Settembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
IL GOVERNO VUOLE CONSIDERARE TUTTO IL LITORALE (ANCHE QUELLO INACCESSIBILE) PER POTER SOSTENERE CHE SOLI IL 19% E’ ASSEGNATO AI BALNEARI… ALTRO SCONTRO CON L’UNIONE EUROPEA
Il governo Meloni è pronto a un nuovo scontro con l’Unione europea
sulle concessioni balneari. Nonostante le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia dell’Unione europea impongano le gare per le spiagge italiane, l’esecutivo vuole aprire una trattativa con Bruxelles partendo da un assunto: solo il 19% delle coste italiane sarebbe attualmente occupato da concessioni balneari, di cui un terzo da nuove domande.
Quindi il bene spiagge non risulterebbe “scarso” e le gare si potrebbero fare senza problemi per il restante 81% del litorale.
È questo il risultato della mappatura svolta dai tecnici del ministero delle Infrastrutture a livello nazionale e analizzato nelle ultime riunioni del tavolo interministeriale istituito a Palazzo Chigi: il dato è contenuto in una tabella del documento finale che sarà approvato forse già nella prossima riunione prevista per il 25 settembre e che il Fatto ha letto in anteprima.
Una premessa. La cosiddetta “mappatura” delle spiagge è servita alla maggioranza di destra –da sempre molto sensibile alle richieste della lobby dei balneari – per rinviare le gare: quantificare lo spazio occupato e quello libero è stato un modo per prendere tempo di fronte alle sentenze della magistratura che imponevano la concorrenza.
Così il governo ha istituito un tavolo interministeriale a Palazzo Chigi composto dai “tecnici” dei ministeri interessati e affidato la mappatura alle Infrastrutture: un modo per stabilire se le spiagge italiane fossero un bene “scarso” o meno, il criterio per stabilire se applicare la direttiva europea Bolkestein.
Al termine del lavoro della task force, secondo i dati elaborati dal Sistema Informativo del Demanio marittimo del ministero delle Infrastrutture, degli 11.172 metri di costa su tutto il territorio nazionale, solo 2.143 sarebbero occupati tra concessioni e istanze: il 19% del totale. Di questi ultimi 1.613 metri riguardano concessioni attuali, 529 domande di concessione già calcolate. In metri quadrati, su 426.267 totali, l’occupazione è pari a 77.170: il 18%. Quindi 61.995 metri di concessioni e 15.174 di istanze.
Perché il dato risulta così basso rispetto alla percezione di un litorale quasi esclusivamente occupato dagli stabilimenti? Il motivo è presto detto: nella mappatura nazionale viene considerato tutto il litorale “a prescindere dalla sua morfologia”, si legge nel documento che il Fatto ha visionato.
Questo significa che vengono considerate anche aree non balneabili o, per fare un esempio, zone rocciose e montuose della costa dove non è possibile creare stabilimenti balneari. Un escamotage sottolineato nel testo: i dati “necessitano sicuramente di ulteriore approfondimento; in particolare appare necessaria la precisazione del concetto di ‘litorale fruibile’ e ‘litorale concedibile’”.
Nella prossima riunione del tavolo interministeriale di Palazzo Chigi però dovranno essere chiariti gli ultimi dubbi prima dell’approvazione finale della mappatura: considerare i dati a livello nazionale o regionale? Considerare anche i fiumi e i laghi aree concedibili o libere? La maggioranza vorrebbe puntare su criteri nazionali considerando tutta la costa. Una regola per confermare i dati e la tesi della “non scarsità del bene”.
