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LE GUERRE VISTE DA UN BAR DI PAESE

Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile

DOVE PER OGNI QUESTIONE PER AVERE RAGIONE BASTA OFFRIRE DA BERE

I talk show, i siti e i giornali parlano davvero il linguaggio della gente? Quella che ogni giorno deve pensare al lavoro, a pagare le bollette e a questioni molto meno complesse della geopolitica. Sembra proprio di no, infatti è bastato fare un salto in un bar del suo paese, Rosolini, e lo scrittore siciliano Ottavio Cappellani ha scoperto che lì ci sono cose ben più importanti di cui preoccuparsi e per ogni questione complessa, come le guerre in Ucraina o tra Israele e Hamas, basta invocare la “bomba atomica”. E alla fine, nonostante le divergenze, c’è un modo molto semplice per avere ragione su tutto: pagare da bere…
“Vengono qui e ci stuppare le donne! I nivuri l’avissuru a’mmazzari a tutti quanti. Au, dico ammazzari in senso cacofonico!”. Noto con orrore che sto pensando, in maniera assai sessista e per nulla woke che “stuppare”, versione sicula di “stuprar*”, rende ancora più l’idea. O forse è ancora più orrorifica e quindi trasmettendo maggior senso di ripulsa, non è né sessista né woke. Non lo so. Sono anziano per queste minchiat*. Le parole sono queste. Facciamo un passo indietro. Sono le nove del mattino in questa campagna spersa del sud-est dove ancora oggi fa un caldo estivo e siamo al 13 ottobre e devo riuscire a intagliare una zucca galleggiante perché immagino che “Aulin” (qui si chiama così) lo festeggerò a mare. Ho dato da mangiare ai cani e ai gatti in mutande e sono ancora in mutande quando arriva Salvuccio con la sua Opel Agila fuori asse che dall’ultima volta, noto, lascia una scia di olio come un filo di Arianna.
– Ma perde olio – gli faccio.
– Lo so. Andiamo a mare? Perché in mutande? Il costume te l’hanno mangiato i gatti?
– Andiamo da Ignazio al bar (devo cambiare i nomi, sto chiedendo le loro opinioni personali ma so che la gente cambia opinione anche due o tre volte al giorno e non mi sembra il caso di registrare o di litigare con il bar).
– E perché in mutande?
Per strada, tra muri a secco di pietra bianca che sbucano dal terreno come lo scheletro di Dio e alberi di carrubo saggi, pensosi e tutto sommato allegri, pecore indifferenti e cani pastore trotterellanti chiedo a Salvuccio cosa ne pensa dela situazione a Gaza e del conflitto ucraino. È la stessa domanda che ho fatto stamattina al nuovo arrivato, un cucciolone di pastore maremmano già alto, non saprei, tre metri. Da buon maremmano mi ha risposto con un bestemmione irriferibile.
Salvuccio invece ci pensa e mi dice: – Zio, io gli avvolgimenti di filo di rame so fare, gli impianti delle luci, le pompe sommerse… ah ce la finisci di scrivere che ho il furgone con la scritta ‘pompe sommerse’? Da quando siamo andati alla spiaggia nudista e hai scritto il coso, l’articolo, c’è mia madre che è convinta che me ne vado nei locali degli scambisti.
– Oggi sei con la Opel.
– Ah vero. E comunque non lo so. Prima la sera mi guardavo la televisione e sentivo parlare di queste cose e non ci capivo niente. Adesso invece mi guardo chittitocca e continuo a non capirci una minchi*. Devi scrivere una cosa su questa cosa.
Annuisco guardando “Zaccheta” che ci scorre via sulla sinistra, un bar benzinaio in mezzo al nulla. Per approfondire la questione preferisco però il bar di Ignazio perché qui da “Zaccheta” (è il nome della contrada) sono tutti molto preparati sul conflitto di Gaza, su Israele, sui Palestinesi, su Hamas, su Putin, sulla nazionale di calcio, su Barbara D’Urso, su Giorgia Meloni su Elly Schlein, su Putin, su Trump, meno su Biden, e a volte si accendono dibattiti serissimi e di solito prima ha ragione chi offre da bere e tutti annuiscono e sono d’accordo, poi quando quello smette di offrire da bere iniziano tutti a dire la loro e finisce a bordello. È un po’ come accade in tutti i campi della vita: finché offri, hai ragione. Da Ignazio, invece, stanno sonnecchiando tutti quanti svenuti sui tavolini lamentandosi del caldo ma è da maggio che si parla del cambiamento climatico e oramai si sono rotti i cabbasisi dell’argomento. Da Ignazio è così, io lo chiamo lo schema del campionato di calcio: tutti a infervorarsi su una partita e dopo qualche giorno sono lì a infervorarsi su un’altra partita.
