Settembre 3rd, 2023 Riccardo Fucile
LA BBC HA CHIESTO A EX DIPLOMATICI COME SI E’ SFALDATA, EMERGE UN LAVORO LUNGO ANNI
La diplomazia russa un tempo era il punto di forza del Cremlino, anche sotto la guida di Vladimir Putin. Ma qualche anno prima dell’invasione in Ucraina qualcosa è cambiato. In peggio. I diplomatici, secondo quanto racconta oggi la BBC, sono stati esautorati dal loro ruolo, isolati, minacciati.
Comunicati letti al posto di incontri
Nell’ottobre del 2021, per esempio, il sottosegretario di Stato americano Victoria Nuland si recò a una riunione presso il ministero degli Esteri russo a Mosca. L’uomo dall’altra parte del tavolo era il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov, che la signora Nuland conosceva da decenni e con cui era sempre andata d’accordo. Si aspettava un dialogo con Rybakov ma nulla. Il diplomatico le ha letto la posizione ufficiale di Mosca da un foglio di carta e ha resistito ai tentativi della signora Nuland di avviare una discussione. Secondo due persone che hanno discusso con lei dell’incidente, l’americana è rimasta scioccata dall’atteggiamento del collega russo.
Diplomatici man mano inutili
Secondo quanto ricostruito dalla emittente inglese i diplomatici russi erano una parte fondamentale della squadra di Putin. Aiutavano a risolvere le dispute territoriali con la Cina e la Norvegia, guidavano i colloqui per una più profonda cooperazione con i Paesi europei e garantivano una transizione pacifica dopo la rivoluzione in Georgia. Ma man mano che Putin diventava più potente ed esperto, si convinceva sempre più di avere tutte le risposte in mano, rendendo i diplomatici non necessari. Ad affermare questa tesi alla BBC è Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center, che vive ora in esilio a Berlino. Il primo segnale dell’inizio di una nuova guerra fredda è arrivato nel 2007, con un discorso di Putin alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. In una diatriba di 30 minuti, l’uomo del Cremlino ha accusato i Paesi occidentali di cercare di costruire un mondo unipolare. Un anno dopo, quando la Russia invase la Georgia, il ministro degli Esteri di Mosca Sergei Lavrov avrebbe imprecato contro il suo omologo britannico, David Miliband, chiedendo: «Chi sei tu per darmi lezioni?». Rhodes ricorda alla BBC che il Presidente Obama ha fatto colazione con Putin nel 2009. Putin al tempo era più interessato a presentare la sua visione del mondo, che a discutere di cooperazione. Il leader russo incolpò il predecessore di Obama, George W. Bush, di aver tradito la Russia. «Poi con lo scoppio della Primavera araba, il coinvolgimento degli Stati Uniti in Libia e le proteste di piazza in Russia nel 2011 e 2012, Putin ha deciso che la diplomazia non lo avrebbe portato da nessuna parte», afferma Rhodes.
L’ascesa di Maria Zakarova
Maria Zakharova, diventata portavoce del ministero degli Esteri nel 2015, è il simbolo di questo nuovo capitolo. «Prima di lei, i diplomatici si comportavano da diplomatici, parlando con espressioni raffinate», dice l’ex funzionario del ministero degli Esteri Boris Bondarev, che si è dimesso per protesta contro la guerra. «Ma con l’arrivo della Zakharova, i briefing del Ministero degli Esteri sono diventati uno spettacolo. La Zakharova ha spesso urlato contro i giornalisti che le ponevano domande difficili e ha risposto alle critiche di altri Paesi con insulti». Nonostante la diplomazia azzerata prima o poi una fiamma di dialogo con il Cremlino dovrà esserci, sostiene alla BBC Samuel Charap, analista del RAND. L’unica alternativa ai negoziati è la vittoria assoluta, che difficilmente Kiev o Mosca potrebbero ottenere sul campo di battaglia.
(da Open)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2023 Riccardo Fucile
LA VOCE, REGISTRATA DAL SERVER DI RTI, E’ QUELLA DELLA DIRIGENTE MOVIMENTO DELLA STAZIONE DI CHIVASSO CHE HA PARLATO DUE VOLTE CON L’UOMO RFI
Sono stati tre gli avvertimenti per non far scendere la squadra
sui binari della stazione di Brandizzo.
Tre alert che, se ascoltati, avrebbero cambiato il destino di cinque operai morti travolti da un convoglio, lungo undici vagoni, sulla linea Milano-Torino.
