Ottobre 11th, 2023 Riccardo Fucile
LA RICERCA DELL’UFFICIO STUDI DELLA CGIA: A OGGI RESTANO INEVASI 50 MILIARDI… VIENE MENO LA CREDIBILITA’ DELLO STATO
Due ministeri su tre continuano a pagare in ritardo i propri
fornitori. Questa cattiva abitudine che da decenni caratterizza la gran parte della Pubblica Amministrazione (PA) italiana è proseguita anche nei primi due trimestri di quest’anno. Sebbene sia ancora presto per generalizzare, nel caso dei dicasteri abbiamo la conferma che i ritardi di pagamento continuano. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.
Nell’ultima rilevazione infatti, l’Indice di Tempestività dei pagamenti per nove ministeri su 14 è stato anticipato dal segno più; ciò vuol dire che la maggioranza di questi enti non ha rispettato le disposizioni di legge in materia di pagamenti nelle transazioni commerciali tra PA e imprese private
Secondo trimestre del 2023
In sintesi, l’Indicatore di Tempestività dei Pagamenti viene definito in termini di ritardo o anticipo medio di pagamento ponderato in base all’importo delle fatture. La situazione più critica riguarda il Ministero dell’Università e della Ricerca: se nel primo trimestre di quest’anno la media dei pagamenti era avvenuta con 12,22 giorni di anticipo, nel secondo il ritardo ha superato gli 80 giorni. Male anche il Turismo che dopo il +14,26 del primo trimestre ha visto salire i ritardi nel secondo a +68,80. In affanno anche il Ministero dell’Interno: dopo il +46,70 dei primi tre mesi, nei secondi tre è sceso a +39,85, ma comunque ancora tremendamente in ritardo rispetto ai tempi di pagamenti previsti dalla legge. Critica anche la situazione del Ministero del Lavoro che ha registrato un +9,45 e +26,28 giorni rispettivamente nel primo e nel secondo trimestre.
In controtendenza pochi ministeri
A pagare con puntualità ci sono solo pochi ministeri: se quello delle Imprese e del Made in Italy mantiene dall’inizio dell’anno un anticipo di circa un solo giorno, gli Esteri sono passati da -3,65 a -2,73 giorni, mentre la Difesa nel primo trimestre aveva registrato un ritardo di 2,92, ma nel secondo ha recuperato, saldando le fatture con 4,33 giorni di anticipo. L’unico dicastero che è estremamente virtuoso è l’Agricoltura: se nei primi tre mesi del 2023 il pagamento rispetto al termine contrattuale è stato anticipato di 46,25 giorni, nei secondi tre mesi è sceso a -17,79 giorni. Fino a oggi, solo cinque ministeri hanno aggiornato i dati relativi all’ITP del terzo trimestre 2023 e solo l’Agricoltura (-23,16 giorni) prosegue, anche se in decalage, lungo la scia positiva registrata nei due trimestri precedenti. Gli altri quattro – Imprese e Made in Italy (+16,21 giorni),
Infrastrutture e Trasporti (+16,89), Università/Ricerca (+18,51) e Interno (+35,78) – sono sconsolatamente in ritardo.
E con il rallentamento dell’economia in atto, è molto probabile che in questi primi nove mesi dell’anno ad allungare i tempi di pagamento ci abbiano pensato anche le altre realtà pubbliche (enti, Regioni, Province, ASL, Comuni, etc.), mettendo in luce ancora una volta un dato inconfutabile: in Italia la PA fatica pagare entro i limiti di legge i propri fornitori.
Le imprese attendono quasi 50 miliardi di pagamenti
Gli ultimi dati disponibili al 2022 ci dicono che tutta la nostra PA presenta un debito commerciale di parte corrente nei confronti dei propri fornitori, in gran parte Pmi, pari a 49,6 miliardi di euro; praticamente lo stesso livello che avevamo nel 2019, anno pre-pandemia. In rapporto al Pil, i mancati pagamenti in Italia ammontano al 2,6 per cento. Nessun altro paese dell’UE a 27 registra un’incidenza così elevata. Insomma, nonostante gli sforzi, la nostra PA continua a essere la peggiore pagatrice d’Europa. Secondo Eurostat, infatti, nessun altro Paese in UE presenta uno score peggiore del nostro.
