Settembre 5th, 2023 Riccardo Fucile
ALLA RICERCA DI UNA CREDIBILITA’ ALL’ESTERO SI TIENE ALLA LARGA DA TUTTI I PROBLEMI INTERNI
Ops, c’è qualcosa che non va se Giorgia Meloni sembra essersi
eclissata alla vigilia dell’autunno del nostro scontento.
Where is Giorgia? Dove è Giorgia? Disertato il meeting di Rimini, dove lo scorso anno si presentò nei panni dell’underdog (“ho iniziato come cameriera”) col vento in poppa, disertato anche Cernobbio dove andò a rassicurare sull’accettazione dei vincoli esterni (promessa mantenuta) e ad annunciare un profondo programma di riforme (un po’ meno).
È come se la premier – evidentemente è una strategia precisa – avesse scelto di separare la sua immagine pubblica dai problemi domestici e dalle brutte notizie. Un po’ come avvenuto, anche nei mesi scorsi, con gli incendi in Sicilia e con tutti i dossier critici, cui ha preferito una ridda di incontri internazionali, circa una trentina, Papa compreso.
In fondo, la scelta disvela una verità oggettiva perché all’estero funziona molto più che in Italia e quel vincolo è il principale elemento cui la premier ha affidato la costruzione della sua leadership.
Però: sotto di esso, come sotto il vestito, niente. Il re è nudo.
E se l’interrogativo, alla vigilia delle celebrazioni dell’anno primo dell’era Meloni è se sia più “ducetta” o più “draghetta”, la risposta è “compiutamente né l’uno né l’altro”, come sul caso Vannacci, ben gestito dal draghetto Guido Crosetto, ma contestato dai camerati di giornata.
Si sarà detta Giorgia Meloni, che ai bei tempi la pensava più o meno come Vannacci: si deve fare come Crosetto ma, per non lasciare praterie a Matteo Salvini, meglio lasciare ululare anche gli altri. Dunque: silenzio.
Lo schema è lo stesso che si è ripetuto sull’immigrazione, con gli sbarchi che hanno raggiunto quota 115mila (il doppio dell’anno scorso) e i sindaci, di ogni colore, sull’orlo dell’esasperazione in un annunciato remake del 2016 quando, prima dell’arrivo al Viminale di Marco Minniti, c’erano in mezza Italia i blocchi stradali per non accogliere i migranti. Incalzata da Salvini su una linea securitaria di chiusura dei porti e ripristino dei famosi decreti sicurezza (l’opposto di quel che ha detto Sergio Mattarella a Rimini) e priva di una politica di governo dei flussi e di accoglienza, si è inventata una specie di time out tecnico col comitato interministeriale di sicurezza affidato ad Alfredo Mantovano.
Un classico modo di allungare il brodo con una discussione sul metodo rinviando le scelte sul merito. E intanto gli sbarchi li governa il meteo: se piove rallentano, se c’è il sole aumentano.
Ed è in fondo lo stesso schema delle riforme costituzionali, dove il governo è bloccato perché siccome sono tutti preoccupati di schiantarsi al Sud con l’Autonomia di Roberto Calderoli, in Finanziaria per ora non è stato previsto un euro solo euro sui “livelli essenziali di prestazioni”. Ma Calderoli, che tutto è fuorché sprovveduto, ha capito il gioco e contraccambia bloccando il premierato e tutte le architetture altrettanto strampalate pensate dai vari Stranamore che confondono i poteri del premier con quelli dei sindaci, dimenticando che, a livello comunale, non c’è né il capo dello Stato né la Corte costituzionale.
Di questo andazzo la manovra, che apre l’anno elettorale, rischia di essere un amplificatore.
Latitano i soldi per tutte le promesse elettorali, dalla Flat tax al Ponte sullo stretto a una politica vera per le famiglie, al massimo si raschierà dal fondo del barile qualcosa per “quota 103”, e intanto non ci sono soldi per la sanità, ce ne sono pochi per la scuola, cresce l’inflazione, l’economia frena e non si può più dare la colpa a “quelli che c’erano prima”.
Amplificatore perché l’accettazione di una posizione compatibile con l’Europa in materia economica è sostenibile se tutto il resto funziona, se invece è tutta una oscillazione tra “vorrei” e “non posso”, la regola diventa l’improvvisazione.
Ed è quel che è avvenuto con lo straordinario patatrac sulle banche, anch’esso figlio dell’ossessione meloniana di non farsi scavalcare a destra da Salvini, rispolverando la narrazione degli interessi del popolo contro quelli delle banche. Pas d’ennemis à droit, nessun nemico a destra. La ragione della paralisi è anche questa (e sul Mes sarà uno spettacolo da pop corn).
Mettevi comodi però: non c’è nessun Papeete all’orizzonte, Salvini sa che non può permetterselo, ma un’inversione dei ruoli quella sì, eccome, in cui il leader della Lega – è questione di sopravvivenza – si propone come l’alfiere di quel mondo che la premier ha deluso, soprattutto sugli sbarchi.
