Maggio 17th, 2023 Riccardo Fucile
CAMBIAMENTI CLIMATICI, INCURIA, CONSUMO DEL SUOLO: EMERGENZA SENZA PRECEDENTI… UN MONDO OTTUSO CHE NON VUOL CAPIRE CHE SARA’ SEMPRE PEGGIO SENZA OPERARE UNA SVOLTA
In fuga dall’acqua. Come un’apocalisse biblica. Migliaia di sfollati in Emilia-Romagna e nelle Marche. 9 morti finora. Forse il numero salirà. tutti i fiumi esondati. Frane, allagamenti. Il ministro Nello Musumeci oggi, parla di “tropicalizzazione dell’Italia”: «Niente sarà come prima» dice. Il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini già ieri sottolineava l’eccezionalità dell’evento: «La realtà ha superato ogni previsione». Il clima è cambiato. Già oggi, già per questa generazione, oltre ogni nostra aspettativa.
In 18 ore, il 16 maggio, è scesa la pioggia che cade in più di un mese. A Cesena 70 millimetri in un giorno. La media mensile di maggio degli ultimi trent’anni? 52 mm. A Faenza, 70 mm contro i 57 storici.
La “tropicalizzazione” a cui si riferisce il ministro si spiega con l’aumento medio delle temperature dell’area mediterranea. Penisola iberica, Francia meridionale, Italia, Grecia si trovano in un “hotspot climatico”: la temperatura media del Mediterraneo è salita quasi del doppio rispetto la media globale. Con temperature più alte e periodi siccitosi più prolungati, l’acqua evapora più velocemente e si sfoga con maggiore intensità causando piogge che sfogano in poche ore il carico di solito distribuito in interi mesi.
L’acqua che invade le case. Le grida di aiuto di chi, nella notte, si è rifugiato sui tetti. «Aiuto. Aiuto. Aiuto», si vede in un video girato a Faenza nella notte. E poi la risposta dei soccorsi, che arrivano remando su un gommone rosso: «Vi abbiamo visto, siamo qui. Arriviamo». Scene che entreranno per sempre nel nostro immaginario, come sono è entrato nella storia della meteorologia questo maggio in centro italia. In quindici giorni l’acqua ha attaccato dal cielo due volte. Il bollettino meteo ha assunto il linguaggio di un bollettino di guerra.
Viviamo in un Paese fragile dal punto di vista idrogeologico. Ce lo ricordiamo solo in giorni come questo, anche se ce lo ripetiamo da anni. Un territorio reso sempre più fragile per colpa dell’incuria e dello scarso rispetto per gli equilibri della natura. Abbiamo costruito ovunque, consumiamo suolo naturale a velocità mai viste: 2 metri quadri al secondo.
Gli argini non reggono. Noi siamo impreparati all’emergenza. Non è semplice maltempo, è anche emergenza climatica. Il climate change è un moltiplicatore.
Negli ultimi 150 anni, con il nostro utilizzo sconsiderato di petrolio, gas e carbone, abbiamo aumentato i gas serra nell’aria. Un Pianeta mediamente più caldo non significa solo aumento delle temperature, ma anche effetti a catena sul clima, le correnti atmosferiche, gli ecosistemi. Il cambiamento climatico intensifica, accelera, rende più frequenti gli eventi meteo estremi. È un coefficente che aumenta il rischio.
Non abbiamo mai avuto così tanti eventi estremi come negli ultimi anni. Nel 2022 il record italiano. Negli ultimi 30 anni +83% di eventi estremi rispetto al 1960-1990. Siccità e forti piogge sono facce della stessa medaglia.
Di fronte a disastri di questa portata, dobbiamo essere in grado di unire ogni aspetto della questione. Cura del territorio e dei corsi d’acqua, prevenzione, sistemi di allerta, gestione del verde e della rinaturalizzazione del territorio, ruolo dei cambiamenti climatici. Per anni gli scienziati ci hanno messo in guardia dall’apocalisse climatica. Ora è qui ed è colpa nostra. Si è unita alle tante altre emergenze del territorio.
Dobbiamo aprire gli occhi. Mitigare le cause, ma rapidamente adattarci a un Paese e un mondo meno ospitale.
(da La Stampa)
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Maggio 17th, 2023 Riccardo Fucile
LA COMANDANTE: “ERICA E SOFIA RAPPRESENTANO IL LAVORO DI TUTTI NOI, OGGI SONO DI NUOVO IN SERVIZIO”
«Erica e Sofia con il loro gesto ci rappresentano tutti.
Rappresentano il lavoro di tutto il corpo intercomunale di polizia locale»: la comandante dei vigili di Riccione, Misano Adriatico e Coriano, Isotta Macini, racconta le ore concitate dell’emergenza maltempo e il salvataggio che le due vigilesse, Sofia Pompili e Erica Leonardi Cambrini, hanno fatto ieri, gettandosi nella strada diventata un fiume in piena a salvare due uomini intrappolati in un furgone incastrato in un sottopassaggio. Una tragedia sfiorata ed evitata.
