Settembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
LA CLASSIFICA DELL’AGENZIA EUROPEA PER L’ASILO DIMOSTRA CHE IN ITALIA C’E’ SOLO UNA EMERGENZA DEI RAZZISTI CON IL CERVELLO SCONNESSO: SU 110.000 ARRIVI SOLO 62,400 RIMANGONO NEL NOSTRO PAESE
Secondo i dati dell’Agenzia dell’Unione europea per l’Asilo (Euaa), nei
primi sei mesi di quest’anno sono 519mila le richieste d’asilo presentate dai migranti nei Paesi Ue, più Svizzera e Norvegia. Le proiezioni prevedono almeno un milione di domande entro fine anno, cifra che avvicinerebbe il 2023 al record del biennio 2015-2016, segnato con l’arrivo di migliaia di siriani in fuga dalla guerra dell’Isis.
Il rapporto, reso pubblico martedì scorso, segnala un aumento di domande del 28% sullo stesso periodo del 2022. Anno che aveva già registrato un complessivo +53%, in forte ripresa dopo le restrizioni della pandemia e, soprattutto, dopo l’accordo dell’Ue con la Turchia nel 2017.
Tra le nazionalità di provenienza, oltre a siriani e afgani che costituiscono quasi un quarto del totale dei richiedenti, si segnala l’incremento di ivoriani e guineani, costretti a lasciare i Paesi d’origine per l’acuirsi di tensioni e violenze tra il Sahel e il Golfo di Guinea, culminate nei recenti colpi di Stato.
La Germania risulta sempre il Paese più sotto pressione: dall’inizio dell’anno ha ricevuto 154.677 richieste d’asilo, seguita dalla Spagna (86.786) e dalla Francia (81.158).
Al quarto posto c’è l’Italia che, pur avendo dato prima accoglienza a oltre 110mila migranti, ha ricevuto 62.484 domande d’asilo. Con l’aumento delle richieste nel primo semestre di quest’tanno, l’Agenzia registra un incremento del 34% delle pratiche pendenti, in accumulo dall’anno scorso, per un totale di 682mila decisioni di prima istanza ancora da definire. Anche su questo fronte è la Germania il Paese più in affanno, con 175 mila casi pendenti, seguita dalla Spagna (132mila) dall’Italia (119mila) e dalla Francia (48mila).
(da Fanpage)
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Settembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
E’ SALITO SUI GRADINI DEL GIOIELLO BAROCCO CON UN MOTORINO PER SCATTARSI UNA FOTO RICORDO… MULTA DI 2.400 EURO
Un selfie che rischia di costare carissimo ad un 20enne italiano in vacanza a La Valletta: ha danneggiato i gradini in arenaria del palazzo del governo di Malta salendoci con il proprio motorino pur di scattarsi una foto alle luci della sera: sanzionato con una multa di 2400 euro e condannato anche a un anno di prigione (sospeso con condizionale). A riferire i fatti, che risalgono a ieri, è Times of Malta.
I fatti sarebbero avvenuti ieri sera, domenica 10 settembre. Il giovane, di origini crotonesi, non ha trovato di meglio che farsi un selfie con tanto di scooter davanti al portone dell‘Auberge de Castille, storico palazzo della Valletta, gioiello barocco patrimonio dell’Unesco e sede del Primo Ministro maltese, situato in una delle zone di massimo traffico turistico della capitale. Nell’issare il mezzo fino all’ingresso, secondo quanto riporta il giornale locale, ha danneggiato i gradini.
Il fatto non è sfuggito al poliziotto di guardia che ha subito avvisato i colleghi. Il 20enne è stato individuato e invitato a comparire presso la stazione di polizia della Valletta dove ha confermato il tutto, negando però di essersi accorto dei danni procurati. Non è bastato ad evitagli una notte in caserma, poi l’invito a comparire davanti alla giudice Donatella Frendo Dimech del Tribunale della Valletta, che l’ha multato per 2400 euro e condannato anche a un anno di prigione (sospeso con condizionale).
(da Fanpage)
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Settembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
FAMIGLIE E IMPRENDITORI HANNO ANTICIPATO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO E ORA RISCHIANO DI FINIRE SUL LASTRICO: “LO STATO CI HA TRADITI. NON ABBIAMO TROVATO UN’IMPRESA CHE ACCETTASSE LA CESSIONE DEL CREDITO”
C’è chi viveva senza grossi problemi e adesso non arriva a fine mese
perché deve pagare prestiti e mutui con le rate che nel frattempo sono raddoppiate.
Chi è costretto a fare tagli e rinunciare alle terapie per i figli disabili, chi non può più permettersi le cure per i genitori malati. E chi è costretto a vivere in affitto, con molte spese in più, e ha la casa di proprietà sventrata da cantieri e senza una prospettiva di fine lavori.
Sono tantissime le storie degli esodati del Superbonus al 110%. Si tratta di migliaia di famiglie, e molti imprenditori, che hanno creduto nello Stato e nelle sue regole. Hanno fatto progetti, hanno anticipato centinaia di migliaia di euro, coinvolto i Comuni per le autorizzazioni, messo in campo professionisti e imprese. In questo percorso mai hanno pensato di ristrutturare gratis.
