Destra di Popolo.net

VADE RETRO, CREMLINO: NEL MIRINO DI DRAGHI CI SONO SALVINI E IL M5S DI CONTE CHE RIPETE LO STESSO ATTACCO SULL’INVIO DI ARMI ALL’UCRAINA

Maggio 4th, 2022 Riccardo Fucile

BERLUSCONI FA SAPERE CHE DOMENICA AVEVA OSPITI A CENA AD ARCORE E NEANCHE SAPEVA COSA C’ERA IN ONDA SU RETE 4 … QUELL’ASSE TRA SALVINI E IL DIRETTORE DELL’INFORMAZIONE MEDIASET MAURO CRIPPA

uella frase di Mario Draghi l’altra sera in conferenza stampa (quello di Lavrov era un «comizio» che «fa venire in mente strane idee») non era una voce dal sen fuggita. Draghi l’ha voluta dire.
Se qualcuno troppo amico di Mosca pensa di minare il suo governo con operazioni spericolate, farebbe bene a darsi una regolata. In diversi ambienti della sicurezza nazionale italiana, una certezza c’è: il Cremlino sta conducendo operazioni di disinformazione organizzata, usando sponde nella società e nella politica italiana a volte inconsapevoli, altre volte consapevolissime.
Anche per questo della vicenda Lavrov si occuperà il Copasir: il presidente Adolfo Urso ieri ha annunciato che ci sarà un’audizione ad hoc, con Rai e Agcom, e evocato la parola «disinformazione russa». Di certo a distanza si incrociano un premier che a breve andrà a Washington, e un leader importante della sua maggioranza che lavora per andare a Mosca: lunedì sera, mentre Draghi era in conferenza stampa per illustrare il decreto sugli aiuti alle famiglie, Salvini diceva: «Con Trump al potere al posto di Biden io non penso che ci saremmo trovati in guerra».
la domenica sera in tv su La7, aveva annunciato testuale: «Andrei a Mosca se servisse ad avvicinare la pace: partirei anche domattina. Ci stiamo lavorando a parlare con Putin, riservatamente qualcosa stiamo facendo». La stessa domenica in cui da una parte c’era Lavrov su Rete4, dall’altra, su La7 appunto, c’era il propagandista numero uno delle tv del Cremlino, Vladimir Solovyov. Rete4 starebbe tentando anche di avere una delle prossime domeniche Vladimir Putin. «Non lo so, vediamo», ha risposto su questo il conduttore Giuseppe Brindisi.
Oltre a Salvini, anche il M5S di Conte ripete lo stesso attacco sull’invio di armi che danneggerebbe la pace. L’intervento di ieri di Maria Zakharova, che ha messo nel mirino Draghi (quei «politici italiani che prendono in giro i cittadini») non ha dissipato i dubbi: li ha rafforzati. Silvio Berlusconi fa sapere che aveva ospiti a cena ad Arcore e neanche sapeva cosa c’era in onda.
Salvini chiarisce ora che non ha un viaggio già fissato a Mosca; ma in tutti questi anni ha avuto una forte sponda nella parte sovranista di Mediaset e nel direttore dell’informazione Mauro Crippa.
L’Europa però, con il portavoce della Commissione per il Digitale Johannes Bahrke, avvisa l’Italia: «Le emittenti in Italia non devono permettere l’incitamento alla violenza, l’odio e la propaganda russa nei loro programmi, come previsto dalla direttiva Ue. C’è una clausola di non elusione delle sanzioni che si applica anche ai giornalisti».
(da agenzie)

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SE NON LI AMMAZZANO, LI DEPORTANO IN RUSSIA: SCHEDATI, INTERROGATI E ISOLATI, UN MILIONE DI PERSONE E’ STATO TRASFERITO DAL DONBASS ALLE ZONE OLTRECONFINE ATTRAVERSO CAMPI DI FILTRAGGIO