Repubblica calcola che gli avvertimenti sono avvenuti nell’arco di 26 minuti. L’ordine di «non procedere con i lavori» ribadito in due conversazioni che si susseguono. E poi lo schianto in diretta telefonica nella terza chiamata. Con i rumori che ricordano quelli di una bomba.
Gli avvertimenti da Chivasso
La voce, registrata dal server di Rfi, è quella della dirigente movimento della stazione di Chivasso che, nella notte tra mercoledì e giovedì, sta parlando al telefono con il collega Antonio Massa, 46 anni, uomo di Rfi che segue la squadra incaricata dei lavori sui binari alla stazione di Brandizzo. Massa risulta indagato con il capocantiere Andrea Girardin Gibin per disastro ferroviario e omicidio plurimo con dolo eventuale. La prima telefonata avviene tra le 23.26 e le 23.29. «Possiamo cominciare? » chiede Massa alla tecnica di Chivasso, che risponde: «State fermi. Deve ancora passare un treno, che è in ritardo. Aggiorniamoci dopo». Ma nessuno sarebbe stato fermo. Gli operai a Brandizzo ricevono l’ok (orale) dai loro superiori stanno già sui binari. Dai filmati delle telecamere della stazione e dai rumori nella seconda telefonata (poco dopo le 23.30) si vedono e sentono i cinque operai spingere, con attrezzi rumorosi, sul binario. «Adesso possiamo andare?», chiede ancora Massa, in questa seconda chiamata all’addetta di Chivasso. E lei per la seconda volta risponde “no”, ribadendo un concetto già espresso nella comunicazione precedente: «Bisogna aspettare dopo la mezzanotte. Ci sono due fasce orarie possibili in cui lavorare dopo quell’ora, o prima o dopo l’una e mezza, ora in cui passerà un altro treno. Scegliete voi quale preferite». Gli operai sono sempre presenti sul binario. Poi la terza telefonata, brevissima, è quella della strage, in diretta.
Le due chiamate agli atti
Prima dell’incidente – riporta invece oggi il Corriere della Sera – tra l’uomo Rfi e la dirigente movimento di Chivasso si sentono quindi due volte, ma il «nulla osta» che serve per mettersi sul cantiere – questa l’ipotesi investigativa – non arriverà. Perché la circolazione, con un treno in ritardo, non è stata mai interrotta. I file audio, con le immagini della telecamera sul binario 1, fanno parte del materiale sequestrato dalla Procura di Ivrea, che sta cercando di ricostruire cosa è accaduto tra le 23 (arrivo della squadra) e l’ora dello schianto.
Le proposte temporali da Chivasso
Secondo quanto riporta il Corriere da Chivasso vengono proposte un paio di finestre di tempo per l’intervento di sostituzione dei binari, come quella tra mezzanotte e l’1.30, perché poi «doveva passare un altro treno». Quello fatale, invece, era previsto prima delle 23.30, ma era in «ritardo», appunto, di 20-25 minuti. Un ritardo che, stando alle registrazioni, sarebbe stato comunicato a Massa. Solo poco prima, sarebbe invece transitato un regionale che – ma sarebbe la sua versione – avrebbe forse confuso l’uomo di Rfi presente sul campo.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2023 Riccardo Fucile
IL MAGISTRATO CRESCIUTO ALL’OMBRA DI FINI STA SCONTENTANDO PIÙ DI QUALCUNO ANCHE COL PROGETTO DI RIFORMA DEI SERVIZI SEGRETI CHE PREVEDE L’ACCORPAMENTO DELL’AISI E DELL’AISE – IL FASTIDIO DI NORDIO E CROSETTO. IL DUALISMO CON IL COLLEGA FAZZOLARI
Le deleghe ufficiali sono quelle per i servizi segreti e il comando del dipartimento sulle politiche contro la droga. Ma il campo di azione di Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, è molto più esteso, quasi illimitato, tracimando nelle politiche sull’immigrazione, in quelle per la sicurezza fino addirittura a dettare i tempi della strategia sulla natalità, una delle priorità del governo. Un’onnipresenza sui temi in agenda.
Del resto è noto che – quando c’è un nodo da sciogliere – la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chiama Mantovano per chiedere consulto e quindi una soluzione. A conferma della massima fiducia nei suoi confronti, la premier gli ha affidato il coordinamento del comitato interministeriale sui migranti. Un organismo più formale che fattuale, comunque utile a indicare le gerarchie interne all’esecutivo. Mantovano, a quasi un anno dall’insediamento, si è insomma conquistato la definizione di uomo più potente a Palazzo Chigi. Per qualcuno è il vero vicepremier.
