Ottobre 16th, 2023 Riccardo Fucile
SALTA LA CONFERMA DI QUOTA 103
La riforma della legge Fornero non solo non ci sarà, ma viene
addirittura ridimensionata ogni forma di anticipo delle pensioni. Lo dice con chiarezza il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, quando parla di un sistema “molto più restrittivo” per l’accesso al pensionamento anticipato.
Il ministro risponde, in conferenza stampa, a chi gli chiede se verrà confermata la Quota 103, già di per sé tutt’altro che un successo nel 2023. In prima battuta Giorgetti risponde in modo vago, senza far capire cosa effettivamente ha deciso il governo con la manovra. Alla seconda domanda, però, Giorgetti è costretto ad ammettere che l’anticipo pensionistico diventerà molto “più restrittivo”.
Tutte le promesse della maggioranza, soprattutto della Lega e del suo leader Matteo Salvini, nonché vicepresidente del Consiglio, sono andate in frantumi. La riforma della Fornero non ci sarà e anzi si torna indietro con nuove regole più restrittive. Niente proroga della Quota 103, ma misure più stringenti per l’accesso all’anticipo previdenziale.
Ciò che ammette Giorgetti è che vengono alzati i requisiti riguardanti l’età anagrafica per l’anticipo pensionistico. Resta ferma il criterio dei 62 anni di età, mentre si vanno ad alzare i requisiti contributivi. Ci sarà una “penalizzazione”, spiega Giorgetti e non sarà una Quota 104 piena, ma una formula leggermente diversa.
Il governo ha deciso anche di superare l’attuale meccanismo dell’Opzione donna e dell’Ape sociale, unificando le due misure in una sola che riguarda la flessibilità in uscita. Anche in questi casi non vengono definite le misure precise, ma di certo ci sarà un nuovo fondo che sostituirà le misure attualmente esistenti. La misura, ha spiegato Meloni, dovrebbe prevedere l’uscita a 63 anni con 36 di contributi per i lavoratori gravosi e con 35 di contributi per le lavoratrici.
Altra novità riguarda la rivalutazione delle pensioni, che non sarà piena. L’indicizzazione sarà al 100% solamente per gli assegni fino a quattro volte il minimo, poi al 90% per 5 volte il minimo e gradualmente si scenderà. Viene confermata la super-valutazione delle pensioni minime, che dovrebbe voler dire la conferma degli assegni a 600 euro.
Altra novità riguarda le pensioni future, riguardanti chi accede all’assegno solamente con il sistema contributivo: verrà eliminato il vincolo per cui chi va in pensione solo con il contributivo non può accedere alla pensione all’età prevista se non viene raggiunto un importo pari a 1,5 volte la pensione sociale. La misura viene cancellata.
(da La Notizia)
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Ottobre 16th, 2023 Riccardo Fucile
L’APPELLO DI “ALLEANZA CONTRO LA POVERTA'”
Povertà e fame: sono due emergenze che rischiamo di dimenticare, nei giorni in cui contiamo, drammaticamente, le vittime di un nuovo, violentissimo conflitto. Eppure c’è un legame molto stretto tra povertà, fame e guerra, in cui le prime sono al tempo stesso causa e conseguenza della seconda. E non v’è dubbio che, nelle nuove violenze che incendiano Israele e la Striscia di Gaza, proprio la povertà, la soggezione, la fame, siano da un lato la radice di un radicalizzarsi delle ostilità, dall’altro l’arma tra le armi, di questo e di tutti i conflitti aperti nel mondo. Ad una crescita della polarizzazione della ricchezza nelle mani di pochi, risponde la crescita della povertà e dello sfruttamento umano di molti.
Due giornate arrivano, una dopo l’altra, a rammentarci, proprio in queste settimane drammatiche, come il diritto al cibo e a una vita dignitosa siano il fondamento di quella pace che in tanti oggi auspichiamo e invochiamo: la Giornata mondiale dell’Alimentazione, il 16 ottobre, e la Giornata mondiale della lotta contro la povertà, il 17.