Maggio 4th, 2022 Riccardo Fucile

LA MAGGIOR PARTE DEI CIVILI PRELEVATI FINISCE IN ZONE PERIFERICHE E DEGRADATE, SPESSO IN SIBERIA

Li hanno chiamati «centri di filtraggio» e sono dei campi, delle tendopoli, in cui i deportati dall’Ucraina in Russia devono mostrare i documenti, sopportare interrogatori in cui viene messa alla prova la loro fedeltà a Putin. Dall’inizio della guerra sono già un milione le persone che vivevano nel territorio dell’Ucraina e che dopo l’invasione ordinata dal Cremlino sono stati portati oltre confine.
In questo caso, certo, ci può essere una quota di persone che, spaventata dalla guerra nelle regioni orientali o magari con legami familiari con la Russia, ha scelto di fuggire verso Est. Ma per una parte consistente, anche sulla base di testimonianze raccolte da media indipendenti internazionali, è stata una imposizione. Molti sono costretti a lavorare, alcuni addirittura sono stati portati anche in province lontane, fino in Siberia.
Il sindaco di Mariupol, Vadym Boichenko, ieri ha fornito questa analisi con dati relativi però alla sola cittadina portuale: «Abbiamo verificato le liste dei residenti deportati dai russi nel loro Paese. Attualmente sono quasi 40.000 persone. I nostri cittadini vengono portati ai margini della Russia, viene dato loro un certificato di immigrazione e usati per diversi lavori perché lì non c’è nessuno che lavori. I russi stanno costringendo i cittadini a svolgere diversi compiti nella stessa Mariupol come rimuovere i detriti e bruciare i corpi dei civili uccisi: stanno nascondendo i loro crimini».
Addirittura, secondo quanto denunciato un paio di settimane fa da Peter Andryushchenko, consigliere del sindaco di Mariupol, 308 ucraini, compresi 90 bambini, erano stati deportati dalla cittadina portuale fino a Vladivostok, praticamente in un altro pianeta, visto che si trova ai confini con la Corea del Nord.
In questa vicenda delle deportazioni è necessario muoversi con cautela. Il Ministero della Difesa ucraino, sempre nei giorni scorsi, ha sostenuto: «Gli occupanti hanno deportato in massa decine di migliaia di persone nelle regioni russe: in Siberia, Sakhalin, nell’estremo Oriente». Ieri il commissario per i diritti umani del parlamento dell’Ucraina, Lyudmila Denisova, ha sostenuto: «Ho alcune informazioni privilegiate che la Federazione Russa si stava preparando per la deportazione di massa dei nostri cittadini dall’inizio dell’anno. E ho alcune informazioni che in tutte le regioni hanno compilato elenchi di punti di trasferimento temporaneo con il numero di ucraini che saranno espulsi».
I russi cosa dicono? Le dichiarazioni ufficiali non negano il numero elevatissimo delle persone costrette a lasciare l’Ucraina per entrare nel territorio della Federazione, ma si fornisce una chiave di lettura differente: «Li abbiamo salvati».
Questi numeri coincidono con quelli che una settimana prima aveva diffuso il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov. Già questi numeri, forniti da Mosca, raccontano una tragedia perché parlano di un fiume di persone che hanno dovuto lasciare tutto ciò che avevano per fuggire.
Se saranno confermate le testimonianze di chi parla di ucraini spediti anche in Siberia, a Vladivostok e in tutte le aree remote dove serviva mano d’opera, saremo di fronte a una operazione brutale. Un conto è la famiglia che viveva a Mariupol e aveva parenti nella vicina Rostov e che dunque ha scelto di mettersi in salvo a poche centinaia di chilometri. Discorso differente è la deportazione di massa in aree remote imposta da chi ha invaso l’Ucraina.
Al confine orientale del Paese vi sono questi famigerati centri di filtraggio. Ad esempio ne sono stati segnalati a Novoazovsk e Bezimenne, tra Mariupol e Rostov.
Cosa succede in questi campi? Qualche settimana fa The Guardian ha raccolto la testimonianza di una donna di Mariupol che è passata da questo centro. Ha raccontato: «Il 15 marzo le truppe russe hanno fatto irruzione nel nostro rifugio antiaereo e hanno ordinato a tutte le donne e i bambini di uscire. Non è stata una scelta. La gente deve sapere la verità: gli ucraini vengono trasferiti in Russia, il Paese che ci sta occupando. Ci hanno portati in autobus con due o trecento altre persone a Novoazovsk. Una volta arrivati a una fermata, abbiamo dovuto aspettare per ore all’interno del bus fino a quando non ci è stato ordinato di attraversare un grande complesso di tende, in quelli che tutti chiamavano campi di filtraggio. Mi hanno interrogata a lungo, hanno controllato il mio telefono. Mi hanno chiesto cosa pensassi dell’Ucraina, mi hanno umiliata». M.Ev.
(da agenzie)