«Le due colleghe hanno visto che quel furgone si stava avventurando in un punto pericoloso – racconta la comandante Macini – hanno urlato loro di bloccarsi, di non entrare. Ma i due erano nel panico, tra l’altro in casi di questo genere il fondo stradale è fangoso e scivoloso e anche frenando i mezzi procedono. L’acqua arrivava ai finestrini, era impossibile aprire le portiere dall’interno per l’eccessiva pressione. Erica e Sofia non ci hanno pensato due volte: si sono tuffate e dall’esterno sono riuscite ad aprire le porte e far uscire i due». Un gesto rischioso ma affrontato con grande fermezza dalle due agenti, aiutate poi anche da un altro collega, Lorenzo Grassi.
«Poi sono tornate al lavoro e hanno terminato il turno», aggiunge Macini. Come se fosse normale, come se gettarsi tra le onde della strada-fiume fosse una attività quotidiana, come se fosse scontato.
Perché per loro, evidentemente, per chi vive la divisa come un servizio, non è un gesto eroico, ma un dovere prima di tutto aiutare gli altri. Sono tornate al lavoro.
Sofia Pompili è giovanissima: ha 24 anni, è un agente appena formato. Da pochi mesi ha superato il corso regionale di prima formazione. «É con noi da un anno circa», dice la comandante.
Erica Leonardi Cambrini ha più esperienza, lavora nel corpo della polizia locale da una quindicina d’anni. «Il loro gesto rappresenta tutti i vigili – vuole sottolineare il vertice dei vigili – in questa emergenza ricordo il lavoro costante, attento e praticamente ininterrotto di tutto il corpo che in maniera eccezionale ha dato disponibilità a intervenire in questi giorni di pioggia eccezionale, a memoria degli anziani, dal 1963-1964».
«Sono due persone molto razionali. Oggi sono tornate al lavoro, tra le tante situazioni di soccorso e prevenzione che tutti gli agenti affrontano. Sono in servizio come sempre».
(da La Stampa)
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Maggio 17th, 2023 Riccardo Fucile
MA ANCHE LE INVOCAZIONI A DIO PER FULMINARE I ROM, “MATTARELLA TRADITORE”, GLI INSULTI AI GIORNALISTI
I vaffa, le invocazioni a Dio per fulminare i rom, ma anche Mattarella traditore, gli insulti ai giornalisti e gli immancabili elogi all’unica leader possibile: «Io voto Giorgia perché è un’amica, perché è in gamba, perché è onesta e preparata».
Parola di Lorenzo Renzi, imprenditore romano, protagonista della compravendita con plusvalenza in favore di Anna Paratore e Milka Di Nunzio, madre e amica di Giorgia Meloni, con Di Nunzio inoltre molto attiva nell’ambiente politico della premier a tal punto da ricoprire il ruolo di contabile delle spese e delle donazioni nella campagna elettorale del 2016 con Meloni candidata a sindaca di Roma.
La vicenda è stata svelata da Domani nei giorni scorsi e ruota attorno al cosiddetto affare Raffaello, dal nome della società Raffaello Eventi srl che ha gestito, in passato, il B-Place, un bar in zona Eur.
L’AFFARE PRIMA DEL VOTO
Nel 2012 Paratore e Di Nunzio hanno acquisito alcune quote della srl, e sono entrate così in società proprio con Lorenzo Renzi, David Solari e Daniele Quinzi (candidato di Fratelli d’Italia alle comunali del 2013). Il lounge bar B-Place è diventato meta della destra romana e anche dalla futura fondatrice e leader di Fratelli d’Italia. C’è una foto che immortalava, nel 2013, proprio Meloni in compagnia della sua amica del cuore, Di Nunzio quando quest’ultima con mamma Anna erano nella società che gestiva il locale. Passano quattro anni, e mamma e amica di Meloni decidevano di uscire dall’avventura imprenditoriale liberandosi delle loro quote. A ricomprarle ci sono proprio Renzi e Solari che le acquistano a quasi 90mila euro, una cifra venti volte superiore a quella incassata nel 2012.
I due soci hanno firmato l’accordo per pagare a rate le somme stabilite fino al 2018 a partire dal febbraio 2016, un mese prima dell’annuncio ufficiale della discesa in campo di Meloni, come candidata sindaca di Roma del centrodestra. All’epoca Di Nunzio non era ancora stata assunta come coordinatrice nella Croce Rossa Italiana durante la presidenza di Rocca, oggi diventato presidente del Lazio e fedelissimo di Meloni. Ma da lì a poco sarebbe stata ingaggiata dall’amica del cuore per svolgere il delicato ruolo di mandataria elettorale, diventava la figura che gestisce i conti, le spese e le entrate per la campagna per la campagna del voto 2016 con Meloni candidata a sindaca di Roma.
TRA ROMA E PAKISTAN
Ma che fine fa quella srl? Finisce nelle mani di due signori pachistani, introvabili, che avevano il domicilio presso la mensa dei poveri della comunità di Sant’Egidio.
Iftikhar Ahmad Gondal acquista con 10mila euro le quote, come abbia fatto a reperire le risorse finanziarie è uno dei tanti misteri di questa storia così come il ruolo di Muhammad Tahir, diventato amministratore della società dopo la cessione a Gondal. Abbiamo chiesto ai protagonisti una risposta, ma non abbiamo ottenuto alcuna spiegazione, lo studio notarile Farinaro che registra l’atto non rammenta se all’epoca avesse o meno inviato una segnalazione alle autorità antiriciclaggio visti i profili degli ultimi compratori, ufficialmente senza un tetto sotto al quale vivere.
