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I NEGOZIATI DI PACE, LA CONTROFFENSIVA UCRAINA, LA MINACCIA NUCLEARE, COSA HA DETTO ZELENSKY NELLO SPECIALE “PORTA E PORTA”

Maggio 13th, 2023 Riccardo Fucile

“IO NON PARLO CON PUTIN”… “QUANDO SAREMO AL CONFINE CON LA CRIMEA, IL CONSENSO INTERNO PER PUTIN CROLLERA'”

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, al Vittoriano a Roma per una puntata speciale di Porta a Porta, ha fatto il punto sull’invasione russa in Ucraina. In diretta su Rai1, il leader di Kiev ha sottolineato come «vedremo sicuramente insieme la vittoria» del Paese invaso.
Mentre sull’incontro di 40 minuti con Papa Francesco in Vaticano, Zelensky ha ribadito che è «stato un onore incontrare Sua Santità». Tuttavia, sottolinea il presidente, il Pontefice «conosce anche la mia posizione: la guerra è in Ucraina per questo il piano deve essere ucraino. Siamo molto interessati a coinvolgere il Vaticano nella nostra formula per la pace», ha detto.
Poi ancora: «Nessuno vuole la guerra – continua – e la formula della pace che ho proposto al G20 si basa su 10 crisi e sulla soluzione di queste 10 crisi. Secondo me è molto pratica. Ci sostiene il Vaticano, il governo italiano e molti Paesi. Ma dobbiamo coinvolgere molti più Stati», ha detto.
Accanto a Bruno Vespa, i direttori del Tg1 Monica Maggioni, del Tg7 Enrico Mentana, di SkyTg24 Giuseppe De Bellis, il conduttore Mediaset Nicola Porro e, per i quotidiani, i direttori di RepubblicabMaurizio Molinari, del Sole 24 Ore Fabio Tamburini e l’editorialista del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli.
«Il presidente cinese mi ha detto che non forniranno armi a Mosca»
«Ho parlato con il leader cinese, abbiamo discusso questioni importanti, ho detto che contiamo che Pechino non fornisca armi a Mosca. Xi Jinping ha risposto che non daranno le armi e non sosterranno la Russia»: lo ha detto il leader di Kiev a Porta a Porta.
«Non temo un referendum in Crimea ma non si può fare»
Volodymyr Zelensky, durante l’intervista su Rai1, ha detto di non aver «paura di un eventuale referendum in Crimea», però «è contro la Costituzione ucraina, sono i nostri territori» quindi «non possiamo fare un referendum sul territorio della Crimea perché parliamo del separatismo» che è illegale. A Porta a Porta il presidente ucraino ha anche aggiunto che sa «cosa sta succedendo in Crimea», le persone «hanno perso tutto e perfino le persone che all’inizio hanno sostenuto la Russia adesso sono contro Mosca», ha concluso.
«Non credo che Putin userà le armi nucleari, vuole vivere»
Sull’utilizzo dell’arsenale nucleare da parte della Russia, Zelensky crede «che Putin non userà le armi nucleari. Nessuno può sapere che cosa passa per la testa del presidente russo», ha detto il leader ucraino sottolineando inoltre che «Putin ha tanta voglia di vivere e cercherà di fare di tutto per vivere».
«Putin userà la propaganda per dire che ha vinto la guerra”
Secondo il presidente ucraino «non tutti capiscono cosa succede all’interno dell’informazione russa. Putin controlla tutto lo spazio mediatico per avere il sostegno della società nella guerra in Ucraina e farà in modo di comunicare con la propaganda che comunque ha vinto», ha detto Zelensky sottolineando come l’unica soluzione «è che i russi lascino i territori». «Il nostro compito – ha aggiunto – è fare pressione ogni giorno su di lui (Putin, ndr), non solo sul campo di battaglia ma anche attraverso le sanzioni».
«Non parlo con Putin, serve la controffensiva»
Zelensky non è disposto «a parlare con Putin». Lo ha detto in diretta durante lo speciale di Porta a Porta. La via d’uscita alla situazione in Ucraina per il presidente ucraino è la controffensiva: «Quando saremo al confine con la Crimea, il sostegno a Putin all’interno della Russia diminuirà e lui dovrà trovare una via d’uscita. Manca poco», ha concluso.
«Rispetto il Papa ma non abbiamo bisogno di mediatori»