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DOPO IL DELIRIO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI RUSSO LAVROV SULLE ORIGINI EBRAICHE DI HITLER, ISRAELE MANDA PIÙ AIUTI (MILITARI) ALL’UCRAINA

Maggio 4th, 2022 Riccardo Fucile

E PENSARE CHE IL PREMIER ISRAELIANO BENNETT ERA STATO CONSIDERATO ANCHE UNO DEGLI ATTORI PIÙ ACCREDITATI PER UNA MEDIAZIONE

Più aiuti, anche militari, all’Ucraina. È questa, secondo alcune indiscrezioni di stampa, la risposta di Israele all’escalation verbale russa contro Gerusalemme. Ieri il suono delle sirene ha fermato il Paese nel ricordo dei propri caduti. Solo qualche giorno fa lo stesso sibilo aveva attraversato le piazze e le strade per il giorno della Shoah.
E ora la difesa di quella memoria di fronte ad attacchi impensabili da parte di un governo, quello russo, verso il quale lo stato ebraico aveva cercato di mantenere una posizione di difficile equilibrio dopo l’invasione dell’Ucraina. Ma quella posizione ora è stata spazzata via dalle pesantissime offese del ministro Lavrov che a modo suo riscrive la storia della Shoah e dell’albero genealogico di Hitler.
Alla dura reazione del governo di Israele, che aveva convocato l’ambasciatore a Tel Aviv, ora arriva anche la controreplica del Cremlino che riesce perfino a rincarare la dose. Il nuovo documento partorito dagli strateghi di Mosca accusa lo Stato ebraico di sostenere i neonazisti di Kiev prestandosi a coprire il presidente ucraino Volodimir Zelensky che, a loro dire, si nasconde dietro le origini ebraiche per far fronte comune con i neonazisti «eredi spirituali e di sangue dei boia del suo popolo».
In mattinata il ministro degli Esteri Lapid era tornato sulle dichiarazioni in tv di Lavrov, e oltre a richiedere le scuse ufficiali,ha invitato Lavrov a studiare libri di storia piuttosto che diffondere false voci antisemite . Un errore «imperdonabile e oltraggioso» ha aggiunto Lapid: «È come sostenere che gli ebrei si siano ammazzati tra di loro».
Per tutta risposta, qualche ora più tardi è arrivata la nuova aberrante sortita di Mosca che butta altra benzina sul fuoco: «La storia conosce purtroppo altri tragici esempi di cooperazione tra ebrei e nazisti. In Polonia e in altri paesi dell’Europa orientale, i tedeschi nominarono industriali ebrei a capo di ghetti e consigli ebraici alcuni dei quali sono ricordati per atti mostruosi».
Uno strappo dunque molto profondo che l’atteggiamento fin qui seguito dalla diplomazia israeliana cercava di evitare. Il premier Bennett era stato considerato anche uno degli attori più accreditati per una mediazione: aveva incontrato Putin e avuto ripetuti colloqui con Zelensky. Ma non aveva aderito alla sua richiesta di armi per mantenere una sorta di equilibrio, anche se il suo governo aveva votato all’Onu la mozione contro l’invasione russa.
Adesso il nuovo quadro spezza questa posizione dettata anche dalla necessità di salvaguardare i buoni rapporti che erano stati stabiliti con Mosca e di proteggere dagli attacchi degli hezbollah filoiraniani il confine con la Siria, presidiato dai militari russi.
Ora Israele secondo quanto rivelato da fonti giornalistiche – si appresterebbe a fornire aiuti umanitari e militari all’Ucraina, anche se non invierà gli armamenti richiesti, tra cui il sistema antimissile Iron Dome le armi avanzate di attacco, quanto piuttosto attrezzature difensive a protezione delle truppe di terra, equipaggiamento da combattimento personale e sistemi di allarme.
(da agenzie)