Bisogna compensare i debiti fiscali con i crediti commerciali. Ora, in merito, c’è una proposta di legge di iniziativa popolare.
La proposta: prevedere per legge la compensazione secca
Per risolvere l’annosa questione che sta mettendo a dura prova tantissime Pmi, per l’Ufficio studi della CGIA c’è solo una cosa da fare: prevedere per legge la compensazione secca, diretta e universale tra i crediti certi liquidi ed esigibili maturati da una impresa nei confronti della PA e i debiti fiscali e contributivi che la stessa deve onorare all’erario. Grazie a questo automatismo risolveremmo un problema che ci trasciniamo appresso da decenni. E finalmente, c’è la possibilità di arrivare a una definizione normativa in tempi, si spera, ragionevolmente brevi. I Radicali Italiani, infatti, da qualche mese stanno raccogliendo le firme (anche on line) in tutto il Paese per proporre al Senato una proposta di legge di iniziativa popolare che ricalca quanto indicato dalla CGIA.
(da agenzie)
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Ottobre 11th, 2023 Riccardo Fucile
INDAGATI 23 AGENTI DELLA PENITENZIARIA
«Se stai zitto, buono e non fiati può andarti bene ma siccome vengono violati continuamente dei diritti, quando spieghi che non è corretto, inizi ad essere non gradito, aspettano che esplodi poi salgono in cinque o sei…. ho visto gente che, sulle scale, fino al piano terra non ha toccato con i piedi il suolo per le botte».
Dichiarazioni di Alessandro, ex detenuto del carcere di Cuneo, rilasciate a Radio Carcere, programma di Radio Radicale, in un’intervista con Riccardo Avena. La testimonianza è sul web dal 6 aprile e, ascoltata oggi, sembra fatta per unire i puntini dell’indagine intrapresa dalla Procura di Cuneo.
Una settimana fa gli inquirenti, che tengono d’occhio la casa di reclusione dal 2021, hanno notificato avvisi di garanzia a 23 agenti di polizia penitenziaria con le accuse di tortura, lesioni e abuso di autorità. Sette le presunte vittime, cinque pakistani e due nordafricani.
L’episodio giudicato più «pesante» dal procuratore Onelio Dodero, che coordina l’inchiesta con il sostituto Mario Pesucci, sarebbe avvenuto nella notte tra il 20 e il 21 giugno di quest’anno.
Nella cella 417 del padiglione “Gesso” quattro detenuti avevano protestato battendo padelle sulle inferriate per sollecitare la visita medica al vicino della 416 che lamentava, invano, forti dolori a una gamba. Portato in infermeria la protesta era cessata. Per la Procura e secondo le indagini dei carabinieri, alcuni agenti decisero di fare gli straordinari e, già in abiti civili perché fuori servizio, andarono nella 417. Nel capo d’accusa una delle immagini è quella di un poliziotto seduto su una sedia che sferra un calcio con entrambi i piedi in faccia al detenuto accasciato a terra mentre, piangendo, supplica di smettere. In sottofondo gli insulti tipo «Pakistano di merda».
Anche il detenuto in infermeria, secondo le ipotesi dell’accusa, ebbe la sua «razione» di botte e insulti: «Così stanotte dormi bene… ti do io qualcosa». La scena si sarebbe conclusa con uno dei malmenati lasciato in cella di isolamento, con addosso soltanto le mutande, sanguinante e in lacrime per tutta la notte.
Qui appare un aspetto delle accuse che ricalca gli episodi già descritti dall’ex detenuto Alessandro a Radio Radicale. Sostiene il pm che, dopo aver picchiato i reclusi nella 417 gli agenti li trasportarono «di peso sino all’infermeria, continuando a colpirli con calci e pugni e a minacciarli lungo il tragitto». Una processione sino alla sala attigua a quella delle visite mediche dove si sarebbero rincarate le violenze. Dopo le botte quella notte gli agenti decisero di collocare in isolamento tutti i detenuti malmenati nonostante mostrassero evidenti lesioni. È in questo frangente che, per i pm, impedirono al medico di turno di eseguire la visita di rito.