Ordino un caffè americano e sento gli sguardi poggiarsi su di me: sono il nuovo arrivato e o mi fanno una domanda o la devo fare io a loro. Se trovano l’argomento della conversazione interessante si svegliano, altrimenti tornano a sonnecchiare. Funziona così nei bar di paese.
Ci guardiamo per un minuto come in un film di Sergio Leone e poi sparo per primo: – Che ne pensate di quello che sta succedendo a Gaza?
Non ho intenzione di offrire nulla. Non devono darmi ragione. Voglio sapere cosa ne pensano.
Ignazio è nervoso. Verso quest’ora è sempre nervoso. Si calma verso le 12 dopo il primo “ammazzacammello” (campari-vodka in percentuali note solo a lui): – Ci devono buttare la bomba atomica. Però prima che ci buttano la bomba atomica lì, devono buttarci una bomba atomica anche qui, a Rosolini. (Quindi un bestemmione irriferibile. Di solito, Ignazio, dopo il terzo ammazzacammello diventa o pacifista o apocalittico guerrafondaio. Dipende dai giorni).
– Hai rotto i coglion* con questa bomba atomica! Polentone di questa gran coppolazza di minchia – dice Nino. Ignazio è lombardo ma ha la madre aretina, per questo bestemmia moltissimo anche se il bar è attaccato a un istituto di suore con le quali intrattiene cordialissimi rapporti.
Aguzzo la vista, oggi domani passasse una suora (anzi due, camminano sempre in coppia) chiederei loro cosa ne pensano (suspence).
– Io so soltanto che qui, ai niuri, ci danno gratis i pasti della mensa dei bambini, mentre noi rosolinesi, il pasto della mensa ce lo dobbiamo pagare (non so se è vero, vi dico quello che sento, e noto che usano la parola “pasto”. Guardate che è una cosa strana, dire “pasto”).
C’è un centro di accoglienza di minori non accompagnati, qui a Rosolini. Dovrò andarci, qualche volta.
– Furriano di notte – dice Sandro, detto “Zucchina” – Hai presente gli zombi? Mia madre è scantata. Ma io gliel’ho detto che se ne può stare tranquilla che non rubano niente perché sono appena arrivati e non conoscono i ricettatori e di sicuro non si possono portare i televisori rubati al centro accoglienza. Sono un pericolo per le fimmine sole però!
Cocimo sbatte un pugno sul tavolino in ferro che fa un po’ effetto gong: – Vengono qui e ci stuppano le donne! I nivuri l’avissuru a’mmazzari a tutti quanti. Au, dico ammazzari in senso cacofonico!
– Metaforico.
– Chiddu ca spacchiu iè e gghiè (tradotto: quello che è ed è).
– Ci vuole Putin – dice Ignazio. – Anzi no. Kim jong-un. Gli ha regalato il lancio di un missile balistico alla figlia per il suo compleanno! Quella è gente seria!
– A mmia Putin mi piacissi – interviene Turi Lumìa (limone). – Hanno detto in del talk show che ora Putin va con Hamas che vanno con l’Iran e inizia la terza guerra mondiale.
– Quale talk show? – Chiede Salvuccio, che inizia a interessarsi.
– Che minchia ne so, li sceglie mia moglie.
– Io guardo chittitocca.
– E si toccano?
– Minchi* se si toccano.
– Ci vuole! La terza guerra mondiale ci vuole! Siamo bambini viziati, con questi cellulari, con queste spacchio di sneakers, con gli influencer, con le stories, con i reel, con i videogame – dice Ignazio.
– Viziato ci sarai tu! – Gli risponde Nico, coltivatore diretto: – Io zappo da quando ho otto anni.
– Dovevi zappare di più.
– Non te lo dovevi vendere questo bar? E venditelo!
La situazione sta per fuggire di mano.
– Stavamo parlando di Gaza.
Tutti mi guardano come a dire “che?”.
Dopo qualche secondo ricordano.
Zucchina riprende il filo del discorso: – Io non ne conosco così, ebrei, non ci sono mai stato là, di dove sono gli ebrei?
Bella domanda.
C’è qualcuno che sta iniziando a spiegare la storia della Palestina e degli ebrei, sto per stopparlo io, quando invece li stoppa Salvuccio.
– Ah sì, questa cosa l’ho vista su chittitocca, ma non c’ho capito una minchia.
Ignazio si leva il grembiule e si fa il suo ammazzacammello. È il segnale per dire: ultimo giro che sto chiudendo. Così chiude anche la discussione: – Russia, Iran, Hamas, bisogna vedere che fa la Cina. Putin invade Ucraina e poi Europa. Iran e Hamas si prendono il medioriente. Però prima devono fare la terza guerra mondiale. Ora possiamo parlare di cose serie?
– Chi paga l’ultimo giro di Drekker? (Qui, le Dreher, le chiamano Drekker).
Tornando a casa, i muri a secco sono ancora lì. Come i cani pastore. E i carrubi. E gli ulivi (li stanno ancora scotolando ed è già tempo di olio nuovo). Qui, nel caldo, si aspetta la pioggia. Altrove si aspettano le bombe. Cerco di aggrapparmi a quello che vedo. La prima cosa che vedo è una mucca che pascola. E, un po’, mi calmo.
(da mowmag.com)