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GRAZIE A DRONI “GLOBAL HAWK”, RADAR E RICOGNITORI, LA NATO ASCOLTA E LOCALIZZA LE TRUPPE RUSSE, SPESSO ANTICIPANDO LE LORO MOSSE

Maggio 4th, 2022 Riccardo Fucile

VENGONO INTERCETTATE ANCHE LE TELEFONATE E LE COMUNICAZIONI RADIO: LE INFORMAZIONI OTTENUTE VENGONO ELABORATE DA UN SOFTWARE CHE FORNISCE LA SITUAZIONE TATTICA SUL TERRENO

È una grande «rete da pesca», dal Baltico fino al Mar Nero: a gettarla sono gli aerei da sorveglianza occidentali, compresi quelli svedesi.
È un dispositivo attivo da ben prima dell’invasione in Ucraina, ma diventato ora massiccio. Sono questi mezzi sofisticati a seguire i russi impegnati nelle operazioni belliche: cercano di capire in anticipo quali siano le mosse, le direzioni, persino gli ordini impartiti da comando e ufficiali.
Gli invasori si proteggono, reagiscono con il jamming , tentando di disturbare l’attività. Le comunicazioni dell’Armata dovrebbero essere criptate, ma sono frequenti i casi di dialoghi non protetti.
Lo schieramento è ampio. Velivoli a pilotaggio remoto – ossia droni, come i Global Hawk di base a Sigonella – e poi i ricognitori elettronici, dotati di sensori radar e per l’ascolto delle varie frequenze.
La profondità degli apparati è significativa: un Awacs, uno dei radar volanti della Nato, vede un elicottero a 400 chilometri di distanza, molto all’interno dei confini dell’Ucraina, pur rimanendo al di fuori dello spazio aereo e agendo così in una cornice legittima.
«Mettendo insieme tutte queste informazioni si riesce ad avere il quadro della situazione, perché con questi sistemi si ascoltano le telefonate e si localizzano, così come si captano le comunicazioni radio e si individuano le unità», spiega al Corriere il generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore della Difesa Italiana.
I dati sono poi confrontati con quelli contenuti nelle gigantesche «librerie» dell’alleanza: a ogni frequenza corrisponde un reparto, e così viene catalogato. Il volume di segnali può essere un insieme caotico da cui non si tira fuori nulla, perché quando hai troppo rischi di essere sommerso.
Oggi però i software assorbono le informazioni, le elaborano e poi forniscono la situazione tattica sul terreno, con quello che sta accadendo e quello che probabilmente accadrà.
Questo comporta che la conoscenza sia rivelata con prudenza, per evitare che anche l’avversario ne possa trarre giovamento. Questa attività aerea è poi integrata dai satelliti.
È stato spesso ipotizzato un supporto della Nato ad alcune azioni delle forze di Kiev: dall’attacco al Moskva al possibile tentativo di eliminare il generale Valerij Gerasimov, magari seguendo le sue tracce elettroniche. «Sono supposizioni», dice Camporini.
«È possibile che l’arrivo dell’ufficiale sia stato anticipato da una comunicazione della sua scorta, e che quella chiamata sia “arrivata” fino in Occidente. Una volta che i movimenti del target sono noti, poi, posso mirare con precisione a obiettivi di elevato valore».
Le informazioni, però, non sono mai immediate: devono essere analizzate prima di essere riferite. Secondo fonti Usa, ci può essere una differenza di 30-60 minuti nel passaggio delle soffiate: è allora inevitabile che possano esserci dei ritardi, che aiutano l’avversario. Come nel caso di Gerasimov: il generale è sfuggito per poco al tiro nemico.
(da agenzie)