Tutte le 35 organizzazioni che fanno parte dell’Alleanza contro la povertà sono ben consapevoli di quanto la pace sia un elemento fondamentale e imprescindibile nella lotta alla povertà e sono quindi impegnate nella diffusione di una cultura di pace.
Al tempo stesso sappiamo come fame e miseria siano terreno fertile per il proliferare di violenze e terrorismo: l’impegno per la pace e la risoluzione dei conflitti deve quindi essere accompagnato, contestualmente, da un impegno concreto e deciso per lo sradicamento della povertà nel mondo, con un impegno di cooperazione internazionale e sostegno allo sviluppo a cui il nostro Paese non può sottrarsi.
Ma veniamo all’Italia: secondo gli ultimi dati Istat (relativi al 2021), 5,6 milioni di persone nel nostro Paese vivono in povertà assoluta. che tocca quasi un residente su dieci. Solo quindici anni fa, il fenomeno riguardava 2,8 milioni di persone: tanto pesanti sono stati gli effetti delle crisi economiche e sanitarie e dei conflitti bellici che, dal 2008 a oggi, si sono succeduti.
In tale contesto, il confine tra povertà relativa e povertà assoluta si sta drammaticamente assottigliando.
In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando nel nostro Paese, è cruciale assicurare strumenti di contrasto alla povertà che siano efficaci e universali, capaci di intercettare il bisogno di chiunque sia povero assoluto, a prescindere da età e condizione sanitaria, è in questo momento una sfida cruciale, sulla quale non possiamo fare passi indietro. Rinnoviamo quindi il nostro appello al governo, perché reintroduca il principio dell’universalità selettiva, abolendo le categorie introdotte dalle legge 85/2023, o quanto meno allarghi la platea dei beneficiari dell’Assegno d’inclusione, nuovo strumento di contrasto alla povertà. Viviamo settimane cruciali per le politiche economiche e sociali: la prossima legge di Bilancio dovrà affrontare con la massima serietà il tema della povertà e dell’impoverimento degli italiani. Come Alleanza contro la povertà, mettiamo a disposizione le idee, i dati e le proposte contenute nel Position paper che abbiamo pubblicato lo scorso settembre e che oggi, in occasione della Giornata, rilanciamo.
Portavoce nazionale Alleanza contro la povertà
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Ottobre 16th, 2023 Riccardo Fucile
L’IRPEF PASSA A TRE ALIQUOTE DAL 2024 CON UN MINIMO GUADAGNO PER LA FASCIA MEDIA (20 EURO)… TAGLIATE LE DETRAZIONI FISCALI SOPRA AI 50.000 EURO (CHE NON DICHARA QUASI NESSUNO)
Nel decreto fiscale collegato alla manovra del governo Meloni, c’è la
tanto attesa riforma dell’Irpef. Le aliquote, dal 2024, passeranno da quattro a tre. Contestualmente verranno tagliate le detrazioni fiscali sopra ai 50mila euro: il senso di questo secondo passaggio non è quello di finanziare la misura – come si era detto in un primo momento – ma di evitare che la rimodulazione delle aliquote e l’accorpamento dei due scaglioni più bassi finisca per favorire chi guadagna di più. L’ampliamento del primo scaglione infatti, anche se a cascata, si riflette anche sui redditi più alti.
Come cambia l’Irpef dal 2024 e chi ci guadagna
Dal gennaio 2024 entrerà in vigore la riforma dell’Irpef: le aliquote passeranno da quattro a tre, con un accorpamento del primo scaglione. La situazione attuale è la seguente:
redditi fino a 15mila euro, aliquota del 23%
redditi tra i 15mila e i 28mila euro, aliquota del 25%
redditi tra i 28mila e i 50mila euro, aliquota del 35%
redditi superiori ai 50mila euro, aliquota del 43%
Dopo l’entrata in vigore della riforma del governo, ovvero da gennaio 2024, l’Irpef seguirà questo schema:
redditi fino a 28mila euro, aliquota del 23%
redditi tra i 28mila e i 50mila euro, aliquota del 35%
redditi superiori ai 50mila euro, aliquota del 43%
In sostanza, il primo scaglione viene accorpato, con la conseguenza che i redditi tra i 15mila e i 28mila euro pagheranno due punti in meno di Irpef, passando dal 25% al 23%. Conti alla mano, questo cambiamento potrebbe valere al massimo intorno ai 20 euro netti al mese.