Nello scacchiere societario di Renzi-Solari (il terzo socio è Quinzi) spunta un’altra srl con la sede legale allo stesso indirizzo della Raffaello eventi, viale dell’Arte 20. Si tratta di Italia ristorazione con capitale sociale di dieci mila euro, attualmente inattiva e che vede, anche in questo caso come amministratore unico uno straniero, il cittadino pachistano, Abdul Rehman Mirza. Il rappresentante dell’impresa ha come domicilio il lungomare Paolo Toscanelli, la sede di Ostia della comunità di Sant’Egidio. È il terzo pachistano, con medesimo indirizzo, che affiora nella galassia societaria della coppia Renzi-Solari.
«Non ricordo, non voglio rispondere. Non c’è niente da spiegare, non voglio parlare con voi di queste cose, anzi la sto salutando, se lei mi saluta chiudiamo perché io sono una persona cortese», è la risposta di Renzi contattato da Domani più volte.
La cortesia dell’imprenditore stupisce, sui social è molto più duro. «Giuliana Sgrena è una donna di me r…», scriveva nel febbraio 2014, quando era in società con madre e figlia di Meloni. «Sinisa zingaro si può dire?!», «non so se ha più rotto le palle la corte costituzionale o Napolitano», «sono a dir poco turbato…questa non è democrazia…#mattarella #traditore del voglio degli italiani». Poi passava all’analisi dell’offerta informativa televisiva: «Neanche se mettiamo insieme vespa e la durso (scritti proprio così dall’autore ndr) esce una porcata triste con fanta attori come quella di serviziopubblico», «il giornalismo di piazzapulita è vergognoso….fateveschifo!», scriveva l’imprenditore nel 2015.
La raffinata analisi non può mancare di affrontare il tema lavoro e immigrazione. «Reddito di cittadinanza, reddito di emergenza…unico modo per questi inetti di prendere voti», «che Dio ti fulmini» con foto di una cittadina rom che rovista nel cassonetto nel periodo di Ignazio Marino sindaco, «non si tratta di bambini di serie b…se non hai il permesso di soggiorno non ci puoi stare», uno dei sui post.
IL MARCHESE
Eppure oltre gli insulti, oltre la plusvalenza misteriosa e i migranti pachistani che sputano nelle varie società, Renzi e Solari sono registi di un’esperienza di ristorazione d’eccellenza. Il loro ristorante, il Marchese, è una delle mete preferite della Roma che conta, il sito Dagospia rilanciava un articolo di Leggo con questo incipit: «Il solito magna magna, il Marchese, in via di Ripetta, è il nuovo ritrovo della politica forchettona (….) appuntamento irrinunciabile anche per lady Biden e lady Macron che si sono date appuntamento per un tè al limone e zenzero, durante il G20 (il vertice dei grandi della terra, svoltosi a Roma nel 2021 ndr)».
Un’avventura imprenditoriale che ha avuto un enorme successo di pubblico e di critica e che è stata replicata anche a Milano, dove ha aperto un ristorante con lo stesso nome, tra i soci di Renzi e Solari troviamo anche attori di fama nazionale, come Edoardo Leo e Luca Argentero.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Maggio 17th, 2023 Riccardo Fucile
LA MELONI HA NASCOSTO TROPPE COSE AGLI ITALIANI
Quel che le dà spessore, Giorgia lo tiene segreto, come nei
romanzi di Carolina Invernizio, come in Beautiful, come nelle telenovela sudamericane.
E dunque, ricapitoliamo: ci sono le due sorelle che tutti conosciamo, Giorgia e Arianna, ma ci sono anche due altre Meloni, figlie dello stesso padre, le sorellastre Barbara e Simona. Giorgia le ha nascoste agli italiani che governa, anche se Barbara Meloni sembra, non solo nelle foto, la sua copia, il suo doppio sofferto. E forse le belle rughe di Barbara raccontano a Giorgia l’altra sé stessa che, come capitò a Borges, un giorno, anche Giorgia incontrerà su una panchina.
Con Barbara e con la seconda sorellastra, Simona, i “rapporti si sono interrotti per ragioni personali che non ritengo di dover condividere” ha detto Giorgia al Domani.
Mentre a Repubblica, Barbara, che è appunto la maggiore delle quattro, mormorando con amarezza “alle mie sorelle voglio un gran bene” ha raccontato un lessico familiare con il tocco della grazia: “tutti insieme, perché ad alcune cose mio padre ci teneva molto e non potevi mancare”.
Senz’altre spiegazioni, è lecito immaginare che all’origine del distacco di Giorgia ci sia il matrimonio della sorellastra Barbara con l’ex compagno della madre, il signor Raffaele Matano, che nelle foto sembra un energico mascellone delle serie latinoamericane di Netflix, occhiali scuri e basettoni: non certo il patrigno, ma una figura che, per qualche tempo, nei primi anni del 2000, in casa Meloni somigliava a un genitore.
Solo in italiano – pensate – le parole matrigna, patrigno, fratellastro e sorellastra hanno un suono dispregiativo che non esiste, se non forse come sfumatura ereditata dalla favola di Cenerentola, nell’inglese stepfather e nel francese demi-soeur.