Mondo che Giorgia Meloni, finora, ha rinunciato a portare, con la fatica di un discorso di verità e di costruzione politica, dentro una compiuta cornice di governo ma di cui non può più nemmeno titillare, come una volta, gli istinti della pancia. A quello ci pensano le comparse, da Vannacci e Giambruno. Ma la protagonista, nel dubbio, si eclissa.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 5th, 2023 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DEVE DIFENDERSI DALL’IMMAGINE DI “TROPPO ANZIANO” PER UN SECONDO MANDATO… GLI ELETTORI CERCANO IL CAMBIAMENTO MA AL MOMENTO NESSUNO LO INTERCETTA
Non sembrano ancora essere all’orizzonte volti nuovi nella corsa alle elezioni americane. Lo testimonia un sondaggio del Wall Street Journal condotto su 1500 elettori, che torna a sottolineare come ci sia un testa a testa tra Joe Biden e Donald Trump in vista delle elezioni del 2024.
I due al momento sono entrambi al 46% dei voti. Il sondaggio mostra però anche come Trump continui ad incrementare il suo vantaggio sugli altri candidati repubblicani nonostante le incriminazioni e i guai giudiziari – l’ex presidente è al 60% delle preferenze tra gli elettori del Gran old party – e sia considerato da metà degli americani all’altezza della presidenza.
Mentre Biden è considerato dal 73% degli americani troppo anziano per un secondo mandato. “Mi continuano a dire che sono troppo vecchio. Sono solo più saggio” replica Biden da Philadelphia in occasione del Labor Day, la festa dei lavoratori Usa, “continuerò a fare questo lavoro, con il vostro aiuto”
Biden troppo vecchio per gestire la situazione economica. Già la scorsa settimana un sondaggio condotto da Associated Press-Norc Center for Public Affairs Research aveva messo in risalto le perplessità e le ansie dell’elettorato americano nei confronti di Biden, per questioni anagrafiche.
Quando si voterà, il presidente americano avrà 82 anni e, per cui lascerebbe la Casa Bianca a ottantasei anni compiuti.
Battendo Donald Trump, era già diventato il più vecchio a insediarsi alla Casa Bianca. Nel sondaggio del Wsj la maggioranza degli americani attribuisce a Biden un punteggio basso per la gestione dell’economia e di altre questioni importanti per il loro voto.
Il 58% degli elettori ritiene che l’economia sia peggiorata negli ultimi due anni, mentre solo il 28% afferma che è migliorata. Solo il 39% degli elettori inoltre ha un’opinione favorevole del presidente in carica, anche se circa il 42% ha affermato di approvare il modo in cui gestisce il proprio lavoro, ben al di sotto del 57% che invece lo disapprova.
Biden prova a difendersi usando l’arma dell’ironia. ”Qualcuno dice che Biden sta invecchiando… l’unica cosa che viene è un po’ di saggezza” ha affermato oggi il presidente americano, dopo la pubblicazione del sondaggio. ”Sapete, faccio questo più di chiunque altro e indovinate un po’, continuerò a farlo con il vostro aiuto”, ha affermato il capo della Casa Bianca.
Battute autoironiche che da mesi Biden utilizza per rassicurare l’opinione pubblica sul suo stato di salute e per provare a entrare in empatia con chi nutre qualche dubbio. Ma a pesare sulle valutazioni degli americani sono anche le numerose gaffe compiute da Biden negli ultimi mesi. Tra le ultime si ricorda quando lo scorso luglio Biden, parlando con Zelensky, lo ha chiamato “Vladimir”, come Putin e non con il suo vero nome e cioè Volodymyr, colpendo l’orgoglio nazionale della popolazione ucraina.
Trump all’altezza della presidenza, ma non affidabile.
Le ansie del popolo americano non riguardano però solo Biden. Gli americani sembrano essere preoccupati dal fatto che il Tycoon continui ad aumentare il suo vantaggio sugli altri candidati repubblicani. Trump infatti, nel sondaggio del Wsj, è stato giudicato meno onesto di Biden e la maggioranza delle persone intervistate ha visto le azioni di Trump dopo la sua sconfitta nel 2020 come un tentativo illegale di impedire al Congresso di dichiarare Biden il vero vincitore.
In generale il sondaggio dimostra che Trump è all’altezza della presidenza per la maggior parte degli elettori, ma non è una persona affidabile. Mentre Biden è una persona affidabile, ma non è all’altezza della presidenza.
Circa il 48% degli elettori ritiene che Biden sia simpatico, rispetto al 31% di Trump. Circa il 45% considera Biden onesto, mentre il 38% lo dice di Trump. “Se la gara riguarda la personalità e il temperamento, allora Biden è in vantaggio. Se la corsa riguarda politiche e performance, allora Trump è in vantaggio” osserva Fabrizio.
Testa a testa tra Biden e Trump: nessun nuovo volto all’orizzonte.
Il vero problema, comunque, come sostengono i sondaggisti, è che gli elettori si ritrovano schiacciati tra due candidati che non sembrano rispondere al loro desiderio di cambiamento. Senza ancora una nuova figura emergente. ”Gli elettori cercano il cambiamento, e nessuno dei principali candidati è il cambiamento che stanno cercando” spiega al Wsj il sondaggista democratico Michael Bocian.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 5th, 2023 Riccardo Fucile
IL DOCENTE UNIVERSITARIO E’ ESPERTO DI ORSI
Nella tarda serata di giovedì 31 agosto un 56enne di San
Benedetto dei Marsi ha ucciso a fucilate l’orsa Amarena, che si era intrufolata nella sua proprietà. La morte del plantigrado, simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ha suscitato un’ondata di sdegno e polemiche per la crudeltà del gesto, ai danni di un animale che pur transitando spesso per i centri abitati con i suoi piccoli non aveva mai dato alcun segno di aggressività.
