Ottobre 19th, 2023 Riccardo Fucile
SPUNTA UN TESORETTO DA 400 MILIONI PER INTERVENTI “MIRATI”, MA SOLO A PARTIRE DA GENNAIO PERCHE’ NON CI SONO PIU’ SOLDI
Dopo una manovra che il governo vorrebbe blindata dagli
emendamenti e che comunque è già tirata al massimo in termini di risorse, ecco che ritorna dal passato un grande classico: la legge mancia. Si tratta di una ipotesi concreta, in uno scenario che vede l’esecutivo Meloni intenzionato a concedere una sorta di contentino ai Parlamentari e alle varie lobby che hanno qualcosa da chiedere. Così, secondo quanto riferito dall’Ansa, che conferma le indiscrezioni riportate questa mattina da Repubblica, il governo starebbe pensando a un “tesoretto” da 400 milioni, piuttosto risicato, che servirebbe a finanziare tutta una serie di interventi mirati per il 2024, posto che per quest’anno il barile è già stato raschiato.
Lo strumento per trasferire queste risorse all’economia potrebbe appunto essere quello di una legge mancia, termine col quale si intende, come da dizionario della Treccani, un provvedimento che, “su sollecitazione di singoli parlamentari, finanzia svariati interventi particolari e limitati, da realizzare sul territorio, venendo incontro in particolar modo alle richieste delle realtà amministrative locali più piccole”.
Tale eventualità ha subito incontrato la contrarietà delle opposizioni. “Leggiamo sui giornali – ha detto il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia – che il governo, per ottenere la docilità della propria maggioranza al fine di evitare la presentazione di emendamenti alla manovra, sta pensando a una legge mancia dove inserire tutte le esigenze e le richiesta dei parlamentari tacitati in sede di manovra. Mi auguro che questa sia solo l’idea di qualche buontempone. Per l’ennesimo provvedimento omnibus, servono soldi e sarebbe grave che il governo non concentrasse tutte le risorse sulla manovra di bilancio per regalare mancette in giro” ha concluso Boccia. “Noi non avalleremo nessun giochetto. Questa ipotesi della legge mancia, in cambio del silenzio parlamentare sulla manovra, mortifica l’istituzione parlamentare e umilia soprattutto la stessa maggioranza, ormai del tutto silenziata” ha protestato la capogruppo Avs alla Camera, Luana Zanella.
Un’altra ipotesi per mettere i 400 milioni a disposizione dei parlamentari, oltre alla legge mancia, è quella di una risoluzione contestuale alla manovra, per la quale tuttavia servirebbe una trattativa complessa con le opposizioni. Un’altra possibilità è quella di un ordine del giorno, da approvare in commissione Bilancio al Senato quando verrà licenziata la manovra.
(da agenzie)
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Ottobre 19th, 2023 Riccardo Fucile
L’OPPOSIZIONE: “E’ LA PAGINA PIU’ TRISTE E NERA DEL CONSIGLIO COMUNALE”… “IL CAPOGRUPPO DI FDI GRIDA IL MOTTO FASCISTA ‘A NOI'”
Sul no alla proposta di intitolare una strada a Sandro Pertini quello che ai gruppi di centrosinistra suona più grave è il “silenzio imbarazzante” del sindaco Mario Pardini, sommato agli “sghignazzi provocatori” e alle “urla” e ai motti gridati nell’aula di palazzo Santini dove ieri sera è stata respinta la mozione presentata dal consigliere Daniele Bianucci, sostenuta dai gruppi del centrosinistra Pd, Lucca Futura, Sinistra con Lucca-Sinistra civica ecologista, Lucca è un grande noi, Lucca civica-Volt-Lucca è popolare, Misto, che oggi rincarano la dose.
“Le urla che ci ha rivolto l’assessore di Casapound Fabio Barsanti per impedirci di parlare – elencano -, gli sghignazzi provocatori dell’altra assessora del gruppo Mia Pisano, le grida del motto fascista A noi! da parte del capogruppo di Fratelli d’Italia Lido Fava, le spiegazioni fuori dell’emiciclo di vari consiglieri della maggioranza ‘che no, a Lucca una strada ad uno che è stato partigiano non la si può proprio dedicare’.