Altro episodio, risalente, secondo le accuse, ad aprile 2022. Un detenuto doveva essere riportato nella cella di isolamento dopo che aveva chiesto e ottenuto di essere trasferito in un’altra stanza per poter praticare meglio il Ramadan. Quando si trovava nell’ufficio del casellario giudiziale alcuni agenti lo avrebbero fatto spogliare e uno di loro, mentre i colleghi assistevano, lo avrebbe colpito alla nuca con un oggetto di metallo. Risultato: una profonda ferita in testa di circa 8 centimetri. L’uomo, nonostante la lesione, sarebbe stato portato e lasciato nella cella di isolamento. Tempo dopo il collega in servizio di controllo lo trovò sanguinante e privo di sensi, chiamò urgentemente il medico che dispose il trasferimento in ospedale. Venne ricoverato e impiegò un mese a guarire. In un’altra occasione, mesi prima, un recluso che aveva compiuto atti di autolesionismo sarebbe stato picchiato al rientro dall’ospedale.
Alessandro Ferrero, avvocato di uno degli agenti, invita alla prudenza nel trarre conclusioni: «I nostri assistiti negano recisamente le condotte loro addebitate, delle quali, al di là di quanto descritto nei capi di imputazione, nulla sanno, non potendo al momento prendere visione degli atti di indagine né tanto meno del tenore delle denunce a loro carico. Siamo sicuri in ogni caso, essendo estranei ai fatti, di poter dimostrare la assoluta infondatezza degli addebiti».
«Tra gli agenti ci sono persone che umanamente sono come si deve, altri che purtroppo forse dovrebbero starci loro dall’altra parte» diceva a Radio Radicale l’ex detenuto a Cuneo descrivendo «condizioni disumane» come lo stare tutto il giorno in quattro in una cella di nove metri quadrati e usare gabinetti che «all’ottanta per cento hanno lo sciacquone rotto». Alessandro parla anche del suicidio, il 20 marzo 2021, di Pasquale Amato, 41 anni. Era stato in cella di isolamento «con cibo di 3 o 4 giorni per terra nei piatti, era visibile a tutti che aveva gravi patologie». Il mattino in cui venne trovato impiccato alle grate della finestra aveva chiesto una sigaretta che, però, non era arrivata.
(da agenzie)
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Ottobre 11th, 2023 Riccardo Fucile
SAREBBERO STATE IMPIEGATE ANCHE BOMBE AL FOSFORO… LA DENUNCIA DI MEDICI SENZA FRONTIERE
Almeno 950 palestinesi morti e 5mila feriti. È il bilancio fornito
questa mattina all’alba dalle autorità di Gaza, la “prigione a cielo aperto più grande del mondo” presa di mira dall’aviazione israeliana dopo il brutale attacco condotto da Hamas sabato mattina. Le bombe di Tel Aviv hanno colpito edifici residenziali, ospedali e scuole in tutta la Striscia, e secondo il Ministero degli Esteri palestinese sarebbero state impiegate anche bombe al fosforo bianco, armi incendiarie vietate dal diritto internazionale in contesti urbani pieni di civili.
Il bilancio dei morti e feriti, tuttavia, è destinato a crescere nelle prossime ore e soprattutto nei prossimi giorni. L’esercito israeliano ha infatti confermato che circa 300mila soldati sono schierati vicino alla Striscia di Gaza e presto potrebbe essere dato l’ordine di invadere l’enclave palestinese via terra. Un’invasione della Striscia è destinata certamente a far crescere il numero delle vittime sia palestinesi che israeliane.
ONU: “Oltre 260mila persone fuggite dalle loro case a Gaza”
Nel frattempo l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha affermato che più oltre 260mila persone sono state costrette a lasciare le loro case nella Striscia di Gaza: “Si ritiene che più di 263.934 persone a Gaza siano fuggite dalle loro case, ma questo numero è destinato a crescere ulteriormente”. Oltre alle bombe, infatti, i civili soffrono le pesanti privazioni imposte indiscriminatamente dall’esercito israeliano su tutta la popolazione palestinese. All’inizio di questa settimana, il ministro della Difesa di Tel Aviv, Yoav Gallant, ha dichiarato che saranno interrotte le forniture di elettricità, cibo, acqua e carburante in tutto il territorio di Gaza.