PIENI POTERI
Il sottosegretario legge in anteprima i provvedimenti più importanti in arrivo nei consigli dei ministri. Li valuta, li filtra e impone le modifiche laddove lo ritenga necessario, senza andare per il sottile o badare alle mediazioni. Il tratto caratteriale del sottosegretario resta rigido, con una salda formazione di destra vecchio stampo, con posizioni «al limite dell’oltranzismo», racconta chi ha dovuto trattare su alcuni dossier in questi mesi.
Il compromesso non è la sua migliore arte, a dispetto delle movenze da uomo mite, poco incline alla polemica. Mantovano inanella un altro incarico, seppure unofficial: è l’unico a tenere i contatti con il Quirinale per conto di Meloni. La premier si fida solo di lui e il sottosegretario ricambia con la professione di massima lealtà. Anche quando parla pubblicamente, non esprime i propri pareri ma «si fa portavoce del pensiero della presidente del Consiglio», si dice nei corridoi di palazzo Chigi.
Uno strapotere che attira ostilità trasversali, dal Viminale di Matteo Piantedosi al leader della Lega, Matteo Salvini. Le invasioni di campo sui temi di sicurezza e immigrazione restano indigeste. In particolare il ministro dell’Interno è infastidito dal commissariamento di fatto sul capitolo-migranti. La battaglia politica tra Piantedosi e Mantovano è destinata a durare e Salvini è fermamente schierato al fianco del ministro dell’Interno.
Sull’immigrazione attenderà al varco l’operato del sottosegretario plenipotenziario, pronto a mettere il dita nella piaga di un eventuale fallimento. Nella Lega il solo nome di Mantovano provoca un istantaneo irrigidimento: «Meglio non parlarne», replica più di qualche fonte. Ma c’è chi aggiunge: «Basta riascoltare il suo intervento all’ultimo meeting di Comunione e liberazione. Ha parlato di tutto, di guerra, energia e natalità. Non era l’intervento di un sottosegretario, ma la descrizione di un programma di governo a nome di Meloni».
OSSESSIONE INTELLIGENCE
Addirittura alla Farnesina di Tajani è arrivata l’onda lunga delle ingerenze firmate Mantovano, ha in mente il disegno di rafforzare il ruolo dell’intelligence nell’ambito della diplomazia. Così da relegare quasi a un ruolo di rappresentanza il ministro degli Esteri. Per Forza Italia il problema è pesante con un leader ridimensionato addirittura sulle proprie competenze.
E che il sottosegretario stia scontentando più di qualcuno emerge con il progetto di riforma dei servizi segreti, una vera ossessione quella dell’intelligence, che gli compete nei panni di autorità delegata. Il sottosegretario ha rilanciato il progetto di un accorpamento dell’Aisi e dell’Aise, che si occupano della sicurezza nazionale su due livelli, la prima sul piano interno, la seconda su quello esterno. L’ipotesi ha scatenato la contrarietà di organizzazioni tutt’altro che ostili al governo, come il Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia (Coisp).
«Prima come cittadino e poi come rappresentante della polizia, sono preoccupato dalla realizzazione di un’unica agenzia», dice a Domani Domenico Pianese, segretario del sindacato. Il motivo? «La pluralità di agenzie è una garanzia per la qualità della democrazia. L’unificazione prospettata nella riforma non evita sovrapposizioni, ma diventa la concentrazione di una serie di poteri. Non il migliore modello da seguire».
FRATELLI COLTELLI
Il fastidio verso i superpoteri attribuiti al sottosegretario non è circoscritto agli alleati o agli interlocutori esterni: riguarda anche Fratelli d’Italia. A Largo Arenula, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, avverte il fiato sul collo di Palazzo Chigi nella persona di Mantovano, suo collega magistrato, che vuole avere voce in capitolo sugli interventi in materia di giustizia. E qualche malumore è segnalato al ministero della Difesa con Guido Crosetto che non gradisce l’iper attivismo del compagno di partito.ù
Il vero dualismo interno si gioca a Palazzo Chigi con l’altro sottosegretario, Giovanbattista Fazzolari, che dopo la vittoria elettorale ha accarezzato il sogno di essere il punto di riferimento alla presidenza del Consiglio, forte del legame con l’amica Giorgia. I rapporti di forza sono però imparagonabili. Una fonte di maggioranza li sintetizza bene: «Mantovano sposta i carri armati (politici, ndr), Fazzolari gioca a risiko».