E forse è così perché, prima della denatalità, siamo stati il paese delle mamme, il paese dove la ragion di mamma è stata persino più forte, e soprattutto più condivisa, della ragion di stato. Ma stiamo cambiando anche noi e non solo perché, se nascono sempre meno bambini, ci sono sempre meno mamme nel paese della mamma.
La verità è che anche in Italia la famiglia plurale, che Giorgia testardamente ci ha nascosto, non ha più il profumo della vita peccaminosa, se non nella vergogna di chi la nasconde. Le famiglie allargate, insomma, non sono più considerate come piccoli serragli da rinchiudere in un recinto di malumore, come ha fatto Giorgia.
Anche perché le facciate cosiddette rispettabili, quando sono erette da un leader politico di un paese democratico, prima o poi vengono smontate dai bravi giornalisti ed è facile che vengano anche sporcate per diventare una gran massa di dettagli pruriginosi sui rotocalchi, uguali e contrari all’esibizione di immusonita virtù nelle agiografie di propaganda.
Una rete fitta di amore e odio
C’è, allora, un incanto nella nuova inchiesta sulla famiglia Meloni, sul pedigree di Giorgia direbbe Simenon, che è una reta fitta fitta di amore e odio, di affari e tradimenti, di politica e parenti.
E finalmente si capisce quell’ostentazione del distacco dal padre, Francesco Meloni, che nella famosa autobiografia “Io sono Giorgia” è solo un groppo in gola, un nodo di stomaco di poche righe. Furono i giornali spagnoli a raccontarlo al timone della barca “cavallo pazzo” imbottita di hashish , e poi le Canarie come rifugio, i soldi facili, la condanna a nove anni e la violenza della malattia che in carcere l’ha ucciso.
“La mia storia con il padre delle mie figlie non è materia pubblica” ha detto indignata la mamma di Giorgia, Anna Paratore. Giorgia lo aveva liquidato così: “Quando è morto, qualche anno fa, la cosa mi ha lasciato indifferente, lo scrivo con dolore”.
Un inesauribile genio-imbroglione
Ma le sorellastre di Giorgia, Barbara e Simona, e la sorella di papà Meloni, Gemma Meloni, una signora piena di dignità e di prudenza, con Repubblica hanno rovesciato l’uomo rude in poeta romantico, e la barca a vela da nascondiglio della droga è diventata un pianeta solitario e veloce, un frammento di felicità staccato dalla terra.
E le tante imprese, anche quelle con l’ex moglie e con quel suo nuovo compagno (ormai ex anche lui), Matano appunto, fanno di papà Meloni un inesauribile genio-imbroglione di quelli classici, affari e passioni, un piccolo Jean Paul Belmondo, la simpatica canaglia, donne, romanticismo e figli, anche due ragazzi acquisiti da una terza moglie, tutti coinvolti nelle sue avventure economiche: “mi disse che lavorava per mantenere tutte queste famiglie” ha confidato la sorella. Comprò belle case, aprì ristoranti e locali notturni, restaurò la storica villa che oggi ospita il Museo Archeologico a La Gomera.
Nelle inchieste giornalistiche come questa, si possono anche seguire i sentimenti invece di perdersi nei soldi, nelle società fittizie, nelle condanne per bancarotta, affari, fatture e intrallazzi che qui vanno da Ostia sino a Panama, da Roma alle Canarie, a Palma di Majorca, a tutti quei luoghi dell’imprenditoria sudata. E’ l’Altrove che, riassunto nella parola “Sudamerica”, Paolo Conte aveva segnalato come sottofondo dell’anima gaglioffa dell’italiano piccolo piccolo: “Il giorno tropicale era un sudario / davanti ai grattacieli era un sipario / campa decentemente e intanto spera / di essere prossimamente milionario”.
E si capisce che è accucciato lì il talento di Giorgia, in queste cronache dal disordine, nell’incanto dell’albero genealogico intrecciato, di una famiglia di famiglie, una famiglia plurima, radiale, che fuori dal nascondiglio potrebbe brillare di modernità. E’ un bel pasticcio, insomma, di quelli che piacciono alla sinistra, con quei nonni paterni che sono pure artisti, ovviamente di sinistra: nonno Nino, l’antifascista, regista radiofonico di romanzi sceneggiati e nonna Zoe (Incrocci era il cognome), sorella maggiore di Age, lo sceneggiatore in coppia con Scarpelli, bravissima attrice caratterista e doppiatrice anche di Marilyn Monroe (“Eva contro Eva”). Nonna Zoe nel 1991 vinse il David di Donatello e pure il Nastro d’argento come migliore attrice non protagonista in Verso sera, il bel film di Francesca Archibugi.
La giovane Giorgia è finita nel Msi, lo sappiamo: i Gabbiani, l’architetto Rampelli, i campi Atreiu, gli invasati di quel mondo speciale che è l’estrema destra, di quell’etere cosmico, che forse non è mai stato fascista, per carità di Dio, ma fanatico sicuramente sì, spiritato, ardente e vittimista. Sono gli eredi dei poetici selvaggi Er pecora e Benito Paolone: “io ti mangio il cuore” e “Giorgio, noi l’amore lo facciamo sugli alberi”. Giorgia è finita lì perché “il fascismo è disperazione”, scrisse Giuseppe Antonio Borgese dal suo esilio americano nel 1937, e perché c’è sempre il dolore nell’infanzia di un capo, per dirla alla Sartre.