Mai avrebbero immaginato che lo Stato avrebbe potuto cambiare le regole in corsa e abbandonarli. La bomba che ha stravolto le loro vite è arrivata con la chiusura alla cessione del credito che improvvisamente ha fatto sballare tutti i conti. Per molti la chiusura alla cessione ha significato il default. I numeri sono di rilievo. Stando alle ultime elaborazioni Ance, gli esodati del Superbonus sono 320 mila per un totale di 30 miliardi di euro di crediti incagliati.
Molte delle storie di chi è rimasto incagliato nel Superbonus le ha raccolte l’associazione «Esodati del Superbonus», con migliaia di iscritti. Il 31 agosto ha consegnato una lettera-appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Tra gli esodati del Superbonus c’è Donato Lorusso. Più che esodato si definisce «un disperato del Superbonus e Sismabonus». La sua bifamiliare nel comune di Avigliano (Potenza) «Il 31 maggio 2022 sono stato autorizzato dal Comune di Avigliano a effettuare i lavori di riqualificazione sismica usufruendo del Superbonus. Non ho trovato un’impresa che accettasse la cessione del credito, poiché tutte quelle interpellate avevano il cassetto fiscale già pieno. Allora ho chiesto a Poste che mi ha detto di sì ma intanto dovevo anticipare il primo Sal e così si poteva partire. Così ho trovo l’impresa per i lavori, ho iniziato i lavori di demolizione e ricostruzione (Sismabonus) il 13.07.2022, il 26.01.2023 ho pagato il primo Sal ma ormai era tropo tardi perché a novembre 2022 Poste e banche hanno sospeso le cessioni» racconta Donato.
Nel frattempo però i soldi sono usciti dalle sue tasche. «Ho emesso pagamenti per 102 mila euro per l’impresa e i tecnici per il primo Sal del Sismabonus. Ad oggi l’impresa ha già realizzato lavori per il secondo Sal che non posso saldare se non trovo chi si prende il credito. Sono in affitto dal primo novembre 2021, rischio di rimanere senza casa e con debiti, non so se riuscirò a venirne fuori» racconta Donato che poi conclude: «Ho creduto nello Stato come tanti altri, ora bisogna aspettare che la politica trovi la soluzione che aveva promesso ma spero che si muova in fretta perché siamo in tanti e siamo tutti in grande difficoltà».
È una condizione di difficoltà comune a molti. «La situazione degli esodati del Superbonus viene sottovalutata» dice Federica Brancaccio, presidente Ance. «Aspettiamo da tempo una soluzione ma pare che queste famiglie siano diventate terreno di scontro tra fazioni politiche».
In questo vortice non ci sono solo le famiglie. Anche tante imprese sono in sofferenza. È il caso di Nicola Andreula e della sua azienda edile di Trieste. «Dopo che la mia impresa ha effettuato investimenti importanti in attrezzature, assunto dipendenti, fatto debiti con le banche per portare avanti i cantieri, adesso è in grave difficoltà».
Nicola racconta che molti condomini gli vogliono fare causa per importi milionari a causa dei lavori fermi. Senza lo sblocco dei crediti non può andare avanti. «Lo Stato ci ha traditi» dice e poi prosegue: «il ministro Giorgetti ha dichiarato qualche tempo fa che una soluzione sarebbe stata trovata ma intanto non si muove nulla e noi imprese edili oneste moriamo di stenti. Io stesso vedo andare distrutto tutto quello che ho creato e costruito con il sangue, il sudore e i sacrifici, in più di 20 anni di attività».
(da La Stampa)
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Settembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
PRENDE IL POSTO DI SILVIO BRUSAFERRO, ARTEFICE DELLA BATTAGLIA CONTRO IL COVID
Dalla Cattolica all’Istituto superiore di sanità. Oggi è l’ultimo giorno di presidenza per Silvio Brusaferro, uno degli uomini forti della battaglia al Covid, tra i consiglieri più ascoltati dai governi Conte e Draghi. Al suo posto arriverà Rocco Bellantone. Professore ed endocrinologo a un anno dalla pensione (è nato nel 1953), è stato il preside della Cattolica e arriva a guidare l’organo tecnico-scientifico del servizio sanitario nazionale che fa ricerca, sperimentazione, controllo e consulenza per il ministero alla Salute e il governo, forte di una parentela importante. Suo cugino è Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’attuazione del programma di governo considerato tra le persone più vicine alla premier Giorgia Meloni
Bellantone ambiva anche a diventare ministro. Il tentativo anche dello stesso Fazzolari è andato a vuoto perché di fronte c’era Francesco Lollobrigida che invece sosteneva Orazio Schillaci, già rettore di Tor Vergata. Il cognato di Giorgia Meloni a suo tempo ha prevalso. Ora però è arrivato il momento di dare un incarico a Bellantone.
Schillaci, secondo alcuni osservatori, avrebbe preferito una soluzione diversa, cioè puntare sull’altra candidata forte, Anna Teresa Palamara, professoressa della Sapienza che dirige la malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità. Scegliere una donna, da qualche anno all’Istituto e quindi esperta della macchina e del suo funzionamento, era considerata una buona soluzione. E invece Schillaci, che anche in altri casi ha dovuto ascoltare le indicazioni dei nomi forti di Fratelli d’Italia quando si trattava di scegliere collaboratori e dirigenti vari, indicherà il nome di Rocco Bellantone, collega che conosce benissimo da anni. La procedura prevede poi il via libera da parte del governo, che a questo punto appare scontato.
(da agenzie)
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