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PERCHE’ DRAGHI BOCCIA IL SUPERBONUS 110%: COSTI TRIPLICATI A CARICO DELLO STATO

Maggio 4th, 2022 Riccardo Fucile

IL BONUS E’ UN OSTACOLO PER TRATTARE SUI PREZZI DEGLI INTERVENTI

Nuova bocciatura netta e chiara. Durante il discorso alla plenaria del Parlamento europeo, il premier Draghi ha ribadito l’indigeribilità e l’insostenibilità del Superbonus 110%, la misura varata durante il governo giallorosso per l’efficientamento energetico degli edifici.
«Non siamo d’accordo», ribadisce tranchant Draghi, ma il premier ha voluto nuovamente specificare il perché di questa posizione. «Questo governo è nato come governo ecologico», e che «fa del clima e della transizione digitale i suoi pilastri più importanti», ha precisato.
I due problemi
E però la misura introdotta dal governo Conte bis presenta almeno due problemi. Il primo: il rischio di frodi già segnalato lo scorso febbraio, quando il ministro dell’Economia Daniele Franco aveva dichiarato che «intorno al Superbonus è stata organizzata la più grande truffa della storia della Repubblica», commentando gli illeciti per 4,4 miliardi e i sequestri per 2,3 miliardi di euro segnalati dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza, ed evidenziando il peso della misura sui conti pubblici dello Stato.
La seconda, ribadita ieri dal premier Draghi: «Il costo di efficientamento è più che triplicato: i prezzi degli investimenti necessari per le ristrutturazione sono più che triplicati perché il Superbonus 110% di per sé toglie l’incentivo alla trattativa sul prezzo», alimentando dunque una bolla che va oltre l’aumento dei costi delle materie prime e, in questo caso, pesa interamente sui bilanci dello Stato.
Lo scontro con il M5s
La posizione del premier ha dato un nuovo scossone al M5s, in particolare ai senatori della commissione Industria, commercio e turismo che hanno definito le parole del premier «irricevibili». E non è mancata anche la risposta dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro che, di fatto, è stato tra i più attivi “creatori” del Superbonus 110%, che però non si mostra sorpreso dalle parole del premier: «Lo avevamo già dedotto dai continui blocchi e dalle modifiche apportate alla misura nei mesi scorsi che di fatto hanno rischiato di renderla inutilizzabile».
Ma l’esponente pentastellato, sottolineando che la misura «è espressione della volontà parlamentare di tutte le forze politiche», rilancia: «Anche se il giudizio personale di Draghi è negativo, il premier non può boicottare una misura che peraltro in più occasioni ha ricevuto lodi dalla stessa Unione Europea».
Quest’oggi, anche la sottosegretaria del Mef Maria Cecilia Guerra, in un’intervista a Radio Capital, sottolineando che sono in programma «moltissimi interventi a favore delle ristrutturazioni con finalità positive, dalla riqualificazione energetica degli edifici a quella antisismica» ha specificato che «la norma attuale prevede già la fine del Superbonus nei termini del 110%».
Già, perché con la legge di Bilancio 2022 l’esecutivo ha fissato un abbandono graduale della misura, con una progressiva riduzione delle percentuali di rimborso per le spese sostenute per l’efficientamento energetico. E Guerra aggiunge: «Ci si confronterà perché questa norma ha avuto grande successo e ha creato anche grandi problemi, ed è stato utile mettere dei controlli sulla formazione dei prezzi e sulla cessione dei crediti, perché truffe per 4-5 miliardi non ce le possiamo permettere e queste neanche il Movimento 5 Stelle le vuole. Poi ci sono posizioni diverse e si troverà un punto di mediazione, come al solito il Parlamento è sovrano»
(da agenzie)