Io sono Giorgia
E infatti Giorgia ha truccato la sua biografia con ragioni più intime, forti e drammatiche di Giuseppe Conte, che truccò il suo curriculum e gonfiò i suoi titoli. E come il padre spacciava hashish per liberarsi dai debiti, Giorgia ha spacciato candore per liberarsi di sé stessa: il candore come ideologia politica, la falsa aureola della destra – “mamma, cristiana, italiana” – che ne segnò il successo elettorale.
Ma ora, grazie a questa inchiesta, che avanza su Repubblica, e che dall’autobiografia è partita e quel candore ha cercato di verificare, sappiamo che c’era, al contrario, da raccontare una grande storia di vite spericolate alla Vasco Rossi, che probabilmente alla fine daranno appunto spessore e senso a Giorgia Meloni.
Senza nulla togliere alla sua innocenza, che rimarrà certamente intatta, prende infatti forma la forza di carattere e la sapienza di vita che stanno segnando una leadership inaspettata.
Io non vedo crimini finanziari e neppure grandi capitali, ma vedo la lotta testarda della piccola gente romana che teme la povertà e vive sempre al confine con l’umiliazione. C’è il grasso della vita e ci sono gli uomini malandrini del sottosuolo economico italiano e dei destini arruffati, tutti con il pensiero aristotelico: “Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu”. Forza presidente Meloni, si liberi e ci liberi.
(da La Repubblica)
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Maggio 17th, 2023 Riccardo Fucile
ANCHE QUEST’ANNO RIVENDICANO IL DIRITTO DI “TOCCARE CULI” E INCOLPANO LE RAGAZZE “VESTITE IN MODO SUCCINTO, STIANO A CASA”… ORMAI C’E’ UNA FETTA DI IGNORANTI E SFIGATI IN LIBERA USCITA, NONOSTANTE L’ANA LI ABBIA INVITATI A COMPORTARSI DA PERSONE CIVILI
Sono tornato all’annuale Festa degli Alpini, questa volta a Udine, tre ore e mezzo d’auto da quella di Rimini del 2022.
Le dichiarazioni degli alpini che ho raccolto quest’anno a Udine sono la conferma di cui non avevamo bisogno: la maggioranza degli alpini rifiuta la differenza fra complimento e molestia, non la comprende neanche quando glielo si fa notare, e continua anche di fronte alla telecamera a usare linguaggi offensivi e ad accusare le donne di essersela andata a cercare perché “vestite in modo provocante”; oppure perché “in un contesto prevalentemente maschile dovrebbero sapere come funziona, e se non gradiscono non dovrebbero neanche andare in giro per la città durante la Festa degli Alpini”.
La questione surreale è questa: prima affermano che “a Rimini non è successo niente” e subito dopo rivendicano “pacche sul culo” e “toccamenti vari”, oltre all’utilizzo di un linguaggio sessista che cercano di far passare come complimento, come gridare “bel culo” a una ragazzina per strada. E’ proprio l’esempio che in tanti mi fanno, guardandomi stupito: “In che senso non posso urlare bel culo a una che ha un bel culo?”
Attenzione: tutto questo viene rivendicato di fronte a una telecamera e a un giornalista (io) palesemente in disaccordo con quelle affermazioni. Non oso immaginare – ma in realtà basta pensare alle testimonianze delle ragazze che avevo raccolto lo scorso anno a Rimini per capire – cosa può accadere quando non si trovano di fronte a una telecamera e a un microfono.
Le dichiarazioni che ho raccolto alla Festa degli Alpini 2023 a Udine sono aberranti e contengono tutti i pregiudizi – ma proprio tutti – sulle donne. Tutti quei luoghi comuni e quelle fissazioni basata sull’ignoranza (e sull’incapacità relazionale) che si riscontrano in una parte dell’opinione pubblica quando una donna denuncia una violenza subita: viene incolpata la donna per come era vestita, oppure per il suo atteggiamento, oppure per non riuscire a capire (lei, non loro) che cosa sia un sano spirito goliardico.
In altre parole: se non stai al gioco degli alpini, se non ridi quando cammini per strada e uno sconosciuto “ti tocca il sedere”, allora sei “una femminista rompiscatole”. Oppure come ha chiosato un altro: “Se le donne si comportassero bene, le molestie non esisterebbero”
Facciamo un passo indietro: lo scorso anno a Rimini raccolsi per la prima volta in video le testimonianze di ragazze – alcune anche minorenni – che raccontavano apprezzamenti non richiesti, frasi volgari e parole ingiuriose subite, fino a denunciare palpeggiamenti e mani infilate sotto le gonne mentre camminavano per strada: il tutto a opera di alpini.
Da sempre – e soprattutto negli ultimi anni – dai raduni alpini giungevano alle cronache racconti di prevaricazione sessuale, però mai le testimonianze erano apparse in video in modo così netto.