La morte di Amarena rappresenta inoltre una gravissima perdita per la sua sottospecie, l’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), del quale ne vivono solo una sessantina di esemplari nel Centro Italia, dove è endemica (cioè si trova solo lì). Amarena era anche un’orsa molto prolifica e la sua scomparsa avrà un impatto significativo.
Al di là degli strascichi legali e delle conseguenze sulla popolazione di questi magnifici animali selvatici, c’è un altro aspetto che sta preoccupando seriamente gli esperti: la sorte dei suoi due piccoli, fuggiti dall’abitazione dell’uomo dopo lo sparo mortale.
Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sta cercando di catturarli da giorni, ma fino ad oggi invano. Per capire meglio le probabilità di sopravvivenza dei cuccioli abbiamo contattato il dottor Filippo Zibordi, esperto di orsi che ha partecipato per anni al progetto Life Ursus per la reintroduzione dell’orso bruno in Trentino, oggi consulente su tematiche legate alla conservazione della natura e coordinatore didattico del Master FaunaHD dell’Università dell’Insubria. Ecco cosa ci ha raccontato.
Dottor Zibordi, inizialmente si era detto che i due cuccioli dell’orsa Amarena uccisa in Abruzzo non sarebbero sopravvissuti da soli a causa della tenera età, essendo nati all’inizio dell’anno. Oggi il Direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha dichiarato a Fanpage.it che sono stati visti di notte e che sono autosufficienti. Lei che studia gli orsi da anni cosa può dirci al riguardo? Secondo lei se la caveranno?
Gli orsi come mi diceva lei hanno circa otto mesi, dato che tendenzialmente nascono tra il mese di gennaio e febbraio all’interno della tana. L’orso è caratterizzato da cure parentali particolarmente lunghe, che in qualche modo somigliano a quello che facciamo noi. Significa che i cuccioli rimangono con la mamma almeno fino all’aprile dell’anno successivo alla nascita. Dato che questi cuccioli sono nati a gennaio 2023, sarebbero rimasti sicuramente con la madre fino alla fine del letargo dell’anno prossimo, aprile – maggio 2024. In qualche caso rimangono addirittura fino all’autunno dell’anno successivo. Quindi cure parentali lunghe. In questo periodo acquisiscono dalla madre tutta una serie di competenze. Prima di tutto la madre li allatta, ma questo chiaramente l’orsa uccisa aveva già finito di farlo. Secondariamente la madre li protegge dai predatori, quindi altri orsi, lupi. Le aquile in questo momento non sono un pericolo. Infine, cosa ancor più importante, la madre insegna loro come cavarsela di fronte a vari pericoli e come reperire il cibo. È da capire se questi cuccioli sono sufficientemente scaltri, se hanno imparato a sufficienza. Da una parte a tenersi lontani dai pericoli dell’uomo e da quelli naturali, dall’altra dal punto di vista alimentare, cioè se riescono a recuperare il cibo. Questo ovviamente dipende da tanti fattori, anche casuali. Nel senso che se trovano per caso un cervo morto e lo mangiano, questo cibo può saziarli per svariati giorni. Viceversa se finiscono in una zona dove c’è poco cibo, diventa più difficile. I loro spostamenti li mettono a rischio. Non è facile sapere cosa succederà.
C’è un precedente del quale può parlarci?
L’unico che mi viene in mente è quello dell’orsa Daniza, non so se lo ricorda. Era considerata problematica e quindi si era tentato di catturarla, ma era morta proprio durante l’operazione. Era l’11 settembre del 2014. Lei aveva due cuccioli, che sono stati monitorati e sono sopravvissuti. Questo è il precedente. Quello che intende fare il Parco D’Abruzzo è certamente sensato.
Ci spieghi
Cercheranno di catturare questi orsetti per vedere in che condizioni sono e quindi valutare se poterli rilasciare in natura, mettendoli in un’area meno disturbata, oppure se sono claudicanti di fargli fare un periodo di ripresa. Nutrirli per un certo periodo e poi rilasciarli. Il pericolo di questa seconda opzione è che gli orsi vanno accuditi e nutriti senza far percepire loro la presenza dell’uomo. Perché altrimenti perdono la loro naturale diffidenza.
Tornando al discorso della madre che insegna ai piccoli dove reperire il cibo, sono famose le foto dell’orsa Amarena che portava i suoi cuccioli a mangiare le ciliegie in alcuni paesi nel parco, come ad esempio a Villalago. Questo in tarda primavera – estate. Ma questi cuccioli non avranno alcun insegnamento sui frutti autunnali. Potrebbe essere un problema?