Certo, Meloni ha cercato di blandire Fazzo, riconoscendogli un ruolo nell’ambito della comunicazione e creando un dipartimento ad hoc per l’attuazione del programma. Ma se sull’iter dei provvedimenti c’è qualche nodo scottante da sciogliere in parlamento, è Mantovano a telefonare ai presidenti di commissione o ai capigruppo per trasmettere il verbo della presidente del Consiglio.
Le ragioni di tanto potere hanno una radice politica profonda. Era già conoscitore dell’apparato statale, quando la premier era appena un’apprendista leader, che cresceva all’ombra di Gianfranco Fini. Meloni, già allora, ammirava Mantovano per la sua capacità di muoversi nei gangli del potere, conservando il saldo ancoraggio a destra.
Il legame si è consolidato con la nascita di FdI, nonostante la posizione più defilata assunta dall’attuale sottosegretario: era un suggeritore invisibile. E appena è stato necessario il cambio di passo, ha abbandonato il dietro le quinte per occupare uno spazio importante sul palcoscenico governativo. Al prezzo di indispettire sia gli alleati che i big del suo partito.
(da Domani)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2023 Riccardo Fucile
E’ STATA INVIATA ALLA TRASMISSIONE “ZONA BIANCA”
«Ho sentito parlare di ‘rieducazione’ per gli stupratori. Ma
come si fa a pensare di rieducare una persona e lasciarla nuovamente in giro dopo che ha rovinato una ragazza?».
Sono queste alcune delle parole che la ragazza vittima dello stupro di gruppo avvenuto a Palermo lo scorso 7 luglio ha deciso di affidare, con una lettera, a Zona Bianca, il programma condotto da Giuseppe Brindisi in prima serata su Retequattro, di cui è stata data un’anticipazione. «Perché lasciarmi condizionare l’esistenza così tanto da persone che vogliono solo questo? Devo andare avanti, voglio farlo, controvoglia, ma devo riuscirci. Non solo perché voglio una vita migliore ma anche per mia madre, che nonostante fosse molto malata e bloccata a letto, si faceva sempre vedere col sorriso». Il testo della lettera verrà letto integralmente questa sera nel corso della puntata.
Giorni fa, in un live sui social, la ragazza vittima dello stupro di gruppo aveva spiegato: «Mi scrivono delle ragazze che hanno subito violenza come me e mi dicono: avrei voluto avere la tua forza di denunciare».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2023 Riccardo Fucile
NELLO STATO DEL RIO GRANDE DO SUL, È POSSIBILE MANGIARE SOSPESI A 80 METRI D’ALTEZZA, A STRAPIOMBO SU UNA CASCATA
Chi ha il coraggio di stare sospeso a 80 metri d’altezza, per un pic-nic a strapiombo su una cascata?
Quella che vedete in questa foto, e nel video sottostante, è una coppia americana che si è immortalata in questa incredibile e vertiginosa esperienza sulla Cascata da Sepultura, in Brasile, nello stato meridionale del Rio Grande do Sul. Il loro video è diventato virale, ed è facile capire il perché.
Le immagini sono mozzafiato, così come non è da tutti avere il coraggio di calarsi nel vuoto con un tavolo da pic-nic, giusto per fare uno spuntino insolito.
Questa nuova “experience” viene proposta da Rota Aventura e non costa 5 mila dollari come fanno credere nella intro del loro post, ma “solo” 450 ogni 15 minuti, incluse immagini con il drone, ma non il pasto: quello è al sacco, e si porta da casa.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2023 Riccardo Fucile
L’AUMENTO DEI PREZZI RESTA IL PROBLEMA PIU’ SENTITO DEL PAESE… FDI SCEDE AL 26,5%
La “sindrome da rientro” – detta anche “back to work blues” –
presenta dei sintomi ben definiti dalla comunità scientifica come nervosismo e irascibilità, senso di stordimento, ansia… Una volta finita la pausa agostana, infatti, si ricomincia a riorganizzare la propria quotidianità cercando di pianificare l’anno che verrà e scontrandosi con la realtà accantonata nel limbo estivo per i più fortunati. Tuttavia, è ormai quasi un anno che l’aumento dei prezzi rappresenta la maggiore preoccupazione per le famiglie e per gli italiani. Un’ansia che non ha trovato conforto nell’estate che sta volgendo al suo termine, visto che l’aumento del costo della vita si è registrato sia tra coloro che si sono spostati per godere di qualche giorno o settimana di riposo, sia tra coloro che per problemi economici non hanno potuto godere di una vacanza.