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VISCO RIFILA UNA BRUTTA BOTTA ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA: “SI RISCHIA DI FERMARSI A INDICAZIONI ASTRATTE”, “ATTENZIONE AI COSTI”

Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile

IL TESTO DELLA RIFORMA CALDEROLI È SCOMPARSA DAL CALENDARIO DEI LAVORI DEL SENATO. COLPA DI UN NUOVO SCONTRO TRA I MELONIANI E I LEGHISTI

L’autonomia differenziata, che tanto sta a cuore alla Lega, per ora è scomparsa dal calendario dei lavori del Senato. Colpa di uno scontro tra i meloniani e i leghisti in Affari costituzionali, sul quale è sbottato il presidente della commissione Alberto Balboni che, dopo tante mediazioni, ha chiesto una pausa per approfondire le divergenze.
E dire che il disegno di legge del ministro Calderoli – che dovrebbe consentire alle Regioni di attingere competenze esclusive fino a 23 materie – è sfuggito allo stop per la manovra, se non per un solo giorno, per la Nadef martedì 10. Tuttavia l’impasse è arrivata lo stesso. Non solo.
Le opposizioni, sempre sulle barricate, hanno buon gioco a chiedere i costi dell’autonomia. Vogliono i conti alla mano. Andrea Giorgis, capogruppo dem in commissione, ha chiesto di allegare agli atti la lettera inviata dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco al comitato per i Livelli essenziali di prestazione. I Lep sono la garanzia che una “Italia spezzatino”, in cui i cittadini abbiano diritti maggiori o minori a seconda di dove vivono, non ci sarà. Rappresentano in pratica l’antidoto a “spaccare l’Italia”. Lo stesso ministro Calderoli se ne è fatto staffetta.
Ma dopo una audizione del presidente del comitato per i Lep, Sabino Cassese, che non ha convinto le opposizioni, ecco la lettera di Visco. Tre pagine, una sintesi che evidenzia “le criticità” del lavoro sui Lep.
Visco invita a quantificare e a trarre spunti concreti affinché non ci si limiti a un lavoro meramente compilativo e soprattutto avverte del rischio che ci si limiti a indicazioni “astratte”. Fa anche esempi circostanziati su tutela della sicurezza del lavoro; istruzione; tutela dei beni culturali; alimentazione; ordinamento sportivo; tutela della salute; porti, aeroporti e grandi reti di trasporti.
Perciò il Pd chiede una nuova audizione di Cassese e del ministro dell’Economia, il leghista Giancarlo Giorgetti. […] Calderoli vuole accelerare. Per la Lega prima delle europee del 2024 l’autonomia differenziata deve essere legge.
(da la Repubblica)

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CHI COMPRERÀ I NUOVI BTP? I DEPOSITI BANCARI DELLE FAMIGLIE SI RIDUCONO PER COLPA DELL’INFLAZIONE, LE RISERVE BANCARIE SONO IN DISCESA

Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile

“IL FOGLIO”: “IL TESORO DOVRÀ CORRERE AI RIPARI CON ALTRE EMISSIONI TIPO BTP VALORE, AVRÀ ASSOLUTO BISOGNO CHE ENTRI AL PIÙ PRESTO LA QUARTA RATA DEL PNRR, PARI A 16,5 MILIARDI E NON SARÀ ANCORA SUFFICIENTE”