Poi l’obiettivo del governo è aprire una trattativa con Bruxelles per chiedere di mettere a gara solo le aree libere (quindi salvando gli attuali concessionari) od ottenere criteri favorevoli per le attuali concessioni. Entro il 31 dicembre una soluzione andrà trovata: è il termine entro cui sono state prorogate le concessioni attuali. Ma in FdI c’è una divisione sullo scontro con l’Ue: Fitto, che ha già molti tavoli aperti con Bruxelles, non vuole aprire anche questo fronte, mentre il nocciolo duro del partito vuole evitare le gare alla vigilia delle Europee. I voti dei balneari pesano.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Settembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
MICHAEL O’LEARY, CAPO DEL GRUPPO RYANAIR: “L’ALGORITMO CHE CAMBIA I PREZZI A SECONDA DEL CELLULARE CHE USI? UNA CAZZATA. LE AUTORITA’ ITALIANE SI FOTTANO. NON SI CAPISCE NULLA DEL PROVVEDIMENTO, NEMMENO AL MINISTERO DEL MADE IN ITALY HANNO IDEA DI COME APPLICARLO. SICURAMENTE VERRÀ BOCCIATO DALL’EUROPA”
Il decreto del governo che fissa un tetto ai prezzi dei voli per le grandi isole? «Pura spazzatura». L’algoritmo? «Oooh l’algoritmo… ho letto tante di quelle cazzate nei documenti ufficiali italiani che non ci posso credere». È un fiume in piena Michael O’Leary, super capo del gruppo Ryanair, la principale low cost in Europa, la seconda nel mondo e primo vettore in Italia per passeggeri trasportati. O’Leary è stato in silenzio tutti questi giorni dopo il provvedimento contro il caro voli. Ma in una lunga intervista con il Corriere della sera a Milano si fa fatica a trattenerlo.
Quindi non c’è un algoritmo che cambia i prezzi a seconda del cellulare che usi?
«Questa cosa è una cazzata»
In che senso?
«Noi abbiamo un algoritmo. Se il volo si sta riempiendo come previsto i prezzi salgono. Se non succede dobbiamo ridurre le tariffe. Non ce ne frega un c… del tipo di telefonino che uno sta utilizzando».
L’Enac e il governo non la pensano così.
«I clown all’Enac ritengono che la soluzione sia mettere un tetto alle tariffe».
Il decreto insomma non vi va proprio giù.
«Il decreto è illegale perché le regole europee sostengono che i prezzi vengono fissati dal mercato. E non è nemmeno applicabile».
Perché?
«Il decreto dice che la tariffa massima nel periodo di picco non può essere superiore del 200% al prezzo medio. Ma prezzo medio di cosa?»
Di quella rotta…
«E chi lo conosce?»
Dovreste comunicarlo voi alle autorità di controllo italiane.
«Non ci penso nemmeno. Non è affare loro saperlo».
Però è così.
«Che si fottano».
Così rischiate multe salate.
«No. Quello che succederà – e lo stiamo facendo – è che dovremo ridurre l’offerta sui collegamenti nazionali e aumentare i voli internazionali non colpiti dal decreto».
Avete già iniziato a farlo in Sardegna riducendo i posti dell’8%.
«E non ci fermeremo qui».
Ci risulta che taglierete anche in Sicilia.
«Sì. Ridurremo i voli nazionali anche lì del 10%. Succederà che le tariffe sui voli interni saliranno e quelle sui voli internazionali scenderanno».
Ma voi avete capito come applicare questo decreto?
«Non si capisce nulla. Nemmeno al ministero delle Imprese e del Made in Italy hanno idea di come applicarlo».
Sperate in una mossa dell’Europa?
«Sicuramente. Loro bocceranno il provvedimento italiano. Ma intanto noi non rispetteremo quella stronzata».
(da Il Corriere della Sera)
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Settembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
“NON POSSIAMO FARE UN CERTIFICATO A UN PAZIENTE CHE DICE DI ESSERE POSITIVO ALL’AUTOTAMPONE, MA SENZA SINTOMI. SE APRIAMO LE PORTE ALL’AUTODIAGNOSI, È FINITA”
La politica delle “regole zero” del governo vorrebbe semplificarci la
vita, ma la libera circolazione del virus non è ancora accettabile per tutti. […] «Nelle aziende il problema dei lavoratori fragili è reale» conferma Pietro Antonio Patanè, presidente dell’Anma, Associazione nazionale dei medici d’azienda. «Un positivo con le nuove regole ha il diritto di presentarsi al lavoro. A noi però resta il dovere di proteggere i dipendenti a rischio ».
Altro rebus senza soluzione è la scuola, dove i fronti da difendere sono due: bambini e lavoratori. In entrambe le categorie possono ritrovarsi persone fragili. Resta il tampone, certo, ma la sua affidabilità non è totale.