Sicuramente l’aumento del carburante alla vigilia di quelle che sono da sempre definite partenze di massa non ha aiutato gli italiani ad essere più ottimisti nel futuro. Del resto, sapendo che nel nostro Paese i mezzi circolanti superano abbondantemente i 50 milioni, si può dire che praticamente in tutte le famiglie si è potuto toccare con mano l’incremento del costo del combustibile, nel ricordo – sempre presente – delle parole spese in campagna elettorale per l’eliminazione delle accise. Ora la routine ordinaria è alle porte e i cittadini iniziano a temere il confronto con le nuove spese tra bollette, carburanti e aumenti dei mutui per la casa, degli alimentari fino ai testi scolastici.
Nelle nuove rilevazioni di EuromediaResearch, un cittadino su due (49,6%) denuncia – ancora – il carovita e l’aumento dei prezzi, mentre uno su quattro (23%) notifica una crisi importante in merito al tema del lavoro. È doveroso sottolineare che questo ultimo dato è cresciuto nell’arco di un mese dell’11,2%.
Il continuo rialzo generale dei prezzi dei beni di più largo consumo preoccupa gli italiani che hanno poca fiducia in quell’attività di Governo che potrebbe calmierare e soprattutto controllare i continui aumenti.
Su questo argomento soltanto il 30,1% degli intervistati si è dichiarato fiducioso nell’operato della Maggioranza, mentre il 61,6% si dichiara poco o per nulla propenso a credere in una pianificazione utile ad affrontare il tema inflazione.
Nella classifica delle principali problematiche per il nostro Paese rimane saldo al secondo posto il tema dell’immigrazione e della sua gestione con un incremento del 3,4%. Se è vero che il periodo estivo con il suo buon tempo ha facilitato gli sbarchi, i numeri di quest’anno rappresentano dei record impressionanti che riecheggiano giornalmente su tutti i media.
Più di 114 mila arrivi in otto mesi, certificati sulla homepage del Ministero dell’Interno, dove comunque si ricordano anche i confronti con gli anni precedenti. Di poco meno di 10 mila sbarchi registrati è la differenza mese su mese con lo scorso 2022 (2021: 67.477; 2022: 105.131; 2023: 114. 604, fonte Dipartimento di Pubblica Sicurezza).
La differenza nell’approccio alla notizia è certamente il confronto tra il governo reggente dello scorso anno e l’attuale, nonché l’importanza data all’argomento durante la scorsa campagna elettorale. Non a caso il dato che salta all’occhio è proprio la denuncia su questi argomenti dei principali partiti che compongono la Maggioranza. In tutti questi passaggi la sostanza non muta: i cittadini italiani desiderano delle risposte dalla politica e in particolare dal Governo.
E per far sentire la loro voce si esprimono con grande severità sui temi che servono a identificare gli indici di fiducia del Presidente del Consiglio (37,5%) e del suo Esecutivo (34,6%), che registrano entrambi una perdita di quasi 3 punti percentuali nelle differenze con la rilevazione di luglio.
Giorgia Meloni scende sotto la soglia psicologica del 40%. Anche Fratelli d’Italia perde quasi un punto percentuale attestandosi al 26,5% quasi certificando, a distanza di poco meno di un anno, il risultato delle elezioni politiche e facendo lievitare la Lega di Matteo Salvini al 10,5%. Era dal mese di marzo che la Premier non registrava un calo di queste dimensioni.
Il 45,2% del campione intervistato reputa ancora stabile il Governo. Un valore che perde il 9,8% nel confronto con il mese di luglio; tuttavia, ben il 43,5% dei cittadini crede che siano in atto delle crepe all’interno dell’esecutivo. Questa percentuale è in notevole crescita rispetto ai mesi appena trascorsi aumentando dell’8,9% e facendo presa tra il 25% dell’elettorato della Lega.
Il racconto delle vicende politiche di questa estate non ha sicuramente aiutato, è come se si fossero composte all’interno dell’elettorato della Maggioranza due posizioni ben definite tra chi comprende l’utilità e le capacità di un’unica persona al comando che prende le decisioni per scegliere al meglio e pianificare una strada elettorale per il suo partito e chi, non identificando in essa il suo leader si sente escluso dalle scelte politiche, rimanendo anche a bocca asciutta dal punto di vista dei risultati. Siamo sullo starter di una campagna elettorale della durata di nove mesi di cui si sentono già le prime avvisaglie. Lo scorso anno l’unione era la forza per vincere, in questa lunga gestazione che porterà alle elezioni europee ognun per sé e vinca il migliore.