Potrebbe esserlo, sì. Ma c’è da dire che gli orsi mangiano veramente di tutto. Quindi credo che possano aver imparato in questi quattro mesi – saranno usciti dalla tana tra la fine di marzo e l’inizio di aprile – che tutto quello che odora di buono, odora di cibo, può dare loro sostentamento. Tendenzialmente potrebbe essere un vantaggio. Perché se loro passano vicino ai faggi e trovano le faggiole, o magari le castagne, le noci, hanno di che nutrirsi. Gli orsi sono molto curiosi e si adattano a ogni tipo di cibo. Però ecco, rimane comunque un periodo rischioso. Nel caso dell’orsa JJ4 catturata, quella coinvolta nell’aggressione mortale in Trentino, i figli sono nati l’anno precedente alla cattura, ossia nel 2022, quindi al momento della separazione dalla madre avevano già 15 – 16 mesi e le probabilità di sopravvivenza erano e sono molto superiori.
Verso la fine dell’estate inizia il periodo del bramito dei cervi, con molti esemplari che scendono dalle montagne. Ovviamente seguiti dai lupi. Questa condizione particolare della stagione degli amori non potrebbe aumentare il rischio di incontro per gli orsetti?
Non penso ci siano studi scientifici che lo dimostrino. I lupi si spostano parecchio e rappresentano un pericolo tutto l’anno per i cuccioli di orso. Al rischio dei lupi aggiungerei il rischio dell’uomo. Con buona probabilità questi animali hanno imparato dalla madre una certa confidenza con l’uomo. E quindi per ora non se ne stanno come fantasmi nel mezzo della foresta. Sappiamo che avvicinarsi all’uomo comporta vari rischi. Il rischio di essere impallinati, ad esempio, ma ancor di più quello di essere investiti. Se stessero nel cuore delle foreste sarebbe meglio per tutti.
Le probabilità di riuscire a prenderli secondo lei sono buone? Non so se ci siano casi analoghi, o magari con orsetti abbandonati dalle madri, come può capitare
Io direi che possono riuscirci. C’è un esempio in Trentino, risalente ad aprile – inizio maggio, di un orsetto abbandonato dalla madre perché caduto in un dirupo. Lei se n’era andata perché lo pensava moribondo. È stato catturato dalla squadra di Emergenza Orso del Corpo Forestale trentino ed è tuttora in un centro di “riabilitazione” che si chiama Belpark a Spormaggiore, dove è stato nutrito – e viene nutrito tuttora – senza farlo accorgere della presenza dell’uomo, con l’opzione che poi possa essere rilasciato in natura.
Il direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha affermato che l’obiettivo è catturare gli orsetti e poi rimetterli in natura. Dopo quanto tempo potrebbero essere rilasciati?
Il momento migliore secondo me sarebbe subito dopo la cattura. Se fossero in buono stato di salute e non deperiti, meno stanno con l’uomo e meglio è. Perché appunto, stare con l’uomo significa che c’è la possibilità che perdano la diffidenza. Che associno l’odore dell’uomo a qualcosa che è positiva invece che negativa. Il miglior orso possibile è quello che teme l’uomo e tiene le distanze. Però chiaramente sono certo che il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise metterà in atto tutte le contromisure per evitare che gli orsi vedano le persone che danno loro da mangiare in caso di cattura. L’orso non deve associare il nutrimento all’uomo, perché altrimenti andrà a cercare il cibo dalle mani delle persone. Il PNALM ha una grande professionalità, quindi se riesce a catturarli li traferirà in una zona poco frequentata e li rilascerà il prima possibile, non ci sono dubbi su questo
Secondo lei potrebbero tornare dove è stata uccisa la madre?
Credo proprio di sì. Loro stanno girando intorno a quella zona perché è l’ultimo posto dove hanno visto la madre. È chiaro che è quella che frequentano. Purtroppo c’è di mezzo il fattore umano dei curiosi che nonostante le ordinanze stanno lì e li spaventano, spingendoli ad andarsene. Hanno comunque un raggio limitato.
(da Fanpage)
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Settembre 5th, 2023 Riccardo Fucile
A SCANNO SONO ABITUATI, NESSUNO SPARA ALL’ORSA, TUTTI SONO SANI DI MENTE
“Ci sono posti dove gli orsi entrano anche nelle cucine, mangiano la torta, e nessuno li tocca, e ci sono posti dove gli orsi entrano nei giardini e qualcuno gli spara. Si chiama educazione, convivenza, civiltà, accettazione di un animale, che è l’orso bruno marsicano, unico e solo sulla faccia del pianeta”.
Sono le parole di Luciano Sammarone, direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), a commento dell’accaduto nell’hotel di Scanno, dove l’orsa Gemma, di circa 25 anni, nota frequentatrice del paese: “è entrata, ha mangiato una torta, è uscita e se n’è andata”, ha spiegato Sammarone all’Ansa.
“Il proprietario dell’hotel mi ha chiamato ieri mattina, era molto tranquillo, senza nessuna agitazione, mi ha detto ‘l’unica cosa aiutami a evitare che stasera si ripeta’”. E così, in risposta alla richiesta dell’albergatore, il Pnalm ha montato davanti alla struttura ricettiva un recinto elettrificato.
Nella notte non è stata riportata alcuna segnalazione di ulteriori tentativi dell’orsa di entrare, “a dimostrazione – continua Sammarone – che i recinti elettrificati funzionano. Scanno è il posto dove forse abbiamo montato più recinti e misure di prevenzione di tutta la storia del Pnalm, tra Parco, forestale, Wwf. Ebbene, forse qualcuno dovrebbe ricordarsene e metterli in funzione, semplicemente”.