«Con tutto il rispetto per Sua Santità, noi non abbiamo bisogno di mediatori, noi abbiamo bisogno di una pace giusta», ha detto Volodymyr Zelensky. «Noi invitiamo il Papa, come altri leader, a lavorare ad una pace giusta ma prima dobbiamo fare tutto il resto», ha aggiunto, sottolineando che non ha senso tentare di coinvolgere ora la Russia in un dialogo. «Non si può fare una mediazione con Putin, nessun Paese al mondo lo può fare», ha concluso il presidente ucraino.
«La premier Meloni sostiene pienamente l’adesione dell’Ucraina nell’Ue»
Sull’adesione dell’Ucraina nell’Unione europea, Zelensky ha sottolineato che «la prima ministra Meloni sostiene pienamente il Paese nell’adesione dell’Ue. L’Italia ci sostiene a diversi livelli e noi ne siamo molto grati. C’è stato un incontro importante prima di ottenere lo status del paese candidato: era presente Macron, Scholz e Draghi. Noi siamo diventati veramente pari al tavolo delle trattative perché stiamo combattendo per i valori europei e – ha aggiunto – l’Europa lo vede».
«Trump? Non so se potrà aiutarci, non ha risolto all’epoca»
«Non so se Trump potrà aiutarci», ha detto Zelensky a proposito della possibilità che il tycoon torni a essere presidente nel 2024 e, come ha detto, risolva immediatamente la crisi ucraina. «Non ha risolto la questione al tempo, non credo fosse una priorità per lui», ha aggiunto. «Non siamo riusciti a uscirne fuori» ai tempi dell’invasione della Crimea e «Putin ha ricevuto questo segnale ed ecco perché lui è andato avanti», ha concluso. Il leader di Kiev ha ringraziato poi «il governo italiano e Giorgia Meloni per il sistema di difesa aerea Samp-T, così come la Francia», ha detto a Porta a Porta.
«La vittoria per noi non riguarda solo i territori»
Per il presidente ucraino «ci sono diverse interpretazioni di “vittoria”», ha detto. «Io non so cosa significa la vittoria per la gente che ha perso i propri figli in battaglia – ha aggiunto Zelensky -. Sono anziani che hanno sepolto giovani e figli che sono andati a combattere e a morire per la nostra nazione». Per questo, continua il leader di Kiev, «la vittoria non sono solo i territori. Noi vogliamo la giustizia, la esigiamo e vogliamo la pace, ma vogliamo una pace giusta. Per molte persone è importante ottenere questo», ha ribadito Zelensky ribadendo, inoltre, che «Se l’Ucraina cade, il passo successivo è la Moldavia e poi i Paesi baltici. Putin arriva lì, forse non Italia, ma i Paesi baltici sono membri della Nato e voi dovrete mandare lì in guerra i vostri figli», ha concluso.
«La controffensiva? I passi importanti saranno fatti a breve»
Sulla controffensiva, Zelensky non ha dubbi: «I passi importanti saranno fatti a breve», ha detto il leader di Kiev, rispondendo a una domanda sui tempi e gli obiettivi della controffensiva ucraina. Il leader ucraino non si è sbilanciato ulteriormente. «Non aiuterebbe l’Ucraina», ha chiarito, assicurando soltanto che «ci stiamo preparando con grande impegno e faremo passi importanti. Siamo molto motivati. Non posso rispondere sui tempi e i modi, ma vedrete i risultati. Noi crediamo nella vittoria», ha concluso.
«Putin ha portato l’aggressione, ora è isolato”
Per il presidente ucraino, Vladimir Putin «non ha portato la pace, ha portato l’aggressione voleva occuparci per tre o cinque giorni. Molti leader mondiali pensavano sarebbe andata così. Lui (Putin, ndr) non si preoccupa delle persone. La sua gente non è motivata, Putin non ha truppe forti ed è lontano da quella Russia che aveva i contatti con il mondo civile. Ora è isolato al Cremlino e isola, inoltre, la propria gente. Putin ha isolato la Russia dal resto del mondo», ha detto Zelensky sottolineando, inoltre, come il presidente russo abbia «cancellato anche i rapporti che aveva con noi (Ucraina, ndr). Noi, invece, – sottolinea – siamo più vicini alla pace perché ogni giorni li respingiamo, li facciamo andare via dal nostro territorio. Parliamo anche a tante persone che vedono cosa sta succedendo, vedono questo piccolo leader che è uno che uccide, difende la propria poltrona e uccide non solo la nostra gente ma anche la sua di gente», ha aggiunto Zelensky.
(da Open)