Anche l’ONG Medici Senza Frontiere nel suo ultimo aggiornamento ha riferito di una situazione catastrofica: “Gli ospedali sono sopraffatti dall’elevato numero di feriti. I team di MSF continuano a lavorare incessantemente per trattare le persone ferite e donare forniture mediche. In soli tre giorni abbiamo utilizzato le scorte di forniture mediche di tre settimane. Ieri mattina abbiamo ricevuto nel nostro ospedale un ragazzo di 13 anni il cui corpo era quasi completamente ustionato dopo che una bomba è caduta vicino alla sua abitazione e ha innescato un incendio. È molto difficile trattare casi come questi nelle condizioni in cui ci troviamo ad operare e quando sono coinvolti dei bambini è molto difficile da accettare”.
I bombardamenti a Gaza – ha aggiunto MSF – hanno colpito edifici residenziali, scuole, campi rifugiati, ospedali e ambulanze. Tra questi è stato danneggiato l’ospedale Indonesian Hospital supportato da MSF, un’ambulanza che trasportava un ferito è stata distrutta di fronte all’ospedale in cui MSF lavora e in totale quattro ambulanze sono state colpite dagli attacchi, causando almeno un morto. Inoltre, a causa dei bombardamenti un’équipe di MSF ha dovuto interrompere un’operazione chirurgica e lasciare in fretta l’ospedale”.
(da Fanpage)
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Ottobre 11th, 2023 Riccardo Fucile
LE ATROCITA’ PERPETRATE DAI TERRORISTI ARMATI
A tre giorni dall’attacco a sorpresa dei terroristi di Hamas in Israele, per la prima volta i militari della Israel Defense Forces hanno permesso ai media di visitare una delle aree maggiormente colpite dalla violenza dei miliziani palestinesi.
Qualcuno l’ha già ribattezzata la strage dei bambini: sarebbero infatti almeno una quarantina i corpicini dei piccoli israeliani, alcuni completamente straziati, trovati dai soldati dell’IDF nel kibbutz di Kfar Aza, cinque chilometri a est di Gaza, tra le città di Netivot e Sderot, nel sud del Paese.
La notizia circolava già da ieri, 10 ottobre, a confermarla oggi è la Cnn. Alcuni cronisti della testata americana, insieme a quelli di altri media tra cui la Reuters, sono stati fatti entrare sul posto, accompagnati dai vari membri delle forze israeliane che, tra case bruciate, mobili sparsi e auto date alle fiamme, stanno andando raccogliendo i corpi e caricandoli sui propri mezzi. Non si sa ancora il numero di quanti hanno perso la vita, ma si parla di oltre 200 vittime. “Non è una guerra, non è un campo di battaglia, è un massacro”, è il grido del generale di Divisione Itai Veruv che ha accolto i reporter.
“Vedi i bambini, la madre, il padre, nelle loro camere da letto, nelle loro stanze, nei loro rifugi, e vedi come i terroristi li hanno uccisi” spiega ancora il generale. “È qualcosa che non ho mai visto nella mia vita. È qualcosa che immaginavamo dai nostri nonni, dalle nostre nonne nei pogrom in Europa e in altri luoghi. Non è qualcosa che è accaduto nella storia recente”, ha aggiunto il militare.
“Alcuni di loro non hanno più la testa. Fatta saltare da colpi d’arma da fuoco esplosi da vicino. O mozzata”, riferisce Nicole Zedek, di i24News. Lo stesso esercito ha riferito ai media di aver trovato “bambini con le teste decapitate” nel kibbutz. Secondo la stessa fonte, “intere famiglie sono state fucilate nei loro letti”. “Raccontate al mondo quello che avete visto”, ha gridato a un giornalista della Reuters un soldato israeliano.
I kibbutz risalgono ai tempi della fondazione di Israele, quando piccoli gruppi di persone fondarono comunità basate sull’idea della vita in comune. Secondo l’Agenzia Ebraica per Israele, circa 125.000 persone vivono in circa 250 kibbutz disseminati nel Paese. Per molti erano simboli di benessere e sicurezza. Sabato Hamas ne ha presi di mira diversi, tra cui Kfar Aza, Be’eri, Ofakim, Sderot, Yad Mordechai, Yated, Kissufim e Urim.
(da Fanpage)
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