Perché il governo ha tagliato le detrazioni fiscali
Nello stesso testo di legge, il governo ha anche inserito il taglio delle detrazioni fiscali.
A partire dal gennaio 2024, per i contribuenti che superano i 50mila euro di reddito la detrazione dall’imposta lorda è diminuito di 260 euro. Si tratta di un tentativo di riequilibrare la situazione dopo l’accorpamento delle prime due aliquote Irpef, affinché la misura favorisca solo i redditi bassi.
(da Fanpage)
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Ottobre 16th, 2023 Riccardo Fucile
CON I SUOI 35 ANNI E’ IL PIÙ GIOVANE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DELLA STORIA ECUADORIANA… È FIGLIO DI ALVARO NOBOA, L’UOMO PIÙ RICCO DELL’ECUADOR, PER CINQUE VOLTE CANDIDATO SENZA SUCCESSO ALLA MASSIMA CARICA DELLO STATO
Daniel Noboa Azín, candidato per il movimento liberale Adn, ha vinto il ballottaggio presidenziale svoltosi ieri in Ecuador superando la rivale di sinistra di Revoluciòn Ciudanana, Luisa González, e trasformandosi nello stesso tempo con i suoi 35 anni nel più giovane presidente della repubblica della storia ecuadoriana. Con lo scrutinio da parte del Consiglio nazionale elettorale (Cne) giunto al 90,87% del totale, Noboa ha ricevuto 4.881.100 voti pari al 52,30%, contro i 4.451.243 raccolti da González (47,70%).
In una trasmissione a reti unificate, la presidente del Cne, Diana Atamaint, ha ufficializzato la “tendenza irreversibile” della vittoria di Noboa. Nella sua prima dichiarazione da vincitore, il giovane leader liberale ha sottolineato che “oggi abbiamo fatto la storia, le famiglie ecuadoriane hanno scelto un Paese con sicurezza e occupazione”. Da parte sua la sfidante González ha riconosciuto la vittoria del suo rivale e gli ha promesso collaborazione in Parlamento, “ma non certo per “privatizzare le nostre risorse o rendere precaria la vita dei cittadini”.
Il capo dello Stato eletto era entrato a sorpresa nel secondo posto utile per il ballottaggio al termine del primo turno svoltosi il 20 agosto, dove aveva ottenuto il 23,47% dei voti, circa un milione meno di González, vincitrice con il 33,61% dei suffragi. Ma grazie anche alla confluenza sulla sua candidatura dei suffragi di vari aspiranti alla presidenza eliminati in agosto, Noboa è riuscito nell’impresa di ribaltare il risultato e di entrare quindi nel palazzo di Carondelet il prossimo dicembre come successore di Guillermo Lasso.
Di formazione imprenditore e con una relativamente breve esperienza politica di due anni in Parlamento (2021-2023), Noboa è figlio di Alvaro Noboa, l’uomo più ricco dell’Ecuador, per cinque volte candidato senza successo alla massima carica dello Stato. Durante le campagne elettorali dei due turni di votazione, il neoeletto presidente ha cercato di mostrarsi come una personalità “fuori dall’establishment”, assicurando comunque di voler rafforzare il modello di libero mercato esistente nel Paese.
Gli altri obiettivi che ha promesso di affrontare immediatamente sono quelli di contrastare la violenza e l’insicurezza che si sono impadronite dell’Ecuador da alcuni anni e di dare una risposta rapida alla carenza di posti di lavoro. Obiettivi che richiederanno un forte impegno, visto fra l’altro che il suo mandato presidenziale, essendo una continuazione di quello interrotto da Lasso con lo scioglimento del Parlamento durerà appena 18 mesi, fino al maggio 2025 quando si svolgeranno nuovamente elezioni generali.