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L’INCHIESTA DI “DOMANI” SUGLI “AFFARI” DELLA FAMIGLIA DI GIORGIA MELONI IN SPAGNA, CHE POTREBBE RISCRIVERE LA STORIA DEI RAPPORTI DELLA MELONI CON IL PADRE FRANCESCO, CON CUI LA PREMIER HA SEMPRE DETTO DI AVER TAGLIATO I PONTI NEL 1988

Maggio 13th, 2023 Riccardo Fucile

AL CENTRO, UNA “MISTERIOSA SOCIETÀ SPAGNOLA”, AMMINISTRATA PER ANNI PROPRIO DAL PADRE DELLA MELONI: TRA I SOCI, SPUNTA RAFFAELE MATANO, GEOMETRA CHE AL TEMPO ERA IN AFFARI ANCHE CON ANNA PARATORE, LA MAMMA DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

La versione ufficiale di Giorgia Meloni e della madre Anna Paratore ha rimosso dall’album di famiglia Francesco Meloni, padre dell’una e marito dell’altra: con lui hanno tagliato ogni rapporto dal 1988, hanno sempre sostenuto. Mai più incontrato da allora, otto anni prima che venisse condannato a nove anni per traffico di hashish da un tribunale spagnolo. Una vicenda dolorosa per la figlia a tal punto da rimuoverla dal racconto pubblico, con la quale, tuttavia, ha dovuto fare i conti dopo che un giornale delle Baleari ha pubblicato subito dopo la vittoria alle elezioni un articolo sulla condanna del padre ripreso dalle testate italiane.Fino ad allora le notizie su Francesco riguardavano solo il rapporto conflittuale con la futura presidente. Tanto che nella sua autobiografia “Io sono Giorgia” la premier scrive parole durissime e amare nei suoi confronti: «Quando è morto, qualche anno fa, la cosa mi ha lasciato indifferente».
C’è però una misteriosa società spagnola con sede a Madrid, che rischia di riscrivere almeno in parte la relazione tra il padre «commercialista di Roma nord (così definito nel libro di Meloni, ndr)» e la famiglia della presidente, in particolare il rapporto con la madre Anna.
Quest’ultima ha fatto affari per anni con Raffaele Matano, mentre lo stesso era contemporaneamente azionista dell’impresa amministrata dal padre della presidente. Per uno strano scherzo del destino il misterioso triangolo passa per la Spagna, paese a cui Giorgia Meloni è molto affezionata: indimenticabile quel «Yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy cristiana» urlato dal palco della manifestazione del partito Vox, l’estrema destra spagnola nostalgica del franchismo.
L’azienda del padre potrebbe spostare molto avanti nel tempo il rapporto tra la famiglia Meloni e il padre “rinnegato” per avere abbandonato le figlie e la moglie. Almeno fino al 2004, l’anno in cui Giorgia Meloni conquistava la presidenza di Azione Giovani, la federazione giovanile di Alleanza Nazionale
Ora Domani, in collaborazione con il quotidiano spagnolo Eldiario.es, ha esaminato nuovi documenti ed è in grado di rivelare nuovi elementi. I documenti societari svelano i nomi degli altri soci e i bilanci dell’azienda. Come Matano, condannato in Italia per bancarotta insieme alla sorellastra della premier Barbara Meloni, che appare in atti e visure che fotografano la rete d’affari della madre della leader della destra italiana.
OMBRE SPAGNOLE
La ditta spagnola era la NofumomasSL. L’attività principale è sintetizzata in un generico «altri servizi parasanitari». La società è allo stato inattiva, l’ultimo amministratore indicato è Francesco Meloni Incrocci, scomparso nel 2012. Si tratta appunto del padre di Giorgia, il secondo cognome è indicato come vuole la consuetudine in Spagna.
La madre, come ricostruito da L’Espresso, si chiamava Zoe Incrocci, una delle più note attrici romane negli anni Cinquanta, vincitrice di un David di Donatello nel ‘91.
Gli azionisti della Nofumomas erano cinque, tra cui Raffaele Matano (53, 3 per cento), Barbara Meloni (30,3 per cento), l’altra sorellastra Simona Meloni (1,5) e Maria Grazia Marchello (7,5).
Abbiamo chiesto alla premier se conosce Matano e le due Meloni. Ci ha spiegato che il geometra esperto di operazioni immobiliari non era solo socio di entrambi i genitori, ma «è stato per un periodo compagno di mia madre», mentre «Barbara e Simona sono mie sorellastre da parte di padre». Matano, Barbara Meloni e Marchello li ritroviamo tutti anche in società italiane spesso collegate tra loro.
Soprattutto si scopre che Matano e Paratore hanno fatto affari insieme: nel 2000 soci nella Lazio Consulting Srl con sede a Roma, ancora prima nella Compagnia del Gelato e nella Mr Partners, con Paratore socia e Matano amministratore unico fino al 2001. Nella Compagnia del gelato troviamo anche l’immobiliarista Giuseppe Statuto, coinvolto nelle scalate a banche e giornali con la cordata passata alla storia giudiziaria dei “furbetti del quartierino” insieme a Stefano Ricucci e Danilo Coppola.