Quel video che realizzai con Fanpage.it portò l’intero corpo degli Alpini, e in particolare l’ANA (Associazione Nazionale Alpini) a uno scossone e alla decisione (giusta ma tardiva), di intraprendere un percorso all’interno delle varie sezioni degli alpini, coordinati a livello nazionale, con lo scopo di spiegare a tutti (sì, ce n’era bisogno) cosa fosse una molestia, e in definitiva per evitare a Udine quello che era accaduto a Rimini.
L’operazione dell’ANA per un verso sembra aver funzionato: a Udine non sono venuto a conoscenza di nuove molestie, anche se ovviamente io sono una persona e loro erano in centomila. Chissà. Rispetto a Rimini il clima era comunque palesemente differente, di questo mi sono accorto semplicemente passeggiando per le vie del centro.
L’Associazione Nazionale Alpini, dunque, ha fatto un buon lavoro ma soltanto dal punto di vista di mettere in guardia gli alpini dai rischi di certi comportamenti, che (sembra) questa volta non abbiano praticato.
E questo è ovviamente un bene, anche se dovrebbe semplicemente essere la base, la normalità. I risultati culturali ottenuti sono però prossimi allo zero, se (come potete vedere dal video di quest’anno) anche a Udine gli alpini continuano a giustificare (nel 2023!) le molestie e le violenze subite dalle ragazze con il loro comportamento provocante e il loro abbigliamento “parzialmente succinto”, oppure “perché vestite di rosa e di nero”, due colori evidentemente considerati troppo provocanti.
A proposito: la parola “provocazioni” riferita alle ragazze e alle donne l’ho sentita ripetere quasi a ogni intervista. Insieme all’accusa di essersi inventate le denunce per ottenere un “ricavo economico” (non sanno però chi avrebbe pagato e quanto), oppure per visibilità “da prima pagina”.
Come ho sempre detto: sono tutti così gli alpini? No, ovviamente. Però la percentuale così elevata di chi ancora oggi la pensa come prima del suffragio universale esteso anche alle donne, rischia di essere indicativo non soltanto della presenza “di un gran numero di maschi in piazza”, ma soprattutto della presenza “di un gran numero di molestatori all’interno del corpo degli alpini”.
Soprattutto quando l’associazione di riferimento, e il corpo militare, non prendono ufficialmente e immediatamente le distanze, magari iniziando da ora in poi (è una proposta) a ritirare cappelli e decorazioni a chi si macchia di affermazioni violente, e in questo nuovo video ne potete ascoltare tante: da coloro che non avrebbero voluto che le donne denunciassero, e quindi le avrebbe volute ridotte a vittime silenziose; passando per coloro che propongono addirittura una multa per chi ha denunciato le molestie, a colui che propone di “pestare forte” chi ha raccontato in video tutto questo (cioè io, giornalista di Fanpage.it).
Bello sarà quel giorno senza molestie né fisiche né verbali, un giorno che precederà di pochissimo – c’è da scommetterci – quello in cui i vertici degli alpini diranno “ciao, ciao” agli alpini indegni di fare parte di questo corpo, e ritireranno “cappello e penna” a chiunque si macchi di nefandezze, con i fatti o con le parole, all’interno del loro corpo. Altrimenti ci rimarrà soltanto da pensar male.
(da Fanpage)
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Maggio 17th, 2023 Riccardo Fucile
LO STUDIO DEI FLUSSI DELL’ISTITUTO CATTANEO E DI YOUTREND… NIENTE “EFFETTI” E POCHI SPOSTAMENTI DI VOTI
I risultati delle elezioni comunali dicono che gli effetti Schlein e
Meloni sono stati minimi. E i flussi di voti da uno schieramento all’altro in questa tornata di urne dicono che il Partito Democratico soltanto in alcune zone è riuscito a riacquistare preferenze dal Movimento 5 Stelle e dall’astensione. Mentre il centrodestra si è preso i voti del Terzo Polo. La Stampa illustra oggi i risultati dello studio sui flussi di voti dell’Istituto Cattaneo. Che ha analizzato i risultati in cinque città di medie dimensioni. Mentre secondo Lorenzo Pregliasco di Youtrend il voto al primo turno delle amministrative consegna un quadro di conferma. Con una leggera prevalenza del centrodestra.
I flussi e l’Istituto Cattaneo
L’Istituto Cattaneo ha analizzato i risultati di Brescia. Dove il centrosinistra ha vinto al primo turno perché la sindaca Laura Castelletti ha beneficiato di una minore astensione della sua base elettorale. E ha anche preso voti dai 5 Stelle. A Vicenza la spinta decisiva per portare Giacomo Possamai al ballottaggio è arrivata dalle liste civiche. Mentre ad Ancona è il centrodestra a giovare della minore astensione. A Pisa il risultato di Michele Conti è arrivato grazie all’appoggio degli elettori di Azione e Italia Viva che hanno lasciato il centrosinistra virando a destra. A Latina l’astensione della base M5s e il riposizionamento a destra di Azione e Italia Viva hanno influito sul risultato finale. Il professor Salvatore Vassallo spiega al quotidiano che l’astensionismo è cresciuto.
L’effetto Schlein?