Gemma è una orsa ormai di casa a Scanno, anzi è diventata una ‘cittadina acquisita’. Non è vero che sia la madre di Amarena, come da più parti si mormora, anche se è una orsa confidente come la povera orsa uccisa la scorsa settimana.
Il direttore del Parco Luciano Sammarone commenta: “Scanno convive da circa 25 anni con l’orsa Gemma. Non è mai successo niente, perché l’orsa dovrebbe cambiare modo di fare? Se non la si vuole dentro, basta chiudere la porta”.
Ma la risposta non deve essere quella del far west, come chiarisce Sammarone: “Allora che facciamo, se uno va in montagna e viene sbranato da un lupo, ha fatto bene il lupo? Non è mai accaduto, ma che cos’è, la legge del taglione?”.
(da agenzie)
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Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
CHE C’ENTRA UNO DEI PRINCIPALI MUSEI D’ARTE MODERNA D’ITALIA CON LO SCRITTORE INGLESE? COSA ESPONI DI UNO CHE HA SCRITTO DUE ROMANZI IN UN MUSEO DI ENORMI PARETI BIANCHE? UNA LETTERA IN CUI SCRIVE DI ESSERE “INNAMORATO DELLA LINGUA ITALIANA” … SANGIULIANO HA PASSATO L’INCOMBENZA ALLA DIRETTRICE DELLA GNAM CHE DI FANTASY SE NE INTENDE, BASTI VEDERE COME HA RIDOTTO LE SALE DEL MUSEO
“In te c’è più di quanto tu non sappia, figlio dell’Occidente
cortese. Coraggio e saggezza, in giusta misura mischiati”. In “Lo Hobbit” e “Il signore degli Anelli” di Tolkien sembra di udire qualcosa che rimanda all’ “Anello del Nibelungo” di Wagner: forza, origine, mito. Ma mentre i fantasy dell’autore britannico sedussero, anzitutto, hippie e pacifisti la tetralogia del compositore tedesco stregò zio Wolf, com’era “simpaticamente” chiamato Hitler al Festival di Bayreuth.
Un po’ underground, un po’ underdog, certo di destra anche la giovane Meloni si innamorò non certo di Nietzsche o Spengler ma di Tolkien, basti ricordare il messaggio Facebook dedicato a lei dalla sorella Arianna dopo la vittoria elettorale: “A me l’orgoglio di essere tua sorella.
Ti accompagnerò sul monte Fato a gettare quell’anello nel fuoco, come Sam con Frodo, sapendo che non è la mia storia che verrà raccontata, ma la tua, come è giusto che sia” (e qui ci vorrebbe la musica della “Cavalcata delle Valchirie”, quella che a Woody Allen fa scattare la voglia di invadere la Polonia).
Chiarissima anche la citazione di Pino Insegno la sera della chiusura della campagna elettorale: “Figli di Rohan, fratelli miei, popolo di Roma, verrà il giorno della sconfitta, ma non è questo il giorno. Oggi combattiamo”.
Altro che Gramsci, altro che Marx! Da ragazza, ‘’io so’ Giorgia’’ partecipò nel 1993 a una riedizione dei Campi Hobbit come un qualsiasi segretario del Pci partecipava alla festa dell’Unità. E poiché si conviene commemorare i padri nobili, per il cinquantesimo dalla morte di Tolkien la Meloni ha preteso una mostra su Tolkien come in Russia la pretendevano su Lenin.
Poiché la cultura di destra o conservatrice è, per ora, un fatto di famiglia, sora Giorgia deve aver pensato con il cognato Lollobrigida di chiamare la portavoce di Lollobrigida, Antonella, che è la sorella di Alessandro Giuli, nominato dal Centrodestra presidente del Maxxi, per chiedergli di realizzare detta mostra. Ma Giuli deve aver pensato: che ci espongo, io, di un romanziere?
Così pare aver usato una antichissima tattica, spesso fatta propria dal direttore del “Corriere” Paolo Mieli il quale, quando gli amici gli chiedevano qualcosa rispondeva: “Tu sei come un fratello, come posso chiedere di fare un piacere a un mio familiare?”. Giuli avrebbe risposto: per Tolkien il Maxxi è mini, perché non fare una mostra in un più grande museo come la Gnam, la Galleria nazionale d’arte moderna?
E così, il crociato Sangiuliano ha passato l’incombenza alla direttrice della Gnam, Cristina Collu, che di fantasy se ne intende, basti vedere come ha ridotto le sale del museo. Quindi la decisione sulla curatela: a chi affidarla? Al multiforme Alessandro Nicosia, nato politicamente con Berlusconi, è uno che sta nella terra di mezzo: destra-sinistra-centro e se non proprio il Signore degli Anelli si può definire il Signore del Vittoriano, che ha controllato dal 1995 fino al 2015, anno in cui l’ex ministro Pd Dario Franceschini lo ha defenestrato, dopo una gran lite con Salvo Nastasi.