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2023 Riccardo Fucile
I MALATI PIÙ GRAVI NON POSSONO ESSERE FATTI EVACUARE DA GAZA PERCHÉ NON CI SONO AMBULANZE PER TUTTI E CON LORO RIMANGONO MEDICI E PARENTI MENTRE L’AVIAZIONE ISRAELIANA SGANCIA BOMBE SEMPRE PIÙ VICINE
Con gli obitori degli ospedali al collasso, a Gaza vengono utilizzate le
celle frigorifere dei furgoncini dei gelati per preservare i cadaveri delle vittime dei bombardamenti. Sono molti i video e le foto che rimbalzano sui social, con medici e volontari che utilizzano i mezzi per adagiare i corpi avvolti nei lenzuoli bianchi.
“Gli obitori degli ospedali sono piccoli e non possono ospitare tutti i cadaveri di questi giorni – spiega un medico di fronte ad uno dei furgoncini -, per questo siamo costretti ad utilizzare i freezer dei furgoncini dei gelati o del cibo delle aziende della zona per poter conservare i cadaveri. Siamo completamente al collasso”.
L’ennesimo ultimatum dell’esercito israeliano, ieri mattina, ha invitato ancora una volta la gente a lasciare le aree a Nord e Gaza City per spostarsi a Sud entro le 13. Altre centinaia di persone si sono messe in strada. Ma oltre agli irriducibili disposti a morire pur di non lasciare le loro case, il problema restano gli ospedali affollati di malati e feriti. Pazienti gravi, impossibili da evacuare senza mezzi adeguati in un paese dove manca tutto a partire dalle ambulanze. Con loro restano decine di medici e infermieri decisi a non lasciare indietro i loro ammalati.
Insieme a parenti che non abbandoneranno figli, mariti o mogli, genitori, fratelli infermi e inermi. Nessun ultimatum riuscirà a convincerli. Non se ne andranno finché non saranno nelle condizioni di trasportare tutti in salvo. Per spingerli ad andare via, l’esercito israeliano li terrorizza, facendo cadere le bombe sempre più vicine, fino a colpire gli edifici che circondano i nosocomi. È successo all’al- Quds Hospital, nel quartiere residenziale di Shuja’iyya, in pieno centro di Gaza, un ospedale privato già bombardato nel 2009 e ricostruito con fondi di Qatar e Francia.
In effetti medici e parenti di infermi hanno paura: ma come possono andarsene? Lo stesso è stato fatto all’Ahli Arab Hospital nella città vecchia, un ospedale anglicano gestito dalla Chiesa episcopale di Gerusalemme. I bombardamenti delle case intorno hanno qui danneggiato pure l’ospedale, costringendo a chiudere un’intera ala e ad ammassare malati e ferite in stanze e corridoi già strapieni. Presi di mira pure i dintorni dell’Al- Shifa Hospital, il più grande e più antico ospedale della Striscia, aperto fin dal 1946 nel quartiere di Rimal. Anche questo è stracolmo, pazienti malati e terrorizzati.
Persone in gravi condizioni ovunque e pochi medici esausti a fare il possibile per tenerle in vita, mentre pianti irrefrenabili e urla di dolore facevano da mesta colonna sonora. Mancando l’elettricità, i cadaveri non vengono refrigerati. Nell’impossibilità di organizzare il funerale, si è pregato in fretta davanti ai resti avvolti in lenzuoli, per poi caricarli su camioncini scoperti e trasportarli nel cimitero dove adulti e bambini, si aggiravano traumatizzati.
A lungo è stata staccata l’acqua in tutta la Striscia, fattore che evoca il rischio di malattie infettive. Poi si è sparsa la notizia che, almeno nell’area più a Sud, è stata riallacciata. Ma intanto non si trova più una sola bottiglia di acqua minerale e ci si affida a quei pochi tank che la trasportano di villaggio in villaggio, sempre ammesso di incontrarne uno.
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2023 Riccardo Fucile
“BASTA USARE BAMBINI PER FINI BELLICI, SONO LORO A PAGARE IL PREZZO PIU’ ALTO DI QUESTO CONFLITTO”
“Quando si verificano conflitti di questa intensità, sono sempre i bambini a pagare il prezzo più alto. Da entrambe le parti: per questo dico che distinguere i minori è terribile, ma farlo da morti è ancora peggio, toglie il fiato. I nostri operatori resteranno a Gaza per continuare a fare il loro lavoro”.