Il titolo è già eloquente: “Btp, incombono nuvole oscure”. E tra le molte analisi sui conti pubblici italiani quella di Intesa Sanpaolo pubblicata il 3 ottobre è accurata. Che arrivi il brutto tempo lo ha già detto la Banca d’Italia nell’audizione in parlamento: “L’elevato rapporto tra il debito e il pil è un serio elemento di vulnerabilità: riduce gli spazi di bilancio per far fronte a possibili futuri choc avversi, espone il paese al rischio di tensioni sui mercati finanziari, aumenta il costo del debito per lo stato, le imprese e le famiglie”, ha spiegato Sergio Nicoletti Altimari, capo del dipartimento Economia e Statistica.
L’agenzia britannica Scope Ratings e quella americana Fitch che pubblicherà la sua valutazione sul debito italiano il 10 novembre (apre le danze tra una settimana esatta Standard & Poor’s), ritengono che la Nadef rappresenti “un significativo allentamento della politica fiscale rispetto agli obiettivi precedenti”.
Il disavanzo di cassa quest’anno è diventato più alto del deficit pubblico in generale e l’anno prossimo è destinato a peggiorare. […] Di qui a dicembre il Tesoro stima di emettere titoli a medio-lungo termine per 60 miliardi di euro, ma quelli in scadenza ammontano a 72 miliardi. L’incertezza aumenta perché i finanziamenti extra mercato nel periodo gennaio-luglio di quest’anno sono peggiorati. I fondi delle Poste, per esempio, si sono ridotti di 5,2 miliardi, i depositi nel conto del Tesoro sono stati inferiori di 13,4 miliardi, i prestiti dalle istituzioni finanziare sono cresciuti di 9,1 miliardi.
Ciò vuol dire che, mentre la Nadef prevede per l’anno prossimo un deficit pubblico generale pari al 4,3 per cento del prodotto lordo, il disavanzo del settore statale sarà del 6,3 per cento, due punti più alto, un divario che si trascinerà anche nel 2025: 5,6 per cento invece di 3,6. La forbice resta nel 2026 (102 e non 56), Anche perché, e questa è la nuvola oscura che s’aggiunge alle altre, non c’è più il salvagente della Bce. A Francoforte si sta discutendo come gestire il gonfio portafoglio titoli e nello scenario base ci saranno 40 miliardi in meno che salgono a 66 miliardi nello scenario più rischioso.
Chi comprerà dunque i nuovi Btp? I depositi bancari delle famiglie si stanno riducendo per colpa dell’inflazione, anche le riserve bancarie in eccesso sono in discesa. Insomma, le istituzioni finanziarie italiane verrebbero chiamate ad assorbire oltre la metà dell’offerta netta il prossimo anno. Con l’aggravante che i tassi d’interesse resteranno elevati e con essi rimarrà alto lo spread arrivato alla fatidica quota di 200 punti base (cioè 2 per cento in più rispetto al Bund decennale tedesco).
Il Tesoro dovrà correre ai ripari con altre emissioni tipo Btp Valore, avrà assoluto bisogno che entri al più presto la quarta rata del Pnrr, pari a 16,5 miliardi, oltre alla terza rata di 18,5 miliardi appena versata dall’Unione europea, e non sarà ancora sufficiente. Nella peggiore delle previsioni, sottolinea lo studio di Intesa Sanpaolo, bisognerà adottare “una strategia non convenzionale di gestione del debito pubblico” simile a quella utilizzata durante il Covid. Chiara Manenti non vuol insegnare il mestiere al direttore generale del Tesoro, ma Riccardo Barbieri Hermitte dovrà far ricorso non solo a tutta la sua conoscenza tecnica, ma anche a molta immaginazione
( da il Foglio)

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LA “BESTIA” DI SALVINI STA TORNANDO? IN VISTA DELLE EUROPEE DI GIUGNO, IL “CAPITONE” STA RISVEGLIANO LA SUA MACCHINA DI COMUNICAZIONE SOCIAL: SOLO NELL’ULTIMO MESE, SU FACEBOOK IL MINISTRO HA PUBBLICATO 288 POST, MENTRE GIORGIA MELONI NE HA PUBBLICATI APPENA 38

Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile

ED È TORNATO A USARE TONI FORTI SULL’ATTUALITÀ (COME QUANDO C’ERA LUCA MORISI A GESTIRE LE SUE PAGINE)… L’EFFICACIA DEI SUOI MESSAGGI E’ QUELLA DI UN TEMPO? PER IL MOMENTO SEMBREREBBE DI NO