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LA MELONI NON HA NEANCHE IL CORAGGIO DI CACCIARE DAL PARTITO IL CONSIGLIERE DI FDI CHE CONSIGLIAVA “GARGARISMI DI PISELLO” A UNA ASSESSORA

Maggio 4th, 2022 Riccardo Fucile

COME VOLETE CHE SIA IN GRADO DI GOVERNARE UN PAESE UNA CHE NON E’ NEANCHE IN GRADO DI ALLONTANARE DAL SUO PARTITO CHI LANCIA INSULTI SESSISTI IN UN’AULA ISTITUZIONALE

Con una lettera al Consiglio regionale della Basilicata Rocco Leone, componente dell’assemblea in quota Fratelli d’Italia finito nell’occhio del ciclone per la frase sessista rivolta all’assessora alle Infrastrutture Donatella Merra “le ho consigliato i gargarismi di pisello”, si è autosospeso per due settimane, rinunciando agli emolumenti.
“In vista della prossima convocazione dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale – ha scritto il consigliere di FdI – nonostante nel mio contegno non si ravvisino gli estremi delle previsioni di cui al comma quinto dell’articolo 59 del Regolamento interno del Consiglio regionale, comunico l’intenzione di astenermi, a titolo di autocensura, dalla partecipazione alle sedute del Consiglio e delle Commissioni per due settimane a decorrere dalla data di ieri, rinunciando ai corrispondenti emolumenti”
Non parteciperà ai lavori delle commissioni né a quelli dell’assemblea. In una nota diffusa nella serata di ieri aveva fatto ammenda per le vergognose parole pronunciate: “Quanto accaduto mi ha profondamente segnato. Esprimo le mie più sentite e sincere scuse all’assessora Merra, a cui mi lega un rapporto di assoluto e reciproco rispetto, che sono certo sappia benissimo che non volevo in alcun modo mancarle di rispetto né istituzionale tantomeno personale. Sento di dovere delle scuse anche alle donne, alle mamme, ai lucani tutti che mi hanno scelto quale loro rappresentante”.
Parole che non sono bastate ad evitargli le richieste di dimissioni, alle quali Leone spera di poter rispondere con un’autosospensione senza rinuncia allo stipendio.
Le scuse non sono bastate nemmeno ai sindacati regionali di Cgil, Cisl e Uil che ieri hanno manifestato in piazza per chiedere una presa di posizione della leader nazionale Giorgia Meloni, “unica donna a capo di un partito in Italia”.
Ma dai vertici nessuna dichiarazione. C’è soltanto un post nel quale Meloni si lamenta di una presunta “macchina del fango contro me e Fratelli d’Italia”. “Tra articoli falsi, mistificazioni, parole mai pronunciate e ricostruzioni al limite del fantascientifico – scrive la leader di FdI – tutto è fatto per tentare di mettere all’angolo il primo partito italiano e l’unica opposizione a questo governo”. Non è chiaro se si riferisca alle parole di Leone, ciò che è sicuro è che il consigliere le ha pronunciate e si sono sentite perfettamente.
(da NextQuotidiano)

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LA DISCOTECA CHE NON HA FATTO ENTRARE DUE RAGAZZE PERCHE’ “TROPPO VESTITE”

