina si trova sul banco degli imputati per il 6% degli intervistati.
Ma le cose cambiano quando si parla dell’invio di armi alla resistenza ucraina. Il 46% è in disaccordo, il 43% è invece d’accordo.
E il motivo del disaccordo? Non è giusto perché così si prolunga la guerra per il 24%, c’è preoccupazione per la ritorsione dei russi per il 16% mentre l’Italia dovrebbe rimanere neutrale per il 6%.
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2022 Riccardo Fucile
SI TRATTA DEL BALLETTO “NUREYEV” DI KIRILL SEREBRENNIKOV, NOTO PER IL SUO SOSTEGNO ALLE PERSONE LGBT+, E SCAPPATO A BERLINO DOPO AVER ANNUNCIATO DI AVER LASCIATO LA RUSSIA PER MOTIVI DI “COSCIENZA” E L’OPERA “DON PASQUALE” DI TIMOFEY KULYABIN, ANCHE LUI ESPATRIATO
Il Teatro Bolshoi di Mosca ha ritirato gli spettacoli di due registi che hanno ufficializzato le loro posizioni contro la guerra in Ucraina. Questi registi, dopo le loro posizioni contro l’offensiva russa, hanno anche lasciato il Paese di Putin.
Il Teatro Bolshoi di Mosca ha annunciato il ritiro dalla sua locandina delle rappresentazioni previste per maggio di due registi che hanno lasciato la Russia e che hanno pubblicamente comunicato la loro opposizione all’offensiva russa in Ucraina.
In un messaggio pubblicato oggi su Telegram, il prestigioso teatro ha annunciato che il balletto “Nureyev” di Kirill Serebrennikov e l’opera “Don Pasquale” di Timofey Kulyabin sarebbero stati sostituiti da altri spettacoli per le sei recite previste nei giorni festivi di maggio.
Regista e sceneggiatore russo Kirill Serebrennikov vive ora a Berlino. Alla fine di aprile, ha annunciato di aver recentemente lasciato la sua nativa Russia per una questione di “coscienza” e di aver criticato aspramente l’offensiva russa in Ucraina.
Noto per le sue creazioni audaci, il suo sostegno alle persone Lgbt+, l’artista è stato condannato nel 2020 per appropriazione indebita a tre anni di reclusione con sospensione della pena, con il divieto di lasciare la Russia.
Il suo balletto su Rudolf Nureyev ha trionfato al Bolshoi dalla fine del 2017. E questo nonostante i riferimenti all’orientamento sessuale dell’eroe in un contesto di accresciuto conservatorismo da parte delle autorità.
Anche Timoféï Kouliabine, giovane regista innovativo che lavora in particolare a Novosibirsk, ha lasciato la Russia per l’Europa e ha pubblicato diversi messaggi critici sul conflitto sui social network.
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2022 Riccardo Fucile
“I MEDIA NON ELUDANO LE SANZIONI SULLA PROPAGANDA RUSSA”
Un portavoce della Commissione europea bacchetta i media (anche
italiani) che hanno invitato nei loro talk show tv giornalisti russi.
Si tratta, spiegano da Bruxelles, di cronisti di media bloccati dalle sanzioni, come Sputnik e Russia Today.
Non si tratta di «censurare le opinioni» ma è «importante che sia contestualizzato» il loro background, ha detto il portavoce, invitando i mezzi di informazione a non eludere le sanzioni.
Inoltre, «le emittenti di Ue e Stati membri non devono permettere l’incitamento alla violenza o all’odio nei programmi, come previsto dalla direttiva» sulle attività dei media Ue. Della presenza di giornalisti vicini al Cremlino nei talk show si sta occupando anche la commissione di Vigilanza, che ha coinvolto nella questione il Copasir.
Tra le giornaliste invitate in tv c’è Nadana Fridrikhson, giornalista della tv Zvezda, di proprietà del ministero della Difesa di Mosca. «
Faccio presente che la giornalista, di cui abbiamo detto da subito che lavora in una televisione legata al ministero della Difesa, ha partecipato, prima che a Cartabianca, già dal 12 aprile, a numerose trasmissioni su reti nazionali di La7 e Mediaset», si è difesa la giornalista e conduttrice Bianca Berlinguer (che ha ospitato la giornalista russa in questione).
(da agenzie)
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