«In ogni caso il tampone non è un sintomo» chiarisce Silvestro Scotti, segretario della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale). «Non possiamo fare un certificato a un paziente che telefoni dicendo di essere positivo all’autotampone, ma senza sintomi. Se apriamo le porte all’autodiagnosi, è finita. Qualunque assenza dal lavoro potrà essere giustificata dal paziente senza il filtro del medico».
Diverso è il caso dei sintomatici che non sono in condizioni di lavorare. «Il certificato in quel caso serve a esentare una persona malata che non riesce a svolgere i suoi compiti, non a proteggere i colleghi dal contagio». […] Oltre all’assenza di regole, a creare incertezza è la carenza di dati sui contagi. «L’intenzione del governo è quella di considerare il Covid una malattia infettiva come le altre, senza obbligo alcuno » riflette Filippo Anelli, presidente di Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici).
L’esecutivo ha ipotizzato la reintroduzione delle misure anti-contagio solo in caso di un aumento del virus. «Non avendo però un tracciamento puntuale, gli unici dati dirimenti sono mortalità e ricoveri» prosegue Anelli. «Nel momento in cui queste cifre cominciano a salire, come sembra oggi, credo che il ministero dovrà reintrodurre alcune misure, come le mascherine». Nella speranza che il peggioramento non si materializzi, oggi resta la politica delle “regole zero”. «Neanche noi medici possiamo chiedere a un lavoratore di restare a casa» dice Patanè. «L’unica cosa, per proteggere i fragili, è chiedere al datore di lavoro di prendere autonomamente delle precauzioni come mascherine, ricambi d’aria o smart working».
(da agenzie)
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Settembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
E L’OPINIONISTA SOVRANISTA PREZZOLATA LI CRITICA: “I BRITANNICI NON SARANNO MAI SCHIAVI”… PARLA DI QUELLA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE BRITANNICA CHE HA RAPINATO IL MONDO CON IL SUO IMPERIALISMO? HA NOSTALGIA DELLE COMPAGNIE DELLE INDIE?
A Londra, durante un concerto molto seguito, c’è stata una clamorosa e imprevista manifestazione anti-Brexit. Gran parte del pubblico ha sventolato bandiere europee durante l’esecuzione di un celebre canto patriottico, Rule Britannia. Come tutte le manifestazioni, ci sono i favorevoli e i contrari.
Ma per dare un’idea degli umori dei contrari, della loro cultura politica e della loro misura umana, vale il commento, su Twitter, della animosa opinionista di destra Isabel Oakshott, per la quale Brexit è un punto di non ritorno: “I britannici non saranno mai schiavi”, scrive Oakshott citando uno dei versi del canto patriottico disturbato dallo sventolio delle bandiere dell’Unione Europea.
Decidete voi se ridere o piangere: questo, comunque, è il nocciolo di Brexit. Un nazionalismo goffo e insensato, specie alla luce del fatto che il Paese più imperialista, aggressivo e rapinoso di tutte le epoche (i romani, al confronto, furono un’associazione benefica), che ha svuotato i forzieri e rapinato le risorse del mondo intero, nella lettura “brexista” si dichiara vittima di altrui prepotenze, e assoggettamenti “stranieri”. Trascurando il fatto che l’Unione Europea è il frutto di una libera associazione, non di invasioni armate, non di Imperi imposti ai “selvaggi” come fu, in larga parte, l’imperialismo britannico.
Il nazionalismo è l’oppio dei popoli. È cervello all’ammasso, è imbroglio morale e contraffazione culturale.
Forse è perfino peggio del fanatismo religioso, perché si manifesta nella forma, meno impresentabile, della rivendicazione della propria integrità domestica. Ma “casa”, per quelli come Oakshott, è il bottino della Compagnia delle Indie. Pollice verso. Abbasso gli imperialisti, viva la libertà e l’uguaglianza tra i popoli.