A questo punto manca solo il contenuto, che è il meno. Già, cosa esponi di uno che ha scritto due romanzi in un museo di enormi pareti bianche? L’autore della saga “Il Signore degli Anelli”, che i Beatles sognavano di interpretare in un film diretto da Stanley Kubrick, ha lasciato libri, lettere, foto… ma non opere da grandi sale.
La mostra racconterà pertanto il legame di Tolkien con l’Italia, che è poi una lettera (sarà esposta) in cui scrive di essere “innamorato della lingua italiana”.
Infatti, Tolkien era membro della Oxford Dante Society da qui la passione per Dante, padre della lingua già rivendicato come scrittore di destra. Poi altri frammenti come i carteggi con Benedetto Croce, che per Sangiuliano è l’unico o massimo pontefice del pensiero italo-meridionale. Quindi lettere a Attilio Momigliano e allo storico e partigiano Alessandro Passerini d’Entrèves.
Tanto, da quando le mostre sono immersive, sensoriali ecc. ecc. il contenuto originale poco interessa; figuriamoci una mostra sul maestro del fantasy! Fantasia al potere: film, fumetti, musica e giochi a lui dedicati. Immagini anche delle città italiane più amate come Venezia (strano), Assisi, Stromboli e Civitavecchia (!).
Da novembre, oltre 150 opere tra foto, documenti, filmati, ricostruzioni virtuali e le prime edizioni dei libri di Tolkien. È una mostra pop e fantasy che traccia il solco della museologia “conservatrice” (paradossi del contrario!) e segna l’irruzione nell’arte di una premier che da anni lotta “contro la sinistra, come Frodo lottava contro Sauron, oscuro signore di Mordor”. Nel bookshop solo lui: Tolkien come il libretto rosso di Mao.
(da Dagoreport)
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Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
IL COMANDANTE DEI VIGILI MARCO AGOSTINI, 63 ANNI, RACCONTA LE MOLESTIE AL PARTY DI ARMANI. INVECE DI ESSERE LUSINGATO PER LE PALPATINE AL FONDOSCHIENA PIGOLA: “E’ STATO IMBARAZZANTE. FORSE LE MANI SUL SEDERE ERANO UNA SFIDA” (AL BUON GUSTO?)
Comandante Marco Agostini, che cosa è successo?
«A 63 anni farsi mettere le mani sul sedere è imbarazzante. Non c’è tanto altro da dire».
Che atmosfera c’era? Come si è sentito?
«Avevo la divisa di gala, con gradi e spalline. Forse è stato un gesto di sfida, proprio perché la indossavo…»
Sporgerà denuncia?
«Non ho denunciato. Secondo me è più efficace rendere pubblica la cosa, come ho fatto attraverso il post».Ma sporgere denuncia non sarebbe un segnale di incoraggiamento per chi subisce molestie e non ha il coraggio di denunciare?
«Nel mio caso, una denuncia è difficile. Non c’è prova documentale del fatto, non ci sono immagini. Sarebbe la mia parola contro un ignoto».
La zona della festa non era sorvegliata?
«Si, non da telecamere. Ma non c’entrano niente né il luogo, né la festa, né Armani»
Quindi…
«Non mi interessa la punizione del deficiente, quanto che la gente sia consapevole. E basta».
Non crede di aver ottenuto l’effetto opposto?
«Non mi preoccupa e mi interessa poco. Qualcuno pensa di essere spiritoso, ma è solo stupido».
(da Dagoreport)
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Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
SI PARLA ANCHE DI CECILIA STRADA E CHIARA VALERIO, INTELLETTUALE E SCRITTRICE. PER LE ISOLE CAPOLISTA PIETRO BARTOLO, EURODEPUTATO USCENTE E EX MEDICO DI LAMPEDUSA
Elly Schlein sta già lavorando per comporre il puzzle delle
europee. Al Nazareno minimizzano e assicurano che “il file è ancora da aprire”. Ma la segreteria del Pd sonda nomi e possibilità per riempire le caselle di chi lascia e di chi si candiderà all’europarlamento.
Giuliano Pisapia, l’ex sindaco di Milano ed europarlamento nelle file dem, non si ripresenta, ad esempio. Mentre Massimiliano Smeriglio sarebbe pronto a correre di nuovo però nella lista degli eco-pacifisti che Alleanza Verdi-Sinistra sta preparando. Una spina nel fianco per Schlein.
Per Schlein la partita delle europee è complicata da tutti i punti di vista. Da un lato, la sfida è rilanciare a sinistra su europeismo, movimentismo, ecologia e pacifismo, ma dall’altro ha bisogno di un solido traino di consensi e di radicamento che allignano dalle parti dei riformisti dem.
A cominciare da Stefano Bonaccini, il governatore emiliano-romagnolo, sfidante sconfitto alle primarie e presidente del partito. Potrebbe candidarsi all’europarlamento, tanto che già scalda i motori Michele De Pascale il sindaco di Ravenna e presidente dell’Unione Province, tra i papabili per sostituirlo in Regione.
Non si candiderà invece Michele Emiliano, il governatore della Puglia, che preferisce finire il mandato in Regione. È il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro invece in pole position come capogruppo per il Sud alle europee.
A seguire potrebbero essere schierati Loredana Capone, Sandro Ruotolo e l’uscente Pina Picierno.