(da La Stampa)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2023 Riccardo Fucile
A SEGUIRE LA NOMINA DEL NUOVO CDA E DEI DIRETTORI: SALLUSTI DIRETTORE RESPONSABILE E FELTRI DIRETTORE EDITORIALE. A “LIBERO” VANNO SECHI, IN SOSTITUZIONE DI SALLUSTI, E CAPEZZONE, AL POSTO DI FELTRI… LA TRATTATIVA DEGLI ANGELUCCI PER “LA VERITÀ” SI RIAPRIRÀ ALL’INIZIO DEL 2024. ALLO STUDIO ANCHE L’ACQUISIZIONE DI UNA RADIO
La cessione della maggioranza de Il Giornale è giunta al suo perfezionamento: giovedì 7 settembre alle 11, come già anticipato in esclusiva da Il Giornale d’Italia, avverrà il passaggio di quote con cui Paolo Berlusconi cederà il 70% della Società Europea di Edizioni S.p.A., società editrice del quotidiano fondato da Indro Montanelli, al gruppo degli Angelucci.
Tutto pronto per l’operazione, l’autorizzazione dell’AGCOM è giunta nel mese di luglio: i dettagli
L’appuntamento è fissato alle ore 11.00 presso lo studio del notaio Cerasi in viale Tiziano a Roma e il Cda sarà costituito da sette persone, due di competenza del venditore e cinque del compratore. Paolo Berlusconi manterrà il titolo di Presidente onorario.
L’ordine del giorno prevede la cessione delle quote della See, Società Editoriale de Il Giornale agli Angelucci, assemblea straordinaria e ordinaria e la nomina del Cda.
Sarà quindi deliberata la cessione del 70% delle quote della See; il valore della testata fondata da Montanelli è stata definita in €20 milioni e dunque il 70% è fissato a 14 milioni, come anticipato in esclusiva da Il Giornale d’Italia. A questi 14 milioni dovranno essere tolte le perdite di circa 4-5 milioni maturate dal primo gennaio al 31 agosto; di conseguenza il prezzo netto dovrebbe aggirarsi tra i 10 e i 9 milioni.
L’assemblea ordinaria delibererà sul cambio di governance definendo un Cda di 7 persone di cui due nominate dal venditore, tra le quali il presidente onorario nella persona di Paolo Berlusconi. Sempre in tale sede Alessandro Sallusti verrà nominato direttore responsabile del Giornale e Vittorio Feltri il Direttore Editoriale; i due lasceranno sempre lunedì le loro cariche presso Libero Quotidiano.
Nella stessa giornata di lunedì avverrà anche il cambio al vertice che riguarda Vittorio Feltri, che torna al Giornale con Alessandro Sallusti alla direzione e l’attuale direttore Augusto Minzolini che li affiancherà come editorialista mantenendo la stessa retribuzione
Libero Quotidiano invece, il cui Direttore Editoriale Daniele Capezzone ha preso il posto di Vittorio Feltri, a differenza del Giornale che abbraccerà tutto l’elettorato del centro destra, rimarrà più focalizzato su Fratelli d’Italia. Insieme a Capezzone ai vertici anche Mario Sechi, che assume il ruolo di Direttore Responsabile tornando a Libero dopo che lo aveva lasciato nel 2006 per dissapori con l’ex direttore Maurizio Belpietro per approdare a Il Tempo quando era ancora di proprietà del costruttore Domenico Bonifaci. Alla guida della testata rimarrà l’attuale direttore Pietro Senaldi.
La Verità, la riapertura delle trattativa
La trattativa con la Verità, precedentemente arenatasi per via dei due nodi del prezzo d’acquisto e dei tempi della direzione di Maurizio Belpietro, riaprirà molto probabilmente all’inizio del 2024. Una volta portato a casa Il Giornale e “digerita” la relativa integrazione infatti, i numeri dell’anno appena chiuso e le difficoltà dei periodici del gruppo di Belpietro saranno più chiari, e Angelucci e Belpietro potranno scogliere i nodi.