Maggio 4th, 2022 Riccardo Fucile

“AVREMMO DOVUTO MOSTRARE DI PIU’ IL SENO”… ACCADE A OSTIA NELLA (SI FA PER DIRE) CIVILE ITALIA

Come il celeberrimo salumiere del “sono due etti abbondanti, lascio?” sembra che in una discoteca di Ostia valutino chi possa entrare o meno in discoteca in base alla quantità di carne lasciata bene in vista.
Ovviamente però questa discriminante è valsa solamente per due persone di sesso femminile.
La storia la racconta Il Messaggero che riporta il racconto di due ragazze che volevano solo prendere un aperitivo in spiaggia in un locale di Ostia, lo “Shilling” e invece si sono sentite dire: «Siete troppo coperte, non vi faccio entrare»:
«In questo locale non entrate, non avete i requisiti fisici ci ha detto il buttafuori – racconta Eleonora, studentessa di Ostia al terzo anno di giurisprudenza- In un primo momento abbiamo pensato che potesse dipendere dall’età e così abbiamo sostenuto di essere maggiorenni, ma non è bastato. Abbiamo anche chiesto cosa intendesse per “requisiti fisici”, forse che non eravamo alte abbastanza? », si è chiesta Eleonora continuando comunque a sottolineare la gravità delle parole pronunciate dall’addetto alla sicurezza.
Sarebbe stato il buttafuori a decidere di non far entrare Eleonora e la sua amica. Questo è almeno quello che dice il gestore del locale. Secondo il racconto della studentessa però il buttafuori non era solo durante l’episodio di sessismo e il personale del locale che assisteva alla scena non ha battuto ciglio. Anzi: «Avremmo dovuto mostrare di più il seno. Abbiamo chiesto se per entrare bisognasse essere più scollate – ha continuato Eleonora – e lì sia l’addetto alla sicurezza che il gestore intervenuto in difesa del buttafuori hanno annuito, anche sorridendo. Una situazione fuori da ogni logica. Se ho deciso di raccontare quello che ci è capitato – ha concluso Eleonora- è solo perché non vorremmo che quello che è capitato a noi possa poi capitare ad altre ragazze, perché è stato molto umiliante.
La denuncia dell’episodio è stata fatta dalla mamma di Eleonora, Maria, che si è sfogata sui social. A rispondere dell’accaduto è Fabio Ballini, gestore dello Shilling, che racconta di non essere stato presente e che si tratta solo di un gesto di maleducazione dello steward. E si scusa per l’accaduto.
(da agenzie)

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“MAI PIU’ IN TV COI PROPAGANDISTI RUSSI”: LA RIVOLTA DEI RICERCATORI SERI

Maggio 4th, 2022 Riccardo Fucile

TOCCI, GILLI E MIKELIDZE HANNO DECLINATO L’INVITO DI FLORIS: GLI ESPERTI DI GEOPOLITICA DISERTERANNO SE VENGONO OSPITATI PROPAGANDISTI RUSSI