In realtà i nomi impazzano. Con alcune certezze. Lucia Annunziata – la giornalista che si è dimessa dalla Rai in dissenso – ha smentito ieri una sua candidatura alle europee: “Non mi candiderò mai alle europee. Né con il Pd né con nessun altro partito”. Era data capolista al Sud o piuttosto nella circoscrizione Centro.
Qui è Nicola Zingaretti, l’ex segretario dem e ex governatore del Lazio, in testa di lista con una scommessa europea: diventare il capogruppo dei Socialisti e democratici. Dipenderà dal bottino di consensi che Schlein riuscirà a portare a casa
Sempre per il Centro c’è in lizza Marta Bonafoni, attuale coordinatrice della segreteria e soprattutto il sindaco di Firenze Dario Nardella che si è fatto le ossa europeiste anche con l’iniziativa della rete eurocities, e che si è detto “disponibile, ma senza sgomitare”. Oltre a Matteo Ricci sindaco di Pesaro.
Tra i sindaci dem papabili per le europee è dato (quasi) per certo Giorgio Gori, il primo cittadino di Bergamo nel collegio Nord Ovest, dove capolista potrebbe essere Cecilia Strada di Emergency.
È una circoscrizione (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia) che ha riservato buoni risultati al Pd: a essere schierati qui ci sarebbero il capogruppo uscente all’europarlamento Brando Benifei e anche Lele Fiano. Più incerto il risiko nord-orientale con l’incognita Bonaccini. Si parla anche di Chiara Valerio, intellettuale e scrittrice.
Tutta aperta la rosa di ipotesi per le Isole. Capolista scontato dovrebbe essere Pietro Bartolo, eurodeputato uscente e ex medico di Lampedusa: è sostenuto da Demos e dalla comunità di Sant’Egidio che vorrebbe però giocasse in casa, nel Centro.
Per la circoscrizione Sicilia e Sardegna quindi si brancola per ora: circolano i nomi di Antonello Cracolici, Teresa Piccione, Peppino Lupo, Stefania Marino, Leoluca Orlando e, se c’è un cambio generazionale, di nuovi esponenti come Marcello Linares.
(da La Repubblica)
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Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
“FA DICHIARAZIONI GARANTISTE, MA POI LE NORME LE SCRIVONO I MAGISTRATI DEL MINISTERO”
Il sospetto si stava allargando e Carlo Nordio si è visto costretto a chiarire: «Nessun rinvio, la riforma della Giustizia andrà avanti». L’excusatio era “petita”, anche perché il Guardasigilli ha avvertito che i suoi maggiori alleati lo stanno abbandonando, stanchi di proroghe e provvedimenti poco garantisti.
Forza Italia fa fatica a nascondere il malumore verso il governo e prepara la battaglia sul decreto che estende le intercettazioni nelle indagini sulla criminalità organizzata anche a chi non è indagato per associazione mafiosa, mentre il Terzo Polo approfitterà del dibattito parlamentare per aprire il fronte sui cosiddetti ascolti a strascico.
I membri azzurri delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia si riuniranno nei prossimi giorni per scegliere la linea: un documento che circola tra i parlamentari berlusconiani individua problemi di costituzionalità nel decreto del governo sull’estensione della possibilità di intercettare. In particolare il dossier consegnato ai parlamentari critica gli effetti retroattivi della norma «non può valere come una sanatoria per intercettazioni illegali nel momento in cui sono state disposte».
La giustizia riscalderà l’autunno, Nordio, ospite del Forum Ambrosetti di Cernobbio, ha annunciato l’arrivo del secondo pacchetto di provvedimenti, «forse già nel prossimo Consiglio dei ministri», che dovrebbe contenere norme sulla prescrizione, misure cautelari e, secondo quanto annunciato dal Guardasigilli, anche sull’utilizzo delle intercettazioni.
Domani in Senato approda il ddl che contiene l’abolizione del reato di abuso d’ufficio, «ho avuto i sindaci in processione per chiedermi di cancellarlo», ha raccontato ieri Nordio a Cernobbio. Ma anche in questo caso l’ala garantista della maggioranza teme che l’aver affidato il provvedimento alla commissione Giustizia del Senato, presieduta dalla leghista Giulia Bongiorno, dichiaratamente contraria all’abolizione, metta a repentaglio l’obiettivo del ministro.
Poi c’è il tema della separazione delle carriere che, nonostante le dichiarazioni del ministro, a molti esponenti del centrodestra pare destinato a un binario morto. Nordio ha spiegato così il percorso lento: «Servono tempi più dilatati come prevede la Costituzione». Ma proprio perché l’iter sarà lungo, ragionano i garantisti in Parlamento, sarebbe il caso di partire prima.
I forzisti ricostruiscono così gli ultimi passaggi: mentre la commissione Affari costituzionali stava procedendo con le audizioni, a marzo Nordio ha annunciato un disegno di legge del governo, bloccando di fatto l’iter in Parlamento. Quel testo però ancora non c’è e quindi la commissione tornerà presto a riunirsi per cercare di non impantanare uno dei sogni di Silvio Berlusconi.
Perché questa impasse? Enrico Costa di Azione, che con il ministro ha avuto in passato un dialogo fluido e costante, ha un sospetto: «Il governo ha deciso di sacrificare la separazione delle carriere sull’altare del premierato».