A parlare a Fanpage.it è Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia, che ha fatto il punto della situazione in Medio Oriente, dove sale la tensione tra Israele e Palestina dopo l’attacco di sabato 7 ottobre lanciato da Hamas contro Tel Aviv. Al 14 ottobre il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia aveva contato circa 700 minori morti e oltre duemila feriti nella sola Striscia di Gaza. Ma il loro numero è destinato a salire.
Quale è la situazione in Israele e a Gaza in questo momento?
“Non abbiamo ancora aggiornamenti ufficiali. Ad oggi le comunicazioni col team sul posto si sono interrotte perché c’è molta attenzione sulle attività necessarie in questa fase. Noi abbiamo fatto un appello giorni fa sia per i minori palestinesi, sia perché anche i bambini israeliani presi in ostaggio vengano rilasciati. La situazione nella Striscia è drammatica, c’è difficoltà a far passare le persone nella parte Sud, sappiamo solo che sono stati aperti corridoi umanitari ma qualsiasi accesso deve far in modo che gli aiuti riescano anche a entrare, soprattutto l’acqua. Inoltre la metà delle persone che ora in fuga dal Nord verso il Sud sono bambini”.
Cosa state facendo come Unicef durante queste ore di tensione e confusione?
“Al momento stiamo lavorando con materiale preposizionato, quindi con cose che avevamo già perché a Gaza siamo da sempre presenti. In più, i nostri medici e pazienti continuano a restare all’ospedale di Shifa, così come alcuni nostri funzionari perché non si riescono a spostare tutti i malati, inclusi i bambini che sono nelle incubatrici e le partorienti. Il nostro personale ha deciso di rimanere lì, non ce ne andremo da Gaza, resteremo per continuare a fare il nostro lavoro. Stiamo mantenendo un livello abbastanza alto di attenzione”.
Cosa chiedete come Unicef alla comunità internazionale?
“Vorrei dire prima di tutto che non c’è schieramento che tenga. Quando si parla di bambini, bisogna avere una sensibilità maggiore perché distinguere i bambini è terribile e dividerli da morti è ancora peggio, non ha espressione e toglie il fiato. Mi auguro che che i ragazzi e le ragazze in tutto il mondo non manifestano per l’una o per l’altra parte ma a favore di una pace incondizionata.
Ciò che chiediamo come Unicef è un cessate il fuoco immediato, che vengano mantenuti questi corridoi e che venga data la possibilità ai bambini di stare bene. Noi abbiamo strutture nella parte Sud della Striscia dove riusciamo a fornire aiuti a tutti quelli che stanno arrivando, con medicinali e kit sanitari. Ma nelle parti più critiche abbiamo difficoltà. Il problema è che purtroppo il prezzo più alto lo pagano sempre i bambini, da una parte e dall’altra. Pertanto, chiediamo anche che vengano liberati i bambini in ostaggio e che si smetta di ucciderli da una parte e dall’altra”.
Ha sentito le notizie riguardanti le foto dei bambini uccisi da Hamas nel kibbutz di Kfar Aza? Cosa ne pensa?
“I minori devono essere tirati fuori da questa retorica, ed anche i mass media e i social devono far sì che tutto questo non avvenga. I bambini non possono essere usati sempre secondo le proprie utilità e dimenticati quando non dovrebbero esserlo. Le immagini dei minori non devono essere usate per questi e per fini strumentali e bellici”.
(da Fanpage)
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Ottobre 16th, 2023 Riccardo Fucile
ERA DIRETTO A STRASBURGO MA SI E’ INSERITO SUI BINARI SBAGLIATI… L’IRONIA SUI SOCIAL: “NON E’ VERO CHE SIAMO IL PARLAMENTO DI TOPOLINO”
Meglio la plenaria del Parlamento europeo o una gita a Disneyland?