È in corso una ribellione da parte di alcuni esperti di geopolitica verso i talk show che hanno ospitato propagandisti russi nei loro salotti.
Andrea Gilli, docente al Defence College, l’università della Nato, Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto Affari Internazionali di Roma, e Nona Mikelidze, ricercatrice georgiana allo Iai, hanno disertato i rispettivi inviti in trasmissione.
“Ci hanno invitato ma abbiamo declinato”, ha scritto ieri su Twitter Gilli poco prima che andasse in onda DiMartedì. “Il problema è Nadana Fridrikson, ‘giornalista’ della tv del ministero della Difesa russo”, ha spiegato il professore.
La regola per lui da oggi sarà: se nella lista degli ospiti ci sarà qualcuno direttamente collegato al Cremlino, si sottrarrà. Perché “ci si può confrontare sulle opinioni, sulle interpretazioni e sulle soluzioni: non con chi diffonde dati falsi preparati direttamente dall’ufficio propaganda del Cremlino. È anche una questione di rispetto verso giornalisti, ricercatori e docenti russi che rischiano il carcere per semplice dissenso”.
Durante la trasmissione, Fridrikson è stata comunque messa in difficoltà sia dagli ospiti che da Floris, arrivando ad accusare il conduttore di “censura”, scatenando l’ilarità di tutti i presenti.
Tocci ha invece deciso di sfilarsi dal contratto che l’avrebbe portata per quattro puntate negli studi di PiazzaPulita: “Stiamo scivolando verso una deriva pericolosa, che conduce dritto alla disinformazione. Mettere sullo stesso piano il vero e il falso insinua il dubbio nel vero e il falso nel vero”.
La posizione di Mikelidze spinge sull’incompatibilità tra una corretta informazione e i tempi stretti televisivi, che avvantaggiano i propagatori di fake news: “Tutti si lamentano che i media italiani appoggiano troppo il mainstream occidentale, mentre se guardi la tv ti accorgi che ci vanno soprattutto quelli che dicono: ‘È vero, Putin è un aggressore, ma…’ e quel ‘ma’ serve per propinare la visione del Cremlino. A me è capitato tante volte. Anche a causa dei ritmi televisivi, non si riesce mai ad approfondire, tutto resta in superficie. Specie con i propagandisti, tu devi fare il fact checker. Danno notizie false, citano eventi inesistenti e io, anziché dire ciò che penso, passo il tempo a smontare i fake che ho sentito e poi non resta spazio per affrontare le problematiche della guerra, discutere delle soluzioni. Per il pubblico che non ha dimestichezza con la politica dell’Est, la mia risulta una opinione come un’altra”.
(da agenzie)

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LA RISATA IN STUDIO A DI MARTEDI’ QUANDO LA SEDICENTE GIORNALISTA RUSSA PARLA DI CENSURA

Maggio 4th, 2022 Riccardo Fucile

LA SOLITA SERVA DI PUTIN DELL’EMITTENTE STATALE RUSSA “ZVEZDA” ACCUSA DI CENSURA FLORIS PERCHE’ LEI NON SA RISPONDERE ALLE DOMANDE IN STUDIO

In Russia si rischiano fino a 15 anni di carcere se si dà una versione diversa da quella del Cremlino sulla guerra in Ucraina. Già chiamare in questo modo il conflitto può essere motivo di incriminazione.
Giornalisti, attivisti, politici e semplici cittadini sono stati imprigionati a centinaia dal giorno dell’invasione. Eppure la giornalista russa Nadana Fridrikhson, dell’emittente statale Zvezda, ospite a DiMartedì è riuscita ad accusare il conduttore Giovanni Floris di “censura” proprio mentre le stava rivolgendo una domanda.
“Il confine dell’Ucraina l’hanno passato i carri armati russi, al di là di quello che secondo lei succedeva nel 2014, o no?”, le chiede Floris. Lo studio applaude.
“Lei mi dà la possibilità di parlare o no?”, chiede l’ospite.
“Penso che questa se la fosse preparata – risponde il conduttore sorridendo – perché le ho appena fatto una domanda, le ho dato la possibilità di parlare. Prego”.
“Non mi permette di rispondere che subito mi fa un’altra domanda, a metà della mia frase”, replica Fridrikhson.
“Lo sa perché – replica Floris – perché la prima metà della sua frase non era legata alla mia domanda”.
“Vorrei dire – afferma la giornalista russa – che se lei non mi permette di rispondere io considero questa una censura in una televisione europea. Non volete ascoltare la mia opinione”.
Lo studio intero scoppia a ridere.
“Perché ridete?”, chiede Fridrikhson.
“Ridono perché la censura c’è in Russia, già il fatto che io la faccia parlare dimostra che questa censura non c’è”.
Il pubblico applaude alla replica di Floris, che poi lascia “circa 40 secondi” di tempo all’ospite per rispondere a una “domanda libera” da studio
(da agenzie)

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