Matteo Salvini, nell’ultimo mese, solo su Facebook ha pubblicato ben 288 post, forte dei suoi 5 milioni di follower. Giorgia Meloni (2,9 milioni di follower), ha postato appena 38 messaggi (1,1 volta al giorno). Il vicepremier e leader della Lega, su Meta, fa correre la sua macchina di comunicazione e propaganda social quasi 8 volte più forte rispetto a quella della premier
La dinamica, sempre focalizzando sugli ultimi 30 giorni, si riverbera anche sugli altri tre principali social, dove Salvini è saldamente in testa rispetto a Meloni: X (ex Twitter): 134 post rispetto a 61; Instagram: 241 rispetto a 43; TikTok: 42 contro 17.
Questi numeri, frutto di un’analisi realizzata da DeRev per il Corriere , fotografano la forte accelerazione che Salvini ha impresso alla sua struttura di comunicazione, che ai tempi d’oro del 30% e passa di consensi fu ribattezzata «La Bestia» per la sua potenza di fuoco, gestita direttamente da Luca Morisi.
Quest’ultimo, da tempo, dopo lo scandalo che lo vide protagonista, oggi è impegnato fuori dalla politica e a supervisionare ci sono due giovani: Leonardo Foa, figlio di Marcello (ex presidente Rai) e Daniele Bertana, capo della segreteria particolare del Capitano al ministero e membro del suo staff dall’aprile del 2017
I dati rispecchiano il cambio di passo che Salvini ha fatto scattare a livello politico, tornando a puntare sui toni più forti, privilegiati in passato, e tornando a cavalcare con forza temi di attualità,
Risorse importanti, anche ricorrendo a sponsorizzazioni a pagamento su Meta, sono state investite dal leader della Lega per promuovere l’ultimo raduno di Pontida e, soprattutto, per creare attesa riguardo l’intervento di Marine Le Pen alla storica kermesse.
L’incremento di contenuti sui social dimostra come Salvini, ma non solo lui, sia già in piena campagna elettorale per le Europee del prossimo giugno. Un binario doppio, per il vicepremier, che, oltre a dover superare il 10% per rinsaldare la sua leadership di partito, è impegnato in una sfida interna verso FdI e la premier, a cui spera di sfilare i voti più a destra proprio con il ritorno ai toni forti.
Secondo l’ultimo sondaggio di Ipsos per il Corriere , la Lega sarebbe cresciuta del 2% rispetto a settembre, arrivando al 10,1%. Sono questi i frutti di questo ritorno al passato? A livello di consensi è molto probabile. C’è però un «ma».
L’analisi di DeRev, società specializzata in strategie digitali, evidenzia attraverso i numeri come l’appeal dei profili social salviani sia assai diminuito.
Un esempio chiave? Su Facebook, a fronte di 266 post, il tasso di engagement su base giornaliera rilevato è dello 0,83%, cioè pressoché lo stesso di Meloni che ha pubblicato 8 volte in meno rispetto al suo vice.
(da Il Corriere della Sera)

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ALTRI GIUDICI DEMOLISCONO IL DECRETO CUTRO: NUOVO PROVVEDIMENTO DEL TRIBUNALE DI POTENZA CHE LIBERA UN RICHIEDENTE ASILO TUNISINO

Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile

“LA TUNISIA NON PUO’ ESSERE CONSIDERATO UN PAESE SICURO”

La valanga di provvedimenti dei giudici delle sezioni immigrazione contro il decreto Cutro sembra inarrestabile e si allarga di tribunale in tribunale. Una nuova pronuncia, questa volta del giudice della sezione immigrazione di Potenza Filippo Palumbo, non convalida il trattenimento di un richiedente asilo tunisino disponendone la liberazione.
Il caso riguarda un tunisino per il quale il questore di Forlì, aveva disposto il trattenimento nel Cpr di Potenza: due località entrambe assai lontane dal concetto di frontiera, imprescindibile per l’applicazione delle procedure di frontiera.
Il migrante per altro è arrivato in Italia nel 2022 e aveva una prima volta avanzato richiesta di asilo a Palermo. Poi reiterata gli è stato dato appuntamento per il primo ottobre 2023 ma la questura di Forlì ne ha disposto il trattenimento, che il giudice dichiarato illegittimo anche perché il migrante è pure in possesso di un passaporto e la sua consegna alle autorità è ritenuto elemento sufficiente e alternativo al trattenimento quand’anche fosse ritenuto necessario.
Tra le motivazioni del provvedimento- osserva l’Asgi – “anche quella che ricorda che le procedura di frontiera si applicano solo a chi arriva da un Paese sicuro e la Tunisia secondo la recente pronuncia dei giudici di Firenze – non può essere considerata un Paese sicuro”. Si allunga dunque la lista dei provvedimenti contro i quali il Viminale dovrà presentare ricorso in Cassazione come confermato dal ministro dell’Interno Piantedosi.
(da agenzie)

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MONI OVADIA, EBREO, FINISCE AL CENTRO DELLE POLEMICHE PER LE SUE OPINIONI IN MERITO ALLA GUERRA IN MEDIO ORIENTE: “TEL AVIV LASCIA MARCIRE LE COSE PER CANCELLARE LA STESSA IDEA CHE I PALESTINESI ESISTANO. LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE È COMPLICE: QUESTI SONO I RISULTATI”

Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile

VENGONO CHIESTE LE SUE DIMISSIONI DA DIRETTORE DEL TEATRO COMUNALE DI FERRARA, VIETATO DISSENTIRE DAL PENSIERO UNICO

È durissimo con lo Stato di Israele, l’intellettuale e musicista Moni Ovadia, ebreo, direttore del Teatro comunale di Ferrara, da sempre molto critico con le politiche dello Stato ebraico: «Israele lascia marcire le cose, fingendo che il problema palestinese non esiste, per cancellare la stessa idea che i palestinesi esistano; e la comunità internazionale è complice: questi sono i risultati».
Ovadia, dopo aver premesso che «la morte anche di una sola persona, sia essa israeliana o palestinese, è sempre una tragedia e va condannata con tutte le forze», punta il dito contro la politica del governo israeliano e del premier Netanyahu, a seguito dell’attacco missilistico di Hamas e la risposta annunciata da Tel Aviv. Un’altra presa di posizione netta di un intellettuale che, dopo quella dello studente egiziano Patrick Zaki, suscita polemiche.
Il Presidente della Fondazione Ferrara Arte Vittorio Sgarbi commenta: «Le istituzioni culturali ferraresi hanno il dovere di sostenere il diritto di Israele ad esistere. Ogni altra considerazione umana e politica sui diritti dei palestinesi non può essere invocata. In un momento come questo, Vittorio Sgarbi richiama Moni Ovadia, nel suo ruolo istituzionale, al contegno e alla umana pietà per le vittime innocenti, che sono posizioni necessarie e preliminari a qualunque riflessione politica».
(da agenzie)

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IL DIRETTORE DI ACTIONAID PALESTINA: “A GAZA OSPEDALI SENZA CORRENTE SI TRASFORMANO IN OBITORI”

Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile

“NEONATI A RISCHIO NELLE INCUBATRICI, PAIENTI ANZIANI SENZA OSSIGENO, DIALISI RENALE FERMA, IMPOSSIBILE FARE RADIOGRAFIE”

Nadim Zaghloul, direttore ActionAid Palestina che si trova in Cisgiordania ha raccontato a Fanpage.it la situazione negli ospedali nella Striscia di Gaza: “Gli ospedali non hanno corrente, il che mette a rischio i neonati nelle incubatrici e i pazienti più anziani che necessitano di ossigeno. La dialisi renale si ferma, e non si possono effettuare radiografie. Senza elettricità, gli ospedali rischiano di trasformarsi in obitori”.
Nadim Zaghloul, direttore di ActionAid Palestina, che si trova in questo momento in Cisgiordania, ha rilasciato un’intervista a Fanpage.it sulla crisi umanitaria provocata dal conflitto israelo-palestinese, che sta colpendo oltre due milioni di persone. ActionAid lavora nei Territori Palestinesi Occupati da molti anni, sostenendo la popolazione che vive senza i servizi di base, privata della libertà e dei diritti umani. ActionAid è impegnata in diversi interventi di emergenza, con fornitura di assistenza umanitaria essenziale, tra cui cibo e medicine.
Secondo le ultime notizie che arrivano da Gaza nella notte ci sono stati ancora bombardamenti israeliani, soprattutto al confine, come raccontano video postati sui social dai residenti e una nota dell’Aeronautica israeliana. Israele afferma di aver sganciato in sei giorni 6000 bombe, per un peso di 4000 tonnellate, sugli obiettivi di Hamas a Gaza, colpendo oltre 3.600 obiettivi. Il bilancio delle vittime secondo il ministero della Sanità di Gaza, sotto il controllo di Hamas, è di almeno 1.537 morti e 6.612 feriti. L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di 1,1 milioni di abitanti di Gaza, intimando loro di rifugiarsi a Sud entro 24 ore e invitandoli a non avvicinarsi all’area delle recinzioni al confine, perché i militari colpiranno “in modo significativo l’area della città di Gaza nei prossimi giorni”. Secondo l’Onu l’ordine di evacuazione rischia “di trasformare quella che è già una tragedia in una catastrofe”, perché è impossibile che tale movimento “abbia luogo senza devastanti conseguenze umanitarie”.
Qual è la situazione a Gaza in questo momento? Continuano i raid aerei e i bombardamenti?
I bombardamenti a Gaza continuano a colpire edifici residenziali civili. L’ultimo bilancio delle vittime fornito dal ministero della salute dell’enclave è di 1.537. Più di 6.600 persone sono state ferite. Il bombardamento aereo di Gaza si è intensificato.In Israele, più di 1.300 persone sono state uccise. I jet israeliani stanno rilasciando volantini sulla parte settentrionale di Gaza, dicendo alla gente di lasciare le loro case “immediatamente”. Le organizzazioni umanitarie internazionali chiedono la creazione di “corridoi umanitari”, ma l’enclave rimane sotto assedio totale.
Siete in contatto con i vostri operatori umanitari nella Striscia di Gaza? La comunicazione è ancora possibile?
Continuiamo a comunicare con i nostri colleghi e partner e con le organizzazioni umanitarie, per coordinare la nostra risposta umanitaria. Continuiamo a chiamare i nostri colleghi per assicurarci che loro e le loro famiglie siano al sicuro.
Quanti operatori umanitari avete nella Striscia di Gaza? Il vostro staff è al sicuro?
Abbiamo tre operatori umanitari, fino ad ora sono al sicuro, ma sono stati costretti a fuggire dalle loro case e a rifugiarsi in altri luoghi. L’appartamento di un nostro collega è stato raso al suolo.
È ancora possibile portare aiuti umanitari ai civili nella Striscia di Gaza?
Se la chiusura di Gaza continuasse e Israele continuasse a negare l’ingresso e la consegna di assistenza umanitaria alla Striscia di Gaza, allora diventerebbe impossibile portare aiuti umanitari ai civili. Ci siamo uniti ad altre organizzazioni umanitarie chiedendo l’apertura di corridoi umanitari sicuri e la cessazione delle ostilità, che sarebbero cruciali per alleviare le sofferenze di milioni di persone a Gaza.
§Qual è la situazione negli ospedali in Cisgiornania e a Gaza? Ci sono medicine a sufficienza?
In Cisgiordania gli ospedali riescono a operare e possono curare attualmente le ferite provocate dagli attacchi delle forze israeliane e dei coloni israeliani. Per quanto riguarda le condizioni degli ospedali a Gaza, dal momento che Gaza smette di ricevere corrente elettrica, gli ospedali non hanno corrente, il che mette a rischio i neonati nelle incubatrici e i pazienti più anziani che necessitano di ossigeno. La dialisi renale si ferma, e non si possono effettuare radiografie. Senza elettricità, gli ospedali rischiano di trasformarsi in obitori. Il sistema sanitario di Gaza sta iniziando a collassare: 1.354 morti e 6.049 feriti. Pazienti salvabili morti per mancanza di personale, risorse, letti. Le terapie intensive sono piene, così come le sale operatorie. Non c’è nemmeno abbastanza spazio nei corridoi.
(da Fanpage)

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HUMAN RIGHTS WATCH: “ISRAELE HA USATO A GAZA ANCHE IL FOSFORO BIANCO, CI SONO I VIDEO”

Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile

MA I MASSACRI VANNO CONDANNATI SOLO SE LI COMMETTE HAMAS

“Le forze israeliane hanno utilizzato fosforo bianco nelle operazioni militari in Libano e Gaza rispettivamente il 10 e 11 ottobre 2023″. È quanto ha dichiarato Human Rights Watch, che ha potuto verificare la notizia “sulla base di video e resoconti di testimoni”.
Come sottolinea l’organizzazione umanitaria, le immagini in questione, che sono state pubblicate e verificate anche dal Washington Post, “mostrano molteplici esplosioni aeree di fosforo bianco sparate dall’artiglieria sul porto di Gaza City e su due località rurali lungo il confine tra Israele e Libano”.
Il fosforo bianco, che può essere utilizzato come cortina di fumo o come arma (l’abbiamo già visto nella guerra tra Russia e Ucraina), prosegue HRW, “ha il potenziale di causare danni ai civili a causa delle gravi ustioni che provoca e dei suoi effetti persistenti a lungo termine sui sopravvissuti. Il suo utilizzo in aree densamente popolate di Gaza viola il requisito previsto dal diritto internazionale umanitario”. I frammenti di fosforo bianco possono aggravare le ferite anche dopo le cure e possono entrare nel flusso sanguigno e causare insufficienza multiorgano. Anche le ustioni relativamente minori sono spesso fatali.
Ha spiegato Lama Fakih, direttrice per il Medio Oriente e il Nord Africa di Human Rights Watch, che “il fosforo bianco è illegalmente indiscriminato quando esplode in aree urbane popolate, dove può bruciare case e causare danni enormi ai civili”. L’organizzazione l’11 ottobre scorso ha intervistato telefonicamente due persone della zona di al-Mina nella città di Gaza, che hanno descritto di aver osservato esplosioni coerenti con l’uso di fosforo bianco.
Ha inoltre esaminato un video verificando che era stato ripreso nel porto di Gaza City e ha identificato che le munizioni utilizzate nell’attacco erano proiettili di artiglieria al fosforo bianco da 155 mm. Altri video pubblicati sui social media e verificati da Human Rights Watch mostrano la stessa posizione. Il fumo bianco denso e l’odore di aglio sono caratteristiche del fosforo bianco. Human Rights Watch ha esaminato anche due filmati del 10 ottobre provenienti da due località vicino al confine tra Israele e Libano. Ciascuno mostra sempre proiettili di artiglieria al fosforo bianco da 155 mm utilizzati.
Le autorità israeliane – ha sottolineato Human Rights Watch – non hanno commentato se abbiano utilizzato o meno il fosforo bianco durante i combattimenti nell’ambito delle ostilità seguite agli attacchi mortali di Hamas del 7 ottobre. Secondo il Ministero della Sanità di Gaza, nel pesante bombardamento israeliano sulla città quasi 1600 palestinesi sono morti, tra cui decine di civili e 500 bambini, e sono al momento circa 400mila gli sfollati.
(da Fanpage)