Il progetto di una nuova radio
Sono inoltre in corso le trattative per acquisire una radio a copertura nazionale, il cui nome è però ancora sotto riservo. La radio dovrebbe integrare un’offerta sia informativa che commerciale del gruppo.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2023 Riccardo Fucile
UNA POLTRONA E’ PER SEMPRE
A nessuno è ancora venuto in mente di evocare l’immancabile
adagio del “ce lo chiede l’Europa”, ma insomma il sugo è quello. Si allarga il fronte dei sindaci (e non solo) lesti a metter sul piatto l’altro passe-partout che è di gran moda: “C’è il Pnrr”. Dunque, lasciateci lavorare senza la tagliola del limite del secondo mandato che rischia di mandare a casa chi è già alla fine del secondo giro, l’ora fatale dei 10 anni con la fascia tricolore che, specie senza alternative valide, non s’avrebbe voglia di abbandonare. Ecco allora Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e pure presidente della lega delle autonomie locali (Ali), calare l’asso: “In tempi come questi, in tempi di Pnrr, in tempi in cui la messa a terra delle risorse è fondamentale, sarebbe utile portare a termine il lavoro. Forse gioverebbe un po’ di continuità, se gli elettori lo riterranno” ha detto a Qn. Aggiungendo che sono gli aspiranti alla rielezione a desiderarlo ardentemente: “È una delle poche cose su cui tutti, ma proprio tutti, i sindaci hanno raggiunto l’unanimità”. L’altra, per dire, è l’abolizione dell’abuso d’ufficio che il centrodestra ha già messo sul piatto e sarà forse per questo, che anche la questione del terzo mandato è come quei sogni destinati a non rimanere solo desideri. A Palazzo Madama è già pronto l’emendamento che serve, inzeppato tra le pieghe del disegno di legge che fa rinascere le province com’erano. L’ha presentato il senatore tirolese Meinhard Durnwalder, sponsorizzato dalla Lega. Che vorrebbe portare a casa pure il prolungamento del mandato per i presidenti di regione. E di uno in particolare che risponde al nome di Luca Zaia, che nelle ultime ore è tornato alla carica per lanciare una serie di messaggi: “Sono un europeista incallito” (all’indirizzo di Matteo Salvini), “la storia è di momenti di alto e di basso consenso” (citando i corsi e i ricorsi di Giambattista Vico saranno fischiate le orecchie specie a Giorgia Meloni e Gennaro Sangiuliano). Ma soprattutto, a chi ha alzato la cresta accarezzando l’idea di succedergli in Veneto, suggerisce di stare tranquilli: “Se passa lo sblocco dei mandati…”. Ergo, campa cavallo!
Ma intanto sono i sindaci a stare in trepida attesa per le sorti che avrà, alla riapertura del Senato, lo spariglio in salsa tirolese. Insomma l’emendamento di Durnwalder che serve a garantire il terzo giro di giostra che interessa una valanga di amministratori. Secondo una rilevazione di Openpolis, sono 47 i capoluoghi di provincia in cui il sindaco è al secondo mandato.
Tradotto: al momento la legge vigente non lascia scampo alla ricandidatura di big come Beppe Sala a Milano, Dario Nardella a Firenze, Marco Bucci a Genova, Luigi Brugnaro a Venezia, Antonio Decaro a Bari. Ma anche a Ricci a Pesaro, a Matteo Biffoni a Prato, a Roberto di Piazza a Trieste, a Andrea Romizi a Perugia e a tanti, tanti altri ancora. Chi prima e chi dopo, che si tratti di esponenti di centrosinistra o di centrodestra. Come è ovvio non sono però esattamente tutti sulla stessa barca. Pierluigi Biondi ha guadagnato il secondo mandato a L’Aquila solo nel 2022 e dunque lo spettro della tagliola del terzo mandato per lui non è un problema dell’oggi, ma per la verità neanche del domani, Giorgia Meloni si fida di lui come di pochi altri fuori dal parentado. Diverso il discorso per chi, soprattutto in casa Pd, deve fare i conti con la sabbia che scivola nella clessidra e pure con le insidie dell’alternativa possibile, ossia tentare di staccare un biglietto per Bruxelles il prossimo anno. In queste ambasce si trova Nardella, ma pure Decaro, mentre Giorgio Gori ha fatto sapere che comunque vuole cambiare aria: non si ripresenterà a Bergamo neppure se diventasse possibile il terzo mandato che Biffoni a Prato invoca come “scelta naturale”. La pensa così nel campo del centrodestra anche Brugnaro a Venezia: “Sì, mi ricandiderei. Ma non è che ci perdo il sonno”. Sprezzatura da star in attesa dell’ennesimo red carpet vista Lido.