Con un’inversione di tendenza: è stata più bassa la partecipazione al voto al Nord. In questa ottica l’effetto Schlein andava a impattare su un partito sceso al 19% con Enrico Letta segretario. E ulteriormente in calo nei mesi successivi. Il 20% medio rappresenta una crescita ma non una valanga. «L’effetto Schlein non c’è stato a Pisa dove avrebbe potuto avere un certo impatto. Un effetto Meloni ci può essere stato ad Ancona, sicuramente a Latina», aggiunge Vassallo. Che però avverte: si tratta di una elezione comunale e quindi l’effetto più importante rimane sempre quello della candidatura rispetto a tutti gli altri e ai temi nazionali.
L’analisi di Youtrend
L’analisi di Youtrend dice che nei 91 comuni con oltre 15 mila abitanti il Pd è il partito più votato con il 13,2%, davanti a Fratelli d’Italia con il 12%. Oltre la metà dei voti (54,9%) sono andati però a liste civiche o comunque non chiaramente riconducibili a singoli partiti nazionali. «A livello generale – spiega Lorenzo Pregliasco – c’è una lieve prevalenza del centrodestra sia nei comuni sopra i 15mila abitanti sia nei capilogo di provincia. Sui 90 comuni oltre i 15 mila abitanti 23 sono andati al centrodestra, 15 al centrosinistra, 13 a liste civiche e 40 al ballottaggio. D’altra parte erano più i comuni andati al voto già confermati dal centrodestra che non quelli del centrosinistra. Ora vedremo i ballottaggi se confermeranno il quadro o meno. In tal senso se il centrosinistra ne vincerà anche solo pochi in più, potrà dichiararsi soddisfatto».
L’effetto Meloni?
Riguardo l’”effetto Meloni” o l’”effetto Schlein”, gli elettori si siano orientati sulla affidabilità dei candidati: «Vista la taglia piccola dei comuni, ad esclusione della sola Brescia – la situazione favoriva le spinte locali. Il voto d’opinione si verifica nelle grandi città, mentre nelle città medio-piccole conta l’elemento personale. Tuttavia aveva bisogno più Schelin di un “effetto sul voto” che non Meloni; in tal senso si tratta per il Pd di una occasione mancata. Ma va comunque sottolineato che il Pd è il partito più votato in ben 6 dei 13 capoluogo, a fronte dei 5 delle liste civile, e dei soli due di Fdi e di uno della Lega». Infine, I risultati negativi di M5s, sopra il 3% sono in cinque comuni capoluogo (Terni 6,5%, Brindisi 5,1%, Ancona 3,8% e Latina 3,2%) si spiega col fatto che quello di Giuseppe Conte «è un movimento di opinione, che va meglio alle politiche che non alle elezioni comunali, dove manca la base territoriale».
(da Open)
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Maggio 17th, 2023 Riccardo Fucile
“IL PAESE NON HA GODUTO DEI BENEFICI ECONOMICI CHE LA BREXIT AVREBBE POTUTO PORTARE, GLI INVESTITORI STANNO SCAPPANDO”
“La Brexit ha fallito”. Non lo dice un europeista incallito, bensì il re dell’euroscetticismo, Nigel Farage. L’irriducibile politico anti Ue, per molti anni eurodeputato a Bruxelles, ha parlato così alla Bbc, in una intervista che fa discutere e che ha innescato anche la replica di Downing Street.
“La Brexit ha fallito”, ha accusato il 59enne Farage, “perché i politici conservatori, che sono inutili quanto i commissari europei, non hanno saputo gestirla affatto e il Paese non ha goduto dei benefici economici che la Brexit avrebbe potuto portare. Pensate solo alla tassa sulle aziende, che non si è riuscita ad abbassare: gli investitori stanno scappando dal Regno Unito”.
Ma come? Non era proprio lui che urlava in strada “take back control!”, lo slogan della Brexit prima del referendum del 2016 che ha sancito l’addio di Londra all’Ue? “Sì, abbiamo ripreso il controllo. Ma la realtà che invece della deregulation, stiamo aggiungendo sempre più regole e limitazioni all’economia, come se fossimo ancora membri dell’Unione Europea. Per questo la Brexit ha fallito”
Nei giorni scorsi, i brexiter sono rimasti scossi da un’altra notizia. Ossia l’ok, da parte dell’Ue, a Microsoft per inglobare la compagnia di videogiochi Activision. Operazione che solo qualche giorno fa è stata affondata dal veto dell’antitrust britannico. “Ma allora la Brexit a cosa è servita?”, si sono chiesti un paio di deputati conservatori. L’economia britannica non va altrettanto bene: secondo l’Fmi il Regno Unito sarà il Paese che crescerà meno del G20 nel 2023, sanzionatissima Russia inclusa.
(da La Repubblica)
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Maggio 17th, 2023 Riccardo Fucile
IL SINDACO SI DISSOCIA: “SI DEVE DIMETTERE”… CONTINUA L’AVANSPETTACOLO DEI SEDICENTI FASCI DA OPERETTA
Neanche il tempo di festeggiare per la vittoria, che dopo 40
anni permette a un’amministrazione di centrodestra di guidare il comune di San Stino di Livenza, in provincia di Venezia, che il sindaco appena eletto Gianluca De Stefani è già dovuto intervenire per risolvere il primo guaio. E scaricare la neo-consigliera Laura Motta, eletta nella sua coalizione. «Invito la consigliera neo eletta a rassegnare le dimissioni», ha detto De Stefani, «desidero scusarmi con i cittadini ed esprimo il più vivo disappunto per l’accaduto».
Motta è infatti stata sorpresa con il braccio destro alzato durante una delle foto per celebrare la vittoria alle amministrative, intenta a fare il saluto romano. «Il brutto gesto, del quale mi dissocio assolutamente e da me non visto in quanto impegnato nella posa per la foto con tutti i presenti a braccia sollevate, in segno di festa, come richiesto dal fotografo», ha spiegato il sindaco, «non appartiene alla mia cultura, alla cultura di questo territorio, alla cultura della lista che rappresento ed ai componenti della stessa». E ha aggiunto: «Non appartiene neppure al mio modo di fare politica. Ho ricevuto un mandato popolare importante ed intendo onorarlo, trascorrendo tutti i giorni del mio incarico a rispondere esclusivamente ai cittadini».
A notare l’accaduto era stato il segretario del Partito democratico del Veneto, Andrea Martella. «In favore di telecamera tende il braccio nel gesto tipicamente fascista, cominciando nel modo peggiore il proprio servizio pubblico», aveva denunciato l’esponente dem,« festeggiare è legittimo, il saluto romano no, l’euforia per la vittoria del centrodestra nel comune veneziano non giustifica in alcun modo questo genere di manifestazioni». Il neo sindaco era stato poi chiamato a prendere provvedimenti e nelle ore successive è arrivata la sua risposta, che di fatto scarica Motta.
(da agenzie)
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Maggio 17th, 2023 Riccardo Fucile
ROMANA, 36 ANNI, EX CUBISTA, FA CARRIERA GRAZIE A RAMPELLI E POI GLI VOLTA LE SPALLE
C’è chi la chiama l’altra Giorgia. Entrambe cresciute politicamente alla Garbatella, “gabbiane”, salvo poi voltare le spalle al mentore Fabio Rampelli, con una carriera iniziata alla guida dei movimenti giovanili di An e con la scelta di Latina, cuore nero d’Italia, per essere elette deputate.
Dopo tanti trionfi per Chiara Colosimo, fedelissima della Meloni, è arrivata però la prima vera grana.
La sua amicizia con lo stragista Luigi Ciavardini, evidenziata di recente da Report, ha fatto insorgere i familiari delle vittime della mafia e del terrorismo, che hanno posto il veto alla nomina dell’esponente di FdI alla guida della commissione parlamentare antimafia.
L’ennesimo “presente” detto dall’onorevole per quell’incarico che nell’attuale legislatura nessuno sembra volere sta diventando per lei un problema di notevoli dimensioni. Forse il primo in un percorso tutto a destra e in costante ascesa.
Trentasei anni, già venti passati in politica, la romana Chiara Colosimo è cresciuta nel quartiere capitolino della Balduina. Ha iniziato la sua carriera quando era 17enne, tra i banchi del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, iscrivendosi poi al corso di laurea in scienze politiche alla Luiss.
Si è avvicinata ad Azione Studentesca, ha iniziato a lavorare nella sezione della Garbatella, la stessa frequentata da Giorgia Meloni, e nel 2009 è stata eletta presidente regionale della Giovane Italia, movimento giovanile del Pdl, avviando un rapporto con la premier che non si è più interrotto. Una rampelliana anche lei, al punto da tatuarsi un gabbiano, segno che ha poi modificato, tanto per rendere visibile che ormai quella fase è superata. Anni in cui la politica non è però stato l’unico interesse della deputata, che ha fatto anche la cubista al Gilda.
Nel 2010 è stata eletta consigliera regionale del Lazio con il listino della governatrice Renata Polverini e ha fatto discutere una sua intervista con Mtv News, quando è stata immortalata con l’effigie di Corneliu Zelea Codreanu, fondatore della Guardia di ferro, movimento legionario rumeno degli anni ’30, antisemita e ultranazionalista.
“Non siamo legati a nessun tipo di ricordo nostalgico, ma è innegabile che Mussolini abbia scritto una pagina di storia”, ha raccontato in quell’occasione mentre dietro di lei un ragazzo faceva le flessioni a terra.
Due anni dopo l’adesione a Fratelli d’Italia, di cui diventa dirigente nazionale, e nel 2018 il ritorno in Regione Lazio, diventando leader dell’opposizione di centrodestra. Lo scorso anno l’elezione alla Camera nel collegio di Latina, lo stesso in cui nel 2018 era stata eletta Giorgia Meloni.
Anche la Colosimo, come la premier, ha fatto della coerenza una bandiera. E la coerenza per lei è stata anche quella di non rinnegare mai l’amicizia con un uomo come Ciavardini.
La deputata ha infatti spesso preso parte alle iniziative del Gruppo Idee della moglie dello stragista, Germana De Angelis, sorella dell’ex terrorista nero Marcello, scelto come capo della comunicazione istituzionale dal governatore del Lazio, Francesco Rocca.
Un’associazione in prima linea nelle carceri, sostenuta anche dal consigliere regionale leghista Pino Cangemi, e che nel tempo ha fatto notevoli affari. Ma del resto Rocca parla di “antifascismo fascista” e il Gruppo Idee sostiene: “Siamo tutti buoni o cattivi, dipende solo da chi racconta la favola”.
(da La Repubblica)
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