E soprattutto il silenzio imbarazzante del sindaco, come sempre privo di qualsiasi polso e nella pratica commissariato dall’estrema destra, che è stata determinante per la sua vittoria e che da più di un anno fa ormai il buono e cattivo tempo nelle scelte dell’amministrazione: l’ultima seduta del consiglio comunale, in cui la maggioranza ha bocciato la mozione presentata dal consigliere Daniele Bianucci (dopo un’iniziativa pubblica costruita con Anpi Lucca, Fondazione Rosselli, Fondazione di studi storici Turati e associazione Salvemini) per dedicare una strada o una piazza della Città alla memoria del presidente della Repubblica Sandro Pertini, rimarrà per sempre come una delle pagine più tristi e nere della storia dell’assise di Palazzo Santini”.
“Pertini è stato il presidente della Repubblica più amato dagli italiani, ha rappresentato a pieno il senso dell’unità nazionale e della democrazia richiamato dalla Costituzione, e questa destra lucchese che boccia l’idea di prevedere un ricordo alla sua memoria si tira fuori dalla storia condivisa della nostra nazione. Con la sola eccezione del consigliere del centrodestra Luciano Panelli, che in corso di seduta ha annunciato il voto favorevole alla nostra proposta, e a cui va il nostro plauso per il coraggio dimostrato – sottolineano i consiglieri del centrosinistra – Tutto ciò è vero, tanto più che l’iniziativa per dedicare una strada a Pertini è un progetto già avviato, da numerose associazioni, in molte città della Toscana, ed è in corso di accoglimento anche da amministrazioni comunali guidate dalla destra. Certo, nel resto dei Comuni della regione non c’è Casapound al governo: e non c’è un sindaco succube degli estremisti, a cui deve la vittoria, e che rimane in silenzio anche di fronte alle scelte più nere. Al primo cittadino Pardini ricordiamo le parole che l’ex assessore Vincenzo Placido, che lui cita spesso come suo mentore, ha pronunciato proprio nell’assise di Palazzo Santini: ‘Lo abbiamo detto pubblicamente nelle piazze; lo ripetiamo qui in Consiglio comunale, che i fascisti, così come sono stati messi fuori dalle fabbriche, dalle scuole, dovrebbero essere messi fuori anche dal Parlamento e dagli Enti democratici e antifascisti’. E’ sicuro, il sindaco, di essere all’altezza della memoria a cui fa riferimento?”
(da LuccainDiretta)
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Ottobre 19th, 2023 Riccardo Fucile
NEI PRIMI MESI DEL 2023, IL SOLO MERCATO TRADE, OVVERO LA SAGGISTICA E LA NARRATIVA VENDUTA IN LIBRERIA E ONLINE, È IN CRESCITA DELLO 0,2% RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE
A 12 mesi dalla partecipazione dell’Italia come Ospite d’Onore alla
Buchmesse, l’editoria italiana si presenta alla Fiera Internazionale del Libro di Francoforte 2023 con un giro d’affari (valore delle vendite) che sfiora i 3,4 miliardi di euro, in linea rispetto ai massimi raggiunti nel post-pandemia e che conferma l’Italia come quarta industria editoriale europea.
La vendita di diritti di traduzione di opere italiane all’estero si attesta nel 2022 di poco sotto gli 8.000 contratti (7.889). In particolare, nel 2022 il settore editoriale italiano ha avuto un giro d’affari complessivo di 3.388 milioni di euro, in calo dell’1,5% rispetto al 2021 e in crescita di quasi 300 milioni rispetto al 2019. Nel conteggio è compreso il mercato trade (saggistica e narrativa venduta nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione), l’editoria scolastica, quella universitaria e professionale (comprendendo quest’ultima anche database e piattaforme digitali), la vendita di diritti, le vendite alle biblioteche e altro ancora.
La sola editoria trade, invece, nei primi nove mesi del 2023 ha avuto vendite pari a 1.033,5 milioni di euro, in crescita dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Le copie vendute sono state 69,9 milioni, in calo dell’1,5% rispetto al 2022. Questo secondo i dati del Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia, a cura dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori, presentato nel giorno d’apertura della Fiera di Francoforte 2023.
Nel panorama europeo, l’editoria italiana si colloca quarta come valore del venduto sul mercato nazionale (3.338 milioni: sono stati esclusi 50 milioni di export), dietro a Germania (9.444 milioni), Regno Unito (5.327 milioni) e Francia (5.094 milioni). Il mercato spagnolo ha un valore del venduto pari a 2.719 milioni.