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“I CIVILI LASCINO GAZA ENTRO 24 ORE PER LA LORO SICUREZZA”: L’ESERCITO ISRAELIANO ORDINA L’EVACUAZIONE NEL SUD DELL’ENCLAVE PALESTINESE. MA SECONDO L’ONU È “IMPOSSIBILE TRASFERIRE LA POPOLAZIONE SENZA CONSEGUENZE DEVASTANTI”

Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile

LA RIVELAZIONE DEL “WASHINGTON POST”: “ISRAELE HA USATO IL FOSFORO BIANCO” – CONTINUANO I BOMBARDAMENTI SULLA CITTÀ: IN SEI GIORNI SONO STATE SGANCIATE 6.000 BOMBE, PER UN PESO DI 4.000 TONNELLATE… 423 MILA GLI SFOLLATI A GAZA COSTRETTI A LASCIARE LE PROPRIE CASE, 11 I MEDICI UCCISI

L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di “tutti i civili da Gaza” nel sud dell’enclave palestinese nel settimo giorno di guerra tra Israele e Hamas. In una nota, l’esercito israeliano ha chiesto “l’evacuazione di tutti i civili di Gaza City dalle loro case a sud per la loro sicurezza e protezione e lo spostamento nell’area a sud di Wadi Gaza”, un corso d’acqua situato a sud della città. “Sarà permesso di tornare a Gaza City solo quando verrà fatto un altro annuncio che lo consentirà”, ha aggiunto l’esercito.
L’Onu è stata informata dall’esercito israeliano dell’ordine di “ricollocare” circa 1,1 milioni di residenti dal nord della Striscia di Gaza al sud entro 24 ore, ha detto all’AFP il portavoce del segretario generale dell’organizzazione, Stéphane Dujarric, chiedendo che questo ordine venga annullato.
Ieri sera “i funzionari delle Nazioni Unite a Gaza “sono stati informati dai loro ufficiali di collegamento militari israeliani che l’intera popolazione a nord di Wadi Gaza sarebbe stata trasferita a sud entro 24 ore”- Secondo Dujarric, un’evacuazione di tale portata è “impossibile senza causare conseguenze umanitarie devastanti”.
Pesanti bombardamenti israeliani stanno colpendo anche nella notte la Striscia di Gaza, in particolare nei pressi del confine. Lo testimoniano video postati sui social dai residenti e una nota dell’Aeronautica israeliana.
“Anche di notte, e in qualsiasi momento, centinaia di aerei IAF continuano ad attaccare con forza e a danneggiare gravemente le capacità del nemico”: è il commento a un video postato dall’Aeronautica israeliana sui social. Israele afferma di aver sganciato in sei giorni 6.000 bombe, per un peso di 4.000 tonnellate, sugli obiettivi di Hamas a Gaza, colpendo oltre 3.600 obiettivi.
Un video di mercoledì su uno degli attacchi di Israele a Gaza sembra mostrare l’uso di fosforo bianco, la controversa munizione che può causare gravi danni se usata contro i civili. Lo riporta il Washington Post citando un’analisi di Human Rights Watch. Il video, verificato dal Washington Post, mostra due colpi di artiglieria sparati in rapida successione verso i target che, una volta esplosi, rilasciano automaticamente il fosforo bianco. In una nota Human Rights Watch ha confermato che il fosforo bianco è stato usato sopra Gaza City.
(da agenzie)

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