Secondo questa teoria, molto diffusa anche nella maggioranza, dare la priorità alla riforma dell’assetto istituzionale dello Stato vuole dire accantonare altre riforme che richiedono una modifica costituzionale. Anche perché, in mancanza della maggioranza qualificata, Giorgia Meloni dovrebbe affrontare due referendum senza quorum, un rischio enorme, anche alla luce di un consenso che inizia a calare.
Un esponente della maggioranza, che chiede l’anonimato, riassume così questi mesi: «Nordio fa dichiarazioni garantiste, ma poi le norme le scrivono i magistrati del ministero». E questi erano i sostenitori di Nordio
(da La Stampa)
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Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
I PARTITI IN CAMPO E I SONDAGGI
Il partito Legge e Giustizia (PiS), schierato su posizioni di
destra radicale e al governo della Polonia dal 2015, ha quattro assi nella manica che potrebbero consentirgli di vincere le elezioni legislative del prossimo 15 ottobre.
Si tratta di quattro referendum, che vertono sul tema dell’immigrazione, della sicurezza nazionale e della sovranità economica, previsti per lo stesso giorno delle consultazioni e strutturati in maniera provocatoria. Agli elettori verrà chiesto, infatti, se intendono accettare migranti illegali, ridurre le difese lungo i confini, vendere compagnie statali e se sono in favore di un aumento dell’età pensionabile.
Il PiS è ovviamente contrario a tutte le proposte e le sta sfruttando come strumento di propaganda per mettere in difficoltà le opposizioni moderate. Il partito nazionalista ha spiegato agli elettori che se voteranno per i movimenti europeisti si verificheranno proprio gli scenari presentati dai referendum mentre se daranno fiducia al Pis e gli garantiranno un terzo mandato non ci sarà alcun problema.
“I temi proposti dai referendum sono molto populisti – spiega al fatto.it Serena Giusti, analista Ispi ed esperta di Polonia -. Porre quesiti in questi termini all’opinione pubblica non ha molto senso. Del resto chi potrebbe essere favorevole ad accogliere più migranti oppure a ridurre i controlli al confine con la Bielorussia in un momento così delicato?”.
Secondo Giusti il vero scopo dei quesiti è piuttosto “quello di mobilitare gli elettori del PiS cavalcando temi identitari” e “fermare l’ascesa del partito Confederazione, schierato a destra di Legge e Giustizia e che adotta posizioni liberiste in ambito economico molto simili a quelle del Partito Repubblicano americano”.
Giusti ricorda inoltre che “Confederazione ha criticato sia il ruolo esercitato dallo Stato in ambito economico che i benefici sociali concessi dal governo del PiS ai cittadini” e quindi “Legge e Giustizia sente la necessità di rimarcare ciò che la contraddistingue rispetto ai rivali”.
Le opposizioni, in primis il movimento di centrodestra Piattaforma Civica guidato dall’ex Presidente della Commissione Europea Donald Tusk, si trovano in una posizione di debolezza perché non sono favorevoli a quanto proposto dai referendum ma sono costrette a difendersi per smentire ogni addebito.
La tattica è efficace perché li costringe a muoversi su un terreno scomodo rendendoli sospetti agli occhi degli elettori meno informati.
Legge e Giustizia ha vinto le elezioni del 2015 cavalcando il radicato risentimento dei polacchi contro l’immigrazione ed ha associato Tusk, che ha ricoperto la carica di Primo Ministro tra il 2007 ed il 2014, all’implementazione di politiche migratorie volute da Bruxelles. Il partito di governo ha poi dichiarato che l’ex Presidente della Commissione Europea ha tutelato più gli interessi della Germania che quelli della Polonia.
I sondaggi elettorali più recenti indicano che Legge è Giustizia è il primo partito polacco per quanto riguarda i voti stimati ma è lontano dall’ ottenimento della maggioranza assoluta dei seggi.
Il PiS è stabile al 35-38 per cento mentre Piattaforma Civica è in seconda posizione con il 28-30 per cento dei consensi. Più indietro c’è Confederazione che dovrebbe ottenere l’11-14 per cento dei suffragi. Confederazione, come ricordato dal portale Notes from Poland, è popolare tra gli under-40 (27 per cento dei voti) ed in particolare modo tra i giovani uomini che vivono nelle città di medie e piccole dimensioni (37 per cento dei consensi).
Il partito, che si oppone alle politiche stataliste di Legge e Giustizia ed in parte di Piattaforma Civica, è stato l’unico a definire eccessivo il supporto fornito da Varsavia a Kiev dopo l’invasione russa a ed a condannare l’accoglienza data ai profughi ucraini in Polonia.
Due posizioni controverse che gli sono costate, per alcuni mesi, un temporaneo calo di voti potenziali.
In quarta posizione ci sono i centristi di Polonia 2050 e Lewica, l’unico movimento progressista dello scacchiere. I due partiti oscillano tra l’8-9 per cento della sinistra ed il 5-11 per cento dei centristi, una variazione piuttosto ampia che impedisce di determinare chi potrebbe superare l’avversario. Lewica è ciò che resta di una sinistra che sino a vent’anni fa era forza di governo ma che è stata poi travolta dagli scandali sin quasi a sparire.
(da agenzie)
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