Questa mattina un treno che trasportava centinaia di deputati e funzionari dell’Eurocamera da Bruxelles a Strasburgo si è fermato per una sosta decisamente insolita.
Dopo aver lasciato l’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi, il convoglio avrebbe dovuto dirigersi verso la sede francese del Parlamento europeo, ma evidentemente si è infilato sui binari sbagliati.
Il risultato? Gli eurodeputati si sono ritrovati all’improvviso a Marne la Vallée Chessy, cittadina nota per ospitare l’enorme parco a tema di Disney. Il treno su cui viaggiavano eurodeputati e funzionari è uno dei convogli speciali previsti dai trattati dell’Unione europea, istituiti appositamente per spostare i dipendenti dell’Eurocamera tra le due sedi di Bruxelles e Strasburgo in occasione delle plenarie.
Alla fine l’incidente di percorso è costato ai passeggeri meno di un’ora di ritardo. In tanti però si sono riversati sui social per raccontare il simpatico imprevisto.
«Team Disneyland», ha scritto l’eurodeputata olandese Samira Rafaela su X postando una foto sul treno in compagnia di un collega. Mentre un ufficiale Ue ha raccontato a Politico: «Purtroppo non siamo riusciti a scendere. Qui stanno praticamente ridendo tutti per la follia della situazione».
Il deputato tedesco dei verdi Daniel Freund si affretta a evitare spiacevoli associazioni tra l’Eurocamera e Disneyland, precisando: «Non siamo il Parlamento di Topolino». Ma c’è anche chi, come l’assistente Emmanuel Foulon, approfitta della situazione per suggerire al Parlamento europeo un nuovo slogan da adottare: «Dove i sogni diventano realtà».
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2023 Riccardo Fucile
“SONO GLI ORGANIZZATORI DELL’ATTACCO”… “I REATI CONTESTATI SONO DEVASTAZIONE AGGRAVATA IN CONCORSO E ISTGAZIONE A DELINQUERE”
Si chiude con le richieste di condanna del pm di Roma Gianfederica Dito l’udienza odierna del processo per l’assalto alla sede della Cgil di Corso d’Italia, al centro della Capitale, avvenuta il 9 ottobre del 2021 nel corso di una manifestazione No-Vax e No-Green Pass.
E sono condanne pesanti quelle sollecitate dalla pubblica accusa, soprattutto nei confronti dei tre che, a parere del pubblico ministero, hanno organizzato l’attacco al sindacato. L’accusa ha dunque chiesto 10 anni e 6 mesi per il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, per il suo ex braccio destro e leader di ‘Italia Libera’, Giuliano Castellino e per l’ex Nar Luigi Aronica.
Le accuse per loro tre sono di devastazione aggravata in concorso e istigazione a delinquere.
La procura ha chiesto inoltre la condanna a 9 anni e 6 mese per Pamela Testa, ex forzanuovista oggi in ‘Italia Libera’, a 9 anni per Luca Castellini, leader veronese di Forza Nuova, a 9 anni per Lorenzo Franceschi, leader di Arezzo della formazione di estrema destra e a 9 anni per Salvatore Lubrano, militante di Forza Nuova.
Nel corso della requisitoria la pm ha ricordato le parole di Castellino considerato: «Leader con ruolo preponderante». «Nel video del suo intervento e nel più ampio discorso – dal palco di piazza del Popolo -, spiccano frasi di Castellino come: ‘oggi non ci sono più canti e balli, ma ci andiamo a prendere la città’ e, ancora: ‘Partiamo in corteo e ci andiamo a prendere la Cgil’», ha ricordato l’accusa.
Ruolo di leader che, a parere del pm Dito, Castellino condivide con “Fiore e Aronica” considerati tutti e tre gli organizzatori del corteo di circa 3 mila persone che da piazzale Flaminio si sono recate a piazzale del Brasile, nei pressi della sede della Cgil, per poi assaltarla. «Il corteo era stato organizzato ben prima di una ipotetica autorizzazione», ha affermato il pubblico ministero.