(da agenzie)
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Ottobre 19th, 2023 Riccardo Fucile
LO SCHEMA È ANDATO AVANTI PER QUASI 15 ANNI, CON OLTRE 3 MILIONI DI EURO DI IMPOSTE NON VERSATE E 2,8 MILIONI DI EURO DI MUTUI BANCARI NON PAGATI
Non versavano le imposte, aprivano società specializzate nelle gestione di ristoranti, alberghi e strutture ricettive utilizzando dei prestanome, vincevano gare d’appalto e poi svuotavano le varie aziende portandole al fallimento. Una tecnica attuata dal 2008 fino allo scorso anno, con oltre 3 milioni di euro di imposte non versate e 2,8 milioni di euro di mutui bancari non pagati. Adesso la Guardia di finanza di Oristano con l’operazione ‘Immobil crack’ ha messo fine alla loro attività.
In carcere sono finiti due imprenditori di Pattada nel Sassarese, i fratelli Mario e Tomaso Seu di 73 e 61 anni, mentre ai domiciliari è finito Gianni Poddi, 56 anni, di Cabras, arrestato ad Alghero dove era domiciliato. Le ordinanze di custodia cautelare sono state richieste dal pm della Procura di Cagliari Giangiacomo Pilia e firmate dal Gip, Michele Contini. I tre sono accusati avario titolo di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, bancarotta semplice, falso in bilancio con mancato pagamento delle imposte e turbata libertà degli incanti.
Indagati anche i due figli di uno degli imprenditori. Una quarta persona destinataria dell’ordinanza in carcere è deceduta nel corso delle indagini. Sequestrati una serie di immobili per un valore di oltre cinque milioni di euro, tra i quali il “Teatro De Candia” di Ozieri; alcuni appartamenti a Cagliari e Villasimius; terreni e casolari a Pattada nel Sassarese, Elmas, Settimo San Pietro e Serdiana in provincia di Cagliari.
Le indagini della Guardia di finanza di Oristano che hanno portato all’arresto dei due imprenditori di Pattada e del prestanome sono iniziate nel 2018 dopo una verifica fiscale nei confronti di una società di cui erano titolari gli arrestati che gestiva alberghi e ristornati con sede legale in Villasimius e sede amministrativa a Sassari. Dagli accertamenti sono emersi i mancati versamenti all’erario e il mancato pagamento dei mutui bancari.
Dalle successive verifiche è emerso che veniva utilizzata la stessa tecnica in tutta l’Isola già dal 2008 “mediante una galassia di società (circa trenta) che sarebbero riconducibili sempre agli stessi soggetti ovvero a loro prestanome e sarebbero state di volta in volta costituite, svuotate e destinate al fallimento”, spiegano dalle Fiamme gialle. Ma non solo. Gli indagati avrebbero “interferito, in varie occasioni, con il regolare svolgimento delle aste giudiziarie alle quali avrebbero indebitamente partecipato allo scopo di riacquisire beni in precedenza escussi nei loro confronti – sottolineano dalla Guardia di finanza -.
Proprio in quest’ultimo contesto rientrerebbe la vicenda del “Teatro De Candia” di Ozieri, acquistato nell’anno 2001 mediante la stipula di un mutuo regionale di oltre mezzo milione di euro successivamente non onorato, con conseguente procedura esecutiva e vendita all’asta del bene di cui, tuttavia, è risultato aggiudicatario sempre uno degli stessi imprenditori”.
Tra le altre operazioni finite sotto la lente ci sono anche: la costituzione di una società di assicurazioni che, pur riscuotendo i premi dai clienti avrebbe omesso di versarli alla compagnia assicurativa, per un importo complessivo che supera il milione di euro e nel 2022 “la stipula di un contratto di locazione di significativo importo con un importante player europeo nel settore turistico (comunque estraneo ai fatti) – precisano dalla Guardia di finanza – per la gestione di un villaggio vacanze e di un hotel in provincia di Cagliari attraverso una società appositamente costituita. Questa avrebbe, a sua volta, “ereditato” il bene per un importo irrisorio da altra azienda sempre agli stessi soggetti riconducibile, qualche giorno prima del fallimento di quest’ultima”.
(da agenzie)
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