(da La Repubblica)
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Settembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
“TUTTO CIO’ CHE IL POPULISMO SOVRANISTA TOCCA, DIVENTA MERA PROPAGANDA”
Roberto Saviano, a dieci giorni dalla missione del governo a Caivano
ieri la camorra è tornata a sparare impunita al parco Verde. «Lo stato c’è» è, come sempre, uno slogan
«Peggio di uno slogan. Dire “lo Stato c’è”, dove invece è assente, deresponsabilizza tutti. Se lo Stato c’è, perché dovrei esserci anch’io? Se lo Stato c’è, allora le cose si sistemeranno presto. Ieri notte una stesa, ma dirò di più: Giovanbattista Cutolo è stato assassinato il giorno in cui Meloni era attesa a Caivano per una visita annunciata. Ovviamente è una tristissima coincidenza che però ci dice tanto su come questo governo, ma in generale la politica e le istituzioni, vengono valutate dal mondo criminale».
Come li vede?
«Il nulla, al più un’interferenza».
Quando ha visto il Governo al Parco Verde cosa ha pensato?
«È la fine di tutto. È la fine di ogni racconto che alla base abbia almeno un brandello di verità. Tutto ciò che il populismo sovranista tocca diventa pura propaganda. È stato così per tutto, per lo stato dell’economia italiana, per l’immigrazione».
Veniamo al decreto baby gang. Più carcere e più repressione. Serve davvero? Lo Stato ci riuscirà o sono sole parole
«Non serve a nulla. E magari – ribadisco: magari! – fossero solo parole. Intanto sono parole drammatiche, insensate e che con il sistema giudiziario e carcerario italiano (sovraccarico il primo, letteralmente al collasso il secondo) non hanno alcuna speranza di essere attuate. Il carcere oggi è una palestra di crimine nel nostro Paese, e la repressione ha senso solo quando ogni deterrente ha fallito. Ma se qui in Italia non si fa prevenzione, come si può pretendere di punire?».
Carcere anche per i genitori che non mandano figli a scuola. Fino ad ora questo provvedimento eccezionale è stato utilizzato solo per le famiglie mafiose. È d’accordo?
«Come potrei essere d’accordo con una misura tanto assurda! Quando studiai le “paranze” di Napoli, ormai dieci anni fa, e ne scrissi diffusamente, avvertii che erano un fenomeno in crescita. Sa cosa ha dato un impulso enorme? Le scuole chiuse durante il Covid».
La Campania ha il record.
«La giunta regionale guidata da De Luca ha giocato col fuoco e oggi ci stiamo bruciando. A partire dall’ottobre 2020, le scuole erano aperte pressoché ovunque in Italia, tranne nelle regioni del Sud, quelle dove già la dispersione scolastica raggiungeva percentuali drammatiche».
C’era da tutelare la salute in un’area con assistenza sanitaria inefficiente.
«Durante il Covid, aver tenuto centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi lontani dai banchi è stato letale e oggi la collettività ne paga le conseguenze. Molti adolescenti, ma anche tante bambine e bambini delle elementari, che da ottobre 2020 ad aprile 2021 non sono andati a scuola per le misure straordinarie prese dalla Regione Campania, letteralmente abbandonati a se stessi, a scuola non sono più tornati. I genitori spesso vivono veri e propri drammi e sono soli».
Alcune famiglie però sono consapevoli.
«E dov’è lo Stato? Ed è davvero accettabile che dopo tanta assenza, dopo errori madornali, si palesi solo sotto forma di manette? Ma che credibilità può mai avere?».
C’è lo stop ai cellulari?
«Sì, come no… stop ai cellulari, stop alla pornografia. A volte ho come l’impressione di avere davanti persone del tutto inadeguate, che proprio non si rendono conto del mondo in cui vivono. Per quanto riguarda i cellulari, è ampiamente studiato che andrebbero dati a partire dai 14 anni».
Prima vanno vietati a tutti
«Prima è presto per molti motivi. Primo la totale incapacità di valutare l’attendibilità delle fonti, l’ansia che provoca l’attesa di una risposta, ma anche la mancanza di fisicità che azzera spesso ogni empatia. Il problema non è togliere il cellulare, ma darlo a un’età congrua e pretendere che la scuola si faccia carico di un insegnamento al suo corretto utilizzo. Ma siamo in ritardo di 40 anni sull’introduzione dell’educazione sessuale a scuola. Ma mi sa che pensare a corsi strutturali, obbligatori e non demandati alla sensibilità dei dirigenti scolastici, per un corretto uso dei cellulari sia fantascienza».
Il governo promette più sicurezza ma i sindacati di polizia si lamentano che non hanno le divise e il ministro Piantedosi ha già protestato con Giorgetti per i tagli in manovra.
«Sono questioni che lascio volentieri dirimere ai sindacati di polizia con il loro ministro di riferimento: che avessero creduto alle promesse di investimenti fatte in campagna elettorale è un problema loro».
È un problema di tutti.
«La verità è che questi ministri sono alla disperata ricerca di nemici perché non hanno un soldo per mantenere le enormi promesse fatte».
orniamo al Parco Verde. Un’altra frase fatta, in questi casi utilizzata da chi non vuole una risposta securitaria, è «serve un esercito di insegnanti», come disse Gesualdo Bufalino.ù
«Serve cura. Serve studio, serve cultura. Saranno anche frasi fatte, ma se non sono attuate conservano tuttora il sapore della novità. E dell’utopia».
Come per le Vele di Scampia l’unica soluzione alla fine sarà abbattere?
«Anche qui, come per le Vele, abbattere sarebbe una sconfitta. Resto sempre perplesso da come riescano a celebrare le loro sconfitte come fossero vittorie. Le Vele andavano riqualificate. Il Parco Verde va curato».
Si sente già condannato?
«C’è un clima bruttissimo e, francamente, non so cosa aspettarmi. Mi metto nei panni di chi dovrà decidere se è possibile criticare e in che modo la premier, e non posso non cogliere la pressione di un atto di forza da parte dell’esecutivo. A oggi questa vicenda ha portato alla cancellazione di una trasmissione in Rai che era già stata collocata e presentata in palinsesto dallo stesso Roberto Sergio».
Siamo addirittura alle condanne preventive?
«La cosa drammatica è che a distanza di mesi nessuno – e dico nessuno – si è preoccupato di chiarire le ragioni di questa decisione. I media al servizio del Governo parlano di violazione del Codice Etico dell’Azienda, ma qualche settimana fa Sergio ha, in un’intervista, escluso questa ipotesi. Faccio un appello: esiste qualche giornalista particolarmente coraggioso che gli chiederà un’intervista per chiarire le ragioni precise della mia esclusione? Sino a oggi Sergio ha detto che non è per violazione del codice etico che ha cancellato Insider, ma perché lui ha troppo rispetto per le istituzioni. Che significherà mai?».
Non lo so, ma glielo chiederemo.
(da La Repubblica)
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Settembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
IL SOVRAPREZZO PER TUTTE LE BEVANDE FREDDE: 20 CENTESIMI DI “AGGIUNTA FRIGO”
C’è chi l’ha già ribattezzata «frigo tax» ed è solo l’ultimo dei rincari che fa salire il prezzo del carrello della spesa. A Roma, racconta il Corriere, decine di supermercati hanno iniziato ad applicare un sovrapprezzo di venti centesimi alle bevande conservate in frigorifero. Alla Conad di via Archimede, per esempio, sullo scontrino appare la dicitura «aggiunta frigo». Nella maggior parte dei casi, l’extra da pagare per avere una bevanda fredda – e non a temperatura ambiente – è di 20 centesimi, a prescindere dal tipo di bevanda che si vuole acquistare: acqua, birra, succo di frutta, aranciata e via dicendo. «I costi dell’energia sono saliti, mica possiamo rimetterci», spiega un addetto del supermercato, scaricando la colpa sull’inflazione e la guerra in Ucraina. I supermercati, insomma, difendono la scelta di applicare la «frigo tax» parlando della necessità di coprire i consumi energetici dei frigoriferi. Nel punto vendita in zona Parioli preso in esame dal Corriere, le bevande tenute al fresco sono almeno una cinquantina. Il che significa, conti alla mano, che svuotando una sola volta al giorno il frigorifero, il supermercato incassa 10 euro di «aggiunta frigo». Una cifra che, con ogni probabilità, basta e avanza per coprire i costi aggiuntivi in bolletta dati dai consumi del frigorifero.