«Chi conosce le regole dell’ordine pubblico sa che non si può lasciar procedere un corteo senza che nessuno lo anticipi e lo segua perché, per motivi di sicurezza, la polizia deve esserci sempre. Anche quando il corteo non è autorizzato», ha spiegato ancora l’accusa.
In particolare, il sostituto procuratore, ha ricordato l’assalto vero e proprio alla sede del sindacato: «I video ci riportano a tutte le azioni poste in essere: le spinte alla porta della Cgil con calci e spinte, le fioriere capovolte. Poi all’interno hanno tentato di aprire il portone principale e hanno consentito alla massa di facinorosi di entrare e devastare tutto ciò con cui entravano in contatto, compresi i computer, quadri e suppellettili».
«Le immagini ci riportano a uno scenario simile a un immobile terremotato», ha detto il pm Dito ricordando che i manifestanti hanno cercato di scaricare le loro responsabilità su «polizia e carabinieri».
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2023 Riccardo Fucile
A DARE L’ANNUNCIO E’ STATO LO STESSO DISEGNATORE… IL QUOTIDIANO GLISSA: “IL CONTRATTO E’ SCADUTO”
Una vignetta sul primo ministro Benjamin Netanyahu è costata il
posto a Steve Bell. Lo storico disegnatore del Guardian è stato licenziato dal quotidiano progressista britannico perché il disegno è stato considerato “antisemita”.
A dare la notizia è stato lo stesso Bell dopo più di quarant’anni di lavoro per il Guardian. «Mi hanno cacciato» ha detto il noto disegnatore. Il giornale ha replicato con un comunicato, limitandosi a confermare che non gli è stato rinnovato il contratto.
Nella vignetta Bell ritraeva Netanyahu con guantoni da pugile, con uno dei quali impugna un bisturi puntato sul proprio ventre scoperto, su cui ha tracciato un taglio con i contorni della striscia di Gaza.
Nella didascalia, il premier israeliano affermava: «Residenti di Gaza, uscite subito di qui!». Come dire che è stato lo stesso Netanyahu a partorire Hamas.
Appena vista il quotidiano non l’aveva accettata, la direzione l’aveva definita «inaccettabile», ma, alla fine, è finita ugualmente sui social, scatenando non poche polemiche.
«È diventato quasi impossibile disegnare qualcosa sul Guardian che riguardi Israele senza venire accusati di antisemitismo» ha affermato il vignettista inglese, commentando la polemica su X.
Un portavoce del quotidiano progressista, interpellato dal Daily Telegraph, ha dichiarato che il contratto in scadenza del disegnatore «non è stato rinnovato», notando che le vignette di Bell sono state «una parte importante del Guardian negli scorsi quarant’anni», ringraziandolo e augurandogli «il meglio per il futuro».
I critici di Bell hanno visto nell’immagine un riferimento a Shylock, l’usuraio ebreo del dramma di William Shakespeare “Il mercante di Venezia”, che esige «una libbra di carne» dal gentiluomo veneziano Bassanio se non sarà in grado di restituirgli i suoi soldi: un personaggio spesso accusato di rappresentare uno stereotipo antisemita.
Il disegnatore ha risposto, invece, che si tratta di un’allusione a una vignetta del disegnatore americano David Levine degli anni Sessanta, in cui il presidente americano Lyndon Johnson appariva con una cicatrice a forma del Vietnam sulla schiena. Per questo, aggiunge, la vignetta su Netanyahu da lui inviata al Guardian la settimana scorsa recava la scritta «omaggio a David Levine».
Per Steve Bell questa situazione non è nuova. Non è la prima volta che viene accusato di antisemitismo. Nel 2020 suscitò una controversia analoga con una vignetta che ritraeva Keir Starmer, nuovo leader del partito laburista britannico, nell’atto di offrire la testa del suo predecessore Jeremy Corbyn su un piatto d’argento. L’immagine fu paragonata a un quadro di Caravaggio intitolato “Salomé con la testa di Giovanni Battista”, ispirato alla storia dell’Antico Testamento in cui Salomé, la figlia del re Erode, chiede la testa di Giovanni Battista, il santo che battezza Gesù, e viene accontentata.
(da agenzie)
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