L’intreccio è complesso. Mr Partners era azionista di Lazio Consulting, che nel 2002 fu ceduta a una sconosciuta D Construction Ltd, sede a Londra, di cui non c’è più traccia nei registri delle imprese britanniche. Dagli atti catastali Lazio Consulting risultava all’epoca proprietaria di un piccolo tesoretto tra fabbricati e terreni, uno in zona Lunghezza di Roma di quasi 40mila metri quadrati.
Paratore è rimasta dentro la Mr Partners fino a pochi mesi fa: la srl è stata cancellata a dicembre 2022, due mesi dopo l’insediamento della figlia a Palazzo Chigi. L’ultima amministratrice unica registrata negli atti societari è sempre Maria Grazia Marchello, la stessa che ritroviamo in Spagna nella Nofumomas insieme al padre della leader di Fratelli d’Italia.
Una doppia triangolazione curiosa, visto che sia Paratore sia la premier hanno costruito una narrazione pubblica in cui i rapporti con il narcotrafficante Francesco Meloni erano inesistenti da 35 anni
Possibile che Meloni e Paratore non abbiano mai ricevuto alcuna notizia dI Francesco nonostante la curiosa coincidenza? Può essere. Per la cronaca, Matano nel gennaio 2011 è stato prosciolto in un processo per appropriazione indebita e false comunicazioni sociali, ma solo perché intervenuta la prescrizione dei reati: secondo i giudici non c’è alcuna evidenza per ritenere il fatto insussistente.
Tradotto: le anomalie contabili c’erano eccome. In questi atti giudiziari Barbara Meloni è indicata come compagna di Matano, molti anni dopo avere rotto la relazione sentimentale con la madre della presidente del consiglio.
A maggio 2022 é stato invece condannato a 4 anni e sei mesi in primo grado dal tribunale di Roma per bancarotta fraudolenta (con interdizione dai pubblici uffici per cinque anni), «in concorso con Barbara Meloni». La sorellastra della premier ha però scelto il rito alternativo del patteggiamento.
I DOCUMENTI SOCIETARI
Torniamo a Madrid. Negli ultimi bilanci, approvati nel giugno del 2004, presentati dalla società spagnola Nofumomas SL, risulta che l’amministratore unico era sempre Francesco Meloni. La società è stata fondata l’11 luglio 2001, cinque anni dopo la condanna per aver trasportato su una barca a vela grosse quantità di droga.
Matano risulta essere in quel momento il primo azionista con il 53,03 per cento del capitale. Lo stesso Matano è stato amministratore della stessa società tra il 2002 e il 2004, al suo posto è subentrato il padre della presidente del consiglio.
Nofumomas SL nell’ultimo bilancio presentato, del 2003, ha dichiarato ricavi per 366.842 euro e una perdita di poco superiore a 75mila euro. Nello stesso anno i soci hanno versato ulteriori 65mila euro per compensare le perdite. Un’anomalia è che nei primi bilanci presentati del 2001 è stata indicata la stessa cifra di entrate e uscite: 48.434 euro.
Sullo sfondo di questo intreccio di società, condanne, soci e famigli resta ancora un ultimo personaggio chiave della storia. Matano e Barbara Meloni collaborano nello studio legale Reboa law firm dell’avvocato Rodolfo Reboa, storico militante della destra romana, vicino ad alcuni dirigenti nazionali e locali di Fratelli d’Italia. Un uomo orgoglioso del papà, camicia nera che ha marciato su Roma nel 1922
L’avvocato, oggi impegnato nella difesa delle vittime della tragedia di Rigopiano, ha sposato in pieno le politiche meloniane. Non solo era presente ai dieci anni della fondazione di Fratelli d’Italia: è stato candidato alle ultime regionali proprio a sostegno del fedelissimo di Meloni Francesco Rocca, eletto qualche mese fa presidente della Regione Lazio.
«Sia Barbara sia Matano sono due consulenti del mio studio riguardo a questioni relative a investimenti sui centri commerciali», dice Reboa. Che è anche l’avvocato di Matano, e dunque risponde alle domande di Domani in sua vece: «Il progetto imprenditoriale in Spagna con il signor Francesco Meloni è durato un tempo molto limitato e non ha prodotto utili per Matano. Per quanto riguarda le micro partecipazioni dell’allora impiegata del suo gruppo, Anna Paratore, erano delle forme di incentivazione al dipendente e, come tali, sono state liquidate al momento della cessazione del rapporto di lavoro».
«Mia mamma ha incontrato molte difficoltà nella vita, ha cresciuto due figlie da sola. A lei devo tutto. Il suo giudizio è uno dei pochi che temo di più», ha ripetuto spesso la presidente del Consiglio. Tra i molti ostacoli, tuttavia, Paratore ha avuto l’audacia di investire nel business immobiliare della capitale. Sempre grazie al geometra Matano, il socio in affari preferito dai genitori di Giorgia Meloni.

(Estratto dell’articolo di Giovanni Tizian, Nello Trocchia e Antonio M. Vélez per “Domani”)

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