(da Agenzie)
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Settembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
E IN ALTRE CITTA’ DEL SUD VA ANCHE PEGGIO
Ufficialmente, in Italia le gabbie salariali non esistono più dagli anni
Settanta. Di fatto, però, il livello degli stipendi non è lo stesso in tutte le città italiane. Facendo un confronto fra i principali centri urbani del Nord e del Sud Italia, ci si accorge che la disparità salariale ha raggiunto valori piuttosto elevati. A fare luce sul fenomeno è il Corriere del Mezzogiorno, che a partire da alcuni dati Istat ha confrontato lo stipendio medio di un laureato a Napoli e a Milano. Nel capoluogo campano – che pure è la città messa meglio tra quelle del Sud Italia – la paga oraria media è di 16,65 euro lordi. Spostandosi nel capoluogo lombardo, questa cifra sale di parecchio, arrivando a raggiungere i 26,36 euro. Quasi dieci euro in più ogni ora.
Come cambia la paga oraria tra Nord e Sud
La disparità salariale appare ancora più evidente se si confronta il dato di Milano con altre città del Mezzogiorno. Nel paragone con Salerno, per esempio, un laureato meneghino arriva a guadagnare 12 euro lordi in più per ogni ora di lavoro. Va un po’ meglio a Roma, dove la paga oraria media per chi ha un titolo di studio universitario è di 22,65 euro. Allargando lo sguardo a tutta Italia, i dati sono piuttosto chiari. In media nel nostro Paese un neolaureato ha una paga oraria di 19,87 euro. Una cifra che al Mezzogiorno scende a 15,42 euro lordi, mentre nelle regioni del Nord Ovest raggiunge quota 22,79 euro. Nel mezzo ci sono le altre zone d’Italia: Centro (19,98 euro), Nord Est (18.89) e Isole (15,46).
Gli annunci di lavoro
Non sorprende dunque che molti neolaureati degli atenei del Mezzogiorno decidano di spostarsi verso le regioni del Nord. A convincerli a mettersi in viaggio non è solo la prospettiva di uno stipendio più elevato, ma anche la disponibilità dei posti di lavoro. Secondo uno studio presentato di recente al Meeting di Rimini, nel 2022 il 70% delle offerte di lavoro per neolaureati era concentrato nelle regioni del Nord Italia. Guida la classifica la Lombardia, con il 30% degli annunci nazionali, seguita da Emilia-Romagna (13%), Veneto (13%) e Lazio (11%). La Campania, che si trova a fare i conti con un alto tasso di disoccupazione giovanile, si ferma al 5%.
(da Open)
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Settembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
ATTESA PER GLI SVILUPPI SU NUOVI REATI
La procura di Milano mette sotto la lente anche gli attuali amministratori di Visibilia. Mentre i soci di Daniela Santanchè sostengono che l’azienda sia ancora in mano alla ministra. E che anche dopo la morte di Luca Ruffino prosegua la «dolosa manipolazione del bilancio». Per questo chiedono che sia nominato un amministratore giudiziario per la società editrice. E intanto spunta un altro dipendente in cassa integrazione a sua insaputa. Mentre l’Inps smentisce l’esponente del governo Meloni su Federica Bottiglione, la prima a denunciare la Cig “involontaria”: la sua posizione non è mai stata regolarizzata. A differenza di quello che aveva detto Santanchè in Parlamento. Intanto rischia anche il compagno Dimitri Kunz: secondo alcune conversazioni con i dipendenti sapeva della truffa.
L’indagine
La Repubblica spiega oggi che la procura chiede quindi l’azione di responsabilità anche nei confronti degli attuali amministratori. E contesta le garanzie date da Santanchè per ripagare i debiti di 1,6 milioni di euro. Nel procedimento civile aperto dopo la denuncia dei piccoli azionisti il procuratore aggiunto Laura Pedio e il sostituto Maria Giuseppina Gravina hanno consegnato nuovi atti. Secondo i magistrati all’interno di Visibilia «permangono le gravi irregolarità nella gestione da parte degli amministratori». Sotto la lente della procura in particolare c’è la relazione semestrale del 2023 e il bilancio 2022. Che non tiene conto della necessità di svalutazione integrale per 3,8 milioni di euro. La procura contesta anche le garanzie di Santanchè: «Non risultano essere state chieste dal gruppo garanzie reali né tantomeno fideiussorie». Poi c’è la cassa integrazione Covid.
Francesco Maggioni
L’altro dipendente che secondo le indagini sarebbe stato messo in cassa a sua insaputa si chiama Francesco Maggioni. Anche lui ha percepito la cassa a zero ore nonostante l’impiego contestuale lavorativo in società. E visto che nelle conversazioni in cui se ne parla c’è anche Kunz, la procura dice che «traspare la consapevolezza da parte degli amministratori delle irregolarità nella condotta societaria». In più, dopo la conferma dell’Inps, la procura aggiunge che permane l’irregolarità della posizione di Bottiglione. Da qui la richiesta di allargare l’azione di responsabilità anche ai nuovi amministratori. Mentre la posizione di Santanchè potrebbe aggravarsi anche dal punto di vista penale. La ministra è sotto indagine per bancarotta. Ma potrebbero arrivare sviluppi anche sulla contestazione di truffa. Dove si annunciano sviluppi
Le altre contestazioni
La Stampa invece riporta le consulenze del professor Nicola Pecchiari. Che dimostrano, secondo i soci di minoranza, che «laddove i nuovi amministratori avessero proceduto a una seria revisione delle voci di bilancio, lo stato patrimoniale sarebbe evidentemente di assoluto dissesto». E questo nonostante «la più che rosea rappresentazione fornita dall’organo gestorio» dopo l’approvazione anticipata della semestrale. Le voci di bilancio alterate «quantomeno a partire dal 2016 non sono infatti mai state modificate dagli attuali amministratori». Mentre i soci si chiedono «come si faccia ad attribuire da anni il valore di 735 mila euro ai marchi di una società in costante perdita?». I soci denunciano anche la mancata trasparenza nel recesso del contratto col fondo Negma. E quella «delle verifiche effettuate in merito alla provenienza dei fondi versati nelle casse di Visibilia».
(da agenzie)
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Settembre 12th, 2023 Riccardo Fucile
LA CLASSIFICA DELL’AGENZIA EUROPEA PER L’ASILO DIMOSTRA CHE IN ITALIA C’E’ SOLO UNA EMERGENZA DEI RAZZISTI CON IL CERVELLO SCONNESSO: SU 110.000 ARRIVI SOLO 62,400 RIMANGONO NEL NOSTRO PAESE
Secondo i dati dell’Agenzia dell’Unione europea per l’Asilo (Euaa), nei
primi sei mesi di quest’anno sono 519mila le richieste d’asilo presentate dai migranti nei Paesi Ue, più Svizzera e Norvegia. Le proiezioni prevedono almeno un milione di domande entro fine anno, cifra che avvicinerebbe il 2023 al record del biennio 2015-2016, segnato con l’arrivo di migliaia di siriani in fuga dalla guerra dell’Isis.
Il rapporto, reso pubblico martedì scorso, segnala un aumento di domande del 28% sullo stesso periodo del 2022. Anno che aveva già registrato un complessivo +53%, in forte ripresa dopo le restrizioni della pandemia e, soprattutto, dopo l’accordo dell’Ue con la Turchia nel 2017.
Tra le nazionalità di provenienza, oltre a siriani e afgani che costituiscono quasi un quarto del totale dei richiedenti, si segnala l’incremento di ivoriani e guineani, costretti a lasciare i Paesi d’origine per l’acuirsi di tensioni e violenze tra il Sahel e il Golfo di Guinea, culminate nei recenti colpi di Stato.
La Germania risulta sempre il Paese più sotto pressione: dall’inizio dell’anno ha ricevuto 154.677 richieste d’asilo, seguita dalla Spagna (86.786) e dalla Francia (81.158).
Al quarto posto c’è l’Italia che, pur avendo dato prima accoglienza a oltre 110mila migranti, ha ricevuto 62.484 domande d’asilo. Con l’aumento delle richieste nel primo semestre di quest’tanno, l’Agenzia registra un incremento del 34% delle pratiche pendenti, in accumulo dall’anno scorso, per un totale di 682mila decisioni di prima istanza ancora da definire. Anche su questo fronte è la Germania il Paese più in affanno, con 175 mila casi pendenti, seguita dalla Spagna (132mila) dall’Italia (119mila) e dalla Francia (48mila).
(da Fanpage)
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