(da Il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2023 Riccardo Fucile
IN TANTI INVOCANO FICO E ALTRI VETERANI, IL VETO DI GRILLO: “IL VINCOLO DI DUE ELEZIONI E’ LA NOSTRA ESSENZA”
Giuseppe Conte non ha ancora trovato i candidati giusti. Nomi che possano portare sangue fresco, cioè voti fuori del perimetro del Movimento. E così per i 5Stelle il futuro da qui a giugno, ovvero alle Europee, è disseminato di potenziali minacce (politiche). Perché sull’altra sponda dell’ipotetico centrosinistra i big del Pd, quelli che ancora muovono preferenze, fanno a gara per candidarsi: e si sa che il bacino elettorale di dem e grillini spesso coincide. Ma lì fuori c’è anche Michele Santoro, deciso ad aggredire innanzitutto i consensi grillini con la sua lista pacifista.
Anche per questo nel M5S hanno ricominciato a parlare, in tanti e spesso, di terzo mandato. L’ultima regola, il totem sopravvissuto ai cambi di vertice e di pelle politica. Da cambiare, rumoreggiano molti soldati semplici ma anche diversi ufficiali, “perché nelle Europee ci giochiamo quasi tutto, e se crolliamo al 10 per cento chissà che potrebbe accadere. E allora tanto vale rimettere in campo anche qualche veterano, di quelli che possono ancora spostare voti”. Da Roberto Fico, che nella circoscrizione Sud potrebbe prendere parecchio, a Paola Taverna, fino all’europarlamentare uscente Fabio Massimo Castaldo, che nelle settimane scorse ha smentito il trasloco a Forza Italia. Senza dimenticare Virginia Raggi, che con Conte ha rapporti rarissimi e gelidi, e che peraltro è già al terzo mandato in Campidoglio. Di sicuro intasa di nuovi discorsi e auspici, l’eterno tarlo di tanti 5Stelle. Quel terzo mandato che, con altri contorni, agita da tempo anche presidenti di Regione e sindaci innanzitutto del Pd, ma non solo (basti citare il leghista Luca Zaia). Innovazione che Conte ha sempre negato, descrivendo come insuperabile il veto del fondatore e garante, Beppe Grillo. Ma anche l’ex premier non ha mai avvertito l’urgenza di toccare la regola. E tre giorni fa al Corriere del Mezzogiorno, che lo interpellava proprio sul terzo mandato invocato dal presidente pugliese Michele Emiliano, ha ribadito la linea: “Noi 5Stelle abbiamo sempre pensato che la politica non debba diventare una professione”. Quindi, è ancora no.
La stessa risposta che Grillo ha dato a vari parlamentari nelle ultime settimane: “Il terzo mandato non si può toccare, è l’essenza del M5S”. Però le ansie di molti restano. Assieme all’esigenza di nomi che possano aiutare il Movimento a restare attorno al 15 per cento, la percentuale che Conte acciuffò nelle scorse Politiche sorprendendo in positivo quasi tutti. Un anno dopo, da chi ripartire? C’è chi ha buttato lì l’ipotesi candidare l’ex premier come capolista in tutte le cinque circoscrizioni. Ma l’idea, che non ha precedenti nella storia del M5S, non ha riscosso successo. “Così esporremmo davvero Giuseppe a guai, se nelle urne andasse male” ragiona un maggiorente. L’unico candidato certo è l’ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico, fautore del reddito di cittadinanza. Gli altri nomi circolati – molti dei quali di giornalisti – sono soprattutto suggestioni. Anche se in diversi auspicano la candidatura dell’ex direttore di Avvenire Marco Tarquinio, perché potrebbe raccogliere consensi tra pacifisti e cattolici. Dopodiché la probabile lista di Santoro ha riacceso le discussioni su Alessandro Di Battista. L’ex ma non troppo: da subito schieratosi contro l’invio di armi all’Ucraina, duro contro la Nato. Un candidato ideale per parlare all’elettorato rincorso dall’ex giornalista. Ma Di Battista è recuperabile? Prima delle Politiche, Grillo e altri big fecero muro contro la sua candidatura. L’ex deputato è rimasto in buoni rapporti con Conte. Ora però, raccontano, è concentrato sulla sua associazione culturale Schierarsi, “che non ha velleità elettorali rispetto alle Europee”. Non pensa a candidature, Di Battista, e non ne ha discusso con Conte o altri. Ma il tema si porrà, per il M5S che in primavera resusciterà Italia5Stelle, la sua tradizionale festa, per lanciare programma e candidati.
Sullo sfondo, l’assalto di Forza Italia a eletti ed ex parlamentari del Movimento. Pochi giorni fa due consiglieri regionali nel Lazio sono passati ai forzisti. E il pressing continua. “In FI sanno delle nostre difficoltà nell’essere ricandidati, così ci cercano e ci invitano ai loro eventi” conferma un ex deputato. Perché è già guerra, ossia campagna elettorale.
(da IL Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »